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Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi. , Sintesi del corso di Linguistica Generale

Riassunto de Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi.

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

In vendita dal 12/01/2016

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Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi.
L’INTRATTENIMENTO (Federica Firrincieli, Mariella Giuliano, Milena Romano).
Sin dagli arbori la tv si è notoriamente configurata come strumento di educazione, di insegnamento e di divertimento (e
quindi di intrattenimento).
La tv costituisce un macrogenere perché attinge a forme di svago tradizionali (come il teatro e la letteratura) ma anche
di repertorio radiofonico e cinematografico.
Unico obbiettivo: intrattenere lo spettatore acculturandolo.
Il medium audiovisivo è costituito da immagini, suoni e parole ( natura polimorfica e sincretica) e segue due modelli:
Modello narrativo: costruire storie
Modello conversazionale: parlare con il pubblico direttamente
Da questi due modelli nascono moltissimi programmi a seconda di quale modello prevale di più. Diventano prototipi, i
cosiddetti format, sui quali vengono plasmati altri programmi del macrogenere intrattenimento in un’interrotta ricerca,
non solo di audience, ma anche di ‘generi’, cioè di soluzioni e strategie comunicative nuove, ma al tempo stesso
riconoscibili e familiari per il pubblico.
Periodo PALEOTELEVISIVO (1954-1976): nascono i sottogeneri classici dell’intrattenimento (varietà, spettacolo
musicale, giochi a premi, quiz).
Con l’evoluzione del mezzo televisivo c’è un processo di ibridazione dei generi e anche l’intrattenimento televisivo ha
subito una notevole trasformazione. Infatti l’avvento dei TALK SHOW (‘Bontà Loro’ di Maurizio Costanzo) segna il
passaggio alla seconda fase dell’intrattenimento e porta lo spettacolo leggero ad essere parte integrante della
Neotelevisione.
Problema del concetto di genere nella Neotv: nella Paleotv il presentatore ‘sacerdote’ metteva in scena una liturgia con
la quale intratteneva un pubblico di ‘fedeli’ e li guidava nella decodifica di narrazioni testuali note. Nella Neotv invece
quel che sembra caratterizzare l’intrattenimento è l’assoluto predominio dell’elemento talk show che si configura come
meta genere pervasivo.
Basta guardare un qualsiasi programma per vedere come la conversazione spettacolarizzata abbia contaminato tutti i
generi tv, in questo modo si è potuti arrivare alla terza fase della tv; quella dei REALITY SHOW (2000-2006). A tal
proposito Taggi (2003) ha definito tutti i reality NEO-NEOTV dove i generi classici vengono sostituiti da generi
“inquieti”, in cui ogni codice viene ricontestualizzato, non per trasformarsi in un altro genere ma per tenere verso il
codice di partenza. Abbiamo di conseguenza una commistione di linguaggi in cui quello verbale riacquista una
rinnovata centralità.
La parola sembra riacquistare la sua potenza produttiva e creativa essendo il motore e il vettore dello spettacolo
televisivo.
Nella fase paleotv il divertire era, dopo l’insegnare e l’educare, il terzo obiettivo che il servizio pubblico si proponeva
di attuare seguendo una politica basata sull’estensione della programmazione e sull’investimento degli spettacoli
leggeri: varietà, manifestazione canore e musicali e quiz (importazione americana).
Programmi di rilevanza linguistica:
Primo grande varietà della tv italiana è STUDIO UNO di Antonello Falqui. L’italiano utilizzato è un italiano
medio-alto, rispettoso della norma, basato sull’esecuzione di battute prestabilite.
IL MUSICHIERE (gioco a premi di Garinei e Giovannini) offre uno spaccato di varietà regionali che vengono
irradiate in tutto il paese (conduttore romano Mario Riva), contribuendo così a far diminuire il divario fra
l’italiano formale e stereotipato e l’italiano parlato.
FESTIVAL DI SANREMO: punto d’incontro tra la fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. L’italiano
del Festival di Sanremo è un parlato su scaletta altamente pianificato e in gran parte orientato verso un italiano
dell’uso medio.
I programmi simil Sanremo sono raggruppati in MEDIA EVENT che usa un registro stilistico brillante,
riproduce il plurilinguismo tipico dell’evoluzione socio-stilistica della nostra lingua, usando le risorse dei
linguaggi settoriali e dei registri diastatici e diafasici più vari.
ONE MAN SHOW: spettacolo costruito sulla figura del conduttore che, con il suo stile, informa tutta la linea
narrativa del programma (Fiorello, Adriano Celentano..).
LASCIA O RADDOPPIA? Primo quiz della tv italiana grazie al quale la tv trova una legittimazione sociale
inserendosi nel tessuto socioculturale del Paese e creando forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di
amici per la fruizione collettiva del programma. Questo è il primo programma di intrattenimento che ha avuto
un ruolo indiscutibile nella diffusione dell’italiano nel processo di avvicinamento tra scritto e parlato.
Mike Buongiorno: informale standard, sintatticamente precario, parlato semispontaneo atto a riflettere le
tendenze della lingua comune.
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Gli italiani del piccolo schermo – Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi.

L’INTRATTENIMENTO (Federica Firrincieli, Mariella Giuliano, Milena Romano). Sin dagli arbori la tv si è notoriamente configurata come strumento di educazione, di insegnamento e di divertimento (e quindi di intrattenimento). La tv costituisce un macrogenere perché attinge a forme di svago tradizionali (come il teatro e la letteratura) ma anche di repertorio radiofonico e cinematografico. Unico obbiettivo: intrattenere lo spettatore acculturandolo. Il medium audiovisivo è costituito da immagini, suoni e parole ( natura polimorfica e sincretica) e segue due modelli:

• Modello narrativo: costruire storie

• Modello conversazionale: parlare con il pubblico direttamente

Da questi due modelli nascono moltissimi programmi a seconda di quale modello prevale di più. Diventano prototipi, i cosiddetti format, sui quali vengono plasmati altri programmi del macrogenere intrattenimento in un’interrotta ricerca, non solo di audience, ma anche di ‘generi’, cioè di soluzioni e strategie comunicative nuove, ma al tempo stesso riconoscibili e familiari per il pubblico.

Periodo PALEOTELEVISIVO (1954-1976): nascono i sottogeneri classici dell’intrattenimento (varietà, spettacolo musicale, giochi a premi, quiz). Con l’evoluzione del mezzo televisivo c’è un processo di ibridazione dei generi e anche l’intrattenimento televisivo ha subito una notevole trasformazione. Infatti l’avvento dei TALK SHOW (‘Bontà Loro’ di Maurizio Costanzo) segna il passaggio alla seconda fase dell’intrattenimento e porta lo spettacolo leggero ad essere parte integrante della Neotelevisione.

Problema del concetto di genere nella Neotv: nella Paleotv il presentatore ‘sacerdote’ metteva in scena una liturgia con la quale intratteneva un pubblico di ‘fedeli’ e li guidava nella decodifica di narrazioni testuali note. Nella Neotv invece quel che sembra caratterizzare l’intrattenimento è l’assoluto predominio dell’elemento talk show che si configura come meta genere pervasivo. Basta guardare un qualsiasi programma per vedere come la conversazione spettacolarizzata abbia contaminato tutti i generi tv, in questo modo si è potuti arrivare alla terza fase della tv; quella dei REALITY SHOW (2000-2006). A tal proposito Taggi (2003) ha definito tutti i reality NEO-NEOTV dove i generi classici vengono sostituiti da generi “inquieti”, in cui ogni codice viene ricontestualizzato, non per trasformarsi in un altro genere ma per tenere verso il codice di partenza. Abbiamo di conseguenza una commistione di linguaggi in cui quello verbale riacquista una rinnovata centralità. La parola sembra riacquistare la sua potenza produttiva e creativa essendo il motore e il vettore dello spettacolo televisivo.

Nella fase paleotv il divertire era, dopo l’insegnare e l’educare, il terzo obiettivo che il servizio pubblico si proponeva di attuare seguendo una politica basata sull’estensione della programmazione e sull’investimento degli spettacoli leggeri: varietà, manifestazione canore e musicali e quiz (importazione americana).

Programmi di rilevanza linguistica:

• Primo grande varietà della tv italiana è STUDIO UNO di Antonello Falqui. L’italiano utilizzato è un italiano

medio-alto, rispettoso della norma, basato sull’esecuzione di battute prestabilite.

• IL MUSICHIERE (gioco a premi di Garinei e Giovannini) offre uno spaccato di varietà regionali che vengono

irradiate in tutto il paese (conduttore romano Mario Riva), contribuendo così a far diminuire il divario fra l’italiano formale e stereotipato e l’italiano parlato.

• FESTIVAL DI SANREMO: punto d’incontro tra la fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. L’italiano

del Festival di Sanremo è un parlato su scaletta altamente pianificato e in gran parte orientato verso un italiano dell’uso medio. I programmi simil Sanremo sono raggruppati in MEDIA EVENT che usa un registro stilistico brillante, riproduce il plurilinguismo tipico dell’evoluzione socio-stilistica della nostra lingua, usando le risorse dei linguaggi settoriali e dei registri diastatici e diafasici più vari.

• ONE MAN SHOW: spettacolo costruito sulla figura del conduttore che, con il suo stile, informa tutta la linea

narrativa del programma (Fiorello, Adriano Celentano..).

• LASCIA O RADDOPPIA? Primo quiz della tv italiana grazie al quale la tv trova una legittimazione sociale

inserendosi nel tessuto socioculturale del Paese e creando forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici per la fruizione collettiva del programma. Questo è il primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell’italiano nel processo di avvicinamento tra scritto e parlato. Mike Buongiorno: informale standard, sintatticamente precario, parlato semispontaneo atto a riflettere le tendenze della lingua comune.

EDUTAINMENT: genere ibrido ben rappresentato da trasmissioni che si collocano a metà strada tra divulgazione e intrattenimento (es. Elisir, Alle falde del Kilimangiaro). Utilizzano un calibrato registro didascalico negli inserti specialistici, giust’apposizione tra il parlato-scritto del commento ai filmati e il parlato-parlato della conduttrice.

TALK SHOW: infinita conversazione che scorre dentro gli altri generi senza farsi assimilare. Il primo è Bontà Loro di Maurizio Costanzo, susseguono poi Acquario, grand’Italia e Maurizio Costanzo Show. Questi sono spettacoli dove, accanto al parlato degli ospiti, vengono intervallati da intermezzi musicali, numeri di cabaret, esibizioni di artisti e attori. La modalità comunicativa di Maurizio, basata su un dialogare disteso, è rappresentata dalla sua capacità di dare e togliere la parola a seconda della maggiore o minore efficacia scenica dei suoi ospiti. La soglia si è abbassata, la tv accoglie la quotidianità, la routine, la realtà: ci si avvia al reality.

AL POSTO TUO: talk show in cui due attori si rivolgono al programma per essere aiutati a prendere una decisione; tutto ciò che conta è la verosimiglianza, la simulazione di un motivo narrato, la spettacolarizzazione di una conversazione studiata dagli sceneggiatori del programma e poi attentamente simulata. Qui si alza la soglia: il talk, una volta sperimentata la sua formula, non ha più bisogno di simulare, per avere successo, che le storie siano vere e che persone reali si rivolgano al programma. Dal punto di vista linguistico si avverte la simulazione di un parlato tendenzialmente spontaneo, per se impostato su una scaletta e di conseguenza esposto a un forte condizionamento diafasico.

REALITY SHOW: si alza la soglia di realismo verso un paradossale rovesciamento dello spettacolo teatrale o dell’effetto spettacolare del reale. La realtà si fa materia narrativa che può essere manipolata e spettacolarizzata per appassionare il pubblico, anche se i protagonisti non sono vip, ma persone comuni. Il fenomeno dei reality nasce nella paleotv negli anni ’80 con la reale simulazione del fatto on Chi lo ha visto?. Il termine “reality”, secondo Taggi, comprende: tv al servizio del cittadino, tv delle emozioni, tv del pubblico con meccanismi di gioco, centralità dei personaggi quotidiani o famosi, tv impertinente e complice dello spettatore. Sempre secondo Taggi ci sono tre tipologie di reality:

1. Reality classico: mette un elemento per vedere la reazione (Stranamore)

2. Reality avanzato: viene alterata la dinamica del previsto e l’imprevisto con il gioco e si concretizza

l’eliminazione (grande fratello, l’isola dei famosi)

3. Reality estremo: le telecamere cercano di cogliere con totale aderenza il racconto della normalità.

Non è un genere così lontano dalla paleotv, anzi, riprende tutti i generi dell’intrattenimento leggero.

Ciò che contraddistingue l’articolato e multiforme panorama dell’intrattenimento leggero è la parola conversata, seriale, simulata motivo per cui affiora l’aspetto ibrido dell’italiano teletrasmesso. All’interno dello stesso programma si passa dall’interazione più o meno spontanea con un ospite in studio, in cui l’italiano si colloca su un registro informale e spontaneo, al messaggio promozionale che il conduttore si limita a recitare (leggendo il testo scritto). Quindi in un’ultima analisi possiamo dire che il parlato delle trasmissioni di intrattenimento si colloca a metà strada tra il parlato serio semplice della divulgazione e dell’informazione e il parlato simulato della fiction. Sfruttando la propria capacità di improvvisazione e piegando il testo scritto alle esigenze contingenti, il conduttore costituisce il suo stile comunicativo attraverso le più varie strategie discorsive. La caratteristica strutturale dell’italiano dell’intrattenimento sembra essere l’estesa escursività di registri e di stili linguistici in un “continuum di varietà intermedie tra scritto e parlato”; ciò è diretta conseguenza del processo di ibridazione e commistione di generi che connota l’attuale geografia dell’intrattenimento televisivo. Gli inserti di italiano popolare e regionale possono considerarsi sporadici nel parlato dei conduttori, affiorando invece, in modo più accentuato, nel parlato degli ospiti fissi o occasionali di alcune trasmissioni.

IL CORPUS: è costituito da programmi di intrattenimento che sono andati in onda dal 2000 al 2006. Nella costruzione del campione si è tenuto conto del genere, dell’audience, lo stile comunicativo dei conduttori.

ANALISI MORFOSINTATTICA nella lingua dell’intrattenimento televisivo: non presenta particolari novità rispetto al repertorio dell’italiano contemporaneo; in particolare si riscontrano i fenomeni tipici dell’italiano dell’uso medio.

• Per quanto riguarda il microsistema pronominale dell’italiano dell’intrattenimento i dati reperiti nel corpus

confermano l’assoluta prevalenza dei pronomi personali LUI, LEI, LORO usati in funzione di soggetto, mentre non è attestata alcuna occorrenza di EGLI, ELLA, o ESSO.

• CI molto presente soprattutto seguito dal verbo AVERE, con i superlativi morfologici in –ISSIMO (sia per

l’avverbio che per l’aggettivo).

• Nell’ambito dell’ordine delle parole l’italiano dell’intrattenimento condivide con l’italiano parlato l’esigenza

di distribuire, tramite la segmentazione dell’enunciato in due nuclei fondamentali, l’informazione, mettendone in evidenza i picchi informativi, dando luogo a costruzioni sintatticamente marcate, come frasi scisse e dislocazioni a dx e sx. Nel caso in cui le occorrenze di costrutti dislocati a sx e dx risultano omogenee si

• Si noti “ecco” come segnale di presa di turno, seguito dai demarcativi “insomma” e “voglio dire” che vengono

impiegati come riempitivi per supplire il minimo grado di pianificazione, testimoniato dallo stile sintattico asindetico e caratteristico del parlato spontaneo.

PROGRAMMA CONTENITORE

Nel 1981 fu avviata per la prima volta l’analisi sulla struttura dei programmi tv di intrattenimento, si notò come la novità principale della programmazione e il cambiamento fondamentale del linguaggio della Neotv consistessero nell’uso di “cornici” capaci di comprendere altre forme di spettacolo, adeguandole alla cornice stessa in cui erano inserite. Si passa da generi a metageneri (infotainment, l’edutainment, sportainment) e si preferisce un intrattenimento che ingloba tutti gli altri generi piuttosto che informazione-cultura-intrattenimento della Paleotv. Il programma contenitore è il prodotto della Neotv per eccellenza: elementi di diversi generi tradizionali confluiscono in un unico spazio di rappresentazione. Dilatato in un ampio arco di tempo all’interno del palinsesto televisivo punta a “trattenere” lo spettatore e ad “attrarre” una vasta gamma di categorie sociali. Il programma contenitore diventa così “specchio” socio-etico e linguistico di una tv generalista.

All’interno del flusso tv, il contenitore miniaturizza il palinsesto attraverso sequenze di diversa natura:

• Produce la sovrapposizione di diversi linguaggi

• Determina la standardizzazione dei formati, inglobando tipologie di trasmissioni classiche in un’unica cornice

di spettacolarizzazione. Il CONTENITORE è un programma tematicamente vuoto (senza un topic semantico riconoscibile) ma sintatticamente pieno. L’identificazione del programma come tipo testuale a sé ci consente di focalizzare al suo interno le categorie di morfologia e di sintassi:

• Morfologia presenza di diversi frammenti di spettacolo

• Sintassi assemblaggio di questi frammenti affidato al montaggio e al parlato conversazionale del conduttore.

Nella storia della televisione il programma contenitore segna una profonda evoluzione in cui è già possibile distingue ondate o fasi successive che parzialmente sostituiscono o addirittura riposizionano i generi precedenti.

Contenitori festivi: DOMENICA IN & BUONA DOMENICA.

1. DOMENICA IN (1976): in onda su Rete1, occupava tutto il pomeriggio domenicale con telefilm, notiziari,

incontri con ospiti e giochi, collegamenti e informazioni sportive con conduttori che prendevano il “comando” a staffetta. Si può definire Domenica IN come un trittico: quadri di spettacolo giustapposti l’uno accanto all’altro racchiusi dentro una cornice più ampia che garantisce l’unità del programma. La suddivisione in brevi frammenti narrativi offre allo spettatore una facile chiave di lettura e di scelta; l’unità del programma è raggiunta tramite interventi intertestuali (conversazione) e paratestuali (sigle o serpentoni televisivi).

2. BUONA DOMENICA (1985): non ha apportato nella sua struttura cambiamenti radicali sia per quanto

riguarda l’organizzazione spazio-tempo, sia per quanto riguarda lo stile di conduzione. Il programma era scandito in “aspettando Buona Domenica”, “Buona domenica” e “Buona Domenica sera” costrutti alternati strategicamente in modo da evitare il calo d’attenzione. BD cerca di venire incontro alle esigenze più disparate del vasto pubblico domenicale: ciò spiega la presenza di numerosi ospiti provenienti da altre trasmissioni di grande successo che fanno alzare l’audience.

Contenitore feriale: UNOMATTINA 1986 (tattaratatà..tataaann)

• A seconda dei momenti della giornata si instaura una diversa comunicazione con il pubblico, si produce una

“semiotizzazione del tempo” in cui le ore del giorno assumono una differente connotazione simbolica.

• Il pubblico è prevalentemente casalingo, non c’è la famiglia riunita come la Domenica.

• La fascia oraria (tutte le mattine) che condiziona i contenuti della trasmissione e il titolo sembra motivare la

sua posizione all’interno del palinsesto.

• La sua caratteristica principale consiste nel coniugare intrattenimento e informazione, inframezzando servizi di

attualità, interviste agli ospiti in studio, rubriche riguardanti la vita quotidiana, previsioni del tempo.

• La testualità del programma sembra proporsi come rappresentazione di una storia infinita, a carattere ciclico,

accompagnando con le sue rubriche il cammino del telespettatore all’uscita da casa (meteo), davanti all’edicola dei giornali (edizioni tg), nei bar mentra chiacchera con i conoscenti ( interviste agli ospiti).

QUINDI:

• Il linguaggio del contenitore per sua natura omogeneizza in se stesso gli altri linguaggi

• Compatta presenza dell’italiano dell’uso medio e del neostandard. Perché?

• Oralità invadente: semplificazione sintattica e lessicale, che permea anche il parlato-controllato delle

trasmissioni tv

• Ripresa volontaria di alcuni procedimenti di stilizzazione della colloquialità e del parlato informale in

direzione di una vivacizzazione con finalità espressive.

Corpus: distinzione tra contenitori festivi e contenitori feriali, allo scopo della “semioteorizzazione del tempo” che contrassegna il flusso conversazionale e caratterizza il linguaggio della tipologia di programma esaminato. Le due trasmissioni contenitore della domenica pomeriggio sono Domenica In e Buona Domenica e quello feriale è Uno Mattina.

Contenitore Festivo. La conversazione è elemento cardine dei programmi contenitore e strumento coesivo abilmente maneggiato dai presentatori, per questo motivo nell’analisi è stato dedicato ampio spazio al parlato dei conduttori che con la loro presenza sulla scena determinano la cifra stilistica del programma.

• Domenica In : parlato dei conduttori ‘forti’ come Mara Venier e Pippo Baudo

• ha uno stile comunicativo disimpegnato e rilassante, un parlato spontaneo impostato su scaletta.

• Lo stile dei conduttori è un parlato serio-semplice, parlato sciolto colloquiale, tendente raramente

verso lo sciatto e il trascurato.

• Buona Domenica : stile conduzione polifonica, il parlato della trasmissione è più omogenea a volte c’è un

parlato ‘storico’ come quello di Maurizio Costanzo.

• Parlato sciolto colloquiale orientato verso lo sciatto e il trascurato, che rivela una scarsa o inesistente

pianificazione del discorso e presenta interferenze del dialetto.

• Numerosi casi di code switching e code mixing dei conduttori e i vari ospiti.

Analisi dei tratti morfosintattici, lessicali e pragmatico testuali dei contenitori festivi:

• Anal. Morfos. Domenica In ha una tipologia escursiva tra un parlato serio semplice e un parlato sciolto

colloquiale, il parlato di Buona Domenica tende verso un parlato trascurato o sciatto. Sistema pronominale: consistente presenza di lui/lei/loro in funzione di soggetto, mentre per certi versi risulta la prevalenza del pronome interrogativo neutro che cosa sui più colloquiali cosa/che.

• Anal. Sintat. la sintassi marcata è ben rappresentata in tutta la sua fenomenologia:

• la dislocazione a sx è molto presente mentre la dislocazione a dx è meno frequente, si trova nei

dialoghi spontanei tra il conduttore e gli ospiti o nelle allocuzioni del conduttore al pubblico presente in studio.

• Diffusa la frase scissa e il c’è presentativo che, nel parlato dei programmi contenitore, riveste appieno

la funzione di marcare il soggetto e suddividere l’informazione.

• Non è frequente il che polivalente,

• Non è stata rintracciata alcuna concorrenza di uso modale dell’imperfetto

• Si usa moltissimo il condizionale strettamente connesso a un impiego tipolettare all’interno della

trasmissione

• Anal. Stilistico-lessicale il parlato programmato risulta fortemente interferito da un parlato a bracci più

trascurato, determinato soprattutto da situazioni dialogiche impreviste o non agevolmente controllate (alta frequenza di lessemi dal significato generico come cosa, roba, faccenda, tipo )

• Frequente ricorso al verbo polisemico fare, in senso anaforico o cataforico “ma guarda che hai fatto !”

• Colloqualismi, termini e fraseggio tipici dell’italiano dell’uso medio, usati in maniera espressiva,

determinano e connotato lo stile ammiccante del contenitore festivo: “gli hanno fregato la giacca!”, “chi se ne frega !”

• Ricorso alla fraseologia idiomatica e metaforica ch e attinge a un repertorio precostituito e di facile

impiego che acquisisce un valore metalinguistico e intertestuale “..nientepopodimenochè”

• Uso di diminuitivi “un aiutino ”

• Commutazione italiano-dialetto che assolve una funzione stilistico-espressiva: code switching marca

enunciati che tendono prevalentemente a effettuare un cambiamento nella chiave del discorso. Questi slittamenti da un codice all’altro sono accompagnati da indicazioni non verbali (ammiccamenti, gesti, espressioni del volto, sguardi) che facilitano la funzione espressiva assolta dalla commutazione del codice.

• Il tratto socio stilistico caratterizzante dei programmi contenitore risulta essere l’escursività di

registro; spesso all’interno di un breve enunciato è stato rilevato un uso lessicale che oscilla tra colloquialismi e aulicismi.

• Anal. Sintattica sintassi scarna, caratterizzata dall’alta frequenza di procedimenti paratattici o

monoproposizionali.

• Un periodare più articolato si registra nelle parti prevalentemente monologiche in cui sono presenti

testi, solitamente brevi, che possono essere ascritti alla tipologia del parlato controllato.

• Il parlato è più sciolto quanto c’è il dialogo con gli ospiti, in questi casi spicca la formazione

giornalistica dei conduttori.

• Il contenitore si presenta quindi anche a livello linguistico come un continuum di variazioni, senza un

confine formale tra una varietà e l’altra, ma in cui i tratti afferenti a diverse varietà concorrono spesso contemporaneamente nel determinare l’espressività e quindi la cifra stilistica del programma.

Il comico. “ Attraverso la comicità vediamo l’irrazionale in ciò che sembra razionale; il folle in ciò che sembra sensato; l’insignificante in ciò che sembra pieno d’importanza ”. Chaplin. Il registro comico è un insieme di possibili elementi contraddittori che coesistono insieme. Teoria di Bergson: la fonte del comico è la distrazione. Ci sono tre condizioni necessarie alla comprensione del comico:

1. Delimitazione alla sfera dell’umano

2. Il riso si rivolge alla pura intelligenza, presupponendo una sorta di anestesia momentanea del cuore

3. Il riso è sempre comunicazione, richiede una risonanza, una condivisione che implichi una complicità che

passa attraverso le mille invenzioni del linguaggio La comicità passa attraverso la parola che ha potere evocativo perché cogliendo la realtà nella sua essenza, al di là del suo significato apparente, stimola l’immaginario collettivo. Ridiamo per distrarci, per ricrearci, in un mondo sospeso e alternativo, la possibilità di realizzare una parentesi di teatralità nell’esperienza della vita. È proprio su questa modalità che la televisione punta con i suoi format di intrattenimento, all’interno dei quali la scenetta comica si colloca come allontanamento dello spettatore alla consuetudine ordinaria. Sin dai suoi esordi la comicità tv ha sempre avuto un forte carattere autoreferenziale e la carica di irriverenza della battuta sarcastica si è da subito rivolta agli stessi personaggi tv. Pensiamo ai protagonisti della paleo tv con Vianello- Tognazzi; il genere comico non figura autonomamente nel palinsesto, ma rimane all’interno dei varietà con la precisa funzione di “far rilassare lo spettatore dopo tante sfarzose e ammalianti numeri di ballo”. In principio c’era il copione, poi ci fu la scaletta. Fra questi due elementi si può collocare la storia della comicità tv, che anche nelle sue evoluzioni recenti è quanto mai complessa e interferita dagli stessi elementi che la dovrebbero veicolare: spettacolo, informazione, chiacchiera, ironia, disimpegno. Dei tre tipi di comicità distinti da Bergson: comicità di situazione, comicità di carattere e comicità di parola, quella inerente all’italiano teletrasmesso televisivo, sembra proprio quest’ultimo, a sua volta distinguibile in ‘comico che il linguaggio esprime’ e ‘comico che il linguaggio crea’. Il discorso comico è composto da una serie di micro-narrazioni, ognuna con un proprio percorso indipendente dal testo scritto, dotato di un linguaggio credibile e adeguato alla realtà mutevole dell’italiano contemporaneo. Le singole micro-narrazioni, caratterizzate da una forte escursività di registri lessicali, si ricompongono in un equilibrio determinato dalla dinamica di momenti elocutivi, battute, pause e accelerazioni enunciative, in base a esigenze di tensione e rilassamento espressivi. Sul fronte stilistico- retorico, una delle principali strategie della comunicazione comica risiede nell’uso delle figure di pensiero quali l’ironia e la parodia che svela il carattere polidiscorsivo della realtà, contrapponendo il significato burlesco all’intenzione comunicativa originaria.

Corpus: Le Iene, Zelig Circus e Mai dire Grande Fratello.

• Le iene (infotainment) propone meno notizie e più varietà, il programma si allinea sostanzialmente agli scopi

di Striscia la Notizia scegliendo uno stile più aggressivo e una sfumatura più nera di umorismo. C’è un cambio di topic continuo, a livello di temi e di toni, che sfrutta il comico come meccanismo di base riuscendo a provocare l’effetto di stupore. Il parlato si appoggia su una scaletta che introduce la dimensione del comico attraverso un doppio livello di costruzione dei discorsi con relativi rimandi alla capacità decodificante del destinatario.

• Zelig comicità stralunata, di impronta surreale. Il presentatore (Bisio) svolge un ruolo più importante di quello

di una tradizionale spalla, anche se il comico ne sfrutta la normalità per far risaltare la propria demenzialità e i propri eccessi.

• Mai dire Grande Fratello si tratta di un prodotto televisivo che ha la funzione di smascherare le ipocrisie, le

meschinità, gli svarioni linguistici dei concorrenti del Grande Fratello. Per l’analisi delle strategie enunciative impiegate in questa trasmissione occorre distinguere tre piani: da una parte le voci dei conduttori fuori campo, che rimangono sempre invisibili al telespettatore (funzione metatelevisiva), il conduttore in studio (funzione narrativa), le immagini commentate (funzione referenziale).

Lo stile dei conduttori: nell’italiano dell’intrattenimento comico, pur fortemente connotato di atopicamente e diastraticamente, sono presenti tendenzialmente tutti i tratti dell’italiano dell’uso medio o del neostandard, sicchè il repertorio sociolinguistico e socio stilistico dell’italiano contemporaneo risulta ampiamente rappresentato.

• Anal. Morfosintattica assoluta presenza di lui/lei/loro in funzione soggetto.

• Uso generalizzato di gli al posto di le , che si configura come tratto idiolettale, connotato in diatopia,

del Mago Forest.

• Numerosi casi di ci attualizzante, soprattutto con il verbo avere, in funzione rafforzativa.

• Le forme elative più ricorrenti nel parlato dei conduttori de Le Iene sono l’aggettivo straordinario e

l’avverbio assolutamente.

• Notevole presenza del c’è presentativo, mentre, sul piano della testualità, esigui sono gli anacoluti.

• Presente il che polivalente con prevalente valore causale.

• Per i tempi verbali, dall’analisi dei testi scrutinati si rileva l’assoluta preferenza per il passato

prossimo in luogo del passato remoto, mentre per i modi, il congiuntivo risulta ampiamente usato. Si segnalano comunque sporadici casi di indicativo nelle completive.

• Per quanto riguarda l’uso modale dell’imperfetto nell’italiano dell’intrattenimento si registra una

notevole presenza dell’imperfetto di cortesia, con forte valenza pragmatica “allora dicevo questo è il momento”

• Significativo l’uso dell’imperfetto con valore potenziale “a questo punto non rimaneva che andare a

far visita”

• Anal. Sintassi la sintassi marcata in tutta la sua fenomenologia è ben rappresentata.

• Nel corpus si rileva il ricorso a strutture sintattiche quali la dislocazione a sinistra più frequente, come

nel parlato reale.

• La dislocazione a destra è documentata sia nella interazioni comunicative tra i comici e il conduttore

di Zelig, sia nei dialoghi in studio delle Iene.

• Molto diffusa la fase scissa, che esplica appieno nello stile comico la propria natura di costrutto

enfatico, devoluto a marcare la struttura informativa su cui si fonda l’effetto umoristico.

• Anal. Stilistico-lessicale il livello lessicale risulta più caratterizzante nel parlato del genere comico rispetto

agli altri livelli dell’analisi linguistica. Si può parlare di ampia escursività dei registri lessicali del comico che riproducono i modelli più attuali di italiano colloquiale, con incursioni sporadiche nel monolinguismo colto o nell’italiano popolare finalizzati entrambi a caratterizzare l’espressivismo delle situazioni comunicative e dei personaggi.

• Le Iene: parlato sciolto e colloquiale

• Zelig Circus: parlato disinvolto, informale e a tratti, spontaneo

• Mai dire GF: parlato medio semplice e fortemente espressivo.

• Anal. Pragmatico-testuale anche per l’italiano dell’intrattenimento comico si può parlare di una lingua

estremamente composita e ibrida, risultante dalla mescolanza di stili comunicativi diversi: parlato spontaneo, parlato recitato su copione, parlato programmato su scaletta e parlato improvvisato. Il conduttore, che ricopre il ruolo di destinante e di narratore, enfatizza le proprie strategie comunicative attraverso una verbalità internazionale che tende a divenire strumento di coerenza logica e di ‘coesione sociale’.

• Anal. Sintattica la sintassi del periodo delle trasmissioni comiche prese in esame, conformemente alle

tendenze dello stile orale, si presenti breve e frammentata, mostrando una decisa preferenza per la costruzione paratattica e le strutture monoproposizionali.

• Nelle frasi subordinate, che di rado superano il secondo grado, si registra una preferenza per i

connettivi che, perché.

• Come nel pluristilismo, così sul piano delle strategie enunciative l’italiano dell’intrattenimento

comico sembra adeguatamente vicino all’italiano contemporaneo, nonché pertinentemente commisurato al genere delle trasmissioni.

CONCLUSIONI.

▲ secondo la caratterizzazione linguistica, testuale e stilistica la lingua dell’intrattenimento sembrerebbe

rispecchiale sostanzialmente il parlato contemporaneo con tutti i suoi tratti e sottotratti.

▲ L’avvicinamento tra scritto e parlato, la semplificazione di alcuni sottosistemi morfologici e il ruolo cardine

svolto dall’italiano dell’uso medio sono pienamente confermati e sono una ulteriore dimostrazione del processo di ristandardazzazione che sta attraversando l’italiano contemporaneo.

▲ Nella lingua dell’intrattenimento non sono stati riscontrati margini di incertezza nei diversi contesti d’uso.

▲ Il corpus analizzato dimostra il profilarsi di un italiano tv autenticamente colloquiale e sciolto che risponde

alle esigenze comunicative e impressive del parlato, attingendo ai registri e agli stili settoriali più diversi. In questa dinamica linguistica un ruolo dominante è giocato dalla tendenza all’espressività, che si concretizza nello stile brillante dei conduttori, parlanti competenti e attenti nel gestire l’escursività stilistica dovuta alla multiforme natura del macrogenere intrattenimento.

▲ La ‘liturgia’ della parola spettacolarizzata si realizza in una modalità stilistica efficacemente comunicativa che

privilegia gli stili brillanti ed espressivi, bilanciati però da toni medi e sostenuti nei contesti d’uso che lo richiedono.

▲ In definitiva l’italiano del macrogenere intrattenimento, con tutti i suoi complessi esiti evolutivi nel passaggio

dalla paleo alla neotv, sembra qualificarsi, grazie alla stabile equidistanza enunciativa dal parlato programmato dal parlato-parlato, e grazie alla costante distribuzione socio semiotica tra esecuzione rituale ed esecuzione quotidiana, come forma intermedia tra lingua di consumo e lingua di riuso.

un rilievo persino maggiore degli argomenti annunciati, avverte che questi aspetti non vogliono tradursi in una trasmissione paludata, ma vogliono accompagnarsi a vivacità e brillantezza:

• Ripetizione del saluto

• Presenza stile nominale

• Ricchezza segnali discorsivi

• Aldo Biscardi (il processo di Biscardi): si tratta di un esordio molto ampio e proprio per questo pausato da

interventi esterni e si tratta della lettura di un testo scritto. Il consueto saluto è seguito dal ringraziamento per gli applausi e da un ‘bentornati’ con cui si indica il Processo come una trasmissione per un pubblico costate e affezionato.

• Andamento più pacato, d’altro canto deve suggerire l’idea di una trasmissione che non nasce a

ridosso degli avvenimenti ma il giorno successivo.

• Aggettivazione iperbolica e in funzione dello stile nominale: storica, grosse, clamorosi, impreviste,

gravi..

• Il testo è semplice: dominio di paratassi, monoproposizionalità, subordinazione che si arresta al

secondo grado.

• La complessità è data da altri elementi: evidente compiacimento per disposizioni ternarie e binarie

• Stile nominale

• Sandro Piccinini (Controcampo): esordisce con ‘eccoci!’ quasi a suggerire una trasmissione già in concitato

movimento, che fa del dinamismo una sua caratteristica.

• Aggettivazione tendente all’eccesso ‘speciale, incredibile, straordinaria, scatenato’

• Scelta del termine ‘vittoria’ che funziona da potente coesivo

• Sintassi nominale

• Andamento giusta positivo, che pare riecheggiare le movenze telecronistiche.

Punto in comune sarebbe lo stile nominale, funzionale tanto alla retorica dell’eccesso quanto la reticenza suasiva capace di trattenere il pubblico.

Servizi. Un forte legame con lo scritto contraddistingue generalmente la testualità dei servizi: precisa progettualità con pianificazione a distanza, assenza di ripensamenti e correzioni, scarsi segnali discorsivi e così via; non paiono esserci differenze legate alle trasmissioni, ma solo allo stile degli autori. Sotto il profilo sintattico si assiste

• al predominio della paratassi,

• ad una forte tendenza alla monoproposizionalità,

• Subordinazione ridotta (ci sono solo relative)

• Accentuazione della sintassi nominale e visibilità dell’implicito che lega il testo all’immagine

• Maurizio Dardano indicava la posticipazione del tema nelle sequenze di apertura e nei modelli narrativi fa

notare il fenomeno di ellissi cataforica del tema.

• C’è una tendenza di recupero, attraverso lo scritto, dell’oralità, non intesa come tale ma come garanzia di

decoro letterario. Nei servizi tv brillantezza e vivacità non si ottengono attraverso l’assunzione immediata di un’oralità per dir così connaturale, ma attraverso l’assunzione, mediata da modelli scritti, della stessa oralità interpretata come ingrediente capace di collocare il testo nell’alveo della scrittura letteraria.

Telecronache. C’è stato un grande mutamento da quando le telecronache sono passate da una a due voci: il giornalista che fa la telecronaca vera e propria è affiancato da un esperto, cui sono affidate le notazioni di natura tecnica. La pluralità delle voci si è ulteriormente arricchita ed è oggi diventata un principio preciso di strutturazione delle telecronache, che muta da sport a sport così come da una all’altra rete televisive. Per l’automobilismo il dato di rilievo è il tecnicismo: il cumulo di elementi tecnici non richiede necessariamente precise conoscenze lessicali da parte di tutti gli ascoltatori e sembra rispondere a una molteplicità di funzioni: in primo luogo, di fronte a una sintassi poco articolata, la disseminazione dei tecnicismo garantisce la coesione del testo e la sua continuità. Inoltre la tecnica offre la possibilità di dominare verbalmente la rapidità ripetitiva dell’evento. Infine il tecnicismo partecipa alla creazione di un generico clima o ambiente tecnologico e scientifico in cui calare gli stessi telespettatori, così che la precisione lessicale si risolve in impressionismo. La telecronaca ciclistica ha meno bisogno dell’insistenza sul tecnicismo. Si può dire che la telecronaca del ciclismo sia tridimensionale: le vicende della corsa, il paesaggio della corsa, la storia, che a sua volta si può distinguere in storia del paesaggio e storia della cosa e dei suoi protagonisti. Storia e paesaggio sono veicoli di citazioni, di un lessico collaudato per esprimere determinate situazioni e di facili strategie retoriche. Dal punto di vista sintattico, la minor velocità pare proporzionale alla diminuzione dello stile nominale e dell’andamento giusta positivo. I cronisti tennistici assistono al gioco in silenzio ed intervengono solo, o quasi, al termine del punto; lo spazio linguistico è estremamente ridotto. Ciò comporta rapidi scambi di battute, per lo più brevissime, da parte dei due

telecronisti che paiono essersi assegnati ruoli precisi: a Tommasi il risultato e la statistica, a Clerici il commento brillante.

Fenomeni sintattico-testuali. Elementi che ritroviamo nell’italiano delle trasmissioni sportive, nelle cronache, nei commenti in studio. La lingua negli spazi dei singoli interlocutori tende ad assumere la fisionomia di parlato parlato, con tutti gli aspetti sintattico- testuali tipici di tale varietà.

• La frammentarietà, la scarsa pianificazione e dunque la mocroprogettazione trovano riscontro nelle pause,

nelle autocorrezioni, nei cambi di programma, in enunciati incompiuti. L’autocorrezione sarebbe motivata solo dalla volontà di innalzare il registro linguistico o di evitare ripetizioni.

• La copiosa presenza di segnali discorsivi e di interiezioni è fatto del tutto consequenziale a un parlato sciolto

quando non di estrema spontaneità tale da far assumere a questi elementi la centralità del discorso.

• Nei programmi di informazione la presa di turno è affidata spesso alla sovrapposizione delle voci; funziona

come indicatore di chiusura e anche di cessione di turno.

Morfosintassi. L’emergere di tratti più marcati o il diverso spessegiare comunque di tratti riconducibili all’oralità è indice frequente di precise scelte di conduzione; inoltre è diverso l’atteggiamento di queste scelte: c’è una oralità ricercata, quasi pianificata, capace di alternare il parlato anche più deciso a scelte di tutt’altro segno e vi è pure un’oralità semplicemente compiaciuta. Altrove gli stessi tratti sorreggono un’oralità che si approssima alla presa diretta e che nasce paradossalmente dalla volontà opposta di creare una lingua che tenda allo scritto o alla maggiore elaborazione.

• Pronomi personali: assenza delle forme tradizionali per le terze persone singolari e plurali ma, quando ricorre

il pronome, sempre lui, lei, loro sia nelle telecronache sia nelle trasmissioni di commento.

• Presenza di ellissi, ripetizioni o riprese di tipo perifrastico.

• Pochissime occasioni di te , diatopicamente marcato.

• Interrogativo neutro preferito è cosa ma non in modo esclusiva, lo fronteggiano, con buona presenza, che cosa

e, pur più raramente, che.

• Molto vivace è il fenomeno del rafforzamento dei dimostrativi questo e quello con qui e lì.

• Ricca presenza di che polivalente, sia nel dialogo in studio sia nelle interviste delle trasmissioni di commento,

senza particolati differenze tra usi dei conduttori, dei giornalisti, degli ospiti. Usi dei tempi verbali:

• Buona tenuta del congiuntivo in tutti i parlanti.

• Le occorrenze di indicativo in realtà scompaiono nel fluire del testo rispetto alla massa degli esiti di norma.

• In tutte le telecronache sono presenti gli usi modali dell’imperfetto “d’altra parte per abbreviare il set doveva

perderlo”/ “questo lo fischiavi anche tu”

• Rara occorrenza di futuro epistemico “ saranno ventimila tifosi”

• Rara presenza di presente pro futuro “domani non ci sono salite”

• Assente l’estensione del passato prossimo a scapito del passato remoto (resiste al di là da eventuali

condizionamenti diatopici in parlanti settentrionali) La sintassi marcata è visibile tanto nelle telecronache che nelle trasmissioni di commento pur con gradazione diversa a seconda dei diversi stili comunicativi, ed ha funzione sia informativa sia espressiva.

• Dislocazioni a sinistra, non solo a indicare la struttura informativa dell’enunciato. (la struttura è presente

maggiormente nelle telecronache tennistiche “da una parte una giocatrice che questo torneo lo ha vinto/due anni fa”.

• Meno frequenti i casi di tema sospeso “ questa partita per essere ancora più importante/ c’è mancato un po’ di

equilibrio eh”

• Presenza (non molto calcata) di dislocazione a destra, dove ancora una volta si distinguono le cronache

tennistiche (ma si ritrovano anche nel ciclismo)

• Presenza di frasi scisse e pseudo scisse sia nelle telecronache sia nei commenti “la Lazio non è che sta

andando un gran che bene”

• Abbondanti strutture presentative nelle telecronache che, insieme a paratassi e a uno stile telegrafico,

sembrano dovute alle specifiche esigenze pragmatiche e testuali delle trasmissioni.

Lessico.

• Forestierismi (specialmente anglicismi) presenti soprattutto nell’automobilismo: pole position, set, box, pit

stop ; nel ciclismo rarissimi e non sempre specifici di questo sport: forcing (dal pugilato), sprint ; nel tennis: net , set, game, match point ; il calcio: big match, cross, pressing, assist ..

• Tecnicismi (specialmente nelle telecronache) nelle quali vengono sfruttati intensamente anche a fini di

concentrazione linguistica; e accanto ai tecnicismi veri e propri si accampano tecnicismi collaterali, voci della lingua comune selezionate però con frequenza tale da assumere un’aura di tecnicità, stereotipi di facile accessibilità e immediato impiego, elementi dal colorito gergale. Per l’automobilismo: griglia di partenza,

aveva rinunciato al ruolo educativo proponendo un’offerta sempre più generalista, la tv satellitare oggi recupera una proposta per bambini e ragazzi insieme ampia, articolata, sperimentale all’interno di un circuito virtuoso con la tv in chiaro. La ripetizione crea riconoscibilità e conseguente rassicurazione; sulla base di tali effetti è poi possibile misurare il successo di audience.

La tipologia testuale dei cartoni animati, destinata a divenire asse portante della programmazione tv per bambini negli anni a venire, cominciò a penetrare nel palinsesto della paleo televisione dapprima attraverso le rassegne del cinema di animazione, per poi dilagare con le opere di Walt Disney e con i cartoons d’autore di Carosello. La serialità entra nella programmazione dei cartoni animati, con le produzioni giapponesi da Heidi a Atlas Ufo Robot e via via fino ai Manga e alle loro evoluzioni televisive con supereroi mutanti, resi familiari e apprezzati attraverso una programmazione ripetitiva, continua, giornaliera, tesa a incrementare i processi di fidelizzazione anche attraverso sofisticate operazioni di merchandising.

Ogni programma per bambini naturalmente riflette nelle sue strutture testuali e linguistiche stereotipi e schemi costruttivi concepiti dagli adulti. Dall’analisi dei questionari del 2005 emergono alcune considerazioni interessanti in merito ai processi di ricezione del parlato televisivo per l’infanzia, nel passaggio dalla fase di input a quella di intake a quella finale di output, ovvero dalla competenza a quella attiva, considerato che il parlato televisivo rappresenta un nucleo importante nella formazione della competenza comunicativa a tutti i livelli, da quello pragmatico a quello lessicale, se non anche fonologico. L’input linguistico viene assorbito attraverso il medium televisivo e nel suo complesso presenta per i bambini qualche difficoltà di ricezione. La rapidità dei tempi televisivi e l’ampio raggio di diffusione del messaggio destinato a un pubblico sconosciuto e potenzialmente indifferenziato rendono in partenza l’informazione difficilmente “selezionabile e criticamente assimilabile dal ricevente”. In secondo luogo il fatto che il messaggio non sia negoziabile crea una serie di problemi. Mancando generalmente il feedback da parte dell’emittente o di un adulto che assista il telespettatore bambino per spiegargli termini e costrutti più complessi, il messaggio teletrasmesso può risultare oscuro o troppo complesso per essere integrato senza mediazioni nella crescente competenza linguistica del bambino più piccolo. Il bambino, bombardato da stimoli non solo visivi ma anche verbali, avrà notevoli difficoltà nel passaggio dalla fase di input a quella di intake, in quando non ha modo di mettere in atto l’essenziale processo di negoziazione.

Corpus:

• Albero Azzurro nasceva con un gruppo di pedagogisti del Dipartimento di Scienze dell’Educazione

del’Università di Bologna (Pitzorno, Piumini, Munari, Gostoli e Andrea Canevaro) dal 1991. Nucleo centrale della programmazione era il recupero di un forte impianto narrativo, fondamento di un rapporto tradizionale tra adulto e bambino, condotto sul filo della trasmissione dell’esperienza. Le figure dei conduttori interagivano con Dodò, pupazzo che simboleggia il bambino piccolo, impertinente curioso, mai sazio di storie. In questo modo si costruiva una testualità ben coesa e coerente, fondata su un dialogo semplice ma vivacizzata da una lingua che mima il parlato quotidiano con qualche concessione al baby talk nell’eccesso di diminutivi e di forme elative, ma non eccessivamente semplificata quanto a forme verbali e lessico.

• il lessico risulta molto ricco, non solo grazie all’inserimento di forme della tradizione poetica

veicolate all’interno di canzoni e filastrocche nello spazio ad esse esplicitamente dedicato, ma anche grazie a un uso non piatto e banalizzante delle risorse del lessico comune.

• L’oralità viene costruita sì a tavolino, ma con un orecchio ben attento alle reali movenze del parlato

quotidiano. Nel segmento di trasmissione dedicato alla manualità è presente una buona componente di tecnicismi, sempre spiegati contestualmente facendo ricorso a forme perifrastiche o sinonimiche.

• Nella terza serie era presente la scultrice Fusako, sicchè i bambini sono entrati in contatto con il suo

foreigner talk. Dal punto di vista linguistico è molto importante perché considerato che il bambino ascoltandola si trova necessariamente a operare dei confronti tra il proprio repertorio grammaticale, quello degli adulti e quello dell’interessante artista.

• Il lessico si presenta decisamente controllato sul versante disfemico e orientato all’uso del repertorio

letterario tradizionale soprattutto nelle parti strettamente narrative e poetiche, ovvero nello spazio dedicato a filastrocche e canzoni.

• I tratti morfosintattici caratteristici del parlato, va osservato che

■ è molto frequente l’uso dativale del gli al posto di loro , mentre non è mai attestato l’uso di

gli al posto del pronome femminile, in linea con le tendenze del parlato più vicine alla norma.

■ Parecchi casi di che polivalente, nelle accezioni funzionali di tipo temporale e causale “basta

che facciamo in fretta che sono in ritardo con il lavoro”

• I tempi verbali sono rispettati e aderenti alla norma anche se è possibile riscontrare qualche

concessione ai processi di semplificazione del sistema verbale attualmente in atto nell’uso medio, soprattutto per gli usi polivalenti dell’imperfetto, in sostituzione del condizionale o in funzione ludica “avevate detto che giocavamo”

■ Il congiuntivo resiste bene nella scrittura della tv per bambini, e anche la sintassi non è

troppo paratattica e semplificata, se consideriamo il discreto numero di subordinate di terzo grado.

• Da un punto di vista tematico-stilistico, almeno fino al 2004, resiste la chiusura della puntata con la

cosiddetta “morale della favola”

• La Melevisione in questo mondo parallelo si inseriscono storie avventurose, momenti di manualità, di musica

e invenzione poetica. Va registrata una complessiva intenzionalità comunicativa rivolta al versante normativo del codice. La lingua adoperata spazia attraverso i registri dell’italiano contemporaneo con eleganza e con padronanza metalinguistica.

• Morfosintassi: ottima tenuta dell’impianto normativo.

■ Sistema pronominale: fra gli usi dativali di gli prevale quello che sostituisce a loro “chi gli

avrà messo in testa..”

■ Evitati i costrutti con ridondanze pronominali come a me mi , a meno che tale costrutto non si

presenti come ripresa a distanza “ a me queste bibite mi hanno un po’ riempito”

■ Discreto è il numero di casi di lessicalizzazione della particella ci “che c’ entra?” e del ci

attualizzante “se ce l’hai fatta..”

■ Che polivalente con prevalenza di valore temporale “è la volta che me la pappo”

• Sintassi marcata: le frasi scisse o pseudo scisse riscontrate nel campione in esame risultano

discretamente attestate, come sostegno di una messa in rilievo tematica necessaria ai fini espressivi.

■ Dislocazione a dx (meno) in linea con l’intenzione di dare alla scrittura vivacità, ritmo e

immediatezza. “ma io non l’ho mai preso il latte

■ Dislocazione a sx (di più) “ il prezzo glie lo faccio io”

• Verbi:

■ viene rispettato l’uso dei congiuntivi e dei condizionali,

■ elevato numero di occorrenze di futuro epistemico

■ molti casi di presente sostitutivo del futuro

■ molte occorrenze di imperfetto in tutta la complessa tipologia delle sue funzioni. I più

frequenti sono gli imperfetti descrittivi “io ne ho viste alcune che avevano dei piattini” e narrativi “la gente che abitava sulle sponde del Nilo prendeva tutto dal fiume”

■ altissima percentuale di casi di passato prossimo, pochissimi di passato remoto, presenti solo

in contesti particolari come quello della lettura di una fiaba. Le strutture testuali dei programmi per bambini in età scolare mostrano caratteristiche ben diverse da quelle dei programmi per la prima infanzia, sia in relazione ai contenuti sia in relazione agli usi lessicali e morfosintattici, un po’ meno sorvegliati e più vicini al cosiddetto linguaggio giovanile.

Nei cartoni animati destinati a un pubblico adulto ma graditi anche ai più piccoli, l’attività di decodifica dei messaggi sia espliciti che impliciti è ovviamente più complessa rispetto a quelli pensati per i piccoli spettatori, considerato l’alto tasso di allusioni, intertestualità, trattazione di tematiche complesse e registri linguistici multipli.

• I Simpson: la serie narra le vicende di una famiglia media americana e tratta in maniera satirica molti aspetti

dello stereotipato stile di vita americano.

• I Griffin: narra in modo demenziale ed esilarante le vicende della famiglia media americana, una serie che ha

fatto discutere per il suo approccio piuttosto brusco a temi importanti, senza limiti di buon gusto, come razzismo, neonazismo, sesso, pedofilia.. a causa di ciò molte nazioni hanno vietato la messa in onda del cartone, e in Italia è stata operata una pesante censura sugli episodi della terza serie, considerata la più irrispettosa. Di questi due cartoni è simile il senso di comicità che pervade i cartoni nonché le punte di nonsense e la forte satira.

• South Park: elemento caratteristico del cartone è come dei ragazzini affrontano situazioni più o meno probabili

della vita quotidiana, col ricorso all’aggressività verbale e fisica. Inoltre, elemento tipico del cartone e fonte di perplessità per telespettatori consapevoli è la mancanza di rispetto mostrata verso sentimenti consolidati nella nostra cultura.

Analisi linguistica de I Simpson e I Griffin. La simmetria esistente nei due cartoni, quanto ai tipi di personaggi ha un suo corrispettivo sul piano linguistico, nella tipizzazione del linguaggio dei protagonisti. È evidente che la lingua dei due padri si attesta su livelli diversi rispetto ai figli o delle madri, caratterizzandosi, per scelte lessicali e stilistiche più che morfosintattiche, su un registro medio e colloquiale, aperto a termini più ricercati ed espressioni stilisticamente e diastraticamente connotate

• Anal. Morfosintattica non sono presenti tratti dell’italiano dell’uso medio. Fa eccezione, per la necessità di

riprodurre l’uso grammaticale inglese, il settore pronominale che presenta le forme lui, lei, loro in funzione di soggetto.

• Bassa frequenza di ci attualizzante con il verbo essere e avere con i verbi fraseologici “ c’ha fregato/

c’ho pensato”

Per quanto riguarda la morfosintassi la tendenza complessiva verso un livello di lingua più normativo, con un certo intento didattico persistente nel tempo, appare chiara non solo nell’uso del sistema pronominale, dove solitamente come il sistema verbale risulti pienamente rappresentato in tutti i suoi tempi e modi verbali con pochissimi casi di forme dell’indicativo al posto del congiuntivo, di presenti al posto del futuro

Per quanto riguarda il lessico questo è ricchissimo e in stretto rapporto col territorio della letteratura per l’infanzia. La presenza di videogiochi permettono nuove interazioni tra i bambini. Non è solo la tv a giocare un ruolo determinante nella costruzione dei modelli linguistici delle nuove generazioni, e non è necessariamente la tv per bambini che risulta la più significativa in termini di modello.

PROSPETTIVE:

▲ Il trend pragmalinguistico della tv per bambini mostra segnali di cambiamento, con effetti imprevedibili sui

processi di acquisizione da parte dei bambini, i quali sono chiamati comunque a riflettere sui modelli linguistici proposti spesso in chiave comica.

▲ Un prossimo studio su tv e bambini dovrà tenere conto dei nuovi assetti comunicativi dei bambini collocati

all’interno del complesso reticolo tra tv, videogioco e web e di realtà in crescita come quella della tv-fai-da-te- su-web.

▲ Se la post-neotelevisione per bambini, che nel suo insaziabile trasformismo tritura generi e linguaggi, propone

pur sempre un “discorso costruito” dagli adulti per i bambini, e la tv satellitare con modalità diverse, da ipermercato più che da supermercato. Resta da chiedersi cosa accadrà quando la “strobe generation” comincerà a costruirsi palinsesti tv in modo autonomo, gestendo contemporaneamente risorse tematiche provenienti dalla tv, dal satellite ecc.