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appunti completi di diritto pubblico, presi a lezione nel corso dell'anno accademico 2021-2022
Tipologia: Appunti
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principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti’’. Decreto legge =d.l Cos’è il decreto legge? è una fonte primaria immediatamente subordinata alla costituzione e pari ordinata a… Da chi è approvato il decreto legge? Dal governo. Il decreto legge può essere approvato dal governo spontaneamente senza alcun atto del parlamento. Il governo si può riunire, approva il decreto legge, lo trasmette al presidente della repubblica, il quale non ha espressamente un potere di rinvio. Il presidente lo emana, il decreto legge viene immediatamente pubblicato sulla gazzetta ufficiale, senza vacatio, ma entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione. Il decreto legislativo approvato dal governo, è soggetto a rigorosi limiti. Il problema è che nel corso degli anni ll decreto legge è stato utilizzato fuori dai limiti che la costituzione imponeva. Questo procedimento è stato pensato dalla costituzione per situazioni particolari, che la costituzione chiama CASI STRAORDINARI DI NECESSITA ED URGENZA: il decreto legge, può essere approvato dal governo solo n casi straordinari di necessità ed urgenza! Il parlamento che riceve un decreto legge già approvato dal governo di propria iniziativa e mandato poi al presidente, da quel momento ha un tempo di 60 giorni duranti i quali da un lato l decreto legge è stato approvato e ha i suoi effetti e d’altra parte si decide se convertirlo o no in legge. Si dice al parlamento, ritenendo che ci sia una situazione straordinaria di necessità e urgenza, nei prossimi 60 giorni mentre sta producendo effetti, ili parlamento deve decidere se merita o no essere convertito in legge, quindi decidere se approvare una legge che abbia lo stesso contenuto del decreto. Se in quei 2 mesi il parlamento non ci arriva, non viene promulgata una legge di conversione, il decreto legge DECADE… vuol dire che perde i suoi effetti fin dall’inizio, vale a dire è come se non fosse mai esistito. Il decreto legge sotto questo aspetto è provvisorio, perché potrebbe decadere, e se succede è come se non fosse mai esistito.
‘’il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.’’ Se entro 60 gg il parlamento non li converte in legge i decreti legge decadono fin dall’inizio. Per il parlamento convertire in legge i decreti, significa approvare una legge ordinaria, che riproduca lo stesso contenuto del decreto legge. Il procedimento legislativo è un processo complicato, qui il procedimento è lo stesso ma il tempo è ridotto. Il fatto che decada, genera dei problemi: io vedo sulla gazzetta un decreto che contempla delle norme, quindi mi aspetto sia una norma e la seguo, ma devo sapere che c’è il rischio che non ci siano più, ovvero che possono essere eliminate come se non fossero mai esistite. Se essendo il decreto legge usato in casi straordinari e quindi ce ne dovrebbero essere pochi, negli ultimi mesi c’è elenco dei decreti legge approvati dal governo, sono un numero significativo.
Sono escluse dal referendum abrogativo le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Non è possibile abrogare disposizioni di rango costituzionale, gerarchicamente sovraordinate alla legge ordinaria. La Corte costituzionale ha
‘’Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti’ Ci sono quindi due regolamenti parlamentari: della camera e del senato e si approva a maggioranza assoluta! Quindi 50% +1. Questi regolamenti non sono promulgati o emanati dal presidente della repubblica e non sono pubblicati in gazzetta ufficiale, perché? Perché hanno un compito specifico e si possono occupare solo di quello, cioè organizzazione e funzionamento interni di ciascuna camera. Il nostro ordinamento riconosce al parlamento la prerogativa, il privilegio, di potersi organizzare internamente in maniera autonoma. Da un lato solo i regolamenti parlamentari possono occuparsi dell’organizzazione e funzionamento interno e possono occuparsi solo di questo oggetto. Problema nel collocarla nel sistema delle fonti: esiste una fonte (reg parl.) deve trovare collocazione, solo che genera qualche problema , perché? Non possiamo metterlo sullo stesso piano della costituzione, si collocano in posizione gerarchicamente subordinata alla costituzione. Rispetto alle altre fonti dove si collocano? Sullo stesso piano delle fonti primarie? Genera di nuovo problemi perché se fosse così, di fronte all’antinomia si dovrebbe utilizzare il criterio cronologico e non va bene. Se li mettessimo a livello delle fonti secondarie anche. Che cosa ci porta a dire lo studio dei regolamenti parlamentari? Che il nostro sistema delle fonti secondo il criterio gerarchico e cronologico, non sono sufficienti a spiegare la presenza di tutte le fonti. Quindi esiste un altro criterio chiamato CRITERIO DELLA COMPETENZA: i costituenti hanno ritenuto che la costituzione dovesse attribuire, distribuire compiti diversi a soggetti diversi, cioè alcune fonti si possano occupare di alcune materie, e altre fonti di altri, dividendo così i compiti di alcune fonti da compiti di altre, da qui nasce il criterio: la costituzione assegna a certe fonti il compito di regolare certi aspetti e assegna ad altre fonti, il compito di regolare altri aspetti; il sistema risulta quindi diviso per materie e segnano la differenza di oggetti tra le diverse fonti. Delle camere si occupano i regolamenti parlamentari. Sono fonti statali ma usa il criterio di competenza la costituzione per le leggi regionali (l.r): i costituenti del 46 hanno detto, il nostro territorio italiano è esteso, frutto di un’unificazione, non si è mai sistemata la questione perché dopo l’unità il territorio italiano è stato regnato dal regno di Sardegna, poi il fascismo, la guerra mondiale… dopo lunghi dibattiti e confronti, i costituenti introducono i modelli delle regioni. Danno alle regioni potere legislativo, che possano creare leggi, leggi regionali: le leggi regionali valgono solo nelle regioni in cui sono approvate. Esistono comunque leggi statali e ordinarie, bisogna costruire un sistema. Come si fa a presiedere un sistema in cui coesistano legge stato e legge regioni? Dividere i compiti. Articolo 117 comma 2. È elenco di materie, lì si dice che in quelle materie lo stato ha la funzione legislativa, in tutte le altre che non sono elencate sono materie che legiferano le regioni. È divisione di competenza. Mentre per le regioni il sistema delle fonti finisce li, per le leggi statali il sistema è più complesso, ci sono più fonti ordinati attraverso criterio gerarchico e cronologico. Se si verificano antinomie tra fonti statali e leggi regionali, cioè con competenza diversa, si risolve attraverso criterio di competenza che dice : tra due fonti in contrasto che appartengono a diversi ambiti di competenza deve prevalere quella competente! Vuol dire che devo vedere la costituzione ha assegnato la competenza di occuparsi di quella materia, e poi sarà quell’organo a prevalere. Il criterio di competenza sapere per materie ciò che le fonti possono fare piuttosto che no. I regolamenti parlamentari non hanno a che fare con l’esecutivo. L’ultima fonte da esaminare è REGOLAMENTI DELL’UNIONE EUROPEA. Si possono abbreviare come reg (UE). Sono approvati non da organi del nostro ordinamento ma da ordini dell’Unione Europea. Prevede 4 fonti: i regolamenti, le direttive, le decisione e le raccomandazioni. Sono 4 le fonti dell’UE. Si distinguono nel diverso grado di incidenza che ciascuna fonte ha nel ravvicinare le legislazioni. Ci sono le raccomandazioni che sono fonti NON vincolanti per gli stati. Le decisioni sono fonti particolari che sono vincolanti però riguardano casi concreti, situa specifiche. Le fonti ù vincolanti sono le direttive e i regolamenti: le direttive sono atti con i quali l’UE IMPONE agli stati membri l’adozione di una particolare disciplina. Esiste il punto di composizione di questo conflitto: la direttiva
