Scarica Appunti completi – Frey e più Appunti in PDF di Energia per l'ambiente solo su Docsity!
STRUMENTI VOLONTARI E POLITICHE DI PRODOTTO
Procedura standardizzata a livello internazionale dalle norme ISO 14040 e 14044. Strumento utilizzato per valutare il potenziale impatto ambientale di un prodotto o di un processo. Permette di confrontare fra loro prodotti diversi con uguale funzione e di identificare gli impatti più rilevanti sui quali concentrare gli sforzi di riduzione. Considera l’intero ciclo di vita, eseguendo una valutazione imparziale e completa. A cosa serve LCA? Serve per capire da un lato come intervenire lungo l’intero ciclo di vita per migliorare la performance dei prodotti, ma anche per confrontarsi con il mercato, il consumatore può scegliere il prodotto in base ad un'analisi robusta. Ad esempio, nelle 5 fasi di una macchina, il ciclo ci dice che l’80% degli impatti generati avvengono nella fase di uso, quindi tutto il ciclo di produzione, con il fine vita, pesano soltanto il 20%. Se non fosse considerato l’impatto ambientale di ogni singola singola fase del ciclo di vita del prodotto/servizio l’esito potrebbe essere vistosamente ingannevole. La produzione e assemblaggio contano pochissimo, circa 1% del totale, mentre la parte di acquisizione di materie prime è molto rilevante. In questo caso si misura solo un parametro di riferimento, la carbon footprint, quindi le emissioni di gas serra. Le categorie di impatto sono:
- Cambiamento climatico: si convertono i parametri in CO2 equivalenti
- Particolato/smog: nel tempo sono diventate importanti le polveri sottili, che si legano al sangue portando a danni di salute. Infatti, quando si misura l’inquinamento questi parametri sono diventati importanti (PM).
- Acidificazione: è legata a ciò che avviene nelle acque e nei suoli, ad esempio piogge acide. Elemento significativo e trans frontaliero. È un indicatore, proxy, che ci da la rappresentazione di un fenomeno.
- Eutrofizzazione marina: sono nutrienti presenti negli scarichi umani e che portano alla formazione di alghe, si sviluppa la vegetazione delle acque che porta al deterioramento di un ambiente marino, perché le alghe consumano ossigeno.
- Impoverimento risorsa idrica: m3 di acqua equivalente, legato agli usi locali. Ci sono tutti i parametri chiave, suolo, acqua, aria, terra e cambiamento climatico. LCA considera in modo combinato questi parametri, e in questo senso previene lo spostamento dell’onere ambientale da una fase di ciclo ad un’altra, e soprattutto da una categoria all’altra. Ad esempio, se depuro l’acqua generò più fanghi e genero impatti sulla terra. LCA previene:
- spostamenti dell'onere ambientale da una fase del ciclo di vita a un'altra
- spostamenti dell'onere ambientale da una categoria d'impatto ad un'altra Fasi dell’analisi LCA
Unità funzionale Definire l’unità funzionale, ad esempio nel caso di una bottiglia d’acqua, permette di facilitare la valutazione; quindi, avere un’unità funzionale è utile perché è l’unità di misura a cui sono riferiti tutti i risultati dell’analisi LCA. È una caratterizzazione univoca. Deve essere definita considerando:
- La funzione svolta / il servizio fornito;
- La durata della funzione o servizio;
- Il livello di qualità atteso;
- La durata/vita utile del prodotto;
- Il codice NACE di identificazione. Il flusso di riferimento indica la quantità di prodotto necessaria per ottenere la funzione definita. Tutti i flussi di input e output dell’analisi fanno riferimento al flusso di riferimento Confini di sistema Inventario del ciclo di vita È la fase più importante dello studio LCA, nella quale si procede alla costruzione di un modello analogico della realtà in grado di rappresentare nella maniera più fedele possibile gli scambi tra le singole operazioni in ogni fase del ciclo di vita. L’inventario include tutti gli input e output di materie/risorse energetiche significativi dal punto di vista ambientale e delle emissioni in aria, acqua e suolo per i processi che contribuiscono alla produzione del prodotto/servizio oggetto dello studio all’interno dei confini definiti. Interpretare i risultati di uno studio LCA Ci serve per valutare la sostenibilità di soluzioni di economia circolare. Linee di azione e soluzioni operative per perseguire la “circolarità” a livello aziendale e nell’ambito della catena del valore:
- Recupero di componenti ancora idonei all’uso
- Valorizzazione di scarti di lavorazione
- Riprogettazione dei prodotti e dei packaging di trasporto
- Utilizzo di materia riciclata
b) un quadro per gli acquisti verdi di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione e la possibilità di incentivi finanziari per stimolare l'adozione di tali prodotti; c) il “Forum sul commercio al dettaglio (Retailers Forum)” creato nel quadro del Piano d'azione SCP/SIP che vuole assicurare la cooperazione fra le varie parti interessate per fornire ai consumatori maggiori informazioni sulla sostenibilità. Etichette energetiche Sarebbe opportuna una comunicazione rigorosa e corretta, e un esempio di grande successo sono le etichette energetiche. Guardandole, in riferimento a delle etichette di 4 anni fa, si notano le classi che vanno da A a G, introdotte con la direttiva Ecodesign del 2009, e l’attenzione era sull’efficienza energetica in particolare degli elettrodomestici. L’idea era che in un arco di 5 anni non si avessero nel mercato prodotti di classi E,F,G. Oggi le classi sono fino alla D, quindi più nuova. Inoltre, sono stati introdotti i simboli “+”, è stata alzata l’asticella dei prodotti di, creando categorie di performance diverse. Questo è accaduto perché c’è stata un'evoluzione nelle aziende, è emerso che le aziende in classi A sono poche, e sono di più quelli in A++. Quindi c’era stato un meccanismo di spostamento netto da parte delle imprese verso la fascia super alta delle prestazioni, perché le istituzioni hanno introdotto un sistema che funzionava dal punto di vista dell’etichettatura, i consumatori capivano di più. Il consumatore poteva essere ingaggiato sulla capacità di analizzare quale prodotto fosse migliore, soprattutto nell’efficienza e nell’uso energetico, capendo anche quanto si potesse risparmiare. Allora scattava la logica per cui il consumatore pensava come un investitore. Anche a fronte di una sensibilità crescente dei consumatori, che erano disposti a pagare di più affinché l’efficienza fosse ripagata, ha generato un movimento comune, le istituzioni hanno avuto un ruolo cruciale grazie anche la con- partecipazione di altri attori, aziende e cittadini. Si è instaurato così un circolo virtuoso, tanto che l’etichetta è diversa; nella nuova scala, prodotti che attualmente vengono classificati con la classe A+++ potrebbero finire in classe B. Ciò consentirà alle classi migliori di avere spazio per modelli più efficienti dal punto di vista energetico. Le imprese sono anche più competitive, nuove quote di mercato, e le istituzioni accompagnano questo percorso di rinnovamento. Arrivano poi al VII programma di azione, viene introdotta la PEF, nell’Unione Europea la Product Environmental Footprint, una metodologia che regolamenta il calcolo, la valutazione, la convalida di parte terza e la comunicazione a tutti gli stakeholder dell’impronta ambientale dei prodotti e dei servizi. Si necessita una comunicazione chiara, evitando troppe etichette ed ragionando in termini di Ecolabel o similari, usando l’approccio LCA. PEF:
- Scopo: la metodologia dell’impronta ambientale di prodotto si propone di fornire orientamenti tecnici quanto più dettagliati possibili per l’effettuazione dello studio LCA in modo da aumentare la comparabilità di studi e risultati condotti da analisti diversi su prodotti dello stesso tipo. Si vuole informare tutto partendo dalle metodologie.
- Obiettivi: inclusione di LCA nella normativa ambientale, armonizzazione metodologica, cooperazione internazionale, comparabilità sopra la flessibilità, riduzione di costi per le imprese e incrementata applicabilità per le PMI, migliorata comunicazione verso i consumatori onde evitare confusione, smarrimento e diffidenza.
