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Appunti presi a pc di tutte le lezione tenute dalla Prof.ssa Bonomi
Tipologia: Appunti
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Professoressa Ilaria Bonomi
a.a. 2016/
Programma, bibliografia: http://www.studiumanistici.unimi.it/CorsiDiLaurea/2017/C84of1/pianoStudi/C84- B/C84-1/C84-1.17.1/index_ITA_HTML.html
4/10/
Media trattati: giornali, web e radio.
Non si può studiare la lingua dei media prescindendo dalla convergenza dei media : i media interagiscono moltissimo tra loro, in particolare il web interagisce con gli altri media.
Vicino al concetto di convergenza dei media c’è il concetto di cross-medialità : un termine di cui si parla molto. Tre definizioni:
Studiare la lingua dei media tradizionalmente significava studiarli singolarmente, specializzandosi su uno solo di essi, adattando l’analisi linguistica al mezzo. Lo studio linguistico dei mass media è recente: è cominciato da qualche decennio, negli anni ’60 – ’70. Invece ora la situazione è cambiata: la separazione e distinzione tra i mezzi è parziale: la tv certo è diversa dai giornali ma c’è il web, i commenti. Non si può prescindere dalla cross-medialità, pur tenendo presenti le differenze e specificità dei singoli mezzi di partenza. La connessione con il web degli altri mezzi ha accentuato una componente molto importante della scoietà e della comunicazione di oggi: il mettere al centro l’individuo, la dimensione personale e privata. Voi forse di questo vi rendete conto meno perché non avete presente bene come fosse prima. Ora “era bio- mediatica” , componente biografica del sé nell’usare i mezzi. Il rapporto censis sulla comunicazione 2012 si intitolava “I media siamo noi”: la componente personale nell’uso dei media è diventata fondamentale. Pensiamo ai commenti sui social e a come chi commenta articoli o programmi metta del sé, come le storie personali sono importanti nella scrittura letteraria del web. Questo ovviamente dà una certa spinta e la lingua ne risente. Pensiamo ai blog: chi li apre la mette spesso sul personale. Chi apre un blog, anche un giornalista, accentua la sua visione personale, anche con l’utilizzo di pronomi personali e questo non può non avere riflesso sulla lingua.
Passiamo ai concetti linguistici.
Gli assi o parametri della lingua. La sociolinguistica per riuscire a capire in profondità le dinamiche che agiscono all’interno della lingua nella società ha individuato degli assi di variazione: diamesia (diversità del mezzo fisico impiegato: due poli: parlato e scritto), diastratia (diversità in base a fattori sociali), diatopia (diversità in base a fattori geografici), diafasia (diversità in base alla situazione comunicativa). Va tenuto conto anche della diacronia , la variazione della lingua nel
tempo. Non inserita perché noi studiamo la lingua in sincronia, non diacronia. Diacronia è storia della lingua. Domenico Fiormonte ha aggiunto un altro livello: la diatecnia , variazione in base alla differenza dei materiali tecnologici utilizzati come apporto della comunicazione linguistica. Simile alla diamesia, ma si pensi a differenza di tastiere che danno ragione delle differenze nell’italiano digitale. Ha preso poco piede.
Il linguaggio giornalistico
Faremo una carrellata di quello che è stato il linguaggio dei giornali dal Settecento all’unificazione linguistica. Cominciamo dal Settecento a parlare dei giornali perché il giornalismo inizia ad avere una sua vita e realtà molto più importante e significativa. Ma ce l’ha dal punto di vista culturale e del mezzo, non da quello linguistico. Prima di poter parlare di linguaggio giornalistico deve passare ancora molto tempo: fine Ottocento. Nel Settecento due tipi di giornali: i giornali culturali e le
que' mezzi, onde si avrebbe facilmente potuto, insieme alla libertà, la felicità dell'Italia ristabilire. (Il Tribuno del popolo 1797).
Grande retorica, figure retoriche… che da una parte vengono dallo stile letterario ma anche dalle spinte patriottiche del periodo rivoluzionario. Esempio: tricolon (andamento ternario), anafore, ripetizioni, iperbole, enfatizzazioni.
Per un esempio di sgrammaticatura, invece:
Un espresso spedito da alcuni mercanti ai loro corrispondenti di questa città, che partì da Savanach il dì 24 di questo mese, ci recò l'importante notizia, che nel dì 9 dello scorso fu respinta l'Armata Francese, e Americana in un assalto generale contro quella Piazza; che in seguito i ribelli si ritirarono verso la Carolina e i Francesi a bordo delle loro navi, essendo loro costata tale spedizione 1500 uomini, ed altrettanti agli Americani, che il Conte di Estaing, che comandava in capite, aveva spedito un araldo al Generale Prevost, ad oggetto si arrendesse con tutte le sue truppe all'armi di Sua Maestà Cristianissima, con rappresentargli, che le sue truppe eran quelle che ultimamente conquistarono [...] (“La Gazzetta di Milano” 1780).
