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Diritto Pubblico: Esercizi e Quiz sul Processo Legislativo Italiano, Appunti di Diritto Pubblico

appunti completi di diritto pubblico, presi a lezione nel corso dell'anno accademico 2021-2022

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 29/01/2023

eleonora-aleksova
eleonora-aleksova 🇮🇹

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Schema che riproduce il carattere gerarchico del sistema; il nostro lavoro consiste nell’esaminare ciascuna
delle fonti che occupano un posto nel sistema e stabilire secondo quale fonte è prodotta.
Per fare ciò abbiamo bisogno della costituzione.
Cominciamo ad analizzare la LEGGE/ LEGGE ORDINARIA: la parola legge, nel diritto, indica solo una
specifica fonte. Nel diritto pubblico, la parola legge indica solo questa forma qua. Il nome completo è legge
ordiaria per distinguerla da altre fonti. Esistono altre fonti con la parola legge. Tuttavia, se non si ci sono
equivoci, la legge ordinaria viene comunemente chiamata legge senza aggettivi. Ogni fonte viene chiamata
tramite abbreviazioni. Qui l’abbreviazione è ‘’l.’’ è una L minuscola.
la legge è una fonte immediatamente subordinata gerarchicamente alla Costituzione. la legge appartiene al
gruppo di FONTI PRIMARIE, sulla riga sotto alla costituzione nello schema.
PRENDIAMO COSTITUZIONE ALL’ARTICOLO 70. Si trova nella seconda sezione, rubricata ‘’la formazione
delle leggi’’.
L’articolo 70 è molto breve: gli articoli dei testi normativi, se nei quali ci sono punti a capo, queste singole
frasi che vanno a capo si chiamano COMMI. Il comma è ogni singola frase separata da un punto a capo.
questa norma dell’articolo 70 risponde alla domanda: da quale soggetto le leggi sono prodotte. La funzione
legislativa significa porre una legge, fare una legge. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle
due camere.
Esiste un organo nel nostro sistema chiamato Parlamento composto dalla camera dei deputati e il senato
della Repubblica. Il parlamento è un organo eletto, composto da queste due camere. La stanza indica nel
diritto la produzione delle leggi. Si chiamano ‘’camere’’ due gruppi di assemblee distinte che insieme
compongono il parlamento. Oggi questo complesso organo chiamato parlamento è composto da 630
deputati e la metà di componenti 615 senatori. In totale il parlamento si compone da 945 persone. Questi
numeri però sono destinati a cambiare. Dalle prossime elezioni, questi numeri saranno ridotti.
Le due camere sono anche separate fisicamente, la camera dei deputati si riunisce a Montecitorio, mentre i
senatori si riuniscono a Palazzo Madama. Le due camere lavorano indipendentemente l’una dall’altra.
l’articolo 70 ci dice che l’attività di produzione è presa in carico dalle due camere.
L’articolo 70 dice però collettivamente dalle due camere, quando poteva essere solo detto dal parlamento:
quell’avverbio ha significato importante: l’avverbio collettivamente ci porta ad un’altra domanda cioè
secondo quale procedura le leggi sono prodotte.
Procedimento di formazione delle leggi.
Il procedimento è una sequenza ordinata di atti. Qual è il primo atto del procedimento legislativo?
Incomincia con una fase INIZIATIVA. La costituzione stabilisce chi può proporre una nuova legge, ce lo dice
l’articolo 71: l’iniziativa legislativa appartiene al governo, a ciascun membro delle camere; il popolo
mediante la proposta di 50000 elettori. Esiste la possibilità che il popolo proponga una legge, però con dei
limiti: c’è un numero minimo di persone che può proporre delle leggi. Questi 50000 non sono cittadini, ma
elettori!!! È sbagliato dire quindi cittadini. Si è elettori, quando sono maggiorenni che abbiano diritto di
voto. L’iniziativa legislativa ha come prodotto la proposta di una legge. Il fatto che si proponga una legge,
non significa che si arrivi ad approvare quella legge. E tantomeno significa che le regole siano regole
effettive. Questo procedimento è talmento lungo, complicato che staticamente è molto probabile che
quella proposta diventi mai legge piuttosto che il contrario. Di fronte ad una proposta di legge è molto
probabile che non diventi una legge. Bisogna stare attenti agli effetti annuncio. Se il governo prevede una
legge che aumenta le tasse ad es, il giorno dopo i giornali hanno in primo piano ‘’ aumento delle tasse’’.
Non è affatto così, è una proposta. Quando si sente parlare di una proposta di legge, è una notizia di
interesse politico. Queste proposte di legge, vengono anche indicate come disegni di legge (DDL). Il DDL è
una proposta, un progetto, niente di più. Una volta che una proposta di legge viene presentata da uno di
questi, quella proprosta è fisicamente un foglio di carta. Siccome la funzione legislativa appartiene alle
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Schema che riproduce il carattere gerarchico del sistema; il nostro lavoro consiste nell’esaminare ciascuna

delle fonti che occupano un posto nel sistema e stabilire secondo quale fonte è prodotta.

Per fare ciò abbiamo bisogno della costituzione.

Cominciamo ad analizzare la LEGGE/ LEGGE ORDINARIA: la parola legge, nel diritto, indica solo una

specifica fonte. Nel diritto pubblico, la parola legge indica solo questa forma qua. Il nome completo è legge

ordiaria per distinguerla da altre fonti. Esistono altre fonti con la parola legge. Tuttavia, se non si ci sono

equivoci, la legge ordinaria viene comunemente chiamata legge senza aggettivi. Ogni fonte viene chiamata

tramite abbreviazioni. Qui l’abbreviazione è ‘’l.’’ è una L minuscola.

la legge è una fonte immediatamente subordinata gerarchicamente alla Costituzione. la legge appartiene al

gruppo di FONTI PRIMARIE, sulla riga sotto alla costituzione nello schema.

PRENDIAMO COSTITUZIONE ALL’ARTICOLO 70. Si trova nella seconda sezione, rubricata ‘’la formazione

delle leggi’’.

L’articolo 70 è molto breve: gli articoli dei testi normativi, se nei quali ci sono punti a capo, queste singole

frasi che vanno a capo si chiamano COMMI. Il comma è ogni singola frase separata da un punto a capo.

questa norma dell’articolo 70 risponde alla domanda: da quale soggetto le leggi sono prodotte. La funzione

legislativa significa porre una legge, fare una legge. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle

due camere.

Esiste un organo nel nostro sistema chiamato Parlamento composto dalla camera dei deputati e il senato

della Repubblica. Il parlamento è un organo eletto, composto da queste due camere. La stanza indica nel

diritto la produzione delle leggi. Si chiamano ‘’camere’’ due gruppi di assemblee distinte che insieme

compongono il parlamento. Oggi questo complesso organo chiamato parlamento è composto da 630

deputati e la metà di componenti 615 senatori. In totale il parlamento si compone da 945 persone. Questi

numeri però sono destinati a cambiare. Dalle prossime elezioni, questi numeri saranno ridotti.

Le due camere sono anche separate fisicamente, la camera dei deputati si riunisce a Montecitorio, mentre i

senatori si riuniscono a Palazzo Madama. Le due camere lavorano indipendentemente l’una dall’altra.

l’articolo 70 ci dice che l’attività di produzione è presa in carico dalle due camere.

L’articolo 70 dice però collettivamente dalle due camere, quando poteva essere solo detto dal parlamento:

quell’avverbio ha significato importante: l’avverbio collettivamente ci porta ad un’altra domanda cioè

secondo quale procedura le leggi sono prodotte.

Procedimento di formazione delle leggi.

Il procedimento è una sequenza ordinata di atti. Qual è il primo atto del procedimento legislativo?

Incomincia con una fase INIZIATIVA. La costituzione stabilisce chi può proporre una nuova legge, ce lo dice

l’articolo 71: l’iniziativa legislativa appartiene al governo, a ciascun membro delle camere; il popolo

mediante la proposta di 50000 elettori. Esiste la possibilità che il popolo proponga una legge, però con dei

limiti: c’è un numero minimo di persone che può proporre delle leggi. Questi 50000 non sono cittadini, ma

elettori!!! È sbagliato dire quindi cittadini. Si è elettori, quando sono maggiorenni che abbiano diritto di

voto. L’iniziativa legislativa ha come prodotto la proposta di una legge. Il fatto che si proponga una legge,

non significa che si arrivi ad approvare quella legge. E tantomeno significa che le regole siano regole

effettive. Questo procedimento è talmento lungo, complicato che staticamente è molto probabile che

quella proposta diventi mai legge piuttosto che il contrario. Di fronte ad una proposta di legge è molto

probabile che non diventi una legge. Bisogna stare attenti agli effetti annuncio. Se il governo prevede una

legge che aumenta le tasse ad es, il giorno dopo i giornali hanno in primo piano ‘’ aumento delle tasse’’.

Non è affatto così, è una proposta. Quando si sente parlare di una proposta di legge, è una notizia di

interesse politico. Queste proposte di legge, vengono anche indicate come disegni di legge (DDL). Il DDL è

una proposta, un progetto, niente di più. Una volta che una proposta di legge viene presentata da uno di

questi, quella proprosta è fisicamente un foglio di carta. Siccome la funzione legislativa appartiene alle

camere, questa preposta deve essere trasmessa alle camere perché la seconda fase del procedimento è la

fase di DISCUSSIONE. Il Parlamento è un luogo in cui si dibatte, si discute. La discussione è il momento in cui

si parla di proposta di legge che è stata ricevuta. La trasmissione significa che questa proposta deve essere

materialmente trasmessa ad una delle due camere. Sulla base di un principio, è indifferente se questa

proposta viene trasmessa alla camera oppure al senato per la discussione.

Es: se viene trasmesso alla camera per la discussione.

Come lavora la camera? Se la camera è assemblea composta da 630 persone, deve organizzare la propria

attività in un certo modo. La camera si riunisce 3 giorni a settimana e ha due sedute, una al mattino e una al

pomeriggio. Di che cosa discutono? Sull’ordine del giorno. Ogni seduta della camera è convocata attraverso

un ordine del giorno che si discutono in quella seduta. Chi forma l’ordine del giorno? Il presidente della

camera. Per ogni seduta, il presidente manda l’ordine del giorno. Nel formare l’ordine del giorno, il

presidente della camera non è affatto obbligato a seguire l’ordine delle proposte.

Commissioni parlamentari: all’interno della camera tra i parlamentari si costituiscono dei gruppi chiamate

commissioni che vengono destinate ad esaminare quelle proposte di legge suddividendosi per materie. C’è

una commissione lavoro tutte quelle che riguardano il lavoro ad esempio. Questi gruppi sono piccoli. Ci si

divide il lavoro per andare un po’ più velocemente: la discussione DDL avviene all’interno delle

commissioni. Quanto ci impiegano a discutere? Dipende, ma qualche mese sicuramente.

Le commissioni possono intervenire sula proposta con delle modifiche e poi fa una relazione in cui spiega

cosa ha fatto. Questa relazione dice anche come si sono espressi i diversi membri, ricostruisce il lavoro.

Quando hanno finito, trasmettono tutto al presidente, al quale spetta di passare alla terza fase, ovvero

l’approvazione. Questa fase ci comporta di sostituire il termine produrre con APPROVAZIONE. Consiste nel

fato che la camera approva il testo perché approvarlo significa esprimere la volontà che quel testo diventi

una legge. L’approvazione richiede che venga messo all’ordine del giorno che venga approvata quella legge.

L’approvazione è frutto di una decisione :la camera è assemblea. Come decidono le assemblee? Votare.

Normalmente quando un’assemblea vota, come si fa a stabilire la decisione presa? Si segue un criterio di

maggioranza. Che cos’è la maggioranza? Il 50% +1 dell’assoluta e della relativa. Assoluta di tutti i

componenti, la maggioranza relativa è quella di chi vota, chi è presente. Se non è scritto nulla, si intende

che la maggioranza è SEMPRE QUELLA RELATIVA. Se viene chiesta la maggioranza assoluta, viene detto

esplicitamente. Le leggi sono approvate dalla camera a maggioranza relativa. Come vota la camera? Oggi

l’approvazione della leggi avviene tramite voto elettronico cioè ogni parlamentare ha un posto, la camera

rileva le presenze. Il sistema dice anche quale sarebbe la maggioranza affinché quel disegno venga

approvato, in quel casos 126. Si apre la votazione, e ogni partecipante ha due pulsanti: favorevole o no. Il

sintema rileva i voti immediatamente. Se l camera respinge, la decisione finisce lì. Potrà essere di nuovo

proposta. Presumiamo che la camera approvi: il presidente della camera prende il testo e lo manda al

presidente del senato. Dopo che la discussione si è svolta in una camera, la stessa discussione e

approvazione deve avvenire di là. Perché quando l’articolo 70 dice collettivamente, vuol dire che per

approvare una legge, deve essere approvata da entrambe. L’importante che alla fine sia approvato da

entrambe le camere. Il presidente del senato dovrà mettere in ordine del giorno il ddl.

I senatori hanno anche loro modifiche, perciò il testo con delle modifiche viene ulteriormente modificato

dalla commissione. Ci deve essere un’approvazione anche per quel testo. Supponiamo che venga messa in

approvazione la legge modificata, voto elettronico, maggioranza…

Bicameralismo perfetto: le due camere hanno entrambe le stesse funzioni, poteri e prerogative. Non c’è un

caso in cui una prevale sull’altra.

Sono unici modi per citare delle fonti. Sul primo modo: c’è una data, a che cosa si riferisce quella data?

Le leggi contengono una data che si riferisce sempre alla DATA della PROMULGAZIONE. Possiamo dire sulla

base di questa info, quando quella legge è entrata in vigore? non lo sappiamo perché abbiamo solo la data

della promulgazione, non abbiamo info sulla sua efficacia. La prima cosa da fare è andare a cercare la

gazzetta ufficiale per trovare quando quella legge è stata pubblicata.

Se ad es. è stata pubblicata il 27 ottobre.

Per avere questa info non mi basata conoscere la data e il numero della legge, ma per stabilire la data della

sua efficacia, devo usare la gazzetta e fare i conti sapendo che la regola della vacatio legis dura 15 giorni.

Il decreto legislativo è fonte direttamente subordinata alla costituzione (d.lg). da quale soggetto è

approvato? Abbiamo visto che la legge sia approvata dal parlamento e due camere. Il parlamento è organo

eletto dal popolo. Siamo noi che eleggiamo la camera e il senato. Il parlamento è organo

RAPPRESENTATIVO. LA LEGGE ORDINARIA CHE DOPO LA COSTITUZIONE è LA FONTE PRIMARIA, DEVE

ESSERE APPROVATA DA UN ORGANO CHE RAPPRESENTA TUTTI I CITTADINI. Il governo, composto al

presidente del consiglio dei ministri più i singoli ministri: insieme formano il governo. L governo,

diversamente dal parlamento, non rappresenta il popolo ma una particolare e limitata maggioranza

politica. Se andiamo a prendere il decreto legislativo scopriamo che è approvata dal GOVERNO. È

apparentemente un’anomalia. È vero che il d.lg è una fonte approvata dal governo, ma non può farlo

spontaneamente, ma solo se è il parlamento che lo delega a farlo. Il d. lg è fonte primaria approvata dal

governo, ma su delega del parlamento. La delega è l’atto con cui un soggetto trasferisce ad un altro

soggetto, l’esercizio di un certo potere, (rimanendo titolare).

Ci sono casi nelle quali il parlamento ritiene opportuno fare esercitare la funzione legislativa al governo.

Il parlamento quando delega il governo, la delega è essa stessa una legge!!! affinchè il governo possa

approvare una legge, serve la delega del parlamento (?).

Un conto è approvare una legge delega, un testo molto breve con contenuti semplici.

La legge delega anziché contenere leggi dice di che cosa il governo si può occupare. Seentro quel tempo

non avviene, la delega scade.

La legge delega deve contenere anche i CRITERI E PRINCIPI DIRETTIVI, cioè indicazioni che il parlamento die

al governo che dovrà apprendere. La legge delega è una legge ordinaria del parlamento, approvata secondo

il procedimento degli articoli 70 ecc, solo che il contenuto c’è un solo articolo in cui si dice ‘’il governo è

delegato di approvare un decreto legislativo su un determinato oggetto (ad esempio codice strada), con

vari criteri e tempo. Quando la legge delega entra in vigore e pubblicata su gazzetta, il governo po' scrivere

il decreto legislativo; il governo approva il decreto legislativo. Una volta approvata, passa al presidente della

repubblica, e lo immette nell’ordinamento. L’atto con cui il presidente immette la fonte dell’ordinamento si

chiama EMANAZIONE. Promulgazione e emanazione sono analoghi ma continuano a chiamarsi in modo

diverso.

Nel 2006 è accaduto che un presidente della repubblica ha rinviato al governo un decreto legislaativo

approvato, mai successo prima. In teoria il governo avrebbe potuto rifiutare il rinvio. Però dal punto di vista

costituzionale il governo non può obiettare, una volta che il d.l viene emanato dal presidente della

Repubblica si chiamerà decreto legislativo 7 marzo 2021, n° 37 ad esempio, poi pubblicato sula gazzetta e

entrato in vigore dopo la vacatio legis…

Il decreto legislativo ha un procedimento relativamente semplice.

ARTICOLO 76

LA COSITUZIONE UTILIZZA UN LINGUAGGIO RICERCATO MA CHE NON E’ FINE A SE STESSO, MA PERCHE’ STA

COMUNICANDO QUALCOSA.

‘’esercizio della funzione legislativa, non può essere delegata l governo se non con determinazione di

principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti’’. Decreto legge =d.l Cos’è il decreto legge? è una fonte primaria immediatamente subordinata alla costituzione e pari ordinata a… Da chi è approvato il decreto legge? Dal governo. Il decreto legge può essere approvato dal governo spontaneamente senza alcun atto del parlamento. Il governo si può riunire, approva il decreto legge, lo trasmette al presidente della repubblica, il quale non ha espressamente un potere di rinvio. Il presidente lo emana, il decreto legge viene immediatamente pubblicato sulla gazzetta ufficiale, senza vacatio, ma entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione. Il decreto legislativo approvato dal governo, è soggetto a rigorosi limiti. Il problema è che nel corso degli anni ll decreto legge è stato utilizzato fuori dai limiti che la costituzione imponeva. Questo procedimento è stato pensato dalla costituzione per situazioni particolari, che la costituzione chiama CASI STRAORDINARI DI NECESSITA ED URGENZA: il decreto legge, può essere approvato dal governo solo n casi straordinari di necessità ed urgenza! Il parlamento che riceve un decreto legge già approvato dal governo di propria iniziativa e mandato poi al presidente, da quel momento ha un tempo di 60 giorni duranti i quali da un lato l decreto legge è stato approvato e ha i suoi effetti e d’altra parte si decide se convertirlo o no in legge. Si dice al parlamento, ritenendo che ci sia una situazione straordinaria di necessità e urgenza, nei prossimi 60 giorni mentre sta producendo effetti, ili parlamento deve decidere se merita o no essere convertito in legge, quindi decidere se approvare una legge che abbia lo stesso contenuto del decreto. Se in quei 2 mesi il parlamento non ci arriva, non viene promulgata una legge di conversione, il decreto legge DECADE… vuol dire che perde i suoi effetti fin dall’inizio, vale a dire è come se non fosse mai esistito. Il decreto legge sotto questo aspetto è provvisorio, perché potrebbe decadere, e se succede è come se non fosse mai esistito.

Articolo 77

‘’il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.’’ Se entro 60 gg il parlamento non li converte in legge i decreti legge decadono fin dall’inizio. Per il parlamento convertire in legge i decreti, significa approvare una legge ordinaria, che riproduca lo stesso contenuto del decreto legge. Il procedimento legislativo è un processo complicato, qui il procedimento è lo stesso ma il tempo è ridotto. Il fatto che decada, genera dei problemi: io vedo sulla gazzetta un decreto che contempla delle norme, quindi mi aspetto sia una norma e la seguo, ma devo sapere che c’è il rischio che non ci siano più, ovvero che possono essere eliminate come se non fossero mai esistite. Se essendo il decreto legge usato in casi straordinari e quindi ce ne dovrebbero essere pochi, negli ultimi mesi c’è elenco dei decreti legge approvati dal governo, sono un numero significativo.

Sono 22, sono troppi. È vero che siamo in una situazione straordinaria a causa dell’epidemia, ma in realtà

sono legate ad altri argomenti. Il problema è che il governo ad un certo punto della storia, si è affermata

l’abitudine di utilizzare il decreto legge al di fuori dei casi straordinari di necessità e urgenza che prevede

l’articolo 76. Si chiama FENOMENO ABUSO DEL DECRETO LEGGE, cioè usato al di fuori dei limiti.

costituzione. Essere in contrasto cioè una fonte dice una cosa, l’altra ne dice un’altra. Oppure dicono due

norme incompatibili tra loro. Quando c’è un contrasto, tra due fonti che sono su piani gerarchici diversi, il

criterio gerarchico comporta che la fonte subordinata in contrasto con quella ad essa sovraordinata, viene

detta ILLEGITTIMA o anche INVALIDA. Che cos’è fonte illegittima? In contrasto con un’altra ad essa

sovraordinata. Quindi è fonte che sta violando il criterio gerarchico che dice che deve essere conforme.

Possiamo anche dire che l’illegittimità è la situazione delle fonti che sono in contrasto con quelle ad esse

sovraordinate. L’illegittimità di una fonte può essere rilevata da chiunque.

Una volta che abbia riconosciuta come tale, da un punto di vista pratico non succede ancora niente.

Quando si trova una fonte illegittima, il criterio gerarchico comporta che sta fonte venga eliminata

dall’ordinamento attraverso un atto che si chiama ANNULLAMENTO. Le fonti illegittime, sono destinate a

venire annullate, dove per annullamento si intende che quella fonte venga eliminata perché in contrasto

con una fonte ad essa sovraordinata. L’annullamento, non può essere presa da chiunque. Riserva a

particolari soggetti il potere di annullare fonti illegittime dall’ordinamento e in più, occorre che prima

qualcuno glielo chieda. I soggetti che possono eliminare fonti illegittime dall’ordinamento sono i GIUDICI.

Fino al momento in cui un giudice non annulli una fonte illegittima, quella fonte resta nell’ordinamento e

continua a produrre i suoi effetti, anche se illegittima!! Fino a quando il giudice non la elimini con un atto

chiamato ordinamento. Una fonte illegittima può essere efficace e produrre effetti. Se nessuno chiede mai

ad un giudice di annullarla, la fonte rimane nell’ordinamento anche se illegittima. Se il giudice annulla la

fonte illegittima, questa rimozione ha effetti RETROATTIVI, cioè la fonte che venga eventualmente

annullata, quando viene annullata, perde efficacia fino da quando è stata emanata o promulgata.

Es 8 marzo 2000, n° 123

Entra in vigore il 30 marzo 2000, la legge x entra in vigore e produce i suoi effetti; qualcuno inizia a pensare

che sia illegittima e quindi in contrasto con la costituzione. Ad un certo punto, il 13 ottobre del 2018

qualcuno sottopone al giudice la questione. Il quale conferma che la norma è illegittima e la elimina

dall’ordinamento fin da quel 30 marzo 2000. È come se non fosse mai esistita. Retroattivo perché agisce

indietro nel tempo.

Effetto dell’applicazione del criterio gerarchico è l’annullamento della fonte illegittima, disposto solo da un

giudice se richiesto, con effetti retroattivi. (in sintesi)

Il criterio gerarchico serve anche per risolvere le ANTINOMIE TRA FONTI( CONTRASTO TRA NORME)

riconoscendo quella sovraordinata e conoscendo come illegittima quella subordinata.

Il criterio gerarchico in alcuni casi non è utile, nei casi in cui l’antinomia riguardi fonti che si trovano sullo

stesso piano o sulla stessa legge.

C’è un secondo criterio: CRONOLOGICO: quando si verifica antinomia tra fonti sullo stesso piano o stesso

tipo, occorre far prevalere la fonte più recente nel tempo.

ESEMPI DI ANTINOMIE:

fonte A e B sono in contrasto tra loro.

ad esempio una dice di andare in pensione a 68 anni, l’altra a 65 (per esempio). Se la fonte A è

gerarchicamente subordinata a b, seguo A, perché B prima o poi verrà annullata perché illegittima.

Quando applico il criterio cronologico, la norma che non seguo, quella che è più indietro nel tempo, non è

destinata ad essere eliminata dall’ordinamento, ma va in contro all’ ABROGAZIONE.

È la conseguenza del criterio cronologico e comporta che la norma più risalente non viene eliminata

dall’ordinamento ma smette di produrre i propri effetti, cessa di essere efficace dal momento in cui entra in

vigore ala norma successiva, più recente, con essa incompatibile.

Quando ci sono fonti in contrasto stesso piano o stessa fonte, comporta l’abrogazione più risalente, ma non

significa che viene eliminata come quelle illegittime, ma smette di produrre i propri effetti (ABROGAZIONE).

DIVERSAMENTE DALL’ANNULLAMENTO CHE è RETROATTIVO, come se non fosse mai esistita, invece la

norma abrogata perde i propri effetti da quel momento in poi, perché per il periodo precedente continua

ad applicarsi la norma abrogata, e quindi resta a regolare i rapporti e eventi prima della sua abrogazione.

Tutto quello che si è verificato prima di un abrogazione di una norma continua ad essere regolata dalla

norma abrogata.!!!!!!!!

È importante riconoscere le fonti e collocarle nel sistema in modo tale da sapere quale criterio utilizzare e

poi IDENTIFICARE LA DATA DELL’ENTRATA IN VIGORE.

MENTRE L’ANNULLAMENTE COMPORTA L’INTERVENTO DI UN GIUDICE, L’ABROGAZINE SI VERIFICA IN

MANIERA AUTOMATICA IMMEDIATAMENTE: quando entra in vigore una norma incompatibile con un’altra,

immediatamente smette di produrre effetti quella vecchia.

ESEMPIO: 18 marzo 2016 e 14 novembre 2021, riesco a stabilire qual è la più recente.

Esiste però un altro modo di provocare l’abrogazione: la situazione è chiamata

REFERENDUM ABROGATIVO (art.75)

LA NOSTRA COSTITUZIONE, TRA LE VARIE SCELTE, hanno deciso che il nostro sistema si basi su un

meccanismo RAPPRESENTATIVO, ovvero le decisioni fondamentali sono prese dal popolo attraverso il

parlamento, che rappresenta il popolo.

Ci sono rarissimi casi (2), in cui la costituzione prevede eccezioni a questa regola, casi di democrazia diretta,

in cui è il popolo a prendere le decisioni.

Uno di queste eccezioni è il referendum abrogativo, in cui il popolo può decidere autonomamente di

abrogare delle fonti in vigore. L’oggetto è e si vuole abrogare una certa legge.

Innanzitutto l’effetto è lo stesso, l’abrogazione di una fonte, ma qui non è sostituita da altre!

Il popolo non vuole una certa fonte, ma il parlamento l’ha approvata, il popolo non la vuole: non dovrebbe

quasi verificarsi una situazione del genere, ci dovrebbe essere armonia. Il referendum ci fa vedere che c’è

crisi, il parlamento non la cambia quindi la cambia il popolo, è un momento critico. Il referendum è stato

utilizzato per abrogare leggi importanti (Ad esempio l’aborto e il divorzio).

Nel caso del referendum ci sono alcuni limiti affinché il popolo possa abrogare una legge:

1. Deve essere richiesto da un minimo di 500 000 elettori;

2. Quando si svolge la consultazione, quando i cittadini votano, per far si che il voto sia valido occorre

che vadano a votare e partecipare al voto almeno il quorum ( 50%+1);

3. Ci sono alcune leggi che non possono venire abrogate mediante referendum, perché si rietine che

per la loro materia, sia inopportuno che il popolo si rivolge direttamente su di esse. LEGGE 71 !!

Sono escluse dal referendum abrogativo le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Non è possibile abrogare disposizioni di rango costituzionale, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria. La Corte costituzionale ha

esplicitato ulteriori criteri di ammissibilità dei referendum con una copiosa giurisprudenza.

‘’Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti’ Ci sono quindi due regolamenti parlamentari: della camera e del senato e si approva a maggioranza assoluta! Quindi 50% +1. Questi regolamenti non sono promulgati o emanati dal presidente della repubblica e non sono pubblicati in gazzetta ufficiale, perché? Perché hanno un compito specifico e si possono occupare solo di quello, cioè organizzazione e funzionamento interni di ciascuna camera. Il nostro ordinamento riconosce al parlamento la prerogativa, il privilegio, di potersi organizzare internamente in maniera autonoma. Da un lato solo i regolamenti parlamentari possono occuparsi dell’organizzazione e funzionamento interno e possono occuparsi solo di questo oggetto. Problema nel collocarla nel sistema delle fonti: esiste una fonte (reg parl.) deve trovare collocazione, solo che genera qualche problema , perché? Non possiamo metterlo sullo stesso piano della costituzione, si collocano in posizione gerarchicamente subordinata alla costituzione. Rispetto alle altre fonti dove si collocano? Sullo stesso piano delle fonti primarie? Genera di nuovo problemi perché se fosse così, di fronte all’antinomia si dovrebbe utilizzare il criterio cronologico e non va bene. Se li mettessimo a livello delle fonti secondarie anche. Che cosa ci porta a dire lo studio dei regolamenti parlamentari? Che il nostro sistema delle fonti secondo il criterio gerarchico e cronologico, non sono sufficienti a spiegare la presenza di tutte le fonti. Quindi esiste un altro criterio chiamato CRITERIO DELLA COMPETENZA: i costituenti hanno ritenuto che la costituzione dovesse attribuire, distribuire compiti diversi a soggetti diversi, cioè alcune fonti si possano occupare di alcune materie, e altre fonti di altri, dividendo così i compiti di alcune fonti da compiti di altre, da qui nasce il criterio: la costituzione assegna a certe fonti il compito di regolare certi aspetti e assegna ad altre fonti, il compito di regolare altri aspetti; il sistema risulta quindi diviso per materie e segnano la differenza di oggetti tra le diverse fonti. Delle camere si occupano i regolamenti parlamentari. Sono fonti statali ma usa il criterio di competenza la costituzione per le leggi regionali (l.r): i costituenti del 46 hanno detto, il nostro territorio italiano è esteso, frutto di un’unificazione, non si è mai sistemata la questione perché dopo l’unità il territorio italiano è stato regnato dal regno di Sardegna, poi il fascismo, la guerra mondiale… dopo lunghi dibattiti e confronti, i costituenti introducono i modelli delle regioni. Danno alle regioni potere legislativo, che possano creare leggi, leggi regionali: le leggi regionali valgono solo nelle regioni in cui sono approvate. Esistono comunque leggi statali e ordinarie, bisogna costruire un sistema. Come si fa a presiedere un sistema in cui coesistano legge stato e legge regioni? Dividere i compiti. Articolo 117 comma 2. È elenco di materie, lì si dice che in quelle materie lo stato ha la funzione legislativa, in tutte le altre che non sono elencate sono materie che legiferano le regioni. È divisione di competenza. Mentre per le regioni il sistema delle fonti finisce li, per le leggi statali il sistema è più complesso, ci sono più fonti ordinati attraverso criterio gerarchico e cronologico. Se si verificano antinomie tra fonti statali e leggi regionali, cioè con competenza diversa, si risolve attraverso criterio di competenza che dice : tra due fonti in contrasto che appartengono a diversi ambiti di competenza deve prevalere quella competente! Vuol dire che devo vedere la costituzione ha assegnato la competenza di occuparsi di quella materia, e poi sarà quell’organo a prevalere. Il criterio di competenza sapere per materie ciò che le fonti possono fare piuttosto che no. I regolamenti parlamentari non hanno a che fare con l’esecutivo. L’ultima fonte da esaminare è REGOLAMENTI DELL’UNIONE EUROPEA. Si possono abbreviare come reg (UE). Sono approvati non da organi del nostro ordinamento ma da ordini dell’Unione Europea. Prevede 4 fonti: i regolamenti, le direttive, le decisione e le raccomandazioni. Sono 4 le fonti dell’UE. Si distinguono nel diverso grado di incidenza che ciascuna fonte ha nel ravvicinare le legislazioni. Ci sono le raccomandazioni che sono fonti NON vincolanti per gli stati. Le decisioni sono fonti particolari che sono vincolanti però riguardano casi concreti, situa specifiche. Le fonti ù vincolanti sono le direttive e i regolamenti: le direttive sono atti con i quali l’UE IMPONE agli stati membri l’adozione di una particolare disciplina. Esiste il punto di composizione di questo conflitto: la direttiva

vincola lo stato, ma ciò che al direttiva stabilisce non produce effetti all’interno dello stato membro, sui cittadini, fin tanto che, lo stato stesso non recepisca quella direttiva, cioè fin tanto che lo stato non decida di far diventare le regole, regole di diritto interno. INTRODURRE FONTE SI CHIAMA RECEPIMENTO, finché non entra non è una regola. Da un lato lo stato è obbligato a recepire, dall’altro può decidere di non farlo. Se lo stato non recepisce entro il termina va in contro ad una sanzione, calcolata dall’Ue per ogni giorno di ritardo con una somma. L’insieme delle sanzioni pecuniarie determina una somma più o meno pari ad un milione giorno. Una direttiva è una fonte quindi molto incisiva perché obbliga allo stato il recepimento. REGOLAMENTO: con il regolamento l’ue detta delle regole immediatamente vincolanti ed efficaci per i cittadini degli stati membri. Vengono stabilite norme che entrano nel ordinamento senza che lo stato faccia nulla, automaticamente. La direttiva dell’ue non entra nel nostro ordinamento se non quando viene recepita dall’ordinamento, cioè approvare la fonte con stesso contenuto. Si colloca dove si colloca la fonte con la quale recepita. I regolamenti entrano automaticamente ma dove si posizionano nel sistema delle fonti? Per 22 anni, professori, universita, parlamento, ecc si sono occupati arrivando a conflitti di questa domanda non riuscendo ad arrivare ad una risposta efficiente. I regolamenti una volta entrati si collocano comunque in posizione subordinata alla costituzione. Ogni criterio risulta inefficiente. Antinomia tra regolamenti dell’unione europea e un’altra fonte primaria. Art 11. “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;’’ Questa norma è stata scritta dai costituenti pensando alla nato e non all’ue che ai quei tempi non esisteva ancora. Dal momento in cui l’italia ha accettato le norme dell’ue ha consentito delle limitazioni di sovranità. Quindi se una legge dl parlamento andasse conrto un regolamento dell’unione europea violerebbe, sarebbe in contrasto all’articolo 11 della costituzione. Quindi vale la teoria della norma interposta :non si può co una legge modificare un regolamento dell’unione europea. Organizzazione: Studio organi che compongono il nostro sistema costituzionale e in quali rapporti stanno gli organi tra loro. Studieremo il parlamento, il governo e il presidente della repubblica. Questi tre organi e i rapporti che li legano: questa parte è anche chiamata FORMA DI GOVERNO. Una delle caratteristica dei regolamenti costituzionali è quella di aver evitato la concentrazione dei poteri in un unico oggetto,; evitare significa distribuirli, attribuire una serie di poteri a più soggetti.. si può attribuire poter diversi a soggetti diversi. Esistono tante forme di governo, ciascuna indica come il potere viene distribuito. Non è frequente che due paesi hanno la stessa forma di governo. Si usa l’espressione FORMA DI GOVERNO per indicare questo. Studieremo alcuni altri organi che fanno parte dell’organizzazione, come la corte costituzionale, il CSM, e la magistratura. PARLAMENTO È un organo eletto, rappresentativo, questo significa che il carattere democratico della nostra repubblica. (art.1): Italia è Repubblica, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla costituzione. Il parlamento è l’organo attraverso il quale esercita la propria sovranità. Ci sono due eccezioni di democrazia diretta (referendum abrogativo e quello dell’articolo 138). Parlamento rappresenta il popolo perché esercita la propria sovranità. Il parlamento ha particolare struttura, detta bicamerale, due camere distinte ma con stessi poteri e funzioni. Camere e senato hanno un regolamento, e ogni camera ha un proprio presidente, eletto a maggioranza assoluta che ha un ruolo importante nella direzione dell’attività delle camere. Esistono dei casi specificamente previsti dalla costituzione, in cui il parlamento si riunisce in seduta comune, cioè le due camere, eccezionalmente, si riuniscono insieme, nello stesso luogo e momento, dando vita al PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE. Quest’ultimo è un organo diverso dal parlamento. Formalmente vengono considerati organi diversi. (es elezione presidente della repubblica: in quei casi il presidente della repubblica è eletto dal PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE). Quando il p in seduta comune si riunisce il presidente della camera diventa anche il presidente della seduta comune.. 630 deputati,315 senatori eletti. Questi numeri, riguardano sempre i parlamentari eletti. Perché questa distinzione? Nel senato ai senatori eletti si aggiungono altri senatori che non sono eletti, pur essendo componenti del senato. Sono i SENATORI A VITA. Non decadono dal ruolo, ma rimangono fino a quando sono in vita. I senatori a vita sono di due categorie: gli EX PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA (di diritto diventano senatori a vita). Il numero di senatori a vita dipende dal numero degli ex presidenti della repubblica. L’altra categoria, sono

n.b nel nostro ordinamento il presidente NON ha un ruolo politico, cioè non esprime alcun indirizzo politico, o assume alcuna posizione politica. L’indirizzo politico è l’obiettivo politico relativo alle decisione che si vogliono assumere fra più decisioni possibili tra vari settori, che attengono all’idea su come modificare una determinata città, ecc… l’indirizzo politico è espresso prima dai partiti politici, che hanno una loro idea di che cosa secondo loro si dovrebbe fare nella società. Il governo ha un suo indirizzo politico, non condiviso da tutti. Il presidente della rep. è fuori da tutto questo. Il fatto che il presidente sia il capo dello stato, rappresenti unità nazionale, sono tutte caratteristiche che si devono accompagnare al fatto che ogni non ha alcun indirizzo politico. La costituzione elenca alcune sue funzioni, ma non dà un compito unico di che cosa fa il presidente, e viene ricavata quindi in modo interpretativo. Il suo ruolo è complesso, composto da tutte le funzioni che esercita. Ha una funzione di controllo, è un organo che esercita attività di controllo, però non è la sua unica e principale prerogativa.. Le singole sue funzioni non devono essere viste come le uniche che svolge. È un organo che svolge attività, frutto di una somma delle sue funzioni. Come si diventa? Che requisiti bisogna avere? La costituzione articolo 83-84. Dice che è eletto in parlamento in seduta comune. Non è quindi eletto direttamente dal popolo. Per le sue elezioni, il parlamento in seduta comune viene integrato con alcuni delegati delle regioni. In particolare da tre delegati per ogni regione. Il presidente della repubblica resta in carica 7 anni. Ogni regione individua (la valle d’Aosta 1) tre delegati, i quali entrano in parlamento in seduta comune con il fine di votare per il presidente della repubblica. Questo significa che l’organo che decide il presidente della repubblica, dal punto di vista numerico risulta: 630+ 315 eletti +5 senatori a vita+58 delegati delle regioni. Come ogni decisione, anche quella relativa al presidente, viene presa attraverso un voto, il quale è soggetto ad alcune regole particolari. Sono di due ordini:

  1. la votazione avviene a scrutinio segreto, per evitare una qualunque coloritura politica.
  2. maggioranze richieste: da un lato il presidente deve essere il più rappresentativo, quindi c’è bisogno di un consenso ampio, ma allo stesso tempo può impedire se il parlamento non può mettersi d’accordo per un certo nome. Per trovare un compromesso, la costituzione prevede la maggioranza dei 2/3 di 1008, se però dopo tre votazioni, non si trova questa maggioranza, dalla 4 votazione in poi basta la maggioranza assoluta (50% +1 di 1008 quindi 505). Una volta eletto, ha un requisito di età (deve aver compiuto i 50 anni di età), e resta in carica 7 anni. Se scaduto il mandato può essere rieletto? La costituzione non ci dice nulla, eccezionalmente al caso di Napolitano, scaduto il mandato di 7 anni, quindi venne rieletto, il quale non rimase per i 7 anni, ma si dimise. (art 83-84-85) L’articolo 87, elenca alcune delle principali funzioni del presidente. La costituzione è molto generica, lascia molta ampiezza di manovra; attribuisce il potere ma non dice in che limiti, fino a che punto.. se lo deve decidere in autonomia il pdr. I due poteri più peculiari sono da un lato la NOMINA DEL GOVERNO, cioè che il pdr nomina il presidente del consiglio dei ministri e nomina i singoli ministri ma non dice nulla né sul procedimento ne sui criteri per scegliere. Questi criteri si sono affermati in assenza di regole, attraverso prassi. L’altro potere, è quello di scioglimento anticipato delle camere. Consiste nel fatto che il parlamento, eletto dal popolo, destinato a rimanere in camera 5 anni, può ad un certo punto essere sciolto dal presidente della repubblica. Lui può mandare a casa, interrompendo il loro mandato anticipatamente. Il presidente ha un elevato numero di consiglieri. RESPONSABILITA’ Alla domanda se ha delle responsabilità non si può rispondere in modo certo; innanzitutto quando parliamo di responsabilità dovremmo sempre distinguerne due tipi: la responsabilità politica e giuridica. La responsabilità politica: in conseguenza ad un’azione di un certo soggetto, si può spostare il consenso politico di cui quel soggetto gode. La responsabilità giuridica: esistono norme di diritto, poste in vigore ed efficaci, le quali prevedono che se faccio una certa azione, subisco una conseguenza.

Es: se durante un passatempo di gioco dilettantistico di calcio, per distrazione si lancia un pallone contro una finestra e la rompi, hai prodotto un danno, tu che hai prodotto quel danno lo devi risarcire. È responsabilità giuridica anche quella penale. Il furto, la rapina, la truffa.. sono tutti comportamenti che se commessi determinano una conseguenza. È una responsabilità giuridica. Responsabilità politica: ce l’ha il presidente della rep? NO. perché non è un organo politico, non ha consenso politico. Quindi la costituzione a fatto una scelta, ha stabilito che non ha responsabilità politica perché chi on ha responsabilità non ha anche consenso, ruolo, consenso e connotazione politici. Il presidente della repubblica non è mai politicamente responsabile degli atti che compie. Il problema è che per arrivare a sostenere ciò, ci si è dovuti riallacciare ad una tradizione politica storica che risale a tempi passati. Prima di quei periodi, nella monarchia inglese, il re era considerato politicamente responsabile. CONTROFIRMA MINISTERIALE: Dire che il re non è politicamente responsabile, comportava che qualcun altro lo era. Si sposta la responsabilità politica dal re su chi quella azione gliel’ha proposta. Non è che il presidente non copia atti che generano reazioni politiche. Il presidente promulga leggi ed emana decreti. Se promulgasse legge in materia di aborto, migrazione, si generano reazioni politiche. L’atto di promulgazione o emanazione, non afferma il fatto che lui sia d’accordo: la firma non è indicatore di adesione politica al contenuto della legge perché non ha posizione politica. Qualunque atto compie, deve essere controfirmato dal ministro che quell’atto gli ha proposto di adottare e la controfirma (Seconda firma dopo quella del presidente), fa spostare la responsabilità politica al ministro stesso. La controfirma è strumento previsto dalla costituzione, attraverso il quale, questa responsabilità politica, viene attribuita al ministro contro firmatario. Articolo 89 ‘’Nessun atto del pdr è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.’’ Nessun atto è valido se non controfirmato, ed è valido da chi ha fatto la controfirma (?) Bisogna distinguere fra atti

  • compiuti nell’esercizio di funzione di presidente;
  • fuori dall’esercizio di funzione di presidente. Per gli atti fuori dalla funzione, il pdr ha responsabilità giuridica come chiunque altro. fino a che è presidente non può essere processato, bisogna aspettare che finisca il mandato. Per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni: non ha responsabilità giuridica. La costituzione ha previsto che non ha responsabilità giuridica se non per due condotte, commettendo le quali ha una responsabilità. Sono chiamate ALTO TRADIMENTO e ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE. ( Due azioni se compiute dal pdr determinano conseguenze giuridiche); tutte le norme penali sono soggette ad alcuni principi fondamentali: -bisogna che la norma dica cosa comporta quella determinata azione e deve essere detto in chiaro preciso la pena.
  • Infine per ritenersi colpevole deve esserci un sistema di accertamento. La costituzione dice che questi due fatti possono essere compiuti solo dal pdr nell’esercizio della funzione. In cosa consistono? Non lo dice, si può dedurre. Ad accusare il pdr può essere solo il PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE. Se viene accusato, non è giudicato da un tribunale ma dalla corte costituzionale, che non ha nulla a che fare con i reati. Messa in stato d’accusa: agli inizi degli anni 70, il pdr fu accusato dal parlamento in seduta comune, di avere un traffico di armi. Procedimento formazione del governo

parlamento. Quando viene chiesta la fiducia, il parlamentari sono tutti presenti, quindi la maggioranza relativa coincide con quella assoluta. Il la camera non vota la fiducia, si dovrà ricominciare. Se la camera dà la fiducia, bisogna andare dal senato. Bisogna avere la fiducia di entrambe le camere… Il parlamento in seduta comuna elegge il pdr, il quale nomina il governo. Tra parlamento e governo ci deve essere rapporto di fiducia e il pdr può sciogliere anticipatamente il parlamento o solo una delle due camere. RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO La fiducia, è il rapporto tra parlamento e governo è un rapporto stabile, permanente, non è sufficiente che la fiducia venga conferita solo al voto. Può accadere che il rapporto di fiducia si interrompa, quindi il governo non può restare in carica. Il governo cade, si verifica la cosiddetta CRISI DI GOVERNO, situazione in cui viene meno il rapporto di fiducia tra parlamento e governo. In quali casi può verificarsi l’interruzione del rapporto di fiducia e quali sono le conseguenze? Il rapporto di fiducia può venire meno per 2 principali ragioni:

1. La mozione di sfiducia;

  1. Questione di fiducia. LA CONSEGUENZA DI ENTRAMBE è LA CRISI DEL GOVERNO. Esiste anche un terzo caso che può portare alla crisi di governo, che sono le DIMISSIOI SPONTANEEDELGOVERNO (questo non è regolato, è frutto di prassi). Crisi di governo = siccome viene meno la fiducia, il governo non può rimanere in carica. Che situazione si crea? Il parlamento è ancora nel periodo della sua durata in carica di 5 anni, il pdr è nel corso del suo settennato. Siamo situazione analoga a quella del giorno dopo alle elezioni. L’unico modo per formare il governo è quello appena studiato. Se c’è una crisi di governo, comporta la formazione di un governo nuovo, quindi il ravviarsi del procedimento citato in precedenza. Non sempre a seguito della crisi del governo si riesce a creare un nuovo governo. La mozione è un movimento e la sfiducia significa che la fiducia viene revocata. È un atto di iniziativa del parlamento che può avere come conseguenza l’interruzione de rapporto di fiducia. Può accadere per varie ragioni di natura politica. La costituzione disciplina la mozione , cercando di adottare alcune cautele, evitando che sia un atto di impulso. L’ultimo comma dell’articolo 94 - Per chiedere al parlamento di votarla (mozione) , non basta l’iniziativa di un singolo parlamentare, occorre un numero minimo. Se c’è questa proposta, non può essere messa prima dei 3 giorni. Quindi la mozione è un atto di iniziativa del parlamento, il quale cambia la sua composizione. Per votare la mozione occorre almeno un decimo dei parlamentari di ciascuna camera e la proposta viene attuata almeno dopo 3 giorni dalla votazione per evitare l’assalto della diligenza con voto palese in ciascuna camera. Qui il bicameralismo funziona alla rovescia: è necessario che le due camere approvino fiducia, però per la crisi è necessario che una delle due approvi la fiducia per la mozione. La questione di fiducia, invece, è un atto utilizzato ‘fin troppo’. La questione è una domanda, perciò è una sorta di domanda sul fatto che esista ancora o no il rapporto di fiducia. È un’iniziativa con cui il governo intende indirettamente domandare al parlamento se il rapporto di fiducia esista ancora oppure no. Mentre la mozione è iniziativa del parlamento, la questione è iniziativa da parte del governo! Cosa vuol dire verificare se esiste oppure no? Se il governo vede che i suoi atti non vengono sostenuti dal parlamento, inizia a chiedersi se continua ad approvargli ancora fiducia. Quando il governo non vede che il parlamento non lo supporta, può ricorrere alla questione di fiducia e consiste che il governo, ritenendo che un approprio atto sia fondamentale per approvare il programma da presentare alle camere, accompagna alla richiesta, l’avvertimento che qualora il parlamento non approvi, esso (governo) si dimetterà. Non esiste un obbligo del governo di dimettersi se il parlamento non approva la fiducia. In entrambi i casi è il parlamento che prende delle decisioni.

DIMISSIONI SPONTANEE DEL GOVERNO

Il governo si dimette senza che il parlamento abbia fatto nulla, senza la questione di fiducia, si dimette di sua iniziativa. Negli anni, questo terzo modo, è stato sconsigliato dai presidenti della repubblica. Le crisi di governo parlamentari, sono frutto della mozione di sfiducia e della questione di fiducia, perché il parlamento si è espresso. Invece la crisi che nasce dalla dimissione del governo spontanea, senza l’intervento del parlamento, si chiama crisi di governo extraparlamentare. I presidenti della repubblica hanno detto di evitare di dimettersi spontaneamente perché non è coerente con la costituzione. Il governo approva un decreto legge e dice al palamento di approvarlo cosi com’è oppure il governo si dimette. Il governo utilizza il decreto legge come strumento normativo anche fuori ai casi straordinari di necessità ed urgenza. Nel rapporto tra parlamento e governo, è il governo che scrive le norme, convertite dal parlamento sotto la ‘’minaccia’’ di dimissione del governo: il ruolo del parlamento si riduce, mentre quello del governo è come se prevalesse: il risultato è che il paese è guidato dalla maggioranza. Qualunque sia l crisi, la conseguenza è sempre la stessa: dimissione del governo, rimettono il loro mandato. Esistono 2 modelli puri di sistemi elettorali che rispondono a logiche diverse. Sono il modello proporzionale e maggioritario. Nel caso in cui venga adottato il sistema maggioritario, si formeranno collegi uninominali poiché ogni circoscrizione eleggerà un solo candidato; se il sistema è di tipo proporzionale, si formeranno circoscrizioni plurinominali poiché ogni circoscrizione non avrà un solo candidato, bensì un numero di candidati proporzionale ai voti espressi. I sistemi proporzionali immortalano i problemi consistenti nella società e, sulla base di quanto espresso dal popolo, distribuiscono i candidati nelle varie circoscrizioni; i sistemi maggioritario funzionano diversamente perché registrano una specifica condizione politica ma cercano di incentivata tramite la possibilità di coalizione tra partiti. In situazioni di crisi politica, i sistemi proporzionali riportando la situazione sociale a livello politico, non sempre riescono a risolvere e non sono sempre fautori di gran chiarezza. I sistemi maggioritari in quei casi possono offrire una visione più semplificata perché il territorio viene diviso in tanti collegi quanti sono i seggi da ricoprire e in ciascun collegio ogni partito presenta un solo candidato: chi vince il collegio vince il seggio. Sistema delle preferenze- sistema proporzionale Il territorio viene diviso in circoscrizioni elettorali. Ogni partito che decide di candidarsi presenta una lista di candidati, ogni elettore quando va a votare deve esprimere una o più preferenze. Al termine, i voti che ciascun partito ha preso su tutto il territorio nazionale vengono contati e viene calcolata la percentuale delle preferenze sulla base del numero dei votanti. Il sistema ad un certo punto viene abbandonato. Quando si interrompe il rapporto di fiducia, il pdr forma un nuovo governo, e ci sono casi in cui non si riesce. Quando si verifica una crisi di governo, si registra questo atteggiamento: il governo si dimette e alcuni dicono che bisogna andare a nuove elezioni per il parlamento. Perché se c’è una crisi di governo si dovrebbe eleggere un nuovo parlamento? Non c’è nessun motivo. La crisi di governo non comporta la necessità di fare nuove elezioni. Può accadere che nelle consultazioni, non si riesca a trovare una possibile lista di ministri che possano ottenere la fiducia da parte del parlamento. Se il pdr non riesce ad individuare alcun governo al quale il parlamento può conferire fiducia, solo a quel punto, ha una sola possibilità: lo scioglimento anticipato del parlamento. Questa è una misura estrema. La costituzione ha previsto il potere di scioglimento per il caso in cui non essendo il parlamento in grado di esprimere alcuna maggioranza, non si riesce a far mettere d’accordo la metà del parlamento, tutti sono in conflitto su tutto. Allora se è così, non c’è altra scelta che scioglierlo e farne eleggere uno nuovo. Da un lato la crisi di governo non comporta la necessità per il pdr di sciogliere immediatamente il parlamento. Il PdR può sciogliere indistintamente le camere (anche solo una delle 2). È assolutamente da evitare lo scioglimento delle camere, perché è un caso estremo. N.B La questione di fiducia è indice di tensione tra governo e Parlamento. il governo Usa questo strumento per far pressione al parlamento:

  1. Si accelerano i tempi;
  2. Evitare l’intervento del parlamento nei propri atti: se il parlamento cambiasse qualcosa nei testi, il governo si dimette;
  3. Conversione decreti legge ~ REITERAZIONE E NON NECESSITÀ Questo utilizzo stravolge la firma di governo. ORGANIZAZIONE DELLA FUNZIONE GIURISTIZIONALE, la quale parola indica la funzione di dire il diritto. Significa che il nostro ordinamento ha già da un certo numero di decenni raggiunto questa configurazione, che i conflitti che i generano tra soggetti devono essere risolte secondo diritto. Si sono sostituiti i sistemi di risoluzione dei problemi; il diritto diventa lo strumento di

Il terzo grado si svolge di fronte alla CORTE DI CASSAZIONE, perché ha il compito di cassare e decide se la sentenza è corretta o meno. È una sola e ha sede a Roma. I giudici e magistrati con funzione giudicante sono distribuiti in questi uffici. I magistrati pubblici ministeri, sono organizzati in uffici chiamati PROCURE. La PROCURA DELLA REPUBBLICA, raggruppa i pubblici ministeri. Dal punto di vista geografico le procure hanno stesse sedi del tribunale, corte d’appello e corte di cassazione. Si chiama proprio procura presso tribunale, presso corte d’appello… il magistrato con funzioni inquirenti inizia a lavorare nella prima fascia del tribunale, poi passa alla procura della corte d’appello e poi alla corte di cassazione secondo la progressione della carriera. Quando si vince il concorso in magistratura, si ha un voto delle prove, ci sono tre scritti e quattro orali, hanno un punteggio e si fa una graduatoria. Si parte del primo e gli si chiede cosa vuole fare. Quando i giudici violano e non lavorano in maniera adeguata sono sanzionati. Chi si occupa di tutto questo? Dei magistrati? Della verifica di correttezza, ecc…? per trovare il compromesso delle controversie, la costituzione ha adottato l’CSM, il consiglio superiore della magistratura. Garantisce l’autonomia e indipendenza per la sua composizione. La costituzione lo struttura in modo particolare perché prevede che sia un organo collegiale, composto da più membri, dei quali il presidente della magistratura è di diritto il presidente della Repubblica. Questo è un segnale di garanzia. Chi è presidente della repubblica immediatamente è anche presidente del csm. Ci sono altri due membri di diritto e sono il presidente della corte di cassazione, ovvero il magistrato giudicante che ha raggiunto il vertice della carriera. Parallelamente il procuratore generale presso corte di cassazione è il magistrato della procura, con funzioni inquirenti al vertice della carriera. Questi sono i tre membri di diritto del CSM: presidente della repubblica, della magistratura e procuratore generale. accanto ai tre membri di diritto, ci sono in più dei componenti eletti in modo particolare che la costituzione non stabilisce in un numero fisso, si limita a dare una proporzione, dice che i componenti eletti devono essere per due terzi magistrati e per un terzo o avvocati con almeno 15 anni di esercizio oppure prof di uni in materie giuridiche. Si prevede che la maggior parte dei componenti siano magistrati, l’organo di governo è composto da magistrati. Non ci sono molti soggetti esterni… (?) il terzo di eletti sono chiamati anche membri laici del CSM. La legge prevede che i membri eletti del csm siano @24, perciò in questo momento ci sono 16 magistrati eletti, 8 membri laici eletti pù i 3 membri di diritto, quindi in questo momento il csm composto da 27 membri. I membri eletti restano in carica 4 anni. Da chi sono eletti i membri eletti? I magistrati (oggi 16, i due terzi) sono eletti fra tutti i magistrati in servizio. Il terzo di membri laici è eletto dal parlamento in seduta comune, con limitate funzioni… è un organo rappresentativo dei magistrati. Per prassi siccome il csm si dota ad un vice presidente, all’interno del csm viene delineato come vice presidente. il presidente della repubblica non partecipa quotidianamente ai lavori del csm. Tutte le funzioni che spettano al presidente sono esercitate dal vice presidente. il presidente del csm viene individuato fra gli 8 laici. È vero che c’è maggioranza numerica di magistrati, il vice presidente è laico. L’ultimo organo è la CORTE COSTITUZIONALE Non ha niente a che fare con la magistratura. È organo collegiale composto da 15 membri ( giudici costituzionali) perché svolgono un incarico temporaneo che dura 9 anni. Chi può essere incaricato di fare il giudice costituzionale? È composizione molto articolata perché per essere giudice occorre avere requisiti ovvero o essere magistrato di cassazione oppure essere avvocati con 20 anni di esercizio oppure essere prof universitario in materie giuridiche. Come si viene incaricati di fare il giudice? Di questi 15 membri 5 sono eletti da e fra i magistrati di cassazione. Mentre nel csm tutti i magistrati eleggevano 16 colleghi, qui solo i magistrati di cassazione giudicanti o inquirenti eleggono 5 magistrati che per 9 anni saranno alla corte costituzionale, 5 eletti dal parlamento in seduta comune, altri nominati dal presidente della repubblica. Tutti e 5 per 9 anni cessano delle loro occupazioni quotidiane, terminati tornano al loro mestiere di prima. All’interno dei 15 componenti della corte, eleggono fra loro un presidente che come presidente della corte può rimanere in carica tre anni, poi dipende dal suo mandato di 9 anni. La corte è un organo tecnico con componenti di rappresentività e di garanzia. In che cosa sta l’innovazione? La funzione principale e decisiva della corte, per 8 anni la corte non esisteva di fatto. A testimonianza della difficoltà che la repubblica ha avuto nell’attuare un organo di questa portata. La funzione principale della corte è il giudizio di legittimità costituzione delle leggi e di atti aventi forza di legge. L’unico organo che può accertare l’illegittimità è la corte costituzionale, la quale può affermare che una legge o atti aventi forza di legge se una legge è in contrasto con la costituzione, e se è cosi è l’unico organo che la può annullare. La corte DICHIARA LA LEGGE COSTITUZIONALMENTE ILLEGITTIMA, producendo un effetto analogo all’annullamento. Quando in assemblea costituente viene presentata idea con questi poteri si apre un dibattito critico: quello a cui i costituenti non riescono a spiegare è questo: noi abbiamo una legge che il prodotto del parlamento (?) La costituzione come limite della stessa democrazia. Art1. Dice che la sovranità appartiene al popolo e la esercita nei limiti della costituzione. Il ruolo della corte è marginale voluto per non avere un ruolo eccessivo che limitasse il parlamento. La corte ad esempio non puo di sua iniziativa esaminare una legge ma deve chiedere a qualcuno. Può esaminare solo per istanza di qualcuno.

Secondo limite: chi puo chiedere alla corte di pronunciarsi? Non puo essere chiesto prima che entri in vigore, no puo chiedere al pdr, al parlamento e al governo, e ai cittadini. L’unico modo per esaminare la legittimità delle leggi è un magistrato giudicante che sta svolgendo il suo lavoro. Applicando norme di diritto e se ha il dubbio che quella norma che sta per applicare sia in contrasto con la costituzione, si ferma, sospende il giudizio e chiede alla corte di pronunciarsi. Questa domanda alla corte di costituzione si chiama QUESTIONE DI LEGGITIMITA’ COSTITUZIONALE. se la norma che formalmente è in contrasto ma non deve essere usato per risolvere controversia, se quindi non ci sono problemi, allora pazienza, resta incostituzionale, preferiscono che rimanga una norma innocua. Per salvare il principio democratico si ‘’accetta’’ che il parlamento approvi leggi in contrasto con la costituzione (concetto legge innocua). ‘’giudizio a cuo’’= giudizio di partenza Esistono due tipi di sentenza: Sentenza di accoglimento e rigetto. Con quella di accoglimento, il parlamento accoglie la questione e dichiara costituzionalmente illegittimo. Questa sentenza viene pubblicata in gazzetta ufficiale. L’effetto di illegittimità è che la norma dichiarata illegittima non puo piu essere applicata dal giorno successivo ne eventi passati ne presenti ne futuri. Con la sentenza di rigetto, la corte non condivide il dubbio del giudice di partenza, dicendo che la questione è infondata. La corte non dichiara la norma legittima, si limita a pronunciarsi sulla questione. Perché la corte non dice nulla? Perché non ha il potere, e quando c’è una sentenza, resta comunque possibile che in un altro giudizio venga sollevata una questione sulla stessa norma. Può accadere che in un altro giudizio venga lo stesso dubbio e il giudice produca nuovi elementi. Art3. Tutti i cittadini sono uguali. TERZA PARTE – ORALE DIRITTI INDIVIDUALI Termine ‘’diritto’’. Prima di esaminare i singoli diritti individuali che studieremo, dobbiamo fare una precisazione terminologica sulla parola ‘’diritto’’. Nella prima lezione, ci eravamo proprio intrattenuti sulla definizione di diritto dicendo che ne esistono varie, sono suscettibili di essere declinate in vario modo e dicevamo in quell'occasione che noi avremmo utilizzato una delle possibili, cioè diritto come ‘’insieme di regole’’, che poi come definizione abbiamo affinato. Ora dobbiamo aggiungere a quella definizione un'altra definizione, perché la parola diritto è utilizzata in questa disciplina in modi diversi. Il senso che abbiamo fino ad oggi attribuito a questa parola, quando abbiamo detto che è un’ insieme ordinato di regole e fonti, e l’utilizzo del termine diritto in senso oggettivo. Però c’è la possibilità di utilizzarlo in un altro senso, ovvero in senso SOGGETTIVO: in questo secondo senso che il termine diritto ricorre nell’espressione DIRITTI INDIVIDUALI. Anche nel linguaggio comune quando diciamo, ‘’io ho il diritto di’’, oppure ‘’tu non hai il diritto di’’… non è che utilizziamo la parola diritto inteso come insieme di regole. Stiamo utilizzando il termine diritto in senso soggettivo. In questo senso, il termine diritto ha un’altra definizione; non corrisponde alla definizione ‘’insieme di regole’’, ma ha pretese soggettive giuridicamente tutelate. Cioè, i diritti in senso soggettivo, sono pretese soggettive giuridicamente tutelate. Il diritto, in senso soggettivo, è una pretesa, giuridicamente tutelata. Che cos’è una pretesa soggettiva? In generale, è qualunque atteggiamento soggettivo in base al quale io, pretendo, voglio fortemente, esigo che qualcosa venga fatto. gli esseri umani hanno per loro natura delle pretese: pretendono qualcosa dalle altre persone. Però non tutte le pretese soggettive sono giuridicamente tutelate. Una pretesa è giuridicamente tutelata quando, se il soggetto che pretende non riesce a soddisfarla spontaneamente o con la collaborazione degli altri soggetti, allora interviene l'ordinamento. Interviene nel nostro caso la Repubblica, lo stato, che aiuta, supporta, consente al soggetto di realizzare quella sua pretesa. Non tutte le pretese si avvantaggiano, beneficiano dell'aiuto dello Stato quando non vengono, se non vengono realizzati in autonomia del soggetto che le ha. La pretesa di avere una Ferrari normalmente non viene supportata dallo stato nella sua realizzazione, ad esempio. Nell'ambito di tutte le pretese che un soggetto può avere, l'ordinamento ne isola alcune, ne individua alcune, per le quali decide di supportare l'individuo se non riesce a realizzare da solo. Queste pretese, che quindi beneficiano dell'aiuto dell’ordinamento si dicono GIURIDICAMETE TUTELATE; cioè, tutelate dal diritto in senso oggettivo. Cioè il diritto in senso soggettivo, è una pretesa tutelata dal diritto in senso oggettivo, cioè tutelata da norme che mi consentono di soddisfare quella pretesa anche se io non riesco a farlo in autonomia. Quindi il diritto in senso soggettivo di cui noi parleremo, sono queste e solo queste pretese che vengono tutelate dall'ordinamento, cioè che l'ordinamento mi aiuta a soddisfare.