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Appunti Completi 2020-2021, Appunti di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Televisivo

Appunti di tutte le lezioni 2020-2021 Dalla paleo-tv alla televisione dei giorni nostri

Tipologia: Appunti

2019/2020

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TEORIE E TECNICHE DEL LINGUAGGIO TELEVISIVO
Lezione 1 8/02
PASSWORD COMMUNITY: televisione21
Argomenti del corso
Storia e modelli
Palinsesti e ascolti
Produzione
Generi
Serialità
La televisione è un mondo ricchissimo di opportunità; il marketing della televisione è molto importante per
le reti, le case di produzione. Saper programmare i prodotti televisivi all’interno di alcune griglie, capire i
costi e gli sprechi è molto importante e crea molte opportunità di lavoro.
La televisione è un’industria molto ricca e solida, continua a funzionare no matter what, lo abbiamo visto
durante il primo lockdown e tutt’ora. Dentro quella “scatola” c’è un contenuto che viene costruito come
qualunque oggetto culturale.
La “serialità” oggi prende le forme delle serie tv ma che ha radici lontane e complesse; non riguarda solo i
contenuti narrativi come serie tv e fiction ma tutto il linguaggio televisivo come master chef, xfactor. In
televisione è raro vedere prodotti unici che non si ripetono, e questa serialità è una vera e proprio industria
con delle regole proprie.
1 corso integrativo: marketing e palinsesto mercoledi dalle 10:30 alle 12:00 a partire da marzo:
3,10,17,31
2 corso integrativo: l’autore televisivo mercoledì dalle 10:30 alle 12:00 a partire da aprile: 14, 21, 28, 5.
3 corso integrativo: la canzone pop nelle serie TV
ESAME: orale
SOLO Cap 2 4 5: netflix nations
Lezione 2 9/02
LA TELEVISIONE
Quando parliamo di TV non parliamo semplicemente dello schermo che tutti abbiamo in casa e che magari
non consideriamo più di tanto. I media cambiano velocemente e si adattano allo scenario culturale e sociale
che modella proprio i media a seconda delle situazioni; per questo media ad oggi molto moderni un giorno
saranno obsoleti.
La TV è “sana” dal punto di vista industriale; è un modello di business molto solido. Non è solo uno
schermo, un apparecchio, è anche dentro un semplice cellulare e computer. Ha quindi formati e forme
differenti. Per capire la televisione bisogna eliminare il “pregiudizio” ed il tentativo di apporre alla
televisione un’etichetta come “mi piace” o “non mi piace”. Per studiare i media bisogna comprendere il ruolo
della TV nel sistema dei media.
Siamo ad oggi in un momento delicato e complesso, ma se guardiamo a tutto ciò che è successo in questo
periodo, la tv è il mezzo di comunicazione che ha funzionato meglio di tutti gli altri (cinema, radio, rete
questo poiché le fasce più adulte ed anziane non conoscono la rete come tutti i giovani). Ignorare la
televisione è impossibile, per studiare i media non si può avere un atteggiamento di “sufficienza” nei
confronti della televisione, essendo questa una delle principali fonti di lavoro per chi studia i medi.
La televisione come “cattiva cultura” è un preconcetto, la tv è il medium più solido, più ricco e con la
crescita maggiore; i programmi televisivi sono andati avanti con e senza pubblico. È quindi un ambito molto
vivace, ricco e strutturato dal p.d.v del modello di business.
Le ott, amazon, netflix o youtube, hanno un modello di business molto differente; dietro youtube non
abbiamo un modello di business solido e forte. Molti personaggi che iniziano il percorso su YouTube
terminano per lavorare in televisione e di certo non se lo negano (FrankMatano, Favij, Ghali); la tv è un
luogo di offerte, è un luogo mediale in cui la dimensione economica ed industriale sono molto solide.
La televisione si trasforma, si adatta a ciò che la circonda e che lei stessa determina. È un sistema
industriale che non può avere fine, grazie alla sua capacità di mutare.
Abbiamo tanti modelli di televisione, modalità di fruizione, quanti sono i dispositivi utilizzabili per guardare
la TV stessa. La tv assorbe e plasma una serie di contenuti che assumono la forma delle piattaforme stesse.
STORIA DELLA TELEVISIONE
Dove nasce, in che modo, perché diventa rilevante.
Dentro al percorso della televisione ci son molti contenuti molto interessanti.
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TEORIE E TECNICHE DEL LINGUAGGIO TELEVISIVO

Lezione 1 8/ PASSWORD COMMUNITY: televisione Argomenti del corso  Storia e modelli  Palinsesti e ascolti  Produzione  Generi  Serialità La televisione è un mondo ricchissimo di opportunità; il marketing della televisione è molto importante per le reti, le case di produzione. Saper programmare i prodotti televisivi all’interno di alcune griglie, capire i costi e gli sprechi è molto importante e crea molte opportunità di lavoro. La televisione è un’industria molto ricca e solida, continua a funzionare no matter what, lo abbiamo visto durante il primo lockdown e tutt’ora. Dentro quella “scatola” c’è un contenuto che viene costruito come qualunque oggetto culturale. La “serialità” oggi prende le forme delle serie tv ma che ha radici lontane e complesse; non riguarda solo i contenuti narrativi come serie tv e fiction ma tutto il linguaggio televisivo come master chef, xfactor. In televisione è raro vedere prodotti unici che non si ripetono, e questa serialità è una vera e proprio industria con delle regole proprie. 1 corso integrativo: marketing e palinsesto  mercoledi dalle 10:30 alle 12:00 a partire da marzo: 3,10,17, 2 corso integrativo: l’autore televisivo  mercoledì dalle 10:30 alle 12:00 a partire da aprile: 14, 21, 28, 5. 3 corso integrativo: la canzone pop nelle serie TV ESAME: orale SOLO Cap 2 4 5: netflix nations Lezione 2 9/ LA TELEVISIONE Quando parliamo di TV non parliamo semplicemente dello schermo che tutti abbiamo in casa e che magari non consideriamo più di tanto. I media cambiano velocemente e si adattano allo scenario culturale e sociale che modella proprio i media a seconda delle situazioni; per questo media ad oggi molto moderni un giorno saranno obsoleti. La TV è “sana” dal punto di vista industriale; è un modello di business molto solido. Non è solo uno schermo, un apparecchio, è anche dentro un semplice cellulare e computer. Ha quindi formati e forme differenti. Per capire la televisione bisogna eliminare il “pregiudizio” ed il tentativo di apporre alla televisione un’etichetta come “mi piace” o “non mi piace”. Per studiare i media bisogna comprendere il ruolo della TV nel sistema dei media. Siamo ad oggi in un momento delicato e complesso, ma se guardiamo a tutto ciò che è successo in questo periodo, la tv è il mezzo di comunicazione che ha funzionato meglio di tutti gli altri (cinema, radio, rete questo poiché le fasce più adulte ed anziane non conoscono la rete come tutti i giovani). Ignorare la televisione è impossibile, per studiare i media non si può avere un atteggiamento di “sufficienza” nei confronti della televisione, essendo questa una delle principali fonti di lavoro per chi studia i medi. La televisione come “cattiva cultura” è un preconcetto, la tv è il medium più solido, più ricco e con la crescita maggiore; i programmi televisivi sono andati avanti con e senza pubblico. È quindi un ambito molto vivace , ricco e strutturato dal p.d.v del modello di business. Le ott, amazon, netflix o youtube, hanno un modello di business molto differente; dietro youtube non abbiamo un modello di business solido e forte. Molti personaggi che iniziano il percorso su YouTube terminano per lavorare in televisione e di certo non se lo negano (FrankMatano, Favij, Ghali); la tv è un luogo di offerte, è un luogo mediale in cui la dimensione economica ed industriale sono molto solide. La televisione si trasforma, si adatta a ciò che la circonda e che lei stessa determina. È un sistema industriale che non può avere fine, grazie alla sua capacità di mutare. Abbiamo tanti modelli di televisione, modalità di fruizione, quanti sono i dispositivi utilizzabili per guardare la TV stessa. La tv assorbe e plasma una serie di contenuti che assumono la forma delle piattaforme stesse. STORIA DELLA TELEVISIONE Dove nasce, in che modo, perché diventa rilevante. Dentro al percorso della televisione ci son molti contenuti molto interessanti.

La televisione ha tanti canali, ha tante forme, è basata su una forma generalista, ha una sua forma satellitare e una forma in streaming; c’è anche il mondo dei social che ruota attorno alla televisione, commentando e rilanciando i programmi televisivi stessi. C’è il mondo della pubblicità, del marketing. È letteralmente un grande motore. Come nasce? Nasce nel 1929 in Gran Bretagna con il primo programma sperimentale; sperimentazione anche tecnologica fermata dalla grande crisi del ’29. Nel 1936 , vigilia della WW2, la BBC inizia le trasmissioni pubbliche e nel 1939 c’è la grande diretta dell’incoronazione di Re Giorgio. La diretta è un dato importante per quanto riguarda lo statuto comunicativo della TV. La TV manda in diretta non solo la voce di quello che accade ma anche l’ immagine. Milioni di persone guardano contemporaneamente un evento così importante; la tv diventa uno strumento potente di coesione e cultura, diventa un servizio pubblico. In Germania negli stessi anni, 1936, la televisione esplode con la Trasmissione delle Olimpiadi di Berlino. Nel ’36 c’era Hitler in Germania e la trasmissione delle olimpiadi fu un modo per mostrare il suo potere, la potenza della Germania nel mondo. Nel 1939 iniziano le trasmissioni sperimentali negli USA e anche in Italia nelle città ma si ferma perché scoppia la guerra. L’inizio effettivo delle trasmissioni in italia avviene solo nel 1954. La WW2 ferma la sperimentazione delle tecnologie televisive; dopo il 45 esplode la televisione come tecnologia e si afferma in modo massiccio in tutto il mondo occidentale ma in italia la situazione è molto più lenta degli altri paesi europei e USA. L’italia nel dopoguerra fa molta fatica a risollevarsi dai danni del conflitto e in quegli anni in italia il tasso di analfabetismo era elevatissimo, persone appena uscite da un conflitto mondiale. La TV nasce in un momento in cui l’italia è in profonda crisi economica e sociale. Comprendere il contesto è fondamentale e in italia abbiamo un contesto povero, analfabeta e delicato. La TV si fa carico di una serie di doveri nei confronti del popolo italiano, questo tenendo conto che il televisore era un vero e proprio lusso e di soldi ve ne erano pochi. Nel 1954 sono attivi 88 mila abbonamenti RAI e già nel 1964 sono 4.300.000. Un altro aspetto da tener presente è che esistono due modelli di sviluppo che hanno due tipologie di direzioni diverse:  Commerciale (usa): si basa sulla raccolta pubblicitaria come fonte di finanziamento e la sua finalità è l’intrattenimento. Negli USA abbiamo 3 network che costituiscono contenuti per attirare inserzionisti pubblicitari in grado di pagare i programmi stessi, inserendo in essi i loro prodotti. Il contenuto stesso era molto leggero, non serio e non importante.  Statale (britannico): si basa sul pagamento di un canone, essendo un servizio pubblico e la sua finalità è di tipo pedagogica. Al contrario degli USA, in GB il punto focale è proprio la funzione educativa, la tv deve servire allo stato per educare la popolazione post-guerra; cosa che viene seguita dall’Italia che assume il modello britannico. La paleotelevisione È il primo passaggio, il primo periodo della storia della nostra TV e si può definire così: occupa un ventennio dal 1954 al 1976. Paleotelevisione è un termine inventato da Umberto Eco, la televisione delle origini. In questo modello ci son tutti gli elementi che poi costruiranno i mattoni della televisione di oggi. In questo decennio che consideriamo in italia esiste solo la RAI, un unico centro di produzione e distribuzione dei contenuti, una rete legata alla dimensione statale con una funzione educativa e con l’obiettivo di alfabetizzare e divertire la popolazione attraverso contenuti approvati eticamente e culturalmente.  La tecnologia è estremamente basica, erano oggetti di lusso, dei mobiletti di legno in cui le persone vedevano delle immagini. Immagini che erano in bianco e nero che univano le famiglie in pochissimi momenti della giornata.  Ha una funzione pedagogica.  Ha un palinsesto rigido: c’era molto poco nella giornata televisiva. Aveva orari fissi (pochissimi), iniziava a metà pomeriggio ed era la “tv per i ragazzi” alle 17:30, poi non c’era niente (il monoscopio: Il monoscopio è una grafica che racconta e mostra la struttura della televisione, segnale che in tv non c’era nulla) e dopo di che le trasmissioni iniziavano con il tg delle 20 con la sigla di

Quando guardiamo contenuti sul web bisogna ricordare che uno dei contenuti più amati (guardare qualcosa commentato da qualcuno) era ciò che accadeva negli anni ’80 con la “Gialappa’s” un gruppo di persone che commentano senza esser visti ciò che accade in tv. Riprendendo il discorso sulla paleotelevisione Dal 1954 fino al 1961 c’è un unico canale, Rai (oggi si chiama Rai 1). Nel 1961 nasce il secondo canale. Come si cambiava canale senza telecomando? La televisione era decisamente elementare e dunque si cambiava con una manopola posta sulla televisione. Siccome il secondo canale non era in “concorrenza”, veniva segnalata la partenza dei programmi sull’altro canale con un piccolo triangolino che avvisava lo spettatore. La fruizione della paleotv (54-76) era un lusso; costava molto la televisione in sé come apparecchio ed ai tempi c’era tantissima povertà. Comprare un televisione era un investimento molto grande e considerato “superfluo” essendo chiaramente più importante mangiare. Per questo era un desiderio e siccome non tutti se la potevano permettere veniva usata in modo collettivo. Un bar magari comprava il televisore e i clienti consumando potevano fruire dei programmi. (Ciò che ad oggi succede con sky per guardare le partite nei bar). Era diventato un rituale andare a vedere la televisione fuori casa, questo per condividere l’esperienza. Dunque la televisione:  Era uno “status simbol” per chi aveva un televisore di proprietà  Era un’esperienza collettiva e condivisa per chi fruiva del televisore assieme ad altri in luoghi pubblici. La televisione si guardava addirittura al cinema; si andava nelle sale cinematografiche per guardare certi programmi trasmessi sulla televisione. Si guardava quindi ciò che ogni serata aveva in serbo per permettere a tutti di divertirsi assieme e commentare; certi generi erano quindi più adatti per essere guardati insieme come il varietà del sabato sera, lo sceneggiato (antenato della fiction) della domenica ed il quiz del giovedì sera con Mike Bongiorno. Mike Bongiorno fu un grande della televisione e della cultura italiana, fu il primo ad andare in onda TV il 3 gennaio del 1954, con un programma chiamato “Arrivi e Partenze” dove Mike intervista i passeggeri in transito all’aeroporto. Questo per dare l’idea di futuro, di progresso, movimento, novità, innovazione. La tv si pone come testimone del tempo ma soprattutto era in diretta. Il poter essere lì, in diretta, testimoniava qualcosa. La TV nasce con l’obiettivo preciso di raccontare il presente ed il futuro. Mike è importante perché inventa il genere del quiz. La gente in questo periodo post-guerra aveva voglia di parlare, condividere, stare insieme, di sperare nel futuro. La gente ha voglia di divertirsi, distrarsi, uscire di casa. La TV risponde a questo bisogno; MB riconosce questo bisogno di divertimento e di conoscenza da parte di un paese di analfabeta. Mike, italo-americano, importa dagli USA un format che chiama “Lascia o Raddoppia”, capisce che gli Italiani hanno voglia di giocare ed imparare stando insieme. È il primo grande successo italiano. C’è qualcuno che deve indovinare qualcosa di non troppo difficile ma nemmeno di banale. Il livello era comprensibile ma non semplicissimo, la TV doveva insegnare quindi i concorrenti erano persone comuni ma non ignoranti, erano persone che potevano competere insegnando qualcosa agli spettatori. ES : video quiz di mike bongiorno. È un programma in diretta, cosa che oggi non accade. Bisogna ricordare che la difficoltà a fingere le emozioni è l’aspetto più interessante del quiz. Ad esempio in “chi vuol essere milionario” si vede che è impossibile preparare le risposte e utilizzare degli attori. La prima ragazza che vinse il milione, rimase 40 minuti su una domanda; un attore non riuscirebbe a reggerlo. Bisogna quindi chiedersi sempre se una cosa in TV sia recitabile o meno. È possibile che esistano delle “linee guida” ma non dei copioni veri e propri. Vediamo una persona comune che in realtà non è tanto comune, è istruita ed ha una conoscenza comune rispetto al pubblico a casa. È la grande differenza dal game show odierno. Il quiz prevede che ci siano dei comuni concorrenti ma con una differenza eccezionale, qualcosa che li differenzia dal pubblico medio. Questo signore diventa famoso perché è andato in TV, è competente (sa cose che il pubblico non sa) ed è degno di ammirazione, vince un sacco di soldi in un paese poverissimo. “Non ha raddoppiato ma oggi non va a casa in treno, ci va in automobile”, in quel periodo la macchina era quasi fantascienza.

La TV deve avere un linguaggio semplice perché entra nelle case di tutti gli italiani; non può permettersi di utilizzare un linguaggio eccessivamente complesso. Alla radio mancano le immagini, al cinema manca la quotidianità, questo rende la TV un medium importante e potente. La funzione pedagogica della rai non si soffermava sullo “spiegare” ed “insegnare” poiché per quello vi era un programma apposito. La funzione pedagogica era quella di stimolare la volontà alla conoscenza, non per forza di spiegare. Il pubblico in sala nella paleotv era il “simulacro” del pubblico a casa. Il pubblico in studio è l’immagine del pubblico a casa. A seconda del genere il pubblico in studio ha un certo tipo di immagine ma vedremo sempre persone comuni vestite in maniera “elegante” rispetto allo standard normale-quotidiano. Andare in TV significa entrare in una dimensione diversa rispetto dalla quotidianità anche se è un mezzo quotidiano. Più avanti il pubblico diventa un pubblico più normale vestito meno elegantemente. Un tempo le persone andavano in tv per essere eleganti, oggi per farsi vedere, mostrarsi. Il quiz dalla sua funzione prettamente pedagogica diventa “game-show” dove la componente show è più evidente e presente e dove quello che si vede molto spesso è molto più strabiliante di quanto non sia verosimile. ES: “Non è mai troppo tardi” il maestro per cui non era mai troppo tardi —> un maestro che in televisione andava a fare “scuola” questo perché molte persone non avevano accesso all’istruzione, gli adulti che alle elementari non potevano più andarci. A termine di questo programma 35 mila adulti presero la licenza elementare. Lezione 4 16/ ES: Video della rai-scuola con i signori anziani che hanno imparato a leggere grazie alla televisione. La stessa funzione pedagogica la svolge lo sceneggiato. Lo sceneggiato è il “nonno” delle serie tv. È l’origine di questo macro genere chiamato fiction. Lo sceneggiato è la riduzione televisiva di un romanzo. L’adattamento di un format che la TV italiana adatta per far arrivare ad una popolazione analfabeta i grandi classici della letteratura mondiale. La RAI prende i testi tradizionali, classici della letteratura italiana e li traduce per lo schermo. ES: David Copperfield di CD. Lo sceneggiato è il genere “invecchiato peggio” nel senso che ad oggi i progressi sono stati molto maggiori rispetto ad altri generi più storici. Questo proprio perché le tecniche di regia stesse son cambiate. La prima inquadratura su persone è un’immagine molto simile a quella che si può vedere a teatro. Le persone che hanno “costruito” la TV nel nostro pese infatti derivavano proprio dal cinema ma soprattutto dal teatro; costruirono la TV a partire dal cinema e dal teatro. Chi lavorava in teatro sapeva come costruire un racconto e chi si occupava di cinema sapeva come mostrarlo, inquadrarlo. In questi sceneggiati influiscono quindi Teatro, Cinema e Letteratura. L’inquadratura teatrale permane in molti generi televisivi per via della “quarta parete”, noi pubblico siamo la quarta parete dato che ciò che accade è separato da uno schermo. Dunque si prende proprio spunto dalla performance teatrale. I personaggi ci vengono presentati come se il punto di vista fosse proprio il nostro da casa, son presentati frontalmente. I personaggi sono presentati di fronte, mai di spalle. Nel genere della fiction l’unico sotto genere che abbatte la quarta parete è la comedy perché il comico ha bisogno di interpellare direttamente lo spettatore. Nella fiction drammatica lo spettatore non viene mai interpellato direttamente. Ciò che accade dietro lo schermo appartiene ad un mondo diverso rispetto a quello dello spettatore. Lo sceneggiato inizia a “raccontare” ciò di cui le persone non sapevano nemmeno l’esistenza. Gli attori chiamati a recitare sono molto spesso attori di teatro ma anche di cinema. Nel tempo vengono utilizzati come testi anche romanzi diversi dai classici come ad esempio il Giallo. Il giallo veniva molto utilizzato, come ad esempio il “commissario Maygret”. C’è stata un’altra evoluzione dello sceneggiato: si è limitato il ricorso a testi letterari già esistenti e si son sviluppati gli originali televisivi, salto che poi ha portato alla fiction. ES: belfagor, il fantasma del louvre. Siamo nel 1965 e vediamo già una differenza nella regia, nella velocità di narrazione. È ambientato in Francia, e la musica di montaggio è tipicamente francese. È molto moderno e molto denso dal punto di vista del racconto. L’offerta televisiva era legata alla necessità di poter raccontare delle storie. Il varietà

Con la terza rete rai, nello stesso anno del 1976, la corte costituzionale dichiara il monopolio pubblico ancora legittimo per le trasmissioni nazionali ma si afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale, si apre all’ emittenza locale ; si liberalizza l’etere, si apre alla concorrenza. In questo periodo, con queste leggi, cambia l’offerta televisiva; cambia da un punto di vista legislativo ma anche sotto molti punti di vista. Nasce il “sistema misto” della tv italiana, quello che verrà chiamato “duopolio”, questo quando ad inizio anni ‘80 la Fininvest di Berlusconi diventa il maggiore concorrente. Anni 80 si contrappone televisione di stato (pubblica) e televisione privata. Questa è proprio l’età della concorrenza:  Evoluzione tecnologica (colore, telecomando, vcr)  Fine monopolio  Palinsesto a flusso  Pubblicità diffusa (non più in un momento della giornata  carosello)  Generi ibridi  Indice di ascolto e auditel In questi anni anche la tecnologia cambia in maniera decisa; l’innovazione subisce accelerazione forte. Appaiono i primi apparecchi a colori nel ’77, successivamente appare il telecomando, il comando a distanza. Il telecomando è utile perché i canali sono molti di più rispetto a prima. Il telecomando risponde al cambiamento di sistema, cambiando la funzione, il ruolo dello spettatore; lo spettatore può scegliere cosa guardare e tra quali canali navigare. Appare il video registratore con cui si può modificare la fruizione dei programmi televisivi, così lo spettatore decide cosa guardare e quando guardarlo Lo spettatore sceglie ma allo stesso tempo costruisce il suo palinsesto, non è più passivo. Le mutate condizioni economiche e di benessere della popolazione permettono ad un numero maggiore di famiglie di acquistare un apparecchio televisivo ma anche due. La fruizione diventa sempre più individuale. Il palinsesto , sulla base di questo scenario, cambia in maniera sostanziale. C’è un’offerta maggiore, una possibilità di scelta, un rischio maggiore per i programmi di essere visti o meno. La concorrenza necessita di una programmazione più complessa ; la giornata televisiva si dilata pian piano; non ci sono più grandi pause e momenti vuoti, la televisione pian piano occupa tutte le 24 ore. Questo ha a che fare con il tema della concorrenza. Si diffonde la pubblicità questo perché il polo commerciale, le televisioni libere che diventano poi private ha bisogno di finanziarsi attraverso la pubblicità e quindi deve occupare più tempo. Le televisioni commerciali spingono per occupare più tempo nella giornata per poter vendere spazi televisivi per vendere la pubblicità. Per questo non c’è più la possibilità di programmare “verticalmente” e quindi per generi. Bisogna trascinare lo spettatore verticalmente facendo seguire programmi interessanti ad altri programmi interessanti ma anche orizzontalmente per i vari giorni della settimana. Rispetto al carosello, la pubblicità diventa più breve, si inizia a parlare di “spot” che son di 30 secondi, il più veloce possibile per essere tanti. Il palinsesto cambia struttura e soprattutto cambia il sistema dei generi. Nella paleotelevisione i generi erano intrattenimento, informazione e fiction; ora con la dilatazione dei tempi e luoghi i confini di genere saltano. Si producono contenuti che ibridano i generi come “infotainement” ovvero intrattenimento si fonde con informazione, fiction con il documentario; questo per allungare sempre di più la giornata televisiva. Cambia per questo la modalità di misurazione degli ascolti. Nella tv originaria non era necessario avere a che fare con i “numeri”, con l’inizio della concorrenza è necessario sapere quante persone guardano quel programma in quel momento per poter vendere gli spazi pubblicitari alle aziende; questo è il principio dell’auditel: lo spazio televisivo ha un valore e costo in base a quanti spettatori sono collegati in quel momento a guardare la tv. Auditel nasce con l’idea di quantificare economicamente il costo dello spazio televisivo. Non c’è più bisogno di sapere “perché” un programma piace (indice di gradimento) c’è bisogno di sapere quante persone guardano quel programma (anche se non piace). Le tv locali Prima ancora che Berlusconi dia una forma all’emittenza privata con la Fininvest, il panorama dell’emittenza televisiva viene frammentato da una miriade di televisioni locali che non coprono tutto il territorio nazionale. Siamo in una fase molto divertente, fase in cui nascono le tv private. Le tv private sono espressione di una volontà radicata ed evidente di esprimere attraverso il mezzo televisivo qualunque cosa; la voglia di parlare di qualunque cosa in televisione, raccontare quello che accade intorno a chi parla. L’idea è quella che

chiunque abbia tecnologia disponibile può appropriarsi di un pezzo di etere e trasmettere localmente fin dove il segnale permette di arrivare. Tv private piene di gente che racconta qualsiasi cosa, televendite, aste… un mercato. Ci sono addirittura televisioni di “condominio”. È quindi un momento ricco ma anche disordinato. Il linguaggio della tv locale era un linguaggio tipicamente comico, basato sull’eccesso e sulla risata. Le televisioni locali raccontano quindi l’Italia dal basso, c’è una vicinanza attuale con il ruolo odierno dei social. Duopolio In questi quindici anni nasce quindi il duopolio. Dal 1980 si afferma la realtà più potente delle emittenze private di Berlusconi. Le tv private diventano una realtà attuale ed un’alternativa alla TV pubblica. Silvio B decide di entrare nelle telecomunicazioni acquisendo Rete 4, Italia 1 e Telemilano; Rete 4 ed Italia 1 che appartenevano a Mondadori e Rizzoli. In 3-4 anni nasce il polo Fininvest, e poi Mediaset. Parallelamente la RAI aumenta e rafforza la sua offerta di programmi; migliora la tecnologia aumentando il colore ed amplia la giornata televisiva. In questi dieci anni fino a metà anni 80, la tv italiana esprime vivacità e creatività sulla “scorta” della concorrenza. Nascono programmi fotocopia, si rubano i conduttori, pubblico… una concorrenza aspra e feroce che dà però origine a prodotti interessanti.  Il genere che fa da padrone la neotv è l’intrattenimento che è facile, leggero, poco impegnativo. Quello più difficile e costoso è chiaramente la fiction che è un programma diverso rispetto ad un quiz televisivo fatto in studio che diverte e vende di più.  Aumentano le ore di trasmissione.  Si creano contenuti “generali”, larghi e nuovi in grado di raccontare i gusti degli spettatori.  Nell’86 nasce Auditel.  Si diffonde telecomando, VCR, lo “ zapping ” che diventa una pratica normale per lo spettatore ma anche più temuta. Durante la pausa io cambio canale e vado dalla “concorrenza” per vedere cosa succede su altri canali. Per questo è importante programmare al meglio il palinsesto. Costruire una buona pubblicità significa anche aiutare la TV a mantenere lo spettatore su quel canale; uno spot bello porta lo spettatore a rimanere, a non cambiare. Quindi è un periodo proficuo anche per la pubblicità che si migliora.  Nasce la televisione di flusso: il teorico che la racconta è uno studioso inglese, Raymond Williams, e per la prima volta teorizza nel ’70 l’idea di flusso : annulla gli spazi ed i tempi morti. È una televisione che non ha pause, non si interrompe, non ha spazi neri. Mescola i generi e copre le 24 ore su una pluralità di canali. Recap : tre fasi della neotelevisione  1975-1985: Età in cui nasce l’emittenza privata. Canale 5, rete 4, italia 1 diventano fininvest tra ’81 e ’ con un palinsesto pieno di telefilm americani ed intrattenimento. Prime time occupato da programmi di importazione e telefilm come Dallas.  1985-1990: periodo della competizione, concorrenza spietata tra RAI e Fininvest. La rai fa leva sui suoi punti di forza quali la diretta e uso dei telegiornali, Fininvest fino al ’90 non ha la diretta e non ha i TG. RAI mantiene autorevolezza solo grazie alla diretta e ai tg, avendo supremazia nel settore dell’informazione. Berlusconi risponde accentuando la competizione facendo forza sull’intrattenimento anche più “spinto” e cerca di mettere in competizione rete contro rete. Canale5 si contrappone a RAI 1. Rete4 si rivolge al pubblico femminile con le telenovelas e e andava contro rai 2, italia1 si rivolge ai giovani e va contro rai 3.  1990: anno della legge Mammì in cui si legittima l’emittenza privata, rendendola identica alla televisione pubblica, concedendo a Berlusconi la diretta ai TG. Dopo gli anni ’90 si avrà l’età piena di “spinte” innovative e guerre tra RAI e Fininvest. Lezione 6 23/ Continuiamo il discorso sulla neotelevisione. Un programma televisivo quando viene visto dal vivo acquisisce aspetti e ne perde altri. Perde la facoltà di vedere le espressioni, viso, occhi di chi sta parlando o cantando. La diretta è una delle modalità del linguaggio televisivo che permette di essere sull’avvenimento, testimoniarlo nel momento in cui accade, ma non sempre questo è necessario ed indispensabile. Fare il pubblico in un programma è molto noioso in realtà.

Il punto di vista di chi si occupa tv è di osservare e criticare l’apparato televisivo del festival; chi si occupa di musica guarda le esibizioni, la capacità attrattiva di una canzone. Arrivare a Sanremo come artista significa “consacrare” il proprio percorso o a cambiare target, pubblico, oppure significa fare un’apparizione in cui si offre visibilità e non riuscire a sfruttarla. La città di Sanremo è un vero e proprio “delirio”, dove succedono cose in continuazione e dove c’è una folla pazzesca, piena di gente buffa come sosia dei vari personaggi famosi. La città vive letteralmente tutto l’anno rispetto a questo evento. Le “prove” avvengono molto prima rispetto a ciò che succede durante la settimana di Sanremo. Le case discografiche scelgono chi mandare o meno secondo logiche complesse. Le selezioni vengono fatte dal direttore artistico del Festival (Es: Amadeus). La selezione non è determinata solo dal “merito” o quantità di vendite ma segue delle logiche di ruolo televisivo. Gli artisti devono soddisfare un pubblico largo, dal giovane al vecchio. La scelta degli artisti è una parte del festival, tutto il resto è spettacolo televisivo: scelta del conduttore, la “spalla” del conduttore, il racconto dello spettacolo, la gestione dello spazio di spettacolo/intrattenimento, gli ospiti. Non ci sono solo i cantanti, loro sono una parte e vengono raccontati. Per questo le prove vengono fatte per mesi e mesi. Lezione 8 2/ È gia stato comunicato l’ordine alfabetico dei cantanti in gara questa sera e domani. Questa sera i primi 13 big + 4 nuove proposte, domani 13 big e 4 proposte, giovedì i duetti, venerdì tutte le 26 canzoni e sabato la finale. Ci sono ospiti vari tra le numerose incursioni di fiorello. La pratica della visione televisiva, a noi spettatori, ci abitua a cogliere gli errori, le imperfezioni ma anche le particolarità. L’immagine del festival, costumi, colori, regia… sono elementi fondamentali per dare l’idea di cosa si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Essendo lo spettacolo più importante della Rai, della TV italiana, l’immagine è importantissima e deve essere curata alla perfezione. Il regista di quest’anno è Stefano Vicario, ciascun conduttore sceglie il suo regista. Non tutti i registi del festival son stati all’altezza ma chi si occupa del festival deve essere molto bravo a raccontare la musica, la canzone; un buon regista si denota proprio nella sua capacità di raccontare la canzone, valorizzare le performances. La prima esibizione di quest’anno sarà quella di Diodato. ES : video anno scorso esibizioni di Diodato. L’immagine costruita con questo montaggio, seppur fatto bene, risulta disturbata e disturba la canzone. Capiamo così quanto la regia, le luci, il montaggio e la regia in diretta siano importante per raccontare la canzone, per far focalizzare lo spettatore. ES: video esibizione di Diodato senza montaggio yt ma con regia. Inizia con la ripresa del viso, dell’espressione del cantante piano piano si avvicina ed il primo stacco è sul totale del teatro proprio mentre la canzone si apre. I colori son fondamentali, abbiamo blu, bianco e nero. Blu e rosso sono fondamentali della palette televisiva. Blu è più legato al freddo e all’istituzione mentre il rosso è più emotivo, caloroso, passione. In questo caso il blu accompagna la sceneggiatura, blu che è tipico dell’immagine di Rai 1 (rai 2 rosso, rai 3 verde). L’uso del colore è fondamentale ed in questo caso la scenografia si gioca sui toni istituzionali. Il palco è fatto con un corridoio verso il pubblico e l’orchestra in basso in orizzontale, è “in buca”, difronte c’è il pubblico. L’Ariston è un piccolo cinema che si dilata proprio con l’uso sapiente delle luci. Abbiamo un totale sul teatro, la figura di Diodato quasi si perde sull’apparente grandezza del teatro. La canzone si apre, siamo sul primo piano di diodato e l’immagine cambia, vediamo la percussione per un secondo (come il battito della canzone), e un totale che fa perdere un po’ l’inquadratura. Questo stacco, questo tentativo di fare i primi piani sul cantante e mentre la canzone si apre un totale. Spesso non son ben riusciti e questo fa molto per il racconto della canzone. ES: levante. Stessa edizione, teatro, canzone diversa ma colori e racconto completamente diversi. Da piano americano si passa ad un primo piano che segue la cantante che nel muoversi si abbassa; noi non lo vediamo, perdiamo un po’ la figura della cantante, sembra sbavata. Inquadratura sul teatro è bella ma è troppo “ricca”, la regia non sfrutta tutto quello che mette in campo. Ha a disposizione tanto materiale, lo mette tutto sul piatto ma non riesce ad inquadrarlo tutto come dovrebbe essere inquadrato. Noi vediamo così tante cose e la sua esibizione passa in secondo piano.

ES: duccio forzano in regia sanremo 2018 il regista chiama le camere, l’operatore si prepara e l’aiuto regista che clicca le camere e seleziona le inquadrature, staccandole. ES: performance arisa 2019 Scelta di usare le luci (light design) come scenografia, è elegantissima. ES: cristicchi, 2019. Canzone difficile da raccontare, c’era solo lui e nessun ritornello. SI utilizza il Q-pilot che dà la possibilità di montare ed inserire nell’immagine in diretta anche una porzione già registrata precedentemente per creare degli effetti che con la diretta semplice non si potrebbero creare. Lezione 9 8/ Considerazioni su sanremo Oggi è il lunedì successivo a Sanremo. La televisione è nel momento, molto spesso il momento è prima, poi c’è l’evento (il durante) e il discorso avviene durante e subito dopo. Nel caso di sanremo la pressione mediatica portata dal Festival è enorme, monopolizza tutta la settimana e in parte la settimana dopo con disseminazione dei contenuti del festival sui vari canali, talkshow e telegiornali. Cosa è successo? I punti da osservare e considerare:  Festival delle “scuse”, si son trovate un sacco di scuse per raccontare il festival; scuse per giustificare gli ascolti bassi; scusanti come la mancanza di pubblico, le difficoltà del covid. La mancanza di pubblico in sala doveva essere un’opportunità e non un problema; si potevano fare moltissime scelte dal punto di vista registico, scenografico e tecnico per rendere la mancanza di pubblico un’opportunità e non una penalità: o Si potevano togliere le poltrone del festival ed usare quello spazio per ampliare il palco. o Si poteva porre l’orchestra al posto del pubblico, farla fare da pubblico. o Si poteva giocare con l’assenza del pubblico dal punto di vista visivo. Si potevano usare ologrammi, animare le poltrone. Non andava enfatizzata la mancanza, non andava polemizzata.  Ci son stati tantissimi errori di regia. Regia e scenografia non si sono mai parlate e soprattutto c’è stata la sensazione che non ci sia stato un “pensiero”. Bisognava raccontare le canzoni e non è stato fatto. Errori clamorosi come ad esempio nella scenografia, troppo piena, carica e non coordinata. ( ES: scenografia nera, cantante vestito di nero). Sbagli di regia nel racconto. Avendo così tanti cantanti e cosi tanta differenza tra cantanti, bisogna saper raccontare questa differenza in maniera pensata e studiata; c’era invece un linguaggio unico per tutti, omogeneo. (buona scelta memorabile: duetto manuel agnelli + maneskin, loredana berté)  La paura del vuoto che ha portato a riempire sempre di più il festival di ospiti e scenografia. Non va preso in giro il pubblico, non va preso per stupido. Il tipo di immagine creata per il festival presuppone uno spettatore incompetente, distratto ed ignorante. Sappiamo bene che il pubblico è poco scolarizzato, ma anche le persone più ignoranti son state esposte per tantissime ore alla tv, il suo occhio è competente per capire se ciò che sta vedendo è brutto o bello. Sa vedere se ciò che vede è curato, se è fatto bene; magari non sa dire il perché ma sa che lo è.  Stereotipi di genere: dal punto di vista televisivo son stati cavalcati gli stereotipi di gender terribili. Il monologo di ibra, della palombelli son vecchi, le parrucche usate da fiorello e amadeus son terribili. Madame ed i maneskin invece ne danno un’interpretazione meravigliosa. Madame nell’ultima esibizione vestita da sposo con il velo da sposa; i maneskin son sempre vestiti tutti uguali e nel momento della premiazione abbiamo victoria che si mostra completamente al maschile mentre daminao piange mostrano una fragilità più femminile. La regia non nota tutto ciò e cristallizza gli stereotipi. La componente maschile è molto più coraggiosa della componente femminile, osano sempre con lustrini e smalto mentre le donne usano sempre o un abito di scena, travestendosi o un vestito elegante tipico del veglione di capodanno. Vediamo errori: Esibizione di madame  uso sconsiderato della telecamera, gli stacchi sono a caso e senza logica Non si fa mai notare che lei è scalza, non viene raccontato questo particolare. Esibizione stato sociale  troppa roba sul palco, non sappiamo quanto sono sul palco e un componente è anche nascosto. Son state inserite le luci stroboscopiche, inquadrature sull’orchestra... troppa roba in

È uno stile di conduzione è poco aggressivo, molto gentile. È quindi un insieme di stili diversi che oggi sono un genere/programma a sé. L’aspetto interessante di PB è vedere la gente comune, persone semplici, poco scolarizzate che diventano protagonisti in tv; un programma che mostra la gente comune senza prenderla in giro o altro. È stato rifatto come programma con Antonella Clerici Video : scenografia diversa. Quando noi guardiamo un programma tv e noi ci sentiamo in imbarazzo, significa che c’è qualcosa che non va nel programma, c’è qualcosa che non funziona. A volte i remake non bisogna proprio farli, non c’è ragione, non c’è motivo. Toccare il formato di Portobello, cercare di attualizzarlo in una situazione storica- sociale che non rispecchia più quel programma. Un altro genere molto importante nato nella neotv è il talkshow con Maurizio Costanzo, il padre del talkshow. “ Bontà loro ” è stato il primo tentativo di talk show dove maurizio, giornalista intervista dei personaggi. (prima serata) Video : Il triangolino nel video era il segnale che sull’altro canale Rai era presente un altro programma; cosa che poi svanisce durante il duopolio. Chiude una finestra, prende uno sgabello e si posiziona dietro i suoi ospiti. Questo gesto è simbolico per chiudere fuori il mondo esterno ed aprirsi all’ospite. Questo talkshow, programma di parola, MC lo inventa, lo costruisce ponendo se stesso in una posizione che permette di dare senso a tutto il programma. Lui si pone alle spalle degli ospiti; son tre ospiti diversi e tutti sullo stesso piano, mc guarda al pubblico, guarda noi. Lo sgabello si può posizionare dove lui vuole e lui userà la sedia per determinare i punti di parola; lui determina il ritmo ed il senso del programma. Siamo davanti ad una costruzione dello spazio di tipo teatrale, noi siamo nella platea e sul palco c’è qualcuno che parla e ci guarda in faccia. Questa disposizione, prosemica, sarà enfatizzata dal MC show (seconda serata) che si svolge proprio in un teatro è un genere quindi che ha a che fare con la performance, con il ritmo, vicina allo spettacolo, al varietà orchestrato da lui. Atteggiamento, sguardo, modo di porsi fisicamente nei confronti dell’ospite, tutto teso ad un certo tipo di risultato. La situazione è davvero interessante e nuova. Domenica in è il primo programma contenitore della tv italiana, programma in cui ci son tanti pezzi di vari generi. Lezione 11 16/ Anni 80- Gli anni 80 sono anni molto più facili da vivere rispetto al decennio precedente, gli anni di piombo. Gli anni 80 si aprono con un boom economico, un clima più disteso e rilassato che la TV chiaramente riflette. Il genere che più rispecchia questo periodo è l’intrattenimento. Pronto raffaella : prodotto dalla RAI, sfonda il muro del “mezzogiorno”; progetta programmi le aree del palinsesto vuote e scoperte, in questo caso proprio la fase delle 12:00, momento in cui le persone sono a casa, cucinano e tornano per la pausa pranzo. Per quella fascia viene costruito un programma in cui la leggerezza e il dialogo con il pubblico a caso diventano proprio i fondamenti di questo genere nuovo. Per la prima volta in TV entra “visivamente” il salotto, si costruisce e si inventa (gianni boncompagni) uno studio completamente innovativo che rappresenta un salotto di una casa romana e con il chroma key colloca il salotto proprio come se fosse una terrazza romana. L’utilizzo della tecnologia è proprio una delle innovazioni e basi di questo programma. In questo programma si fa entrare in studio un contenitore di fagioli/castagne/… e con le chiamate da casa bisogna indovinare quanti sono i fagioli. È un modo semplice per entrare in tv. Il programma non è composto solo da questo elemento, chiaramente. La sigla del programma non è per niente semplice, c’è un chroma key, in uno studio tv si crea una spiaggia tropicale; è un modo di fare tv completamente innovativo come le sue tecnologie. C’è una parte del programma in cui si vede la regia del programma e si inquadra proprio la cabina di regia del programma, evidenziando la tecnologia e la struttura produttiva del programma. Nello stesso periodo, in un fase di creatività determinata dalla concorrenza, spinge il palinsesto oltre il mezzogiorno e la mattina ma anche verso la notte. Si esce dal perimetro della prima e “seconda” serata ed estende il limite della tv serale oltre al perimetro del momento. Programmi simbolo di questo periodo è il

programma quelli della notte , nato nel 1985. Renzo Arbore fu uno dei grandi della TV italiana e della radio assieme a Boncompagni. Entrambi personalità creative RAI anche se Bonc. Poi va in Mediaset. Arbore crea proprio questo formato dove la musica dal vivo è la chiave principale, musica che punteggia la performance, la chiacchiera e le ospitate in maniera creativa. Quelli della notte ha inventato un linguaggio ma anche tanti personaggi poi divenuti fondamentali. Sigla dura 4:30 minuti di una performance dal vivo di un gruppo musicale formato da musicisti famosi che improvvisavano la performance come in ogni Jam Session. Lo studio è allestito come una casa dove poteva accadere di tutto essendo tutto basato sull’improvvisazione; si deve quindi essere in grado di “cucire” e raccontare il programma improvvisando in diretta, senza un copione, senza prove. Negli anni 80 si riusciva a fare, si faceva per inventare e sperimentare frontiere nuove del linguaggio televisivo, cosa che farlo oggi sarebbe un’impresa. In questo stesso periodo, Mediaset … Mediaset, fininvest, si attrezza per rispondere alle “offensive”, alla rendita della rai; cerca di inventare il suo proprio linguaggio di intrattenimento. Mediaset non ha la diretta fino al 1990, quindi tutti i programmi son registrati. Rispetto alla rai, mediaset propone un intrattenimento diverso; si gioca su un registro molto più facile. Mentre la comicità di Arbore è intellettuale, di nicchia, di gruppo, mediaset allarga il proprio pubblico; opta per intrattenimento molto più basic e facile. L’esempio lampante è drive in su italia 1 nel 1086, programma che simboleggia proprio l’intrattenimento sulla rete più giovane della mediaset; linguaggio che tutt’ora è tipico mediaset ed è utilizzato. Vediamo lo stile di comunicazione che emerge: è uno stile comico completamente diverso da quello visto; è uno stile largo, facile e pieno di riferimenti sessuali, doppi sensi, allusioni. Utilizza lo stile della sitcom con le risate registrate; il set è proprio quello di un teatro in cui c’è il pubblico e i numeri vari. Il ritmo è importante, la scenografia semplice, il numero visto in video dura 5 minuti e poco dopo; questo modello è poi quello che verrà ripreso da tutta la comicità televisiva Mediaset, ripresa molto dal modello americano: numero, risale, numero, risate. L’altro aspetto è l’utilizzo del corpo femminile come elemento per attrarre. L’immagine è piena di colori, piena di luci sfavillanti per attrarre e appunto da donne. È quindi uno stile riconoscibile, stile di striscia la notizia, zelig, colorado… comicità molto facile. C’è stato però un episodio che ha contrassegnato questo decennio e che ha costituito una frattura totale nel modo di percepire la TV dagli italiani. È stata la Tragedia di Vermicino. Un momento drammatico della storia televisiva. A Vermicino, vicino frascati, nel 1981 un bambino di 6 anni cade in un pozzo e arriva questa notizia al TG e da quel momento inizia una diretta di 3 giorni che testimonia i tentativi di salvataggio di questo bambino; tentativi vani perché il bambino muore. Questo episodio è rilevante perché cambia completmente la percezione dell’utilizzo della televisione. Cambia l’idea che gli italiani hanno di cosa è la tv; la tv segue questi eventi, inizia la diretta e non si riesce più a fermarla, gli italiani guardano ininterrottamente tale diretta. Si seguiva tutto in diretta, si sentiva la voce del bambino, si segue in diretta anche l’ultimo tentativo di salvataggio. È stato un momento in cui la tv ha cambiato pelle, ha cambiato pelle anche lo spettatore che ha capito che dalla tv poteva aspettarsi anche cose tristi, tragedie tristi, testimonianza di eventi drammatici, non solo cose divertenti. Da qui nasce ciò che si chiama TV Verità , una tv che entra nel privato, nella cronaca, per sostituirsi a volte a chi fa luce sui fatti, agli inquirenti. La tv si sostituisce alla giustizia. Questo filone della tv verità fu una parte fondamentale di questo decennio 80-90, decennio di scontri tra i due poli e tra i modi di percepire la tv stessa. Una tv leggera, stupida e frivola, una tv testimone della realtà, testimone disturbante, violenta e provocativa. La TV condensa nella sua essenza la capacità di dar voce al Reale, fatto di leggerezza ma anche pesantezza. Lezione 12 29/ Anni 90- Siamo negli anni 90, la tv italiana è ormai un duopolio. La legge mammì permette a mediaset di assumere la stessa rilevanza legislativa della rai, la concorrenza diventa quindi feroce. Gli anni Novanta sono l’ età dell’abbondanza. Innanzitutto, ci son nuove tecnologie, non solo la tv lineare e generalista, si fanno strada le tecnologie più nuove che si affermano poi nel nuovo millennio. Tv satellite, cavo, pay tv.

La Tv Musicale viene interpretata nel 1984 con Videomusic (quasi un plagio di mtv) che poi confluisce con TelemMontecarlo; l’esplosione della tv musicale segue la nascita del videoclip come espressione di musica. Accanto alla tv musicale abbiamo la PayTv con la nascita di Telepiù e poi di Stream che uniti danno vita a SKY nel 2003. Durante il Karaoke succedeva che la troupe andava di piazza in piazza, si allestiva un palco e chiamava il pubblico per poter cantare. Anima mia è un esempio particolare di ciò che si riusciva a fare in tv. Un varietà su Rai2 e abbiamo come conduttore Fabio Fazio che inventa un formato e sperimenta; chiama a condurre insieme a lui un grande cantautore, Claudio Baglioni, mai stato in tv. In questo esperimento, Baglioni (percepito come un cantante molto serio) si prende tantissimo in giro e fa moltissima autoironia, una cosa decisamente inaspettata. Ci son momenti di musica (non sua) intramezzati da altro e non a caso il nome del programma stesso è preso da una canzone famosissima. La canzone anima mia diventa la sigla, la colonna sonora di questo programma. Lezione 13 30/ Anni 00 Due avvenimenti fondamentali in questi anni, uno televisivo e uno dal punto di vista socio-culturale. Da un lato abbiamo l’esplosione del grande fratello nel 00, dall’altra parte l’attacco alle torri gemelle del 2001 che cambia il mondo, cambia la sensazione di sicurezza dell’occidente, cambia il ruolo della tv come fonte di informazione e come elemento capace di raccontare la contemporaneità, la capacità di farci star dentro gli eventi. Il nuovo millennio si apre all’insegna del cambiamento. Televisivamente, la TV non inventa mai nulla però con grande fratello inventa un nuovo modello, un nuovo ruolo da dare alla tv nel ruolo sociale e comune. L’avvenimento del 01 ci fa capire la capacità della tv di raccontarci in maniera invadente e ed evitabile ciò che accade intorno a noi. Se la guerra del golfo è stata semplicemente raccontata in diretta, nel caso delle torri gemelle noi vediamo ciò che accade, siamo letteralmente lì. Caratteristiche dello scenario tecnologico anni 0 Gli anni 00 sono gli anni in cui si afferma la tv a pagamento ed i generi di punta di questa sono il cinema ed il calcio. SKY arriva nel nostro paese e si impone in questi generi, inizialmente con Desperate House Wife. Il motivo per cui viene scelto è perché è un titolo che piaceva alle donne, al pubblico femminile; questo per fornire alle donne lo stimolo per chiedere un abbonamento a sky, dunque non solo contenuti maschili. La tv generalista risponde puntando su grandi eventi di intrattenimento come gli show di fiorello, i grandi programmi del Sabato Sera che sky non era in grado di garantire e spinge sul talkshaw politico che si afferma negli anni, un genere che costa poco, fa buoni ascolti e lavora sulla quotidianità; sollecita e mette in mostra la capacità di esserci nel momento. La tv satellitare invece deve offrire contenuti pregiati che giustifichino il costo e l’abbonamento. Ha anche un’altra caratteristica, la moltiplicazione dell’offerta. I canali aumentano a dismisura, le possibilità di raccontare aumentano e bisogna riempire i nuovi palinsesti satellitari di contenuti. Il tema dei contenuti diventa il fulcro degli anni 00. Un altro aspetto interessante per via della moltiplicazione dei canali è la Legge Gasparri 2004 che stabilisce la necessità dello switch off, lo spegnimento delle frequenze analogiche per passare al digitale; il digitale terrestre e la tv satellitare. Questa legge prevede che lo switch off avvenga entro nel 2006 ma in realtà il passaggio ha richiesto molto più tempo per via di difficoltà legislative ma anche geografiche. Questo processo si è completato infatti solo nel 2012, sancendo la necessità di aumentare ed allargare le frequenze al digitale e l’offerta televisiva. Insieme a SKY nascono altre TV a pagamento che hanno a che fare con le TV generaliste che aumentano i loro segnali ed i loro canali di trasmissione, sia gratis che a pagamento (rai4, rai 5, infinity, mediaset premium). Negli anni 2000 si moltiplicano le piattaforme, i contenuti e le possibilità d’accesso, le tipologie di palisnesto e le logiche che li regolano, le modalità della fruizione televisiva. C’è un aumento della scelta che permette allo spettatore di scegliersi il proprio palinsesto televisivo. Si passa dal broadcasting (trasmissione da uno a tanti) all narrowcasting (relazioni spettatore-emittente sono individuali, non si mira al pubblico generalista ma ad uno in particolare come per i canali tematici). Questa porta Auditel a rilevare l’ascolto differito oltre a quello live. Le date chiave sono il 2012 con lo switch off e il 2013 con il decennale di Sky. Caratteristiche:

  1. Moltiplicazione offerta: abbondanza di contenuti fatti su misura dello spettatore.
  2. Negli stessi anni esplode la rete internet, si diffonde l’utilizzo di internet: l’utilizzo di internet parallelo alla fruizione televisiva crea lo scenario di oggi
  3. Internet e tv: questo scenario porta all’esplosione dei social come luogo in cui si discute anche di tv. La TV non può fare a meno di confrontarsi anche con la rete. C’è inoltre da tenere conto che questo porta al passaggio da broadcasting a narrowcasting.
  4. I contenuti: fame di contenuti per popolare la miriade di canali. Da un lato Sky importa e condivide contenuti esteri, però ciò non basta; ad oggi le parole chiave sono “ format ” e “ reality ”. La necessità è quella di avere molti contenuti a costi ridotti per poter far fronte alla domanda; è un momento di grande creatività e vivacità dell’offerta/domanda televisiva. Il format è una struttura di un programma che ha un valore economico. Il format è un programma già andato in onda da qualche parte il cui schema di base ha un valore economico, ciò significa che in un contesto socio- culturale ed industriale viene ideato un programma, viene immaginato un concept , un numero 0 che viene testato, se funziona questo numero 0 viene venduto. Chi lo acquista (emittente/casa di produzione) lo può adattare al proprio contesto culturale. Hanno una garanzia, quella di essere già andati in onda altrove e dunque una garanzia di successo. Ha quindi un costo minore perché si sa che “funziona”. (è una struttura che viene replicata in altri contesti culturali ma con altre facce). Il reality , altra parola chiave, è un genere nuovo che ha a che fare con le logiche legate a questo scenario tecnologico diverso e a questa moltiplicazione di canali che richiedono nuovi contenuti. È importante perché è un genere estremamente plastico, permette tantissime varianti perché si basa su un principio molto semplice, facile da capire, immediato, ma non banale da costruire. Si raccontano le persone comuni, le storie delle persone comuni, la vita quotidiana (alcuni momenti). Di fatto il GF è il primo esempio di format reality che poi dilaga e tutt’oggi è egemone nei palinsesti. Il grande fratello Un caposaldo della storia della TV italiana che riassume tutte le caratteristiche e lo scenario degli anni 2000, soprattutto la tecnologia, le trasformazioni televisive e la trasformazione del format e dei reality. Nella storia della tv non c’è stata altra occasione o contenuto che abbia svolto lo stesso ruolo rivoluzionario del grande fratello. Lettura: tv prima del GF e della tv dopo il GF. John De Mol Olandese , ideatore del format: persone comuni messe in una casa senza contatti esterni, costantemente osservate. 1999 debutto che determina una spaccatura tra il prima e il dopo, la diretta mischiata al montaggio televisivo. 16/09/1999 prima diretta del programma in olanda. 14/09/2000, prima diretta televisiva in italia. Fotografa le miserie trasparenti aldilà e al di qua dello schermo, mostra le pieghe della realtà che “osserviamo” ma che in realtà guardiamo allo specchio. Il primo grande fratello è diverso da ciò che accade oggi, teniamo in considerazione solo la prima edizione (le prime). La prima edizione è stata un’esplosione, ha avuto un protagonista, Pietro Taricone che era una forza della natura. Lui riuscì ad interpretare un ruolo insieme a tutti gli altri, la normalità dell’essere lì e l’eccezionalità di essere lì. GF ha “inventato” un futuro che non si è nemmeno compiuto del tutto. Quel primo GF è stato addirittura tradito dal futuro. Prima edizione: casting fatto secondo una caratteristica forte sulla quale costruire il racconto. La cosa interessante era proprio la gente comune chiusa in una casa per tre mesi. Lezione 14 12/ Le fasi della produzione televisiva Le fasi sono divisibili in 5 momenti:  Ideazione: un’idea per essere una buona idea deve soddisfare moltissimi criteri, non deve essere solo creativa e fantasiosa. Bisogna fare i conti con gli aspetti concreti; ò’idea deve avere la possibilità e la necessità di fare i conti con: o Budget: quanto costa o Tempi: quanto tempo ci vuole, o Praticabilità tecnica o legale: se questo programma è gia stato inventato o Linee editoriali: bisogna vedere se si adegua alle linee editoriali di una rete. Infatti in televisione non si inventa niente, la tv non può permettersi tutto questo rischio economico di fallimento, non può permettersi di andare in perdita. Dunque spesso si adatta un format già esistente e questa fase “ideativa” è già superata.

Format giapponese che funziona bene, come mai? Tetris: Il format giapponese nasce da un’idea facilissima, semplice. Perché da noi non funziona? È una comicità basica, tu ridi del fatto che queste persone cadono, si fanno male, sono ridicoli. È un contenuto più facile da trovare in rete piuttosto che in televisione. Lezione 16 19/ Maria De Filippi Può piacere come no, però ha un ruolo molto importante e rilevante. Questo perché ha inventato, creato, uno stile di costruzione dei suoi programmi totalmente suo. Ha creato un linguaggio visivo, ma anche non verbale; parla ad un pubblico vastissimo e mantiene un livello di ascolti altissimo da decenni. C’è posta per te È la “summa” dello stile e dei contenuti di Maria, è l’esempio perfetto del suo modo di fare. È un programma longevo che riassume e condensa in sé gli elementi fondamentali del linguaggio televisivo dell’intrattenimento degli ultimi vent’anni (nasce nel 14 gennaio 2000 con 24 edizioni). È così importante perché la sua struttura è semplicissima ma talmente efficace che ancora oggi non stanca, non perde ascolti. C’è posta per te è costruito prendendo tutti gli elementi della narrazione televisiva, lo storytelling televisivo, e li mette assieme, confezionando un programma che diventa la metafora del linguaggio televisivo e della tv contemporanea (vent’anni). Parliamo di un’ispirazione ad un programma già esistente, Stranamore , programma condotto dal 94 al 97; è l’idea del racconto di storie di persone comuni raccontate in “esterna” (c’era un pulmino che girava per l’italia e recuperava con l’effetto a sorprese i protagonisti di queste storie, andando dall’altra persona cercata dal primo) o ricucite in studio. Ciò che Maria cambia è la costruzione delle storie, tranne la parte dei postini. Sono storie di persone comuni, semplici, qualsiasi. Il primo elemento tipico di questo linguaggio televisivo è quindi il racconto della quotidianità ; abbiamo un racconto visivo delle emozioni, le storie della gente comune. Maria si “cuce” addosso questo programma; tipico è il modo con cui racconta le storie, con cui le confeziona. La struttura è molto chiara, semplice ed immutata; è una struttura che fa da scheletro e che poi di puntata in puntata viene riempita da volti nuovi. È un programma seriale, dunque che viene presentato sotto puntate che si ripropongono durante l’anno. Lavora in una maniera particolare nel suo “gruppo di lavoro”. Lei ha una casa di produzione, Fascino, che produce i suoi programmi per Mediaset. Tutti i suoi programmi vengono seguiti da gruppi di lavoro “chiusi”; chi lavora a quel programma, c’è posta, non lavora sugli altri programmi (redattori, autori…). Il lavoro di redazione, selezione, contatto ed altro è un lavoro continuo e seguito in prima persona da lei. Il programma è costruito in modo semplice: qualcuno vuole far arrivare un messaggio a qualcun altro e chiede la mediazione di Maria. C’è una struttura ricorrente: ogni puntata inizia allo stesso modo, la costruzione delle storie nella singola puntata è simile in tutte le altre. Si inizia sempre con un regalo , un ospite, una storia commovente. Lei entra direttamente nello studio e parla, è sintetica, va dritta al punto. Inizia con i saluti e poi presenta la storia del regalo, dell’ospite , che una persona dona all’altro. È chiaramente un escamotage narrativo, gli ospiti solitamente, sono ospiti molto importanti ed internazionali (eccetto quest’anno per via del lockdown); arrivano personaggi che non vanno mai in altre trasmissioni televisive. La retribuzione è chiaramente elevata per gli ospiti che arrivano, ma a questi ospiti viene offerta tanta visibilità, share oltre ai soldi, e promozione di album, film, libri, serie. Dunque, si apre sempre con il botto, una storia leggera concentrata intorno all’ospite che viene presentato al pubblico con sempre lo stesso stile visivo (montaggio, titoli…) che poi si presenta alla persona mittente e si nasconde al destinatario. Dopo questo momento di apertura della prima storia, il pubblico si è sistemato, è collegato e c’è la seconda storia , la più forte, la vera e propria bomba; storie pesanti ma normali e comuni che mettono in discussione l’idea di “famiglia perfetta”, si mette in evidenza proprio la difficolta del vivere insieme. È quindi un modo importante di raccontare la soap-opera che tutti noi viviamo quotidianamente. Il motivo per cui si guarda c’è posta è proprio lo stesso motivo per cui noi guardiamo le serie, le soap; noi vediamo qualcuno, la sua vita e curiosiamo nella sua vita, dove noi prendiamo le parti, giudichiamo, spettegoliamo. Questa pratica del “pettegolezzo” è la stessa cosa che accade sui social. Dopo questa storia ne segue una più leggera, magari un po’ più divertente.

Ogni storia deve avere il tempo di svilupparsi o chiudersi in un modo o nell’altro, alcune più lunghe e altre meno. Vediamo una storia che dura 50 minuti e all’interno di questa sembra proprio di vedere una puntata di una serie: abbiamo una presentazione, un inizio, la presentazione dei personaggi, dialoghi, svolgimento e fine. Osserviamo come Maria gestisce la parola ma soprattutto i silenzi , lei non ha paura del silenzio in prima serata di sabato, ciò che la differenzia da ogni altro presentatore. Lei non ne ha paura ed è una delle sue leve più importanti di comunicazione; lei comunica con il silenzio ma anche con il corpo. È un ossimoro vivente: bionda, magra, asciutta, lineamenti minuti, ha un vocione che non risponde al suo corpo o viso; ha un modo di muoversi che è in contrasto con il fatto di portare sempre dei tacchi alti e che spesso usa in maniera goffa, cosa che è diventata tipica di lei. È una persona che ride poco, non cerca un consenso, molto seria (anche se oggi si è lasciata un po’ andare), cosa che dà serietà al programma; se non ci fosse questo atteggiamento serio e rispettoso delle storie che sta raccontando, il programma sarebbe meno importante. Video: storia di danilo e rosy Storia di una famiglia, lei cammina, si presenta e dice che è la storia di un regalo; si vede il pubblico, i colori ovvero blu, nero e bianco, colori basici in TV; blu tipico del “freddo” quindi si cerca di raffreddare le emozioni, renderle serie. Lei subito inizia con “lui mi ha detto, lui mi ha raccontato quando ci siamo incontrati”. Lei cammina da un lato all’altro, ritmando il suo racconto con i suoi passi; se lei stesse ferma sarebbe intollerabile. In un minuto esatto Maria concentra la storia; in un minuto sappiamo tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere. Lei continua a camminare con la cartella sottobraccio ma comunque non legge. Lei non guarda mai la cartelletta, non ha un copione; questo è il segreto, lei è vera, sa esattamente quello che sta dicendo. Non legge il gobbo, non ha appunti, non legge la cartelletta, lei sa la storia, non recita. Ciò che questo stile ci infonde è la sua serietà, lei conosce la storia e sa di cosa sta parlando. Un’altra cosa fondamentale è che lei mangia un sacco di caramelle durante la puntata, questo perché lei è abituata a fumare un sacco di sigarette. Piani d’ascolto: lei parla e l’inquadratura è fissa sul volto delle persone, scelta in contro tendenza del 99% del linguaggio televisivo, soprattutto per via degli stacchi veloci. Il racconto è molto semplice, usa parole facili e comuni che si avvicinano a noi. Nel momento in cui si va a consegnare la posta vediamo quella parte di “fiction” del programma, con la canzoncina tipica. Il ragazzo dimostra da subito un atteggiamento sgradevole e poi comincia il dialogo tra le due parti. Siamo al decimo minuto e quello che cambia da un certo momento cambia l’atteggiamento di Maria, Maria infatti si arrabbia nel notare come si comportano la figlia ed il fidanzato, in maniera poco educato e sgradevole. Lezione 17 20/ La serialità televisiva La serialità delle piattaforme ott non è rappresentativa del mondo della serialità. La storia della serialità accompagna tutti i media, dal romanzo alla stampa, al cinema, alla radio, alla tv. Tutti i medium sviluppano un linguaggio seriale. Lost Inizio di Lost : sequenza più avvincente. È un capolavoro, ha cambiato la storia della serialità. Il periodo di cui parliamo sono i primi anni duemila, anni densissimi per la serialità televisiva. Dal 2004 al 2010, anno in cui termina ed anno in cui c’è una svolta nella serialità televisiva, quella che ad oggi è ancora presente. Tutto questo per l’arrivo dal 2010 delle ott. Si tratta di un prodotto che non si era mai visto prima; un prodotto talmente denso, narrativamente, produttivamente, industrialmente e per il “discorso” che genera, si tratta di un capostipite. Sono sei stagioni che ti portano dentro un’esperienza, hanno un numero variabile di episodi per ogni stagione; solitamente le serie avevano un numero standard di puntate per stagione: 24 1 stagione, 23/22 nella seconda e terza stagione e nella quarta stagione sono 13, poi 16, 16 e 13 nelle ultime. La quarta stagione viene una riduzione per una situazione verificatasi nel 2008 ovvero lo sciopero degli sceneggiatori statunitensi che fermarono le produzioni televisive seriali. Lost è la prima serie che annuncia il proprio finale prima del finale stesso; la serie dice: finirò in questo momento. Di fatto gli autori ed i curatori della serie decisero di prolungare oltre la quinta stagione anche se la fine era annunciata già dalla quarta.