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CORPORATE PARTE FREY, Dispense di Corporate Governance

DOMANDE PER PREPARAZIONE ESAME FREY

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 13/10/2025

flavia-nuozzi
flavia-nuozzi 🇮🇹

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FILE DOMANDE FREY
1) Come si può attivare un circolo virtuoso nelle relazioni tra imprese-istituzioni-cittadini
Per ottenere la realizzazione di un circolo virtuoso è necessario far sì che vi sia un’inversione del
circolo vizioso che si è creato tra i tre attori, ovvero passare da un circolo in cui si influenzano
negativamente ad uno in cui si influenzano positivamente. A tal proposito risulta efficacie un
approccio policy making, si coinvolgono quindi più soggetti e l’attenzione deve inevitabilmente
ricadere oltre che sulle responsabilità dei singoli anche le interazioni che vi sono tra di essi. Alla
base vi deve essere dunque la fiducia, il cittadino deve potersi fidare dell’impresa che dovrà a sua
volta operare in modo tale che il cittadino si fidi. Lo stesso tipo di rapporto deve instaurarsi tra
impresa ed istituzioni e tra cittadino ed istituzioni. In questo modo il cittadino si fiderà
dell’impresa che a sua vola avranno un rapporto di fiducia con le istituzioni. In molte evidenze
aneddotiche si riscontra un circolo vizioso tra le tre tipologie di attori, soprattutto tra cittadini ed
imprese. Un caso molto significativo in tale ambito è quello dell’impresa Ciba, la quale ha
riscontrato dei pareri molto negativi riguardo ad un impianto produttivo che aveva acquistato nel
centro Italia. Solitamente il circolo vizioso tra questi attori deriva dalla scarsa comunicazione e
dagli stereotipi presenti riguardanti determinate attività industriali. Nel caso precedentemente
citato, l’impresa operava nel settore chimico, il quale se agli inizi del 900 era stato capace di
introdurre nuovi materiali e sostanze che hanno sostenuto il boom economico degli anni
successivi, alla fine del ‘900 il settore presentava delle opinioni negative circa la loro attività.
Questo perché con l’aumentare della consapevolezza del cambiamento climatico, il settore
chimico è stato imputato di aver contribuito alla creazione di sostanze altamente inquinanti. Tutto
ciò fece sì che la presenza del sito produttivo appena acquisito da Ciba era visto in maniera in
maniera negativa dai cittadini che abitavano nelle zoni limitrofe. L’impresa, per cercare di spezzare
tale circolo vizioso decise di intraprendere una strategia molto chiara, volta a migliorare la
relazione tra impresa e cittadini. In primo luogo decise di aprire un sito di report accessibile al
pubblico al fine di far conoscere le attività svolte all’interno dell’impianto, le sostanze utilizzate e
gli impatti ambientali delle operazioni. In secondo luogo decise di aprire la fabbrica
periodicamente, al fine che i cittadini potessero visitarla e vedere da vicino tutti i processi
produttivi che venivano svolti al suo interno. In ultimo, decise di svolgere nelle scuole delle lezioni
di chimica applicata, per far capire ciò che veniva fatto nel sito. In questo modo migliorò la
relazione tra l’impresa ed i cittadini, in quanto quest’ultimi potevano avere delle informazioni
chiare e precise su tutto ciò che veniva svolto nell’impianto vicino alle loro abitazioni. Tale
esempio è volto a specificare che per attivare un circolo virtuoso nelle relazioni tra i vari attori è
necessario una responsabilizzazione e la diffusione di informazioni tra le parti, una disponibilità
degli stessi ad intraprendere relazioni, fiducia e sistemi di garanzia. Un ulteriore modo potrebbe
essere quello di conseguire degli strumenti volontari presenti sul mercato, affinché la bontà delle
attività svolte (o dei prodotti) possano essere certificati da essi, aumentando il grado di sicurezza
delle informazioni date ai consumatori.
2) Cosa cambia nel passaggio da IPPC a IED
IPPC/IED è una direttiva sul controllo integrato dell’inquinamento che ha un “nuovo approccio”,
essa infatti mira all’utilizzo di strumenti volontari come spingere le imprese a forme di
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FILE DOMANDE FREY

1 ) Come si può attivare un circolo virtuoso nelle relazioni tra imprese-istituzioni-cittadini Per ottenere la realizzazione di un circolo virtuoso è necessario far sì che vi sia un’inversione del circolo vizioso che si è creato tra i tre attori, ovvero passare da un circolo in cui si influenzano negativamente ad uno in cui si influenzano positivamente. A tal proposito risulta efficacie un approccio policy making, si coinvolgono quindi più soggetti e l’attenzione deve inevitabilmente ricadere oltre che sulle responsabilità dei singoli anche le interazioni che vi sono tra di essi. Alla base vi deve essere dunque la fiducia, il cittadino deve potersi fidare dell’impresa che dovrà a sua volta operare in modo tale che il cittadino si fidi. Lo stesso tipo di rapporto deve instaurarsi tra impresa ed istituzioni e tra cittadino ed istituzioni. In questo modo il cittadino si fiderà dell’impresa che a sua vola avranno un rapporto di fiducia con le istituzioni. In molte evidenze aneddotiche si riscontra un circolo vizioso tra le tre tipologie di attori, soprattutto tra cittadini ed imprese. Un caso molto significativo in tale ambito è quello dell’impresa Ciba, la quale ha riscontrato dei pareri molto negativi riguardo ad un impianto produttivo che aveva acquistato nel centro Italia. Solitamente il circolo vizioso tra questi attori deriva dalla scarsa comunicazione e dagli stereotipi presenti riguardanti determinate attività industriali. Nel caso precedentemente citato, l’impresa operava nel settore chimico, il quale se agli inizi del 900 era stato capace di introdurre nuovi materiali e sostanze che hanno sostenuto il boom economico degli anni successivi, alla fine del ‘900 il settore presentava delle opinioni negative circa la loro attività. Questo perché con l’aumentare della consapevolezza del cambiamento climatico, il settore chimico è stato imputato di aver contribuito alla creazione di sostanze altamente inquinanti. Tutto ciò fece sì che la presenza del sito produttivo appena acquisito da Ciba era visto in maniera in maniera negativa dai cittadini che abitavano nelle zoni limitrofe. L’impresa, per cercare di spezzare tale circolo vizioso decise di intraprendere una strategia molto chiara, volta a migliorare la relazione tra impresa e cittadini. In primo luogo decise di aprire un sito di report accessibile al pubblico al fine di far conoscere le attività svolte all’interno dell’impianto, le sostanze utilizzate e gli impatti ambientali delle operazioni. In secondo luogo decise di aprire la fabbrica periodicamente, al fine che i cittadini potessero visitarla e vedere da vicino tutti i processi produttivi che venivano svolti al suo interno. In ultimo, decise di svolgere nelle scuole delle lezioni di chimica applicata, per far capire ciò che veniva fatto nel sito. In questo modo migliorò la relazione tra l’impresa ed i cittadini, in quanto quest’ultimi potevano avere delle informazioni chiare e precise su tutto ciò che veniva svolto nell’impianto vicino alle loro abitazioni. Tale esempio è volto a specificare che per attivare un circolo virtuoso nelle relazioni tra i vari attori è necessario una responsabilizzazione e la diffusione di informazioni tra le parti, una disponibilità degli stessi ad intraprendere relazioni, fiducia e sistemi di garanzia. Un ulteriore modo potrebbe essere quello di conseguire degli strumenti volontari presenti sul mercato, affinché la bontà delle attività svolte (o dei prodotti) possano essere certificati da essi, aumentando il grado di sicurezza delle informazioni date ai consumatori. 2 ) Cosa cambia nel passaggio da IPPC a IED IPPC/IED è una direttiva sul controllo integrato dell’inquinamento che ha un “nuovo approccio”, essa infatti mira all’utilizzo di strumenti volontari come spingere le imprese a forme di

partecipazione alla definizione delle regole, pur mantenendo regole di comando e controllo attraverso una legislazione obbligatoria (ai sei settori a cui si applica). 3 ) Come funziona il processo negoziale di definizione dei BREF a Siviglia I BREF (BAT Reference documents) sono documenti settoriali nell’ambito della direttiva IPPC. Essi sono elaborati dall’Ufficio europeo di Siviglia e pubblicati dalla Commissione Europea sulla base di un complesso processo di engagement rappresentano un punto di riferimento ufficiale per le BAT ovvero quelle per i settori specifici. Il BREF è generato da uno scambio d’informazioni che avviene tra imprese, organizzazioni ambientali, esperti degli stati membri e responsabili della CE. I BREF (Bat Reference documents) sono dei documenti settoriali volti a definire le linee guida circa le future innovazioni e le BAT per i rispettivi ambiti industriali. Forniscono quindi delle informazioni tecniche molto accurate per l’implementazione delle direttive ambientali circa le tecnologie BAT. Sono quindi il risultato di numerose conferenze gestite e coordinate dalla CE, alle quali prendono parte esperti industriali, esperti nominati dai paesi membri ed esperti delle ONG. in esse si discutono le possibili implementazioni circa le direttive delle tecnologie a livello di settore. In particolare, ogni soggetto presenta degli incentivi differenti: gli esperti industriali vorrebbero che i limiti fossero il più bassi possibile per avere più margine di azione, mentre gli esperti delle ONG vorrebbero limiti rigorosi per diminuire l’impatto ambientale. In questo modo la CE riesce ad avere informazioni molto dettagliate da tutti i soggetti, conseguendo una riduzione dell’asimmetria informativa riguardante il settore in analisi e avendo maggiore facilità di definire direttive efficienti ed efficaci. 4 ) Quale collegamento si può ravvisare tra l’ipotesi porteriana sulle politiche ambientali efficaci e l’IPPC nella sua evoluzione Le ipotesi di Porter riguardano:

  1. I regolatori che dovrebbero pensare al singolo elemento ambientale ed utilizzarlo come mezzo principale per concepire la normativa ambientale-> richiamo all’approccio integrato della direttiva IPPC
  2. L’incoraggiamento della direttiva volto al cambio di prodotti o processi per rendere più efficiente l’uso di risorse ed evitare l’inquinamento in modo preventivo-> riconducibile all’approccio di BAT e di prevenzione
  3. I regolatori che devono stabilire standard e regole ambientali ma come obiettivi raggiungibili in modo flessibile, così come devono considerare quali le risorse e le capacità tecnologiche disponibili nei singoli casi-> rimando al principio di flessibilità. Vi sono vari collegamenti tra la direttiva IPPC e le ipotesi porteriane circa le politiche ambientali. Porter affermava che se venissero definite delle politiche ambientali adeguate, le imprese avrebbero potuto conseguire un aumento della loro competitività, derivante da una maggiore efficienza organizzativa, ed un miglioramento delle performance ambientali. I punti di contatto con la direttiva IPPC sono molteplici: Porter affermava che le politiche ambientali non devono concentrarsi su un unico aspetto, ma devono considerare l’impatto ambientale delle attività nel loro complesso. Ciò è congruente con il principio di prevenzione e di integrazione della direttiva IPPC, volto ad emanare un’unica certificazione nel caso in cui si verifichi che l’attività dell’organizzazione è congrua con gli standard della direttiva. Una ulteriore dichiarazione dell’economista statunitense a supporto di questa tesi affermava che l’inquinamento ambientale doveva essere prevenuto tramite la

gestire i modelli circolari è necessaria la trasformazione dei processi delle interne attività aziendali) ed infine le infrastrutture (necessarie per far sì che la re-immissione delle risorse nel sistema possa avvenire. 7 ) Indicare le differenze tra ISO 14001 ed EMAS in ordine di importanza Le principali differenze in ordine di importanza sono tra Iso 14001 e Emas sono:

  • la natura ed entità: privata per il primo e pubblica per il secondo
  • la validità: internazionale per il primo e nell’Unione Europea per il secondo
  • ciò che richiedono: il rilascio di una certificazione da parte di un soggetto privato per il primo e l’iscrizione nel registro Emas (gestito dal Comitato Emas) per il secondo
  • orientamento e comunicazione al pubblico, meno importante per il primo ma significativo per il secondo (poiché previsto attraverso la redazione della Dichiarazione ambientale)
  • diffusione: maggiore per il primo e minore per il secondo 8 ) Quale sarà a vostro parere il leader del futuro nel settore automobilistico e perché A mio parere la casa automobilistica leader del futuro sarà quella maggiormente specializzata in modelli di auto che abbiano un impatto ambientale più basso possibile. Toyota sarà probabilmente il leader “del domani”, già da diverso tempo si è ampiamente dedicato a nuovi modelli di auto meno inquinanti (full elettric o hybrid). Accanto a Toyota credo che rimarrà molto presente anche Tesla ma non penso vi sarà una grande concorrenza tra le due case automobilistiche in quanto le auto da loro prodotte si rivolgono a due target diversi. Altre famose case automobilistiche oggi si stanno affacciando a modelli simili, in alcuni casi però non totalmente elettrici o comunque con minore autonomia rispetto ai modelli offerti da Toyota (Es la E-golf di Wolskwagen) per questo non riesco a vedere in loro dei potenziali leader nel mercato futuro. 9 ) Come si spiega la leadership di Cina, Italia e Spagna nelle certificazioni ambientali La leadership di Cina, Italia e Spagna nelle certificazioni ambientali si spiega per il fatto che tali certificazioni sono uno strumento fondamentale per i Paesi fortemente orientati all’export e/o caratterizzati dalla forte presenza di piccole e medie imprese nel proprio territorio. I Paesi dove c’è forte presenza di imprese di grosse dimensioni (come gli USA) infatti, risultano molto peno propensi alla certificazione dei sistemi di gestione. 10 ) Quali sono a vostro parere i tre punti più importanti dell’HLS nelle nuove norme ISO A mio parere i tre punti più importanti dell’HLS nelle nuove norme ISO sono:
  • Contesto dell’organizzazione (punto 4): credo che faccia trasparire una centra “flessibilità intelligente” guardando al contesto in cui un’organizzazione opera, oltre che a una notevole attenzione al fatto che non tutti gli operatori abbiano uguali opportunità o possibilità. Questa visione può a mio parere generare un maggiore engagement.
  • Leadership (punto 5): la politica ambientale permea nella business strategy attraverso il top management , creando così la possibilità di ottenere migliori risultati.
  • Valutazione (punto 9): ovvero identificazione e valutazione dei rischi che sono connessi ad un determinato sistema, in questo modo si ottimizzano le possibilità dell’organizzazione di raggiungere gli obiettivi prefissati. 11 ) Perché il V Programma d’azione della CE è così innovativo e cosa aggiungono ad esso il VI e il VII Programma Il V programma d’azione si presenta in modo diverso dai precedenti per tre motivi principali. Il primo motivo è dato dall’ottica di prevenzione con cui si guarda ad agenti, attività e attori che contribuiscono all’erosione e distruzione di risorse naturali e ambiente; il secondo motivo risulta dal fatto che si fa luce sull’esigenza di attuare cambiamenti al tessuto economico per ottenere benefici ambientali e di benessere per le generazioni future. Il terzo e ultimo motivo è dato dall’intento di attuare un cambiamento radicale nelle dinamiche sociali coinvolgendo molteplici soggetti. Il V programma d’azione europeo può essere considerato innovativo in quanto è il primo dove si afferma che si necessita di un bilanciamento tra le 3 dimensione della sostenibilità. In particolare, esso definisce il piano in un’ottica di prevenzione, nel quale quindi se non si sanno con certezza i possibili danni che può provocare una certa azione o attività si deve vietare. Il secondo motivo è lo sviluppo sostenibile, quindi creare progetti e iniziative che possano cambiare il trend e le pratiche dannose per l’ambiente. Un ultimo motivo riguarda il coinvolgimento di molteplici attori, in particolare non deve essere solo il settore pubblico a spendersi nelle tematiche ambientali, ma anche e soprattutto il settore privato e i cittadini. 1 2) Quali sono le differenze in termini di risultato tra le due Conferenze di Rio, quella del 1992 e quella del 2012 I risultati ottenuti a seguito della prima Conferenza di Rio (1992) non sono stati del tutto soddisfacenti. Durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite del 1997 infatti diversi governi hanno analizzato i progressi fatti e nonostante essi siano stati effettivamente riscontrabili, vi è stata un’insoddisfazione generale per l’effettivo livello di attuazione. Qualche passo verso gli obiettivi prefissati di sviluppo sostenibile e tutela ambientale è stato mosso, ma non è stato abbastanza. Durante la Conferenza del 2012 sono rimasti inalterati gli impegni economici presi in precedenza e si sono ottenuti risultati innovativi in termini di partnership per lo sviluppo sostenibile. Anche in questo caso però sono emerse alcune criticità come il forte disaccordo di alcuni Stati su temi chiave legati alla questione ambientale. Nella conferenza del 92 si denota un conflitto tra i paesi industrializzati e i PVS, in quanto quest’ultimi tendono a far prevalere un focus sulla crescita economica, tralasciando le altre due dimensioni della sostenibilità, ovvero la società e l’ambiente. Al contrario i paesi industrializzati mostrano un elevato interesse per queste ultime due tematiche. Queste differenze derivano dal fatto che i paesi poco sviluppati, almeno all’inizio della fase di crescita economica, necessitano di aumentare anche il quantitativo delle risorse consumate. Al contrario, i paesi industrializzati avendo già un’economia più sviluppata, possono concentrare le loro strategie e azioni al conseguimento di una maggiore produttività delle risorse, alla riduzione dei consumi di materie prime. Queste differenti vedute rende la cooperazione difficile. I risultati furono la stipulazione della Dichiarazione di Rio, un accordo non vincolante per i paesi dove si definiscono i codici di comportamento ambientali, e l’agenda 21, dove sono presenti 40 capitoli e più di 3000 raccomandazioni focalizzate soprattutto in 10 settori chiave. I risultati furono poco soddisfacenti, in quanto si presentò una poca attivazione di strategie da parte degli stati al fine di conseguire gli obiettivi stabiliti. Si necessita di definire gli obiettivi con una maggiore misurabilità. I presupposti

questo provoca una distribuzione di benessere (che è legato all’utilizzo delle risorse), difficilmente omogenea. 1 5) Cosa è il Global Compact e quali sono i suoi principali obiettivi strategici Il Global compact è un patto mondiale di valori e principi nato dalla richiesta del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, a Davos il 31 gennaio del 1999. La volontà espressa è quella di ottenere un’economia che sia “sostenibile e inclusiva” ovvero far sì che vi sia un mercato in crescita in grado di creare profitti ma anche di avere un “volto umano”. Il GC ha dunque definito 10 principi che traducono precisamente il concetto di sostenibilità. Gli obiettivi sono due: di “integrazione”, far sì che i principi definiti siano parte di strategia, operazioni e cultura delle aziende e di “contributo allo sviluppo” far sì che le azioni si catalizzino nel sostenere gli obiettivi più generali delle Nazioni Unite, tra cui gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. il GC è stato istituito dall’ONU al fine di avere una maggiore collaborazione tra il mondo delle imprese e l’ONU stesso per il conseguimento degli obiettivi in tema di sostenibilità. La visione del GC è data dallo sviluppo di un’economia più sostenibile ed inclusiva. Questo ha due obiettivi complementari: il primo riguarda l’integrazione, cioè far sì che i 10 principi del GC entrino a far parte della cultura, della strategia e delle operazioni delle imprese; il secondo riguarda il contributo allo sviluppo, ovvero far sì che le azioni delle imprese possano dare il proprio contributo al conseguimento degli obiettivi in termini di sostenibilità definiti dall’ONU, ovvero gli SDGs. Il GC definisce i suoi 10 principi, i quali riguardano 4 aree tematiche: lavoro, ambiente, diritti umani e lotta alla corruzione. Le imprese che aderiscono al GC devono introdurre i 10 principi all’interno della propria organizzazione, nella cultura e nella strategia; devono promuovere il GC attraverso i canali di comunicazione; infine devono fare una riunione, con cadenza annuale, per revisionale le attività e analizzarne l’allineamento con il conseguimento dei 10 principi. 1 6) Quali settori subiranno una transizione più significativa e offriranno maggiori opportunità alle imprese con l’implementazione dell’Agenda 2030 Con l’implementazione dell’Agenda 2030 i settori che offriranno maggiori opportunità alle imprese sono quello dei privati e il terzo settore. Il settore dei privati per il ruolo chiave che ha nell’implementazione del SDGs mentre il terzo rileva per la sanità (numero 3), istruzione ed educazione (numero 4) e le istituzioni legate alla giustizia (numero 16). 1 7) Come si possono collegare i principi del Global Compact con gli SDGs dell’Agenda 2030 I principi del Global compact e gli SDGs dell’agenda 2030 hanno diversi punti di tangenza. Tali punti sono l’attenzione a:

  • diritti e al benessere dell’essere umano per quanto riguarda i suoi diritti lavorativi e non anche riducendo il più possibile uguaglianze di ogni genere
  • ambiente con le responsabilità che ne derivano anche in termini di utilizzo di energie che siano “pulite”
  • peso di agire insieme per raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati
  • importanza della giustizia e quindi di lotta alla corruzione

1 8) Come siamo messi oggi con il processo di “decoupling” Con disaccoppiamento (o decoupling) si intende la possibilità di crescere ma ricorrendo all’uso di un minor numero di risorse. Ad oggi vi è ancora la necessità di fare molto affinché questa separazione si realizzi è per tanto necessaria la promozione di sistemi che siano il più possibile efficienti. Una fotografia della situazione attuale è stata fornita da Enzo di Giulio e Stefania Migliavacca (di Eni Corporate University) nella loro ricerca condotta nel 2008 che ha come focus i 15 paesi che “emettono” di più. È emerso che un processo di decoupling si è verificato (già dal

  1. per i paesi dell’area OCSE mentre resta un obiettivo molto distante per i paesi non-OCSE. Per decoupling si intende la possibilità di avere una crescita del sistema economico conseguendo una riduzione del consumo di risorse. Storicamente la crescita economica e il consumo sono correlate positivamente, ma ciò non è efficace in termini di sostenibilità in quanto porterebbe alla riduzione delle risorse disponibili. Il disaccoppiamo cerca di essere conseguito tramite la promozione delle condizioni necessarie per favorire l’innovazione e gli investimenti, al fine di conseguire una maggiore produttività delle risorse. La sfida riguarda quindi il cercare di crescere economicamente diminuendo l’utilizzo di risorse. Questo sta avvenendo nei paesi industrializzati, in quanto analizzando l’UE negli ultimi anni il tasso di crescita della produttività nell’utilizzo delle risorse è aumentato più del pil, facendo sì che ci sia un tasso di crescita negativo per quanto riguarda il consumo delle risorse. Nei PVS questo non sta accadendo, poiché la loro crescita economica è ancora basata su una scarsa produttività, necessitando quindi di aumentare l’utilizzo di risorse. 1 9) Qual è lo stato attuale della Green Economy in Italia secondo il rapporto di Symbola e quali sono secondo a vostro parere i risultati più interessanti al proposito Secondo il rapporto di Symbola, lo stato attuale della Green Economy in Italia può essere ritenuto soddisfacente in quanto si è verificata una crescita significativa dall’anno 2004 all’anno 2016 (da 6.3% a 17.4%). Le imprese che investono nel green sono solitamente di grandi dimensioni e lo fanno per ottenere vantaggi competitivi (anche legati all’immagine) e risparmio sui costi. I risultati più interessanti a mio parere sono legati proprio al trend italiano crescente, mostrano un interesse al mondo green seppur ancora limitato alle aziende di grosse dimensioni. Sotto il punto di vista degli indicatori di performance, l’Italia è in una buona posizione per quanto riguarda la green economy. In alcuni parametri deteniamo anche il primato europeo, come ad esempio per l’ecoefficienza e la quota percentuale nell’utilizzo delle fonti rinnovabili rispetto al consumo interno lordo. Ciò che sta avvenendo in Italia è un incremento della green economy, la quale si può vedere dai dati riguardanti la crescita della propria quota percentuale in relazione al pil e ai lavoratori green. In Italia il 25% delle imprese investe nel green, come sta anche aumentando esponenzialmente la propensione delle stesse ad investire in questo ambito, che toccherà a breve il 33% delle aziende. Quello che si vede dai dati è che i settori principali in cui si investe sono i settori energetici ed il manifatturiero. Per quanto riguarda la dimensione d’impresa che investe nel green sono prevalentemente le grandi imprese ad investire, anche se le differenze non sono così marcate con le PMI. Le imprese che investono poco nel green sono le piccolissime aziende. I dati più interessanti sono le conseguenze che si ha con l’investire nel green: questo porta ad un elevato beneficio per le performance aziendali, tant’è che queste imprese hanno aumentato il loro fatturato, le vendite, l’acquisizione di nuovi clienti, l’aumento dell’occupazione, hanno ridotto i costi aziendali.