vincola lo stato, ma ciò che al direttiva stabilisce non produce effetti all’interno dello stato membro, sui cittadini, fin tanto che, lo stato stesso non recepisca quella direttiva, cioè fin tanto che lo stato non decida di far diventare le regole, regole di diritto interno. INTRODURRE FONTE SI CHIAMA RECEPIMENTO, finché non entra non è una regola. Da un lato lo stato è obbligato a recepire, dall’altro può decidere di non farlo. Se lo stato non recepisce entro il termina va in contro ad una sanzione, calcolata dall’Ue per ogni giorno di ritardo con una somma. L’insieme delle sanzioni pecuniarie determina una somma più o meno pari ad un milione giorno. Una direttiva è una fonte quindi molto incisiva perché obbliga allo stato il recepimento. REGOLAMENTO: con il regolamento l’ue detta delle regole immediatamente vincolanti ed efficaci per i cittadini degli stati membri. Vengono stabilite norme che entrano nel ordinamento senza che lo stato faccia nulla, automaticamente. La direttiva dell’ue non entra nel nostro ordinamento se non quando viene recepita dall’ordinamento, cioè approvare la fonte con stesso contenuto. Si colloca dove si colloca la fonte con la quale recepita. I regolamenti entrano automaticamente ma dove si posizionano nel sistema delle fonti? Per 22 anni, professori, universita, parlamento, ecc si sono occupati arrivando a conflitti di questa domanda non riuscendo ad arrivare ad una risposta efficiente. I regolamenti una volta entrati si collocano comunque in posizione subordinata alla costituzione. Ogni criterio risulta inefficiente. Antinomia tra regolamenti dell’unione europea e un’altra fonte primaria. Art 11. “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;’’ Questa norma è stata scritta dai costituenti pensando alla nato e non all’ue che ai quei tempi non esisteva ancora. Dal momento in cui l’italia ha accettato le norme dell’ue ha consentito delle limitazioni di sovranità. Quindi se una legge dl parlamento andasse conrto un regolamento dell’unione europea violerebbe, sarebbe in contrasto all’articolo 11 della costituzione. Quindi vale la teoria della norma interposta :non si può co una legge modificare un regolamento dell’unione europea. Organizzazione: Studio organi che compongono il nostro sistema costituzionale e in quali rapporti stanno gli organi tra loro. Studieremo il parlamento, il governo e il presidente della repubblica. Questi tre organi e i rapporti che li legano: questa parte è anche chiamata FORMA DI GOVERNO. Una delle caratteristica dei regolamenti costituzionali è quella di aver evitato la concentrazione dei poteri in un unico oggetto,; evitare significa distribuirli, attribuire una serie di poteri a più soggetti.. si può attribuire poter diversi a soggetti diversi. Esistono tante forme di governo, ciascuna indica come il potere viene distribuito. Non è frequente che due paesi hanno la stessa forma di governo. Si usa l’espressione FORMA DI GOVERNO per indicare questo. Studieremo alcuni altri organi che fanno parte dell’organizzazione, come la corte costituzionale, il CSM, e la magistratura. PARLAMENTO È un organo eletto, rappresentativo, questo significa che il carattere democratico della nostra repubblica. (art.1): Italia è Repubblica, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla costituzione. Il parlamento è l’organo attraverso il quale esercita la propria sovranità. Ci sono due eccezioni di democrazia diretta (referendum abrogativo e quello dell’articolo 138). Parlamento rappresenta il popolo perché esercita la propria sovranità. Il parlamento ha particolare struttura, detta bicamerale, due camere distinte ma con stessi poteri e funzioni. Camere e senato hanno un regolamento, e ogni camera ha un proprio presidente, eletto a maggioranza assoluta che ha un ruolo importante nella direzione dell’attività delle camere. Esistono dei casi specificamente previsti dalla costituzione, in cui il parlamento si riunisce in seduta comune, cioè le due camere, eccezionalmente, si riuniscono insieme, nello stesso luogo e momento, dando vita al PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE. Quest’ultimo è un organo diverso dal parlamento. Formalmente vengono considerati organi diversi. (es elezione presidente della repubblica: in quei casi il presidente della repubblica è eletto dal PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE). Quando il p in seduta comune si riunisce il presidente della camera diventa anche il presidente della seduta comune.. 630 deputati,315 senatori eletti. Questi numeri, riguardano sempre i parlamentari eletti. Perché questa distinzione? Nel senato ai senatori eletti si aggiungono altri senatori che non sono eletti, pur essendo componenti del senato. Sono i SENATORI A VITA. Non decadono dal ruolo, ma rimangono fino a quando sono in vita. I senatori a vita sono di due categorie: gli EX PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA (di diritto diventano senatori a vita). Il numero di senatori a vita dipende dal numero degli ex presidenti della repubblica. L’altra categoria, sono
n.b nel nostro ordinamento il presidente NON ha un ruolo politico, cioè non esprime alcun indirizzo politico, o assume alcuna posizione politica. L’indirizzo politico è l’obiettivo politico relativo alle decisione che si vogliono assumere fra più decisioni possibili tra vari settori, che attengono all’idea su come modificare una determinata città, ecc… l’indirizzo politico è espresso prima dai partiti politici, che hanno una loro idea di che cosa secondo loro si dovrebbe fare nella società. Il governo ha un suo indirizzo politico, non condiviso da tutti. Il presidente della rep. è fuori da tutto questo. Il fatto che il presidente sia il capo dello stato, rappresenti unità nazionale, sono tutte caratteristiche che si devono accompagnare al fatto che ogni non ha alcun indirizzo politico. La costituzione elenca alcune sue funzioni, ma non dà un compito unico di che cosa fa il presidente, e viene ricavata quindi in modo interpretativo. Il suo ruolo è complesso, composto da tutte le funzioni che esercita. Ha una funzione di controllo, è un organo che esercita attività di controllo, però non è la sua unica e principale prerogativa.. Le singole sue funzioni non devono essere viste come le uniche che svolge. È un organo che svolge attività, frutto di una somma delle sue funzioni. Come si diventa? Che requisiti bisogna avere? La costituzione articolo 83-84. Dice che è eletto in parlamento in seduta comune. Non è quindi eletto direttamente dal popolo. Per le sue elezioni, il parlamento in seduta comune viene integrato con alcuni delegati delle regioni. In particolare da tre delegati per ogni regione. Il presidente della repubblica resta in carica 7 anni. Ogni regione individua (la valle d’Aosta 1) tre delegati, i quali entrano in parlamento in seduta comune con il fine di votare per il presidente della repubblica. Questo significa che l’organo che decide il presidente della repubblica, dal punto di vista numerico risulta: 630+ 315 eletti +5 senatori a vita+58 delegati delle regioni. Come ogni decisione, anche quella relativa al presidente, viene presa attraverso un voto, il quale è soggetto ad alcune regole particolari. Sono di due ordini:
Es: se durante un passatempo di gioco dilettantistico di calcio, per distrazione si lancia un pallone contro una finestra e la rompi, hai prodotto un danno, tu che hai prodotto quel danno lo devi risarcire. È responsabilità giuridica anche quella penale. Il furto, la rapina, la truffa.. sono tutti comportamenti che se commessi determinano una conseguenza. È una responsabilità giuridica. Responsabilità politica: ce l’ha il presidente della rep? NO. perché non è un organo politico, non ha consenso politico. Quindi la costituzione a fatto una scelta, ha stabilito che non ha responsabilità politica perché chi on ha responsabilità non ha anche consenso, ruolo, consenso e connotazione politici. Il presidente della repubblica non è mai politicamente responsabile degli atti che compie. Il problema è che per arrivare a sostenere ciò, ci si è dovuti riallacciare ad una tradizione politica storica che risale a tempi passati. Prima di quei periodi, nella monarchia inglese, il re era considerato politicamente responsabile. CONTROFIRMA MINISTERIALE: Dire che il re non è politicamente responsabile, comportava che qualcun altro lo era. Si sposta la responsabilità politica dal re su chi quella azione gliel’ha proposta. Non è che il presidente non copia atti che generano reazioni politiche. Il presidente promulga leggi ed emana decreti. Se promulgasse legge in materia di aborto, migrazione, si generano reazioni politiche. L’atto di promulgazione o emanazione, non afferma il fatto che lui sia d’accordo: la firma non è indicatore di adesione politica al contenuto della legge perché non ha posizione politica. Qualunque atto compie, deve essere controfirmato dal ministro che quell’atto gli ha proposto di adottare e la controfirma (Seconda firma dopo quella del presidente), fa spostare la responsabilità politica al ministro stesso. La controfirma è strumento previsto dalla costituzione, attraverso il quale, questa responsabilità politica, viene attribuita al ministro contro firmatario. Articolo 89 ‘’Nessun atto del pdr è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.’’ Nessun atto è valido se non controfirmato, ed è valido da chi ha fatto la controfirma (?) Bisogna distinguere fra atti
parlamento. Quando viene chiesta la fiducia, il parlamentari sono tutti presenti, quindi la maggioranza relativa coincide con quella assoluta. Il la camera non vota la fiducia, si dovrà ricominciare. Se la camera dà la fiducia, bisogna andare dal senato. Bisogna avere la fiducia di entrambe le camere… Il parlamento in seduta comuna elegge il pdr, il quale nomina il governo. Tra parlamento e governo ci deve essere rapporto di fiducia e il pdr può sciogliere anticipatamente il parlamento o solo una delle due camere. RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO La fiducia, è il rapporto tra parlamento e governo è un rapporto stabile, permanente, non è sufficiente che la fiducia venga conferita solo al voto. Può accadere che il rapporto di fiducia si interrompa, quindi il governo non può restare in carica. Il governo cade, si verifica la cosiddetta CRISI DI GOVERNO, situazione in cui viene meno il rapporto di fiducia tra parlamento e governo. In quali casi può verificarsi l’interruzione del rapporto di fiducia e quali sono le conseguenze? Il rapporto di fiducia può venire meno per 2 principali ragioni:
1. La mozione di sfiducia;
Il governo si dimette senza che il parlamento abbia fatto nulla, senza la questione di fiducia, si dimette di sua iniziativa. Negli anni, questo terzo modo, è stato sconsigliato dai presidenti della repubblica. Le crisi di governo parlamentari, sono frutto della mozione di sfiducia e della questione di fiducia, perché il parlamento si è espresso. Invece la crisi che nasce dalla dimissione del governo spontanea, senza l’intervento del parlamento, si chiama crisi di governo extraparlamentare. I presidenti della repubblica hanno detto di evitare di dimettersi spontaneamente perché non è coerente con la costituzione. Il governo approva un decreto legge e dice al palamento di approvarlo cosi com’è oppure il governo si dimette. Il governo utilizza il decreto legge come strumento normativo anche fuori ai casi straordinari di necessità ed urgenza. Nel rapporto tra parlamento e governo, è il governo che scrive le norme, convertite dal parlamento sotto la ‘’minaccia’’ di dimissione del governo: il ruolo del parlamento si riduce, mentre quello del governo è come se prevalesse: il risultato è che il paese è guidato dalla maggioranza. Qualunque sia l crisi, la conseguenza è sempre la stessa: dimissione del governo, rimettono il loro mandato. Esistono 2 modelli puri di sistemi elettorali che rispondono a logiche diverse. Sono il modello proporzionale e maggioritario. Nel caso in cui venga adottato il sistema maggioritario, si formeranno collegi uninominali poiché ogni circoscrizione eleggerà un solo candidato; se il sistema è di tipo proporzionale, si formeranno circoscrizioni plurinominali poiché ogni circoscrizione non avrà un solo candidato, bensì un numero di candidati proporzionale ai voti espressi. I sistemi proporzionali immortalano i problemi consistenti nella società e, sulla base di quanto espresso dal popolo, distribuiscono i candidati nelle varie circoscrizioni; i sistemi maggioritario funzionano diversamente perché registrano una specifica condizione politica ma cercano di incentivata tramite la possibilità di coalizione tra partiti. In situazioni di crisi politica, i sistemi proporzionali riportando la situazione sociale a livello politico, non sempre riescono a risolvere e non sono sempre fautori di gran chiarezza. I sistemi maggioritari in quei casi possono offrire una visione più semplificata perché il territorio viene diviso in tanti collegi quanti sono i seggi da ricoprire e in ciascun collegio ogni partito presenta un solo candidato: chi vince il collegio vince il seggio. Sistema delle preferenze- sistema proporzionale Il territorio viene diviso in circoscrizioni elettorali. Ogni partito che decide di candidarsi presenta una lista di candidati, ogni elettore quando va a votare deve esprimere una o più preferenze. Al termine, i voti che ciascun partito ha preso su tutto il territorio nazionale vengono contati e viene calcolata la percentuale delle preferenze sulla base del numero dei votanti. Il sistema ad un certo punto viene abbandonato. Quando si interrompe il rapporto di fiducia, il pdr forma un nuovo governo, e ci sono casi in cui non si riesce. Quando si verifica una crisi di governo, si registra questo atteggiamento: il governo si dimette e alcuni dicono che bisogna andare a nuove elezioni per il parlamento. Perché se c’è una crisi di governo si dovrebbe eleggere un nuovo parlamento? Non c’è nessun motivo. La crisi di governo non comporta la necessità di fare nuove elezioni. Può accadere che nelle consultazioni, non si riesca a trovare una possibile lista di ministri che possano ottenere la fiducia da parte del parlamento. Se il pdr non riesce ad individuare alcun governo al quale il parlamento può conferire fiducia, solo a quel punto, ha una sola possibilità: lo scioglimento anticipato del parlamento. Questa è una misura estrema. La costituzione ha previsto il potere di scioglimento per il caso in cui non essendo il parlamento in grado di esprimere alcuna maggioranza, non si riesce a far mettere d’accordo la metà del parlamento, tutti sono in conflitto su tutto. Allora se è così, non c’è altra scelta che scioglierlo e farne eleggere uno nuovo. Da un lato la crisi di governo non comporta la necessità per il pdr di sciogliere immediatamente il parlamento. Il PdR può sciogliere indistintamente le camere (anche solo una delle 2). È assolutamente da evitare lo scioglimento delle camere, perché è un caso estremo. N.B La questione di fiducia è indice di tensione tra governo e Parlamento. il governo Usa questo strumento per far pressione al parlamento:
Il terzo grado si svolge di fronte alla CORTE DI CASSAZIONE, perché ha il compito di cassare e decide se la sentenza è corretta o meno. È una sola e ha sede a Roma. I giudici e magistrati con funzione giudicante sono distribuiti in questi uffici. I magistrati pubblici ministeri, sono organizzati in uffici chiamati PROCURE. La PROCURA DELLA REPUBBLICA, raggruppa i pubblici ministeri. Dal punto di vista geografico le procure hanno stesse sedi del tribunale, corte d’appello e corte di cassazione. Si chiama proprio procura presso tribunale, presso corte d’appello… il magistrato con funzioni inquirenti inizia a lavorare nella prima fascia del tribunale, poi passa alla procura della corte d’appello e poi alla corte di cassazione secondo la progressione della carriera. Quando si vince il concorso in magistratura, si ha un voto delle prove, ci sono tre scritti e quattro orali, hanno un punteggio e si fa una graduatoria. Si parte del primo e gli si chiede cosa vuole fare. Quando i giudici violano e non lavorano in maniera adeguata sono sanzionati. Chi si occupa di tutto questo? Dei magistrati? Della verifica di correttezza, ecc…? per trovare il compromesso delle controversie, la costituzione ha adottato l’CSM, il consiglio superiore della magistratura. Garantisce l’autonomia e indipendenza per la sua composizione. La costituzione lo struttura in modo particolare perché prevede che sia un organo collegiale, composto da più membri, dei quali il presidente della magistratura è di diritto il presidente della Repubblica. Questo è un segnale di garanzia. Chi è presidente della repubblica immediatamente è anche presidente del csm. Ci sono altri due membri di diritto e sono il presidente della corte di cassazione, ovvero il magistrato giudicante che ha raggiunto il vertice della carriera. Parallelamente il procuratore generale presso corte di cassazione è il magistrato della procura, con funzioni inquirenti al vertice della carriera. Questi sono i tre membri di diritto del CSM: presidente della repubblica, della magistratura e procuratore generale. accanto ai tre membri di diritto, ci sono in più dei componenti eletti in modo particolare che la costituzione non stabilisce in un numero fisso, si limita a dare una proporzione, dice che i componenti eletti devono essere per due terzi magistrati e per un terzo o avvocati con almeno 15 anni di esercizio oppure prof di uni in materie giuridiche. Si prevede che la maggior parte dei componenti siano magistrati, l’organo di governo è composto da magistrati. Non ci sono molti soggetti esterni… (?) il terzo di eletti sono chiamati anche membri laici del CSM. La legge prevede che i membri eletti del csm siano @24, perciò in questo momento ci sono 16 magistrati eletti, 8 membri laici eletti pù i 3 membri di diritto, quindi in questo momento il csm composto da 27 membri. I membri eletti restano in carica 4 anni. Da chi sono eletti i membri eletti? I magistrati (oggi 16, i due terzi) sono eletti fra tutti i magistrati in servizio. Il terzo di membri laici è eletto dal parlamento in seduta comune, con limitate funzioni… è un organo rappresentativo dei magistrati. Per prassi siccome il csm si dota ad un vice presidente, all’interno del csm viene delineato come vice presidente. il presidente della repubblica non partecipa quotidianamente ai lavori del csm. Tutte le funzioni che spettano al presidente sono esercitate dal vice presidente. il presidente del csm viene individuato fra gli 8 laici. È vero che c’è maggioranza numerica di magistrati, il vice presidente è laico. L’ultimo organo è la CORTE COSTITUZIONALE Non ha niente a che fare con la magistratura. È organo collegiale composto da 15 membri ( giudici costituzionali) perché svolgono un incarico temporaneo che dura 9 anni. Chi può essere incaricato di fare il giudice costituzionale? È composizione molto articolata perché per essere giudice occorre avere requisiti ovvero o essere magistrato di cassazione oppure essere avvocati con 20 anni di esercizio oppure essere prof universitario in materie giuridiche. Come si viene incaricati di fare il giudice? Di questi 15 membri 5 sono eletti da e fra i magistrati di cassazione. Mentre nel csm tutti i magistrati eleggevano 16 colleghi, qui solo i magistrati di cassazione giudicanti o inquirenti eleggono 5 magistrati che per 9 anni saranno alla corte costituzionale, 5 eletti dal parlamento in seduta comune, altri nominati dal presidente della repubblica. Tutti e 5 per 9 anni cessano delle loro occupazioni quotidiane, terminati tornano al loro mestiere di prima. All’interno dei 15 componenti della corte, eleggono fra loro un presidente che come presidente della corte può rimanere in carica tre anni, poi dipende dal suo mandato di 9 anni. La corte è un organo tecnico con componenti di rappresentività e di garanzia. In che cosa sta l’innovazione? La funzione principale e decisiva della corte, per 8 anni la corte non esisteva di fatto. A testimonianza della difficoltà che la repubblica ha avuto nell’attuare un organo di questa portata. La funzione principale della corte è il giudizio di legittimità costituzione delle leggi e di atti aventi forza di legge. L’unico organo che può accertare l’illegittimità è la corte costituzionale, la quale può affermare che una legge o atti aventi forza di legge se una legge è in contrasto con la costituzione, e se è cosi è l’unico organo che la può annullare. La corte DICHIARA LA LEGGE COSTITUZIONALMENTE ILLEGITTIMA, producendo un effetto analogo all’annullamento. Quando in assemblea costituente viene presentata idea con questi poteri si apre un dibattito critico: quello a cui i costituenti non riescono a spiegare è questo: noi abbiamo una legge che il prodotto del parlamento (?) La costituzione come limite della stessa democrazia. Art1. Dice che la sovranità appartiene al popolo e la esercita nei limiti della costituzione. Il ruolo della corte è marginale voluto per non avere un ruolo eccessivo che limitasse il parlamento. La corte ad esempio non puo di sua iniziativa esaminare una legge ma deve chiedere a qualcuno. Può esaminare solo per istanza di qualcuno.
Secondo limite: chi puo chiedere alla corte di pronunciarsi? Non puo essere chiesto prima che entri in vigore, no puo chiedere al pdr, al parlamento e al governo, e ai cittadini. L’unico modo per esaminare la legittimità delle leggi è un magistrato giudicante che sta svolgendo il suo lavoro. Applicando norme di diritto e se ha il dubbio che quella norma che sta per applicare sia in contrasto con la costituzione, si ferma, sospende il giudizio e chiede alla corte di pronunciarsi. Questa domanda alla corte di costituzione si chiama QUESTIONE DI LEGGITIMITA’ COSTITUZIONALE. se la norma che formalmente è in contrasto ma non deve essere usato per risolvere controversia, se quindi non ci sono problemi, allora pazienza, resta incostituzionale, preferiscono che rimanga una norma innocua. Per salvare il principio democratico si ‘’accetta’’ che il parlamento approvi leggi in contrasto con la costituzione (concetto legge innocua). ‘’giudizio a cuo’’= giudizio di partenza Esistono due tipi di sentenza: Sentenza di accoglimento e rigetto. Con quella di accoglimento, il parlamento accoglie la questione e dichiara costituzionalmente illegittimo. Questa sentenza viene pubblicata in gazzetta ufficiale. L’effetto di illegittimità è che la norma dichiarata illegittima non puo piu essere applicata dal giorno successivo ne eventi passati ne presenti ne futuri. Con la sentenza di rigetto, la corte non condivide il dubbio del giudice di partenza, dicendo che la questione è infondata. La corte non dichiara la norma legittima, si limita a pronunciarsi sulla questione. Perché la corte non dice nulla? Perché non ha il potere, e quando c’è una sentenza, resta comunque possibile che in un altro giudizio venga sollevata una questione sulla stessa norma. Può accadere che in un altro giudizio venga lo stesso dubbio e il giudice produca nuovi elementi. Art3. Tutti i cittadini sono uguali. TERZA PARTE – ORALE DIRITTI INDIVIDUALI Termine ‘’diritto’’. Prima di esaminare i singoli diritti individuali che studieremo, dobbiamo fare una precisazione terminologica sulla parola ‘’diritto’’. Nella prima lezione, ci eravamo proprio intrattenuti sulla definizione di diritto dicendo che ne esistono varie, sono suscettibili di essere declinate in vario modo e dicevamo in quell'occasione che noi avremmo utilizzato una delle possibili, cioè diritto come ‘’insieme di regole’’, che poi come definizione abbiamo affinato. Ora dobbiamo aggiungere a quella definizione un'altra definizione, perché la parola diritto è utilizzata in questa disciplina in modi diversi. Il senso che abbiamo fino ad oggi attribuito a questa parola, quando abbiamo detto che è un’ insieme ordinato di regole e fonti, e l’utilizzo del termine diritto in senso oggettivo. Però c’è la possibilità di utilizzarlo in un altro senso, ovvero in senso SOGGETTIVO: in questo secondo senso che il termine diritto ricorre nell’espressione DIRITTI INDIVIDUALI. Anche nel linguaggio comune quando diciamo, ‘’io ho il diritto di’’, oppure ‘’tu non hai il diritto di’’… non è che utilizziamo la parola diritto inteso come insieme di regole. Stiamo utilizzando il termine diritto in senso soggettivo. In questo senso, il termine diritto ha un’altra definizione; non corrisponde alla definizione ‘’insieme di regole’’, ma ha pretese soggettive giuridicamente tutelate. Cioè, i diritti in senso soggettivo, sono pretese soggettive giuridicamente tutelate. Il diritto, in senso soggettivo, è una pretesa, giuridicamente tutelata. Che cos’è una pretesa soggettiva? In generale, è qualunque atteggiamento soggettivo in base al quale io, pretendo, voglio fortemente, esigo che qualcosa venga fatto. gli esseri umani hanno per loro natura delle pretese: pretendono qualcosa dalle altre persone. Però non tutte le pretese soggettive sono giuridicamente tutelate. Una pretesa è giuridicamente tutelata quando, se il soggetto che pretende non riesce a soddisfarla spontaneamente o con la collaborazione degli altri soggetti, allora interviene l'ordinamento. Interviene nel nostro caso la Repubblica, lo stato, che aiuta, supporta, consente al soggetto di realizzare quella sua pretesa. Non tutte le pretese si avvantaggiano, beneficiano dell'aiuto dello Stato quando non vengono, se non vengono realizzati in autonomia del soggetto che le ha. La pretesa di avere una Ferrari normalmente non viene supportata dallo stato nella sua realizzazione, ad esempio. Nell'ambito di tutte le pretese che un soggetto può avere, l'ordinamento ne isola alcune, ne individua alcune, per le quali decide di supportare l'individuo se non riesce a realizzare da solo. Queste pretese, che quindi beneficiano dell'aiuto dell’ordinamento si dicono GIURIDICAMETE TUTELATE; cioè, tutelate dal diritto in senso oggettivo. Cioè il diritto in senso soggettivo, è una pretesa tutelata dal diritto in senso oggettivo, cioè tutelata da norme che mi consentono di soddisfare quella pretesa anche se io non riesco a farlo in autonomia. Quindi il diritto in senso soggettivo di cui noi parleremo, sono queste e solo queste pretese che vengono tutelate dall'ordinamento, cioè che l'ordinamento mi aiuta a soddisfare.