Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Appunti di Storia delle Religioni: Il Sacrificio, il Monoteismo e la Violenza - Prof. Cola, Appunti di Scienza delle religioni

Appunti delle lezioni di storia delle religioni: panoramica sul fenomeno religioso dalle origini della storia umana e sulle principali religioni storiche dagli albori alla contemporaneità

Tipologia: Appunti

2023/2024
In offerta
30 Punti
Discount

Offerta a tempo limitato


Caricato il 26/05/2024

dolores.haze
dolores.haze 🇮🇹

4.3

(4)

4 documenti

1 / 65

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Storia delle religioni
Lunedì 19 febbraio
Testi di riferimento:
G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi,"Manuale di storia delle
religioni, Laterza 1998, con due itinerari alternativi:
1) pp. 5-137; 161-269 (itinerario che include le religioni del mondo
antico);
2) pp. 173-269; 291-436 (itinerario che include le religioni dell'India e
dell’Estremo Oriente).
J. Assmann,"Il disagio dei monoteismi. Sentieri teorici e autobiografici, a
cura di E. Colagrossi, Morcelliana, Brescia 2016
J. Assmann,"Religione totale. Origini e forme dell’inasprimento puritano, a
cura di E. Colagrossi, Lorenzo de’ Medici Press,"2017
La religione è passata da una struttura di pensiero compatta, a una
differenziata, in quanto per lungo tempo è stata indistinta e indistinguibile dalle
altre sfere della vita, in primis da quella politica.
‘La storia delle religioni è una scienza storica e, più precisamente, storico-
comparativa il cui oggetto è costituito da quei fenomeni che, manifestatisi
nell’universalità del tempo e dello spazio, vengono, con termine che lo studioso
farà oggetto di una problematizzazione, qualificati come “religiosi”’. (M.V.
Cerutti, Storia delle religioni. Oggetto e metodo, temi e problemi, 2014).
A. Brelich, Introduzione alla storia delle religioni, 1966: “Noi possiamo chiamare
religioni quei complessi di istituzioni, credenze, azioni, forme di
comportamento e organizzazioni mediante la cui creazione, conservazione e
modifiche adeguate a nuove situazioni, singole società umane cercano di
regolare e di tutelare la propria posizione in un mondo inteso come
essenzialmente non-umano, sottraendone, investendo di valori e includendo in
rapporti umani quanto a esse appare di importanza esistenziale”.
La storia delle religioni nasce come disciplina autonoma in Europa, come
accennato, dalla fine del XIX secolo , sulla base di idee che si fanno strada a
partire dal XVIII secolo. In Italia, la disciplina viene introdotta in ambito
universitario nel 1886 presso l’Università di Roma, con la prima cattedra
assegnata a Baldassarre Labanca.
Il metodo della storia delle religioni è comparativo; in essa è dunque
centrale, fin dalle sue origini, il rapporto con l’alterità.
Rilevante è anche il fenomeno tipicamente contemporaneo
dell’individualismo religioso.
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
Discount

In offerta

Anteprima parziale del testo

Scarica Appunti di Storia delle Religioni: Il Sacrificio, il Monoteismo e la Violenza - Prof. Cola e più Appunti in PDF di Scienza delle religioni solo su Docsity!

Storia delle religioni

Lunedì 19 febbraio Testi di riferimento:  G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni , Laterza 1998, con due itinerari alternativi:

  1. pp. 5-137; 161-269 (itinerario che include le religioni del mondo antico);
  2. pp. 173-269; 291-436 (itinerario che include le religioni dell'India e dell’Estremo Oriente).  J. Assmann, Il disagio dei monoteismi. Sentieri teorici e autobiografici , a cura di E. Colagrossi, Morcelliana, Brescia 2016  J. Assmann, Religione totale. Origini e forme dell’inasprimento puritano , a cura di E. Colagrossi, Lorenzo de’ Medici Press, 2017 La religione è passata da una struttura di pensiero compatta, a una differenziata, in quanto per lungo tempo è stata indistinta e indistinguibile dalle altre sfere della vita, in primis da quella politica. ‘La storia delle religioni è una scienza storica e, più precisamente, storico- comparativa il cui oggetto è costituito da quei fenomeni che, manifestatisi nell’universalità del tempo e dello spazio, vengono, con termine che lo studioso farà oggetto di una problematizzazione, qualificati come “religiosi”’. (M.V. Cerutti, Storia delle religioni. Oggetto e metodo, temi e problemi, 2014). A. Brelich, Introduzione alla storia delle religioni , 1966: “Noi possiamo chiamare religioni quei complessi di istituzioni, credenze, azioni, forme di comportamento e organizzazioni mediante la cui creazione, conservazione e modifiche adeguate a nuove situazioni, singole società umane cercano di regolare e di tutelare la propria posizione in un mondo inteso come essenzialmente non-umano, sottraendone, investendo di valori e includendo in rapporti umani quanto a esse appare di importanza esistenziale”. La storia delle religioni nasce come disciplina autonoma in Europa, come accennato, dalla fine del XIX secolo , sulla base di idee che si fanno strada a partire dal XVIII secolo. In Italia, la disciplina viene introdotta in ambito universitario nel 1886 presso l’Università di Roma, con la prima cattedra assegnata a Baldassarre Labanca. Il metodo della storia delle religioni è comparativo ; in essa è dunque centrale, fin dalle sue origini, il rapporto con l’ alterità. Rilevante è anche il fenomeno tipicamente contemporaneo dell’ individualismo religioso.

I presupposti della storia delle religioni

 È una disciplina autonoma  Studia le religioni in quanto formazioni storiche  Presuppone che non esistano fenomeni religiosi “puri”  Si fonda sulla comparazione storico-religiosa Il fatto che si tratti di una disciplina autonoma non toglie che essa collabori con altre scienze; al contrario, si caratterizza per una spiccata interdisciplinarità. Infatti, è in dialogo costante con le altre scienze, a partire dalla filosofia della religione e della sociologia della religione.

Comparazione verticale

In quanto scienza storica, la storia delle religioni studia in particolare il concreto storico, nel suo manifestarsi ma anche nel suo divenire. “Ogni phainomenon è un genomenon ” (R. Pettazzoni, Il metodo comparativo, Numen 6, 1959)

Comparazione orizzontale

È la comparazione dei fatti religiosi nelle diverse società, sforzandosi di capire come anche le culture altre, comprese quelle antiche, possiedono una loro autonomia concettuale. La nozione di “autonomia concettuale” ( Eigenbegrifflichkeit ) è stata enucleata e per la prima volta così definita da Benno Landsberger. Ogni cultura ha i propri contenitori di significato, che riflettono una specifica organizzazione dell’esperienza. Esistono diversi modi di categorizzare le religioni, tutti ugualmente arbitrari e relativi, che tuttavia sono utili a seconda degli aspetti che vogliamo mettere in luce. Es.: religioni etniche (di cui fanno parte anche le cosiddette religioni illetterate), storicamente contrapposte alle religioni universali. L’ebraismo, per esempio, è difficile da collocare, in quanto sia religione etnica che universale.

L’esperienza religiosa si consolida poi con l’ homo sapiens, del quale sappiamo con certezza da alcuni reperti storici che aveva sviluppato una concezione della vita post mortem. I morti, al tempo, erano sepolti lontano dai viventi; non sappiamo se l’ homo sapiens avesse già sviluppato delle credenze su qualche specifica divinità o spirito protettore. I siti d’arte rupestre rinvenuti nei cinque continenti sono stati definiti da alcuni paleontologi come le “prime cattedrali”. Animismo  È il credo secondo il quale ogni luogo, animale, pianta e fenomeno possiede consapevolezza e sentimento e può comunicarlo agli esseri umani  Non esiste una barriera tra gli esseri umani e il resto del mondo  Prevede l’idea di “partecipazione” Lo sciamano è colui che conosce, per esperienza diretta, quella realtà invisibile che gli altri esseri umani possono conoscere solo temporaneamente e in modo confuso. Lo sciamanesimo in senso stretto è soprattutto un fenomeno religioso circoscritto alla Siberia e all’Asia centrale, ma abitualmente il concetto è stato esteso anche ad altre parti del mondo nelle quali si è sviluppato un fenomeno analogo. Durante le cerimonie, lo sciamano tipicamente “viaggia” verso altre dimensioni, facendosi depositario di conoscenze che poi usa in favore della comunità, soprattutto per quanto concerne l’ambito della guarigione. Va superata l’immagine della religione primitiva come infantilistica, volta all’adorazione di elementi naturali fine a sé stessa: si tratta, al contrario, di un fenomeno già articolato e complesso, il cui fine era atto a cercare di dominare, in qualche modo, una natura imprevedibile, spietata e violenta. Con il passaggio alla sedentarietà del Neolitico, si pongono i germi di una religione organizzata. Emergono veri e propri culti religiosi nuovi, come la venerazione delle statuette di divinità femminili (cfr. celeberrima Venere di Willendorf, 26.000-24.000 anni fa). Con il passaggio dall’agricoltura all’allevamento, invece, prolifereranno le figure di divinità trionfanti maschili. Più che di vere e proprie divinità, è più corretto parlare di culto della terra madre , in un periodo in cui la fertilità della terra era centrale per la sopravvivenza. Possiamo datare i primi sacrifici, con ogni probabilità, tra il IX e il VI secolo a.C. Sacrificio

 Significa “rendere sacro”; è un atto di culto rituale che implica generalmente un atteggiamento di sottomissione al sacro e il desiderio di stabilire con esso un rapporto  Può comportare l’offerta di doni, cerimonie, invocazioni e preghiere  Oltre alla specifica funzione religiosa di offerta agli dèi, ha la funzione di assicurare la coesione del gruppo La scelta dell’elemento da sacrificare di solito è esterna al gruppo, si rivolge all’altro da sé, a ciò che è percepito come “ altro ”. René Girard e la teoria del sacrificio  Violenza e sacro sono inseparabili  Il sacrificio è un mezzo per esorcizzare la violenza insita in ciascun gruppo attraverso un capro espiatorio  Compiuto il sacrificio, la comunità è pacificata  si attua la violenza per desiderio mimetico  La logica arcaica del sacrificio viene superata solo con il cristianesimo , nel quale Cristo assume il ruolo di capro espiatorio Nella prospettiva di Girard, quindi, il dispositivo del sacrificio è fondamentale per esorcizzare la violenza connaturata a ogni società: è un elemento catartico. Esempio biblico di Caino e Abele: Abele sacrificava a Dio il primo nato delle mandrie, ma il fratello, che non era allevatore ma agricoltore, era privato del proprio sfogo sacrificale  rabbia omicida che placa assassinando il fratello. Da qui la condanna divina dell’uomo a vagare come un fuggiasco.

La religione mesopotamica

In Mesopotamia, si sono succeduti una serie di regni in cui la religione era fondamentale. Religione e politica si influenzavano reciprocamente. Il pantheon sumero, in particolare, era strutturato a immagine e somiglianza della società. La festa , nella società mesopotamica, era un rito attraverso il quale si realizzava il recupero della dimensione dell’ alterità sacra , a tutti i livelli. Essa aveva una valenza retrospettiva (simboleggiava il volgersi indietro, verso il tempo dei primordi) e una valenza prospettica , nella misura in cui riproponeva i fondamenti mitici a partire dai quali risultava di volta in volta garantito l’ordinato susseguirsi delle opere e dei giorni che scandivano il tempo normale. Ogni città aveva un dio tutelare. Il più celebre era Enki. Tra dèi mesopotamici ed esseri umani sussisteva una distanza incommensurabile. La religione mesopotamica è una religione di natura reverenziale ; gli dèi non erano amati, ma solo temuti e rispettati.

Lunedì 26 febbraio Il sacerdote , nella società mesopotamica, è un intermediario tra il cittadino e la divinità: il sacerdote non è, come in altre religioni, assimilabile a una divinità. N.B. : nella religione mesopotamica possiamo intravedere il monoteismo in germe : ci si avvicina con la sua concezione gerarchica delle divinità. La potenza di un re era proporzionale alla bellezza e alla grandezza del suo palazzo. I templi divennero col tempo dei centri di potere, e i sacerdoti diventarono sempre più potenti, in virtù dei continui doni ricevuti: perlopiù abiti, gioielli e schiavi che venivano via via accumulati. Per questo, i saccheggiatori iniziarono a prendere di mira i templi. Alcune figure che si occupavano del sacro:  Il sacerdote, che aveva funzione sacra e amministrativa  Il cosiddetto “chierico del popolo”  L’indovino  Lo scongiuratore, una sorta di esorcista Un altro elemento che aveva una grande importanza entro la società mesopotamica era la divinazione , ossia l’arte di predire il futuro mediante simboli e segni esterni (come la posizione degli astri, il volo degli uccelli, la forma delle viscere delle vittime sacrificate, ecc.) o mediante manifestazioni divine (oracoli, sogni, presagi, ecc.). I messaggi comunicati da questi elementi dovevano essere esaminati e interpretati da degli esperti, gli indovini , detti baru , che si dedicavano allo studio di ogni fenomeno insolito. Per i mesopotamici, quindi, il mondo sensibile era intelligibile, a patto di saperlo leggere e interpretare. Ogni baru si specializzava in un ambito; pertanto, c’erano gli astrologi, gli studiosi del volo degli uccelli, gli aruspici (coloro che studiavano le viscere), ecc. Era necessario studiare la volta celeste per prevedere il futuro; la Terra era concepita come una circonferenza piana circondata dall’oceano terrestre, sovrastata dal cielo e sotto la quale si trovavano gli inferi: tutto questo andava a comporre una sfera all’esterno della quale si trovava l’oceano primordiale.

 La ricerca della vita eterna

La religione egizia

Giovedì 29 febbraio 31 dinastie egizie. Divisione in Antico, Medio e Nuovo Regno + tutta una serie di periodi intermedi. Nella religione egizia troviamo un pantheon di dèi , ma anche scritti in cui ci si appella a un dio unico  questione dibattuta. Oggi, tuttavia, la religione dell’antico Egitto è considerata politeistica , ma con alcuni elementi riconducibili al monoteismo. Elementi costanti della religione egizia:

  • È politeistica , ma non mancano riferimenti all’ Uno , e momenti “monoteistici”
  • È una religione etnica
  • Non è una religione “rivelata” né una religione del Libro - Preoccupazione per il mantenimento della creazione
  • Credenza nella vita ultraterrena Gli elementi dell’esistenzaRen , Nome: essenza dell’individuo (forza creatrice della parola)  Sheut , Ombra: doppio immateriale dell’uomo e delle forme da lui assunte in vita  Akh , il soffio vitale del cosmo (legame con l’aspetto celeste)

Ba , principio immateriale, impropriamente “anima” (legame con l’aspetto spirituale)  Ka , forza vitale (legame con l’aspetto terreno) La società egizia è fortemente centralizzata e gerarchica. Il faraone, sovrano assoluto, aveva sopra di sé solo gli dèi. La piramide, tipicamente egizia, punta al cielo non a caso. N.B. per gli egizi non c’è un altro mondo, ma un mondo solo. Maat  Significa giustizia , rettitudine, ordine , verità  Indica sia il nome di una divinità che un principio  Si tratta di uno stato continuamente disturbato, che va ripristinato: uomini e dèi devono cooperare attivamente Lo stato è l’ unica forma di comunicazione tra gli dèi e gli esseri umani ; se gli dèi fossero vicini, lo stato non esisterebbe: esso compensa questa lontananza. Quello egizio è un governo teocratico (dal greco theos, “dio”, e kratos, “potere”, ossia “governo di Dio”). Si tratta di una forma di governo in cui la

Neheh : tempo ciclico  Djet : tempo dell’eternità, della permanenza immutabile La mummificazione , che richiedeva una conoscenza anatomica avanzata, aveva lo scopo di mantenere il più possibile l’aspetto del vivente anche dopo la morte. Gli egizi non possedevano un’idea lineare del tempo. Il loro tentativo era quello di “bloccare”, di fermare, in qualche modo, il divenire, fissandolo nell’eternità. Djet è quindi una sospensione del tempo. L’anima, per gli egizi, aveva la potenzialità di essere immortale, ma questo dipendeva dai posteri. Per questo, gli egizi più abbienti spendevano ingenti forme di denaro per le loro tombe. Vigeva una sorta di processo vòlto alla reciprocità tra defunti, viventi e posteri. Credenza nella pratica della pesatura del cuore : se il cuore riusciva a bilanciare la piuma, allora il morto era considerato giusto. Akhenaton/Ekhnaton fu il faraone che instaurò il monoteismo esclusivo , rompendo con la tradizione precedente. Monoteismo amarniano  Sostituzione del dio Àmmone con Aton  Esilio dei sacerdoti  Imposizione dell’unico dio Aton  Chiusura dei templi, abolizione dei culti e delle feste  Trasferimento della corte a Tell el-Amarna L’unico dio di Ekhnaton è Aton. I riti, il culto e i sacerdoti perdono la loro importanza; l’unico mediatore è il faraone. Trauma storico per il popolo egizio  smarrimento dell’identità collettiva. Ekhnaton, alla sua morte, fu condannato alla damnatio memoriae. La nuova capitale fu abbandonata e la corte tornò alla capitale tebana. Venerdì 1° marzo

La religione greca

La categoria di “religione greca” va a ricomprendere un insieme composito di forme religiose, dai vari miti ai culti iniziatici, per poi sfociare nel logos filosofico che andrà a demolire la mitologia stessa. Lo spazio vitale degli antichi Greci si è esteso dal II millennio a.C. al 380 d.C. Nell’antica Grecia, non esisteva una religione unitaria né un centro unico, dal momento che la Grecia era articolata in città-Stato autonome.

Alcuni elementi fondamentali della religione greca:  È politeistica  È una religione etnica  Si sviluppa tutta intorno alle divinità dell’Olimpo  Non è una religione rivelata, quindi non esiste una forma di ortodossia definita  Centralità della polis come unità fondante della vita sociale e politica  Prevale il mito , che sarà poi messo in crisi dalla filosofia Si tratta di un politeismo antropomorfico , in cui gli dèi sono pensati come potenze che si spartiscono l’esistente. Le divinità sono animate, come gli uomini, dalle passioni; tuttavia, a differenza degli esseri umani, sono immortali. Per quanto dotati di poteri sovrannaturali, gli dèi non sono onnipotenti: i loro poteri sono limitati. Per esempio, nessun Dio – nemmeno Zeus – poteva intervenire sulla durata vitale umana stabilita dalle Moire. Gli dèi greci sono inoltre legati a un ideale di bellezza eterna , che simboleggia la vittoria sul tempo. Nella religione greca sono centrali i corpi come emblema del bello , della salute e del vigore  non a caso lo sport nell’antica Grecia è fondamentale.  In Grecia la casta sacerdotale non è permanente: i cittadini accedevano al sacerdozio a rotazione  Il culto degli eroi affiancava quello degli dèi Nella religione greca, i racconti sulla creazione sono pochi e marginali, a differenza di altre religioni antiche. Tra i pochi testi in materia il più celebre è la Teogonia di Esiodo. Questa cosmogonia risentì di influssi orientali.

 Non sono nomoteti  non dettano leggi  Hanno un forte legame con la città Il sacrificio nella società greca poteva essere di due tipi (non umani): da un lato, quello definito holokautein (ὁλοκαυτεῖν), il quale prevedeva la completa distruzione della vittima, che veniva bruciata. Col thyestai (θύεσθαι) (la cui invenzione è attribuita mitologicamente a Prometeo), invece, la vittima viene divisa in due: agli uomini spettano la carne e le viscere, mentre agli dèi vanno le ossa e il grasso. Gli studiosi Sourvinou e Irwood hanno elaborato il modello della cosiddetta polis religion al fine di descrivere il radicamento della religione nella città-Stato greca. Il dibattito su questa teoria è ancora aperto, in quanto per alcuni si tratta di un modello troppo chiuso: secondo gli oppositori di questa tesi, la religione greca trascende anche la polis. Di fatto, è impossibile riflettere sulla religione greca in sé e per sé, come categoria a sé stante, poiché nella Grecia antica la religione non era separata dalla politica. Il modello della polis religion è dunque valido ma limitativo, in quanto è certamente vero che i due elementi in questione erano inseparabili; tuttavia, la religione greca non è nemmeno riducibile al solo elemento politico. La religione greca è dunque incarnata nella polis , ma al contempo la trascende. W. Burkert scrive nell’opera Greek poleis and civic cults: some further thoughts : “C’è religione senza polis, anche se non c’è polis senza religione”. Esiodo e Omero sono considerati i padri della religione greca: si tratta quindi di una religione letteraria , per quanto non sia basata sui precetti contenuti in un libro rivelativo. Cfr. Erodoto, Storie, II, 53: “Ma quale sia l’origine di ciascuno degli dèi o se fossero esistiti tutti eternamente, e quali mai fossero d’aspetto, non lo si sapeva fino a poco tempo fa, fino a ieri, per così dire. Esiodo e Omero, infatti, io credo siano di 400 anni più vecchi di me e non di più, e sono proprio quelli che hanno composto per i Greci una teogonia e hanno dato i nomi agli dèi, dividendo gli onori e le prerogative e indicando il loro aspetto”. L’Iliade, in un certo senso, è come la Bibbia degli dèi greci (non da un punto di vista rivelativo, ma in quanto testo fondativo). Gli dèi non veicolano alcun dogma, alcuna verità assoluta. C’è una componente demonica negli dèi greci, di mescolanza tra bene e male. Questo tema è ripreso e approfondito da Goethe nella sua biografia. L’uomo greco chiede protezione agli dèi, davanti ai quali si trova solo: è in balìa delle forze soprannaturali, non è del tutto padrone del suo agire e ne è perfettamente conscio. Gli dèi greci, inoltre, non sono imparziali né razionali, e infatti possono condurre gli uomini, mal consigliandoli o comunque influenzandoli, alla rovina. Gli dèi talvolta sono generosi, altre volte riflettono anche la spietata indifferenza del cosmo nei confronti dell’uomo. In definitiva, gli dèi greci sono portatori di ambivalenza. Il termine “barbaro” non compare ai tempi di Omero, ma è successivo; risale,

pare, ai tempi di Erodoto. È significativo che esso non sia usato nell’ Iliade , il che rispecchia lo spirito che permea il poema omerico. Questo si sposa con la tesi di Simone Weil sulla continuità dello spirito evangelico, che sarebbe già stato presente in Grecia (nonostante non si trovino appelli alla pace nelle fonti greche, diversamente dalle fonti cristiane che troviamo fin dall’epoca romana, agli albori del cristianesimo). Come già accennato, la religione greca si distingue anche, rispetto alle altre, per la minore presenza di miti relativi alle origini e alla genealogia degli dèi. È la genealogia di Esiodo a indicarci le origini degli dèi greci, la loro teogonia, che include retaggi arcaici plasmandoli: si tratta di un’operazione possibile solo perché questi retaggi sono stati tramandati in forma orale, senza che rimanesse nulla di scritto e, perciò, di fissato. In tutti i miti della creazione , e così anche in quello greco, gli dèi e gli uomini in origine vivevano insieme. Creatore degli uomini è il titano Prometeo (vedi mito). La figura di Pandora, nella religione greca, esemplifica la concezione – che oggi definiremmo misogina – della donna come nefasta per l’uomo, cfr. il mitico vaso, origine di tutti i mali. In questo, la religione greca presenta continuità con la Bibbia  vedasi Eva, all’origine della caduta dell’uomo dall’Eden. Cosiddetta naturalizzazione del pregiudizio: si crea un mito che giustifichi la concezione misogina. La nascita del tempio come luogo di culto avviene proprio in epoca greca; il tempio era inesistente in epoca minoica e micenea. Il termine “tempio” (anticamente tèmplo) deriva dal latino templum, da una radice affine al greco τέμενος “ recinto sacro ”, da τέμνω, “tagliare”. Non c'è mai stata in Grecia una casta sacerdotale permanente e professionale. Accanto al culto degli dèi, si organizza un culto degli eroi. Passaggio cruciale con il prendere piede della filosofia in Grecia, avversata come sovversiva rispetto all’ordine culturale tradizionale, motivo per cui Aristofane prenderà di mira Socrate nell’opera Le nuvole. Nuove forme di religioneindividuale “ sradicano infatti il mito tradizionale: filosofia e culti misterici , che scardinano l’antropomorfizzazione del divino e non sono più così legati alla dimensione collettiva della polis. I culti misterici andavano incontro alle esigenze salvifiche del singolo. Alcuni di questi, come i culti eleusini, erano sotto il controllo di Atene, mentre i culti orfici erano indipendenti e anzi erano spesso critici verso Atene; per esempio, l’orfismo rifiutava i sacrifici cruenti e anche il carnivorismo (per mantenere la purezza degli iniziati). Gli orfici ritenevano che l’anima fosse una realtà immortale che si reincarnava all’infinito finché non si fosse purificata: era dunque possibile salvarla sottraendola alla violenza connaturata alla vita sociale. La trasmigrazione dell’anima (metempsicosi) avviene in un nuovo corpo umano, animale o vegetale in base alla gravità delle colpe accumulate nella vita precedente. Il culto orfico si rifà al mito di Orfeo ed Euridice. Il movimento orfico  È un culto esoterico nato nel VI secolo a. C.

Connessa al senso civico , in quanto è prima di tutto una religione sociale  Non è una religione rivelata, del libro  Centralità del rito , anche se non si risolve interamente nell’aspetto ritualistico  Il sentimento religioso, infatti, non è assente  Aspetto contrattuale o da ut dem, " dare affinché io dia" (rovesciamento del celeberrimo do ut des ) I Romani erano convinti di avere un rapporto privilegiato con gli dèi , in ragione della loro grandezza. Non a caso, il loro rapporto con le divinità tradizionali entrerà in crisi proprio nel momento in cui perderanno potere sotto il peso delle invasioni esterne. A Roma, la cittadinanza definisce la religiosità: se sei un cittadino romano, allora professi anche la religione romana. La mitologia romana si sviluppa attorno alla fondazione di Roma, priva di una vera e proprio cosmogonia. Si teneva conto di tutta una serie di credenze che oggi definiremmo “superstizioni”  grande rilevanza attribuita ai presagi. Il pantheon romano veniva continuamente integrato e rinnovato, nonostante per altri versi i Romani fossero profondamente conservatori. Grande importanza del culto di Vesta , dea dapprima del focolare domestico e poi della città. Le sue sacerdotesse dovevano essere necessariamente vergini , pena la morte; erano sorteggiate tra le ragazze esponenti delle migliori famiglie della città. Il fuoco sacro che vegliavano non doveva mai spegnersi; l’errore non era ammissibile, in quanto si credeva che potesse causare la caduta di Roma. La religione romana non si esaurisce nel culto pubblico, ma entrava nel privato , nelle case. I Lari sono i protettori delle case, del focolare domestico. Davanti al focolare si svolgeva anche la celebrazione quotidiana del culto dei Penati. Mani : insieme di spiriti dei defunti. La mancanza di mitologia è compensata dalla centralità del rito (non a caso in italiano il termine “mito” deriva dal greco, mentre “rito” deriva dal latino). Derivazione etimologica del sostantivo religio dal verbo relegere (guardare con scrupolo, avere riguardo): contestualmente, l’ homo religiosus romano non è colui che “crede”, ma colui che svolge correttamente i riti tradizionali  l’osservanza della religio romana, infatti, garantisce la pax deorum. Il rito è “l’esatto e corretto operare secondo un modello tradizionale rigorosamente fissato”. I riti includevano una vasta gamma di attività, tra cui sacrifici, preghiere, cerimonie, feste e altre pratiche sacre che venivano eseguite secondo tradizioni e prescrizioni specifiche. Il sacro, sacer , nella religione romana si intende come ciò che è “consacrato”, “venerabile”, ma anche “esecrabile”, “maledetto”. Cfr.: Le cose sacre possono

diventarlo solo con l’autorità del popolo di Roma, mediante consacrazione in esecuzione di una legge o di un decreto del senato” (Gaius, II, 5). Nella religione romana, i sacrifici umani erano estremamente esigui (cfr. devotio ). Inoltre, a Roma non esiste una distinzione netta tra sacerdoti e magistrati; la casta sacerdotale non è chiusa. Sacerdos è colui che compie l’atto sacro. Esistevano 4 collegi sacerdotali:  Septemviri  Decemviri  Auguri  Pontefici, che comprendevano:  Pontefice massimo  Re sacrale  Flamini  Vestali Nell’antica Roma era centrale la contrapposizione fas/nefas , ossia tra ciò che è lecito o illecito per la legge divina: si trattava di un criterio regolatore per le attività dei Romani. I rapporti tra dèi romani e stranieri talvolta sono volti all’inclusione, in altri casi portavano alla persecuzione: in ogni caso, tutto doveva essere sottoposto al vaglio dello Stato , in modo da verificare che non venisse messa in discussione la tenuta dello Stato stesso. Pratica della traduzione degli dèi : cosiddetta interpretatio romana. Visione del divino permeabile, mobile, che consentiva l’incontro con l’altro: tipo di religione che non si fa portatrice di una verità unica (altrimenti non sarebbe traducibile). Pratica dell’ evocatio deorum  rito con cui si invitavano le divinità di una città assediata a unirsi al pantheon romano. Fasi della religione romana La religione romana può essere suddivisa in diverse fasi:

  1. Religione arcaica : questa fase comprende le pratiche religiose dell'antica Roma fino all'età regia (753-509 a.C.). Durante questo periodo, la religione era principalmente incentrata sul culto degli dèi protettori della casa e della famiglia, nonché delle divinità legate all'agricoltura. Gli dèi erano venerati attraverso preghiere, offerte e sacrifici.