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Un'analisi approfondita de "la cognizione del dolore" di carlo emilio gadda, esplorando i temi centrali come il dolore, la famiglia e la società. Vengono esaminati lo stile unico di gadda, caratterizzato da un linguaggio ricco e complesso, e le tecniche narrative utilizzate per esprimere il disagio esistenziale del protagonista. Il testo include riferimenti alla villa come elemento chiave e alle diverse edizioni dell'opera, fornendo un quadro completo per lo studio del romanzo. Approfondisce anche il contesto storico e culturale in cui l'opera è stata scritta, offrendo spunti per una comprensione più ampia del suo significato. L'analisi si concentra sui personaggi principali, in particolare don gonzalo e sua madre, e sulle loro complesse dinamiche relazionali. Infine, il documento esplora le tematiche del dolore, della memoria e dell'identità, offrendo una prospettiva critica e interpretativa sull'opera di gadda.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Carlo Emilio Gadda L’elemento della villa è fondamentale perché racchiude i due centri di interesse dell’opera: la casa e la famiglia. Nonostante la costruzione delle ville rappresentasse una moda, nella vicenda privata di Gadda rappresentò una disgrazia (come sarà anche per il protagonista del romanzo). La casa rappresentava la possibilità di ascesa sociale, ma entrati in possesso di tale ricchezza non seppero gestirla. Perché si parla di disgrazia? Il padre di Gadda utilizzò tutte le risorse economiche per costruire la villa in campagna (Brianza); dopo la sua morte, nel 1909, la moglie rimase da sola con i figli piccoli e per mantenere la famiglia dovette fare affidamento esclusivamente ai suoi guadagni (insegnante, poi dirigente scolastica). La villa diventò così un peso per le finanze della donna; sarà solo dopo la sua morte che Gadda e la sorella Clara decideranno di venderla (= depressione per il distacco dalla casa di famiglia) per poi trasferirsi a Longone al Segrino. A testimoniare il disagio scaturito dalla proprietà della villa abbiamo un breve racconto (6/7 pagine) che prese successivamente il titolo di “Villa in Brianza”. È un breve racconto che riprende la vicenda privata di Gadda e i cui perosnaggi sembrano alludere ai componenti della sua famiglia (padre Francesco Pellegatta, figlio Carlo Emiliuccio). La vicenda della villa è alla base della centralità della figura paterna nel romanzo, fulcro dell’odio del protagonista. Il 2 aprile 1936, giorno in cui morì la madre di Gadda, venne sviluppato il nucleo tematico dell’opera. La vicenda narrata si svolge nella tarda estate del 1934, l’episodio principale si svolge nella tarda mattinata del 28 agosto 1934.
Gadda preleva delle parti dalla Cognizione e le propone come racconti autonomi; alcuni esempi sono:
Nella seconda metà degli anni 50 i diritti della raccolta “Novelle dal ducato in fiamme” passarono da Vallecchi a Garzanti. Einaudi, volendo pubblicare la Cognizione, dovette fare i conti con questo editore per poter inserire “La madre”; dalla pubblicazione Garzanti ci avrebbe comunque guadagnato. Il compromesso fu che Einaudi poté pubblicare “La madre” e in cambio Garzanti poté pubblicare come racconto “La visita medica” viene inserita una nota che precisa l’editore che ha concesso la pubblicazione delle parti Dopo la Guerra Fredda (1958-1963) il boom economico portò dei benefici nell’editoria. Nel 1947 nacque il Premio Strega, vincere significava vedere le proprie vendite aumentare. Gadda però ottenne un altro premio nel 1953, il “Premio Viareggio”, con “Novelle dal ducato in fiamme” aumento successo editoria fiorentina Dopo la vittoria Einaudi, nella collana “I coralli”, decise di ripubblicare alcune opere di Gadda: sotto il titolo “I sogni e la folgore” (1955) troviamo “La Madonna dei filosofi”, “Il castello di Udine”, “L’Adalgisa. Disegni milanesi”. Nel 1963 Garzanti fece uscire la raccolta “Accoppiamenti giudiziosi” che conteneva tutti i racconti che Gadda scrisse prima della Cognizione, tra il 1954 e il 1958. Nella raccolta troviamo un’indicazione riguardo la concessione per la pubblicazione de “La visita medica” e “La mamma” rivolta alla rivista “Letteratura” e alla casa editrice Einaudi. ― Caso de “La visita medica” Il racconto venne pubblicato il 27 agosto 1961 (20 anni dopo) sul quotidiano milanese “Il giorno”, occupando 2 pagine (invece della solita singola pagina). L’autore dell’opera si firma “Alis Oco Mdrigal” con un asterisco che riporta alla nota “Anagramma spagnolo di Carlo Emilio Gadda”. Il racconto inizia con l’incontro tra il medico e Battistina (domestica nella villa Pirobutirro) e grazie alla conversazione l’uomo riesce a ricavare ancora qualche informazione sul paziente.
La 1° edizione del romanzo venne pubblicata nel 1963 nella collana “Supercoralli” di Einaudi (con saggio introduttivo di Gianfranco Contini); in realtà allo stesso anno corrispondono due edizioni. Su volere dell’editore, tra l’altro, uscì sul giornale “La stampa” la copertina del libro. Inizialmente sulla copertina del libro venne inserita una foto dell’autore, ma dato il suo disaccordo venne sostituita da un quadro. “Copie civetta” (quelle con la foto) venivano stampate prima dell’uscita ufficiale del libro e fatte arrivare ai giornalisti che lo avrebbero poi annunciato. Nel caso della Cognizione la versione sulle “civette” corrispondeva agli spezzoni pubblicati su “Letteratura”, ma la versione finale dell’opera risultò differente mancanza di parti!! Ma perché proprio nel 1963?
― 1° digressione : scandalo di Gaetano Palumbo Il protagonista della vicenda è il vigile ciclista della zona, Pedro Manganones. In realtà questo non era il suo vero nome, infatti si trattava del nome di un prozio materno; il suo vero nome era Gaetano Palumbo. L’uomo ottenne la pensione di massima categoria (5°) perché rimase sordo da entrambe le orecchie a causa dello scoppio di una granata “penetrante e dilacerante” (così la definì lui stesso) prese in giro, sembrava che esistessero granate comuni e granate speciali, come la sua Azione di quota 131 come mai un uomo sordo poteva fare il vigilante notturno? Pedro raccontava l’esperienza in guerra come fosse un racconto epico, con attacchi e contrattacchi, fino all’arrivo di un temporale che salvò entrambe le parti il suo racconto, ricco di dettagli, veniva considerato veritiero (anche perché era un “uomo puro di cuore”) Lo scandaletto venne diffuso prima da un commerciante di stoffe straniero che giunse a Lukones con un aiutante. A pagina 23 c’è un elemento che riguarda Don Gonzalo: “l’abito nero da sposo” che conservò e che donò al fratello maggiore della Peppa. Dopo la Peppa, la seconda a scoprire lo scandalo fu la pescivendola Beppina e poi la Pina, la moglie nana dell’affossatore provinciale. A pagina 24 c’è un elemento che riguarda la madre di Don Gonzalo: la Peppa riportò anche a lei la notizia riguardante Pedro. Il commerciante e Pedro si incontrarono per caso e scoprirono di essere compaesani. I due, mentre bevevano (nessuno dei due pagò pensando pagasse l’altro), iniziarono a parlare, a raccontarsi novità, a riportare alla mente i ricordi. Durante la conversazione Pedro si lasciò scappare qualche informazione di troppo, informazioni che il compare si affrettò a diffondere ai clienti. Ma fu in occasione di un secondo incontro in un’osteria che l’identità di Pedro, “ridivenuto Palumbo”, uscì allo scoperto e si scoprì inoltre la pensione massima di categoria che aveva ottenuto la perse quasi subito, mentre riacquistò miracolosamente l’udito. ― 2° digressione : i parafulmini di Villa Giuseppina La prima parte contiene una descrizione delle ville del paese, di come vennero costruite e dei diversi stili che nel tempo vennero realizzati.
Tra queste ville quella protagonista è Villa Maria Giuseppina, una villa sciatta, alta, ma piccola, di proprietà della famiglia Bertoloni. La villa aveva due torri (sembravano due giraffe) e due parafulmini che sembravano progettare un piano malefico contro le ville vicine: Villa Enrichetta e villa Antonietta. 21 luglio 1931: temporale molto forte; i danni provocati dai fulmini scaricati dai parafulmini sulle ville vicine portarono a conseguenze sia civili che penali (incuria e danneggiamento a proprietà di terzi). Il fulmine si precipitò sul parafulmine piccolo per poi rimbalzare su quello più lungo della torre più alta; si mosse poi sul tetto, dal comignolo alla grondai attraverso la quale giunse fino alla cantina della villa. Passò poi alla rete metallica del pollaio dietro alla villa per poi arrivare al cancello divisorio tra villa Giuseppina e villa Antonietta; arrivò alla latrina intasata di villa Antonietta fino ad arrivare, non si sa come, a villa Enrichetta dove si scaricò nella vasca vuota della donna di servizio dopo essere passato attraverso un pianoforte. Un secondo fulmine cadde sulle ville due anni dopo, nel giugno del 1933. L’inquilino di villa Giuseppina, il letterato Carlos Caconcellos (poeta della Riconquista e della battaglia di Santa Rosa), era morto due giorni prima dell’accaduto e per questo motivo gli ingegneri non poterono fare quasi nulla. La famiglia Bertoloni cercava quindi un nuovo inquilino che gli permettesse, con i soldi dell’affitto, di pagare le tasse, gli avvocati, le riparazioni non era così facile: data l’importanza del defunto i coniugi non potevano spostare nulla che fosse stato di sua proprietà (la villa sarebbe potuta diventare il luogo delle memorie del poeta o monumento nazionale di proprietà statale) Un terzo fulmine cadde su villa Giuseppina. Si sparse la voce che la villa fosse infestata (altro motivo di preoccupazione per i Bertoloni). Il fantasma compariva dopo che la civetta, a mezzanotte, faceva per tre volte il suo verso; appariva nei pressi del pollaio per poi fare il giro di tutta la villa. Il signor Bertoloni decise che avrebbe affittato la portineria “abitabilissima”, lontana dall’itinerario del fantasma. Riuscì ad affittarla al colonnello medico Di Pascuale che non credeva ai fantasmi e non era interessato alle vicende dei fulmini. Il nuovo medico non diventò uno scomodo rivale per il medico del paese (ad esempio visitando a prezzo più basso) anzi, ebbero occasione di lavorare insieme per curare Pepito che si era rotto una gamba al tennis. A pagina 39 ritorna la vicenda di Pedro: il medico, venuto a sapere dello scandalo (non conosceva però il nome dell’uomo), lo raccontò alla moglie del Bertoloni che, a sua volta, lo raccontò al marito. Il medico, venuto a conoscenza del nome, si rese conto di conoscerlo e divenne il principale detentore della verità riguardo quella storia si “dimentica” di radersi
Nel II tratto della II parte Gonzalo torna a casa.
La madre prova a compiere un gesto di tenerezza verso il figlio (tenta di abbracciarlo), ma lui si scosta; subito dopo si alza da tavola e va a prendere un plico di giornali che aveva comprato per lei Don Gonzalo abbraccia sua madre, la bacia La scena viene interrotta dall’arrivo del peone che porta legni secchi per il camino. Don Gonzalo però sapeva che l’uomo era lì per chiedere qualcosa; già da tempo infatti, aveva fatto notare a lui e alla Signora che sarebbe stato giusto, anche per legge, che il suo lavoro venisse retribuito anche attraverso uno stipendio in denaro e non solo con prodotti dell’orto (quasi ogni anno danneggiati dalla grandine e quindi scarsi) anche perché, stando nei campi tutto il giorno, tutti i giorni, era diventato una sorta di “guardiano della villa”. All’idea Don Gonzalo si arrabbiò come mai prima d’ora. Gli accordi originari prevedevano che il peone potesse prendere per sé tutto il raccolto che voleva (escluse le pere, le mandorle e poche altre cose) e che potesse abitare nell’alloggio adiacente la villa; inoltre, la Signora e il figlio lo pagavano in denaro per lo svolgimento di mansioni aggiuntive e Don Gonzalo gli lasciava i vestiti che non utilizzava più (non erano nuovi, ma comunque utilizzabili). Don Gonzalo si arrabbia nuovamente vedendo il peone atteggiarsi come un marchese in casa sua e anche quando si lamenta per la legna insufficiente la madre si agita Il peone viene licenziato. A pagina 168 c’è uno spazio bianco. Sta arrivando l’autunno e Gadda ce lo fa capire attraverso il paesaggio. Orologio in occasione della laurea del figlio (Politecnico di Torino) la Signora volva regalargliene uno d’oro, ma di seconda mano. Alla notizia Gonzalo si indignò giustificandosi dicendo che c’erano spese più importanti da sostenere e che non avrebbe voluto che la madre comprasse quell’orologio. Emerge un aspetto positivo nel rapporto tra Gonzalo e la madre: l’ammirazione che il figlio aveva nei suoi confronti per le sue conoscenze e la sua cultura. Per la rabbia (pensava che la madre lo usasse come “scusa” per poter dare dei soldi al russo dell’orologio) Gonzalo distrugge un ritratto del padre. Ad un certo punto l’attenzione viene focalizzata sui problemi della casa (terrazzo, muretto, insetti…): il muro era facilmente scavalcabile perché basso e privo di cocci di bottiglia (si dice che il padre decise di farlo costruire così perché contava sulla bontà delle persone che non si sarebbero intrufolate in casa sua). Altro problema era la strada al di là del muretto. Pagina 172: fino al 1970 il romanzo si concludeva qui e la poesia “Autunno”, posta subito dopo, sembrava calzare a pennello. Dopo la poesia vennero inseriti i tratti IV e V; collocare una parentesi lirica nel mezzo della narrazione rappresentava la ripresa di uno stile arcaico rispetto a quello utilizzato. Differenza densità della scrittura: il V tratto risulta compatto, ricco di fatti; il IV tratto è frammentario (4 parti divisi da 3 pause*) e ricco di digressioni.
Gli avvenimenti precipitano e il ritmo della narrazione accelera all’improvviso, discostandosi da un’esposizione lenta, in cui la dimensione spazio-tempo risulta estremamente dilatata.
*1° parte (da pag. 173): Don Gonzalo è sul terrazzo. Non viene precisato quando si svolga la scena che risulta slegata da quella precedente in cui l’uomo licenzia il peone; ora però viene descritto come tranquillo. A pagina 174 viene detto che alla casa venne riservato un trattamento migliore di quello che venne riservato ai figli dei quali, da lì a poco, non si sarebbe saputo più nulla. Vicino a Gonzalo la Peppa e il peone sparlano vicenda del cavaliere Trabatta: i vigilanti delle ville avevano fatto visita al suo castello per convincerlo a iscriversi e pagare le tasse necessarie per usufruire della vigilanza notturna e per avere un’ulteriore copertura parafulmini (dato che come parafulmini utilizzava l’asta per la bandiera nazionale), ma lui aveva rifiutato nonostante gli fosse stato proposto un prezzo minore di quello stabilito (come accadde a villa Pirobutirro). Il castello venne colpito dai fulmini e derubato dai ladri. Gadda allude alla possibilità che siano stati proprio i vigilanti notturni i colpevoli dei furti e che lo abbiano fatto per punire chi non voleva pagare il servizio possibile riferimento al modus operandi del movimento fascista 2° parte (da pag. 181): viene nuovamente ribadita la facilità con cui chiunque poteva intrufolarsi nella casa. Iniziano ad arrivare nella casa una serie di persone: