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Riassunto de Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi.
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi.
L’INTRATTENIMENTO (Federica Firrincieli, Mariella Giuliano, Milena Romano). Sin dagli arbori la tv si è notoriamente configurata come strumento di educazione, di insegnamento e di divertimento (e quindi di intrattenimento). La tv costituisce un macrogenere perché attinge a forme di svago tradizionali (come il teatro e la letteratura) ma anche di repertorio radiofonico e cinematografico. Unico obbiettivo: intrattenere lo spettatore acculturandolo. Il medium audiovisivo è costituito da immagini, suoni e parole ( natura polimorfica e sincretica) e segue due modelli:
Da questi due modelli nascono moltissimi programmi a seconda di quale modello prevale di più. Diventano prototipi, i cosiddetti format, sui quali vengono plasmati altri programmi del macrogenere intrattenimento in un’interrotta ricerca, non solo di audience, ma anche di ‘generi’, cioè di soluzioni e strategie comunicative nuove, ma al tempo stesso riconoscibili e familiari per il pubblico.
Periodo PALEOTELEVISIVO (1954-1976): nascono i sottogeneri classici dell’intrattenimento (varietà, spettacolo musicale, giochi a premi, quiz). Con l’evoluzione del mezzo televisivo c’è un processo di ibridazione dei generi e anche l’intrattenimento televisivo ha subito una notevole trasformazione. Infatti l’avvento dei TALK SHOW (‘Bontà Loro’ di Maurizio Costanzo) segna il passaggio alla seconda fase dell’intrattenimento e porta lo spettacolo leggero ad essere parte integrante della Neotelevisione.
Problema del concetto di genere nella Neotv: nella Paleotv il presentatore ‘sacerdote’ metteva in scena una liturgia con la quale intratteneva un pubblico di ‘fedeli’ e li guidava nella decodifica di narrazioni testuali note. Nella Neotv invece quel che sembra caratterizzare l’intrattenimento è l’assoluto predominio dell’elemento talk show che si configura come meta genere pervasivo. Basta guardare un qualsiasi programma per vedere come la conversazione spettacolarizzata abbia contaminato tutti i generi tv, in questo modo si è potuti arrivare alla terza fase della tv; quella dei REALITY SHOW (2000-2006). A tal proposito Taggi (2003) ha definito tutti i reality NEO-NEOTV dove i generi classici vengono sostituiti da generi “inquieti”, in cui ogni codice viene ricontestualizzato, non per trasformarsi in un altro genere ma per tenere verso il codice di partenza. Abbiamo di conseguenza una commistione di linguaggi in cui quello verbale riacquista una rinnovata centralità. La parola sembra riacquistare la sua potenza produttiva e creativa essendo il motore e il vettore dello spettacolo televisivo.
Nella fase paleotv il divertire era, dopo l’insegnare e l’educare, il terzo obiettivo che il servizio pubblico si proponeva di attuare seguendo una politica basata sull’estensione della programmazione e sull’investimento degli spettacoli leggeri: varietà, manifestazione canore e musicali e quiz (importazione americana).
Programmi di rilevanza linguistica:
medio-alto, rispettoso della norma, basato sull’esecuzione di battute prestabilite.
irradiate in tutto il paese (conduttore romano Mario Riva), contribuendo così a far diminuire il divario fra l’italiano formale e stereotipato e l’italiano parlato.
del Festival di Sanremo è un parlato su scaletta altamente pianificato e in gran parte orientato verso un italiano dell’uso medio. I programmi simil Sanremo sono raggruppati in MEDIA EVENT che usa un registro stilistico brillante, riproduce il plurilinguismo tipico dell’evoluzione socio-stilistica della nostra lingua, usando le risorse dei linguaggi settoriali e dei registri diastatici e diafasici più vari.
narrativa del programma (Fiorello, Adriano Celentano..).
inserendosi nel tessuto socioculturale del Paese e creando forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici per la fruizione collettiva del programma. Questo è il primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell’italiano nel processo di avvicinamento tra scritto e parlato. Mike Buongiorno: informale standard, sintatticamente precario, parlato semispontaneo atto a riflettere le tendenze della lingua comune.
EDUTAINMENT: genere ibrido ben rappresentato da trasmissioni che si collocano a metà strada tra divulgazione e intrattenimento (es. Elisir, Alle falde del Kilimangiaro). Utilizzano un calibrato registro didascalico negli inserti specialistici, giust’apposizione tra il parlato-scritto del commento ai filmati e il parlato-parlato della conduttrice.
TALK SHOW: infinita conversazione che scorre dentro gli altri generi senza farsi assimilare. Il primo è Bontà Loro di Maurizio Costanzo, susseguono poi Acquario, grand’Italia e Maurizio Costanzo Show. Questi sono spettacoli dove, accanto al parlato degli ospiti, vengono intervallati da intermezzi musicali, numeri di cabaret, esibizioni di artisti e attori. La modalità comunicativa di Maurizio, basata su un dialogare disteso, è rappresentata dalla sua capacità di dare e togliere la parola a seconda della maggiore o minore efficacia scenica dei suoi ospiti. La soglia si è abbassata, la tv accoglie la quotidianità, la routine, la realtà: ci si avvia al reality.
AL POSTO TUO: talk show in cui due attori si rivolgono al programma per essere aiutati a prendere una decisione; tutto ciò che conta è la verosimiglianza, la simulazione di un motivo narrato, la spettacolarizzazione di una conversazione studiata dagli sceneggiatori del programma e poi attentamente simulata. Qui si alza la soglia: il talk, una volta sperimentata la sua formula, non ha più bisogno di simulare, per avere successo, che le storie siano vere e che persone reali si rivolgano al programma. Dal punto di vista linguistico si avverte la simulazione di un parlato tendenzialmente spontaneo, per se impostato su una scaletta e di conseguenza esposto a un forte condizionamento diafasico.
REALITY SHOW: si alza la soglia di realismo verso un paradossale rovesciamento dello spettacolo teatrale o dell’effetto spettacolare del reale. La realtà si fa materia narrativa che può essere manipolata e spettacolarizzata per appassionare il pubblico, anche se i protagonisti non sono vip, ma persone comuni. Il fenomeno dei reality nasce nella paleotv negli anni ’80 con la reale simulazione del fatto on Chi lo ha visto?. Il termine “reality”, secondo Taggi, comprende: tv al servizio del cittadino, tv delle emozioni, tv del pubblico con meccanismi di gioco, centralità dei personaggi quotidiani o famosi, tv impertinente e complice dello spettatore. Sempre secondo Taggi ci sono tre tipologie di reality:
l’eliminazione (grande fratello, l’isola dei famosi)
Non è un genere così lontano dalla paleotv, anzi, riprende tutti i generi dell’intrattenimento leggero.
Ciò che contraddistingue l’articolato e multiforme panorama dell’intrattenimento leggero è la parola conversata, seriale, simulata motivo per cui affiora l’aspetto ibrido dell’italiano teletrasmesso. All’interno dello stesso programma si passa dall’interazione più o meno spontanea con un ospite in studio, in cui l’italiano si colloca su un registro informale e spontaneo, al messaggio promozionale che il conduttore si limita a recitare (leggendo il testo scritto). Quindi in un’ultima analisi possiamo dire che il parlato delle trasmissioni di intrattenimento si colloca a metà strada tra il parlato serio semplice della divulgazione e dell’informazione e il parlato simulato della fiction. Sfruttando la propria capacità di improvvisazione e piegando il testo scritto alle esigenze contingenti, il conduttore costituisce il suo stile comunicativo attraverso le più varie strategie discorsive. La caratteristica strutturale dell’italiano dell’intrattenimento sembra essere l’estesa escursività di registri e di stili linguistici in un “continuum di varietà intermedie tra scritto e parlato”; ciò è diretta conseguenza del processo di ibridazione e commistione di generi che connota l’attuale geografia dell’intrattenimento televisivo. Gli inserti di italiano popolare e regionale possono considerarsi sporadici nel parlato dei conduttori, affiorando invece, in modo più accentuato, nel parlato degli ospiti fissi o occasionali di alcune trasmissioni.
IL CORPUS: è costituito da programmi di intrattenimento che sono andati in onda dal 2000 al 2006. Nella costruzione del campione si è tenuto conto del genere, dell’audience, lo stile comunicativo dei conduttori.
ANALISI MORFOSINTATTICA nella lingua dell’intrattenimento televisivo: non presenta particolari novità rispetto al repertorio dell’italiano contemporaneo; in particolare si riscontrano i fenomeni tipici dell’italiano dell’uso medio.
confermano l’assoluta prevalenza dei pronomi personali LUI, LEI, LORO usati in funzione di soggetto, mentre non è attestata alcuna occorrenza di EGLI, ELLA, o ESSO.
l’avverbio che per l’aggettivo).
di distribuire, tramite la segmentazione dell’enunciato in due nuclei fondamentali, l’informazione, mettendone in evidenza i picchi informativi, dando luogo a costruzioni sintatticamente marcate, come frasi scisse e dislocazioni a dx e sx. Nel caso in cui le occorrenze di costrutti dislocati a sx e dx risultano omogenee si
impiegati come riempitivi per supplire il minimo grado di pianificazione, testimoniato dallo stile sintattico asindetico e caratteristico del parlato spontaneo.
Nel 1981 fu avviata per la prima volta l’analisi sulla struttura dei programmi tv di intrattenimento, si notò come la novità principale della programmazione e il cambiamento fondamentale del linguaggio della Neotv consistessero nell’uso di “cornici” capaci di comprendere altre forme di spettacolo, adeguandole alla cornice stessa in cui erano inserite. Si passa da generi a metageneri (infotainment, l’edutainment, sportainment) e si preferisce un intrattenimento che ingloba tutti gli altri generi piuttosto che informazione-cultura-intrattenimento della Paleotv. Il programma contenitore è il prodotto della Neotv per eccellenza: elementi di diversi generi tradizionali confluiscono in un unico spazio di rappresentazione. Dilatato in un ampio arco di tempo all’interno del palinsesto televisivo punta a “trattenere” lo spettatore e ad “attrarre” una vasta gamma di categorie sociali. Il programma contenitore diventa così “specchio” socio-etico e linguistico di una tv generalista.
All’interno del flusso tv, il contenitore miniaturizza il palinsesto attraverso sequenze di diversa natura:
di spettacolarizzazione. Il CONTENITORE è un programma tematicamente vuoto (senza un topic semantico riconoscibile) ma sintatticamente pieno. L’identificazione del programma come tipo testuale a sé ci consente di focalizzare al suo interno le categorie di morfologia e di sintassi:
Nella storia della televisione il programma contenitore segna una profonda evoluzione in cui è già possibile distingue ondate o fasi successive che parzialmente sostituiscono o addirittura riposizionano i generi precedenti.
Contenitori festivi: DOMENICA IN & BUONA DOMENICA.
incontri con ospiti e giochi, collegamenti e informazioni sportive con conduttori che prendevano il “comando” a staffetta. Si può definire Domenica IN come un trittico: quadri di spettacolo giustapposti l’uno accanto all’altro racchiusi dentro una cornice più ampia che garantisce l’unità del programma. La suddivisione in brevi frammenti narrativi offre allo spettatore una facile chiave di lettura e di scelta; l’unità del programma è raggiunta tramite interventi intertestuali (conversazione) e paratestuali (sigle o serpentoni televisivi).
riguarda l’organizzazione spazio-tempo, sia per quanto riguarda lo stile di conduzione. Il programma era scandito in “aspettando Buona Domenica”, “Buona domenica” e “Buona Domenica sera” costrutti alternati strategicamente in modo da evitare il calo d’attenzione. BD cerca di venire incontro alle esigenze più disparate del vasto pubblico domenicale: ciò spiega la presenza di numerosi ospiti provenienti da altre trasmissioni di grande successo che fanno alzare l’audience.
Contenitore feriale: UNOMATTINA 1986 (tattaratatà..tataaann)
“semiotizzazione del tempo” in cui le ore del giorno assumono una differente connotazione simbolica.
sua posizione all’interno del palinsesto.
attualità, interviste agli ospiti in studio, rubriche riguardanti la vita quotidiana, previsioni del tempo.
accompagnando con le sue rubriche il cammino del telespettatore all’uscita da casa (meteo), davanti all’edicola dei giornali (edizioni tg), nei bar mentra chiacchera con i conoscenti ( interviste agli ospiti).
trasmissioni tv
direzione di una vivacizzazione con finalità espressive.
Corpus: distinzione tra contenitori festivi e contenitori feriali, allo scopo della “semioteorizzazione del tempo” che contrassegna il flusso conversazionale e caratterizza il linguaggio della tipologia di programma esaminato. Le due trasmissioni contenitore della domenica pomeriggio sono Domenica In e Buona Domenica e quello feriale è Uno Mattina.
Contenitore Festivo. La conversazione è elemento cardine dei programmi contenitore e strumento coesivo abilmente maneggiato dai presentatori, per questo motivo nell’analisi è stato dedicato ampio spazio al parlato dei conduttori che con la loro presenza sulla scena determinano la cifra stilistica del programma.
verso lo sciatto e il trascurato.
parlato ‘storico’ come quello di Maurizio Costanzo.
pianificazione del discorso e presenta interferenze del dialetto.
Analisi dei tratti morfosintattici, lessicali e pragmatico testuali dei contenitori festivi:
colloquiale, il parlato di Buona Domenica tende verso un parlato trascurato o sciatto. Sistema pronominale: consistente presenza di lui/lei/loro in funzione di soggetto, mentre per certi versi risulta la prevalenza del pronome interrogativo neutro che cosa sui più colloquiali cosa/che.
dialoghi spontanei tra il conduttore e gli ospiti o nelle allocuzioni del conduttore al pubblico presente in studio.
la funzione di marcare il soggetto e suddividere l’informazione.
trasmissione
trascurato, determinato soprattutto da situazioni dialogiche impreviste o non agevolmente controllate (alta frequenza di lessemi dal significato generico come cosa, roba, faccenda, tipo )
determinano e connotato lo stile ammiccante del contenitore festivo: “gli hanno fregato la giacca!”, “chi se ne frega !”
impiego che acquisisce un valore metalinguistico e intertestuale “..nientepopodimenochè”
enunciati che tendono prevalentemente a effettuare un cambiamento nella chiave del discorso. Questi slittamenti da un codice all’altro sono accompagnati da indicazioni non verbali (ammiccamenti, gesti, espressioni del volto, sguardi) che facilitano la funzione espressiva assolta dalla commutazione del codice.
registro; spesso all’interno di un breve enunciato è stato rilevato un uso lessicale che oscilla tra colloquialismi e aulicismi.
monoproposizionali.
testi, solitamente brevi, che possono essere ascritti alla tipologia del parlato controllato.
giornalistica dei conduttori.
confine formale tra una varietà e l’altra, ma in cui i tratti afferenti a diverse varietà concorrono spesso contemporaneamente nel determinare l’espressività e quindi la cifra stilistica del programma.
Il comico. “ Attraverso la comicità vediamo l’irrazionale in ciò che sembra razionale; il folle in ciò che sembra sensato; l’insignificante in ciò che sembra pieno d’importanza ”. Chaplin. Il registro comico è un insieme di possibili elementi contraddittori che coesistono insieme. Teoria di Bergson: la fonte del comico è la distrazione. Ci sono tre condizioni necessarie alla comprensione del comico:
passa attraverso le mille invenzioni del linguaggio La comicità passa attraverso la parola che ha potere evocativo perché cogliendo la realtà nella sua essenza, al di là del suo significato apparente, stimola l’immaginario collettivo. Ridiamo per distrarci, per ricrearci, in un mondo sospeso e alternativo, la possibilità di realizzare una parentesi di teatralità nell’esperienza della vita. È proprio su questa modalità che la televisione punta con i suoi format di intrattenimento, all’interno dei quali la scenetta comica si colloca come allontanamento dello spettatore alla consuetudine ordinaria. Sin dai suoi esordi la comicità tv ha sempre avuto un forte carattere autoreferenziale e la carica di irriverenza della battuta sarcastica si è da subito rivolta agli stessi personaggi tv. Pensiamo ai protagonisti della paleo tv con Vianello- Tognazzi; il genere comico non figura autonomamente nel palinsesto, ma rimane all’interno dei varietà con la precisa funzione di “far rilassare lo spettatore dopo tante sfarzose e ammalianti numeri di ballo”. In principio c’era il copione, poi ci fu la scaletta. Fra questi due elementi si può collocare la storia della comicità tv, che anche nelle sue evoluzioni recenti è quanto mai complessa e interferita dagli stessi elementi che la dovrebbero veicolare: spettacolo, informazione, chiacchiera, ironia, disimpegno. Dei tre tipi di comicità distinti da Bergson: comicità di situazione, comicità di carattere e comicità di parola, quella inerente all’italiano teletrasmesso televisivo, sembra proprio quest’ultimo, a sua volta distinguibile in ‘comico che il linguaggio esprime’ e ‘comico che il linguaggio crea’. Il discorso comico è composto da una serie di micro-narrazioni, ognuna con un proprio percorso indipendente dal testo scritto, dotato di un linguaggio credibile e adeguato alla realtà mutevole dell’italiano contemporaneo. Le singole micro-narrazioni, caratterizzate da una forte escursività di registri lessicali, si ricompongono in un equilibrio determinato dalla dinamica di momenti elocutivi, battute, pause e accelerazioni enunciative, in base a esigenze di tensione e rilassamento espressivi. Sul fronte stilistico- retorico, una delle principali strategie della comunicazione comica risiede nell’uso delle figure di pensiero quali l’ironia e la parodia che svela il carattere polidiscorsivo della realtà, contrapponendo il significato burlesco all’intenzione comunicativa originaria.
Corpus: Le Iene, Zelig Circus e Mai dire Grande Fratello.
di Striscia la Notizia scegliendo uno stile più aggressivo e una sfumatura più nera di umorismo. C’è un cambio di topic continuo, a livello di temi e di toni, che sfrutta il comico come meccanismo di base riuscendo a provocare l’effetto di stupore. Il parlato si appoggia su una scaletta che introduce la dimensione del comico attraverso un doppio livello di costruzione dei discorsi con relativi rimandi alla capacità decodificante del destinatario.
di una tradizionale spalla, anche se il comico ne sfrutta la normalità per far risaltare la propria demenzialità e i propri eccessi.
meschinità, gli svarioni linguistici dei concorrenti del Grande Fratello. Per l’analisi delle strategie enunciative impiegate in questa trasmissione occorre distinguere tre piani: da una parte le voci dei conduttori fuori campo, che rimangono sempre invisibili al telespettatore (funzione metatelevisiva), il conduttore in studio (funzione narrativa), le immagini commentate (funzione referenziale).
Lo stile dei conduttori: nell’italiano dell’intrattenimento comico, pur fortemente connotato di atopicamente e diastraticamente, sono presenti tendenzialmente tutti i tratti dell’italiano dell’uso medio o del neostandard, sicchè il repertorio sociolinguistico e socio stilistico dell’italiano contemporaneo risulta ampiamente rappresentato.
del Mago Forest.
l’avverbio assolutamente.
prossimo in luogo del passato remoto, mentre per i modi, il congiuntivo risulta ampiamente usato. Si segnalano comunque sporadici casi di indicativo nelle completive.
notevole presenza dell’imperfetto di cortesia, con forte valenza pragmatica “allora dicevo questo è il momento”
far visita”
nel parlato reale.
di Zelig, sia nei dialoghi in studio delle Iene.
enfatico, devoluto a marcare la struttura informativa su cui si fonda l’effetto umoristico.
agli altri livelli dell’analisi linguistica. Si può parlare di ampia escursività dei registri lessicali del comico che riproducono i modelli più attuali di italiano colloquiale, con incursioni sporadiche nel monolinguismo colto o nell’italiano popolare finalizzati entrambi a caratterizzare l’espressivismo delle situazioni comunicative e dei personaggi.
estremamente composita e ibrida, risultante dalla mescolanza di stili comunicativi diversi: parlato spontaneo, parlato recitato su copione, parlato programmato su scaletta e parlato improvvisato. Il conduttore, che ricopre il ruolo di destinante e di narratore, enfatizza le proprie strategie comunicative attraverso una verbalità internazionale che tende a divenire strumento di coerenza logica e di ‘coesione sociale’.
tendenze dello stile orale, si presenti breve e frammentata, mostrando una decisa preferenza per la costruzione paratattica e le strutture monoproposizionali.
connettivi che, perché.
comico sembra adeguatamente vicino all’italiano contemporaneo, nonché pertinentemente commisurato al genere delle trasmissioni.
rispecchiale sostanzialmente il parlato contemporaneo con tutti i suoi tratti e sottotratti.
svolto dall’italiano dell’uso medio sono pienamente confermati e sono una ulteriore dimostrazione del processo di ristandardazzazione che sta attraversando l’italiano contemporaneo.
alle esigenze comunicative e impressive del parlato, attingendo ai registri e agli stili settoriali più diversi. In questa dinamica linguistica un ruolo dominante è giocato dalla tendenza all’espressività, che si concretizza nello stile brillante dei conduttori, parlanti competenti e attenti nel gestire l’escursività stilistica dovuta alla multiforme natura del macrogenere intrattenimento.
privilegia gli stili brillanti ed espressivi, bilanciati però da toni medi e sostenuti nei contesti d’uso che lo richiedono.
dalla paleo alla neotv, sembra qualificarsi, grazie alla stabile equidistanza enunciativa dal parlato programmato dal parlato-parlato, e grazie alla costante distribuzione socio semiotica tra esecuzione rituale ed esecuzione quotidiana, come forma intermedia tra lingua di consumo e lingua di riuso.
un rilievo persino maggiore degli argomenti annunciati, avverte che questi aspetti non vogliono tradursi in una trasmissione paludata, ma vogliono accompagnarsi a vivacità e brillantezza:
interventi esterni e si tratta della lettura di un testo scritto. Il consueto saluto è seguito dal ringraziamento per gli applausi e da un ‘bentornati’ con cui si indica il Processo come una trasmissione per un pubblico costate e affezionato.
ridosso degli avvenimenti ma il giorno successivo.
gravi..
secondo grado.
movimento, che fa del dinamismo una sua caratteristica.
Punto in comune sarebbe lo stile nominale, funzionale tanto alla retorica dell’eccesso quanto la reticenza suasiva capace di trattenere il pubblico.
Servizi. Un forte legame con lo scritto contraddistingue generalmente la testualità dei servizi: precisa progettualità con pianificazione a distanza, assenza di ripensamenti e correzioni, scarsi segnali discorsivi e così via; non paiono esserci differenze legate alle trasmissioni, ma solo allo stile degli autori. Sotto il profilo sintattico si assiste
notare il fenomeno di ellissi cataforica del tema.
decoro letterario. Nei servizi tv brillantezza e vivacità non si ottengono attraverso l’assunzione immediata di un’oralità per dir così connaturale, ma attraverso l’assunzione, mediata da modelli scritti, della stessa oralità interpretata come ingrediente capace di collocare il testo nell’alveo della scrittura letteraria.
Telecronache. C’è stato un grande mutamento da quando le telecronache sono passate da una a due voci: il giornalista che fa la telecronaca vera e propria è affiancato da un esperto, cui sono affidate le notazioni di natura tecnica. La pluralità delle voci si è ulteriormente arricchita ed è oggi diventata un principio preciso di strutturazione delle telecronache, che muta da sport a sport così come da una all’altra rete televisive. Per l’automobilismo il dato di rilievo è il tecnicismo: il cumulo di elementi tecnici non richiede necessariamente precise conoscenze lessicali da parte di tutti gli ascoltatori e sembra rispondere a una molteplicità di funzioni: in primo luogo, di fronte a una sintassi poco articolata, la disseminazione dei tecnicismo garantisce la coesione del testo e la sua continuità. Inoltre la tecnica offre la possibilità di dominare verbalmente la rapidità ripetitiva dell’evento. Infine il tecnicismo partecipa alla creazione di un generico clima o ambiente tecnologico e scientifico in cui calare gli stessi telespettatori, così che la precisione lessicale si risolve in impressionismo. La telecronaca ciclistica ha meno bisogno dell’insistenza sul tecnicismo. Si può dire che la telecronaca del ciclismo sia tridimensionale: le vicende della corsa, il paesaggio della corsa, la storia, che a sua volta si può distinguere in storia del paesaggio e storia della cosa e dei suoi protagonisti. Storia e paesaggio sono veicoli di citazioni, di un lessico collaudato per esprimere determinate situazioni e di facili strategie retoriche. Dal punto di vista sintattico, la minor velocità pare proporzionale alla diminuzione dello stile nominale e dell’andamento giusta positivo. I cronisti tennistici assistono al gioco in silenzio ed intervengono solo, o quasi, al termine del punto; lo spazio linguistico è estremamente ridotto. Ciò comporta rapidi scambi di battute, per lo più brevissime, da parte dei due
telecronisti che paiono essersi assegnati ruoli precisi: a Tommasi il risultato e la statistica, a Clerici il commento brillante.
Fenomeni sintattico-testuali. Elementi che ritroviamo nell’italiano delle trasmissioni sportive, nelle cronache, nei commenti in studio. La lingua negli spazi dei singoli interlocutori tende ad assumere la fisionomia di parlato parlato, con tutti gli aspetti sintattico- testuali tipici di tale varietà.
nelle autocorrezioni, nei cambi di programma, in enunciati incompiuti. L’autocorrezione sarebbe motivata solo dalla volontà di innalzare il registro linguistico o di evitare ripetizioni.
quando non di estrema spontaneità tale da far assumere a questi elementi la centralità del discorso.
come indicatore di chiusura e anche di cessione di turno.
Morfosintassi. L’emergere di tratti più marcati o il diverso spessegiare comunque di tratti riconducibili all’oralità è indice frequente di precise scelte di conduzione; inoltre è diverso l’atteggiamento di queste scelte: c’è una oralità ricercata, quasi pianificata, capace di alternare il parlato anche più deciso a scelte di tutt’altro segno e vi è pure un’oralità semplicemente compiaciuta. Altrove gli stessi tratti sorreggono un’oralità che si approssima alla presa diretta e che nasce paradossalmente dalla volontà opposta di creare una lingua che tenda allo scritto o alla maggiore elaborazione.
il pronome, sempre lui, lei, loro sia nelle telecronache sia nelle trasmissioni di commento.
e, pur più raramente, che.
senza particolati differenze tra usi dei conduttori, dei giornalisti, degli ospiti. Usi dei tempi verbali:
perderlo”/ “questo lo fischiavi anche tu”
condizionamenti diatopici in parlanti settentrionali) La sintassi marcata è visibile tanto nelle telecronache che nelle trasmissioni di commento pur con gradazione diversa a seconda dei diversi stili comunicativi, ed ha funzione sia informativa sia espressiva.
maggiormente nelle telecronache tennistiche “da una parte una giocatrice che questo torneo lo ha vinto/due anni fa”.
equilibrio eh”
tennistiche (ma si ritrovano anche nel ciclismo)
andando un gran che bene”
sembrano dovute alle specifiche esigenze pragmatiche e testuali delle trasmissioni.
Lessico.
stop ; nel ciclismo rarissimi e non sempre specifici di questo sport: forcing (dal pugilato), sprint ; nel tennis: net , set, game, match point ; il calcio: big match, cross, pressing, assist ..
concentrazione linguistica; e accanto ai tecnicismi veri e propri si accampano tecnicismi collaterali, voci della lingua comune selezionate però con frequenza tale da assumere un’aura di tecnicità, stereotipi di facile accessibilità e immediato impiego, elementi dal colorito gergale. Per l’automobilismo: griglia di partenza,
aveva rinunciato al ruolo educativo proponendo un’offerta sempre più generalista, la tv satellitare oggi recupera una proposta per bambini e ragazzi insieme ampia, articolata, sperimentale all’interno di un circuito virtuoso con la tv in chiaro. La ripetizione crea riconoscibilità e conseguente rassicurazione; sulla base di tali effetti è poi possibile misurare il successo di audience.
La tipologia testuale dei cartoni animati, destinata a divenire asse portante della programmazione tv per bambini negli anni a venire, cominciò a penetrare nel palinsesto della paleo televisione dapprima attraverso le rassegne del cinema di animazione, per poi dilagare con le opere di Walt Disney e con i cartoons d’autore di Carosello. La serialità entra nella programmazione dei cartoni animati, con le produzioni giapponesi da Heidi a Atlas Ufo Robot e via via fino ai Manga e alle loro evoluzioni televisive con supereroi mutanti, resi familiari e apprezzati attraverso una programmazione ripetitiva, continua, giornaliera, tesa a incrementare i processi di fidelizzazione anche attraverso sofisticate operazioni di merchandising.
Ogni programma per bambini naturalmente riflette nelle sue strutture testuali e linguistiche stereotipi e schemi costruttivi concepiti dagli adulti. Dall’analisi dei questionari del 2005 emergono alcune considerazioni interessanti in merito ai processi di ricezione del parlato televisivo per l’infanzia, nel passaggio dalla fase di input a quella di intake a quella finale di output, ovvero dalla competenza a quella attiva, considerato che il parlato televisivo rappresenta un nucleo importante nella formazione della competenza comunicativa a tutti i livelli, da quello pragmatico a quello lessicale, se non anche fonologico. L’input linguistico viene assorbito attraverso il medium televisivo e nel suo complesso presenta per i bambini qualche difficoltà di ricezione. La rapidità dei tempi televisivi e l’ampio raggio di diffusione del messaggio destinato a un pubblico sconosciuto e potenzialmente indifferenziato rendono in partenza l’informazione difficilmente “selezionabile e criticamente assimilabile dal ricevente”. In secondo luogo il fatto che il messaggio non sia negoziabile crea una serie di problemi. Mancando generalmente il feedback da parte dell’emittente o di un adulto che assista il telespettatore bambino per spiegargli termini e costrutti più complessi, il messaggio teletrasmesso può risultare oscuro o troppo complesso per essere integrato senza mediazioni nella crescente competenza linguistica del bambino più piccolo. Il bambino, bombardato da stimoli non solo visivi ma anche verbali, avrà notevoli difficoltà nel passaggio dalla fase di input a quella di intake, in quando non ha modo di mettere in atto l’essenziale processo di negoziazione.
Corpus:
del’Università di Bologna (Pitzorno, Piumini, Munari, Gostoli e Andrea Canevaro) dal 1991. Nucleo centrale della programmazione era il recupero di un forte impianto narrativo, fondamento di un rapporto tradizionale tra adulto e bambino, condotto sul filo della trasmissione dell’esperienza. Le figure dei conduttori interagivano con Dodò, pupazzo che simboleggia il bambino piccolo, impertinente curioso, mai sazio di storie. In questo modo si costruiva una testualità ben coesa e coerente, fondata su un dialogo semplice ma vivacizzata da una lingua che mima il parlato quotidiano con qualche concessione al baby talk nell’eccesso di diminutivi e di forme elative, ma non eccessivamente semplificata quanto a forme verbali e lessico.
veicolate all’interno di canzoni e filastrocche nello spazio ad esse esplicitamente dedicato, ma anche grazie a un uso non piatto e banalizzante delle risorse del lessico comune.
quotidiano. Nel segmento di trasmissione dedicato alla manualità è presente una buona componente di tecnicismi, sempre spiegati contestualmente facendo ricorso a forme perifrastiche o sinonimiche.
foreigner talk. Dal punto di vista linguistico è molto importante perché considerato che il bambino ascoltandola si trova necessariamente a operare dei confronti tra il proprio repertorio grammaticale, quello degli adulti e quello dell’interessante artista.
letterario tradizionale soprattutto nelle parti strettamente narrative e poetiche, ovvero nello spazio dedicato a filastrocche e canzoni.
gli al posto del pronome femminile, in linea con le tendenze del parlato più vicine alla norma.
che facciamo in fretta che sono in ritardo con il lavoro”
concessione ai processi di semplificazione del sistema verbale attualmente in atto nell’uso medio, soprattutto per gli usi polivalenti dell’imperfetto, in sostituzione del condizionale o in funzione ludica “avevate detto che giocavamo”
troppo paratattica e semplificata, se consideriamo il discreto numero di subordinate di terzo grado.
cosiddetta “morale della favola”
e invenzione poetica. Va registrata una complessiva intenzionalità comunicativa rivolta al versante normativo del codice. La lingua adoperata spazia attraverso i registri dell’italiano contemporaneo con eleganza e con padronanza metalinguistica.
avrà messo in testa..”
presenti come ripresa a distanza “ a me queste bibite mi hanno un po’ riempito”
attualizzante “se ce l’hai fatta..”
discretamente attestate, come sostegno di una messa in rilievo tematica necessaria ai fini espressivi.
immediatezza. “ma io non l’ho mai preso il latte ”
frequenti sono gli imperfetti descrittivi “io ne ho viste alcune che avevano dei piattini” e narrativi “la gente che abitava sulle sponde del Nilo prendeva tutto dal fiume”
in contesti particolari come quello della lettura di una fiaba. Le strutture testuali dei programmi per bambini in età scolare mostrano caratteristiche ben diverse da quelle dei programmi per la prima infanzia, sia in relazione ai contenuti sia in relazione agli usi lessicali e morfosintattici, un po’ meno sorvegliati e più vicini al cosiddetto linguaggio giovanile.
Nei cartoni animati destinati a un pubblico adulto ma graditi anche ai più piccoli, l’attività di decodifica dei messaggi sia espliciti che impliciti è ovviamente più complessa rispetto a quelli pensati per i piccoli spettatori, considerato l’alto tasso di allusioni, intertestualità, trattazione di tematiche complesse e registri linguistici multipli.
dello stereotipato stile di vita americano.
fatto discutere per il suo approccio piuttosto brusco a temi importanti, senza limiti di buon gusto, come razzismo, neonazismo, sesso, pedofilia.. a causa di ciò molte nazioni hanno vietato la messa in onda del cartone, e in Italia è stata operata una pesante censura sugli episodi della terza serie, considerata la più irrispettosa. Di questi due cartoni è simile il senso di comicità che pervade i cartoni nonché le punte di nonsense e la forte satira.
della vita quotidiana, col ricorso all’aggressività verbale e fisica. Inoltre, elemento tipico del cartone e fonte di perplessità per telespettatori consapevoli è la mancanza di rispetto mostrata verso sentimenti consolidati nella nostra cultura.
Analisi linguistica de I Simpson e I Griffin. La simmetria esistente nei due cartoni, quanto ai tipi di personaggi ha un suo corrispettivo sul piano linguistico, nella tipizzazione del linguaggio dei protagonisti. È evidente che la lingua dei due padri si attesta su livelli diversi rispetto ai figli o delle madri, caratterizzandosi, per scelte lessicali e stilistiche più che morfosintattiche, su un registro medio e colloquiale, aperto a termini più ricercati ed espressioni stilisticamente e diastraticamente connotate
riprodurre l’uso grammaticale inglese, il settore pronominale che presenta le forme lui, lei, loro in funzione di soggetto.
c’ho pensato”
Per quanto riguarda la morfosintassi la tendenza complessiva verso un livello di lingua più normativo, con un certo intento didattico persistente nel tempo, appare chiara non solo nell’uso del sistema pronominale, dove solitamente come il sistema verbale risulti pienamente rappresentato in tutti i suoi tempi e modi verbali con pochissimi casi di forme dell’indicativo al posto del congiuntivo, di presenti al posto del futuro
Per quanto riguarda il lessico questo è ricchissimo e in stretto rapporto col territorio della letteratura per l’infanzia. La presenza di videogiochi permettono nuove interazioni tra i bambini. Non è solo la tv a giocare un ruolo determinante nella costruzione dei modelli linguistici delle nuove generazioni, e non è necessariamente la tv per bambini che risulta la più significativa in termini di modello.
processi di acquisizione da parte dei bambini, i quali sono chiamati comunque a riflettere sui modelli linguistici proposti spesso in chiave comica.
all’interno del complesso reticolo tra tv, videogioco e web e di realtà in crescita come quella della tv-fai-da-te- su-web.
pur sempre un “discorso costruito” dagli adulti per i bambini, e la tv satellitare con modalità diverse, da ipermercato più che da supermercato. Resta da chiedersi cosa accadrà quando la “strobe generation” comincerà a costruirsi palinsesti tv in modo autonomo, gestendo contemporaneamente risorse tematiche provenienti dalla tv, dal satellite ecc.