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Nessuna SIM + ©# 13:20 86% (tm) - . . «Lu sudata prodi e pladpotzogio forense prot.vtlano-ibro-consigiao-buone-prass-e-responsablta prote ssionale-per-la-pe@d-dellaa-evonbaga vin Sunto di Medicina preventiva e psicopatologia forense,prof.Villanova,libro consigliato Buone prassi e responsabilità professionale per la pedagogia dell'età evolutiva, Villanova. INTRODUZIONE Entrare in relazione con l’altro vuol dire entrare in contatto con un’altra identità, cioè con qualcuno che è “diverso” da noi. In passato ma ancora ad oggi si tende ad annullare queste diversità perché risulta più facile lavorare sul collettivo che sull’individuo. La diversità viene interpretata spesso come sinonimo di negatività, come una minaccia alla propria identità, generando sentimenti di paura, ansia, ostilità, sospetto (es. nei disabili, stranieri, ecc.), quando invece dovrebbe essere vista come un valore e una risorsa in cui la scuola possa rivelarsi il luogo più efficace dove ognuno può affermare se stesso, valorizzando quindi le differenze. CAPITOLO 1: L'INSEGNANTE, L'EDUCATORE, IL PEDAGOGISTA E LE DISABILITA” In generale la menomazione è caratterizzata da qualsiasi perdita o anomalia di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche che possono essere transitorie o permanenti e comprende la perdita a carico di arti, tessuti o altri tessuti del corpo, incluso le funzioni mentali; la disabilità comprende qualsiasi restrizione o perdita(conseguente ad una menomazione) della capacità di svolgere un'attività nel modo o nei limiti ritenuti normali per un essere umano, come nella realizzazione dei compiti e nella espressione dei comportamenti; l'handicap è la condizione di svantaggio conseguente a una menomazione 0 disabilità che in un soggetto limita 0 impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso, ai fattori culturali e sociali (quindi è una compromissione della capacità di sostenere funzioni della sopravvivenza). Legge quadro 104/92: “Legge-Quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” obiettivo della Legge 104 è quello di superare gli ostacoli che sì frappongono tra le persone con handicap ed una loro migliore integrazione agendo nel modo più mirato possibile, con benefici tendenti a favorire il più completo inserimento della persona con handicap nel contesto sociale e scolastico. Una parte dei benefici sono fruibili da tutte le persone con handicap mentre altri sono riconosciuti in relazione alla gravità dell'handicap. Tuttavia, questa legge quadro è stata criticata sia per il primato dato alla parola “assistenza”che precede l'integrazione e i diritti (tale approccio assistenzialistico all’handicap si tentava di eliminare da anni> non dev'essere visto come una limitazione né una malattia dato che è l'ambiente a non essere adatto per un certo tipo di persone) sia perché appare semplicemente come un “raccoglitore”di leggi che colpiscono solo l'ambito scolastico senza nessuna novità e senza fornire idee utili negli altri settori emergenti. Nuovi modi di essere e di pensare: dall’isolamento all’inclusione: In passato vi è stato un periodo in cui medici, psichiatrici, pedagogisti e psicologi utilizzavano termini come “idiota”, “imbecille”, “deficiente” ritenuti scientifici nei confronti di persone con diversi livelli di ritardo mentale. A partire dal 1980-1990 essi venivano visti come atteggiamenti dispregiativi e si proposero invece espressioni diverse come bambino “portatore di handicap” o “...con handicap” o ancora meglio “diversamente abile”+ciò è segno di inclusione perché rivela che le abilità possedute da quel soggetto sono diverse ma che comunque questi possiede delle abilità. Vengono inoltre utilizzate etichette quali “caratteriale”(difficoltà relazionali causate soprattutto dal carattere della persona), “disadattato”(vi è una maggiore attenzione al rapporto con l'ambiente) e “svantaggiato socioculturale”(si dà importanza alla situazione di svantaggio in cui si trova una persona per cause sociali e/o culturali).