- Principi da rispettare: rilevanza, completezza, coerenza, precisione, trasparenza. Lotta al greenwashing. Le PEFCR accompagnano e completano le linee guida generali fornendo indicazione specifiche a livello di categoria di prodotto. La PEF risponde ai requisiti del greenwashing? I primi 5 principi fondamentali
- Basa i tuoi claims su informazioni affidabili
- Parla dei miglioramenti significativi, in aree che sono rilevanti
- Rendi l’informazione utile per il consumatore
- Soddisfa la fame di informazioni del consumatore e non nasconderle
- Fai in modo che l’informazione arrivi al consumatore, e non viceversa Ulteriori principi desiderabili per avere una comunicazione chiara:
- Mostra la fotografia completa della sostenibilità del prodotto
- Aiuta il consumatore a spostarsi dall’informazione all’azione
- Coinvolgi il consumatore in più modi diversi
- Lavora con altri attori per aumentare il livello di accettazione e credibilità
- Aiuta il consumatore a scegliere fra prodotti simili Un consumatore davvero pro-attivo, quando acquista un prodotto, cosa può fare? Ad esempio dov’è la filiera, impatti ambientali e sociali. Come comunichiamo l’impronta? Ci sono diverse rappresentazioni, dipende dal destinatario. Esempio della commissione UE sul caffè: Anche a livello internazionale ci stiamo muovendo in modo significativo, a livello di Nazione Unite è stato pubblicato delle linee guida su queste informazioni. Pubblicate le linee guida UN Environment e International Trade Center nell’ambito del 10FP Consumer Information Programme delle Nazioni Unite. L’obiettivo principale è quello di stabilire una base comune per fornire ai consumatori informazioni efficaci sulla sostenibilità dei prodotti. Made green in Italy L’Italia ha deciso di avere un marchio che introdotto la logica del made in Italy, coerente con la PEF europea. Si sta diffondendo con diverse azioni Nel 2022 siamo nel VIII programma d’azione con diversi obiettivi tra cui transizione e logica rigenerativa. Importante tenere logica ambientale e sociale assieme. Tutto ovviamente correlato alla competitività. Direttiva Green Claim La direttiva si propone di raggiungere quattro macro- obiettivi principali:
- garantire che le dichiarazioni ecologiche siano affidabili, confrontabili e verificabili in tutta l’UE;
- tutelare i consumatori dal fenomeno del greenwashing;
- favorire la creazione di un’economia verde e circolarenell’UE, offrendo ai consumatori gli strumenti per fare scelte di acquisto consapevoli e informate;
- contribuire a creare pari condizioni in merito agli impatti ambientali dei prodotti Che vuol dire etichettare in modo chiaro e affidabile e sono vietate le indicazioni non fondate sulla durata. Regolamento eco design La norma infatti mira a promuovere:
- prodotti più duraturi, riparabili, aggiornati e riutilizzabili;
- un aumento nell’utilizzo di materiali riciclati all’interno dei prodotti;
Possiamo risalire a un secolo fa, dove si affianca un bilancio sociale ai bilanci di esercizio. Infatti in Germania AEG pubblica il primo bilancio sociale 1938. Negli anni 60 cresce l’attenzione dei consumatori e ambientalisti, così le aziende cominciano a comunicare ciò che fanno. Negli anni ’70 emerge il tema di volontarietà e obbligatorietà, si estende il dibattito negli USA. Nel 1977 in Francia la legge 769/77 obbliga le imprese con almeno 750 dipendenti alla rendicontazione sociale. Nel 1978 in Italia il Gruppo Meloni presenta il primo bilancio sociale. Negli anni ’90 sviluppo e diffusione della rendicontazione sociale e ambientale e poi di “sostenibilità” in tutti i paesi industrializzati; negli anni 2000 si consolidano gli standard di riferimento e oggi si ragiona secondo una logica di integrazione con bilancio civilistico e sviluppi legislativi. Esempio: UNICOOP Primo step 2005: Primissima versione del Bilancio Sociale. Anche se in ritardo rispetto alle altre aziende. 2006: Bilancio Sociale Consuntivo 2008 : Bilancio di Sostenibilità Consuntivo 2008 : Bilancio di Sostenibilità e Preventivo Nella società in cui viviamo bisogna comunicare e dare evidenza; infatti, il mondo delle cooperative capisce di far comprendere. Secondo step Il bilancio deve avere sia una rappresentazione di ciò che si è fatto, ma anche proiettarsi verso il futuro. L’approccio allora diventa concentrarsi su una fase: la fase di costruzione del budget, dove si parla già dell’anno successivo. Possibilità di introdurre per i prossimi mesi le risorse che serviranno. Ed è il bilancio preventivo, cioè si individuano azioni e risorse in maniera strategica per il futuro, anche dal punto di vista sostenibile. Come scelgo come fare? Essendo una cooperativa ha fatto un’operazione di ascolto degli stakeholder, facendolo diventare un piano sociale partecipato. Prima di definire il budget, incontro strutturato per capire i loro bisogni. Terzo step Viene mantenuto il fil-rouge della sostenibilità, declinata nelle sue