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Appunti Indologia - prof Pieruccini - Università degli Studi di Milano - 2017-2017 - lezioni 1-15
Tipologia: Appunti
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Lezione 1 – 13/ L’India non lascia indifferente nessuno: realtà molto diverso rispetto quella con cui siamo più in confidenza. Ganesa. Divinità che presiede ai viaggi, ai passaggi, dio che ha messo per iscritto secondo la tradizione il più grande poema dell’India antica: Mahabarata che conta 100mila strofe. Secondo mito Ganesa si è strappato una zanna per usarla come stilo per mettere per iscritto il poema. Divinità che va bene anche evocare se c’è qualche prova; divinità che supera gli ostacoli. India. Oggi confederazione di stati. India precedente molto più ampia: India storica più grande di quella di oggi: India moderna è nato in epoca recente: 1947. Nei 200 anni precedenti l’India è stata dominio coloniale britannico, dal punto di vista territoriale quando ha ottenuto indipendenza ha anche perso dei pezzi: partizione del ’47. A seguito di serie di rivendicazioni da parte di abitanti di India musulmana che si sentivano emarginati dal discorso politico, sti rappresentanti riuniti sotto la Lega Musulmana hanno ottenuto una terra riservata ai musulmani indiani; l’attuale Pakistan, inizialmente Pakistan occidentale e orientale. Nel 1971 Pakistan orientale si è ribellato e ha ottenuto l’indipendenza tramite guerra, aiutato da India. Costituisce nuovo stato: Bangladesh “Paese del Bengala”. Lezione 2 – 14/ India ha conformazione geografica grande catena di montagne che si cinge a nord: sbarramento sia climatico sia resto del mondo: India ha dei grossi confini naturali che condiziona rapporti con altri paesi e civiltà. Vedremo tante invasioni nel corso della storia che hanno condizionato la cultura dell’India, perché si sono fusi in vario modo, portando loro apporto oppure rimando condizionati da ciò che trovavano. Tutte le invasioni che hanno condizionato passano tra Afghanistan e Pakistan, dove si riescono a valicare queste montagne; tutti invasori passate da qua. Culla della civiltà indiana è di fatto la grande pianura indo gangetica, formata da Indo e Gange e suoi affluenti. Territorio dell’Indo è la prima culla di una civiltà indiana, una civiltà proto storica ancora oggi molto misteriosa. Il nome India non è nome indiano; è il nome del fiume Indo (Sindu). Arrivando da Occidente è il fiume che incontriamo. Parola Sindu è diventato nome della terra che arrivando da Occidente si incontrava. Nome ripreso dai mercanti arabi e genti musulmani calate in India. Industan = paese degli indiani. Nome che è rimasto in occidente. India chiama sé stessa in tutt’altro modo, di derivazione sanscrita: Baharat Ganarajya -> paese dei discendenti di Baharata, personaggio mitologico, capostipite degli indiani, figlio di un eroe e di una ninfa celeste. L’altro fiume, culla della civiltà storica dell’India, è il Gange. Fiume sacro, è una dea. Tutti i nomi di fiumi femminili (tranne Indo), sono divinità, legate con fecondità e buon auspicio, acqua che porta la vita. Gange fiume sacro per eccellenza, maggiori luoghi di pellegrinaggio si trovano su sue rive. Varanasi città sacra sulle sue rive. Acque del Gange considerate purificatrici. Miti che la fanno discendere dal cielo: discorre nella via lattea per poi scendere sulla terra. Il resto zona ricoperto da certa porzione di giungla. Una volta copriva gran parte dell’India, poi storico disboscamento. Giungla: parola interessante Giangala , terreno arido: non è la foresta amazzonica, ma terreno boscoso, arido, non frequentato dagli uomini, non addomesticato, terra che non ha intervento dell’uomo. Nell’antichità sta foresta copriva gran parte dell’India, ed è un luogo molto importante nella
storia dell’India; luogo della ricerca spirituale, dell’ascesi, della rinuncia ai beni del mondo per raggiungere mete spirituali superiori; la liberazione dal ciclo delle esistenze. Parte più meridionale Deccan, altipiano di varia altezza. Catene montuose che corrono da nord a sud che si chiamano Ghat: Occidentali e Orientali. Ghat vuol dire gradini, gradinate. (I Ghat sono le gradinate che scendono nell’acqua). Climaticamente si va da luoghi freddi a clima di tipo continentale con grossi sbalzi tra l’estate e l’inverno. Man mano che si scende varietà di climi, arriviamo fino ai tropici con le palme. Enorme varietà. A condizionare clima dell’India è il monsone. Indica la stagione delle piogge. India ha sostanzialmente 3 grandi stagioni.
dedicano allo studio di sta letteratura sanscrita. Un paio di personaggi fondamentali sono Schlegel , che scrive testo sulla lingua e sulla sapienza dell’India, e Muller. Si comincia a vedere che non è solo la lingua che assomiglia ma anche alcuni aspetti religiosi, alcune figure di divinità; si comincia a vedere comunanza non solo linguistica ma anche culturale. Sorge spontanea domanda: perché ci sono affinità così importanti tra Europa antica ed India antica? Ipotesi fatta su base linguistica: si pensa che da una certa area ci sia stata in epoca preistorica una migrazione di popoli che parlavano una lingua simile e che poi sono emigrate verso occidente e verso oriente, questo rende con buona verosimiglianza ragione del perché di ste somiglianze. Dobbiamo presumere che a un certo punto della storia (non databile, non abbiamo documenti) dei popoli parlanti lingua indoeuropea si sono diffusi portando loro lingua e cultura procedendo verso est, e pian piano verso sud. Chi sono questi popoli? Dobbiamo vedere i testi in sanscrito, prove dell’esistenza di sti popoli. Testi che fanno riferimento a sto presunto popolo di migranti sono i Veda. Veda parola indoeuropea che significa scienza. Sta parola designa sto corpus enorme di testi che sono riconosciuti come la forma più antica di letteratura nota in India. Non ci sono manoscritti che ci dicono a quando risale la letteratura; manoscritti non resistono ai secoli. Loro antichità capita su basi linguistiche: lo studio della lingua in cui sono scritti i vari testi vedici ha portato gli studiosi, in particolare Muller , a retrodatare questa letteratura, arrivando a stabilire con buona approssimazione che i più i antichi di questi testi sono stati composti intorno al 1500 a.C. Si è presupposto allora che sti popoli siano emigrati in india intorno a quest’epoca, e poi pian piano abbiano colonizzato l’India settentrionale. Questi invasori chiamavano se sé stessi arya, nobili. Loro letteratura ci parla di popoli che si muovono su carri da guerra, molto bellicosi, e che conquistano le cittadelle di questi popoli che trovano in India, e portano appunto loro cultura e letteratura. C’è però una complicazione che ci viene da scoperte più recenti, quando a inizio ‘900 si è scoperta civiltà che non si conosceva, che ha arretrato le origini delle civiltà in India di parecchio tempo. Vengono fatte delle spedizioni nella zona che oggi è il Pakistan, e per puro caso vengono scoperte (anno di
Questa viene chiamata civiltà della valle dell’Indo. Pian piano si scopre che non è limitata al bacino dell’Indo perché vengono identificati un migliaio di siti anche fino a quasi il corso del Gange e a sud quasi fino a Mumbai. La datazione viene collocata tra 2600-1900 a.C. Civiltà avanzatissima dal punto di vista materiale, che non ci ha lasciato documenti scritti, della cultura sappiamo poco, seguita da un periodo intorno al 1500 a.C. in cui abbiamo un’enorme letteratura ma nessun resto materiale, se non qualche insediamento di scarsa importanza, non rapportabile alla letteratura. Perché avanzatissime da punto di vista materiale? Ce lo dicono i reperti: largamente usato il mattone, con grandi città, case mostrano un grado di benessere altissimo; sono ampie, spaziose, con locali alti, gran sistema di distribuzione delle acque; avevano bagni in casa e fognature. Non sappiamo chi governasse le città della valle dell’Indo, doveva esserci un’organizzazione centrale , ma non sappiamo bene chi governasse. Reperti più importanti trovati sono dei sigilli. Più famoso di tutti interpretato come progenitore di una divinità dell’induismo, Shiva. Quello che ci interessa è che questi vallindi conoscevano la scrittura: troviamo dei segni su questi reperti. Scrittura non decifrata; non sappiamo che lingua sia.
Prima della scoperta di questa civiltà, si pensava che arya arrivano in India da nord-ovest, colonizzano India settentrionale. Poi però si è scoperto civiltà valle dell’Indo e che civiltà in India iniziava prima del 1500 a.C. e da qui serie di ipotesi. Studiosi d’accordo nel sostenere la migrazione degli arya; quella che funziona meglio. Però o civiltà della valle dell’Indo parlava una lingua dravidica o indoarya. La maggior parte degli studiosi pensano ad una lingua dravidica; allora civiltà della valle distrutta dagli invasori. Invece si è scoperto di no: nessun segno di distruzione; si vede che declina per conto suo nel tempo. Altra ipotesi: revisionista: già nella civiltà della valle si parlava una lingua indoeuropea. Ipotesi più ragionevole che maggior parte tende a supportare è che qualunque lingua parlassero, probabilmente dravidica, era autonoma, e arya arrivano quando è già decaduta. Lezione 4 – 20/ La parola Veda si trova in due accezioni: parte più antica dei veda tutta la letteratura dei 1000 anni I veda sono Sruti, rivelati, non sono creati dall’uomo ma esistono da sempre. Il fatto di considerare i Veda sacri è un distingua tra chi si considera Hindu o no, deriva con una serie di trasformazioni che abbandonano concezioni più antiche per trasformarsi in concezioni diverse, tutte qs opere che esistono da sempre sono considerate sacre nonostante soprattutto le parti più antiche siano composte in lingua incomprensibile se non agli studiosi È il SUONO della parola perché come suono trasmette una verità Fase più antica parliamo della prima fase, sono INNI che si rivolgono ad una serie di divinità. Tutti noi conosciamo concetto di Karman, samsara, liberazione dal ciclo delle esistenze (moksha) che consiste dall’uscita del ciclo delle esistenze che è poi quello che Buddismo chiama Nirvana (spegnimento) ma IN QUESTO PERIODO NON CI SONO Affioreranno più tardi alla fine di qs 1000 anni nell’ultima fase del pensiero vedico: Upanishad e contemporaneamente nello stesso periodo le vedremo dalle due grandi religioni che nascono come eresie: Buddismo e Jainismo, affiorano intorno al V – VI sec a.C.
1028 inni 10.500 strofe o versetti vengono chiamati divisi in 10 LIBRI (MANDALA) Anche Mandala avrà molti significati ma primariamente vuol dire cerchio nel buddismo sono immagini simboliche dell’universo che sono dipinti che servono come supporto per meditazione VI-VII veggenti I primi + recenti Il nono si occupa di sacrificio a Soma La religione di cui si due tipi di sacrifici
Questo sistema dei 4 varna emerge qua e continua fino a oggi. Quelle che vengono chiamate caste non traduce varna ma jatti, nascita. Anche nei varna che si nasce, ma le jatti non sono così antiche, cominciano ad essere documentate nel corso del I millennio d.C. e sono svariate centinaia nell’India di oggi. Però stanno all’interno dei 4 varna. Ciascuna casta si riconosce all’interno di un varna. Fuori casta, intoccabili: loro presenza considerata così impura che se bevono un pozzo lo contaminano… Fuori casta fuorviante perché non sono persone che non hanno la casta, sono quelli che non hanno il varna, al di sotto degli sudra, sono definiti avarna. Sta suddivisione di ste prime 3 categorie degli arya si diste su 3 funzioni sociali; sacro, politico, produttivo. Studi che hanno confrontato sistema religioso vedico-brahmanico-hindu con quello documentato dalle divinità romano-germaniche. Studioso Dumezile ha scoperto/proposto una scansione delle divinità indoeuropee che si articolano su ste 3 funzioni che troviamo nella società degli arya. Lezione 6 – 26/ Parole semplificate o con segni diacritici. Segni che spiegano come vanno pronunciate le lettere (non sono accenti). Il sanscrito, che prendiamo come lingua di riferimento, hanno tanti suoni, usa un alfabeto con un segno per ciascun suono, cosa che non succede per forza con alfabeti latini. Con gli alfabeti indiani abbiamo un segno per leggere c o ch, ad esempio. Se abbiamo lingua ricca di suono e se nell’alfabeto ogni suono corrisponde a una lettera, noi non abbiamo sufficienti segni. Allora se vogliamo trasportare dall’alfabeto sanscrito al nostro dobbiamo aggiungere dei segni. Per esempio, in sanscrito abbiamo 3 s, tre segni diversi per 3 s. Se vogliamo trascrivere questi segni nel nostro alfabeto facciamo delle aggiunte. Quando troviamo c, è sempre c, mai ch. G è sempre g (a es. gita è ghita; gita sarebbe con j/jh). [guardare slides]. Torniamo ai Veda. Emergono dall’inno a Purusa i 4 varna (classi sociali). Primi 3 varna hanno accesso a sapere vedico, in quanto si definiscono arya e due volte nati. Varna non da tradurre casta (jati), che emergono più tardi che nascono con base soprattutto professionale e sono più di 4. Poi accennavamo ai senza casta (che in realtà hanno la casta ma non il varna), quelli che sono i parya, intoccabili. Perché questi stanno fuori? Classificazione si struttura in termini di purezza. Quello che si ritiene è che ci siano individui che hanno diverse categorie di purezza: non solo spirituale, ciò che contamina è soprattutto il contatto con morte, con sporcizia: dobbiamo pensare innanzitutto a qualcosa di fisico. I Brahmani diventeranno tutti vegetariani per non avere contatto con carne e quindi con morte. I fuori casta sono quelli che fanno i mestieri più sporchi, proprio perché hanno contatto con sporcizia, con impurità, con tutto quello che riguarda la morte: pulire latrine, fognature, di uccidere animali, che si occupano di pile funebre. Storicamente tutti quelli che hanno contatti con qualunque cosa che concerne sporcizia e morte animale/umana. Nell’India d’oggi le cose cambiano: ci sono anche fuori casta con posizione importanti, ciò perché India contemporanea abolisce concetto di fuori casta, non ci sono più gli intoccabili: resa fuori legge. Però non è vero che ha abolito le caste. Abolita solo intoccabilità. Non vuol dire che brahmano sia ricco e che fuori casta sia povero. Ad esempio ex intoccabili che sono a Varanasi che si occupano della cremazione sono notoriamente molto ricchi, però dai brahmani sono assolutamente disprezzati. Il caos primordiale. .1.2. Allora = all’inizio dei tempi. C’era un uno, espresso da un pronome personale, Ciò (tap in sanscrito), qualcosa di neutro, che non si riesce a definire diversamente. Oltre ciò, niente altro c’era.
