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Appunti completi del corso di indologia, statale di Milano
Tipologia: Appunti
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12.02 1° lezione_
L’india oggi è una realtà immensa, è un paese con correnti culturali che la accomunano. Lo stato indiano nasce nel 1947 dopo molti decenni di lotte per l’indipendenza (che vedono coinvolte personaggi come Ghandi), la corona inglese è costretta a dare l’indipendenza all’india il 15 agosto del 1947.
Le trattative che hanno preceduto l evento hanno visto tra i negoziatori anche dei rappresentati della parte islamica. La lega islamica riesce a ottenere parte del territorio dell’india storica diventa poi il Pakistan (terra dei puri), inizialmente diviso in due parti occidentale e orientale (attuale Bangladesh).
La partizione vede molte stragi all’annuncio della creazione dei due stati la gente ha iniziato a emigrare i musulmani indiani emigravano verso il Pakistan, mentre gli hindu dal Pakistan verso l’india; questo movimento da origine a un odio e delle vendette.
L’India non è non violenta, ma è anche il paese che ha inventato la non violenza, connessa al vegetarianismo queste dottrine sono tutt’ora osservate da una grande fetta di popolazione indiana. Nome sub continente indiano (più corretto) non è molto usato, ma è più usato il termine South Asia. La repubblica dell’India, nota anche con il nome Bhaarat ovvero con il nome con cui gli indiani chiamano l’India Bhaarat vuol dire discendenti di Bharata. L’india è una repubblica costituzionale parlamentare federale, territorio diviso in 29 stati, governo centrale a New Delhi (parte interna di Delhi).
13.02 2° lezione_
India parti anche dell’Afghanistan e del Pakistan. Geografia fisica dell’india complessa catene montuose che chiudono il sub continente a nord, sono le catene montuose più alte del mondo (Himalaya “casa delle nevi”) hanno dei risvolti dal punto di vista climatico, ma anche dal punto di vista dei contatti con l’esterno, l ‘india è chiusa da queste montagne, ha un accesso pianeggiante nella zona del basso corso dell’Indo; punto di valico importante per i contatti con il mondo esterno è un passaggio tra Afghanistan e Pakistan usato da invasori come gli eserciti islamici.
Piana indo gangetica pianura alluvionale, in cui passano i grandi fiumi; le pianure alluvionali sono i luoghi in cui nascono le primissime fasi di cultura indiana; questi fiumi sono l’ossatura dei primi regni indiani il Gange e la sua valle è la culla della cultura indiana, è il fiume sacro dell’induismo (i fiumi sono sacri, sono di genere femminile a parte l’Indo, sono considerati la replica del grande fiume e dea Ganga).
Abbiamo delle altre catene montuose, che corrono da nord a sud, più bassi, che delimitano l’altopiano del Deccan.
Abbiamo una grande varietà climatica continentale a nord, a sud con maggiore influsso del mare; è un clima molto caldo, nella letteratura sanscrita abbiamo addirittura 6 stagioni possiamo riassumerle in 3 una stagione più fresca da ottobre a febbraio; da febbraio a giugno la temperatura sale con punte di 40/45°; la stagione dei monsoni, delle piogge, che spira dal’oceano indiano da fine giugno fino a settembre il monsone è un tratto caratterizzante della vita indiana, è fondamentale perché dopo i mesi di siccità e di calura permette l’agricoltura (india resta comunque con un economia agricola, sistemi di irrigazione sono limitati in molte zone del paese, quindi i monsoni sono fondamentali).
Popolazione parte ancora classificata come tribali, rappresentano una sorta di substrato originario, discendenti dei più antichi abitanti dell’India. Zone più caratterizzate da tribù isolate con culti/abitudini proprie sono quelle centrali, che un tempo erano coperte di foreste, ora zone comunque difficilmente accessibili. La popolazione di oggi grande maggioranza si dichiarano hindu, abbiamo 14% di musulmani, esiguo numero di buddhisti ( buddhismo fenomeno indiano, religione più importante dell’india del nord, ma a un certo punto deve cedere il passo all’induismo).
Induismo soppianta il buddhismo che si ritira nella zona in cui è nato (vicino ai confini di montagna) fin che gli ultimi grandi monasteri vengono distrutti dall’invasione islamica con conseguente dispersione dei monaci. La piccola percentuale di buddhisti odierna, sono buddhisti di ritorno negli anni 50 c’è stato un riformatore che ha promosso delle conversioni di massa verso il buddhismo, come movimento di protesta perché la società indiana che è gerarchica con le caste (gradazione di caste che va dalle più alte pure fino alle più impure) in cui lo strato più basso è quello che è chiamato “fuori casta o intoccabili”, che è abolita dall’India odierna, ma esiste ancora; queste conversioni di massa sono state promosse come ribellione verso il sistema dell’intoccabilità perché il buddhismo non considera il sistema delle caste (è un messaggio rivolto a tutti anche alle donne).
Il Sikhismo religione monoteista che nasce nel XV secolo, ultimo frutto dell’induismo, nasce nel Panjhab.
Jaina religione che nasce insieme al buddhismo, con un fondatore storico come il Buddha, non diventa mai grande come il buddhismo, ma è comunque molto fiorente nel nord dell’india (non esce mai dall’india) la comunità Jaina anche se piccola ha un potere culturale e economico grande; Jaina è un derivato della parola Jina che è il fondatore, i Jaina sono importantissimi perché ancora più del buddhismo sono i propugnatori massimi della dottrina della non violenza il loro motto è “la prima legge è il non nuocere”, tutta la loro dottrina sta intorno a questo concetto con un conseguente vegetarianismo. Quello che resta oggi è diffuso nel Gujarath che è la zona che storicamente porta questi concetti. Le dottrine Jaina vietano una lunga serie di attività di lavori che possano implicare il nuocere a essere viventi; hanno una concezione piena di esseri viventi molto difficile non nuocere a qualcuno; significa che certe attività (prime tra tutte l’agricoltura) non possono essere compiute ha fatto si che i Jaina storicamente siano i grandi banchieri dell’India, gioiellieri, tendono a maneggiare cose molto preziose quindi è una comunità molto ricca e molto amante della cultura, hanno fondato delle grandi biblioteche.
Lingue non abbiamo una sola lingua, sono riconosciute 22 lingue ufficiali. Hindi non è la lingua ufficiale, ma è la lingua considerata principale dalla promozione del governo. Zone marginali, al limite dell’india moderna posti dove si parlano lingue di tipo tibeto/birmana; lingue che troviamo al nord sono di origini indo europea lingue moderne che derivano dal sanscrito, sanscrito e latino sono apparentate, quindi le lingue antiche dell’ Europa sono apparentate con le lingue antiche dell’india (pracrito e sanscrito) hanno un origine comune perché probabilmente a partire dal III millennio ac ci sono state delle popolazioni che stavano tra l’Europa e l’India che hanno iniziato a emigrare nelle due parte (hanno conservato le tracce delle lingue nelle due parti).
Zona delle lingue dravidiche sud dell’india con 4 lingue principali (tra cui il Tamil), sono lingue che esistono soltanto in India. Fase più antica della linguistica indiana è quella dravidica su cui si sovrappone quella delle lingue indo europee.
Alfabeto più diffuso è quello Devanagari (città degli dei).
Prima forma di civiltà in india è totalmente diversa da quella che poi darà impronta culturale dell’india fino a oggi è stata scoperta soltanto 100 anni fa, prima di scoprirla si era già scoperto quello che veniva dopo. Dalla seconda metà dell’800 fino ai primi del 900 l’India era sotto il dominio inglese sono stati i decenni della ricerca archeologica (archeologia è stata portata dagli inglesi, qualcosa che gli indiani hanno assorbito dall’Europa). Gli inglesi fondano l’Archeological Survey of India, con indagini a tappeto dell’india del nord soprattutto; in questo contesto vengono effettuati sulla base della scoperta di mattoni cotti (che vengono saccheggiati) delle ricerche presso Mohenjo Daro (collina dei morti) e Harappa spedizioni cominciate nel 1920/21 con annuncio ufficiale nel 1924 ci si trova davanti a una grande civiltà che nessuno conosceva. Mohenjo Daro e Harappa sono distanti 600 km l’una dall’altra, sono città molto simili.
Questa nuova civiltà viene chiamata della valle dell’indo o di Harappa, è una civiltà urbana che ha avuto il suo culmine tra il 2600 e il 1900 ac circa. Si trattava di una civiltà urbana molto avanzata, con decine di migliaia di abitanti per città, con condizioni di vita molto confortevoli perché i resti archeologici hanno mostrato un assetto urbano con strade ortogonali, bagni nelle case con un perfezionato sistema fognario erano frutto di programmazione e tecnologia avanzatissima, molto di più di quella che sarà l’India storica.
Questa civiltà non ci ha lasciato niente di scritto, ha lasciato grandi resti archeologici, ma non una letteratura. Successivamente abbiamo solo letteratura (quella dei veda) senza resti archeologici. Questa civiltà della valle dell’indo conosceva la scrittura che ci è documentata soprattutto da un repertorio di manufatti molto piccoli i SIGILLI che recano dei caratteri di scrittura. Non sappiamo quale lingua sia, se è una lingua indo europea allora popolazioni indo europee abitavano già nell’india del nord nel 2500 ac (dobbiamo spostare la data di calata che è tradizionalmente posizionata nel 1500 ac); cosa più probabile questi abitanti della valle dell’indo parlavano una lingua dravidica vi si sovrappongono poi popolazioni che parlano lingue indo europee.
18.02 3° lezione_
per iscritto sono stati tramandati oralmente a memoria dai Brahmani india manifesta una netta propensione verso la trasmissione orale.
Nella zona dove nasce la civiltà della valle dell’indo era presente un altro fiume SARASVATI (quella che ha l’acqua) che è molto nominato nella letteratura vedica, ora è una specie di torrente. Doveva essere una culla per la cultura vedica.
Ipotesi di datazione sulla composizione della letteratura vedica intorno al 1500 ac. Termine VEDA può indicare tutto gruppo di testi composti a blocchi ovvero le raccolte che sono 4 (Rgveda, Samaveda, yajurveda, atharvaveda); oppure può indicare anche tutti gli altri testi Brahmana “potere sacro”, sono i testi dei brahmani. Aranyaka (aranya vuol dire foresta). Abbiamo poi gli Upanisad sad (sedersi) vuol dire sedersi in basso, sedersi vicino, ai piedi di un maestro tradotto con “dottrine riservate, segrete”.
Civiltà della valle dell’indo distrutta da popoli indoeuropei che si sovrappongono alle rovine di questa civiltà molti versi dei Rgveda parlano delle conquiste. Proseguendo con gli scavi si è capito che la civiltà della valle dell’indo non è stata distrutta da una guerra ma l’idea è che gli indoeuropei siano arrivati in piccoli gruppi. La civiltà della valle dell’indo sarebbe declinata per motivi sostanzialmente ecologici corso dell’indo si è spostato, desertificazione.
Idea della migrazione qualche decennio fa ha dato origini a contestazioni con formulazione di altre ipotesi 1. la migrazione non è avvenuta nel 1500 ac ma molto prima, nel senso che già nella valle dell’indo si parlava una lingua indoeuropea e l’origine della letteratura vedica è da far risalire alla valle dell’indo.
19.02_4° lezione
Poesia profana KAVYA (opera del kavy, il poeta). Storia di Shiva e Parvati è un kavya opera di Kalidasa, il massimo poeta.
Mondo vedico grosso corpus di testi religiosi e che accompagnano i riti che erano dei sacrifici agli dei esistevano due sacrifici nell’india vedica un sacrificio domestico officiati da capi famiglia (maschi) nel fuoco domestico che è fondamentale; oppure abbiamo riti solenni di cui vi è una lunga serie che viene presentata dai testi che vengono officiati da una serie di sacerdoti ovvero i Brahmani questi riti diventano sempre più importanti perché si rivolgono alle divinità, però di fatto questa letteratura ci testimonia come questi riti siano considerati sempre più importanti sono gli stessi brahmani che elaborano e scrivono tutti i testi.
I riti diventano sempre più importanti il mondo deve andare avanti, cosa viene escogitato da questi sacerdoti? È evidente che gli uomini non hanno potere sugli eventi cosmici, allora attraverso una serie di corrispondenze simboliche il sacrificio vedico diventa una cosa complicata in cui si pensa che intervenendo su un oggetto che è alla portata del sacerdote si possa avere un influsso sugli eventi cosmici e quindi riportarli al proprio ordine. Il sacrificio vedico diventa così sempre più complesso difficile da capire, ogni atto richiede di essere interpretato come un atto che tiene in ordine il mondo è una tendenza che nel corso del primo millennio ac diventa sempre più accentuata.
Cosa si sacrificava? Si sacrificava nel fuoco che è un dio egli stesso (dio Agni, con il suo fumo porta le offerte nel mondo degli dei); comprendono offerte sia vegetali 8soprattutto granaglie; anche il succo di una pianta che viene pressata, succo viene filtrato e bevuto, questa pianta è una divinità che non solo si sacrifica ma anche a cui si offre,si chiama SOMA succo da effetti inebrianti o allucinogeni) che animali. L’uccisione di animali che sono i cosiddetti PASHU che designa gli animali domesticati quindi vacche tori ovini caprini (in contrasto con india dei secoli successivi quando vacche e tori sono considerate sacri, no oggetto di uccisione e cibo).
Rgveda è la raccolta più antica delle Samhita vediche, è un corpus di inni, vuol dire “veda degli inni”, sono inni che venivano recitati durante i sacrifici. Formato da 1028 inni divisi in 10 libri,è poesia scritta in una fase arcaica di sanscrito; sono inni che fanno allusioni a miti e situazioni di cui noi non siamo a conoscenza.
Lettura di un inno rivolto al re degli dei che è INDRA è un re guerriero armato della folgore.
2° strofa Ci confrontiamo con un mito di cui non sappiamo molto è evidentemente un mito di creazione “consolida la terra, arresta le montagne” questo primo atto creativo è attribuito a Indra che ferma la terra in movimento, che puntella il cielo (idea del pilastro cosmico). L’india non ha solo un mito di creazione, ma ne ha tanti che fanno capo a diverse interpretazioni dell’esistente.
3° strofa qui c’ è un mito molto famoso abbiamo una specie di serpente (chiamato anche drago, creatura mostruosa chiamata Vritra) che ha racchiuso le acque in caverne e quindi le acque non possono scorrere e irrigare la terra degli uomini; allora Indra libera le acque. “Liberò i 7 fiumi” un nome più comune è i 5 fiumi perché di solito è il PUJAB/ PANJAB (terra dei 5 fiumi) che è una regione dell’India settentrionale, i 5 fiumi sarebbero gli afluenti del fiume indo.
Vacche e tori sono importantissimi nel mondo vedico sono alla base dell’economia, prima di diventare agricoltori gli indo arii sono allevatori; vacche soprattutto danno il latte (usato nei riti vedici), anche il burro ( molto importante nei riti vedici, un tipo particolare di burro Ghee che è il burro chiarificato). Erano animali molto importanti in quanto venivano sacrificati agli dei. La vacca è una metafora nei testi dei veda per definire divinità, o entità di genere femminile molto preziose; in altre parole il testo vedico che è di altissima poesia, non dice “le acque sono come vacche”,ma dice che le acque sono vacche che escono.
4° strofa Dasa è una parola che in sanscrito classico vuol dire servi/schiavi, si presume che questo nome si applichi a popolazioni che abitava le pianure dell’india settentrionale quando gli arii arrivano e sottomettono le popolazioni indigene.
6° strofa “quello dalle belle labbra” da questi dettagli sappiamo che le divinità erano visualizzate in forma umana.
8° strofa le divinità indiane non hanno mai un solo nome
13° strofa Indra è il grande guerriero, ma è quello che beve il Soma; ha il vajra tra le mani significa fulmine, l’arma di Indra.
15° strofa è una chiusa che troviamo spesso nei testi vedici, dove il cantore si rivolge direttamente al dio, il cantore chiede benessere terreno (provvisti di buoni figli).
Inno LA COLLERA DI VARUNA ci sono tante divinità, ma quando noi ci rivolgiamo a una in particolare questa diventa la divinità suprema, è quello che succede in ogni inno vedico “enoteismo” chiamato così da Max Muller.
Varuna è una divinità tenebrosa, molto misteriosa, è probabilmente un re degli dei ancora più antico di Indra, in una fase precedente dell’elaborazione del pensiero vedico. Il suo nome è stato messo in relazione con Uranos (dio del cielo, della volta celeste), non è un etimologia che funziona molto; altra possibilità è che il nome venga dalla stesa radice del serpente Vritra, con significato “quello che trattiene”.
Varuna è il dio del cappio (Pasha) con il quale punisce i nemici, è il primo dio nei quali inni emerge l’idea di peccato e colpa da parte degli uomini a Varuna si chiede che le colpe siano perdonate.
Cosa si intende per colpa? Ci sono quelli volontari e involontari anche questi ultimi sono errori, che devono chiedere il perdono. Abbiamo qui un mondo in cui l’errore è una colpa.
1° strofa sono le stesse cose che sono state attribuite a Indra.
3° strofa qui abbiamo qualcuno che si rivolge a Varuna, a cui chiede di fargli riconoscere qual è il suo peccato, dove ha sbagliato.
5° strofa Vasistha è uno dei veggenti vedici che sono quelli che hanno composto gli inni vedici, e che secondo la tradizione gli hanno uditi e trasmessi agli uomini questi veggenti vengono chiamati RISHI. Paragoni che vengono fatti sono presi da mondo di allevatori.
20.02 5° lezione_
INNO DEI RGVEDA introduce la divisione della popolazione indiana in classi sociali, divisione che continua fino ad oggi. È contenuto nel 10° libro dei Rgveda che si compongono di dieci libri (i libri si chiamano in vari modi in sanscrito Mandala che vuol dire primariamente cerchio, quindi i Rgveda si dividono in 10 cerchi). Questo inno è nel decimo Mandala, però questa appartenenza al decimo libro significa anche altra cosa in questo decimo libro ci sono
All’inizio non c’era ne essere ne non essere, il poeta dice che non sappiamo cosa ci fosse. Continua a porsi domande, non c’era la morte né l immortalità, non c’era il giorno e la notte, respirava senza aria soltanto ciò, oltre a ciò nient’altro esisteva questo “ciò” è una buona traduzione, termine sanscrito che sta dietro è TAT (?) che è un sostantivo neutro; quindi c’era qualcosa di molto misterioso, però unico, un germe unico il tutto si è irradiato da un entità primordiale. Il germe dell’esistenza che era avvolto dal nulla grazie al potere del suo ardore interiore nacque come l’uno uno “ ecam ”; qui si vede bene una cosa la creazione, quando noi usiamo la parola creazione abbiamo “un residuo mentale” per cui la nostra creazione è di un dio che crea dal nulla o comunque c’è un intervento in cui si passa dal non essere all’essere in tutti i miti indiani non c’è mai qualcuno che crea, c’è sempre qualcosa che c’è da cui l’esistente si irradia, che sia questo uno impersonale o che sia una grande divinità più avanti, il processo di creazione è in realtà un processo di emanazione (è più ristretto e da cui si emana tutto ciò che esiste). Creazione non c’è una parola come creazione in sanscrito nell’india antica, creazione in sanscrito si dice sarga che vuol dire “emanazione”.
Questo inno ci dice grazie al potere del suo ardore interiore quello che l inno vuol fare è cercare di capire come sono andate le cose un potere che ricorre in questi inni è identificato come una forza calda è quello che in sanscrito si chiama Tapas (calore) ha la radice “tap” (è la stessa che noi troviamo in tepore); è tipicamente nell’india antica una forza calda che viene accumulata nelle pratiche ascetiche (mortificazione del corpo); questo potere caldo si può anche usare (come nel mito di Shiva). Qui abbiamo un tentativo di capire quest’uno come fa a svilupparsi e questo è identificato con questa forza calda che è la forza della vita.
Proseguendo il poeta dice in principio fu il desiderio che si mosse, introduce un'altra parola ovvero “desiderio” questo uno si muove per potere caldo e anche perché desidera; questa parola è Kama (desiderio) che è quello che qui muove la creazione. Desiderio nell’india antica è uno dei fattori più importanti della vita, oppure nelle correnti ascetiche come qualcosa da sopprimere perché lega a questo mondo (come nel buddhismo). Quello che emerge fin da subito è che la parola kama non è soltanto il desiderio, ma è il desiderio per eccellenza che è quello sessuale (kamasutra sutra ovvero versetti) versetti sul piacere erotico).
Strofa corda che misura la distanza tra essere e non essere, possibile anche che misura il recinto sacrificale. Interessante vedere che ci sono anche spargitori di seme e potenze generative, l’energia sotto e l’impulso ci porta a un'altra visione della creazione ovvero per mezzo dell’unione di una parte maschile (spargitore di seme) e una parte femminile (l’energia). Ultime frasi ci sta dicendo che anche gli dei sono creati, anch’essi derivano da questo uno; è ipotizzato un supervisore, qualcosa che va oltre a questo ciò, a questo uno l’inno ci introduce la figura di un dio supremo che sta al di fuori di tutto questo ciò. In questo inno troviamo anticipate una serie di idee che troveremo nel pensiero dell’induismo.
ATHARVAVEDA sono 731 inni, divisi in 20 libri e non sono tutti inni magici, ci sono tanti inni che sono alla pari di quelli del Rgveda, inni agli dei, speculativi e magici. Questa raccolta di inni che contiene materiale antico, ma anche materiale più moderno (difficile da datare) in diversi inni vediamo che la divisione in varna è già scontata, abbiamo la traccia di realtà di cose concrete che ci mostrano che nel frattempo queste popolazioni di aria erano arrivate più ad est (ovvero avevano proseguito). Quello che ci interessa di più sono gli inni magici che sono formule da recitare e hanno anche un corrispettivo, un manuale in sanscrito che spiega come metterle in pratica (i gesti che bisogna fare per praticarli). Sono molto ripetitivi.
Incantesimo dice che Indra distrugge le fortezze;
Gruppo interessante di inni che vanno sotto il nome di “ strikarmani “ sono le “opere e cose fatte dalle donne” stri vuol dire donna, sotto questo nome sono definiti un gruppo cospicuo di inni che sono incantesimi d’amore. La protagonista che viene fatta parlare è una donna, non sappiamo se venivano recitati da donne effettivamente perché i sacerdoti erano maschi, però la voce narrante è femminile. Apsaras sono delle ninfe, bellissime fanciulle che sono considerate come gruppo, o a volte hanno anche culto e mito singolo sono le cortigiane celesti; l immaginario indiano vede le divinità che stanno nei palazzi celesti (replica di palazzi reali), anche in cielo ci sono queste fanciulle che popolavano le corti dell’india antica, sono delle prostitute di alto borgo, donne non sposate che se fanno parte della corte del re fanno parte dell’harem, scelte per la loro bellezza, ma soprattutto molto colte che sanno recitare e danzare; le apsaras le vediamo nel mito e nella poesia guardare giù dal cielo e scegliere i più belli guerrieri per portarli in cielo.
25.02_6° lezione
UPANISAD dopo parte della letteratura vedica basata sul sacrificio (che diventa sempre più un operazione autonoma), questo mondo inizia a incrinarsi, siamo in un periodo che inizia dal VII o VI secolo ac in cui succedono
delle cose nuove questi pensieri nuovi vengono da un bacino comune che prendono delle vie diverse (alcune si propongono come eresie, altre come continuazione del pensiero vedico, ma sempre con basi comuni). Quindi un periodo di grandi trasformazioni intorno al 600 ac si formano le prime città in india, cambia l’asseto politico in india settentrionale la civiltà degli aria (dei migranti) era inizialmente una civiltà di allevatori e si stabilizzano nell’india nord, proseguono insediamento verso est nella pianura gangetica (fiume Gange e Yamuna). I migranti aria sono una minoranza, trovano nel loro cammino sicuramente dei popoli in india dubbio su quanto si sono mescolati, quanto delle religioni di questi popoli vengano assorbiti. La migrazione comunque non è documentata, gli aria perdono subito il ricordo di provenire da un'altra parte, ci sono solo degli accenni al fatto di combattere e distruggere delle cittadelle.
Gli aria vanno verso est perché trovano un terreno molto fertile, con piogge abbondanti, permette più facile agricoltura (coltura del riso che si afferma dal 1 millennio ac,iniziano a essere usati utensili idi ferro) vediamo dunque un economia di villaggio.
Intorno al 600 ac invece l’archeologia ci dice che si formano le prime città; la nascita delle città si fonda su un surplus economico l’economia di villaggio si basa sul fatto che c’è un gruppo di allevatori e agricoltori; l’economia urbana si basa sul fatto che le produzioni agricole diano un surplus, ovvero che siano in abbondanza la città usa il surplus agricolo in ambito mercantile, così possono sorgere delle comunità urbane in cui le persone possono vivere di commercio (è una dinamica universale che vediamo attuata anche in india). Quindi sorgono una serie di città rette da sovrani (parte nord est dell’india), le troviamo chiamate repubbliche oligarchiche, rette da clan familiari. Nel 320ac nasce una grande dinastia di imperatori che riescono a conquistare gran parte del territorio indiano.
Questa seconda urbanizzazione dell’India (prima della civiltà dell’Indo) è vista come motivo di base per il cambiamento di idee sulla vita che avvengono in questo periodo la comunità vedico più antica è una comunità di piccoli centri e villaggi, quello che è importante dai testi non è l individuo ma è la comunità,la famiglia (tipico delle comunità di villaggio); la città invece è un luogo più libero perché le persone devono farsi strada da sole,non è più il clan che da la sicurezza, ma l’individuo e la sua iniziativa emerge in campo economico e non solo, emerge anche come una maggiore libertà di pensiero. Gli studiosi mettono in relazione il maggiore individualismo con i cambiamenti del panorama economico sorgono una serie di maestri spirituali (come il Buddha) che hanno maggiore iniziativa individuale. È periodo di maggiore libertà di pensiero.
Grande bacino di idee è attribuito agli SHRAMANA (shrama far fatica) sono dei liberi pensatori,asceti itineranti nel senso che vivono una vita di rinuncia (comunità di monaci possono nascere solo in un contesto di urbanizzazione). Questi asceti itineranti rifiutano il rito vedico e vanno alla ricerca di risposte,metodi nuovi queste cose nuove che emergono in questo periodo cambiano le idee rispetto al pensiero vedico, questi concetti nuovi che rimarranno per sempre nel pensiero comune indiano appartengono al fatto che la vita umana non è più vista come unica ma come un ciclo continuo si nasce vive e muore e poi ci si rincarna in un'altra vita è un concetto che non c’è nella letteratura vedica più antica.
Queste idee vengono elaborate nel contesto di asceti itineranti le linee fondamentali sono la vita non è unica ma si ripete e questo si chiama SAMSARA (vuol dire scorrimento); altro punto fondamentale è cosa e come determina la rinascita detto KARMAN (vuol dire azione), nel pensiero vedico più antico, nelle samitha è l’azione per eccellenza ovvero il sacrificio, invece in questo contesto l’idea di base è che un essere vivente non può fare a meno di agire le azioni che compio possono essere buone oppure malvagie,o anche neutre queste formano una specie di accumulo, non vanno perse, che ci porta direttamente a una nuova vitain ogni vita dobbiamo smaltire il karman che abbiamo accumulato nella vita precedente; il karman che abbiamo accumulato nella vita precedente condiziona anche la nostra reincarnazione ci reincarniamo in base a quello che abbiamo compiuto nella vita precedente, è una cosa meccanica. Se siamo stati malvagi ci reincarneremo in un essere umano di condizione sociale bassa, più svantaggiato, o come un animale; se abbiamo accumulato karman positivo rinasceremo in una casta sociale più alta, o con condizioni fisiche e intellettuali migliori. Lo scopo religioso degli shramana per il buddhismo, jainismo è non rinascere più, raggiungere la liberazione dal ciclo dell’esistenza, raggiungere il MOKSHA ( chiamato nirvana nel buddhismo, che vuol dire estinzione).Le correnti religiose di questo periodo sono di pessimismo, vedono la vita umana come dolorosa posto l’accento concetto di impermanenza, tutto è effimero nella vita umana e tutto ciò che non dura viene ad essere visto come motivo di dolore, quello che si ricerca è una condizione di permanenza e viene identificata nella liberazione, si pensa che una volta che uno ha esaurito il karman, per virtù della propria condizione pura spirituale, possa entrare in una condizione di liberazione una condizione di beatitudine eterna come la beatitudine sia concepita varia nelle correnti religiose e varia nei secoli.( Jivanmukta liberato già in vita).
Upanisad parliamo delle Upanisad vediche o antiche, sono 13 o 14 non tutte dello stesso periodo, datazioni dal VII secolo ac fino al IV o III ac; ognuno ha il suo nome a seconda della scuola. Upanisad continuano ad essere scritte fino
ideale dell’individuo. Quelli che sono detiti alla religione entrano nella fiamma del rogo, ovvero il rito funebre indiano prevede la cremazione dei corpi (resti preferibilmente dispersi in un fiume, preferibilmente il Gange) essi compiono un percorso cosmico dove quello che resta dopo la cremazione del corpo fa questo viaggio si parte dalla terra e si va sempre più verso l’alto. Ci sono termini indiani “la quindicina della luce crescente” calendario indiano si basa sulla luna che prevede un mese lunare di 30 giorni, quindi 15 giorni di luna crescente e 15 di calante; “sei mesi nei quali il sole si muove verso nord” sono i mesi che vanno dal solstizio di inverso fino a quello d’estate; “regione delle folgori” regione di luce sopra il sole. Una volta morti fanno questo percorso in cui poi si dissolvono, non tornano più indietro e hanno la liberazione si fondono nel Brahmana
Abbiamo l’altra via quelli che seguono il rito vedico queste pratiche (sacrificio, mortificazione corpo) non portano alla liberazione ma alla rinascita. “come si cibano della luna” la luna è vista come una specie di coppa contenente del cibo che gli dei mangiano un po’ si riempie (luna crescente) grazie a queste anime che arrivano, si svuota (cala) perché gli dei mangiano; altra concezione che la luna sia piena di Soma. Questi che seguono il rito vedico, una volta morti rinascono sulla terra e così continua il loro ciclo.
Abbiamo anche le persone che non hanno la consapevolezza delle dinamiche che si muovono nel mondo e allora questi hanno una rinascita pessima (vermi, insetti ecc).
Passo della Chandogya Upanisad simile al precedente, chiama la luna Soma; ci da dei dettagli maggiori sulla natura delle reincarnazioni matrice favorevole (matrice indica l’utero femminile) nasce in una donna Brahmana o Ksatriya o Vaisya (classi aria più alte); chi si comporta male deve temere di nascere come figlio di un cane o di una scrofa (quindi un incarnazione più bassa) o un Chandala (è lo strato più spregevole della società, gli intoccabili).
Vi è poi una categoria inferiore che sono destinati a rinascere in definitivamente. La liberazione si può avere solo come esseri umani, si può anche rinascere come dei, si vivrà più a lungo con poteri maggiori, o come animali, ma per essere liberati bisogna essere uomini (per molte dottrine solo uomini maschi) rinascere uomo maschio è la rinascita più auspicata in assoluto.
Indicazioni etiche chi ruba oro, chi beve liquori; chi viola il talamo del maestro (c’è un programma di studi che prevede che lo studente passi una serie di anni in casa del maestro, seguivano le lezioni ai piedi del maestro, le donne della famiglia del maestro vanno protette, quindi questo divieto è molto presente nella letteratura brahmanica) e chi uccide un brahmano (maggior crimine) questi 4 vanno in rovina e non bisogna frequentarli. Chi li frequenta comunque non viene toccato dal peccato.
Segni diacritici segni che vengono aggiunti al nostro alfabeto; alfabeto più usato si chiama Devanagari è un alfabeto assolutamente fonetico, più ricco, molto preciso
4.03 8° lezione_
Periodo vedico è quello più antico (quello delle samitha), il periodo successivo delle Upanisad dall’VIII secolo “periodo brahmanico” è una fase ulteriore del pensiero vedico che porta in primo piano il monopolio brahmano nel gestire i rituali. Il brahmanesimo sfocia poi nell’induismo.
Seconda urbanizzazione dell’india , in crisi i valori vedici, bacino di idee degli shramana (asceti itineranti) da qui nascono il buddhismo e il jainismo.
IL BUDDHISMO
Mentre le Upanisad si collocano come una continuazione del pensiero vedico più antico, il buddhismo e jainismo sono considerate eresie ovvero religioni che rifiutano il veda, il veda non è rivelazione norma eterna. Quello che emerge con Upanisad e con buddhismo e jainismo hanno dei concetti comuni, credono nel samsara, nel karman e in una forma di liberazione sono pensieri comuni che nascono e restano nel pensiero indiano.
Buddha è un personaggio storico, si chiamava Siddhartha (colui che ha realizzato il proprio scopo) Gautama (è la famiglia, viene dalla famiglia di Gotama) Sakyamuni (è un soprannome, vuol dire il Buddha storico, vuol dire asceta silenzioso degli Sakya che è il nome del clan regnante in cui il Buddha nasce). Buddha vuol dire il risvegliato, è un epiteto che assume dopo aver ottenuto la Bodhi ovvero il risveglio.
Datazione tradizionale 565 – 485 ac. Oppure 480 – 400 ac o 460 – 380 ac vita comunque lunga 80 anni.
Ashvaghosha poeta tra I e II secolo ac, scrive poema Buddhacharita (vita e gesta del Buddha) ed è la prima biografia completa che è arrivata fino a noi, con problema che dei 28 libri del Buddhacharita ce ne sono conservati solo la metà.
Buddha è un principe di un piccolo regno che è ai confini meridionali dell’attuale Nepal, vi erano dei piccoli clan regnanti; Siddhartha è alla sua ultima rinascita, ha vissuto molte volte prima la letteratura dei Jataka raccoglie tutte le vite precedenti del Buddha (più di 500, molto spesso in forma di animale). Come principe nasce per l’ultima volta, sua madre che è la regina Maya fa un sogno in cui un elefante bianco le entra nel fianco destro (elefante è un animale di buon auspicio, legato alla fertilità alla pioggia, animale porta fortuna; elefante albino particolarmente di buona fortuna). Maya e il re consultano gli astrologi di corte e la risposta è che maya concepirà un essere straordinario che diventerà o un grande re della terra oppure un grande sovrano dello spirito il re è preoccupato perché Siddhartha deve essere l unico erede al trono. Immagini dal Gandhara regione nord ovest dell’india zona di contatto con l occidente, si forma un arte particolare con tratti mediterranei (acconciature e vesti ellenistiche).
Nasce il Buddha Maya per partorire torna a casa dei suoi genitori, ma lungo la strada si ferma in un parco dove partorisce; il Buddha nasce dal fianco destro (ha una nascita più pura, è una nascita sovrannaturale). Il parto di Maya viene raffigurato come le ninfe della fertilità “shalabhanjika” sono ninfe della vegetazione raffigurate abbracciate a un albero che esistono prima del buddhismo e che il buddhismo accetta. Parto il Buddha viene accolto da Indra il re degli dei.
Buddha nasce con dei segni dell’uomo superiore chiamati Lakshana , non è un uomo comune; la letteratura buddhista ne elenca 32, non tutti sempre raffigurati quello che viene sempre mostrato è la deformità sul capo, ha una protuberanza cranica che si chiama Ushnisha (turbante). Un altro segno con cui nasce è un segno in mezzo alla fronte, chiamato Urna (ciuffo di peli), raffigurato con un tondino in mezzo alla fronte. Altri sono ruota della legge sui palmi delle mani e su piante dei piedi; le mani palmate.
Il padre vorrebbe che facesse il re, lo fa sposare e ha anche un figlio, lo chiude in un palazzo lo circonda di fanciulle e Siddhartha vive li; a un certo punto chiede al padre il permesso di uscire. Il padre fa sgombrare la città da tutto quello che può offrire una vista spiacevole. Buddha si reca in un parco, lungo la strada gli dei gli mettono davanti un vecchio, un malato e un morto egli non ha mai visto queste cose, lui chiede spiegazioni e ne esce sconvolto. Nel parco il padre gli fa trovare un gruppo di cortigiane, li incontra anche un asceta e pensa che quella può essere la sua via non vuole più vivere in una vita di perfezione. Scappa di casa di notte con il suo cavallo, i racconti ci dicono che ci sono delle divinità minori che sorreggono gli zoccoli del cavallo in modo da non far rumore.
Si unisce a una serie di brahmani asceti nella foresta, che però non lo soddisfano e non gli danno delle risposte; l’ascetismo brahmanico prevede la mortificazione del corpo, il digiuno, è detto Tapas mortifico il corpo, sopprimo la materia per innalzare lo spirito.
Il Buddha decide che la mortificazione del corpo non ha senso per la ricerca delle verità superiori la sua dottrina è una via di mezzo, non indulgere nei piaceri, ma non indulgere anche nella mortificazione del corpo per raffinarsi nello spirito occorre che il corpo stia bene messaggio del Buddha è equilibrato. Intraprende un percorso per suo conto,percorso meditativo ha un momento intuitivo in cui tutto comprende ha la Bodhi, è diventato un illuminato. Raffigurazione del momento dell’illuminazione è sotto un albero e circondato da esseri mostruosi, perché è la tentazione dell’asceta mentre medita arriva un demone che si chiama Mara il quale è il demone della lussuria del desiderio (che è quello che incatena alla nascita e alla morte), gli manda le belle figlie e lo spaventa con l’esercito dei suoi demoni. Manca ultimi 20 minuti
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Buddhismo ci sono tanti buddhismi, scuole derivate dal buddhismo antico. Esistono 3 correnti maggiori che sono nate in india e poi esportate nate in tempi diversi ma nell’india non si sono sovrapposte una all’altra (una non cancellava la precedente). Buddhismo a un certo punto scompare in india, con l avvento dell’induismo; ultime zone in cui si attesta sono le zone della nascita del Buddha,ultimi grandi monasteri cancellati dalle invasioni islamiche nel 1200. Minoranze oggi di buddhismo in Tibet, un'altra minoranza di convertiti (anni 50 del 900 un riformatore di nome Ambedkar ha promosso delle conversioni di massa come rifiuto del sistema castale perché il buddhismo non prevede le caste e si rivolge a tutti) quindi buddhisti oggi in india sono o delle regioni himalayane o sono convertiti.
Esistono 3 scuole di buddhismo :
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DINASTIA MAURYA
Seconda urbanizzazione dell’india fa seguito alla nascita prima grande dinastia imperiale dell’india ovvero quella dei Maurya (320 185 ac). Storia dell’india storia di frammentazione, non abbiamo mai una dinastia che riesce a unificare tutto il territorio, abbiamo dei clan. Terzo sovrano della dinastia è il re Ashoka (senza dolore) che regna nel III secolo (269 – 232 ac) preceduto dall’espansione dei suoi predecessori che partono da Pataliputra che è la capitale dei Maurya; questa città corrisponde all’attuale Patna, il regno è quello del Magadha (regione in cui si forma questa dinastia, legato anche al Buddha perché è la culla della religione).
Ashoka è patrono e diffusore del buddhismo; si converte e si autodefinisce un devoto laico del buddhismo, fa scrivere su colonne monumentale (primi monumenti che ci arrivano dall’india storica) o su pareti di roccia una serie di editti, messaggi che il sovrano fa scrivere mandando degli emissari nelle zone del suo regno; da questa presenza degli editti che sappiamo qual’era l’estensione del suo regno (conquista e riesce a tenere sotto controllo quasi tutto il sub continente indiano, tranne l ultima parte meridionale dove vi erano dei clan).
È la prima testimonianza di scrittura che abbiamo in india, dopo quella dei sigilli della civiltà della valle dell’indo (III
Capitelli di Ashoka più famoso e meglio conservato è il capitello di Sarnath con animali simbolo di virtù, ma soprattutto la ruota che è simbolo dell’imperatore ma anche della legge buddhista (Ashoka non sappiamo con che motivazione la mette); Ashoka si proclama fedele laico del buddhismo, fa dei pellegrinaggi nei luoghi della vita del Buddha valori che esprime negli editti sono legati al buddhismo, sono stati interpretati come una religione laica dice che lui promuove ogni religione, cerca di mettere insieme dei valori che vadano bene per un regno multietnico e multi religioso.
Ashoka conquista la regione Kalinga (attuale Orissa) molto sanguinosa di cui si pente, ne scrive in un editto. Datazione di Ashoka primo dato sicuro che abbiamo sulla datazione indiana, editti ordinati cronologicamente.
Editto conquista della regione di Kalinga
Piyadassi (quello che guarda benevolo, o quello benevolo da guardare) è il modo in cui Ashoka chiama se stesso.
Ha ucciso un sacco di persone, lo fa star male ma ancor di più l’aver ucciso persone buone. “Genti che vivono in selve” tribali, componente di cittadini dell’india che chiamano se stessi adivasi (i primi abitanti), si considerano i primi abitanti dell’india, sono popolazioni che fino a oggi vivono in posti isolati, con lingue e culti diversi, nell’antichità vivevano nella foresta; la letteratura sanscrita li chiama shabara (selvaggi).
Una parte di scopo può essere propagandistico.
Editto
Re Piyadassi rende onore a tutte le religioni; messaggio che spinge alla tolleranza ha delle connotazioni buddhiste, lui pensa a un etica generale.
Editto della pietà
Presa di posizione contro il sacrificio vedico brahmanico che comportava il sacrificio di animali (continua anche per vari secoli dopo Ashoka) è un affermazione buddhista perché il Buddha dice che il sacrificio di animali è una cosa stolta e che tutti gli esseri viventi sono uniti da una fratellanza. Questo rifiuto del sacrificio vedico diventerà tipico degli asceti brahmanici, dei Jaina, del movimento degli shramana e si connette con un altro valore di queste religioni (Upanisad, buddhismo e jainismo) ovvero quello della non violenza. Non violenza chiamata ahimsa (interpretato come assenza di desiderio di uccidere) si lega al vegetarianismo.
Prima si uccidevano animali e si mangiava carne, dopo questo editto se ne mangia meno le due cose sono correlate, non uccidere e non mangiare la carne
Editto
Idea di base di non uccidere animali che non si mangiano; concetto di protezione delle femmine e dei loro piccoli.
Ashoka considerato dalla tradizione buddhista un grande patrono del buddhismo e grande diffusore della dottrina, gli storici ritengono che la prima diffusione del buddhismo fuori dai confini dell’india avviene con Ashoka (Sri Lanka convertita grazie a uno dei figli di Ashoka che era un monaco, ed è anche il luogo dove viene messo per iscritto il canone Pali).
Ashoka ha anche il merito di aver fondato una serie di Stupa tumoli più o meno ornati (più antico è lo stupa di Sanchi nel Madhya Pradesh fondato da Ashoka e poi allargato). Il Buddha da istruzioni ai suoi seguaci su come procedere dopo la sua morte cremazione del corpo, ceneri all’interno di un tumolo. Dopo la morte del Buddha e la sua cremazione i re delle regioni circostanti si fanno guerra per possedere le ceneri, decidono di dividerseli e ognuno erige il suo stupa.
Gli stupa sono i monumenti più antichi che abbiamo del buddhismo la calotta è chiusa, solida e all’interno c’è una piccola camera dove c’è un reliquiario (riferito o al Buddha o a monaci); pradakshina
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JAINISMO Jaina deriva da jina ovvero vincitore, ed è il nome che si da ai santi profeti del jainismo che sono anche chiamati tirthamkara “quelli che fanno il guado, i traghettatori”; tirtha vuol dire guado, anche usata per definire i luoghi di pellegrinaggio dell’induismo, luoghi di attraversamento tra mondo profano e mondo divino.
I tirthamkara sono stati 24 e si sono succeduti da epoche storiche lontanissime; fondatore storico del jainismo VARDHAMANA MAHAVIRA (grande eroe) detto il JINA che è l ultimo dei tirthamkara vissuto tra il 599 e il 527 ac , vive nello stesso periodo del Buddha.
Storia di jina è affine a quella del Buddha, era anche lui della classe dei guerrieri, vive zona india nord est. I tirthamkara che sono 24, il 23° che si chiama Parsvanatha è probabilmente una figura storica.
Rsabhanatha (primo dei tirthamkara) e Parsvanatha il primo raffigurato con i capelli lunghi, il secondo con un cappuccio serpentino. Tutti gli altri jina sono raffigurati allo stesso modo o in piedi o seduti come il Buddha tutti simili perché trasmettono lo stesso messaggio.
Jina raffigurati nudi nudità nell’arte dell’india non è casuale, qui il motivo è la rinuncia totale, ascetismo assoluto, santi e monaci Jaina sono caratterizzati da una rinuncia completa a ogni tipo di possesso, e soppressioni delle pulsioni del corpo (diverso dal buddhismo che predicava una via intermedia) il jainismo è rigoroso e ascetico, metodo del digiuno, rinuncia.
Immagine del santo Gommata, figlio di un jina posizione ascetica che consiste nel stare immobile per molto tempo, pratica dell’abbandono del corpo “ kayotsarga ” , abbiamo una pianta rampicante che è cresciuta sul suo corpo.
Principi fondamentali karman, moksa “liberazione” e ahimsa “non violenza”. Classificazione della realtà il jiva ovvero il vivente e il ajiva ovvero il non vivente; i jiva sono infiniti; nigoda ovvero esseri minuscoli che continuano a vivere e morire per i Jaina tutto è pervaso di vita. I Jaina aderiscono alla non violenza vale per i monaci e per i laici problematico perché se il mondo è pieno di vita e esseri viventi è difficile non nuocere a nessuno l’intenzionalità di non nuocere è importante, i Jaina sono rigorosamente vegetariani (sia monaci che laici), i monaci non possono fare nulla che riguardi la preparazione del cibo perché comporta l uccisione di esseri viventi queste operazioni sono fatte dai laici (possono cucinare, uccidere delle piante, prescrizione che non possono uccidere gli esseri viventi che hanno più di 2 sensi).
Jaina sono diventati una comunità ricchissima, questi divieti professionali li hanno portati a dedicarsi a professioni come banchieri ecc. Oggi i Jaina sono una minoranza, ma con grande potere economico. Jainismo si diffonde nel Rajastan meridionale. Canone Jaina non è scritto in sanscrito ma in un pracrito che si chiama Ardhamagadhi (era la lingua del Magadha, mezza Magadha).
Ad un certo punto vi è uno scisma Digambara “i vestiti d’aria” e Svetambara “vestiti di bianco” è uno scisma che si assesta verso il IV e V secolo dc. Vestiti d’aria o di bianco si riferisce a come si vestono i monaci maschi, i vestiti d’aria vanno in giro nudi, mentre gli altri sono vestiti di bianco. Secondo gli Svetambara esiste il canone Jaina; i
Kama vuol dire desiderio, è la soddisfazione del desiderio, sessuale estetico ecc. kamasutra testo sul Kama. Artha è l’utile economico, è considerato meritorio, un buon hindu mantiene la famiglia. Dharma è quello che amalgama tutti, il Kama e l’Artha si devono soddisfare secondo il Dharma. Moksa è la liberazione, è il fine del Sannyasin, scopo che appartiene alla vita non in questo mondo.
Arthashastra è un trattato particolare, è un testo fuori dalla religione, ci dice cose sulla società dell’india antica; è rivolto al re, prende in esame l artha del re, cioè come il re deve governare perché il suo regno prosperi; è un trattato ponderoso. È attribuito secondo tradizione all’opera di un ministro brahmano del primo re Maurya e si chiamava Kautilya o Chanakya.
Periodo in cui nasce l’induismo vi è una reazione da parte dei brahmani che capiscono che il sacrificio vedico non è più operato da nessuno. Succede che i brahmani accettano e armonizzano la propria normativa (contenuta nei testi di prima, soprattutto nei testi sul Dharma) forme di religione diversa che comprendono le divinità maggiori dell’induismo che sono Vishnu e le sue discese sulla terra,Shiva e Devi. Queste divinità vengono fatte proprie dai brahmani, abbiamo comunque già delle tracce nella letteratura vedica dove però non hanno nessuna importanza.
La letteratura brahmanica è la letteratura di una certa fetta della società,quella più alta intermini di rango religioso.
Queste divinità probabilmente esistono da diverso tempo,sono le divinità di certi gruppi sociali che vengono assorbiti dai brahmani il rapporto cambia perché quello che viene valorizzato è il rapporto tra fedele e divinità rapporto si chiama BHAKTI (vuol dire devozione) è un modo di rapportarsi con queste divinità che è aperto a tutti, questa via si apre a tutti anche alle donne.
Grandi poemi epici dell’induismo troviamo le grandi divinità dell’induismo e soprattutto le discese di Vishnu e Krishna RAMAYANA e MAHABHARATA servono da modello comportamentale fino a oggi.
VISHNU viene da una radice che lo fa interpretare come il “pervasore”; è venerato in quelli che vengono chiamati AVATARA (avatar discese, incarnazione); è venerato in quanto tale o come suo avatara, ogni avatara ha la sua biografia. Rappresentazione momento che recede la creazione del universo Vishnu disteso con 4 braccia (divinità dell’induismo spesso con più di due braccia perché molto potenti), è disteso su un serpente. I serpenti, i NAGA sono i cobra raffigurato fin dalla più antica arte iconografica indiana, è una tipica divinità popolare ambivalente che portano fortuna,acqua fertilità. Quello su cui è disteso Vishnu ha tante teste si chiama SHESHA (il resto quello che avanza) o ANANTA (infinito) è una specie di residuo che resta dopo che l’universo si è dissolto, residuo che galleggia sulle acque primordiali e su questo Vishnu dorme il suo sonno cosmico (specie di intervallo tra una fase e l’altra dell’universo) fino a che non si innesta il momento nuovo della creazione. Sopra vi è una divinità che spunta da una corolla di loto che spunta dall’ombelico di Vishnu (loto simbolo di fertilità e purezza, simbolo nazionale dell’india) su questo fiore di loto si accomoda il dio a cui Vishnu affida la creazione in questo mito il dio è BRAHMA che è un dio già presente nel sistema brahmanico,è il dio creatore per eccellenza nell’induismo.
Brahma (creatore) Vishnu (mantiene il mondo ) e Shiva (legato alla distruzione del mondo) 3 divinità principali dell’induismo; brahma c’è nel mito ma non ha un culto, le vere divinità massime dell’induismo sono Vishnu con avatara, Shiva e la divinità femminile (questa è la trimurti)
Induismo vita dell’universo è ciclica, un emanazione da un entità suprema, un periodo di vita dell’universo e poi un riassorbimento a seconda della divinità di riferimento abbiamo diversi miti su questo processo.
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Brahma, Vishnu e Shiva sono le tre divinità maschili maggiori dell’induismo,ma Brahma è un dio antico ma non ha un culto in india. Brahma ci sono solo 2 templi in tutta l’india dedicati a lui.
Testi fondamentali dell’induismo: RAMAYANA e MAHABHARATA sono poemi epici,nella nomenclatura sanscrita originali sono i ITIHASA “così in vero fu” , vuol dire “storia” ma in realtà non sono poemi di storia, sono vicende di uomini vissuti nel passato le cui storie si intrecciano con quelle degli dei, interesse dipingere un quadro simbolico del mondo.
PURANA sono i testi antichi, sono molti,sono vere e proprie enciclopedie; composti dal V secolo circa.
Epoca Maurya, poi epoca di invasori dal nord ovest di cui la più importante è la dinastia Kushana di cui il maggiore esponente è Kanishka siamo nell’india settentrionale,è una dinastia molto importante, la parte meridionale del loro regno è l’india nord, tra il I ac e il I dc fondano questo impero multietnico. Kanishka è un protettore del buddhismo come Ashoka, la loro arte e reperti iniziano a essere raffigurate le divinità dell’induismo che si svilupperanno lungo il resto della storia indiana la provenienza delle divinità è popolare,incontro del pensiero brahmanico con personaggi religiosi di strati della popolazione che fin ora non hanno usato la letteratura. In questo periodo vengono composti i poemi epici.
Dinastia successiva è quella che coincide con la composizione dei Purana dinastia con cui l induismo si afferma in india è la dinastia dei GUPTA che fanno edificare i primi templi hindu 320 dc inizio della dinastia Gupta vuol dire custodito,principali regnanti sono Chandragupta “custoditi dalla luna”. La capitale è Pataliputra odierna Patna.
Dinastia importante perché considerata la dinastia della “classicità”,culmine culturale in cui vengono stabiliti dei modelli che faranno scuola,perpetuati, rimarranno per lungo periodo dei modelli di riferimento, in questo periodo si formano i canoni estetici,iconografie, forme letterarie miti e concezioni quello che arriva nell’induismo fino a oggi ha i suoi fondamenti in questo periodo. Avviene anche l’ultima fase della letteratura epica raccolto i miti dei Purana da qui viene il poema del massimo autore dell’india ovvero Kalidhasa (IV- V secolo dc).
Visione del tempo nei Purana mito di creazione di Vishnu sul serpente Ananta è narrato nei Purana. A partire dai Purana viene elaborata la concezione del tempo come ciclico; nell’induismo non esiste una chiesa e un potere centrale. Unità minima del tempo è uno yuga, 4 unità formano uno mahayuga, c’è un età dell’oro che è la KRITA o SATYA – YUGA vengono contati come nel gioco dei dadi; la metafora indiana per spiegare i Mahayuga è quella del toro dei Dharma,primo ritto sulle 4 zampe,man mano perde l appoggio e nel Kali - yuga perde tutto (dove siamo noi). Alla fine dei mahayuga vi è un cataclisma cosmico. Le vicende del Ramayana e del Mahabharata si collocano in 2 momenti diversi del Mahayuga.
Ciclo più ampio è quello di mille Mahayuga che fanno un giorno del dio Brahma lui ha una vita lunghissima ma anche una specie di samsara.
Nel corso di questo ciclo Vishnu si manifesta sulla terra e i suoi avatara sono state codificate in 10 dai Purana, avvengono in diversi Yuga (momenti); i testi ci dicono che Vishnu discende ogni volta che c’è da raddrizzare il Dharma. Abbiamo una lista di avatara la maggior parte di questi discese che sono vite con biografie,altre hanno solo un mito, non importanti dal punto di vista religioso. Le più importanti sono Rama che è l eroe protagonista del Ramayana (percorso di Rama) e Krishna che è un personaggio fondamentale del Mahabharata (vuol dire il nero, lo scuro) sono quelli che ricevono un culto; sono sorta di eroi locali che sono state attirate nell’orbita visnuita, manifestazioni di Vishnu. Rama è un principe, un guerriero che viene fatto diventare nel 1° e 7° libro del Ramayana un incarnazione di Vishnu. Le altre discese hanno solo un mito, non ricevono un culto Matsya il pesce ha un mito mesopotamico; Kurma la tartaruga non ha molte funzioni, non viene onorato ecc.
Bhalarama (fratello minore di Krishna) o Buddha (è un avatara di Vishnu che decide di scendere sulla terra per perdere gli uomini malvagi).
Pesce, tartaruga, mammifero,un ibrido (uomo leone), piccolo uomo(nano)e poi una serie di personaggi umani serie di progressione dal pesce all’uomo.
Abbiamo due immagini di due incarnazioni
Vishnu come uomo leone ci mostra Vishnu nella forma di truffatore, volto di leone e il resto umano; il mito c’è un demone ( quelli che vanno contro i deva ovvero gli dei, chiamati asura sono esseri molto potenti). Abbiamo qui un asura che ha praticato ascesi per molto tempo e ha ottenuto da Brahma di non poter essere sconfitto da nessuno, questo demone perseguita il figlio che è devoto di Vishnu. Vishnu discende come uomo leone, gli tende un agguato al crepuscolo(ne di giorno né di notte) sulla soglia di casa (né dentro né fuori). Iconografia creatura aggressiva che prende questo asura e con gli unghioni lo dilania tenendolo in grembo. Vishnu dai tre passi abbiamo anche qui un dio che inganna,abbiamo un asura che minaccia di prendere il potere, Vishnu si incarna e si fa piccolo, chiede al demone di dargli tanta terra quanta ne può coprire con tre passi, diventa enorme e con tre passi copre inferi, terra e cielo.
sottoprodotto del frullamento si produce un veleno potente che minaccia di sconvolgere l’universo Shiva si offre volontario e lo beve da quel momento gli diventa la gola blu. Ha il tridente che è la sua arma, segno sulla fronte è quello dei devoti di Shiva. Ha un fiotto d’acqua che gli fuori esce dalla testa anche rappresentato con delle divinità femminili è il Gange rappresentato,il mito vuole che il fiume una volta scorresse soltanto in cielo, il mito vuole che scorri in 3 posti in cielo,sulla terra, e sotto terra. Anticamente scorreva soltanto in cielo vi è un re che pratica ascesi per ottenere che la ganga scenda dal cielo per purificare le ceneri dei suoi antenati (Ganga è molto importante nel culto funerario). Mancano 30 minuti
19.03 15° lezione_ Lezione con Boccali_
La storia di Shiva e Parvati Kumarasambhava (origine di Kumara). Kavya poesia classica sanscrita letteratura classica è una corrente che debutta nel 2 secolo ac e che non è ancora finita; fase creativa terminata nel 1500 dc, su svariate lingue sanscrito, vari dialetti fino alla hindi antica e più recente. Questa opere rispondono a determinati requisiti intento di suscitare nei fruitori (poesia indiana letta in gruppi ad alta voce) l’esperienza estetica e la contemplazione; è arte per l’arte, non ha scopi informativi, non ha lo scopo dei poemi epici indiani.
Questa opera è un Mahakavya (poema lungo) o Sargabandha (insieme di canti) caratterizzata da ricca varietà di metri, con più canti, corrispondenza a canoni tematici stilistici e retorici molto precisi definiti dalla trattatistica, varietà lessicale. Requisiti dei Mahakavya Kumarasambhava è uno dei poemi più antichi, precedenti solo Asvaghosa e Buddhacharita. Dinastia al potere è quella dei gupta (detta l’età di Pericle della cultura indiana).
Storia d’amore fortunata, l’antefatto del poema è sinistro Shiva sposa in prime nozze una delle figlie del patriarca Daksha che si chiama Sati (la fedele la vera); di Shiva non si conosce l’origine, la casta, frequenta i luoghi più corrotti (cimiteri e campi di cremazione) si veste di abiti orripilanti (veste di un elefante), quindi il patriarca Daksha bandendo un sacrificio per gli dei non invita Shiva, la figlia si offende e si presenta da sola al rito e viene bistrattata dal padre; sati si brucia grazie all’energia accumulata grazie alla sua pratica ascetica (ascesi, la tapas riscaldamento accumula calore e energia in chi la pratica). A questo punto esplode l ira di Shiva che assume una delle forme più inquietanti (quella di Virabhadra ) e decapita il suocero che cade nel fuoco del sacrificio da lui organizzato ne diventa la vittima e così viene purificato (chi viene ucciso da un dio è purificato da tutte le sue colpe) Daksha rinasce con la testa di un caprone. Shiva si carica sulle spalle i resti della moglie e vaga per l’universo; Vishnu da lontano per prudenza con la sua arma (il disco) fa a pezzi quello che resta di sati e dove ognuno di questi pezzi cade nasce una città santa (sono 57 luoghi). Shiva si ritira su un picco himalayano per meditare e rasserenarsi, meditazione che dura qualche migliaio di anni (anno divino = 360 umani).
Un demone Taraka si è impadronito dell’universo compiendo un ascesi ferrea e lunga che si carica di un energia devastante, va dal creatore comune Brahma e gli chiede un privilegio Brahma viene ricattato, il favore richiesto è quello di non poter essere ucciso da nessuno degli dei. Brahma accetta. Gli dei vanno loro da Brahma (è il secondo canto del poema), lo supplicano di fare qualcosa e Brahma sentenzia che lui non può far niente perché il potere a Taraka lo ha dato lui; però un figlio nato da Shiva e dalla rincarnazione di Sati sarà in grado di debellare Taraka, perché quando Brahma ha preso il suo impegno questo valeva solo per gli dei già esistenti (il figlio non era ancora nato). Shiva è sull’Himalaya a meditare e sati si reincarna come figlia di Himalaya (sovrano supremo dei monti) e della sposa di Himalaya la ninfa celeste Mena primo canto del Kumarasambhava si apre con una descrizione di Himalaya in quanto montagna (nell’immaginario indiano non è una catena ma è un singolo monte).
Kalidasa è l’autore del poema. Il primo libro (sarga) si apre con una descrizione dell’Himalaya in quanto montagna (strofe 1- 17) poemi classici indiani non puntano tanto sulla trama (che in genere è nota dagli ascoltatori) quanto su una serie di descrizioni che appartengono più o meno a 4 grandi ambito e che sono obbligatorie gli ambiti sono la natura, l’amore, la regalità e la vita politica (descrizione del re, incoronazione, capitale, nascita erede, assemblee) guerra. Un Mahakavya spende meno strofe a raccontare i fatti.
Prime 17 strofe sull’Himalaya (ricettacolo delle nevi) con cui si apre il poema descrizione indispensabile;queste descrizioni sono fatte di strofe ciascuna delle quali è giostrata su dei motivi. Uno dei motivi della descrizione dei monti è il loro colore formato dalla presenza di minerali arsenico, lapislazzuli; vi è un altro motivo ovvero la descrizione delle ninfe del monte; modalità poetica in questa strofa che è quella dei riflessi (molto amata da Kalidasa) riflessi del colore del monte tingono le nuvole (impossibile). Parvati è la seconda figlia che significa figlia del monte; quando ha 16 anni la sua bellezza è perfetta si introduce discorso sul piano estetico, per l’estetica indiana la bellezza perfetta sia maschile che femminile si raggiunge a 16 anni, è la prima descrizione di beltà poetica indiana (dura una
20ina di strofe) e parte dalle unghie dei piedi per arrivare all’apice della testa descrizione canonica di una Sundari (beltà) divina, se fosse una donna il percorso sarebbe rovesciato (dalla testa ai piedi); questa descrizione costituta da motivi canonici. Nel caso di Parvati Kalidasa giostra strofe di carattere erotiche e strofe più soavi. Uno dei tratti canonici della bellezza indiana è che tra il seno e la vita ci devono essere tre pieghe sono gli scalini su cui amore salirà. Parvati è già innamorata di Shiva. Collo e la collana si adornano a vicenda per gli indiani il nudo non va bene, la natura va sempre completata, l’ornamento si chiama Alanmkara (ciò che rende completo, sufficiente) la bellezza naturale va integrata dalla decorazione. Shiva era sull’Himalaya, Parvati gli sta nei dintorni e lo serve. Si conclude il primo canto.
Secondo cantodei che vanno da Brahma a supplicarlo di trovare una soluzione.
Terzo canto Shiva non vuole avere una vita normale, vuole solo meditare; Indra il re dei celesti decide di mandare amore Kama che agisce con arco e frecce (con le punte di fiori). Kama assistito dalla moglie e da primavera arriva in vista di Shiva immerso nella meditazione. A Kama tremano le mani, gli cadono le frecce; siccome Parvati tiene molto a questo matrimonio, appare con la sua bellezza per rianimarlo. Kama mira a lungo, Shiva è preso dall’ira e con l’energia del suo terzo occhio incenerisce Kama, la moglie di Kama sviene e Parvati scappa.
Quarto canto il lamento di Rati (moglie di Kama) piange sulla sorte dello sposo di cui è rimasta solo una traccia di cenere per terra, non è morto perché un dio non può morire ma non ha più corpo la disperazione è un altro tema canonico. Rati vuole farsi ardere in modo da raggiungere il marito, supplica primavera di costruire la pira ma una voce celeste la ferma, così aspetta. Parvati invece non aspetta, non ha funzionato la sua bellezza, né la freccia di Kama, allora decide di intraprendere un ascesi implacabile, lei comunque ha un secondo fine ovvero quello di gareggiare con Shiva in ascesi e di attrarre la sua attenzione. Parvati ha più nomi Uma (cotone).
5-23 da una parte descrive ancora la beltà femminile di Parvati che non sembra lesionata dalla ascesi e inoltre spiega che la sua posture è impeccabile, Shiva però si interessa di lei, si presenta nelle vesti di un giovane e bellissimi brahmino, le inizia a parlare e poi l'accusa su cui come mai vuole sposare un individuo così poco raccomandabile, lei dopo poco si innervosisce e fa per andarsene così lui si trasforma in lui e l’attira a sè dichiarandole il suo amore. 5° Canto→Parvati vuole che le cose siano fatte per bene così Shiva chiede la mano al padre , Himalaya prima di dire di si guarda la moglie, con l'assenso della moglie accetta, le nozze vengono fissate per 3 giorni dopo, Parvati viene abbigliata da dame che portano fortuna, tutti gli dei arrivano vestiti a festa, Shiva fu condotto alla presenza della sposa. Molto poco indiano il fatto che due amati si sposano "gli occhi di Shiva fiorirono, le acque della sua anima si illimpidirono divenne come il mondo quando si unisce alla stagione autunnale". L'immagine canonica della prima notte dopo il matrimonio è che l'uomo è aggressivo e la donna è spaventata a farsi vedere nuda così o prende dei fiori dai suoi capelli oppure prende della polvere (profumata) e la lancia addosso all'uomo per non far vedere, in questo caso questa scena non viene descritta anzi, anche P. ha desiderio, S. è tutt'altro che aggressivo e a poco a poco l'amore scorre. Il viaggio di nozze si svolge nei vari palazzi delle montagne. In teoria gli dei non hanno bisogno nè di dormire nè di riposarsi ma per umanizzare la situazione viene comunque rappresentato con una metafora, i venti che li rinfrescano quando loro non si abbracciano, i venti però scostano la camicia da notte che mostrano i segni dei morsi e i graffi delle cosce di P. (essenziali nella cultura indiana anche nel Kamasutra, visti positivamente). Sono talmente appassionati e violenti i due sposi che i loro sobbalzi rischia di fare ..... l'atmosfera (spiega poi la prof) Il poema finisce con l'immagine dell'oceano
20.03 16° lezione_
Kama amore e memoria uno dei nomi canonici di Kama è Smara che vuol dire “memoria”, idea che l’amore sia fatto anche di ricordo; altro nome è Ananga ovvero “il senza corpo” perché stato bruciato da Shiva. Scelta dei nomi da parte del poeta in base al contesto.
Concezione del mondo hindu standard cielo terra e mondi sotterranei ; mondi sotterranei non sono gli inferni (stanno ancora più sotto di questi mondi). Abbiamo una visione più antica dove c’era solo un aldilà,con la visione del karma uno muore e a seconda se si è comportato bene o male fa un periodo in paradiso o all’inferno prima di reincarnarsi.
Molti miti hindu con lo stesso schema asura (anti dio) che fa ascesi e acquista un potere enorme e diventa minaccioso nei confronti dei deva; vi è un dio o Brahma o Indra a cui questo asura negozia un beneficio (non può essere ucciso da nessuno, solo dal figlio di Shiva); arriva un dio supremo (Shiva, Vishnu o la dea) che riesce a sconfiggerlo è ricorrente. Finale asura viene liberato dalle colpe in quanto ucciso dal dio; oppure asura viene punito e diventa un devoto del dio.