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Appunti Indologia - Unimi 2017-2018 lezioni 1-15, Appunti di Storia dell'India

Appunti Indologia - prof Pieruccini - Università degli Studi di Milano - 2017-2017 - lezioni 1-15

Tipologia: Appunti

2018/2019

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Indologia appunti lezioni 1-16 anno accademico 2017-2018 - Pieruccini
Lezione 1 – 13/02
L’India non lascia indifferente nessuno: realtà molto diverso rispetto quella con cui siamo più in confidenza.
Ganesa. Divinità che presiede ai viaggi, ai passaggi, dio che ha messo per iscritto secondo la tradizione il più
grande poema dell’India antica: Mahabarata che conta 100mila strofe. Secondo mito Ganesa si è strappato
una zanna per usarla come stilo per mettere per iscritto il poema. Divinità che va bene anche evocare se c’è
qualche prova; divinità che supera gli ostacoli.
India. Oggi confederazione di stati. India precedente molto più ampia: India storica più grande di quella di
oggi: India moderna è nato in epoca recente: 1947. Nei 200 anni precedenti l’India è stata dominio
coloniale britannico, dal punto di vista territoriale quando ha ottenuto indipendenza ha anche perso dei
pezzi: partizione del ’47. A seguito di serie di rivendicazioni da parte di abitanti di India musulmana che si
sentivano emarginati dal discorso politico, sti rappresentanti riuniti sotto la Lega Musulmana hanno
ottenuto una terra riservata ai musulmani indiani; l’attuale Pakistan, inizialmente Pakistan occidentale e
orientale. Nel 1971 Pakistan orientale si è ribellato e ha ottenuto l’indipendenza tramite guerra, aiutato da
India. Costituisce nuovo stato: Bangladesh “Paese del Bengala”.
Lezione 2 – 14/02
India ha conformazione geografica grande catena di montagne che si cinge a nord: sbarramento sia
climatico sia resto del mondo: India ha dei grossi confini naturali che condiziona rapporti con altri paesi e
civiltà. Vedremo tante invasioni nel corso della storia che hanno condizionato la cultura dell’India, perché si
sono fusi in vario modo, portando loro apporto oppure rimando condizionati da ciò che trovavano. Tutte le
invasioni che hanno condizionato passano tra Afghanistan e Pakistan, dove si riescono a valicare queste
montagne; tutti invasori passate da qua. Culla della civiltà indiana è di fatto la grande pianura indo
gangetica, formata da Indo e Gange e suoi affluenti. Territorio dell’Indo è la prima culla di una civiltà
indiana, una civiltà proto storica ancora oggi molto misteriosa.
Il nome India non è nome indiano; è il nome del fiume Indo (Sindu). Arrivando da Occidente è il fiume che
incontriamo. Parola Sindu è diventato nome della terra che arrivando da Occidente si incontrava.
Nome ripreso dai mercanti arabi e genti musulmani calate in India.
Industan = paese degli indiani. Nome che è rimasto in occidente.
India chiama stessa in tutt’altro modo, di derivazione sanscrita: Baharat Ganarajya -> paese dei
discendenti di Baharata, personaggio mitologico, capostipite degli indiani, figlio di un eroe e di una ninfa
celeste.
L’altro fiume, culla della civiltà storica dell’India, è il Gange. Fiume sacro, è una dea. Tutti i nomi di fiumi
femminili (tranne Indo), sono divinità, legate con fecondità e buon auspicio, acqua che porta la vita. Gange
fiume sacro per eccellenza, maggiori luoghi di pellegrinaggio si trovano su sue rive.
Varanasi città sacra sulle sue rive. Acque del Gange considerate purificatrici. Miti che la fanno discendere
dal cielo: discorre nella via lattea per poi scendere sulla terra.
Il resto zona ricoperto da certa porzione di giungla. Una volta copriva gran parte dell’India, poi storico
disboscamento. Giungla: parola interessante Giangala, terreno arido: non è la foresta amazzonica, ma
terreno boscoso, arido, non frequentato dagli uomini, non addomesticato, terra che non ha intervento
dell’uomo. Nell’antichità sta foresta copriva gran parte dell’India, ed è un luogo molto importante nella
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Indologia appunti lezioni 1-16 anno accademico 2017-2018 - Pieruccini

Lezione 1 – 13/ L’India non lascia indifferente nessuno: realtà molto diverso rispetto quella con cui siamo più in confidenza. Ganesa. Divinità che presiede ai viaggi, ai passaggi, dio che ha messo per iscritto secondo la tradizione il più grande poema dell’India antica: Mahabarata che conta 100mila strofe. Secondo mito Ganesa si è strappato una zanna per usarla come stilo per mettere per iscritto il poema. Divinità che va bene anche evocare se c’è qualche prova; divinità che supera gli ostacoli. India. Oggi confederazione di stati. India precedente molto più ampia: India storica più grande di quella di oggi: India moderna è nato in epoca recente: 1947. Nei 200 anni precedenti l’India è stata dominio coloniale britannico, dal punto di vista territoriale quando ha ottenuto indipendenza ha anche perso dei pezzi: partizione del ’47. A seguito di serie di rivendicazioni da parte di abitanti di India musulmana che si sentivano emarginati dal discorso politico, sti rappresentanti riuniti sotto la Lega Musulmana hanno ottenuto una terra riservata ai musulmani indiani; l’attuale Pakistan, inizialmente Pakistan occidentale e orientale. Nel 1971 Pakistan orientale si è ribellato e ha ottenuto l’indipendenza tramite guerra, aiutato da India. Costituisce nuovo stato: Bangladesh “Paese del Bengala”. Lezione 2 – 14/ India ha conformazione geografica grande catena di montagne che si cinge a nord: sbarramento sia climatico sia resto del mondo: India ha dei grossi confini naturali che condiziona rapporti con altri paesi e civiltà. Vedremo tante invasioni nel corso della storia che hanno condizionato la cultura dell’India, perché si sono fusi in vario modo, portando loro apporto oppure rimando condizionati da ciò che trovavano. Tutte le invasioni che hanno condizionato passano tra Afghanistan e Pakistan, dove si riescono a valicare queste montagne; tutti invasori passate da qua. Culla della civiltà indiana è di fatto la grande pianura indo gangetica, formata da Indo e Gange e suoi affluenti. Territorio dell’Indo è la prima culla di una civiltà indiana, una civiltà proto storica ancora oggi molto misteriosa. Il nome India non è nome indiano; è il nome del fiume Indo (Sindu). Arrivando da Occidente è il fiume che incontriamo. Parola Sindu è diventato nome della terra che arrivando da Occidente si incontrava. Nome ripreso dai mercanti arabi e genti musulmani calate in India. Industan = paese degli indiani. Nome che è rimasto in occidente. India chiama sé stessa in tutt’altro modo, di derivazione sanscrita: Baharat Ganarajya -> paese dei discendenti di Baharata, personaggio mitologico, capostipite degli indiani, figlio di un eroe e di una ninfa celeste. L’altro fiume, culla della civiltà storica dell’India, è il Gange. Fiume sacro, è una dea. Tutti i nomi di fiumi femminili (tranne Indo), sono divinità, legate con fecondità e buon auspicio, acqua che porta la vita. Gange fiume sacro per eccellenza, maggiori luoghi di pellegrinaggio si trovano su sue rive. Varanasi città sacra sulle sue rive. Acque del Gange considerate purificatrici. Miti che la fanno discendere dal cielo: discorre nella via lattea per poi scendere sulla terra. Il resto zona ricoperto da certa porzione di giungla. Una volta copriva gran parte dell’India, poi storico disboscamento. Giungla: parola interessante Giangala , terreno arido: non è la foresta amazzonica, ma terreno boscoso, arido, non frequentato dagli uomini, non addomesticato, terra che non ha intervento dell’uomo. Nell’antichità sta foresta copriva gran parte dell’India, ed è un luogo molto importante nella

storia dell’India; luogo della ricerca spirituale, dell’ascesi, della rinuncia ai beni del mondo per raggiungere mete spirituali superiori; la liberazione dal ciclo delle esistenze. Parte più meridionale Deccan, altipiano di varia altezza. Catene montuose che corrono da nord a sud che si chiamano Ghat: Occidentali e Orientali. Ghat vuol dire gradini, gradinate. (I Ghat sono le gradinate che scendono nell’acqua). Climaticamente si va da luoghi freddi a clima di tipo continentale con grossi sbalzi tra l’estate e l’inverno. Man mano che si scende varietà di climi, arriviamo fino ai tropici con le palme. Enorme varietà. A condizionare clima dell’India è il monsone. Indica la stagione delle piogge. India ha sostanzialmente 3 grandi stagioni.

  1. Una stagione invernale relativamente piacevole, da novembre a metà marzo.
  2. Da marzo a giugno temperatura sale ovunque.
  3. Intorno ai primi di luglio arriva il monsone, la stagione delle piogge, e dura grosso modo fino a settembre, stagione che può portare grandi alluvioni, ma soprattutto terribile quando monsone è scarso; gran parte dell’India ha economia agricola che si basa proprio sulla qualità del monsone, un monsone adeguato significa prosperità. India confederazione, nata nel 47 con partizione. Verso Pakistan emigrati buona parte di musulmani dell’India, viceversa dal Pakistan sono emigrati verso India gli hindu, praticamente tutti, e i sikh. Partizione si è tradotta in stragi reciproche. India è sì la terra dove è nata la non violenza e la tolleranza verso tutte le religioni , ma non è la terra in assoluto della non violenza e tolleranza. E’ pur vero che non vi sono state guerre di religione in India. Grandi divisioni create in epoca coloniale. Sta confederazione è di 29 stati (ultimo a formarsi il Telangana). Superficie di 3.287.590 km2 , e popolazione di 1.210.569.573 (censimento del 2011), secondo proiezioni aumentata nel frattempo di altri 100 milioni. India secondo paese più popoloso del mondo dopo la Cina. Nei censimenti rispondo anche a quesito su religione di appartenenza;
  1. 80% si dichiara di religione hindu.
  2. 14,23% di musulmani.
  3. Vi sono altre religioni, come cristiani, arrivati con colonialismo soprattutto,
  4. ma poi altre religioni indigene dell’India; buddismo, religione per un certo periodo della storia indiana la più diffusa, fondatore storico principe nepalese Siddharta Gautama, vissuto intorno al V secolo a.C., oggi solo 0,70% di indiani sono buddisti. Buddismo ha quest’enorme fioritura, si trasforma rispetto a messaggio iniziale del Budda e si formano varie scuole di pensiero, ma a un certo punto induismo prende sopravvento dalla metà del I millennio d.C., e alla fine buddismo scompare dall’India, però prima si è diffuso nel resto dell’Asia, attraverso monaci che hanno portato il messaggio di Budda fuori dall’India. Questo 0,70% sono buddisti di ritorno, convertiti al buddismo, in particolare ci sono state conversioni di massa a partire dagli anni 50 come strumento di protesta sociale: indiani di caste molto basse ai margini della società hindu, che per ribellione si sono convertite al buddismo, religione egualitaria.

dedicano allo studio di sta letteratura sanscrita. Un paio di personaggi fondamentali sono Schlegel , che scrive testo sulla lingua e sulla sapienza dell’India, e Muller. Si comincia a vedere che non è solo la lingua che assomiglia ma anche alcuni aspetti religiosi, alcune figure di divinità; si comincia a vedere comunanza non solo linguistica ma anche culturale. Sorge spontanea domanda: perché ci sono affinità così importanti tra Europa antica ed India antica? Ipotesi fatta su base linguistica: si pensa che da una certa area ci sia stata in epoca preistorica una migrazione di popoli che parlavano una lingua simile e che poi sono emigrate verso occidente e verso oriente, questo rende con buona verosimiglianza ragione del perché di ste somiglianze. Dobbiamo presumere che a un certo punto della storia (non databile, non abbiamo documenti) dei popoli parlanti lingua indoeuropea si sono diffusi portando loro lingua e cultura procedendo verso est, e pian piano verso sud. Chi sono questi popoli? Dobbiamo vedere i testi in sanscrito, prove dell’esistenza di sti popoli. Testi che fanno riferimento a sto presunto popolo di migranti sono i Veda. Veda parola indoeuropea che significa scienza. Sta parola designa sto corpus enorme di testi che sono riconosciuti come la forma più antica di letteratura nota in India. Non ci sono manoscritti che ci dicono a quando risale la letteratura; manoscritti non resistono ai secoli. Loro antichità capita su basi linguistiche: lo studio della lingua in cui sono scritti i vari testi vedici ha portato gli studiosi, in particolare Muller , a retrodatare questa letteratura, arrivando a stabilire con buona approssimazione che i più i antichi di questi testi sono stati composti intorno al 1500 a.C. Si è presupposto allora che sti popoli siano emigrati in india intorno a quest’epoca, e poi pian piano abbiano colonizzato l’India settentrionale. Questi invasori chiamavano se sé stessi arya, nobili. Loro letteratura ci parla di popoli che si muovono su carri da guerra, molto bellicosi, e che conquistano le cittadelle di questi popoli che trovano in India, e portano appunto loro cultura e letteratura. C’è però una complicazione che ci viene da scoperte più recenti, quando a inizio ‘900 si è scoperta civiltà che non si conosceva, che ha arretrato le origini delle civiltà in India di parecchio tempo. Vengono fatte delle spedizioni nella zona che oggi è il Pakistan, e per puro caso vengono scoperte (anno di

svolta è il 1920, sotto la guida di John Marshall) due città molto antiche.

Questa viene chiamata civiltà della valle dell’Indo. Pian piano si scopre che non è limitata al bacino dell’Indo perché vengono identificati un migliaio di siti anche fino a quasi il corso del Gange e a sud quasi fino a Mumbai. La datazione viene collocata tra 2600-1900 a.C. Civiltà avanzatissima dal punto di vista materiale, che non ci ha lasciato documenti scritti, della cultura sappiamo poco, seguita da un periodo intorno al 1500 a.C. in cui abbiamo un’enorme letteratura ma nessun resto materiale, se non qualche insediamento di scarsa importanza, non rapportabile alla letteratura. Perché avanzatissime da punto di vista materiale? Ce lo dicono i reperti: largamente usato il mattone, con grandi città, case mostrano un grado di benessere altissimo; sono ampie, spaziose, con locali alti, gran sistema di distribuzione delle acque; avevano bagni in casa e fognature. Non sappiamo chi governasse le città della valle dell’Indo, doveva esserci un’organizzazione centrale , ma non sappiamo bene chi governasse. Reperti più importanti trovati sono dei sigilli. Più famoso di tutti interpretato come progenitore di una divinità dell’induismo, Shiva. Quello che ci interessa è che questi vallindi conoscevano la scrittura: troviamo dei segni su questi reperti. Scrittura non decifrata; non sappiamo che lingua sia.

Prima della scoperta di questa civiltà, si pensava che arya arrivano in India da nord-ovest, colonizzano India settentrionale. Poi però si è scoperto civiltà valle dell’Indo e che civiltà in India iniziava prima del 1500 a.C. e da qui serie di ipotesi. Studiosi d’accordo nel sostenere la migrazione degli arya; quella che funziona meglio. Però o civiltà della valle dell’Indo parlava una lingua dravidica o indoarya. La maggior parte degli studiosi pensano ad una lingua dravidica; allora civiltà della valle distrutta dagli invasori. Invece si è scoperto di no: nessun segno di distruzione; si vede che declina per conto suo nel tempo. Altra ipotesi: revisionista: già nella civiltà della valle si parlava una lingua indoeuropea. Ipotesi più ragionevole che maggior parte tende a supportare è che qualunque lingua parlassero, probabilmente dravidica, era autonoma, e arya arrivano quando è già decaduta. Lezione 4 – 20/ La parola Veda si trova in due accezioni:  parte più antica dei veda  tutta la letteratura dei 1000 anni I veda sono Sruti, rivelati, non sono creati dall’uomo ma esistono da sempre. Il fatto di considerare i Veda sacri è un distingua tra chi si considera Hindu o no, deriva con una serie di trasformazioni che abbandonano concezioni più antiche per trasformarsi in concezioni diverse, tutte qs opere che esistono da sempre sono considerate sacre nonostante soprattutto le parti più antiche siano composte in lingua incomprensibile se non agli studiosi È il SUONO della parola perché come suono trasmette una verità Fase più antica parliamo della prima fase, sono INNI che si rivolgono ad una serie di divinità. Tutti noi conosciamo concetto di Karman, samsara, liberazione dal ciclo delle esistenze (moksha) che consiste dall’uscita del ciclo delle esistenze che è poi quello che Buddismo chiama Nirvana (spegnimento) ma IN QUESTO PERIODO NON CI SONO Affioreranno più tardi alla fine di qs 1000 anni nell’ultima fase del pensiero vedico: Upanishad e contemporaneamente nello stesso periodo le vedremo dalle due grandi religioni che nascono come eresie: Buddismo e Jainismo, affiorano intorno al V – VI sec a.C.

SAMITA – raccolte di Inni RG-VEDA

1028 inni 10.500 strofe o versetti vengono chiamati divisi in 10 LIBRI (MANDALA) Anche Mandala avrà molti significati ma primariamente vuol dire cerchio nel buddismo sono immagini simboliche dell’universo che sono dipinti che servono come supporto per meditazione  VI-VII veggenti  I primi + recenti  Il nono si occupa di sacrificio a Soma La religione di cui si due tipi di sacrifici

  1. Domestici. fatti quotidianamente dall’uomo di casa, capofamiglia
  2. Quelli fatti dai sacerdoti
    1. Il purusa è l’universo intero. C’è una parte che noi non conosciamo, i ¾ di lui che costituiscono ciò che noi non vediamo; c’è mondo che va oltre il mondo degli esseri umano.
  1. Ciò che mangia e non mangia: essere animati e non animati.
  2. Qui abbiamo un’aporia, purusa è tutto però gli dei stanno fuori da questo tutto. Si comincia a dare forma alla creazione; sono gli dei che mediante il sacrificio di sto essere primordiale danno origine a ciò che esiste. Le varie parti canoniche del sacrificio, i materiali che servono per il sacrificio, danno origine alle stagioni. Ci sono 3 stagioni, in cui viene calcolato l’anno tradizionale indiano. Manca l’inverno, classificazione più tarda comprenderà 6 stagioni.
  3. Un pezzo di come avveniva il sacrificio animale: venivano strangolati o soffocati, non diffuso sangue, di solito bovini o ovini, animali da allevamento, non da cortile e selvatici, solo il bestiame. Nel giro di qualche secolo sto sacrificio verrà rifiutato, grosse correnti che andranno nella direzione della non violenza. Ma già nei Veda si vede che sta violenza dà fastidio. I testi non ci dicono mai uccidiamo l’animale, usano un eufemismo che significa pacificare, animale viene pacificato; tu non sei veramente ucciso, vai in cielo per la via degli antenati. Si capisce che c’è un disagio nei confronti di sta violenza. Animale ucciso poi disteso su dell’erba e c’era un particolare operatore del rito che lo faceva a pezzi, in parte carne distribuita. Sparso con dell’acqua; serviva per rinfondergli soffi vitali.
  4. 3 delle 4 raccolte vediche considerate canoniche. I metri sono la poesia degli inni.
  5. Sacrificio del cavallo effettuato solo dai sovrani. Si lasciava vagare un cavallo bianco nel territorio del sovrano per poi sacrificarlo con un rito molto solenne. Sacrificio regale, cavallo animale regale. Interessante anche sta classificazione secondo i denti. Prima classificazione tra animali proprio fatta in base alla dentatura e agli zoccoli, e qui siamo proprio all’inizio.
    1. Parte centrale. Questi sono il fondamento della società indiana, classificazione della società indiana. Brahmano, i primi, quelli che stanno più in alto. Sono quelli che hanno composto i Veda. Classe sacerdotale nonché intellettuale dell’India antica, e dell’India tradizionale fino ad oggi. Sta parola deriva da brahman, in sta fase del pensiero è il potere della parola sacra, il potere che c’è nell’inno e nel sacrificio; brahmani detentori di questi poteri. Poi ci sono gli kshatriya, quelli che hanno potere politico, i sovrani, e anche i guerrieri. Questa è la classe che tradizionalmente può sporcarsi le mani con il sangue; i brahmani no. Questi detentori del potere materiale. Scendendo abbiamo i vaisya, terza categoria di persone che sono la classe produttiva, degli allevatori, di chi possiede la terra, dei mercanti, dei banchieri, di chi maneggia la ricchezza. Potere economico. Gli ultimi che vengono dai piedi; piedi non sono nella visione comune la parte più nobile del corpo, anzi disprezzata. Gli sudra, quelli che sono i servi di tutti gli altri, che fanno i lavori manuali. Sti 4 strati si chiamano varna, parola che vuol dire colore. Ognuna di queste 4 varna ha un colore simbolico; bianco per brahmani, rosso per gli kshatriya, giallo per i vaisya, nero per gli sudra. Non dipende da colore della pelle, questa è divisione della società di chi sta dentro e chi sta fuori. I primi 3 sono i discendenti di quegli invasori che abbiamo visto, società ammessa al sapere vedico, al sacrifico vedico. Gli sudra stanno al di fuori, e sono presumibilmente quelli che gli arya invasori hanno trovato come popolazione indigena, e che stanno al di fuori del sistema vedico. Noi stiamo trattando una letteratura delle classi dirigenti, che sono una minoranza, questi arya sono numericamente una minoranza sul territorio, però tutto quello che sappiamo viene da loro. Sono i brahmani che hanno composto ste opere, e lo hanno fatto in modo autoreferenziale. Gli sudra non scrivevano, non sappiamo quali fossero i loro riferimenti culturali. I primi tre possiamo trovarli anche definiti come dviya, due volte nati. Solo ste prime 3 classi avevano accesso a cerimonia specie di cresima, fa rinascere, entrare i membri maschi nella comunità degli arya. Oggi è un rito che più che altro seguono i brahmani.

Questo sistema dei 4 varna emerge qua e continua fino a oggi. Quelle che vengono chiamate caste non traduce varna ma jatti, nascita. Anche nei varna che si nasce, ma le jatti non sono così antiche, cominciano ad essere documentate nel corso del I millennio d.C. e sono svariate centinaia nell’India di oggi. Però stanno all’interno dei 4 varna. Ciascuna casta si riconosce all’interno di un varna. Fuori casta, intoccabili: loro presenza considerata così impura che se bevono un pozzo lo contaminano… Fuori casta fuorviante perché non sono persone che non hanno la casta, sono quelli che non hanno il varna, al di sotto degli sudra, sono definiti avarna. Sta suddivisione di ste prime 3 categorie degli arya si diste su 3 funzioni sociali; sacro, politico, produttivo. Studi che hanno confrontato sistema religioso vedico-brahmanico-hindu con quello documentato dalle divinità romano-germaniche. Studioso Dumezile ha scoperto/proposto una scansione delle divinità indoeuropee che si articolano su ste 3 funzioni che troviamo nella società degli arya. Lezione 6 – 26/ Parole semplificate o con segni diacritici. Segni che spiegano come vanno pronunciate le lettere (non sono accenti). Il sanscrito, che prendiamo come lingua di riferimento, hanno tanti suoni, usa un alfabeto con un segno per ciascun suono, cosa che non succede per forza con alfabeti latini. Con gli alfabeti indiani abbiamo un segno per leggere c o ch, ad esempio. Se abbiamo lingua ricca di suono e se nell’alfabeto ogni suono corrisponde a una lettera, noi non abbiamo sufficienti segni. Allora se vogliamo trasportare dall’alfabeto sanscrito al nostro dobbiamo aggiungere dei segni. Per esempio, in sanscrito abbiamo 3 s, tre segni diversi per 3 s. Se vogliamo trascrivere questi segni nel nostro alfabeto facciamo delle aggiunte. Quando troviamo c, è sempre c, mai ch. G è sempre g (a es. gita è ghita; gita sarebbe con j/jh). [guardare slides]. Torniamo ai Veda. Emergono dall’inno a Purusa i 4 varna (classi sociali). Primi 3 varna hanno accesso a sapere vedico, in quanto si definiscono arya e due volte nati. Varna non da tradurre casta (jati), che emergono più tardi che nascono con base soprattutto professionale e sono più di 4. Poi accennavamo ai senza casta (che in realtà hanno la casta ma non il varna), quelli che sono i parya, intoccabili. Perché questi stanno fuori? Classificazione si struttura in termini di purezza. Quello che si ritiene è che ci siano individui che hanno diverse categorie di purezza: non solo spirituale, ciò che contamina è soprattutto il contatto con morte, con sporcizia: dobbiamo pensare innanzitutto a qualcosa di fisico. I Brahmani diventeranno tutti vegetariani per non avere contatto con carne e quindi con morte. I fuori casta sono quelli che fanno i mestieri più sporchi, proprio perché hanno contatto con sporcizia, con impurità, con tutto quello che riguarda la morte: pulire latrine, fognature, di uccidere animali, che si occupano di pile funebre. Storicamente tutti quelli che hanno contatti con qualunque cosa che concerne sporcizia e morte animale/umana. Nell’India d’oggi le cose cambiano: ci sono anche fuori casta con posizione importanti, ciò perché India contemporanea abolisce concetto di fuori casta, non ci sono più gli intoccabili: resa fuori legge. Però non è vero che ha abolito le caste. Abolita solo intoccabilità. Non vuol dire che brahmano sia ricco e che fuori casta sia povero. Ad esempio ex intoccabili che sono a Varanasi che si occupano della cremazione sono notoriamente molto ricchi, però dai brahmani sono assolutamente disprezzati. Il caos primordiale. .1.2. Allora = all’inizio dei tempi. C’era un uno, espresso da un pronome personale, Ciò (tap in sanscrito), qualcosa di neutro, che non si riesce a definire diversamente. Oltre ciò, niente altro c’era.

  1. Si manifesta il potere dell’ardore interiore: forza calda, vita è calore, visto come un potere creativo.
  2. Desiderio, Kama, parola ci compare con senso importante: misterioso Uno che è l’unico esistente all’inizio dei tempi che da inizio a creazione perché desidera, perché desidera creare. E’ il desiderio che fa vivere, che fa creare.

Samsara: viene da radice che vuol dire scorrere, indica lo scorrere delle vite. Si rinasce sulla base del karma. Karma: parola che deriva da parola azione: si rinasce sulla base delle nostre azioni. Azione è tutto quello che faccio nella mia vita, azioni buone o malvagie, che posso fare bene o male, non quelle neutre (ad esempio respirare). Se io accumulo karman positivo nella mia vita presente, quando muoi nascerò in una forma migliore. Se sono una donna nascerò uomo, ad esempio. Con aspetto fisico migliore, in una casta più alta, più ricco, anche con uno spirito più raffinato, più intelligente e più spirituale. Viceversa, se compio azioni malvagie, rinascerò peggio: anche in un animale, oppure casta più bassa, più stupido, più povero, anche con difetti fisici. Sistema crudele, che da una parte da una spiegazione sul perché persone abbiano vita più facile, e perché altre siano più sfortunate: colpa sempre dell’individuo. Moksa, vuol dire liberazione da questo ciclo di continuo rinascere. Entrarci significa entra in uno stato di eterna beatitudine (ananda), superare tutti gli affanni del mondo terreno. Ananda concepito anche come fondersi nella divinità suprema. Però non troviamo descrizioni di questo stato di superamento. Altra parola importante che conosciamo è nirvana, parola prediletta dal buddismo per definire la liberazione, etimologicamente vuol dire spegnere (soffiare su una candela). Da questo movimento degli sramana nascono le eresie rispetto ai Veda: buddismo e jainismo, due religioni che nascono in questo periodo da 2 personaggi storici. Eresie perché dicono che il veda non è rivelazione, che non vuol dire niente, che il sacrificio vedico è da rigettare. Queste idee vengono fatte proprie anche dal pensiero vedico; l’ultima parte dei testi vedici ci dicono che esiste il karman, il samsara, e che ci sono altre vie, che non sono più il sacrificio, per progredire nello spirito. Sono gli stessi brahmani che accettano queste nuove idee e le fanno proprie. Tipico dell’India: di non rifiutare ma di inglobare. Nel momento in cui queste idee nuove si diffondono, non solo si creano eresie, ma nel sistema vedico stesso decidono di farle proprie: non opposizione ma assimilazione. Lo si vede bene leggendo gli Upanisad. Brahman e Atman , due parole importanti negli Upanisad. La prima avevamo detto essere il potere del sacrificio vedico: si trasforma nel significato, viene preso questo vecchio termine ma nelle Upanisad viene identificato un principio spirituale alla base di tutta l’esistenza, che unifica il molteplice, e che noi dobbiamo ricercare, una sorta di anima dell’universo, un principio nascosto che quando lo scopriamo otteniamo la liberazione. Jnana, conoscenza del brahman. Ci sono dei mezzi per ottenerla ma non ci dicono esattamente in cosa consiste. Noi facciamo percorso psicofisico finché non abbiamo lampo improvviso. Atman praticamente sinonimo, ma la usano per definire il Brahman più a livello individuale; l’Atman è il Brahman dentro di noi, che sta nel profondo del nostro cuore e che dobbiamo trovare, è una realtà immanente nel mondo. Passo dell’Upanisad. Abbiamo un padre che risponde alle domande del figlio. .1.2.3.1.2.3. Nyagrodha: albero fantastico che cresce verso il basso. Frutto ha i granellini dentro. “Essa sei tu” frase considerata l’essenza dell’Upanisad. Se nell’Upanisad guardiamo questi maestri parlare dell’Atman non è che ci spiegano, discorso è per metafora: Brahman e Atman sono l’indicibile. Come Nirvana, non ci sono spiegazione. Questi maestri sono ksatriya. Sia buddismo sia jainismo sono ksatriya: c’è grossa componente da parte degli ksatriya nell’elaborare questa componente. Buddhismo. Qui abbiamo fondatore di una religione, persona che con suo esempio traccia la via. Buddha participio passato di un verbo che significa svegliarsi. Il Buddha, il risvegliato. Chiamato anche l’illuminato. Nel buddismo c’è questo concetto di illuminazione; in un certo momento del suo percorso spirituale ha questo lampo, questa illuminazione. Siddhartha, colui che ha raggiunto il suo scopo. Gautama è il nome della famiglia. Il Buddha ci dicono che è vissuto 80 anni, vita molto lunga. Problemi di data, tradizionalmente 566-486 a.C. Scritti che ci parlano del Buddha redatti molto più tardi. Dottrine che ha espresso nella sua vita sono state messe per iscritto, alla fine del I secolo a.C. e oltretutto in un luogo molto lontano rispetto a dove ha vissuto.

Lezione 8 – 28/ Rimanendo a concetto di karman e samsara , non dobbiamo pensare che tutta l’India dia lo stesso contenuto a questa regola generale, ci sono molte scuole diverse e correnti, e nei secoli ci sono stati molti filosofi hindu, buddhisti, jaina, che hanno cercato di spiegarne le aporie. Ad esempio, alcune scuole dello yoga, corrente del buddhismo, già nella vita attuale scontiamo una parte del karman già nella vita attuale. Alcuni pensano ad un karman di gruppo. A esempio un fratello uccide il fratello: i genitori hanno compiuto qualcosa che scontano perdendo un figlio. L’uccisore è malvagio e sconterà questo suo atto, ma il fratello ucciso ha fatto qualcosa che lo conduce a morire di morte violenta prima del tempo. Quello che noi chiamiamo anima non è lo stesso per l’induismo: è un’essenza imperturbabile non toccata dagli eventi : per tutto pensiero indiano, quelle che sono le facoltà mentali, il pensiero, non è anima, ma fa parte della materia, più sottile rispetto a quella che compone il nostro corpo, però è sempre mondo della materia. Nell’induismo si pensa che ci sia un corpo sottile, questo che trasmigra e si attacca nell’embrione della futura madre. Problema è ancora più disperato per il buddhismo; insegnamento del Buddha non presuppone un’anima ma un insieme di elementi, di fattori, gli aggregati , che sono in continua mutazione: noi non siamo quello che eravamo poco fa, siamo un flusso continuo, nulla di permanente. Integrare concetto di reincarnazione con ciò diventa difficile da spiegare, sembra non esserci nessuna sostanza che si possa trasferire. Buddhisti cercano diverse ipotesi. Concetto popolare è quello, però dare risposte assolute risulta difficile. Sapere indiano è una catena che funziona così: autore iniziale, catena successiva di opere è spesso sotto forma di commento o ripresa di ciò detto prima. Questi commentari non necessariamente cercano di capire cosa volesse dire autore originario, cercherà di far dire a testo originario ciò che vuole lui, e in ciò cercherà di dire qualcosa di nuovo. Concetto di novità non troppo apprezzato. Buddha e sua biografia. Fonti più antiche su sue dottrine stanno nel canone buddhista, in lingua pali. Non è l’unico canone che abbiamo, però questo è l’unico completo. Si compone di 3 grosse sezioni, che si chiamano pitaka, che vuol dire canestri:

  • Vinayapitika , quello delle regole per la comunità buddhista, per i monaci. Sanga: nome che designa la comunità dei monaci.
  • Suttapitaka, la parte dove ci sono gli insegnamenti del Buddha, i suoi discorsi.
  • Abhidhammapitaka, parte più filosofica in cui si ragiona sugli insegnamenti del Buddha. Queste sono le 3 parti fondamentali del canone buddhista, e al completo lo abbiamo solo in lingua pali, messo per iscritto in Sri Lanka. Prima biografia completa del Buddha l’abbiamo in un’altra opera più antica, del poeta Asvaghosa, il Buddhacarita, le gesta del Buddha. Asvaghosa ci ha lasciato questo poema che ci è arrivato solo in parte, fino al momento dell’illuminazione, la prima metà. Siccome nel frattempo buddhismo emigrato verso nord, verso la Cina/Tibet, ci sono traduzioni tibetane e cinesi. Buddha principe degli shakya, presentato come un regno importante. In quest’epoca non ci sono grandi regni, ma in questa zona (Nepal) ci sono una serie di piccoli regni. Buddha figlio di un re di un piccolo regno in realtà, anche se la letteratura ce lo presenta come un re importantissimo. La regina, Maya, fa un sogno: che un elefante bianco le entra nel fianco destro. Elefante, animale tipico dell’India, cavalcatura dei sovrani, inoltre di buon auspicio in India, legato all’acqua e alla pioggia. Importante anche colore bianco. In natura esiste, molto raro però, sua rarità lo rende ancora più prezioso. Re e regina si rivolgono agli astrologi di corte. Astrologia molto importante; prima di fare un viaggio, si va dall’astrologo, anche prima di sposarsi, e via dicendo, è una figura eterna in India. Astrologi di corte dicono al re: ti nascerà un figlio che sarà o un

Lezione 9 – 06/ Città di Varanasi, quella che diverrà la città sacra dell’induismo. Qui però induismo non c’è ancora. Varanasi città già importante per motivi politici-economici. Il Buddha si dirige proprio qua, in un luogo che oggi si chiama Sarnath. Va nel parco delle gazzelle. Questi luoghi che vengono chiamati parchi erano luoghi che avevano qualche significato economico, dove ad esempio c’erano allevamenti o caccia. Queste riserve sono luoghi chiusi fuori dalle città, dove gente poteva andare e venire. Proprio in questi luoghi sorgono i primi monasteri buddhisti. Sarnath è tutt’ora un luogo sacro per il buddismo, luogo di pellegrinaggio importante. Ruota raggiata è il simbolo della legge buddhista: si chiama chakra, e il primo discorso del Buddha si chiama della messa in moto della legge. La ruota ha già altra simbologia in India. Buddha prende dei termini che ci sono già nella tradizione brahmanica e li usa cambiando il significato. Chakra è una parola che ci porta a un contesto regale. Il grande sovrano si chiama chakra varti, quello che mette in moto la ruota, nome che si applica al grande sovrano. La ruota raggiata tipica del mondo vedico è un simbolo del re. Il Buddha quindi mette in moto la ruota del sovrano dello spirito. Discorso del Buddha (Slides/Viaggio nell’India pag. 87). Bisogna evitare gli estremi, seguire il sentiero di mezzo, insegnamento fondamentale del Buddha, sta al cuore della dottrina. Non chiede mai comportamento eroico, avvicinarsi alle mete gradualmente, pian piano, senza far violenza su sé stessi. Ottuplice sentiero: otto norme di comportamento. Una delle cose che il buddhismo porta è valorizzare l’intenzione, parla di retta intenzione. Molto importante non essere negligenti, retta concentrazione, però l’atto involontario che causa conseguenze negative non è distruttivo nel karman delle persone. Parla anche di tranquillità mentale, questa calma mentale è una condizione di perfetta serenità, uno degli scopi del buddhismo. Cuore del discorso: 4 nobili verità. Verità del dolore. Al Buddha non interessa com’è fatto l’universo, il Buddha parla agli uomini, ha un approccio psicologico. Tu individuo puoi liberarti dal dolore, e io ti dico come fare. Questo elenco di cose dolorose, alcune sono evidenti, la nascita ci sembrerebbe di definirla positivamente, ma per il Buddha è dolore e ce lo dice: la nascita prelude a una morte. Per buddhismo non c’è nulla di permanente. Khanda = aggregati. Per il Buddha non esiste un’anima permanente, tutto è in continua trasformazione, siamo un flusso. Ogni essere vivente è anatta, senza sé permanente, senza akman. Altro esempio di come il Buddha prende delle parole che ci sono già nel brahmanesimo e le riusa. Esseri viventi formati da questi 5 khanda. Noi ci stiamo dentro in questo mondo di dolore perché abbiamo il desiderio, di vivere fondamentalmente. Desiderio è soprattutto quello della soddisfazione dei sensi, in cui include anche la brama per la non esistenza. Come si fa a far cessare il dolore? Dobbiamo sopprimere questa brama, e così otterremo il nirvana. Buddhismo scompone tutto quello che esiste in una serie di unità minime, i dhamma. Buddhismo storia lunghissima e che esce dall’India, ci sono tante forme di buddhismo. Molte delle scuole che si sono diffuse in occidente sono sorte in epoche successive in altri paesi. Dopo vita del Buddha diventa la religione dominante in India. Assistiamo a grossa diffusione. Sovrano manderà i primi monaci a esportare la dottrina. Buddhismo a certo punto scompare da India perché si diffonde l’induismo, che diventa religione estremamente popolare, ultimi monasteri buddhisti distrutti con invasione musulmana. Monaci escono dai confini dell’India finché non conquista questa grossa zona dell’Asia dove in alcune parti continua fino a oggi. Buddhismo si divide in 3 grandi correnti, che sono rappresentate fino ad oggi (non sono scuole, a interno di queste grandi correnti ne troviamo di diverse).

  • Theravada: dottrina degli anziani, la forma più antica del buddhismo, la più vicina all’insegnamento del Buddha. Chiamata anche Hinayana, veicolo minore. Si diffonde in Sri Lanka e penisola indocinese.
  • Mahayana: grande veicolo. Nasce anche lei in India nei primi secoli d.C. ed è una forma più popolare, più vicina alla sensibilità del popolo (per il Theravada devi farti monaco). I Buddha qua si moltiplicano, e diventano quasi divinità da onorare. Prendo grande valore degli esseri intermedi, bodhisattva, esseri la cui essenza è la budi, l’illuminazione; questi sono individui che hanno raggiunto una grande perfezione, però rinunciano a diventare Buddha per aiutare gli uomini; diventano proprio esseri intermedi tra Buddha e uomini comuni, che hanno bisogno di qualcuno cui aggrapparsi. Il bodhisattva più famoso di tutti è Avalokitesvara. Loro virtù più importante è la compassione verso tutti gli esseri viventi. Avalokita = che guarda giù: il signore che guarda giù benevolo.
  • Vajrayana: nasce in India ma più tardi, forma estremamente ritualizzata, pesca da sostrato magico, si avvale di riti, formule, che servono ad avere sia beneficio terreno sia raggiungere mete superiori nello spirito. E’ il buddhismo tibetano per eccellenza, chiamato veicolo di diamante. Lezione 10 – 12/ Piccoli regni, all’epoca del Buddha, con clan di regnanti; primi segni di organizzazione politica che ci arriva dall’India antica. Il luogo destinato ad assumere per poi 7/800 anni ruolo maggiore, il cuore, delle future organizzazioni statali è il Magadha. Dalle fonti greche sappiamo che Alessandro Magno viene fatto incontrare con giovane principe Chandragupta. Troviamo dei regni greci, resti di città con fondazione di tipo greco, nomi di sovrani greci, serie di monete coniate da regnanti che hanno nomi greci, e un re che si chiama Demetrio fino alla pianura del Gange. Questo si riflette sull’arte di questa regione, arte molto speciale di contenuto buddhista, forme che assomigliano molto a quelle greco romane. Abbiamo nascita del primo grande impero in India. Storia dell’India ha raramente dei regni o imperi che includono gran parte del territorio, tendenza è sempre frazionamento. Quello che ci interessa è nipote di Chandragupta, che riesce a conquistare gran parte dell’India, e che si chiama Asoka: “il senza dolore”. La capitale è Pataliputra. Come facciamo a sapere che Asoka (Ashoka) aveva un regno così grande? Ha lasciato quelle che sono le prime testimonianze scritte dell’India. Serie di editti scritti su fusti di colonne monumentari o pietre, in cui parla in prima persona. Avendo usato la pietra gli editti si sono conservati. Primi monumenti che ci restano dell’India storica, con sopra le prime testimonianza di scrittura che abbiamo dell’India antica. C’era la scrittura prima in India e si è perduta oppure scrittura nata in quest’epoca? Studiosi non sono d’accordo. Sicuramente Veda trasmessi oralmente. Questa è la prima scrittura in India e sarà fondamentale perché da essa deriveranno tutti gli alfabeti dell’India, ma non solo: tutte le scritture del sud est asiatico derivano sempre da essa. Uno dei capitelli più belli delle colonne (slides). Leoni = simbolo di sovranità. Asoka passa alla storia come il grande re protettore del buddhismo: ci si presenta dagli editti come seguace laico del buddhismo. La tradizione buddhista ne fa il suo grande protettore. Il che ha probabilmente una verosimiglianza storica: probabilmente proprio sotto Asoka buddhismo si espande anche fuori dall’India. Tradizione buddhista vuole che Asoka mandi suoi figli a convertirsi fuori dai confini del suo regno: Sri Lanka e Birmania. Asoka ha ottenuto questo regno così vasto facendo guerra e conquistando. Però Asoka a un certo punto si pente, e lo lascia scritto in uno dei suoi editti. Si pente della carneficina che ha dovuto compiere per conquistare una regione dell’India; il Kalinga. Non solo come autoconfessione e pentimento di un sovrano, ma anche messaggio politico, però di fatto ci parla di pentimento e di altri valori connaturati al buddhismo e agli sramana: vegetarianesimo e rispetto degli esseri viventi. Editti di Asoka (slides) Numeri presentati sono troppi; sicuramente però è stata una strage, guerra cruenta. Pietà traduce damma, quella che è la legge. Comunque più che pietà potremmo tradurlo con giustizia. Conquista di un paese

monumentale a questo tumulo funebre sono i buddhisti. All’interno una camera chiusa in cui sono contenute le reliquie. Costruiti per le ceneri del Buddha. La leggenda di Asoka dice che fa aprire questi stupa originari per poi farne costruire altri. Stupa costruiti per ospitare ceneri di monaci famosi. Reliquie non si vedono, e si rende loro omaggio girandoci attorno in senso orario. Significato simbolico: corpo dell’universo, le parti principali vengono ad assumere un significato simbolico che fa sì che ogni stupa sia una raffigurazione del cosmo e al tempo stesso sia al centro del mondo. Buddha inizia ad essere raffigurato in maniera antropomorfa solo verso il I secolo d.C. prima solo con simboli. Lezione 12 – 14/ Abbiamo parlato di periodo definito del movimento degli sramana, rivoluzione di pensiero che mette da parte sacrificio vedico e gli antichi dei vedici di stampo indoeuropeo, che continuano in qualche misura ma che non sono più al centro: ora lo è la liberazione. Maggior ragione perché c’è una corrente di pensiero che si sta orientando verso concetti non violenti, se non per casi eccezionali come i sacrifici regali (cavallo). La classe sacerdotale, i brahmani, non ha nulla da guadagnare da fatto che ricerca spirituale si sia orientata in modo più individualista, e comunque il brahmanesimo sta perdendo senso. Si tende ad assimilare ed integrare piuttosto che combattere; ciò che fa il brahmanesimo, che si sta trasformando come religione; cerca di integrare la figura dell’asceta nel proprio sistema, e lo fa in vari modi; il primo modo è stabilendo che nel corso della sua vita, l’uomo (il maschio; le donne nascono solo per essere mogli e madri) deve attraversare diverse fasi nella sua vita. Gli stadi della vita si chiamano asrama; asram diventa il nome dei centri spirituali. Questa dottrina vuole che uomo attraversi 4 stadi nella vita:

  • Brahmacarin: lo studente, ragazzo maschio dovrebbe andare a scuola; nella visione tradizionale indiana si va a casa di un maestro e si sta nella norma 12 anni per studiare i veda. Lo studente deve seguire il voto della castità.
  • Grhastha: finito questo periodo si sposa. Capofamiglia, l’uomo sposato.
  • Vanaprastha: solo a questo punto può dedicarsi all’ascetismo. La norma dice quando ha visto il figlio del proprio figlio. Questo stato: vana = foresta: asceta della foresta, eremita. Persone che lasciano la famiglia e vanno in qualche luogo isolato, magari con la moglie, ma osservando vita di castità, e dedicandosi alla preghiera, ai sacrifici agli dei, e al tapas, la mortificazione della carne.
  • Sannyasin: dopo un certo periodo può accedere a livello superiore di ascetismo. Quello che rinuncia a tutto, e insieme alla rinuncia a tutto diventa asceta itinerante, come erano i monaci buddhisti dell’origine. Rinuncia anche al fuoco; lo pone dentro di sé; percorso interiorizzato. Quest’escalation è abbastanza artificiosa. Idea è di accogliere tutte le idee e metterle una dopo l’altra. Queste due ultime categorie messe una dopo l’altra, ma quanto bisognerebbe vivere per farle tutte? Sono semplicemente due forme diverse, sempre nell’ottica di non buttar via niente. I testi ci proiettano in un mondo ideale, che non è chiaro se è una presa d’atto su quello che davvero succede o si volesse succedesse. Testi non sono scritto all’indicativo, ma all’ottativo, forma che non si sa bene come tradurre: tu dovresti/potresti fare questo; oscilla tra la prescrizione e la scelta, non è un imperativo. Questo resta comunque primo sistema elaborato dal brahamanesimo per “sfidare i concorrenti”. Uomo ha serie di scopi nella vita, non è liberazione ma ne ha degli altri. Trivarga, gruppo di 3 scopi fondamentali della vita dell’uomo (anche purusartha = gli scopi del maschio). La dottrina brahamica dice che scopi sono 3 più un quarto che va oltre, non obbligatorio; la liberazione. Nell’ordine di importanza crescente:
  • Kama; soddisfazione del desiderio. Uomo è tenuto a soddisfare il desiderio. Potremmo anche definirlo come piacere: diritto e dovere di soddisfare piacere. Va inteso nei termini più ampi: piacere viene cercato in molti modi: fruire arti, pittura, però piacere per eccellenza è quello erotico.
  • Artha; utile economico. Finché stiamo nel mondo, nella vita normale, piacere e denaro.
  • Dharma: legge sacra. Più importante. Legge del mondo, come le cose vanno.
  • Moksa, liberazione. Alcuni testi (non in assoluto) mettono in relazione questi scopi con gli stadi della vita. Tentativo di integrare religioso in un discorso sociale. Ci sono molti testi che ne parlano, composti a partire dagli ultimi secoli a.C., e sono molti quelli sul dharma, mentre invece sull’artha e sul kama due testi fondamentali. Loro titolo di solito prevede una parola prima e poi parola sutra o sastra. Quello che sta prima o argomento o il nome del saggio che ha composto il testo. I sutra sono versetti in prosa, fatti per essere imparati a memoria: difficili da capire. Gli sastra normalmente in strofe molto semplici di 32 sillabe. In generale i veda definiti come rivelazione, nel senso che erano testi esistenti da sempre e gli uomini li hanno soltanto recuperati. Questa categoria di testi fa parte di un’altra categoria, non rivelata ma umana: smriti; tradizione. I testi fondamentali sul trivarga molto famosi. Sul dharma il più importante è il Manusmrti. Manu è un personaggio mitico, una specie di Adamo indiano, di primo uomo. Lo collochiamo nel II secolo circa. Non sappiamo nulla del personaggio cui la storia li ha attribuiti: in generale ci sono contraddizioni interne, strati più antichi e parti aggiunte poi. Nell’insieme non dobbiamo pensare a un singolo autore, magari a un singolo sistematizzatore, o a un gruppo di brahmani che hanno messo insieme vari pezzi. Sull’artha il testo è l’Arthasastra. Questo testo è attribuito a un brahmano; il nome più comune di questo autore è Kautilya, “il contorto, l’astuto”, e sarebbe stato il ministro di Maurya (attribuzione mitologica). Il testo parla della persona il cui artha è il più importante: del re: dal comportamento del re dipende il benessere dei sudditi. Testo che prescinde da qualunque afflato religioso, e da una serie di consigli al re su come si deve comportare in termini molto diretti; estremi di crudeltà e indifferenza per il singolo sempre per un interesse per lo stato, ci butta in un mondo in cui davvero il fine giustifica i mezzi (paragonato a Machiavelli). Kamasutra è il trattato sul kama. Testo che ci dice un sacco di cose sulla vita sociale dell’India antica. Testo più famoso popolarmente. C’è un capitolo che parla delle famose posizioni erotiche, ma è solo una parte; il testo del kamasutra ci spiega tutto quello che riguarda la sfera amorosa; come trovare un partner, come comportarsi nel matrimonio, nell’adulterio, nella prostituzione. Ci dice tantissimo della vita civile dell’epoca. L’adulterio non fa parte del dharma, però il Kamasutra ne parla. L’autore, personaggio di cui non sappiamo nulla, non è che dice che l’adulterio va bene, ma dice che parlando di kama non è che l’adulterio va bene, però ve lo spiego lo stesso: non si dovrebbe fare, ma se proprio non potete farne a meno, io vi spiego come farlo; rimane comunque contro il dharma. L’altra categoria di testi che ci porta verso l’induismo sono quelli chiamati poemi epici, opere di un’importanza a livello della letteratura mondiale; il Ramayana e il Mahabharata. Poemi epici è una definizione occidentale, per il fatto che non si sapeva come definirli. In tutti e due c’è una storia che possiamo definire epica; ci sono re, eroi, combattimenti, lotte dinastiche, esilio nella foresta, e un finale non necessariamente lieto. La parola che tradizionalmente li definisce è itihasa, è una parola composta che vuol dire “così invero fu”. In indi vuol dire storia (history). Vogliono raccontare la storia dei progenitori degli indiani, storia dei tempi antichi. Nell’Iliade abbiamo fatti che quando vengono narrati sono antichi, fatti che sono radicati nella geografia, e forse c’è stata una guerra tra gli achei e i troiani, però l’ira di Achille non può essere considerato un dato storico, eventi successi ricantati e trasformati dal mito. Nella storia principale di questi poemi, c’è forse la traccia di qualche guerra antica che ha dato origine a questa storia, però questa è un’opera che deve essere letta nelle intenzioni dei redattori non come il fatto storico, ma come un insegnamento, delle storie archetipiche che devono insegnare non solo quello che è successo, ma dare dei modelli di comportamento, che sono i personaggi, oppure degli insegnamenti diretti. Mahabharata: grande (poema) dei discendenti di Bharata, figlio di un re e di una ninfa. Questo è un poema gigantesco, la versione più lunga sfiora le 100mila strofe. Lezione 13 – 19/

riusciranno a liberarla, e lo faranno grazie all’aiuto di un popolo, quello delle scimmie. Sita viene liberata, tornano ad Ayodhia. Qua però la gente mormora; Sita è stata nel palazzo di un demone, anche se in realtà è rimasta casta. La gente però non si fida e decide di entrare nel fuoco; se io sono innocente non bruciarmi. Dio fuoco si erge e la porta fuori illesa dalla pira ed è dimostrata sua innocenza. Nel settimo libro, di nuovo la gente mormora, Sita è esiliata, e lì partorisce due gemelli, che sono i figli di Rama. Questi crescono e tornano a corte, e tutti i accorgono che sono identici a Rama. Questi iniziano a raccontare le vicende del Ramayana, e Rama si accorge che sono i suoi figli. Sita però non ne può più, perché quello che fa e convocare la dea terra perché la accolga in sé. Rama resta a regnare finché non torna in cielo. Rama non è semplicemente un essere umano ma una discesa divina; avatara di Visnu. Rama nel poema si comporta come un uomo, non come un dio; sembra un dio che si dimentica di essere tale. Di fatto Rama è un eroe che viene divinizzato, e questa è una delle origini di queste divinità che vediamo affiorare. Ramayana è stato riscritto infinite volte, con varianti rispetto alla storia base; infinite forme di Ramayana. La forma più nota in India oggi è quella fatta da un poeta di lingua hindi, e comporta delle varianti; Sita non davvero rapita, ma solo una sua ombra. L’autore del Ramayana è tradizionalmente Valmiki. Rama emblema del re giusto; ramarajya, regno di Rama, usato per definire il buon governo. Se Rama è un eroe in ascesa, Sita è una divinità in discesa; legata alla terra, ma noi la percepiamo più come un’eroina in carne ed ossa; è l’emblema della sposa fedele, l’archetipo della donna per bene, che ha un unico marito e che lo onora come un dio; è quella che anche minacciata di morte conserva fedeltà allo sposo. Lezione 14 – 20/ Quello che avviene è una sorta di simbiosi; diverse divinità, magari locali, vengano assimilati sotto il nome di una divinità unica. Questo processo viene chiamato sanscritizzazione: doppia dinamica; cultura alta brahmanica che assimila questi culti che vengono dal basso, altra dinamica che parte dal basso, per cui i culti popolari tendono ad assorbire i modi, i concetti brahmanici, in modo da innalzarsi, ed è così che si generano le divinità dell’induismo. Quantitativamente, almeno oggi, il Dio che ha un maggior numero di fedeli e Visnu, poi Shiva, venerato soprattutto nell’India meridionale, la divinità femminile venerata a macchia di leopardo, ed è la terza quantitativamente, soprattutto in Bengala. Ognuna di queste ha origine e punti di arrivo diversi. Shiva incarna soprattutto ascetismo trasgressivo, ma non solo, allo stesso tempo la figura del capofamiglia; sintesi di questi valori che sono opposti; rende sua figura affascinante. Sigillo di Shiva interpretato come un possibile antenato di Shiva; raffigurato (sembrerebbe) il fallo: Dio della grande potenza sessuale ed ascetica; per noi in contrasto, ma ci sono infinite tracce che non mettono in contrasto le due cose; l’asceta è quello che governa e reprime la potenza erotica. Shiva è il grande asceta e il grande amante. Altro elemento sono gli animali da cui è circondato; noto anche come signore degli animali. Altro elemento è il fatto che forse raffigurato con 3 volti; classica raffigurazione di Shiva. Divinità dell’induismo hanno generalmente più di un volto, legato a qualche caratteristica del loro mito. Hanno di solito anche molte braccia; sono espressione di potenza. In alcune raffigurazioni è mezzo uomo mezza donna, proprio per esprimere l’unione con il principio femminile. Divinità somma riassume in sé i due principi. Divinità dell’induismo sono accompagnate da vahana, “veicolo”, e in genere sono animali. Il toro bianco di Shiva riguarda sempre la potenza, la mascolinità, la potenza erotica. Il toro è normalmente raffigurato insieme a Shiva oppure lo troviamo dinnanzi al tempio, che guarda verso il tempio del Dio. Questo toro si chiama Nandi, “il gioioso”. Nei templi di culto di Shiva non troviamo statue che lo raffigurano. Si trovano invece i linga, una parola che significa segno, viene a significare segno di genere, segno di sesso. Il significato per eccellenza che viene ad assumere è l’organo sessuale di Shiva. Shiva pratica ascesi in beata solitudine su una montagna dell’Himalaya, in particolare sul monte Kailasha. Abbiamo un mito molto famoso che vuole che Shiva asceta nudo e bellissimo si aggiri per le foreste dove ci

sono gli eremiti a praticare ascesi, e anche le mogli, le quali si innamorano di questo Dio. Allora gli asceti maledicono Shiva a perdere il fallo e allora il fallo cade a terra. Shiva ha i tipici capelli da asceta, incolti. Shiva c’è anche nei veda, anche se non è una figura importante, e non si chiama Shiva ma Rudra, “l’urlatore”. Questo dio abita la foresta e i luoghi selvaggi, non frequentati dagli uomini, e che incute paura, ed è anche il grande guaritore. Questa figura vedica è considerata una specie di predecessore di Shiva. Divinità dell’induismo hanno sempre tanti nomi, e un upanisad è dedicato a Shiva che viene assimilato al brahma supremo. Altro aspetto importante lo connette con la danza. Ci sono diverse divinità legate alla danza, tra cui Shiva. La danza di Shiva la troviamo in molte immagini, quella più famosa riprodotta in serie di figure in bronzo. Per i fedeli di ciascuna delle divinità è quello che crea, mantiene, e porta il mondo alla dissoluzione. Tra alcuni milioni di anni catastrofe universale per cui tutto morirà per poi rinascere. Per ognuno dei fedeli, la sua divinità suprema incarna questo ciclo. E questa immagine dell’immagine dalla danza di Shiva vuole incarnare proprio questo ciclo. Il suono del tamburello che ha in mano dà origine alla creazione, la fiamma alla dissoluzione. Le mani indicano di non aver paura. Sta in piedi a un esserino, chiamato uomo dell’oblio. Shiva schiaccia con il suo piede il demone dell’oblio, schiaccia l’ignoranza. Ignoranza è una dimenticanza; noi da sempre siamo uguali a Dio, soltanto che non lo sappiamo, ce ne siamo dimenticati. Quindi Shiva dice di prendere rifugio ai suoi piedi, e schiaccia l’ignoranza. Lezione 15 – 21/03 (lezione prof. Boccali) Il I millennio a.C. in India è caratterizzato dalla presenza di opere religiose e dall’assenza di poesia profana; non abbiamo poesia d’amore, sulla natura... Che ci fosse abbiamo pochi dubbi, ma testimonianza nessuna. Il millennio si chiude con i due poderosi poemi epici, che sono all’incirca contemporanei. Vengono designate con il termine epoca tradizionale. La letteratura classica debutta nel I secolo a.C. dopo una lunga gestazione della quale noi non sappiamo nulla. Fra il I a.C. e il I d.C. la letteratura classica esordisce con dei capolavori della corrente che viene chiamata kavya; designa tutte le forme di poesia classica, sia in versi sia in prosa. In occidente quando parliamo di classico pensiamo a letteratura che ha elaborato una produzione così ritenuta elevata e perfetta da essere assunta a modello. In greco modello = canone, e la traduzione latina diviene classico; classico= produzione esemplare. Inoltre, si concentra in un periodo piuttosto breve. Nulla di questo in India. Il kavya si connota perché non è letteratura religiosa, non è storia (si intendono i poemi epici tradizionali), non sono trattati. Il fine che la caratterizza è lo scopo: quello di suscitare nel fruitore quell’esperienza particolare che in occidente chiamiamo esperienza estetica, e che in India è chiamata rasa, significato di base è liquido, per slittamento succo, quindi succo del discorso, essenza, essenza di un sentimento, e infine stato di coscienza che eleva il fruitore; lo stato particolare dove si sospendono le condizioni limitanti dell’esperienza umana e si è elevati in una condizione di contemplazione, dove le emozioni e sentimenti rappresentati dall’opera d’arte portano il fruitore in questo stato. Se un’opera corrisponde alla finalità e ad alcuni requisiti è un’opera classica, anche se è stata composta molto dopo. Non neoclassica. Periodo più creativo va dal I a.C. al XIII d.C. ma ci sono capolavori anche più tardi. Ci troviamo di fronte a un modo diversissimo di concepire la creazione, poetica e non solo. Noi, influenzati dal romanticismo, vediamo la poesia come prodotto di ispirazione; poeta è afferrato da qualcosa di superiore, di misterioso, che gli detta uno o più versi. A esempio vediamo Montale recentemente. Il poeta per tradizione ha a disposizione una serie di temi; l’innamoramento, la lontananza, la prima notte d’amore… Oppure anche tematiche belliche; l’impianto dell’accampamento, lo spostamento delle turppe, i duelli… Che cosa fa il poeta? Sceglie a freddo fra questo “repertorio” un tema, e poi per svolgerlo ha a disposizione, per ogni tema, una serie di motivi, di sotto temi, che sviluppano il tema principale. Per