Da notare in questo testo la lentezza delle notizie. Un mese per una notizia importante. E si tratta di una gazzetta. Sintassi che si fa fatica a leggere e capire. Non c’è incisività e brevità che il linguaggio giornalismo imparerà a acquisire nel secolo successivo. La sintassi non è funzionale alla trasmissione dei contenuti.
Col rinnovo della società nel Settecento ci sono cose nuove e quindi nuovi termini (es: commercianti) e queste parole nuove per concetti nuovi spesso coesistono con termini già usati [es: importazione (nuovo) vs introduzione (antico)]. Poi ci sono le parole scientifiche e dell’astronomia. Parole della politica, che derivano dall’inglese (es: club o coalizione, opposizione che sono stati adattati). A quest’epoca era più spesso usato l’adattamento degli stranierismi, erano più anglicismi che angol-americanismi come oggi. Abbiamo parole di ogni tipo che derivano dall’inglese e dal francese (champagne, bistecca, toilette ecc). L’influsso francese non è solo lessicale. L’influsso che a quest’epoca il francese ha sui nostri giornali è anche sulla sintassi, perché appunto spesso gli articoli erano semplicemente tradotti.
Esempio:
"Si attende a vedere che l'Assemblea del Clero...darà pur luogo a delle novelle (novità) interessanti. Nel Consiglio del Re è stato risoluto di nettarsi ed aggrandirsi il porto di Brest...Otto battaglioni hanno già avuto l'ordine di colà rendersi..." ("Ragguagli di vari paesi" 1765).
Questa mescolanza linguistica è un fatto, soprattutto per le gazzette. I giornali letterari invece cercavano di mantenersi su un livello linguistico più coerente.
2.a. Prima metà: Si generalizza in questo periodo la periodicità quotidiana, cosa che prima non succedeva: al massimo ogni 2-3 giorni o una settimana. I giornali sono fatti in genere di 4 pagine e oltre a politica iniziano ad avere anche la cronaca. Cosa non cambia è invece la
stretta dipendenza dei giornali stranieri, non c’è divisione in sezioni, notizie poste in modo un po’ casuale e addirittura messe prima le notizie più vecchie e poi le più recenti. C’è una riduzione del numero di testate dopo il boom dell’epoca rivoluzionaria, proprio a causa della Restaurazione. A Milano ci sono due gazzette importanti: “Il giornale di Milano” e “Corriere milanese”. C’era un taglio interpretativo delle notizie prima, nell’Ottocento invece al minimo, a causa della censura. Le notizie politiche sono in genere messe nel pastone, un articolone che mette dentro notizie diverse. Continua a essere preponderante il materiale estero e manca completamente il senso di gerarchia delle notizie in ordine di importanza. Passavano settimane tra un avvenimento e la sua diffusione: le comunicazioni tra Washington e Londra richiedevano due mesi. Ora che arrivavano in Italia altro tempo. Nelle gazzette della prima metà dell’Ottocento oltre a politica e cronaca c’erano notizie di teatro, recensioni, soprattutto dell’opera. Gli scritti sull’opera non erano affatto scritti in linguaggio tecnico, stessa lingua letteraria che si usava allora.
I giornali letterari sono molto importanti, si pensi al Conciliatore. Ci sono anche alcune testate più varie nei contenuti e meno per addetti ai lavori.
Nel primo Ottocento nascono generi nuovi, i periodici. Ad esempio testate di moda e varietà rivolti a donne e famiglie. Vedi “Il Corriere delle donne”, che non aveva solo articoli di moda, ma anche di politica e attualità. Questi giornali arricchiscono la lingua italiana con molti francesismi, usati per descrivere i capi di moda.
Altra categoria nuova: quella tecnico – scientifica. Nel Settecento erano davvero solo per addetti ai lavori, nell’Ottocento giornali di tono medio che contengono notizie tecnico, scientifiche, pratiche e agricole. Ad esempio “L’ape delle cognizioni utili”.
06/10/
Diverse le riviste dell’epoca (a questa pagina Ariel gli esempi: http:// ibonomilm.ariel.ctu.unimi.it/v3/frm3/ThreadList.aspx? fc=yEyDGNZooPxrbMJ2LFOz8jKjUe2Z3vvSfO5% 2fzzLZZaXTpIYoxCWXJIhj8qrbiqjA&roomid=95292). Ad esempio gli almanacchi, che parlavano di cose differenti ed erano popolari (tenendo conto comunque che erano pochi quelli che sapevano leggere), le strenne, periodici irregolari fatti di racconti e contenuti vari con una componente sedicente popolare, poi abbiamo l’informazione politica fatta da quotidiani, le riviste di varietà delle dame che hanno molta moda, teatro, notizie varie ma anche politica, poi periodici dedicati proprio all’opera, riviste tecniche (Politecnico, L’ape delle cognizioni utili, Giornale di giurisprudenza universale, Gazzetta medica di Milano, L’economista ecc), le riviste letterarie suddivise tra quelle più elevate (Conciliatore o Biblioteca italiana) e quelle fatte per pubblico meno specialistico. Queste riviste, seppur specialistiche, non avevano ancora veri e propri sottocodici o linguaggi specifici. Non erano ancora sviluppati. La lingua era sostanzialmente uniforme, non troppo variata.
Chi fondava queste riviste si preoccupava che i lettori comprendessero. Ad esempio:
Gli articoli saranno stesi con brevità, chiarezza, e precisione per quanto possibile: senza sbagliare al tutto il linguaggio scientifico a forza di voler esser popolare, ne sarà conservata tutta quella parte che è all'intelligenza comune... ("L'Ape delle cognizioni utili" 1833)
In tv c’è la questione del “facilese” per il linguaggio che vuole essere comprensibile a tutti ma che sacrifica la precisione scientifica, per quanto riguarda i programmi di divulgazione.
grandissimo zelo nel farlo estinguere; un magazzeno ( regionalismo) di polvere ch'era nelle vicinanze fu felicemente votato (grafia diversa), un gran muro arrestò per buona sorte i progressi del fuoco. Alle 5 ore, mentre ognuno occupavasi ad arrestare le fiamme, si vide nell'angolo, che che (sbagliata la virgola qui! Non è un che appositiva) univa la parte incendiata al corpo principale del castello del fumo, portatisi colà si trovò in una piccola camera isolata un ammasso di legna sottili con dei cenci accesi, il fuoco già prendeva le soffitta, e un momento più tardi l'incendio era generale [Coordinazione per asindeto, con la virgola. Fatta un po’ male perché cambia il soggetto (quando più di una virgola si dice polisindeto) <=> coordinazione sindetica che è con “e”]. Agli 8 si vide ancora del fumo negli appart. ora abitati dal conte di Lilla, che sono nella parte del castello opposta a quella incendiata, ivi si trovò un vaso di terra con de' carboni, e de' stracci consumati ed ivi pure il fuoco cominciava a prendere le soffitta, felicemente tutto fu estinto. ( Staffetta di Sciaffusa
Lingua quindi: componente letteraria, del parlato (sintassi traballante, sgrammaticature), regionalismi (varianti grafiche o regionalismi lessicali). A quest’epoca i regionalismi lessicali sono usati perché l’italiano ha sempre avuto storia letteraria e colta e mancava di una serie di parole pratiche che erano sempre state usate in dialetto. Nei giornali dell’Ottocento si nota ancora questa presenza di termini regionali, come ad esempio “roggia” per definire un tipo di canale. Non usati per sfoggio di preziosismi, ma è un uso obbligato per definire oggetti che non avevano un nome comune nella lingua italiana.
Nelle forme letterarie esempio: prima persona dell’imperfetto indicativo. Si usava e predominava nella nostra storia letteraria la “io amava”. Dante, Petrarca e Boccaccio usavano –a. Nel Cinquecento i grammatici impongono –a. Nei giornali dell’Ottocento ancora forma in –a. Questo esempio di come la lingua letteraria sia ancora molto presente. Questo è un tradizionalismo un po’ inerziale, un bagaglio pesante che la lingua si portava indietro anche nei suoi usi meno elevati.
Di anglicismo a quest’epoca ce ne sono pochi. Quelli politici già visti per il Settecento, entrano alcuni relativi ai trasporti (es: tramvai per tram-way).
Neologismi: la lingua giornalistica veicola contenuti e voci nuove. Quindi bagaglio notevole. Anche perché l’Ottocento è un secolo che porta un grande rinnovamento tecnico.
2.b.Seconda metà dell’Ottocento: la mescolanza nella lingua giornalistica permane dopo l’Unità di Italia, ma si modifica. Da una parte abbiamo il grande problema della scarsissima diffusione della lingua italiana (a causa dell’altissimo tasso di analfabetismo e il generale uso dei dialetti in modo esclusivo) e le conseguenti questioni sulla lingua. Il problema dell’analfabetismo e della dialettofonia sono intrecciati: spesso chi parlava solo dialetto non sapeva assolutamente scrivere, ma non sempre. I dati sull’analfabetismo sono davvero impressionanti:
1861: popolazione del Regno 21.800.000; gli analfabeti superavano il 78%;
La situazione però era molto diversa tra il Nord e il Sud. Consiglia di leggere Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia Unita , che ha avuto un seguito: Storia linguistica dell’Italia Repubblicana. Opera che tiene in considerazione gli sviluppi linguistici nell’ambito socio linguistico.
1871: popolazione del Regno (per annessione Veneto Lazio) 26.800.000; gli analfabeti sono circa il 73%.
1881: 61% di analfabeti, ma che riguarda una fetta della popolazione (nati tra il 1841 e il 1850, non le persone più anziane), non quella intera. Quindi un dato non del tutto comparabile con quelli precedenti.
L’alfabetizzazione consegue ed è strettamente legata all’obbligo scolastico. Nell’Italia unita vengono varate delle leggi che lo impongono: legge Casati 1859 (promulgata in Piemonte e poi estesa) e la legge Coppino del 1877. Queste leggi riguardano le scuole elementari, mai oltre i primi anni di scolarizzazione allora. Leggi importanti ma fortemente eluse dalla popolazione: nelle zone di campagna e povere le famiglie avevano bisogno dei bambini per lavorare, c’erano le difficoltà di raggiungere le scuole a piedi. Anche coloro che frequentavano qualche anno poi spessissimo perdevano l’alfabetizzazione (analfabetismo di ritorno). L’alfabetizzazione più “reale” e vera, con conseguente acquisizione dell’italiano con il passaggio dalla dialettofonia all’italianofonia avveniva con gli anni più in là, alle medie. I dati sull’italofonia sono controversi: non erano facili da calcolare, non sino stati fatti censimenti. De Mauro nel suo Storia linguistica dell’Italia Unita dice che solo il 2,5% della popolazione conosceva l’italiano nel 1861. Errico Castellani, linguista storico, contestò percentuale così bassa: aggiunse categorie di persone che seppur non scolarizzate potevano essere considerate italofone (toscani, umbri, parte dei laziali: inseriti per ragioni geografiche), poi aggiunse i membri del clero (che avevano studiato in seminario e lo avevano imparato, anche se magari le prediche le facevano in dialetto per farsi capire). Castellani propone il 10% di italofoni nel 1861. Si deve distinguere tra italofonia attiva (competenza di uso e comprensione) e passiva (capacità di capire una lingua ma non di usarla).
L’unificazione linguistica in Italia : è stato un processo molto lento e graduale, nell’arco di decenni. La diffusione dell’italiano va avanti a spese dei dialetti. Merito dell’istruzione obbligatoria. Intorno alla metà del Novecento, anni ’50, agiscono dei fattori di unificazione e diffusione della lingua nuovi (pensiamo alla tv). L’unificazione linguistica, secondaria a quella politica, aveva avuto comunque dei prodromi. In questo secolo in cui viene maturando la diffusione dell’italiano hanno agito diversi fattori:
■ Scuola : fondamentale nel passaggio da analfabetismo a italofonia. Tenere conto della differenza tra istruzione primaria e secondaria e tra regioni.
■ Burocrazia : è stato un fattor unificante di grandissima importanza. La gente doveva avere a che fare con gli uffici per ragioni anagrafiche e per la loro vita (si pensi ai certificati, comune, posta). Questo comportava di necessità sapere usare l’italiano. La gente non lo sapeva e quindi si faceva aiutare da chi lo sapeva. La burocrazia è ragione di diffusione della lingua e di necessità di impararla e di usarla in qualche modo. Dalla burocrazia però si diffonde una lingua del tutto innaturale e lontanissima dall’uso della gente.
■ La leva obbligatoria : l’obbligo per i ragazzi di fare il militare creava degli spostamenti, magari in regioni diverse dalle loro e dai loro dialetti. Venivano in contatto poi con l’istruzione e le istituzioni militari. E’ istituzione nazionale, come la burocrazia, quindi uguali per tutto il Paese che era prima era frazionato in realtà diversissime.
■ Dal punto di vista militare non solo leva obbligatoria ma anche le guerre : la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale hanno determinato un avvicinamento forzato di persone che venivano da zone diverse che dovevano necessariamente comunicare tra loro e con i loro superiori. Poi anche scrivere o farsi scrivere le lettere a casa. Tutto esperienze nuove rispetto alla vita del contadino.
■ Emigrazione : emigrazione interna verso le regioni economicamente più produttive (dal Veneto verso la Lombardia, dal Sud verso il Nord, dalla campagna alla città) e necessità quindi di comunicare con persone di area diversa. Emigrazione verso l’estero negli ultimi decenni dell’Ottocento è stato fenomeno di grande importanza nel nostro Paese, principalmente persone che sono andate in Sud o in Nord America. Questo comporta che gli emigrati mandassero a casa i soldi e quindi favorissero la
Lingua della cronaca: osserviamo l’influsso della lingua burocratica. I fatti venivano quasi sempre appresi dal giornalista andando in commissariato o ospedale. Il giornalista veniva a conoscenza dei fatti attraverso i verbali di Polizia, che come sappiamo usavano e usano una lingua diversa. I giornalisti quindi trasferiscono alcune parole che la gente non capisce, lessico innaturale, ricercato, latinismi, costrutti (tipo Cognome-Nome, anticipazione tipo “metri 3”, il participio presente con valore verbale). Questo influsso burocratico è molto forte nella cronaca dei giornali: è un elemento vistoso nella formazione della lingua.
Forme e costrutti linguaggio burocratico participio presente con valore verbale: alcuni componenti la Fratellanza suddetta CS79, sequenza cognome+nome: Rossi Giovanni, posposizione del numerale: di anni 21 , scelte lessicali elevate, come involare ‘rubare’, rinvenire ‘trovare’, perequare ‘equilibrare’, incoare ‘iniziare’.