prodotti sono fondamentali per conseguire un modello economico basato sulla circolarità, e non più sulla linearità. Una adeguata progettazione può portare i prodotti ad essere più facilmente riciclabili e riutilizzabili, al fine che questi rimangano nel sistema economico il più a lungo possibile. Inoltre, una progettazione di componenti maggiormente modulabili, componibili e sostituibili in quanto standardizzati potrebbe facilitare lo smaltimento ed il riutilizzo degli stessi, conseguendo quindi una maggiore circolarità. 2 3) Cosa ci dice la recente indagine dell’Istat sulla relazione tra sostenibilità e performance delle imprese Il 2 marzo 2020 l’Istat ha pubblicato un’indagine “Comportamenti d’Impresa e sviluppo sostenibile” all’interno della quale si possono ritrovare informazioni interessanti su quali siano le imprese che si impegnano in termini di sostenibilità e quali i vantaggi che essi traggono nel farlo. Emerge che l’adozione di sistemi sostenibili riguarda principalmente imprese di 50 o più addetti e che tale adozione ha avuto un impatto positivo su diversi fattori aziendali tra cui quello delle performance. Come si può vedere nella tabella sottostante le imprese che hanno dimostrato una tendenza notevole all’approccio sostenibile riportano in media una produttività maggiore rispetto a chi è classificato come “non sostenibile o poco”. 2 4) Indicate i diversi contributi di Porter sul tema ambientale e della sostenibilità Tra i diversi contributi di Porter al tema ambientale e della sostenibilità vi sono le strategie competitive orientate in senso socio-ambientale. In particolare:

  • Leadership di costo: non si tratta di una strategia facilmente percorribile perché il miglioramento socio-ambientale porta spesso con sé costi fissi e variabili più alti ma è anche vero che vi sono casi in cui tale miglioramento è accompagnato a risparmi di costo.
  • Differenziazione: immediata per i prodotti “enviroment-friendly” ovvero che mirano a distinguersi dai tradizionali proprio per il beneficio socio-ambientale apportato a chi acquista.
  • Focalizzazione: risulta una strategia molto efficacie specie se è concentrata gli sforzi di canalizzare i prodotti ecologici in precisi segmenti di mercato. Riguardo la sostenibilità Porter ha inoltre dato ulteriori apporti non collegandola esclusivamente alle tematiche ambientali ma anche alle tematiche sociali traducendola in una maggiore equità di

sviluppo. Già numerose aziende infine secondo Porter si sono avvicinate a questa idea facendo proprio il concetto di “shared value”, sono dunque imprese che non guardano solo alla creazione di profitti ma anche di valori condivisi. Inoltre un ulteriore apporto alle tematiche ambientali potrebbe essere stato dato dal suo concetto di efficienza descritto alla domanda numero 10. 2 5) Perché l’approccio Resource Based View ci consente di analizzare al meglio la relazione tra competitività e sostenibilità Un approccio Resource Based View consente di analizzare al meglio la relazione tra competitività e sostenibilità poiché in tale ottica il vantaggio competitivo è principalmente collegato alla dotazione di risorse, ovvero alle caratteristiche e capacità che l’impresa possiede; in questo nuovo approccio infatti il vantaggio non dipende dall’intensità delle forze settoriali o dalle conseguenti strategie di base come aveva definito Porter. Nell’ottica di Resource Based View sono fondamentali le diverse risorse che l’impresa ha, in particolare quelle

  • Finanziarie: grazie alle quali si può avere accesso privilegiato ai finanziamenti
  • Fisiche: consentono di migliorare la capacità di utilizzo delle risorse stesse
  • Tecnologiche: che hanno impatto positivo sulla capacità tecnica-tecnologica complessiva dell’organizzazione
  • Organizzative: fanno sì che vi si possano realizzare processi di riorganizzazione interna e razionalizzazione delle modalità di lavoro (utili per perseguire obietti di miglioramento “sociale o ambientale”) La risource based view analizza quali sono le determinanti per il conseguimento ed il mantenimento del vantaggio competitivo. Queste sono identificate con le risorse che possiede un’organizzazione, le quali sono la vera fonte del vantaggio competitivo. Se il tema della sostenibilità penetrerà sempre di più all’interno delle imprese, queste dovranno dotarsi di risorse adeguate per allineare le proprie strategie e attività allo sviluppo sostenibile. La risource based view definisce 6 tipologie di risorse determinanti per il conseguimento del vantaggio competitivo: finanziarie, fisiche, umane, tecnologiche, reputazionali, organizzative. Facendo qualche esempio, sotto il punto di vista finanziario, avere strategie green può facilitare l’impresa nel reperimento di fonti finanziarie, in quanto anche questo settore si sta incentrando molto sui temi green. Basti pensare ai green bond. Anche le risorse tecnologiche possono essere determinanti in tema di sostenibilità, in quanto la ricerca di innovazioni green spinge l’impresa nell’attività di ricerca e sviluppo. Infine, sotto il punto di vista fisico, le imprese green hanno maggiori incentivi a ridurre il loro impatto ambientale e l’utilizzo delle risorse per lo svolgimento delle loro attività, e questo commitment le porta a conseguire una maggiore efficienza sotto il punto di vista produttivo. 26) Quale è il ruolo delle imprese nel perseguimento dell’Agenda 2030 L’ONU definisce le imprese come un attore centrale per il perseguimento degli obiettivi definiti dall’Agenda 2030. A questo scopo agli inizi del nuovo millennio è stato definito il Global Compact, un’istituzione che ha l’obiettivo di coniugare il mondo del business con l’ONU stesso. Questi due soggetti tradizionalmente presentano scopi primari differenti, in quanto le imprese hanno l’obiettivo del fatturato e della crescita, mentre l’ONU ha l’obiettivo di conseguire la riduzione della povertà e la pace a livello globale. Il Global Compact cerca quindi di amalgamare questi due mondi, al fine di conseguire una maggiore partecipazione delle imprese nell’implementazione delle strategie volte al raggiungimento degli SDGs, definiti nell’Agenda 2030.

Un ulteriore contributo riguarda le differenti strategie che possono essere messe in atto dalle imprese per conseguire un vantaggio competitivo sul mercato in linea con le tematiche ambientali. La strategia di leadership di costo non risulta particolarmente efficace, poiché attuare una strategia in linea con gli obiettivi sostenibili solitamente fa aumentare i costi fissi e variabili dell’impresa. Nonostante ciò, le evidenze aneddotiche affermano che in alcuni settori è possibile conseguire un vantaggio competitivo basato sull’efficienza produttiva e la riduzione dei costi, non facendo venir meno l’impegno dell’impresa in termini di sostenibilità. La seconda strategia attuabile è la differenziazione, la quale sembra quella più efficace in termini di sostenibilità. L’impresa cerca di differenziarsi dai propri competitor offrendo sul mercato prodotti sostenibili che vengono percepiti come diversi rispetto a quelli dei competitor. In più, con tali prodotti e servizi si cerca di trasmettere anche i benefici socio-ambientali dello stesso, rinforzandone la differenziazione. L’ultima strategia è la focalizzazione, nel quale un’impresa cerca di focalizzare la propria strategia cercando di acquisire gran parte, se non la totalità, delle quote di mercato di una specifica nicchia. Questa strategia è efficace solamente fino a quando la nicchia rimane tale, quindi se ad esempio consideriamo i prodotti bio o le plastiche riciclabili, se prima erano una nicchia oggi invece non lo sono più. In questo caso la strategia di focalizzazione non è più efficace per conseguire un vantaggio competitivo. 30) Quali sono a vostro parere gli SDG più importanti per un’impresa come Enel e perché Enel, l’ente nazionale energia elettrica, è la più importante impresa italiana nel settore energetico. Storicamente è stata fino all’inizio del nuovo millennio un’impresa pubblica, successivamente dopo la liberalizzazione dei mercati energetici è diventata un’impresa privata. Per il suo core business, gli SDGs più importanti dovrebbero essere “energia pulita e accessibile” (7), “lavoro dignitoso e crescita economica”(8), “consumo e produzione responsabili” (12), “agire per il clima” (13). Tendenzialmente le imprese tendono ad attuare strategie verso gli obiettivi sostenibili che sono più a diretto contatto con l’attività organizzativa. Quello che si riscontra è quindi una tendenza in Italia a considerare in misura minore gli obiettivi ambientali. Ovviamente una impresa come Enel, la quale è un importante operatore del settore dell’energia elettrica, probabilmente tenderà a dare maggiore importanza agli obiettivi che riguardano l’accessibilità di energia pulica, un lavoro dignitoso ed una crescita economica, cercando di ridurre le disuguaglianze presenti nel sistema economico ecc. Nonostante ciò, è fondamentale che tutte le imprese cerchino di attuare strategie nei confronti di tutti gli SDGs definiti dall’Agenda 2030, poiché l’eccessiva miopia delle imprese ed un maggiore focus sulle problematiche ambientali con cui sono a diretto contatto porterà inevitabilmente il settore privato a focalizzarsi più su alcuni obiettivi e meno su altri. tant’è che, come già ribadito, in Italia gli indicatori di performance sono maggiormente carenti negli SDGs che considerano tematiche ambientali, quali ad esempio la vita sott’acqua, le infrastrutture, consumo e produzione sostenibile e il cambiamento climatico.