tre aree (economica, ambientale e sociale), così come richiesto dal Global Reporting Initiative. Viene utilizzato uno schema di rendicontazione per “capitali”, che renda esplicito il valore condiviso dalla Cooperativa nelle comunità (cfr International Integrated Reporting Council) Obiettivo: ottenere una rappresentazione del concetto di capitale (bene, interesse) generato e posseduto dalla Cooperativa, e dunque condiviso con il territorio. Il tentativo è quello di rendicontare il "valore condiviso” (e quindi aggiunto nelle comunità) dato dalla presenza di UT sul territorio e ai propri soci - in termini di capitali Gli indicatori Sono molto importanti, devono essere definiti per avere caratteristiche di confronto ma dall’altra parte le imprese tendono a essere specifiche. L’indicatore semplicemente è anche un numeratore e denominatore. Perché misurare? La misurazione delle prestazioni attraverso l’uso di appropriati indicatori è un tema cruciale per:
- impostare un Sistema di Gestione Ambientale o redigere un Report di sostenibilità
- conoscere lo stato di fatto degli impatti ambientali della propria attività
- individuare azioni di miglioramento che non solo comporteranno una riduzione dei propri impatti, ma spesso anche benefici economici derivanti, ad esempio, da minor consumi di materie prime, energia, etc. o dall’efficientamento del sistema produttivo. Nella logica della misurazione e del controllo delle prestazioni orientati al miglioramento continuo, l’adozione di indicatori in grado di rappresentare la condizione dell’azienda nei confronti dell'ambiente e la sua evoluzione nel tempo, costituisce infatti un elemento cruciale ai fini di una corretta gestione ambientale e una dimensione conoscitiva irrinunciabile rispetto alla fissazione di obiettivi e di traguardi. Novità reporting dal 2023 La CSDR sta diventando un tema importante per l’UE. Il livello di obbligo si è limitato alle imprese che già portavano avanti questo tema, mentre le altre sono rimaste nel lato sotto soglia. È stato comunque fatto un ampliamento platea di aziende con obbligo di reporting. La scelta europea è stata di dotarsi di un proprio standard ESRS, tra questi il nuovo standard GRI (sia settoriali sia universali). Quali novità?
- Si applicano a settori specifici
- Forniscono linee guida su questioni materiali rilevanti per ciascun settore
- Sono stati elaborati per i settori Oil and Gas, Carbone, Agricoltura e Pesca e per il settore minerario
- Elencano le informative pertinenti per un particolare tema
- Si dividono in economici, ambientali e sociali Alcuni numeri: diffusione tra le imprese
- includono nella relazione sulla gestione informazioni necessarie alla comprensione dell'impatto dell'impresa sulle questioni di sostenibilità (le varie tematiche racchiuse nei nuovi standard), nonché informazioni necessarie alla comprensione del modo in cui le questioni di sostenibilità influiscono sull'andamento dell'impresa, sui suoi risultati e sulla sua situazione. Il contesto attuale Il tema è come si cerca di garantire un impatto competitivo della sostenibilità e anche di semplificazione, de- regulation, in una logica dove però si richiede maggiore approfondimento. Pacchetto OMNIBUS Semplificazione, diminuisce le scadenze e riduce l’obbligatorietà. Semplificare non è sempre facile, soprattutto per le imprese piccole-medie, i sistemi di gestione difficilmente sono riditti nelle loro applicazioni e implicazioni di base. Tante volte la fatica è del Legislatore, perché non sa davvero cosa significa semplificare le realtà meno avanzate. Quello che è certo, è che questo pacchetto si è confrontato con questi temi. Tra le modifiche: Il Parlamento europeo ha approvato il 3 aprile 2025 la proposta “stop the clock”, che prevede il posticipo delle date di applicazione delle direttive UE sui requisiti di due diligence (CSDDD) e di rendicontazione sulla sostenibilità (CSRD). Il posticipo riguarda anche la CSDDD, che impatta direttamente, ed è più problematica della CSDR, perché comunque si può decidere di rendicontare secondo nuovi standard, con la necessità di agirà lungo tutta la catena. La commissione si rivolge alle piccole medie imprese con diversi standard, ESRS VSM, tra questi le microimprese non quotate, da linee guida per facilitare le imprese a gestire e divulgare iniziative di sostenibilità, incoraggiando la loro inclusione in catene del valore orientate alla responsabilità ambientale e sociale supportando il loro ruolo nel promuovere una transizione verso un’economia verde. L'EFRAG ha elaborato uno standard volontario specificamente progettato per le micro, piccole e medie imprese non quotate, denominato VSME ESRS. Questo strumento mira a supportare tali soggetti nel fornire risposte efficaci ed equilibrate alle richieste di informazioni sulla sostenibilità provenienti da controparti commerciali quali banche, investitori o grandi aziende delle quali sono fornitori.
Quali vantaggi dalla rendicontazione Processo di reporting Il tema del coinvolgimento degli stakeholder è significativo, bisogna mappare e capire chi sono e anche capire che relazione avere con loro, fino a farli diventare soggetti propositori. In quest’ottica esistono diversi standard, linee guida tecnica per essere efficaci nell’engagement, ci sono comunque diverse tecniche. Classificazioni STANDARD AA Nello standard, l’impostazione del processo di Stakeholder Engagement si basa sull’approccio consolidato tipico dei sistemi di gestione, riconducibile al Modello PDCA (Ciclo di Deming). Si passa da una relazione passiva, a una media fino ad alta. Concetti importanti. Materialità: cosa è rilevante per l’azienda, concetto tradotto anche nel CSDR, temi rilevanti per chi? Entra in gioco la rappresentazione degli interessi sia dell’azienda sia degli stakeholder, doppia visione che genera una matrice di materialità definita semplice.
Ruolo del settore finanziario e delle banche Prima questi ruoli erano refettori, non davano importanza alla sostenibilità. Da 5 anni non è più un tema di nicchia, erano pochi gli attori coinvolti. Dopo le direttive e linee guida, la tematica è uscita, e sono stati adottati molti strumenti. Ruolo della finanzia nell’accordo di Parigi e agenda 2030 Tema discusso nella COP21, bianco: i flussi finanziari devono essere “coerenti con il percorso verso il contenimento delle emissioni di gas serra e uno sviluppo resistente ai cambiamenti climatici” Non c’è un tema specifico nell’agenda 2030, ma nei sotto punti (es. SDG 8 punto 10) Così come nel Green Deal, a lato della finanza pubblica ci sia un attivazione della finanza green. Ha messo in campo diversi strumenti tra cui Piano d’azione per la finanza sostenibile. Infine la TASSONOMIA: è una classificazione di attività per far si che siano riconoscibili in una categoria, in questo quadro certi investimenti possono essere certificati come green. Per essere green dobbiamo avere almeno uno dei 6 obiettivi qui sotto:
- Mitigazione dei cambiamenti climatici
- Adattamento a cambiamenti climatici
- Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine
- Transizione verso un’economia circolare
- Prevenzione e riduzione dell’inquinamento
- Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi Inoltre bisogna anche non recare danni agli altri dei 5 obiettivi (DNSH) INCONTRO A2A
A partire dal 2025, si sono registrati significativi
cambiamenti nella reportistica aziendale, in
particolare con l’introduzione di nuovi temi come
la biodiversità, che sono diventati parte integrante
delle informazioni non finanziarie. Questo ha
portato le aziende, soprattutto quelle operanti in
settori sensibili come l’ambiente, a rivedere e
rafforzare il proprio approccio alla sostenibilità.
L’azienda in questione si definisce una life company, ponendo al centro della propria missione le persone
e, soprattutto, l’ambiente. Si occupa infatti di settori cruciali come la gestione dei rifiuti, il servizio idrico
e l’energia, posizionandosi come un attore chiave nei processi di transizione ecologica ed energetica. Il
suo obiettivo è promuovere una crescita che sia al tempo stesso inclusiva e sostenibile.
Il piano strategico aziendale si fonda su due pilastri principali: la transizione energetica e l’economia
circolare, verso i quali vengono orientati gli investimenti più significativi. Questi ambiti rappresentano le
direttrici prioritarie su cui si concentra l’impegno dell’azienda per affrontare le sfide ambientali
contemporanee.
In termini di governance, il Consiglio di Amministrazione (CdA) svolge un ruolo centrale approvando la
rendicontazione di sostenibilità. Negli ultimi anni, l’attenzione verso le tematiche ESG (ambientali, sociali
e di governance) è cresciuta notevolmente anche a livello di assetto societario: ciò che un tempo era
considerato secondario, oggi è diventato un aspetto imprescindibile, anche in virtù delle nuove normative
che richiedono maggiore consapevolezza, competenze e trasparenza.
Infine, sul piano operativo,
l’azienda si avvale di un team
specializzato in Sustainability
Development, composto da
professionisti della sostenibilità. In
realtà strutturate come A2A, questo
comparto è particolarmente
sviluppato, con un numero
crescente di figure dedicate alla
gestione, implementazione e
rendicontazione delle strategie
sostenibili.
FOCAL POINT: i dati e le informazioni vengono da ogni funzione, e quindi è importante avere dei punti di riferimento per capire di cosa si parla e avere un orientamento
Rendicontazione di sostenibilità 2024: le novità introdotte dalla CSRD
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata pienamente in vigore dal 2025, ha già
avuto un impatto significativo nel 2024, anticipando cambiamenti rilevanti nelle modalità e nei contenuti
della rendicontazione di sostenibilità da parte delle imprese. Le modifiche introdotte riguardano sia
l’estensione del perimetro di rendicontazione sia la qualità e la verificabilità delle informazioni, con
l’obiettivo di rafforzare la trasparenza, la comparabilità e la credibilità dei dati ESG (ambientali, sociali e
di governance). Ecco le principali novità:
1. Nuovo perimetro e coinvolgimento della catena del valore
Una delle trasformazioni più significative è l’ampliamento del perimetro di rendicontazione. La CSRD
impone alle aziende di adottare lo stesso perimetro del bilancio consolidato per la rendicontazione di
sostenibilità, eliminando la possibilità di escludere alcune aree operative come avveniva in passato.
Inoltre, la rendicontazione non si limita più alle sole operazioni interne dell’azienda, ma include
l’intera catena del valore, sia a monte (fornitori, subfornitori) sia a valle (clienti, utenti finali, fase post-
vendita). Questo comporta nuove sfide nella raccolta dei dati, poiché le aziende devono ora conoscere
più a fondo chi sono i propri partner e come operano. Si tratta quindi di un esercizio di maggiore
responsabilizzazione lungo tutta la filiera.
2. Adozione degli standard ESRS
Le aziende devono ora adottare gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), standard comuni
che definiscono contenuti, metriche e modalità di rendicontazione. L’obiettivo è rendere i report più
confrontabili tra settori e Paesi, pur mantenendo la divisione classica delle aree ESG: ambientale,
economico e sociale.
Questi standard si applicano a tutte le aziende soggette alla CSRD e rappresentano un salto di qualità
nella definizione dei contenuti obbligatori e nella struttura delle informazioni da comunicare.
A livello europeo, il rapporto Draghi pubblicato nel settembre 2024 ha sollevato alcune criticità
sull’onerosità del quadro normativo per le imprese, evidenziando l’assenza di una metodologia comune
per valutare il carico regolatorio complessivo. Il rapporto raccomanda l’introduzione di
un "competitiveness test" per ogni nuova proposta normativa, in grado di misurare in modo chiaro e
strutturato l’impatto cumulativo in termini di costi di conformità e oneri amministrativi.
In parallelo, l’iniziativa Omnibus (ancora in fase di proposta) mira a semplificare e migliorare alcuni
aspetti tecnici della normativa CSRD e degli standard ESRS, per garantire un equilibrio tra trasparenza,
affidabilità e sostenibilità della compliance.
Ultime novità: rapporto draghi sottolinea alcune criticità Settembre 2024: “The regulatory burden on European companies is high and continues to grow, but the EU lacks a common methodology to assess it.”... “The report recommends that all new proposals up for adoption should be subject to a revamped competitiveness test, with a clear, strong methodology to measure the cumulative impact, including both compliance costs and administrative burden.” Altri cambiamenti proposti dall’iniziativa Omnibus, che è solo una proposta, si cercano di migliorare alcuni punti: Stakeholder engagement Per raggiungere gli obiettivi del proprio Piano Industriale A2A ha bisogno del supporto dei propri territori, ascoltandoli e rendendoli protagonisti, perché nessuno ce la fa da solo. Nel ruolo di attore responsabile e partecipe dello sviluppo delle comunità in cui opera, A2A ha costruito negli anni un modello avanzato di stakeholder engagement. Nell’ambito di questa attività, ha una funzione centrale il programma strutturato di dialogo e incontro degli stakeholder che si rinnova annualmente percorrendo tutto il Paese con tre principali obiettivi:
- Rafforzare il radicamento nelle comunità in cui la presenza è consolidata e favorire un posizionamento responsabile e trasparente in territori «nuovi», implementando attività di ascolto e sviluppando progetti concreti a valore condiviso e sostenibili.
- Presentare risultati e impatti delle attività svolte per costruire le fondamenta di strategie congiunte per la creazione di long-term value e la realizzazione della transizione ecologica.
- Posizionare strategicamente il Gruppo a livello nazionale e internazionale come leader della transizione ecologica
Dai tavoli di lavoro emergono diverse iniziative per gli stakeholder:
- Supply Chain Sostenibile: Il nostro impegno per le piccole e medie imprese del territorio. Partendo dal tavolo di lavoro avviato grazie ai forum multistakeholder, è stato redatto un Vademecum per affiancare concretamente i fornitori, in particolare le PMI, nel percorso di integrazione della sostenibilità all’interno della strategia aziendale. Il documento fornisce linee guida specifiche per supportare la redazione del Codice Etico, delle Politiche Ambientali e delle politiche sui Diritti Umani, offrendo strumenti pratici per creare documenti concreti e dettagliati. Da gennaio 2024, il documento è disponibile per tutti sul nostro sito e viene condiviso con tutti i nostri fornitori.
- il potere delle buone abitudini: Ascolto dei cittadini e analisi della percezione, dei comportamenti e della consapevolezza nella popolazione sullo sviluppo sostenibile. “La card”-> Sulla base dei risultati dell'indagine e dei Focus Group, sono state realizzate delle Card che raccolgono le principali informazioni emerse sul rapporto tra cittadini e sostenibili IMPACT 2024 Il percorso di engagement del 2024: Per rispondere alle nuove sfide del contesto globale ed europeo, nel 2024 abbiamo aggiornato il nostro percorso di ascolto dei territori attorno a un triplice purpose. ❖ IMPACT | Generare impatti positivi, perché senza risultati le azioni rimangono solo intenzioni. ❖ PACT | Costruire delle alleanze, perché in un mondo sempre più complesso nessuno ce la fa da solo. ❖ ACT | Immaginare delle azioni a cui ognuno può contribuire in modo concreto I Bilanci di Sostenibilità Territoriali: Raccontiamo agli stakeholder le nostre performance ESG sul territorio I Bilanci Territoriali sono strumenti di comunicazione trasparente, in cui annualmente pubblichiamo i risultati raggiunti in ambito economico, ambientale e sociale in uno specifico territorio e in riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Questo viene fatto solo da A2A, da ai territori una visione specifica dell’impatto e
Nascono da sistemi di gestione prima per la qualità di gestione fino a quelli di sicurezza. Sono incluse informazioni e analisi necessari anche per il reporting, diventano evidenze per assurance e revisione. Hanno abbandonato gli EMAS progressivamente, ma hanno utilizzato altri sistemi, ad esempio una certificazione sulla parità di genere, linee guida che individuano indicatori qualitativi, KPI su diverse tematiche, ha una norma provvisoria. Hanno ottenuto la ISO 50001, sull’energia, infatti è un’azienda energivora, ragiona per KPI in ottica di obiettivi, vi sta come leva strategica e di gestione. Cosa vuol dire sostenibilità in prodotti chimici? Ad esempio, la plastica: si inseriscono obiettivi nello statuto, obblighi di rendicontazione e gestione degli obiettivi formalizzati. La sostenibilità de prodotti è il primo obiettivo, si parla di materie prime, in primo luogo, bisogna avere le conoscenze tecniche e scientifiche sulla plastica. La plastica è un prodotto durevole, a livello anche di impatto sulla sicurezza delle persone. Sostenibilità sul prodotto stesso, si cercano prodotti con PA riciclata, però tenendo capacità tecniche e infine misurare l’impatto tramite LCA, che coinvolge la catena di fornitura. I clienti più sensibili sono il settore elettrico e elettronico. Persone: smart working in ottica di organizzazione di vita personale e lavorativa. Oltre che formazione e ciclo di vita. REPORTING Percorso: immagine di iceberg, il reporting ne è la punta, perché è il risultato e l’evoluzione di tanti documenti e modalità diverse. LATI inizia con una forma di GRI per raccogliere dati e nel tempo si struttura, arrivando alla revisione di assurance e ottenendo la certificazione, che aumenta qualità e disponibilità di dati. Livello di adeguamento tra GRI e i nuovi ESRS: analisi condotta nel 2024 dove l’obiettivo era vedere prendendo la rendicontazione e sovrapponendo cosa succedeva per valutare il livello di copertura, e alla fine si è visto che la copertura era del 33%. Sembra basso, ma in realtà ci sono aspetti che GRI non teneva in considerazione, non si sono fatte analisi di doppia materialità al completo, interoperabilità di GRI parziale, non si sono tenuti in conto i progetti in corso. Il salto di qualità si è fatto con il controllo di qualità di gestione, si sono notati diversi cambiamenti, oltre che un engagement esterno e interno. Quattro temi nel 2024: doppia materialità, risk assessment integrato, value chain, climate change. Valutazione degli impatti Supply chain: è molto complessa, circa 700 fornitori. La geografia è importante per la sostenibilità, legato ai temi del rischi; infatti, vengono effettuate valutazioni sulle diverse certificazioni e modalità di country of origin. ECOVADIS: elemento di rating, strumento volontario di rating, non è una certificazione ma valuta impatto sulle 4 dimensioni citate, che permette di valutare la sostenibilità come sistema di gestione, valutando performance e gestione. Hanno raggiunto il platinum. Stanno attuando molti investimenti, chiedendoli alla banche per la gestione finanziaria green. Questo sistema permette di far considerare il reporting, poi gli investimenti permettono di avere esg finanziari, misurabile economicamente. Ha inoltre un eccellente rating anche dalle valutazioni dei propri clienti.