Queste scelte fatte perché si sente maggior prestigio in queste forme arcaiche. Sono stati fatti tentativi di semplificare il linguaggio burocratico negli ultimi quarant’anni, ma purtroppo andati a vuoto. Sono stati fatti nuovi manuali da dare agli impiegati degli uffici pubblici ma poi di fatto gli impiegati non le applicano. De Mauro “Dante, il gendarme e la bolletta”. De Mauro fu anche ministro della pubblica istruzione.
Tendenza alla condensazione nella lingua della cronaca. A quest’epoca è lingua più trascurata e mescolata rispetto a quella della politica. Gli articoli di cronaca non sono scritti molto bene: c’è differenza qualitativa tra gli scritti di cronaca e della politica. C’è la tendenza alla condensazione, che nella cronaca prende effetti più bruti. A questo concorrono molti i modi impliciti (infinito, gerundio e participio che aiutano a stringere il periodo).
Una bambina, certa Angela Gianoli dei Corpi Santi di Porta Romana, essendosi recata (gerundio) nel cortile dell’ortolano Colombo, un cane di costui, le si slanciò contro addentandola (gerundio) al braccio sinistro. (Secolo 1871): c’è sconnessione sintattica: la bambina non ha un verbo suo ma si passa al cane. I due gerundi permettono una brachilogia: condensazione. Notare anche l’utilizzo delle virgole, anche errato, per la condensazione.
Impossessatisi (participio passato: condensazione) di questi oggetti quei malandrini insisterono perché quell’infelice denunziasse (variante fonetica di denunciare che all’epoca era piuttosto comune, soprattutto al centro e al sud) il luogo ove (letterario) teneva riposto il denaro, e gli produssero diverse leggiere lesioni ( tipo di costrutto burocratico: usare più parole quando se ne può usare una sola) col coltello, tormentandolo pur anco (avverbio di tipo letterario) col versargli dell’olio bollito sulle spalle! (punto esclamativo enfatizza ) Proseguendo (gerundio) però il Manetti a dire che non aveva altri denari, i malfattori si allontanarono seco (letterario) asportando (gerundio) gli oggetti involati (burocratico, parola letteraria che risale fino al Boccaccio). (Nazione 1898)
Il Gubbian, al momento, non diede alcuna importanza all’incidente occorsogli (condensazione del participio). Il cagnetto due giorni dopo moriva (imperfetto cronistico tipico della cronaca: imperfetto al posto del passato remoto o prossimo). Domenica decorsa (variante letteraria), 23 maggio, il Gubbian, sorpreso da forte malessere, andò a letto (si succedono frasi telegrafiche). Il male lo incalzava (qui giusto l’uso dell’imperfetto) in modo orribile. Chiamato il medico, questi (letterario) avvertiva, comeché (congiunzione concessiva letteraria) vagamente, i primi sintomi
dell’idrofobia. È terribile, ma, pur troppo, vero. L’altro ieri quel giovane, pieno di vita rigogliosa, cessava (imperfetto) di vivere fra gli spasimi dell’idrofobia !! (addirittura due punti di esclamazione e enfasi) (Tempo
Un gravissimo disastro succedeva ieri l’altro a Milano in via Magolfa
Anni 30’ del Novecento > cambiamento radicale nel linguaggio pubblicitario > parole macedonia, cioè parole combinate e creazioni di nuovi termini tipico del linguaggio pubblicitario.
Nello stesso tempo, diminuisce l’analfabetismo (nel 1911 diminuisce del 30%).
lezione 7, 18 ottobre.
Persistenza della componente colta, burocratica. Nonostante questa immaturità nel compito comunicativo, si evidenzia un rinnovamento di questa lingua, soprattutto in ambito lessicale, con molti stranierismi, che
Uso della metonimia. Il fascismo predilige diversi campi semantici, aree semantiche che racchiudono parole accomunate da un unico significato.
Gradite le parole con una componente letteraria ( poscia, niuno, oliare).
I giornali mostrano come gli effetti della proibizione degli stranierismi si facciano sentire maggiormente.
Dal 45 cambia radicalmente, i giornali non sono più condizionati dal governo, ormai è caduto, ritornano le testate che erano state chiuse, vengono destituiti i dirigenti fascisti.
I giornali hanno capito subito che le cose dovevano cambiare, c’era un compito sociale, comunicativo e linguistico dopo il fascismo
[ messaggero, 29/07/43 ] i giornalisti si rendono conto che devono tornare alla lingua pre fascista, la lingua è stata offesa dalle imposizioni fascisti. Quindi il passaggio dal linguaggio fascista a quello del dopo guerra, è molto netto. Naturalmente cambino anche le persone, i direttori per esempio.
Quello che non si realizza è la formazione di un linguaggio giornalistico funzionale e moderno.
Lingua usata definita “giornalese”, come si definisce “burocratese” il linguaggio burocratico, giornalese corrisponde a caratteristiche negative.
Si creano nuove testate:
Cos è il giornalese? Le caratteristiche di questo linguaggio sono:
In questo panorama i giornali si differenziano e si distaccano dal giornalese
Linguistica dei media 18-10-
1900-1925 nonostante il permanere di una mescolanza linguistica non sempre consapevole da parte dei giornalisti e questa immaturità dei giornali nel loro compito comunicativo e linguistica, si evidenzia un rinnovamento della lingua soprattutto in ambito lessicale con molti neologismi che riflettono la presenza di nuovi settori sui quotidiani e in ambito sintattico.
La tappa si conclude quando si afferma una diversa linea linguistica in seguito al radicale cambiamento politico e all'importo del fascismo.
1925-
Vengono chiuse molte testate e cambiati direttori di altre testate, l'impostazione del giornale è sotto controllo governativo, i giornalisti stessi devono essere iscritti al partito e all'albo professionale. La figura del giornalista viene sempre di più tutelate ma anche controllata. Chiudono le testate di opposizione al regime, mentre le altre subiscono fascistizzazione. Mussolini crede molto nella funzione dei giornali e della radio che stava emergendo, quindi si serve di questi mezzi di comunicazione per imporre la propria linea. Vengono date delle disposizioni alla stampa a cui i giornali si devono adeguare, le notizie vengono fornite direttamente dal regime stesso. Gli ambiti di cui il giornale si deve occupare sono: la politica, con articoli improntati su un tono apologetico, quindi di sostegno e propaganda per il governo stesso; cultura -la terza pagina riceve molta importanza- e infine lo sport.
La cronaca nera invece è poco presente perché andrebbe a intaccare la pulizia e la perfezione che il regime fascista vorrebbe far presentare.
La stampa di opposizione al regime diventa clandestina, non è più pubblica.
Il cambiamento linguistico a parte le ragioni politiche, si deve al cambiamento della lingua italiana stessa che stava diventando sempre di più nazionale e moderna. Lo stranierismo e il dialettismo sono proibiti durante l'epoca fascista in nome dell'italianità; vengono attuate delle leggi che vietano l'uso delle parole straniere e ci sono anche dei linguisti che vengono incaricati di trovare delle parole che sostituiscano le parole straniere (ad esempio si vede bene nell'ambito sportivo rete per dire goal, calci per football) o di italianizzare termini stranieri con adattamenti fonetici (Courmayeur che diventa Curmaggiora).
Un elemento importantissimo nel linguaggio dei giornali fascisti è la retorica. La lingua dei giornali utilizza una serie di elementi retorici funzionali al tono apologetico e persuasivo. Gli eventi bellici favoriscono e incrementano il tono retorico.
pomeriggio come La Notte e Il corriere lombardo , giornali un po' diversi dai giornali del mattino: sono più leggeri, hanno più cronaca...
Nel linguaggio giornalese abbiamo un forte ritorno del linguaggio burocratico, grazie al ripristino della cronaca nera, che porta a preferire sinonimi scelti e ricercati; lingua poco naturale, lontana dalla lingua parlata e usata dalla gente comune. Anche il linguaggio politico contribuisce a creare il giornalese: linguaggio poco trasparente, per iniziati, poco chiaro come nel caso de "le convergenze parallele". O convergono o sono parallele. La lingua era criptica. Dagli anni 90, il linguaggio politico cambia e si avvicina all'uso della gente, ma fino ad allora il linguaggio risulta essere complesso sia dal punto di vista lessicale sia dal punto di vista sintattico. A peggiorare la situazione troviamo l'uso del discorso indiretto usato per riportare i discorsi dei politici che complica la complessità sintattica perché imposta il discorso attraverso una linea ipotattica
Linguistica dei media 19-10-
Lingua innaturale, artificiale, lontana dalla lingua comune usata dalle persone, molto più vicina allo standard in cui non c'erano aperture o concessioni nei confronti dell'oralità. Questa dialettofonia tipica dell'800 si era modificata, il numero di gente che conosceva e parlava italiano era molto aumentato. La lingua giornalistica è fortemente influenzata dal sottocodice burocratico, è ancora ricca di stereotipi scelti e frasi fatte, espressioni fisse e ricorrenti in particolare nella lingua della cronaca, è fortemente influenzata dal linguaggio politico oscuro, difficilmente comprensibile che viene usato dai giornalisti senza fornire spiegazioni e chiarimenti ai lettori. I termini politici costituiscono una fetta importante del linguaggio dei giornali e sono sostantivi astratti come ad esempio dichiarazione programmatica, ci sono anche degli usi metaforici come insabbiare, polverizzare...
I giornali oltre a lessico politico, stereotipi, lessico ricercato del burocratese, usano anche voci dotte ed elevate molto più di quanto accada oggi per dare una patina di ricercatezza al linguaggio. Ci sono anche voci del linguaggio giuridico ed economico.
Vengono usate locuzioni preposizionali che indicano la volontà di complicare la lingua, accanto a queste troviamo anche le perifrasi verbali come non può che essere. Si appesantisce la lingua in questo modo.
Accanto a questi caratteri che rendono il linguaggio giornalistico appesantito, bisogna riconoscere che dopo il ventennio fascista i giornalisti cercano di scrivere articoli in qualche modo funzionali cercando di piegare la lingua ad esigenze comunicative e informative.
Lead : attacco del pezzo che, secondo le linee del giornalismo anglosassone, deve essere incisivo, informativo, in cui di concentrano gli elementi chiave della notizia di cui si parla. In Italia non prende molto piede però questo è il periodo in cui è più presente la volontà di chiarire da subito tutti gli elementi principali della notizia. Dopo il 1976 il lead andrà perdendosi perché i giornalisti cercheranno di colpire il lettore piuttosto che informare.
Un'altra innovazione giornalistica è quella per cui l'articolo è strutturato in modo da chiarire bene la concatenazione dei fatti: si riprendono delle parole usate in precedenza per chiarire bene i fatti ( collegamento delle unità di contenuto - M. Dardano).
Altro espediente è l'uso degli incisi che vengono inseriti nel periodo per spiegare un qualcosa e per spezzare la lunghezza sintattica.
Altro elemento importante è l'uso dello stile nominale che acquista una presenza molto vistosa ed è funzionale perché aiuta, oltre che nei titoli, all'inizio per un attacco efficace e alla fine con la funzione di chiusura e commento.
1976 : la svolta. L'inizio di un nuovo modo di scrivere. Nasce Repubblica da Eugenio Scalfari, è una costola di Espresso, giornale dallo stile mordace, che va a colpire. Repubblica vuol far riflettere i suoi lettori, è innovativo dal punto di vista politico (linea progressista comunista), vuole stimolare il confronto delle idee, anche il formato è innovativo perché inaugura il berlinese : un formato più piccolo. Dà spazio a politica e cronaca, all'inizio trascura sport e intrattenimento leggero orientandosi su contenuti politici e culturali rivolgendosi a persone di un certo grado culturale e di un certo orientamento politico. Personalità di spicco lavorano a questa testata tra cui il direttore stesso. Repubblica dichiara sin da subito di voler usare la lingua italiana in modo diverso.
Il contesto in cui La Repubblica nasce è indicativo: cessa il dominio della democrazia cristiana, ora è il partito comunista che acquista importanza, la vita culturale mostra questo orientamento progressista, si apre la terza rete Rai di orientamento comunista, ci sono le grandi battaglie civili per il divorzio, le battaglie sindacali, c'è il terrorismo, si modificano usi e costumi della gente reduce del 68.
In tutto ciò la lingua italiana si modernizzazione notevolmente, i mezzi di comunicazione di massa aiutano la diffusione della lingua italiana, tanto che all'inizio degli anni 80 i linguisti iniziano a parlare del neostandard. Oltre ai fatti storici, sociali, massmediatici e politici che fanno di questo periodo un periodo diverso dai decenni precedenti, anche dal punto di vista della lingua abbiamo dei cambiamenti notevoli. Le testate giornalistiche si aprono a questa nuova lingua che si distacca dal giornalese.
La Repubblica fa subito modello, non è solo questa testata che rinnova il linguaggio, ma fa in modo che anche le altre testate seguano il suo stile. La Repubblica rimane tuttora una testata dal carattere linguistico innovativo.
Per la Repubblica si parla di stile brillante , etichetta da tener ben presente: stile che si allontana dal giornalese troppo grigio e burocratico in quanto vuole evitare l'artificiosità nell'uso della lingua, vuole essere una lingua più vicina a quella della gente per questo mostra un'apertura verso il parlato ovvero usa parole comuni, della quotidianità, turpiloquio... Ma questa apertura non è solo nei confronti del lessico ma anche delle strutture grammaticali come i costrutti della sintassi marcata es. io lo tengo in mano il microfono. (dislocazione a sinistra).
Il periodo si accorcia moltissimo, diventa una sintassi monoproposizionale per cercare di risultare chiari. Questa tendenza ad accorciare le frasi però non sempre è funzionale allo scopo, la sintassi spezzata ha più ragioni di esistere nella scrittura giornalistica.
Altra componente dello stile brillante sono i neologismi creativi, ricercati. C'è una vera e propria ricerca di parole a effetto, quindi sarà principalmente il lessico ad essere protagonista nello stile brillante. La scrittura brillante cerca di essere espressiva, connotati, vivace. L'espressività è una componente fondamentale nel linguaggio giornalistico del post 1976.
Ellissi cataforica del tema : eliminazione dell'elemento informativo fondamentale che viene spostato in avanti perché è diventato meno importante partire con le informazioni base della notizia (la gente sa già il fatto tramite internet o altre fonti ad esempio) e poi è segno di espressività che vuole andare a colpire il lettore.
Lezione 9 – 20/10/
Una fase che sta continuando oggi quella iniziata nel 1976. I quotidiani cartacei di oggi sono scritti in una lingua che sostanzialmente è iniziata negli anni 70, certo ci sono delle accentuazioni però non cambia la sostanza.
spazzatura a scapito della chiarezza. Questo stile è più adatto per alcuni tipi di scrittura, ad esempio per articoli di analisi e commento non va bene, il discorso in quel caso dev'essere articolato. I contenuti condizionano e modificano la struttura sintattica.
La frase nominale è un elemento stabile che continua ad essere usato.
In base a contenuti, testata, giornalista, lo stile sintattico cambia, subisce delle modifiche.
La punteggiatura.
L'esistenza della frammentazione sintattica porterà necessariamente all'aumento dei punti fermi ; di conseguenza sparisce il punto e virgola tranne negli articoli di commento, in qualche editoriale e negli articoli lunghi.
La virgola naturalmente è usatissima e molto utile nella scrittura. L'uso della virgola risente della trascuratezza della scrittura dei giornali: spesso manca la virgola di chiusura dell'inciso, virgola messa a casaccio... La virgola è molto presente anche perché spesso ci sono delle modalità di scrittura sui giornali in cui il periodo è fato di tanti segmenti divisi dalla virgola in una coordinazione esasperata. Questa è molto frequente nelle scritture meno disciplinate come quelle dei ragazzi nei temi scolastici.
I due punti sono molto presente sia con le loro funzioni normali, sia con una funzione di messa in rilievo di qualcosa.
Altra cosa importante per la punteggiatura è l'uso enunciativo , ovvero l'uso che riflette il parlato. In particolare l'uso della virgola tra due elementi che non dovrebbero essere separati con una funzione di rilievo del primo elemento.
MA la lingua letteraria è un'altra cosa; la scrittura giornalistica si può permettere cose che nella lingua standard non sono corrette o non si usano (anche se abbiamo dei precedenti letterari di questo uso).
Bisogna fare anche considerazioni sul piano informativo di un elemento.
La punteggiatura dei giornali è mediamente corretta, privilegia la sua funzione logico-sintattica ma a volte risente di usi creativi o di necessità informative.
- 3 punto - morfosintassi.
L'uso della grammatica. Il campo grammaticale è uno di quelli che ha subito più cambiamenti negli ultimi decenni. I giornali accolgono i fenomeni di innovazione più accettabili, più diffusi, ma non accolgono quelli troppo spostati nel parlato. Pronome dativo: gli forma del maschile, le forma del femminile, loro forma del plurale. Nell'italiano neostandard è in atto un'estensione di gli anche per il dativo plurale. Gli ho detto al posto di Ho detto loro.
Altra cosa è l'estensione di gli per il dativo femminile: Gli ho detto al posto di Le ho detto. Essendo più forte come variazione linguistica, e utilizzata da parlanti con meno istruzione, non viene usata dai giornali.
Un uso verbale che non viene approvato dai giornali è quello dell'indicativo al posto del congiuntivo dove necessario.
- 4 punto - lessico.
Alcune linee generali. In questa fase post 76 il lessico è molto cambiato. Se prima c'era un tono più sostenuto con l'utilizzo di parole elevate, ora la tendenza è contraria: ci si apre infatti al colloquialismo per una ragione
espressiva. C'è una diminuzione della ricercatezza anche se ci sono delle differenze nel panorama giornalistico: alcuni giornalisti continuano a fare uso di un lessico ricercato.
Per quanto riguarda le metafore , l'uso sta calando. Gli stranierismi sono legati a determinati ambiti, i giornali accolgono molti stranierismi anche e soprattutto in ambito politico economico. Nonostante ciò nell'italiano parlato la percentuale di stranierismi è bassissima.
Per quanto riguarda i tecnicismi, si può dire che sono una componente importante negli articoli settoriali. Il giornalista ha il compito di non rifuggire la precisione lessicale ma ha anche il dovere di spiegare ( glossare ) i termini più tecnici e meno noti.
Lezione 10, 25 ottobre.
Quotidiani online.
Cambiano molto velocemente.
Le testate online si dividono in due grandi gruppi:
All’inizio la versione web era identica a quella cartacea, nel tempo c’è stata una crescita d’indipendenza delle versioni web da quelle cartacee, piano piano perchè all’inizio erano piccole redazioni, erano pochi gli articoli che venivano scritti appositamente per la versione web, erano tratti per la maggior parte dal cartaceo. Oggi possiamo dire che le grandi tesate hanno un giornale online sostanzialmente indipendente.
Solo alcuni sono diversi, gli editoriali per esempio, sono uguali tra cartaceo e web.
Ci sono anche altri articoli, settoriali, alcuni vengono presi dal cartaceo, ma è una situazione variale da testata a testata, è difficile far e il punto su questa parziale/totale indipendenza.
Questa differenza tra le testate solo online che quelle sia cartacee che online, non determina una sostanziale differenza linguistica, non ha senso studiare la lingua di una categoria o l’altra, sono un complesso abbastanza omogeneo che dipende molto dalla tradizione giornalistica scritta.
Importante, fondamentale in un quotidiano, negli aspetti testuali possiamo dire che è la homepage e il suo rapporto con le pagine interne, la homepage è diversificata nelle varie testate, però è generalizzato: