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APPUNTI DI INDOLOGIA ANNO SCOLASTICO 2018/2019 FREQUENTANTE
Tipologia: Appunti
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2 - Mercoledì 13.02.
L’India è formata da parti anche dell’Afghanistan e del Pakistan. Presenta una geografia fisica dell’India complessa: catene montuose che chiudono il sub continente a nord, sono le catene montuose più alte del mondo (Himalaya “casa delle nevi”). Hanno dei risvolti dal punto di vista climatico, ma anche dal punto di vista dei contatti con l’esterno, l’India è chiusa da queste montagne, ha un accesso pianeggiante nella zona del basso corso dell’Indo; punto di valico importante per i contatti con il mondo esterno è un passaggio tra Afghanistan e Pakistan usato da invasori come gli eserciti islamici.
fiumi; le pianure alluvionali sono i luoghi in cui nascono le primissime fasi di cultura indiana; questi fiumi sono l’ossatura dei primi regni indiani. Il Gange e la sua valle è la culla della cultura indiana, è il fiume sacro dell’induismo (i fiumi sono sacri, sono di genere femminile a parte l’Indo, sono considerati la replica del grande fiume e dea Ganga). Abbiamo delle altre catene montuose, che corrono da nord a sud, più bassi, che delimitano l’altopiano del Deccan.
maggiore influsso del mare; è un clima molto caldo, nella letteratura sanscrita abbiamo addirittura 6 stagioni. Possiamo riassumerle in tre: una stagione più fresca da ottobre a febbraio; da febbraio a giugno la temperatura sale con punte di 40/45°; la stagione dei monsoni, delle piogge, che spira dall’Oceano indiano da fine giugno fino a settembre. Il monsone è un tratto caratterizzante della vita indiana, è fondamentale perché dopo i mesi di siccità e di calura permette l’agricoltura (india resta comunque con un economia agricola, sistemi di irrigazione sono limitati in molte zone del paese, quindi i monsoni sono fondamentali).
sorta di substrato originario, discendenti dei più antichi abitanti dell’India. Zone più caratterizzate da tribù isolate con culti/abitudini proprie sono quelle centrali, che un tempo erano coperte di foreste, ora zone comunque difficilmente accessibili. La popolazione di oggi, la grande maggioranza si dichiarano hindu , abbiamo 14% di musulmani, esiguo numero di buddhisti (buddhismo fenomeno indiano, religione più importante dell’india del nord, ma a un certo punto deve cedere il passo all’induismo).
(vicino ai confini di montagna) fin che gli ultimi grandi monasteri vengono distrutti dall’invasione islamica con conseguente dispersione dei monaci. La piccola percentuale di buddhisti odierna, sono buddhisti di ritorno, negli anni 50 c’è stato un riformatore che ha promosso delle conversioni di massa verso il buddhismo, come movimento di protesta perché la società indiana che è gerarchica con le caste (gradazione di caste che va dalle più alte pure fino alle più impure) in cui lo strato più basso è quello che è chiamato “fuori casta o intoccabili”, che è abolita dall’India odierna, ma esiste ancora; queste conversioni di massa sono state promosse come ribellione verso il sistema dell’intoccabilità perché il buddhismo non considera il sistema delle caste (è un messaggio rivolto a tutti anche alle donne).
dell’induismo, nasce nel Panjhab.
storico come il Buddha, non diventa mai grande come il buddhismo, ma è comunque molto fiorente nel nord dell’india (non esce mai dall’india). La comunità Jaina anche se piccola ha un potere culturale e economico grande; Jaina è un derivato della parola Jina che è il fondatore, i Jaina sono importantissimi perché ancora più del buddhismo sono i propugnatori massimi della dottrina della non violenza. Il loro motto è “la prima legge è il non nuocere”, tutta la loro dottrina sta intorno a questo concetto con un conseguente vegetarianismo. Quello che resta oggi è diffuso nel Gujarath che è la zona che storicamente porta questi concetti. Le dottrine Jaina vietano una lunga serie di attività di lavori che possano implicare il nuocere a essere viventi; hanno una concezione piena di esseri viventi, molto difficile non nuocere a qualcuno; significa che certe attività (prime tra tutte l’agricoltura) non possono essere compiute; ha fatto si che i Jaina storicamente siano i grandi banchieri dell’India, gioiellieri, tendono a maneggiare cose molto preziose. Quindi è una comunità molto ricca e molto amante della cultura, hanno fondato delle grandi biblioteche.
ufficiali. Hindi non è la lingua ufficiale, ma è la lingua considerata principale dalla promozione del governo. Zone marginali, al limite dell’india moderna, posti dove si parlano lingue di tipo tibeto/birmana; lingue che troviamo al nord sono di origini indo europea: lingue moderne che derivano dal sanscrito, sanscrito e latino sono apparentate, quindi le lingue antiche dell’ Europa sono apparentate con le lingue antiche dell’india ( pracrito e sanscrito ), hanno un origine comune perché probabilmente a partire dal III millennio ac ci sono state delle popolazioni che stavano tra l’Europa e l’India che hanno iniziato a emigrare nelle due parte (hanno conservato le
decifrata, le iscrizioni sono molto brevi non abbiamo una letteratura. L’india storica invece inizia con una grande letteratura e pochi resti archeologici fino a circa il 600 a.C. Civiltà dell’india storica è stata scoperta prima di quella della valle dell’indo. India fino al 1947 è colonia inglese, diventa colonia inglese nel 1757 con la conquista territoriale, gli inglesi arrivano in india con un impresa commerciale e stabiliscono delle basi scalzando altri tentativi europei di stabilire colonie durature (soprattutto francesi), quello inglese nasce come impresa e potere commerciale. La East Indian Company inizia ad avere un possesso territoriale sull’india a metà del 1700. Dominio inglese in india passerà nelle mani della corona solo 100 anni dopo, dopo una ribellione nella quale la east indian company verrà sciolta e sarà la corona a prendere il potere sul dominio. Inglesi → arrivo in india, sono una minoranza, hanno potenziale tecnologico maggiore; l’india nei secoli precedenti, gran parte del nord e centro è governata da classi regnanti e amministrative musulmane perché dal 1200 è stata invasa da popoli musulmani che arrivano dall’Asia centrale → si stabiliscono una serie di imperi in cui la classe regnante è quella dei musulmani. Gli inglesi, che devono amministrare l india, non si rivolgono agli amministratori musulmani (a cui vogliono sottrarre il potere), ma all’altra parte di popolazione ovvero quella degli hindu che sono la maggior parte, si rivolgono alle ricche classi mercantili hindu, e alle classi di intellettuali hindu. Gli intellettuali hindu → sono la classe detta dei Brahmani che sono i depositari del sapere hindu, dei testi sacri, che formano la cultura non musulmana che si esprime in una lingua molto antica ovvero il sanscrito. Samskrita vuol dire “perfetto” → la lingua perfetta, raffinata, non è una lingua parlata, probabilmente parlata nell’antichità ma poi codificata da grammatici (più importante è Panini) rendendola una lingua ordinata e artificiale. Le lingue antiche parlate dell’india invece si chiamano Prakrita (ovvero naturale) → ad esempio gli insegnamenti del Buddha.
Gli inglesi si rivolgono alla classe dei brahmani per conoscere l’India → avvengono delle grandi scoperte, ci sono dei personaggi che maturano interesse per la cultura indiana, figure di studiosi (che non operano mai da soli) come WILLIAM JONES che era un giudice è uno dei fondatori della Asiatic Society of Bengal, fa una scoperta di estrema importanza ovvero l’idea di parentela tra il sanscrito e le lingue antiche dell’Europa. Parentela linguistica tra le lingue antiche dell’Europa e il sanscrito, per giustificare la parentela, dobbiamo presumere un espansione di genti che parlavano lingue di questa tipologia. Vi erano dei popoli che spinti da esigenze migratorie si espandono sull’Europa e in india e da qui le lingue si differenziano, a questi popoli viene dato il nome di indoeuropei.
Un altro personaggio fondamentale è FRIEDRICH VON SCHLEGEL e FRIERICH MAX MULLER , che fa un passaggio successivo, con Muller non solo si studia la letteratura dal punto di vista linguistico, ma lui è fondamentale per la ricostruzione di un mondo religioso comune tra le antiche religioni dell’india e le religioni di Roma e degli antichi germani. A questo punto i confronti non vengono fatti solo dal punto di vista linguistico ma anche dal punto di vista concettuale. Quando Europa scopre questa comunanza linguistica tra indiani e europei, l’idea di razza viene giocata in modo ambiguo, indiani si sentono inferiori rispetto agli inglesi per tecnologia, ma superiori consapevoli della ricchezza della loro cultura. Nella fase della scoperta della comunanza linguistica, l’idea di razza è amata dagli indiani. Su quali testi si scopre la comunanza linguistico culturale. I testi sono i VEDA parola di radici indoeuropea che vuol dire “scienza” (terminazione a breve è maschile in sanscrito, quindi veda è maschile); abbiamo una radice indoeuropea che è “vid”; altra parola con cui in questa fase della letteratura indiana è chiamata è SRUTI (shruti) ovvero “audizione” vuol dire che nella concezione indiana i veda sono testi di rivelazione, che esistono da sempre. Questi testi rappresentano la fase più antica della letteratura indiana che è espressa in sanscrito, è una fase arcaica di sanscrito (non si tratta di sanscrito classico). Ipotesi che viene fatta è dunque quella di una grande migrazione che ha fatto si che gente che parlava questa lingua indo europea è migrata verso l’india dove si è stabilizzata, sovrapponendosi a popoli che parlavano lingue diverse. Come datare questa letteratura? Manoscritti indiani vengono scritti su fogli di palma oppure su corteccia di betulla, la carta introdotta nel XIII secolo dai musulmani, ma soprattutto in india meridionale si continua a scrivere su foglie di palma fino al 800. Questi si decompongono molto facilmente nel clima dell’india. A parte ritrovamenti risalenti ai primi secoli d.C., non siamo in possesso di manoscritti anteriori all’anno 1000 d.C. → no manoscritti antichi, veda datati non sulla base di testimonianze materiali, ma sulla base di analisi linguistiche si è tornati indietro ( fatto da Max Muller) nel tempo partendo dall’Upanisad arrivando fino alle “Raccolte” (1500 ac). Questi testi prima di essere messi per iscritto sono stati tramandati oralmente a memoria dai Brahmani → India manifesta una netta propensione verso la trasmissione orale. Nella zona dove nasce la Civiltà della valle dell’Indo era presente un altro fiume, ovvero SARASVATI (quella che ha l’acqua) che è molto nominato nella letteratura vedica, ora è una specie di torrente. Doveva essere una culla per la cultura vedica. Ipotesi di datazione sulla composizione della letteratura vedica → intorno al 1500 ac. Termine VEDA , può indicare tutto gruppo di testi composti a blocchi ovvero le raccolte che sono 4 (Rgveda, Samaveda, yajurveda, atharvaveda); oppure può indicare anche tutti gli altri testi → Brahmana “potere sacro”, sono
Cosa si sacrificava? Si sacrificava nel fuoco che è un dio egli stesso (dio Agni, con il suo fumo porta le offerte nel mondo degli dei); comprendono offerte sia vegetali 8soprattutto granaglie; anche il succo di una pianta che viene pressata, succo viene filtrato e bevuto, questa pianta è una divinità che non solo si sacrifica ma anche a cui si offre, si chiama SOMA → succo da effetti inebrianti o allucinogeni) che animali. L’uccisione di animali che sono i cosiddetti PASHU che designa gli animali domesticati quindi vacche tori ovini caprini (in contrasto con india dei secoli successivi quando vacche e tori sono considerate sacri, no oggetto di uccisione e cibo).
vuol dire “veda degli inni”, sono inni che venivano recitati durante i sacrifici. Formato da 1028 inni divisi in 10 libri,è poesia scritta in una fase arcaica di sanscrito; sono inni che fanno allusioni a miti e situazioni di cui noi non siamo a conoscenza.
Indra- 1 Indra- 3 Indra- 2 Indra- 4
Lettura di un inno rivolto al re degli dei che è INDRA → è un re guerriero armato della folgore.
evidentemente un mito di creazione “consolida la terra, arresta le montagne”. Questo primo atto creativo è attribuito a Indra che ferma la terra in movimento, che puntella il cielo (idea del pilastro cosmico). L’india non ha solo un mito di creazione, ma ne ha tanti che fanno capo a diverse interpretazioni dell’esistente.
serpente (chiamato anche drago, creatura mostruosa chiamata Vritra) che ha racchiuso le acque in caverne e quindi le acque non possono scorrere e irrigare la terra degli uomini; allora Indra libera le acque. “Liberò i 7 fiumi”, un nome più comune è i 5 fiumi perché di solito è il PUJAB / PANJAB (terra dei 5 fiumi) che è una regione dell’India settentrionale, i 5 fiumi sarebbero gli affluenti del fiume indo. Vacche e tori sono importantissimi nel mondo vedico, sono alla base dell’economia, prima di diventare agricoltori gli indo arii sono allevatori; vacche soprattutto, danno il latte (usato nei riti vedici), anche il burro ( molto importante nei riti vedici, un tipo particolare di burro Ghee che è il burro chiarificato). Erano animali molto importanti in quanto venivano sacrificati agli dei. La vacca è una metafora nei testi dei veda per definire divinità, o entità di genere femminile molto preziose; in altre parole il testo vedico che è di altissima poesia, non dice “le acque sono come vacche”,ma dice che le acque sono vacche che escono.
servi/schiavi, si presume che questo nome si applichi a popolazioni che abitava le pianure dell’india settentrionale quando gli arii arrivano e sottomettono le popolazioni indigene.
le divinità erano visualizzate in forma umana.
Soma; ha il vajra tra le mani, significa fulmine, l’arma di Indra.
cantore si rivolge direttamente al dio, il cantore chiede benessere terreno (provvisti di buoni figli).
5 - Mercoledì - 20.02.
Concludiamo la lettura di questi testi vedici antichi facenti parte delle Sahmita, Rigveda e poi anche Atharvaveda. Questo è il più famoso e più citato del Rigveda , perchè ci introduce la divisione in classi sociali della società indiana. Questa divisione è documentata da questo inno, quindi dal Rigveda e continua fino ad oggi. Questo inno è contenuto nel X libro del Rigveda. Come già detto il Rigveda si compone di dieci libri, più precisamente i libri si chiamano “ mandala ” → cerchio. Quindi il Rigveda si divide in 10 cerchi. Questo inno si trova nel decimo mandala (inno X,90). Questa appartenenza al decimo libro significa anche altre cose. Nel decimo libro del Rigveda infatti ci sono degli inni che sono ritenuti dagli studiosi più recenti rispetto alle parte centrali del Rigveda. Questo e altro inni (contenuti nel X mandala) fanno parte di un gruppo di inni che vengono definiti “ cosmogonici ”. Avevamo detto che l’India non è caratterizzata da un mito unico di creazione del mondo, non ne ha uno nei Veda e non ne ha uno unico nei secoli avvenire. Qui nel Rigveda ci sono appunto diversi inni che cercano di definire come si è Puruṣa- 1 Puruṣa- 2 Puruṣa- 4 Puruṣa- 3
creato l’universo. Questo inno in particolare fa derivare tutto da un atto sacrificale che comporta lo smembramento di un grande uomo primordiale. Tutto l’essere, all’origine dei tempi, è visualizzato come un grande uomo maschio, e dal suo smembramento sacrificale è fatto derivare tutto ciò che esiste. La cosa interessante è che tra tutto quello che viene creato viene creata la società. Questo uomo primordiale si chiama Purusha ( Purusha è una parola sanscrita che vuole dire uomo-maschio). 1° strofa e 2° strofa > questo uomo era enorme ricopre tutta la Terra, quindi possiamo intendere che è più grande della Terra, è immenso. È tutto l’universo , è signore degli immortali, quindi signore degli dei, i quali crescono con il cibo sacrificale, quindi del cibo offerto in sacrificio. Gli studiosi riconoscono il fatto che l’animale sacrificato è un sostituto dell’offerente, ovvero di colui che da il patrocinio al sacrifico. 3° strofa > qui si ribadisce lo stesso concetto. 4° strofa > quello che si vuole dire è che in sostanza Purusha ha dato origine a tutto quello che c’è (quello che mangia, gli esseri viventi, la terra, i sassi ecc.). 5° strofa > non sappiamo come è stato interpretato il nome Viraj , in questo caso il traduttore ha deciso di personificarlo, ma comunque non è chiaro che cosa voglia dire. La creazione è presentata come opera degli dei, sono gli dei che sacrificano questo Purusha. La contraddizione è che se questo Purusha è tutto, allora anche gli dei dovrebbero far parte di questo universo. Ma non è cosi, diciamo che indifferente a questa sorta di contraddizione sono gli dei che compiono questo sacrificio a Purusha. 6° strofa > in queste strofe infatti vediamo scritto che sono gli dei creano le stagioni con un sacrificio, creano quindi il tempo. La primavera fu il burro fuso, l’estate fu la legna da ardere e l’autunno l’offerta. Qui abbiamo le tre stagioni fondamentali in cui si divide l’anno indiano. Il sacrificio vedico pretende di agire sugli eventi cosmici stabilendo un sistema di omologazioni di legami, il cui termine tecnico è bandhu , ed è il termine che in sanscrito viene usato per definire queste correlazioni. Nel momento in cui io verso il burro fuso non si sta semplicemente versando il burro, ma sto intervenendo su qualcosa di cosmico, cioè sulla stagione della primavera. È quella dinamica per cui il sacrifico si carica man mano di valenze sempre più potenti ma soprattutto imprescindibili, nel senso che è il sacrificio che crea la primavera, le stagioni. 7° strofa > La vittima sacrificale viene messo su uno strame d’erba, sono frasi che ci permettono di capire come venivano fatti i sacrifici. Gli
hanno il potere dei mantra; le braccia sono gli ksatrya, ovvero i guerrieri, coloro che hanno la forza fisica; le cosce sono i vaisya e i piedi sono gli sudra, ovvero la parte più bassa della società. I piedi sono considerati nella tradizione indiana una parte peculiarmente impura, perchè tocca la terra e lo sporco. I primi tre si autodefiniscono arya , e fanno parte del popolo indoeuropeo (coloro che sono arrivati e che sono portatori della cultura vedica) mentre gli sudra sono al di fuori del mondo vedico, non hanno accesso alla cultura e al sacrificio vedico. Stiamo parlando di un mondo estremamente elitario. Gli sudra per noi sono muti perché nessuno ha messo per iscritto qualcosa del loro mondo. È un mondo, però, molto raffinato, molto alto culturalmente ma è solo una parte dell’India antica. Non soltanto sono definiti arya , ma anche dvija (vuole dire “due volte nati”); è un mondo, ovvero lo studio della letteratura vedica, che si rivolge ai maschi, la donna non viene considerata autonoma, gli uomini sono sottoposti ad una cerimonia di iniziazione, che fa entrare il giovane uomo appieno nel mondo degli arya , è un rituale che lo vediamo applicato a tutti agli arya (oggi è leggermente ristretto ai brahmani).
simbolici: il bianco per il brahmani, il rosso per gli ksatrya, il giallo- marrone per i vaysha e il nero per gli sudra.
tardi, molto spesso sono su base professionale, possono essere gruppi sociali che entrano nell’induismo. 13° strofa > l’inno continua insistendo sul fatto che tutto viene creato da questo Purusha primordiale. Dalla sua mente nacque la luna, dagli occhi il sole e dalla bocca Indra e Agni. Queste ultime sono due divinità molto importanti. Vi è però una contraddizione, perchè gli dei che hanno sacrificato Purusha erano loro due: Indra è il re degli dei e qui dice che nasce da Purusha. Queste sono contraddizioni a cui dobbiamo abituarci. 14° e 15° strofa > le ultime due strofe ci dicono solo che si tratta di un sacrificio gigantesco. Sette furono i legni di contorno che ci fa capire che si tratta di un altare molto grande. “Con questo sacrificio gli dei fecero un sacrificio al sacrificio” > forse vuole dire che semplicemente il sacrificio fa diventare autonomi. il sacrificio è fine a stesso , è questo che fa andare avanti le cose e non gli dei. Si tratta sostanzialmente di un mito di creazione da cui deriva anche la società.
È un inno cosmo-gonico, in cui ci sono soltanto domane e nessuna risposta. Vi è un veggente vedico che si chiede un po’ di domande. È un inno fatto di domande. Una cosa di grande interesse che vedremo in questo inno è che quello che viene postulato all’inizio è il fatto che vi è un unità, un uno che però non viene definito perché il veggente si sta domandano chi è, c’era qualcosa all’inizio ma che cosa era? 1° strofa > per allora si intende per un tempo, un origine misteriosa, lontana nel tempo. Non c’era nulla, c’era solo il caos. Il poeta sta dicendo che non si sa di cosa ci fosse e non c’era nulla di quello che noi conosciamo: prosegue dicendo non c’era lo spazio né la volta celeste che gli sta sopra. Continua facendo domande, mettendo i n s i e m e c o s e c h e p e r n o i s o n o assolutamente contraddittorie, non c’era nulla di definito. 2° strofa > ciò, ci fa capire che c’era qualcosa ma non sappiamo che cosa. Questo ciò è una buona tradizione perché il termine sanscrito che ci sta dietro (e che puoi rincontreremo nell’Upanishad) è tat > è il dimostrativo neutro > questo, quello. Quindi c’era qualcosa di molto misterioso ma unico. Il tutto si è irradiato da un entità primordiale. 3° strofa > anche qui vediamo una contraddizione: si è appena chiesto se vi era l’acqua ma ora dice che acqua indistinta era tutto questo universo. Nei miti anche più tardi vedremo ritornare queste immagini delle acqua primordiali da cui si genera l’esistenza. “ Uno " > ekam > un unità unica neutra. “ germe dell’esistenza " : viene indicato come questo essere neutro. Bisogna tenere presente che la creazione fa riferimento ad un dio che crea dal nulla o comunque c’è un intervento da cui si passa dal non essere all’essere. In tutti i miti indiani di creazione, però, non c’è mai qualcuno che crea, ma c’è sempre qualcosa che c’è dal quale l’esistente si irradia, che sia questo Uno impersonale neutro o che sia, come vedremo più avanti, una grande divinità, quindi il processo di creazione dell’esistente è in realtà un processo di emanazione. L’Uno- 1 L’Uno- 2
Nell’ Atharvaveda vi sono 731 inni, diviso in 20 libri, ma non sono tutti inni magici, ce ne sono tanti speculativi, ci sono inni agli dei anche. Abbiamo la testimonianza che questa raccolta di inni contiene anche del materiale moderno, nel senso che in diversi inni vediamo che la divisione in varna è data per scontata, quindi vuole dire che si è già formata, a differenza del Rigveda in cui la vediamo menzionata solo nel X libro. Abbiamo la traccia di realtà di cose concrete che ci mostrano che, sempre sulla base dell’emigrazione, nel frattempo le popolazioni erano arrivate più ad est nel nord del’India. Ad esempio nell’Atharvaveda c’è la presenza della tigre, che è un animale tipicamente indiano che però nel Rigveda non viene menzionato. È un segno che probabilmente molte cose e molte concezioni si sono formate prima dell’emigrazione. Quelli che ci interessano di più sono gli inni magici , ovvero formule da recitare. C’è anche un manuale, che spiega anche come metterli in pratica, ovvero i gesti da fare (vedere le slide). Il discorso magico si avvale di formule ripetute. Vediamo un gruppo molto interessante di inni dell’Atharvaveda che vanno sotto il nome di s trikarmani (vedi slide) > plurale di karma > sono le opere, le cose fatte dalle donne > - stri vuole dire donne. Sono i riti delle donne. Sotto questo nome nell’Atharveda sono definiti un gruppo di inni che sono sostanzialmente incantesimi d’amore.
considerate come gruppo ma ce ne anche alcune che hanno un mito singolo. Sono sostanzialmente le cortigiane celesti. Noi dobbiamo pensare che l’immaginario indiano vede le divinità che stanno in palazzi celesti e il palazzo celeste è una replica del palazzo del re sulla terra. Anche in cielo quindi ci sono queste ninfe che popolavano le corti dell’India antica. Sono delle donne non sposate che se fanno parte della corte del re fanno parte dell’ arem del re. Vi sono anche ninfe intellettuali. 6 - Lunedì 25.02.
Parliamo ora dell’ultima parte della letteratura vedica, ovvero l’ Upanishad. Denota un grande cambiamento di visuale che è un po’ la porta di ingresso dell’induismo. Preso atto di questi cambiamenti nel pensiero gli studiosi hanno cercato le motivazioni e li hanno trovati in certi eventi storici. Dopo tutta questa parte del pensiero della civiltà antica dell’India, che ci presentano un mondo imperniato sul sacrificio religioso, che diventa sempre più autonomo, questo mondo comincia ad incrinarsi; siamo in un periodo che comincia dal VII-VI secolo a.C. , e vediamo che succedono delle cose nuove.
Parleremo delle Upanishad ma anche del buddismo, perchè di fatto queste operazioni nuove vengono da un bacino comune che prende delle vie diverse. Alcune si propongono come evoluzione del pensiero vedico altre si propongono, invece, come eresie, ovvero quelle che rifiutano il pensiero vedico costruendo un altro tipo di pensiero. Ci sono comunque delle basi comuni che appunto emergono in questo periodo. Comunque è un periodo di grandi trasformazioni. Intorno al 600 a.C. si formano le prime città nell’India settentrionale, cambia quindi l’assetto politico, nel senso che la civiltà degli arya , i migranti, era inizialmente una civiltà di allevatori. Questi sono arrivati in India con le loro vacche e i loro tori, cosa che spiega anche l’importanza di questi animali nei Veda. Gli animali infatti nei Veda vengono nominati di continuo e sono la ricchezza di questi popoli migranti. Questi migranti comunque si stabilizzano nell’India settentrionale e man mano proseguono il loro insediamento sempre più verso est, nella pianura attraversata dai grandi fiumi dell’India, ovvero il Gange e la Yamuna. Questi migranti sono una minoranza e ci si chiede quanto si mescolino a questi popoli che trovano nel loro percorso, quanto assorbano nella loro gerarchia dei varna , nelle loro religioni, ma questo non lo sappiamo. Questi arya , infatti, perdono subito il ricordo di essere arrivati da qualche parte, non vi è alcuna testimonianza a riguardo, ci sono solo degli accenni del fatto che questi arya distruggono delle cittadelle. Questi popoli man mano vanno appunto verso est, perchè vi è una parte più fertile, è un luogo che permette un agricoltura più facile. Vediamo che cominciano ad essere usati utensili di ferro. Allevano e coltivano quindi queste pianure che sono più fertili. Quello che vediamo è un economia di villaggio , si parla economia agricola: ci sono villaggi di allevatori e di coltivatori. Intorno al 600 a.C. l’archeologia ci dice che in questo periodo appunto si formano le prime città, quindi l’urbanizzazione è un fenomeno fondamentale. La nascita delle città si fonda su un surplus economico. L’ economia di villaggio si basa sul fatto che c’è una piccola comunità di contadini e allevatori che producono quello che serve per il sostentamento. L’ economia urbana della città, invece, si basa sul fatto che i prodotti agricoli o dell’allevamento diano un surplus, nel senso che crescano rispetto a quello che è il consumo immediato di quelli che li producono. Questo perchè la città in sé non produce ma da dei servizi, usa i prodotti in termini mercantili. Il surplus agricolo e dell’allevamento diventa oggetto di scambio mercantile, quindi possono sorgere delle comunità urbane, dove la gente non coltiva o alleva, ma vive di commercio. Le prime città che sorgono sono rette da sovrani. Nel 320 a.C. nasce una dinastia di imperatori, quindi non più piccoli regni ma dei sovrani che riescono a conquistare gran parte del territorio. I sovrani, i regnanti di queste zone sono quelli che governano gli eserciti e sono quelli che fanno costruire le strade che servono come vie di comunicazione tra una città e un regno all’altro.
è che un esser vivente non può far a meno di agire, l’inazione porterebbe alla morte. Le azioni che compio possono essere di tre tipi:
karma Tutte le azioni che compio formano una specie di accumulo. L’idea è che quello che facciamo non è mai esente da risultati e da conseguenze, tutto quello che facciamo ha una conseguenza. Tutte queste azioni formano un accumulo che ci portano direttamente ad una nuova vita, nel senso che in ogni vita dobbiamo smaltire il karma accumulato nella vita precedente. Il karma accumulato condiziona la nostra reincarnazione. Ci reincarniamo in base a quello che abbiamo fatto, in base alle azioni compiute nella vita precedente. Se siamo stati malvagi potremmo anche rinascere come insetti, oppure possiamo rinascere anche in una casta più bassa. Rinascere donna è peggio che rinascere uomo. Se abbiamo accumulato del karma positivo, rinasceremo in una condizione psico fisica migliore, con una vita più lunga e più ricchi. Non c’è un origine nel pensiero indiano, non esiste il concetto di creazione perchè tutto esiste da sempre, è un ciclo che esiste da sempre quindi in un certo senso non c’è una vita di base. Ad ogni modo per la maggior parte delle persone lo scopo è quello di nascere in una condizione migliore. Lo scopo, però, religioso degli shramana , il fine e ultimo delle dottrine religiose che si affermano in questo periodo, è quello di non rinascere più > lo scopo è raggiungere quella che viene chiamata la liberazione dal ciclo dell’esistenza ( nirvana > estinzione).
Le correnti religiose di questo periodo sono pervase da “ pessimismo ”, nel senso che la vita su questa terra, la quale nelle samhita vediche ci appare gioiosa, dall’Upanishad in poi, invece, e più specificatamente per il buddismo la vita è vista come un dolore. Ma perchè? Gli studiosi hanno messo in relazione il cambiamento socio-economico, ma queste sono solo ipotesi. Nei testi, riguardo questo cambiamento, l’accento viene posto su un concetto di non durabilità , concetto del fatto che la vita umana è effimera, in cui tutti siamo condannati ad invecchiare e a soffrire, morire (cosa che vedremo nella vicenda personale del Buddha). Anche le gioie non durano, sono effimero, tutto lo è. Non c’è nulla che abbia durabilità della vita umana. Tutto ciò che non dura è dolore. Quello che si cerca è una condizione di stabilità, e questo viene identificato nella liberazione. Si pensa che una volta esaurito il karma e si rinasce più su questa terra, per virtù della propria perfezione spirituale può entrare in una condizione di beatitudine eterna e spiritualità, ovvero la liberazione/ nirvana. Come questa beatitudine sia concepita varia nelle varie correnti religiose, questa condizione non ce la spiegano i testi antichi, è inesprimibile. Le correnti dell’induismo successive elaboreranno enormemente
questi concetti: ci sarà chi dice che questa beatitudine è l’unione con la divinità, o il ritornare della divinità. Quindi questi sono i concetti fondamentali che fanno parte di questa nuova ondata di pensiero, che include in questi secoli appunto le Upanishad e le grandi eresie (buddismo e jainismo).
antiche e sono di solito 13 o 14, composte nel tempo, non sono tutte nello stesso periodo. Le datazioni sono circa dal VII secolo a.C. fino al IV-III a.C. Sono un gruppo di testi, ognuno ha il suo nome. Bisogna, però, comunque tenere presente che ci sono molte Upanishad successive (continuano ad essere scritte fino al 1500, ma anche dopo), diventa in un certo senso un genere letterario. Ci sono raccolte tipicamente di 52 o 108 di Upanishad, numeri di buon auspicio. Ci sono Upanishad dello yoga, Upanishad che esaltano un determinato dio. Nell’Upanishad del nostro programma, ad esempio, vi è un Upanishad vedica che è la prima in cui si parla del dio Shiva. Questo per dire che parlano di varie cose e con il passare dei secoli diventa più una sorta di forma letteraria.
interpretazioni, ad esempio significa “ sedersi accanto ” (più in basso) al maestro. Ci sono altre interpretazioni che vedono il termine Upanishad come dottrina riservata , esoterica, da non divulgare a tutti perchè non tutti sono in grado di comprenderla, è una dottrina riservata a pochi.
Upanishad antiche fanno riferimento a luoghi che vanno dall’alta valle del fiume Indo fino all’area dell’attuale zona del Bihar, ma anche zone sub himalayane. Tutti questi luoghi vengono menzionati nelle Upanishad, ma non in tutte. Uno studioso Micheal Witzel , uno dei più importanti studiosi viventi sul mondo vedico, ha tentato di far risalire la composizione dell’Upanishad in un posto preciso dell’India. Queste Upanishad antiche sono state ordinate cronologicamente, perché sulla base di un discorso linguistico interno o sulla base dello sviluppo delle concezioni, sono state ordinate cronologicamente. Quelle più antiche sono in prosa , mentre quelle più recenti sono in versi. La redazione di questi testi è per mano brahmanica, nel senso che sono i sacerdoti che compongono questi testi, ma noi vediamo che nei maestri, chiamati con il nome proprio e che danno insegnamenti dell’Upanishad, non necessariamente sono brahmani ma sono ksatrya (guerrieri). Il rapporto tra brahmano e ksatrya è fondamentale, perché sono due classi che si supportano a vicenda: lo ksatrya ha il potere politico mentre il bramano ha il potere sacro, ma è il brahmano che coadiuva lo ksatrya e che promulga e