La gestione sostenibile della Catena di fornitura Si parla di logistica, ovvero il processo di pianificare, implementare e controllare che il flusso di beni, servizi e informazioni avvenga in modo efficiente. È il flusso dal momento in cui il bene viene prodotto al momento in cui viene consegnato, distribuito e utilizzato.➡️ Legato al LCA: dietro il prodotto c’è la materia prima, che arriva al fornitore. Quando parliamo di logistica includiamo non solo flussi in entrata ma anche in uscita, sia monte che a valle. Spesso un impresa deve cercare di ragionare in termini di reverse logistic , ovvero la logistica inversa. Ciò significa parto dal prodotto consumato o un componente di un prodotto che ritorna al produttore o viene riciclato. Si parla di catena di fornitura e di catena del valore. Sulla catena di fornitura ci sono diverse definizioni: “Una rete di organizzazioni connesse ed interdipendenti che lavorano insieme in modo cooperativo per controllare, gestire e migliorare il flusso di materiali e di informazioni dai fornitori di materie prime al consumatore” Aitken, 1998 “Un sistema le cui parti includono i fornitori di materie prime e componenti, le unità di produzione/assemblaggio, I servizi di distribuzione, per arrivare sino ai clienti finali, con un flusso di materiali da monte a valle e con un flusso di informazioni da valle a monte.” Si parla di catena (concatenamento), di network (che implica cooperazione e dialogo) o rete e il flusso. Struttura schema supply chain:
- Ho l’impresa
- A monte si gestiscono gli approvvigionamenti
- A valle si gestisce la distribuzione Il supply chain management ha subito delle evoluzioni anche tramite l’introduzione della sostenibilità:
- Distribuzione fisica (trasporto e stoccaggio)
- Logistica integrata (comprende manufacturing e gestione ordini)
- SCM (si estende dall’upstream fino alla customer satisfaction)
- GSCM o SSCM (entra in gioco l’ambiente e la sostenibilità) Al momento nel contesto non parliamo più di scambio di merci e risorse ma ci deve essere uno scambio di informazioni tra le parti. Si parla di partnership e del saper governare le relazioni costruite. Ci vuole una governance efficiente e in grado di supportare una catena di fornitura del genere. Differenze:
- Supply chain management : è interpretabile come l’integrazione strategica e trasparente degli obiettivi sociali, ambientali ed economici di un’organizzazione.
- Green supply chain management : può essere considerato come l'integrazione del life cycle thinking nella gestione della filiera.
- Circolar supply chain management : è l'integrazione del circular thinking nella gestione della catena di approvvigionamento e degli ecosistemi naturali e industriali circostanti. Ripristina sistematicamente i materiali tecnici e rigenera i materiali biologici in una prospettiva «zero sprechi». MATRICE DI KRALIJC : Strumento che serve per analizzare da un punto di vista strategico la catena di fornitura. È una matrice dove:
- Nell’asse x: si valuta la complessità del mercato di riferimento ovvero l’impresa ragiona in termini di numero di fornitori nel mercato per quel determinato prodotto. Più ho fornitori vuol dire che c’è bassa complessità, posso approvvigionarmi da vari fornitori. Se ne ho pochi il mercato è altamente complesso.
- Asse y: importanza economica o strategica del materiale acquistato, ovvero usando quel materiale che vado a comprare pesa a livello economico come costo rispetto al costo totale del mio prodotto. Se il costo della componente è importante sono nella parte alta. Ci sono materiali: