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esame neuropsichiatria infantile villanova
Tipologia: Prove d'esame
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Occorre dare in primo luogo una definizione della disabilità,ovvero dell’handicap. Un buon punto di partenza potrebbe essere l’etimologia stessa della parola,che deriva dall’ambiente ippico,per indicare uno svantaggio. Questo nasce dalla pratica diffusa in passato di obbligare il fantino che cavalcava un cavallo dotato di qualità superiori,a gareggiare portando la mano sinistra (hand) a contatto con la visiera del cappello (cap). occorre però distinguere la menomazione o l’handicap dalle sue conseguenza pratiche o sociali. Ad esempio,le conseguenze di una menomazione oggettiva,come la mancanza delle gambe dipendono dagli ausili a disposizione e da quanto una determinata città sia attrezzata o meno a venire incontro a questo tipo di problemi. L’handicap sarà più grave in una società non attrezzata per superarlo. La menomazione è caratterizzata da perdite o anormalità che possono essere transitorie o permanenti e comprende l’esistenza di anomalie,difetti,perdita di arti o altre strutture del corpo,incluso il sistema delle funzioni mentali. La disabilità invece è l’oggettivazione della menomazione,ovvero la difficoltà a compiere un’attività nel modo considerato normale per l’essere umano. Molto importante è l’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) cha come obiettivo il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello più alto possibile di salute,definita come condizione di completo benessere fisico,mentale e sociale.
riferirsi a diversi livelli di ritardo mentale. Attualmente in campo scientifico si preferisce non utilizzare più questi termini perché si ritiene che esprimano un atteggiamento dispregiativo. A partire dal 1980-1990 circa,in Italia si ritenne inadeguato dire di un individuo che era handicappato,preferendo invece l’espressione “persona handicappata”, o “persona portatrice di handicap”. Ultimamente si utilizzano molto termini come “diversamente abile” e “inclusione”. Da alcuni anni si sta diffondendo l’utilizzo dell’espressione “diversamente abile”: l’avverbio “diversamente” pone l’attenzione sulla differenza qualitativa nell’uso delle abilità e viene utilizzato per specificare che attraverso modalità diverse si raggiungono gli stessi obiettivi. Vi sono delle situazioni in cui questo termine è adeguato: ad esempio allievi non vedenti, che possono raggiungere gli stessi risultati scolastici e sociali utilizzando adeguati strumenti o abilità compensative,come quelle verbali. Vi sono invece altre situazioni,come il ritardo mentale in cui l’uso della terminologia “diversamente abile” può risultare fuorviante. Consideriamo il caso di un allievo con sindrome di Down: dal punto di vista della qualità della vita si può anche dire che utilizzando le proprie qualità o abilità può raggiungere obiettivi paragonabili a quelli di tutte le altre persone;infatti può raggiungere un benessere che non può essere considerato inferiore. Se invece il riferimento diventa quello delle prestazioni scolastiche,sociali e dell’autonomia,questo termine può risultare ingannevole,in quanto nasconde il fatto che tali prestazioni sono inferiori rispetto a quelle tipiche della normalità. -L’ICF L’ICF si delinea come una classificazione che vuole descrivere lo stato di salute delle persone in relazione ai loro ambiti esistenziali: sociale,familiare,lavorativo… Tramite l’ICF si vuole,quindi,descrivere,non le persone,ma le loro situazioni di vita quotidiana in relazione al contesto ambientale e dare rilievo all’individuo non come portatore di disabilità o persona avente malattie,ma vuole evidenziarne l’unicità e la globalità. Lo strumento descrive tali situazioni adottando un linguaggio standard e unificato. L’ICF presenta alcuni aspetti innovativi: a differenza delle precedenti classificazioni,dove veniva dato ampio spazio alla descrizione delle malattie dell’individuo ricorrendo a termini come menomazione o handicap,usati in accezione negativa, nell’ultima classificazione si fa riferimento a termini che analizzano lo stato fisico dell’individuo in chiave positiva. L’ICF vuole fornire un ampia analisi dello stato di salute degli individui ponendo l’accento su legame fra salute e ambiente,arrivando alla definizione di disabilità intesa come condizione di salute in un ambiente sfavorevole. L’Organizzazione Mondiale della Sanità attraverso l’ICF propone un modello di disabilità universale,applicabile a qualsiasi persona,normodotata o diversamente abile. Ognuno di noi può trovarsi in un contesto ambientale precario e ciò può causare disabilità. Gli scopi principali dell’ICF sono:
Clinicamente possiamo distinguere vari quadri evolutivi: l’ideazione suicidaria,le fantasie ricorrenti di morte,i comportamenti autolesionistici,che non hanno l’intento di morire, i tentativi di suicidio,dove vi è l’intenzione di morire. molto frequenti sono i suicidi di gruppo. Non di rado,infatti,capita che soggetti (15-40 anni) che abbiano deciso di compiere il gesto estremo non avendo il coraggio di suicidarsi in solitudine,cerchino compagni in internet con cui morire in compagnia. Questo fenomeno è iniziato a metà degli anni 90. Nel 2004 si sono avuti 19 casi di suicidio collettivo. Sono molti infatti i siti del suicidio su internet. Per quanto riguarda le modalità del suicidio di gruppo di solito vengono adoperate formelle o mattonelle di carbone per griglie da cucina. In una stanza in cui sono state sigillate porte e finestre le accendono in modo da intossicarsi con le esalazioni. Su questi siti si possono anche trovare suggerimenti sulle modalità di suicidio. Ci sono alcuni comportamenti di “sfida adolescenziale” che in presenza di nuclei depressivi possono tradursi in comportamenti suicidari: -Salto dal balcone nel vuoto,magari direttamente nella piscina dell’albergo -Sdraiarsi sulle rotaie dei treni togliendosi all’ultimo momento -Bere alcolici tutto d’un fiato e in grandi quantità -Saltare da un edificio all’altro -Darsi fuoco per sfida tramite liquidi infiammabili sparsi sul corpo Dall’osservazione clinica quotidiana emerge che l’ambiente famigliare di provenienza del bambino a rischio è quello con comunicazione conflittuale,dove manca la comunicazione affettiva nei confronti dei figli,e c’è carenza di cure parentali. Il periodo che va dagli 8-14 anni è caratterizzato da una bassa autostima e fragilità dell’Io. L’atto autolesionistico diviene una necessità di mettere in competizione quanto subito rispetto a quanto ci si può procurare da soli. L’angoscia di non poter controllare quanto avvenuto e la paura che questo possa ricapitare spinge il bambino a procurarsi da solo sofferenze. -Approccio all’autolesionismo per educatori ed insegnanti… Nella fase acuta di una situazione autolesionistica la preparazione dell’operatore è fondamentale. Nella violenza sessuale le conseguenze sulla vittima nella fase acuta possono essere distinte tra reazioni emotive (terrore,ansia,depressione,auto colpevolizzazione,irritabilità) e reazioni fisiche (tensione muscolare,dolori ossei,disturbi gastrointestinali). In adolescenza come reazione immediata prevale l’autolesionismo,diretto,indiretto o mascherato. L’autolesionismo fisico con tagli è il più frequente. Il rischio di suicidio invece è meno elevato che nell’adulto,ma sussiste comunque il rischio ed a volte si presenta in modo repentino. Lo stato di shock che accompagna i pazienti che presentano quadri di autolesionismo è il primo vero ostacolo alla realizzazione di un rapido setting empatico e l’operatore verrà visto in modo ostile. Il compito principale in questi casi è trascorrere del tempo accanto al paziente,con i suoi stessi ritmi e lentamente modificarli. In caso di rischio autolesionistico dopo un aggressione o uno stupro,alcuni potranno reagire rivolgendosi contro chi vuole soccorrerli e perciò si rivelerà necessario sedarli con tranquillanti minori. Sono invece da evitare gli antidepressivi in questa fase iniziale,perché aumenterebbero il rischio di atti auto lesivi. L’aggredito infatti si difende dall’aggressione subita mettendo in atto il meccanismo di difesa più severo: il rivolgimento contro il Sé. Esiste un elevato rischio che riguarda l’errata individuazione di quei segnali d’allarme che il bambino manda all’interno dell’ambiente scolastico,e che spesso vengono intesi come turbe della condotta o disinvestimento scolastico. In realtà questi comportamenti sono a volte dei segnali di
richiesta d’aiuto,di una grave sofferenza psicologica dovuta a situazioni incestuose,di abbandono,di maltrattamento… Quindi è molto importante la formazione di tutti gli operatori del settore per far sì che queste situazioni di disagio e violenza vengano individuate in tempo.