Samsara: viene da radice che vuol dire scorrere, indica lo scorrere delle vite. Si rinasce sulla base del karma. Karma: parola che deriva da parola azione: si rinasce sulla base delle nostre azioni. Azione è tutto quello che faccio nella mia vita, azioni buone o malvagie, che posso fare bene o male, non quelle neutre (ad esempio respirare). Se io accumulo karman positivo nella mia vita presente, quando muoi nascerò in una forma migliore. Se sono una donna nascerò uomo, ad esempio. Con aspetto fisico migliore, in una casta più alta, più ricco, anche con uno spirito più raffinato, più intelligente e più spirituale. Viceversa, se compio azioni malvagie, rinascerò peggio: anche in un animale, oppure casta più bassa, più stupido, più povero, anche con difetti fisici. Sistema crudele, che da una parte da una spiegazione sul perché persone abbiano vita più facile, e perché altre siano più sfortunate: colpa sempre dell’individuo. Moksa, vuol dire liberazione da questo ciclo di continuo rinascere. Entrarci significa entra in uno stato di eterna beatitudine (ananda), superare tutti gli affanni del mondo terreno. Ananda concepito anche come fondersi nella divinità suprema. Però non troviamo descrizioni di questo stato di superamento. Altra parola importante che conosciamo è nirvana, parola prediletta dal buddismo per definire la liberazione, etimologicamente vuol dire spegnere (soffiare su una candela). Da questo movimento degli sramana nascono le eresie rispetto ai Veda: buddismo e jainismo, due religioni che nascono in questo periodo da 2 personaggi storici. Eresie perché dicono che il veda non è rivelazione, che non vuol dire niente, che il sacrificio vedico è da rigettare. Queste idee vengono fatte proprie anche dal pensiero vedico; l’ultima parte dei testi vedici ci dicono che esiste il karman, il samsara, e che ci sono altre vie, che non sono più il sacrificio, per progredire nello spirito. Sono gli stessi brahmani che accettano queste nuove idee e le fanno proprie. Tipico dell’India: di non rifiutare ma di inglobare. Nel momento in cui queste idee nuove si diffondono, non solo si creano eresie, ma nel sistema vedico stesso decidono di farle proprie: non opposizione ma assimilazione. Lo si vede bene leggendo gli Upanisad. Brahman e Atman , due parole importanti negli Upanisad. La prima avevamo detto essere il potere del sacrificio vedico: si trasforma nel significato, viene preso questo vecchio termine ma nelle Upanisad viene identificato un principio spirituale alla base di tutta l’esistenza, che unifica il molteplice, e che noi dobbiamo ricercare, una sorta di anima dell’universo, un principio nascosto che quando lo scopriamo otteniamo la liberazione. Jnana, conoscenza del brahman. Ci sono dei mezzi per ottenerla ma non ci dicono esattamente in cosa consiste. Noi facciamo percorso psicofisico finché non abbiamo lampo improvviso. Atman praticamente sinonimo, ma la usano per definire il Brahman più a livello individuale; l’Atman è il Brahman dentro di noi, che sta nel profondo del nostro cuore e che dobbiamo trovare, è una realtà immanente nel mondo. Passo dell’Upanisad. Abbiamo un padre che risponde alle domande del figlio. .1.2.3.1.2.3. Nyagrodha: albero fantastico che cresce verso il basso. Frutto ha i granellini dentro. “Essa sei tu” frase considerata l’essenza dell’Upanisad. Se nell’Upanisad guardiamo questi maestri parlare dell’Atman non è che ci spiegano, discorso è per metafora: Brahman e Atman sono l’indicibile. Come Nirvana, non ci sono spiegazione. Questi maestri sono ksatriya. Sia buddismo sia jainismo sono ksatriya: c’è grossa componente da parte degli ksatriya nell’elaborare questa componente. Buddhismo. Qui abbiamo fondatore di una religione, persona che con suo esempio traccia la via. Buddha participio passato di un verbo che significa svegliarsi. Il Buddha, il risvegliato. Chiamato anche l’illuminato. Nel buddismo c’è questo concetto di illuminazione; in un certo momento del suo percorso spirituale ha questo lampo, questa illuminazione. Siddhartha, colui che ha raggiunto il suo scopo. Gautama è il nome della famiglia. Il Buddha ci dicono che è vissuto 80 anni, vita molto lunga. Problemi di data, tradizionalmente 566-486 a.C. Scritti che ci parlano del Buddha redatti molto più tardi. Dottrine che ha espresso nella sua vita sono state messe per iscritto, alla fine del I secolo a.C. e oltretutto in un luogo molto lontano rispetto a dove ha vissuto.
Lezione 8 – 28/ Rimanendo a concetto di karman e samsara , non dobbiamo pensare che tutta l’India dia lo stesso contenuto a questa regola generale, ci sono molte scuole diverse e correnti, e nei secoli ci sono stati molti filosofi hindu, buddhisti, jaina, che hanno cercato di spiegarne le aporie. Ad esempio, alcune scuole dello yoga, corrente del buddhismo, già nella vita attuale scontiamo una parte del karman già nella vita attuale. Alcuni pensano ad un karman di gruppo. A esempio un fratello uccide il fratello: i genitori hanno compiuto qualcosa che scontano perdendo un figlio. L’uccisore è malvagio e sconterà questo suo atto, ma il fratello ucciso ha fatto qualcosa che lo conduce a morire di morte violenta prima del tempo. Quello che noi chiamiamo anima non è lo stesso per l’induismo: è un’essenza imperturbabile non toccata dagli eventi : per tutto pensiero indiano, quelle che sono le facoltà mentali, il pensiero, non è anima, ma fa parte della materia, più sottile rispetto a quella che compone il nostro corpo, però è sempre mondo della materia. Nell’induismo si pensa che ci sia un corpo sottile, questo che trasmigra e si attacca nell’embrione della futura madre. Problema è ancora più disperato per il buddhismo; insegnamento del Buddha non presuppone un’anima ma un insieme di elementi, di fattori, gli aggregati , che sono in continua mutazione: noi non siamo quello che eravamo poco fa, siamo un flusso continuo, nulla di permanente. Integrare concetto di reincarnazione con ciò diventa difficile da spiegare, sembra non esserci nessuna sostanza che si possa trasferire. Buddhisti cercano diverse ipotesi. Concetto popolare è quello, però dare risposte assolute risulta difficile. Sapere indiano è una catena che funziona così: autore iniziale, catena successiva di opere è spesso sotto forma di commento o ripresa di ciò detto prima. Questi commentari non necessariamente cercano di capire cosa volesse dire autore originario, cercherà di far dire a testo originario ciò che vuole lui, e in ciò cercherà di dire qualcosa di nuovo. Concetto di novità non troppo apprezzato. Buddha e sua biografia. Fonti più antiche su sue dottrine stanno nel canone buddhista, in lingua pali. Non è l’unico canone che abbiamo, però questo è l’unico completo. Si compone di 3 grosse sezioni, che si chiamano pitaka, che vuol dire canestri:
Lezione 9 – 06/ Città di Varanasi, quella che diverrà la città sacra dell’induismo. Qui però induismo non c’è ancora. Varanasi città già importante per motivi politici-economici. Il Buddha si dirige proprio qua, in un luogo che oggi si chiama Sarnath. Va nel parco delle gazzelle. Questi luoghi che vengono chiamati parchi erano luoghi che avevano qualche significato economico, dove ad esempio c’erano allevamenti o caccia. Queste riserve sono luoghi chiusi fuori dalle città, dove gente poteva andare e venire. Proprio in questi luoghi sorgono i primi monasteri buddhisti. Sarnath è tutt’ora un luogo sacro per il buddismo, luogo di pellegrinaggio importante. Ruota raggiata è il simbolo della legge buddhista: si chiama chakra, e il primo discorso del Buddha si chiama della messa in moto della legge. La ruota ha già altra simbologia in India. Buddha prende dei termini che ci sono già nella tradizione brahmanica e li usa cambiando il significato. Chakra è una parola che ci porta a un contesto regale. Il grande sovrano si chiama chakra varti, quello che mette in moto la ruota, nome che si applica al grande sovrano. La ruota raggiata tipica del mondo vedico è un simbolo del re. Il Buddha quindi mette in moto la ruota del sovrano dello spirito. Discorso del Buddha (Slides/Viaggio nell’India pag. 87). Bisogna evitare gli estremi, seguire il sentiero di mezzo, insegnamento fondamentale del Buddha, sta al cuore della dottrina. Non chiede mai comportamento eroico, avvicinarsi alle mete gradualmente, pian piano, senza far violenza su sé stessi. Ottuplice sentiero: otto norme di comportamento. Una delle cose che il buddhismo porta è valorizzare l’intenzione, parla di retta intenzione. Molto importante non essere negligenti, retta concentrazione, però l’atto involontario che causa conseguenze negative non è distruttivo nel karman delle persone. Parla anche di tranquillità mentale, questa calma mentale è una condizione di perfetta serenità, uno degli scopi del buddhismo. Cuore del discorso: 4 nobili verità. Verità del dolore. Al Buddha non interessa com’è fatto l’universo, il Buddha parla agli uomini, ha un approccio psicologico. Tu individuo puoi liberarti dal dolore, e io ti dico come fare. Questo elenco di cose dolorose, alcune sono evidenti, la nascita ci sembrerebbe di definirla positivamente, ma per il Buddha è dolore e ce lo dice: la nascita prelude a una morte. Per buddhismo non c’è nulla di permanente. Khanda = aggregati. Per il Buddha non esiste un’anima permanente, tutto è in continua trasformazione, siamo un flusso. Ogni essere vivente è anatta, senza sé permanente, senza akman. Altro esempio di come il Buddha prende delle parole che ci sono già nel brahmanesimo e le riusa. Esseri viventi formati da questi 5 khanda. Noi ci stiamo dentro in questo mondo di dolore perché abbiamo il desiderio, di vivere fondamentalmente. Desiderio è soprattutto quello della soddisfazione dei sensi, in cui include anche la brama per la non esistenza. Come si fa a far cessare il dolore? Dobbiamo sopprimere questa brama, e così otterremo il nirvana. Buddhismo scompone tutto quello che esiste in una serie di unità minime, i dhamma. Buddhismo storia lunghissima e che esce dall’India, ci sono tante forme di buddhismo. Molte delle scuole che si sono diffuse in occidente sono sorte in epoche successive in altri paesi. Dopo vita del Buddha diventa la religione dominante in India. Assistiamo a grossa diffusione. Sovrano manderà i primi monaci a esportare la dottrina. Buddhismo a certo punto scompare da India perché si diffonde l’induismo, che diventa religione estremamente popolare, ultimi monasteri buddhisti distrutti con invasione musulmana. Monaci escono dai confini dell’India finché non conquista questa grossa zona dell’Asia dove in alcune parti continua fino a oggi. Buddhismo si divide in 3 grandi correnti, che sono rappresentate fino ad oggi (non sono scuole, a interno di queste grandi correnti ne troviamo di diverse).
monumentale a questo tumulo funebre sono i buddhisti. All’interno una camera chiusa in cui sono contenute le reliquie. Costruiti per le ceneri del Buddha. La leggenda di Asoka dice che fa aprire questi stupa originari per poi farne costruire altri. Stupa costruiti per ospitare ceneri di monaci famosi. Reliquie non si vedono, e si rende loro omaggio girandoci attorno in senso orario. Significato simbolico: corpo dell’universo, le parti principali vengono ad assumere un significato simbolico che fa sì che ogni stupa sia una raffigurazione del cosmo e al tempo stesso sia al centro del mondo. Buddha inizia ad essere raffigurato in maniera antropomorfa solo verso il I secolo d.C. prima solo con simboli. Lezione 12 – 14/ Abbiamo parlato di periodo definito del movimento degli sramana, rivoluzione di pensiero che mette da parte sacrificio vedico e gli antichi dei vedici di stampo indoeuropeo, che continuano in qualche misura ma che non sono più al centro: ora lo è la liberazione. Maggior ragione perché c’è una corrente di pensiero che si sta orientando verso concetti non violenti, se non per casi eccezionali come i sacrifici regali (cavallo). La classe sacerdotale, i brahmani, non ha nulla da guadagnare da fatto che ricerca spirituale si sia orientata in modo più individualista, e comunque il brahmanesimo sta perdendo senso. Si tende ad assimilare ed integrare piuttosto che combattere; ciò che fa il brahmanesimo, che si sta trasformando come religione; cerca di integrare la figura dell’asceta nel proprio sistema, e lo fa in vari modi; il primo modo è stabilendo che nel corso della sua vita, l’uomo (il maschio; le donne nascono solo per essere mogli e madri) deve attraversare diverse fasi nella sua vita. Gli stadi della vita si chiamano asrama; asram diventa il nome dei centri spirituali. Questa dottrina vuole che uomo attraversi 4 stadi nella vita:
riusciranno a liberarla, e lo faranno grazie all’aiuto di un popolo, quello delle scimmie. Sita viene liberata, tornano ad Ayodhia. Qua però la gente mormora; Sita è stata nel palazzo di un demone, anche se in realtà è rimasta casta. La gente però non si fida e decide di entrare nel fuoco; se io sono innocente non bruciarmi. Dio fuoco si erge e la porta fuori illesa dalla pira ed è dimostrata sua innocenza. Nel settimo libro, di nuovo la gente mormora, Sita è esiliata, e lì partorisce due gemelli, che sono i figli di Rama. Questi crescono e tornano a corte, e tutti i accorgono che sono identici a Rama. Questi iniziano a raccontare le vicende del Ramayana, e Rama si accorge che sono i suoi figli. Sita però non ne può più, perché quello che fa e convocare la dea terra perché la accolga in sé. Rama resta a regnare finché non torna in cielo. Rama non è semplicemente un essere umano ma una discesa divina; avatara di Visnu. Rama nel poema si comporta come un uomo, non come un dio; sembra un dio che si dimentica di essere tale. Di fatto Rama è un eroe che viene divinizzato, e questa è una delle origini di queste divinità che vediamo affiorare. Ramayana è stato riscritto infinite volte, con varianti rispetto alla storia base; infinite forme di Ramayana. La forma più nota in India oggi è quella fatta da un poeta di lingua hindi, e comporta delle varianti; Sita non davvero rapita, ma solo una sua ombra. L’autore del Ramayana è tradizionalmente Valmiki. Rama emblema del re giusto; ramarajya, regno di Rama, usato per definire il buon governo. Se Rama è un eroe in ascesa, Sita è una divinità in discesa; legata alla terra, ma noi la percepiamo più come un’eroina in carne ed ossa; è l’emblema della sposa fedele, l’archetipo della donna per bene, che ha un unico marito e che lo onora come un dio; è quella che anche minacciata di morte conserva fedeltà allo sposo. Lezione 14 – 20/ Quello che avviene è una sorta di simbiosi; diverse divinità, magari locali, vengano assimilati sotto il nome di una divinità unica. Questo processo viene chiamato sanscritizzazione: doppia dinamica; cultura alta brahmanica che assimila questi culti che vengono dal basso, altra dinamica che parte dal basso, per cui i culti popolari tendono ad assorbire i modi, i concetti brahmanici, in modo da innalzarsi, ed è così che si generano le divinità dell’induismo. Quantitativamente, almeno oggi, il Dio che ha un maggior numero di fedeli e Visnu, poi Shiva, venerato soprattutto nell’India meridionale, la divinità femminile venerata a macchia di leopardo, ed è la terza quantitativamente, soprattutto in Bengala. Ognuna di queste ha origine e punti di arrivo diversi. Shiva incarna soprattutto ascetismo trasgressivo, ma non solo, allo stesso tempo la figura del capofamiglia; sintesi di questi valori che sono opposti; rende sua figura affascinante. Sigillo di Shiva interpretato come un possibile antenato di Shiva; raffigurato (sembrerebbe) il fallo: Dio della grande potenza sessuale ed ascetica; per noi in contrasto, ma ci sono infinite tracce che non mettono in contrasto le due cose; l’asceta è quello che governa e reprime la potenza erotica. Shiva è il grande asceta e il grande amante. Altro elemento sono gli animali da cui è circondato; noto anche come signore degli animali. Altro elemento è il fatto che forse raffigurato con 3 volti; classica raffigurazione di Shiva. Divinità dell’induismo hanno generalmente più di un volto, legato a qualche caratteristica del loro mito. Hanno di solito anche molte braccia; sono espressione di potenza. In alcune raffigurazioni è mezzo uomo mezza donna, proprio per esprimere l’unione con il principio femminile. Divinità somma riassume in sé i due principi. Divinità dell’induismo sono accompagnate da vahana, “veicolo”, e in genere sono animali. Il toro bianco di Shiva riguarda sempre la potenza, la mascolinità, la potenza erotica. Il toro è normalmente raffigurato insieme a Shiva oppure lo troviamo dinnanzi al tempio, che guarda verso il tempio del Dio. Questo toro si chiama Nandi, “il gioioso”. Nei templi di culto di Shiva non troviamo statue che lo raffigurano. Si trovano invece i linga, una parola che significa segno, viene a significare segno di genere, segno di sesso. Il significato per eccellenza che viene ad assumere è l’organo sessuale di Shiva. Shiva pratica ascesi in beata solitudine su una montagna dell’Himalaya, in particolare sul monte Kailasha. Abbiamo un mito molto famoso che vuole che Shiva asceta nudo e bellissimo si aggiri per le foreste dove ci