Il rischio di bullismo in entrambi i sessi trae origine nella presenza di un nucleo depressivo,caratterizzato da bassa autostima e carenza di attenzioni adeguate da parte dei genitori. Il nucleo depressivo,nelle varie forme,in base all’età,si presenta spesso con irritabilità,disistima,bisogno di approvazione,ridotta performance sociale e scolastica. Per ricevere attenzione dall’adulto si attuano comportamenti disapprovati,fino a destare rimproveri,visti come segnale di interesse. Quando questo interesse,però,si trasforma in tendenza alla punizione,il ragazzo/a non si sente più importante e ,per liberarsi dalla sofferenza attua comportamenti caratterizzati da “predatorietà”,sia nei ragazzi (con ricerca del possesso di oggetti),sia nelle ragazze (pettegolezzo o maldicenza fino alla seduttività). Utile come strumento di intervento nell’età evolutiva è l’esperienza di teatro pedagogico,condotta dalla professoressa Pini nell’Istituto Visconti di Roma,dove un gruppo di ragazzi a rischio furono valutati prima e dopo l’esperienza del corso di teatro,con cambiamenti notevoli. Il disagio in età evolutiva non affiancato da esperti,in assenza di una diagnosi precoce, in infanzia e in adolescenza porta il ragazzo a comportamenti auto lesivi,soprattutto mascherati,come guida pericolosa,tatoo o piercing o all’uso di droghe e alcool. Un comportamento bullo è un tipo di azione che mira a fare del male o a danneggiare; spesso è persistente e dura per settimane,mesi e a volte anche anni,ed è difficile difendersi per coloro che sono le vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare. Le caratteristiche del bullismo sono: intenzionalità,persistenza nel tempo e squilibrio della relazione. Da un’analisi del bullismo in ambito internazionale emerge che non si osservano relazioni tra bullismo e problemi psicologici in età adolescenziale,bensì è stata individuata una causa nell’atteggiamento fin troppo permissivo da parte della famiglia: i genitori mancano di autorevolezza e causano una crescita non equilibrata. I risultati di questo studio hanno dimostrato,inoltre,che la più bassa prevalenza di bullismo è in Svezia,mentre la più alta in Lituania. Da un analisi del bullismo in ambito nazionale (effettuata nel napoletano),invece,emerge come la percezione del bullismo cambi tra i ragazzi di scuola primaria e secondaria. Nella scuola primaria i bambini identificano il bullo come una persona molto sicura di sé e che prova ad intimidire gli altri,mentre la vittima è una persona con scarsa personalità che tende a chiudersi in se stesso e rimanere in disparte. Nella scuola secondaria l’indagine dimostra il malcontento nei ragazzi riguardo le istituzioni e le famiglie con reattiva messa in atto di comportamenti violenti. Il disagio e il malessere sociale derivano soprattutto dall’assenza di punti di riferimento come la famiglia o la scuola. Nell’intervento di recupero le condizioni sociali,economiche e familiari vanno valutate per come sono vissute dal ragazzo,per la visione del mondo che questo si costruisce. L’intervento non va quindi concentrato sulle situazioni e sui comportamenti esteriori,ma sul vissuto del ragazzo. Gli interventi devono mirare all’ascolto e alla realizzazione di attività che valorizzino il ragazzo,che diano stimoli positivi. -Il ruolo dell’educatore Definiamo educatore colui che realizza un azione educativa contribuendo alla crescita umana della persona. L’educatore potrebbe essere paragonato a un contadino che prepara il terreno prima della
e promuovere nella scuola un clima di rispetto per la diversità. Al fine di raggiungere tale scopo è necessaria un’operazione strategica che verta in 3 direzioni: -Individuazione da parte degli insegnanti di quei ragazzi con possibile disagio legato all’identità sessuale; e attenzione a cogliere atteggiamenti discriminatori da parte di qualche ragazzo -Maggiore sorveglianza da parte del personale adulto in quei momenti della vita scolastica non normalmente supervisionati e nei quali spesso avvengono episodi di bullismo. Cancellazione delle scritte offensive sui muri dei bagni e punizioni per chi mette in atto atteggiamenti discriminatori -promozione di laboratori sulla diversità sessuale (anche etnica e religiosa) per favorire la corretta informazione su queste tematiche. Bisognerebbe inoltre definire le norme di non violenza,secondo le quali è sbagliato offendere una persona; importante è poi prendere le difese di chi è maltrattato. Bisogna poi chiarire il significato delle parole “omosessuale” “eterosessuale” e “transessuale”. Importante è spiegare ai ragazzi le difficoltà e i sentimenti che possono provare le persone omosessuali in una società discriminatoria come la nostra. Negli ultimi anni in Italia sono state realizzate alcune iniziative nell’ambito dell’educazione alle diversità sessuali nelle scuole. Da tali iniziative è emerso come i ragazzi abbiano un sentito interesse verso queste tematiche. Molto interessanti sono due progetti: -Da Giove e Giunone a Barbie e Ken: svolto in 18 classi delle scuole medie. È stato realizzato al fine di rendere gli studenti più flessibili verso i generi e i ruoli di genere; di prevenire la discriminazione di persone con comportamenti diversi dallo stereotipo di genere e di favorire l’integrazione delle diversità. Gli stereotipi di genere sono molto diffusi nella nostra società e condizionano lo sviluppo di ragazzi e ragazze. Già all’età di 4 o 5 anni i bambini sono convinti che i maschi debbano essere forti e indipendenti,e debbano fare mestieri come il poliziotto o il pilota; mentre le femmine debbano essere belle,tranquille e debbano fare l’infermiera o la modella. Lo stereotipo è rafforzato dai giocattoli,dai programmi tv e dalle fiabe. Gli studenti delle scuole sentono il dovere di conformarsi a questi stereotipi,e quando ciò non accade la persona diventa facilmente vittima di bullismo. -Homofobicus? No, Homosapiens: svolto in 15 classi delle scuole superiori. È nato con la finalità di ridurre il disagio di studenti e studentesse con identità sessuale omosessuale o transessuale, di abbassare il grado di violenza psichica e fisica attraverso la diffusione di informazioni sull’argomento. Parte centrale del progetto è stato il confronto con persone omosessuali o transessuali. E’ emerso come la frequentazione delle persone facenti parte della categoria discriminata porti ad un aumento dell’accettazione e del rispetto verso quella categoria. Queste persone,infatti,attraverso le loro storie e le loro personalità sgretolano i pregiudizi derivanti da sbagliati stereotipi. -Gli strumenti di prevenzione,l’osservazione sistematica e la segnalazione agli enti preposti Da sempre l’uomo,per la comprensione degli eventi ha cercato di strutturare dei metodi che lo conducessero alla verità e alla conoscenza dell’ambiente nel quale vive. Uno strumento di conoscenza è la logica,con cui l’uomo ha cercato,e cerca di dare risposta a degli interrogativi importanti. Un altro metodo di conoscenza è quello intuitivo,basato su processi cognitivi spontanei. Le intuizioni si dividono in intuizioni dettate dal senso comune e intuizioni mistiche. L’ultima via intrapresa dall’uomo per arrivare alla conoscenza della realtà è il metodo scientifico di Galileo Galilei,che collega l’osservazione dei fenomeni naturali,il ricorso alla matematica per la formulazione delle leggi e la verifica sperimentale. Anche l’osservazione può essere inserita nei metodi adottati dall’uomo per conoscere la realtà che lo circonda; e può essere definita scientifica quando chi osserva non mette nulla di suo,limitandosi a descrivere il fenomeno; mentre è
ripetibile,quando le caratteristiche dello stesso fenomeno possono essere osservate e descritte in modo identico anche da altri ricercatori. -L’osservazione sistematica L’osservazione sistematica viene intenzionalmente utilizzata all’interno di un preciso progetto di ricerca e si studio e nel nostro caso nell’individuazione di atteggiamenti che potrebbero indurci a pensare a psicopatologie o disturbi. La caratteristica di sistematicità è legata alla presenza di precisi schemi di riferimento che permettono la classificazione dei fenomeni osservati. L’osservazione dei fenomeni,inoltre,deve essere condotta attraverso l’ausilio di apposite schede di registrazione e codifica di dati. Questa sistematicità da a questo metodo grande obiettività e precisione. All’interno dell’osservazione sistematica si inserisce un metodo chiamato clinico,utilizzato anche da Piaget,che prevede l’analisi in laboratorio. Non meno importante è l’osservazione diretta,che considera l’utilizzo di strumenti elettronici in modo negativo e non richiede l’uso di particolari attrezzature. Le caratteristiche di questo tipo di osservazione sono due: l’assenza di strumenti per l’osservazione, e l’immediatezza con cui vengono compiute le registrazioni dei dati. Secondo questo metodo,infatti,eliminando grandi intervalli di tempo tra il momento dell’osservazione e quello della registrazione,si riduce la possibilità di incorrere in errori dovuti alla memoria o alle deformazioni personali. È necessario che l’operatore abbia però a disposizione una scheda in cui siano riportate le caratteristiche del fenomeno e dei comportamenti che intende osservare,in questo modo potrà arrivare in modo veloce al possesso delle informazioni che desidera avere. per quanto riguarda il grado di partecipazione dell’osservatore nel gruppo stesso che intende osservare,il massimo coinvolgimento si ha nell’osservazione partecipante,dove colui che raccoglie informazioni (o membro del gruppo,o professionista),deve assumere la posizione di osservatore discreto,che tenta di osservare senza essere visto. Questo però crea dei problemi,in quanto non è facile conciliare una partecipazione autentica alla vita del gruppo,senza assumere ruoli o con il totale distacco oggettivo. Il motivo che spinge i ricercatori a fingersi membri del gruppo è stato determinato dalla convinzione che se il gruppo si fosse accorto di essere osservato,non si sarebbe comportato in modo naturale. Ad esempio,ciò accade nei casi di iperattività: famosi sono l’effetto Hawthorne e l’effetto edipico della predizione pigmalione. Il primo è rappresentato da tutti quei fenomeni che fanno modificare il comportamento di un gruppo di persone solamente per il fatto di essere osservati; il secondo indica la tendenza dell’individuo a comportarsi come ci si aspetta che faccia. La prima fonte di errore di un osservatore è la personalità: in base ai pregiudizi,alle proprie opinioni etc..l’osservatore può involontariamente vedere cose non esistenti e lasciarsi andare nel fare diagnosi. Ci si chiede,dunque: come e quando osservare? Ogni insegnate ha quotidianamente numerose possibilità per approfondire la conoscenza dei propri alunni. Una prima occasione è data dagli intervalli di tempo che precedono e seguono l’orario scolastico (tragitto per recarsi a scuola); anche l’osservazione durante la ricreazione permette di individuare chi partecipa più attivamente ai giochi e chi invece sta per conto suo,chi ha comportamenti aggressivi etc.. Anche una gita scolastica è un’occasione di osservazione: trovarsi isolati o spaesati in una città sconosciuta può far emergere comportamenti che un insegnante difficilmente potrebbe osservare in circostanze normali. Infine,nell’osservazione l’insegnante dovrà distinguere i comportamenti meta e quelli bersaglio. Il comportamento bersaglio è quello che si desidera vedere modificato,perché ritenuto disadattivo; il comportamento meta,invece,rappresenta il tipo di comportamento che si intende attivare nell’alunno.
di questi stadi. Alla base della teoria di Feuerstein vi è la visione ottimistica della straordinaria capacità dell’essere umano di modificarsi,di cambiare e modificare il suo potenziale intellettivo; questi obiettivi però potevano essere raggiunti soltanto con l’aiuto di un “mediatore dell’apprendimento”. Questo accompagna il soggetto nel processo d’apprendimento,lo aiuta a definire e risolvere i problemi,gli fa prendere coscienza delle strategie e degli errori commessi. L’obiettivo del programma di arricchimento strumentale è di assicurare ad adolescenti ed adulti con ridotte prestazioni cognitive: -lo sviluppo di quelle potenzialità mentali inespresse -l’acquisizione degli strumenti verbali e delle operazioni logiche -la consapevolezza delle proprie capacità
Molto importante è l’ascolto del minore:più si ritarda,più sarà difficile realizzare un intervento efficace in età evolutiva,e ci si limiterà a riparare il danno. Molto importante è il Tribunale dei minori,in grado di offrire un’efficace dimensione genitoriale anche a quei minori che non possono fruire delle risorse famigliari di provenienza,dando la garanzia di una genitorialità istituzionale. L’obiettivo è quello di poter intervenire il più possibile sulla prevenzione primaria (riduzione del rischio),anziché su quella secondaria (riduzione del danno) o addirittura su quella terziaria (riduzione delle conseguenze del danno). La competenza amministrativa del Tribunale dei minori riguarda interventi educativi a favore di adolescenti in difficoltà;questi interventi non sono a spirito sanzionatorio,ma cercano di offrire migliori condizioni di vita e migliori relazioni famigliari. Più nello specifico il Tribunale dei minori si occupa della presa a carico di ragazzi con condotte devianti o dissociali. A questo punto,però,non siamo nel campo della prevenzione primaria,ovvero della riduzione del rischio,ma già in quella secondaria,dove il tribunale interviene per la riduzione del danno,affinchè il minore non arrivi fino alla commissione di un reato. Il minore dovrebbe essere poi inserito in una rete di rapporti sociali diversi da quelli che lo hanno portato al disagio,ma questi tipi di intervento non possono essere imposti ed è necessario che il ragazzo giunga prima alla consapevolezza del disagio,e poi alla motivazione al cambiamento. Accade spesso,però,che il ragazzo che vive una condizione di disadattamento non accetti volentieri una proposta ed un aiuto proveniente da un’istituzione ritenuta rigida e repressiva,come quella del Tribunale. Il rifiuto del minore,però,non deve essere un ostacolo,in quanto di fronte a condotte a rischio gravi,come furti,fughe da casa,spaccio,da parte del bambino o dell’ambiente famigliare,non si può aspettare il consenso del minore o dei genitori,ma occorre intervenire in fretta. Quindi i casi in cui si possono attuare gli interventi educativi sono: -situazione di rischio con grave pericolo per il minore,riguardanti la sua salute psicofisica -una situazione di manipolazione da parte di adulti che impediscono al minore di agire secondo la sua volontà (organizzazioni criminali,sfruttamento sessuale..) -situazione dove il minore ha già commesso reati e si intravede un forte rischio criminale. Per decidere quale misura rieducativa applicare al minore il giudice dispone di effettuare indagini sulla personalità del ragazzo; questo sarà compito dei servizi sociali,che già conoscono il minore e la famiglia. L’affidamento ai servizi sociali non comporta necessariamente l’allontanamento da casa,piuttosto sarebbe opportuno che i servizi sociali si affiancassero ai genitori al fine di provvedere alla rieducazione del figlio minorenne. La legge,tuttavia,non esclude che il ragazzo possa essere temporaneamente allontanato dal nucleo famigliare. Nel caso in cui il contesto familiare risulti pregiudizievole per la salute e la sicurezza del minore,quest’ultimo può essere allontanato da casa. In questa fase è fondamentale il ruolo dei servizi sociali,che coordineranno i
vari interventi e sosterranno direttamente il minore. Il giudice inoltre può decidere il collocamento del minore in case di rieducazione,specializzate in interventi di natura medica o terapeutico- trattamentale e si distaccato dalle strutture carcerarie (c’è però un regime di non totale libertà). I minorenni giungono al tribunale dei minori in seguito ad una segnalazione dei servizi sociali territoriali e sanitari o della scuola. Le segnalazioni,inoltre arrivano anche da parte dei genitori dei ragazzi stessi,che hanno notato nei comportamenti dei propri figli qualcosa che non andava ed hanno ritenuto opportuno coinvolgere le autorità giudiziarie per ottenere un aiuto. I minori in questione sono giovani adolescenti che vivono in una condizione di disagio economico,familiare e sociale. I comportamenti assunti non sono configurabili come reato,sono semplicemente un modo di esprimere un disagio,di comunicare il proprio malessere e di chiedere aiuto. I ragazzi che giungono al tribunale dei minori hanno anche difficoltà nello studio ,con precoce abbandono della carriera scolastica e nella maggior parte dei casi queste difficoltà sono da ricondurre a disturbi specifici dell’apprendimento,a ritardo mentale,a depressione in preadolescenza-adolescenza o sindrome da stress. Le famiglie di provenienza dei minori che giungono al Tribunale sono famiglie spesso disgregate,nella maggior parte dei casi con genitori divorziati,che hanno un affidamento condiviso o esclusivo oppure che hanno perso la patria potestà a causa di comportamenti a rischio per il minore. La maggior parte di questi ha un livello di istruzione molto basso o sono disoccupati;spesso sono tossicodipendenti o dediti alla criminalità e non sono in grado di provvedere ai propri figli. Un lavoro più a stretto contatto con i ragazzi (rispetto a quello dei servizi sociali) è svolto dagli Educatori professionali e dai pedagogisti,che seguono i minori collocati nelle case famiglia. Gli operatori riferiscono in udienza tutti gli aspetti della vita quotidiana del minore,il percorso scolastico,le attività del tempo libero e lo stato di salute psico-fisico. bisogna dire,però,che i servizi responsabili del percorso di recupero del minore hanno ancora un livello di burocratizzazione eccessivo,spesso attuano dei percorsi che non rispondono alle esigenze del singolo minore,e che sono poco flessibili. È necessario migliorare la formazione delle figure professionali che incidono sullo sviluppo del ragazzo,quali insegnanti,educatori,medici,assistenti sociali.
La famiglia educa sempre meno e delega tutto ciò agli insegnanti. Chi educa,però,spende molte energie e di conseguenza può andare incontro a situazioni di forte stress,fino ad arrivare al “burn out”. La categoria dei docenti è sottoposta a numerosi stress di tipo professionale dovuto a: -problemi riguardanti la relazione e le classi sempre più numerose -la trasformazione della società che diventa sempre più multietnica e multiculturale -la continua evoluzione delle tecnologie (internet) -il susseguirsi di riforme incompiute -il ruolo del docente che appare poco riconosciuto socialmente (poco retribuito e scarsa considerazione) E’ possibile stilare un identikit dell’insegnante a rischio: ha bassa autostima,è sempre preoccupato e si sente incompreso. Tende ad isolarsi,ha una vita privata priva di stimoli,è nevrotico,ansioso e litigioso. -Motivazione e comportamento La motivazione è la spinta interiore che porta l’individuo ad applicarsi con impegno e può essere descritta in modo ciclico: dall’origine del bisogno,avvertito come tensione interiore,l’individuo ricerca i mezzi per poterlo soddisfare;quando il soggetto riesce a soddisfare il proprio bisogno
-Dallo stress al burn out La sindrome del burn out si manifesta in risposta a situazioni di forte stress. I principali sintomi sono: affaticabilità,perdita di motivazione,irritabilità,a volte anche autolesionismo e assunzione di sostanze. Il rischio di suicidio è molto elevato. Tra gli altri disturbi possono insorgere anche quelli di natura psicosomatica,come: ulcere,insonnia,cefalee,emicranie o perdita dell’appetito. Il soggetto tenderà a sfuggire dall’ambiente lavorativo,assentandosi sempre più spesso e lavorando con poco interesse. E’ stata effettuata una differenzazione del burn out in tre sottotipi: -burn out classico quando il soggetto di fronte allo stress reagisce aumentando la propria attività lavorativa fino all’esaurimento -burn out da sottostimolazione dovuto all’insoddisfazione per la ripetitività e monotonia del lavoro. Si tratta più di insegnanti annoiati,piuttosto che stressati -burn out da scarsa gratificazione dovuto a un lavoro ritenuto troppo stressante rispetto al riconoscimento che lo stesso comporta. La differenza con il burn out classico è che il soggetto riduce il proprio ritmo lavorativo con il fine di prevenire il sopraggiungere dell’esaurimento. Il burn out si propaga dal singolo soggetto all’equipe,non si caratterizza,quindi,come problema personale del solo soggetto che ne è affetto. Le conseguenza del burn out si possono schematizzare in 3 livelli: -il livello degli operatori che ne sono affetti e pagano in prima persona il prezzo della sindrome -il livello degli utenti,che a seguito del contatto con gli operatori affetti da burn out andranno incontro ad un rapporto che sarà dannoso e frustrante -il livello della comunità che pagherà il prezzo di tutto questo La professione del docente si fonda sulla relazione con l’alunno e ha come finalità la crescita intellettiva e psichica di quest’ultimo; da questo ne deriva una concezione dell’insegnamento come “professione d’aiuto”,e proprio per questo è ad alto rischio di burn out. Nel rapporto docente-allievo è molto importante la componente affettiva ed emotiva. Il burn out colpisce gli insegnanti quando viene a mancare questo coinvolgimento e soprattutto il carattere relazionale di aiuto specifico di questa professione. Il burn out,in altre parole,interrompe il processo educativo,in quanto il docente a causa del troppo stress si distacca emotivamente e fisicamente dall’allievo e si limiterà a svolgere un lavoro di routine (spiegazione,interrogazione..). -Strategie individuali Le strategie individuali propongono cambiamenti messi in atto dal soggetto stesso nei confronti della sua persona e dell’ambiente lavorativo,e si possono riassumere in 5 punti: 1-Migliorare l’autostima: se si ha un alta autostima si è più preparati a fronteggiare situazioni spiacevoli nell’ambito lavorativo,che molto spesso portano stress 2-Organizzare il proprio tempo: una cattiva gestione del tempo è fonte di stress;al contrario,organizzare bene il proprio tempo riduce lo stress e l’ansia 3-Mantenere interessi extraprofessionali: gli insegnanti impegnati in attività extrascolastiche risultano meno stressati rispetto a coloro che si dedicano solo all’attività lavorativa 4-La decompressione: non bisogna portare i problemi della scuola a casa 5-L’equilibrio: l’insegnante che riesce ad avere una vita equilibrata in ambito lavorativo,familiare e sociale sarà meno esposto allo stress. -Strategie organizzative E’ opportuno che la stessa organizzazione scolastica aiuti i propri lavoratori,concentrandosi su alcuni punti focali: 1- Riduzione del numero di allievi per classe,che favorirebbe una condizione di lavoro più
serena,riducendo notevolmente lo stress 2-Fornire alcuni consigli su come gestire i comportamenti problematici degli alunni,come ad esempio: -prestare più attenzione agli atteggiamenti positivi dell’alunno problematico -affidare a questo alunno incarichi che fungano da diversivo e lo distraggano -ricordare all’alunno che bisogna rispettare le regole -ricorrere a gratificazioni concrete e somministrare penalità con un atteggiamento sereno e non svalutativo 3-Gruppi di lavoro insegnanti,finalizzati al sostegno reciproco tra colleghi. Consiste nell’incontrarsi (2 o più insegnanti) per cercare di risolvere insieme i problemi incontrati sia all’interno della classe che all’esterno (altri insegnanti o genitori degli alunni). -Strategie istituzionali Sul piano istituzionale può essere possibile prevenire il burn out se l’istituzione scolastica lo riconosce come problema e sia disposta a concentrarsi su: 1- La formazione: un intervento preventivo contro il burn out negli insegnanti è la formazione,in campo pedagogico psicologico oltre che didattico,in modo che l’insegnante possa affrontare con più sicurezza il proprio lavoro. 2- Sviluppo delle abilità sociali: può risultare importante un’adeguata preparazione in merito alle abilità sociali,in quanto insegnare significa essere in rapporto continuo con gli altri,interagire e comunicare. 3- Corsi di formazione sul burn out: la conoscenza del burn out farà sicuramente diminuire la probabilità che un rischio potenziale diventi un destino certo. -E.M.D.R. L’EMDR è una forma di psicoterapia sviluppata per risolvere un trauma ed è stata dimostrata in tutti i tipi di traumi. Questo considera tutti gli aspetti di una esperienza stressante o traumatica,da quelli cognitivi ed emotivi, a quelli comportamentali e neurofisiologici. Questo metodo utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata per ristabilire l’equilibrio eccitatorio- inibitorio,che è necessario per l’elaborazione dell’informazione,e che viene “disturbato” quando avviene un evento traumatico. Questo provoca un congelamento dell’informazione nella sua forma ansiogena originale,che in questo modo non può essere elaborata e continua a provocare patologie,come il disturbo da stress post traumatico. Queste esperienze di stress possono consistere in piccoli o grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo; eventi stressanti,come un lutto o una malattia; disastri naturali come terremoti o disastri provocati dall’uomo,come incidenti o violenze. -Coping Il Coping è un processo che emerge in situazioni ben definite,come ad esempio il trovarsi di fronte a un problema per il quale non si intravedono soluzioni,oppure il dover lavorare con un superiore poco trattabile. Quindi il Coping si riferisce agli sforzi prodotti da un individuo nel dominare situazioni problematiche. Si possono concettualizzare le categorie di Coping in due modalità: 1- strategia control-oriented che consiste in azioni e valutazioni cognitive che permettono di gestire in modo adeguato il problema 2- strategia escape-oriented che consiste in azioni e valutazioni cognitive che suggeriscono un atteggiamento di fuga e di evitamento dei problemi.
L’amministrazione scolastica si può esercitare il diritto di rivalsa nei confronti dell’insegnante che abbia tenuto un comportamento colposo o doloso. L’istituto,comunque,nella maggior parte dei casi non è esente da colpe. L’insegnante e i genitori hanno l’obbligo di vigilare sui soggetti sottoposti alla loro tutela,e la mancata sorveglianza concorre alla causazione del danno commesso dal minore. Per non essere accusati di non aver vigilato il minore occorre dimostrare che egli (insegnante o genitore) non avrebbe potuto impedire il fatto dannoso. Nell’ipotesi di dolo o colpa dell’insegnante,l’amministrazione scolastica,qualora sia stata condannata al risarcimento dei danni,si deve rivalere nei confronti dell’insegnante stesso. Secondo la giurisprudenza,la colpa grave sussiste nella mancata adozione delle più elementari regole di prudenza e perizia. Ad esempio,la mancata sorveglianza durante la ricreazione è una colpa grave. Infatti,in questo momento si richiede una maggiore vigilanza,in quanto l’esuberanza degli alunni aumenta durante la stessa ricreazione e quindi aumenta la possibilità di eventi dannosi. Qualora sia mancata la sorveglianza non si può parlare di “caso fortuito”,in quanto manca l’imprevedibilità del fatto dannoso. La responsabilità degli insegnanti e dell’amministrazione scolastica presenta,però,due limiti: -limite esterno è rappresentato dal periodo di affidamento dell’alunno alla scuola,e inizia nel momento in cui l’allievo entra nella struttura scolastica e finisce quando ne esce. -limite interno è costituito dall’impossibilità di impedire il fatto. La giurisprudenza stabilisce anche che nelle ipotesi di fatti illeciti commessi dagli alunni durante l’orario scolastico,sussiste la responsabilità del genitore per non aver saputo impartire un’educazione adeguata al proprio figlio. Sarebbe auspicabile un ripensamento in senso meno rigoroso,che tenga conto del fatto che i minori,già a dodici anni godono di spazi di autonomia e sarebbe opportuno un grado meno intenso di controllo da parte dei docenti ed al contrario,una maggiore responsabilità degli alunni stessi. Ciò comporta che il minore “capace di intendere e di volere” potrebbe essere chiamato a rispondere con l’insegnante del danno causato o potrebbe anche essere ritenuto responsabile in modo esclusivo del fatto illecito. Nella giurisprudenza in materia di sorveglianza sui minori,il dovere di vigilanza non va inteso in senso assoluto ma relativo: nelle classi elementari la sorveglianza deve essere assoluta,poi,mano mano che l’età aumenta,la vigilanza andrebbe ridotta.
La prima regola da impartire al bambino dovrebbe essere che la libertà di ognuno ha un limite e finisce dove inizia quella dell’altro,altrimenti diventa prevaricazione. Spesso i genitori,inconsapevoli dei danni che possono arrecare al bambino e al maestro stesso,credono a tutto ciò che dice il bambino,secondo il quale ogni intervento dell’insegnante è contro di lui ( “ce l’ha sempre con me” ). L’unico intento del docente è quello di migliorare atteggiamenti,comportamenti o situazioni negative del bambino nella relazione con gli altri. Atteggiamenti sbagliati: -Insegnanti: usare il voto basso e la minaccia di sospensione come arma per sentirsi qualcuno. Insegnare senza entusiasmo e misurare il livello di impegno a seconda della paga. -Famiglia: genitori che maledicono costantemente la scuola,senza mai sostenerla. Tenere solo per sé le informazioni per capire meglio il ragazzo;evitare gli incontri con gli insegnanti. Più in generale,agire separatamente come genitori,senza alcuna relazione con l’ambiente scolastico del figlio. -Alunni: studenti che per tutto l’arco del loro obbligo scolastico maledicono la scuola e non capiscono cosa ci vanno a fare. Accontentarsi di un rendimento scolastico basso.
I genitori sono i primi educatori dei propri figli e nel loro atto educativo fondamentale è la scelta della scuola. Ma la collaborazione genitore-docente esiste davvero? Le riunioni con i genitori sono spesso poco frequentate (orari,lavoro….) e i genitori si limitano a parlare con gli insegnanti solo nel momento della consegna delle pagelle (in modo sbrigativo).