sono gli eremiti a praticare ascesi, e anche le mogli, le quali si innamorano di questo Dio. Allora gli asceti maledicono Shiva a perdere il fallo e allora il fallo cade a terra. Shiva ha i tipici capelli da asceta, incolti. Shiva c’è anche nei veda, anche se non è una figura importante, e non si chiama Shiva ma Rudra, “l’urlatore”. Questo dio abita la foresta e i luoghi selvaggi, non frequentati dagli uomini, e che incute paura, ed è anche il grande guaritore. Questa figura vedica è considerata una specie di predecessore di Shiva. Divinità dell’induismo hanno sempre tanti nomi, e un upanisad è dedicato a Shiva che viene assimilato al brahma supremo. Altro aspetto importante lo connette con la danza. Ci sono diverse divinità legate alla danza, tra cui Shiva. La danza di Shiva la troviamo in molte immagini, quella più famosa riprodotta in serie di figure in bronzo. Per i fedeli di ciascuna delle divinità è quello che crea, mantiene, e porta il mondo alla dissoluzione. Tra alcuni milioni di anni catastrofe universale per cui tutto morirà per poi rinascere. Per ognuno dei fedeli, la sua divinità suprema incarna questo ciclo. E questa immagine dell’immagine dalla danza di Shiva vuole incarnare proprio questo ciclo. Il suono del tamburello che ha in mano dà origine alla creazione, la fiamma alla dissoluzione. Le mani indicano di non aver paura. Sta in piedi a un esserino, chiamato uomo dell’oblio. Shiva schiaccia con il suo piede il demone dell’oblio, schiaccia l’ignoranza. Ignoranza è una dimenticanza; noi da sempre siamo uguali a Dio, soltanto che non lo sappiamo, ce ne siamo dimenticati. Quindi Shiva dice di prendere rifugio ai suoi piedi, e schiaccia l’ignoranza. Lezione 15 – 21/03 (lezione prof. Boccali) Il I millennio a.C. in India è caratterizzato dalla presenza di opere religiose e dall’assenza di poesia profana; non abbiamo poesia d’amore, sulla natura... Che ci fosse abbiamo pochi dubbi, ma testimonianza nessuna. Il millennio si chiude con i due poderosi poemi epici, che sono all’incirca contemporanei. Vengono designate con il termine epoca tradizionale. La letteratura classica debutta nel I secolo a.C. dopo una lunga gestazione della quale noi non sappiamo nulla. Fra il I a.C. e il I d.C. la letteratura classica esordisce con dei capolavori della corrente che viene chiamata kavya; designa tutte le forme di poesia classica, sia in versi sia in prosa. In occidente quando parliamo di classico pensiamo a letteratura che ha elaborato una produzione così ritenuta elevata e perfetta da essere assunta a modello. In greco modello = canone, e la traduzione latina diviene classico; classico= produzione esemplare. Inoltre, si concentra in un periodo piuttosto breve. Nulla di questo in India. Il kavya si connota perché non è letteratura religiosa, non è storia (si intendono i poemi epici tradizionali), non sono trattati. Il fine che la caratterizza è lo scopo: quello di suscitare nel fruitore quell’esperienza particolare che in occidente chiamiamo esperienza estetica, e che in India è chiamata rasa, significato di base è liquido, per slittamento succo, quindi succo del discorso, essenza, essenza di un sentimento, e infine stato di coscienza che eleva il fruitore; lo stato particolare dove si sospendono le condizioni limitanti dell’esperienza umana e si è elevati in una condizione di contemplazione, dove le emozioni e sentimenti rappresentati dall’opera d’arte portano il fruitore in questo stato. Se un’opera corrisponde alla finalità e ad alcuni requisiti è un’opera classica, anche se è stata composta molto dopo. Non neoclassica. Periodo più creativo va dal I a.C. al XIII d.C. ma ci sono capolavori anche più tardi. Ci troviamo di fronte a un modo diversissimo di concepire la creazione, poetica e non solo. Noi, influenzati dal romanticismo, vediamo la poesia come prodotto di ispirazione; poeta è afferrato da qualcosa di superiore, di misterioso, che gli detta uno o più versi. A esempio vediamo Montale recentemente. Il poeta per tradizione ha a disposizione una serie di temi; l’innamoramento, la lontananza, la prima notte d’amore… Oppure anche tematiche belliche; l’impianto dell’accampamento, lo spostamento delle turppe, i duelli… Che cosa fa il poeta? Sceglie a freddo fra questo “repertorio” un tema, e poi per svolgerlo ha a disposizione, per ogni tema, una serie di motivi, di sotto temi, che sviluppano il tema principale. Per