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Appunti Eschilo (tragedia greca), Appunti di Greco

Appunti su: - vita - mondo drammaturgico - aspetto religioso - personaggi - I PERSIANI - SETTE CONTRO TEBE - LE SUPPLICI - PROMETEO - ORESTEA

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 04/08/2022

Giadamg07
Giadamg07 🇮🇹

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I PRIMI DRAMMATURGHI#
Bruno Smell riportava per il 5°sec. i nomi di 40 tragediografi, ricavati da:#
le commedie di Aristofane;#
le liste dei partecipanti ai festival teatrali o dalle liste dei vincitori;#
le hypothéseis (ὑπόθεσις) alessandrine, ovvero riassunti corredati da informazioni tecniche
sulla data completati in età alessandrina o addirittura bizantina, e la rappresentazione
premessa alle tragedie.#
Ma le due fonti per eccellenza della letteratura greca sono: #
una lastra di marmo bianco trovata nell’isola di Paro della metà del 3°sec. a.C., che registra e
data notizie di vario argomento (eventi politici e militari, dati storici e letterali, scoperte
scientifiche);#
La Suda che è un lessico bizantino. #
La generazione più anziana dei tragediografi comprende figure ancora legate all’origine della
tragedia, a questi appartengono i nomi di Tespi e Arione.#
Arione è l’autore di quel processo che portò i canti corali nella tragedia. #
Tespi invece è πρώτος εύρετής, l’inventore della tragedia e debutta alle Grandi Dionisie del 535
a.C.. A partire da questo momento la storia della tragedia si identifica con le Grandi Dionisie.
Aristotele assegna a Tespi anche il ruolo di inventore del prologo e della ῥῆσις. Esiste anche una
tradizione ellenistica, ricordata da Orazio, secondo la quale Tespi è collegato a riti arcaici e
popolari e riporta la notizia che andasse in giro con una compagnia di autori viaggiando su un
carro e che recitasse, in un primo momento, con il volto dipinto di biacca e poi con una
maschera.#
Frinico è un autore di tragedie storiche, colpì negativamente il pubblico con la “Presa di Mileto”.#
ESCHILO !!!!!!!!! (pg.32)"
-Nasce ad Eleusi, un demo di Atene, da una nobile famiglia. "
↪︎ Eleusi è sede dei culti misterici di Demetra e Core a cui lui però non viene iniziato.
Partecipa alla vita politica, soprattutto dopo a cacciata del tiranno Ippia. #
-Quando Atene è sotto un regime democratico, fa parte dei cosiddetti maratonomati
(combattenti di Maratona), combatte nella 1° e 2° guerra a Maratona. #
-Dalle tragedie vediamo che appoggia le idee democratiche, ad esempio nei Persiani celebra
indirettamente Temistocle, ispiratore della politica marittima di Atene che culmina nella
creazione della lega Delio-Attica. "
[ Il corego dei Persiani era Pericle. ]#
-Nel 471 viene invitato alla corte di Ierone a Siracusa, con l’incarico di comporre una tragedia
per celebrare la città di Etna, fondata dal tiranno (“Etnee”). #
-Un momento importante della sua vita fu il 468 a.C. in cui è battuto ai festival teatrali da Sofocle
e 558 anno in cui vinse con l’unica trilogia giuntaci, l’Orestea. #
-Morì a Gela nel 456. "
↪︎ Sulla sua tomba viene inciso un epigramma forse composto da lui stesso che ci viene
riportato dalla ‘vita Eschili’ in cui tace la su attività politica e ricorda il suo valore di soldato. #
-Riporta 13 vittorie, la prima nel 484 con tragedia a noi non pervenuta e l’ultima con l’Orestea: "
fu un tragediografo di successo, durante la vita e anche dopo. #
-Il lessico bizantino della Suda gli attribuisce 90 drammi divisi in tetralogie. Solo 7 ci sono
pervenute per intero; ma questo processo di selezione avviene tra il 3 e 4 d.C. "
E son 7 tragedie con i loro scoli sono ottenuti nel codice Mediceus Laurentianus XXXII 9 (e
quindi a Firenze nella biblioteca Lorenziana).
"Il MONDO DRAMMATURGICO di Eschilo#
"Consideriamo l’aspetto della drammaturgia.#
Eschilo apporta innovazioni coraggiose nella tragedia rispetto a Tespi: #
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G. Granero 2°C

I PRIMI DRAMMATURGHI

Bruno Smell riportava per il 5°sec. i nomi di 40 tragediografi, ricavati da:

  • (^) le commedie di Aristofane;
  • (^) le liste dei partecipanti ai festival teatrali o dalle liste dei vincitori;
  • (^) le hypothéseis (ὑπόθεσις) alessandrine, ovvero riassunti corredati da informazioni tecniche sulla data completati in età alessandrina o addirittura bizantina, e la rappresentazione premessa alle tragedie. Ma le due fonti per eccellenza della letteratura greca sono:
  • (^) una lastra di marmo bianco trovata nell’isola di Paro della metà del 3°sec. a.C., che registra e data notizie di vario argomento (eventi politici e militari, dati storici e letterali, scoperte scientifiche);
  • (^) La Suda che è un lessico bizantino. La generazione più anziana dei tragediografi comprende figure ancora legate all’origine della tragedia, a questi appartengono i nomi di Tespi e Arione. Arione è l’autore di quel processo che portò i canti corali nella tragedia. Tespi invece è πρώτος εύρετής, l’inventore della tragedia e debutta alle Grandi Dionisie del 535 a.C.. A partire da questo momento la storia della tragedia si identifica con le Grandi Dionisie. Aristotele assegna a Tespi anche il ruolo di inventore del prologo e della ῥῆσις. Esiste anche una tradizione ellenistica, ricordata da Orazio, secondo la quale Tespi è collegato a riti arcaici e popolari e riporta la notizia che andasse in giro con una compagnia di autori viaggiando su un carro e che recitasse, in un primo momento, con il volto dipinto di biacca e poi con una maschera. Frinico è un autore di tragedie storiche, colpì negativamente il pubblico con la “ Presa di Mileto ”.

ESCHILO (pg.32)

- Nasce ad Eleus i, un demo di Atene, da una nobile famiglia.

↪︎ Eleusi è sede dei culti misterici di Demetra e Core a cui lui però non viene iniziato. Partecipa alla vita politica, soprattutto dopo a cacciata del tiranno Ippia.

- Quando Atene è sotto un regime democratico, fa parte dei cosiddetti maratonomati

(combattenti di Maratona), combatte nella 1° e 2° guerra a Maratona.

- Dalle tragedie vediamo che appoggia le idee democratiche , ad esempio nei Persiani celebra

indirettamente Temistocle, ispiratore della politica marittima di Atene che culmina nella creazione della lega Delio-Attica. [ Il corego dei Persiani era Pericle. ]

- Nel 471 viene invitato alla corte di Ierone a Siracusa, con l’incarico di comporre una tragedia

per celebrare la città di Etna, fondata dal tiranno (“ Etnee ”).

- Un momento importante della sua vita fu il 468 a.C. in cui è battuto ai festival teatrali da Sofocle

e 558 anno in cui vinse con l’unica trilogia giuntaci, l’Orestea.

- Morì a Gela nel 456.

↪︎ Sulla sua tomba viene inciso un epigramma forse composto da lui stesso che ci viene riportato dalla ‘vita Eschili’ in cui tace la su attività politica e ricorda il suo valore di soldato.

- Riporta 13 vittorie, la prima nel 484 con tragedia a noi non pervenuta e l’ultima con l’Orestea:

fu un tragediografo di successo, durante la vita e anche dopo.

- Il lessico bizantino della Suda gli attribuisce 90 drammi divisi in tetralogie. Solo 7 ci sono

pervenute per intero; ma questo processo di selezione avviene tra il 3 e 4 d.C. E son 7 tragedie con i loro scoli sono ottenuti nel codice Mediceus Laurentianus XXXII 9 (e quindi a Firenze nella biblioteca Lorenziana).

Il MONDO DRAMMATURGICO di Eschilo

Consideriamo l’aspetto della drammaturgia. Eschilo apporta innovazioni coraggiose nella tragedia rispetto a Tespi:

  1. Aggiunge un secondo attore e quando Sofocle introduce il terzo attore Eschilo se ne avvale nell’Orestea.
  2. movimento e vivacità drammatica al coro ; il coro compie le sue evoluzioni intorno all’altare nell’orchestra e non si limita a un corifeo che ribatte ad un attore, ma è uno spettacolo completo anche di danza.
  3. Crea l’ azione tragica.
  4. Inventa, forse, la maschera tragica nel coturno.
  5. Abbellì la scenografia con macchine teatrali, apparizioni di specchi, scene di massa.
  6. Creatore di danze e musiche. Eschilo è regista e coreografo dei suoi drammi e all’inizio ne era pure l’attore. Adotta la trilogia legata ossia una saga mitica di tre episodi. Dietro a questa saga mitica emerge l’orizzonte di Atene indipendentemente dalla tragedia. es: le Supplici : le 50 figlie di Danao fuggono dal’Egitto per evitare il matrimonio e arrivano ad Argo dove chiedono asilo al re di Argo, Pelasgo. Pelasgo non prende da solo la decisione, ma la rimette all’ assemblea popolare (ecclesia). ↪︎ Siamo in un momento in cui ad Atene si afferma la democrazia , e in questa tragedia compare per la prima volta la parola democrazia ed è portata sulla scena un’assemblea popolare. Gli espedienti scenici sono avranno gradi sviluppi futuri: gli ‘a parte’ (dove l’attore rompe l’illusione scenica e recita qualcosa), ‘l’anagnorisis’ (il riconoscimento), l’uso di ‘enkuklema’ e ‘mechanè’ , la monodia (un momento di patos in cui l’attore canta), lo sbigottimento, che è dato o dalla vocazione di uno spettro, o le mostruose Erinni all’inizio delle Eumenidi, così orride da aver provocato degli aborti tra le spettatrici. es: Sette contro Tebe : viene rappresentato lo scontro tra sette duci argivi (condottieri di Argo) guidati da Polinice che vanno ad attaccare Tebe, difesa da sette duci tebani guidati da Eteocle. Quindi uno scontro fratricida che si svolge in sette duelli alle sette porte di Tebe. In questa tragedia il messaggero, che ha sempre il compito di portare la notizia esterna, descrive a Eteocle gli scudi dei setti condottieri nemici; scudi che recano incisi delle spaventose immagini di orrore e di morte che dovrebbero paralizzare gli avversari. Anche l’uso dei costumi fa parte di effetti drammatici. es. Serse nei Persiani che all’inizio è in abiti lussuosi, ma dopo la sconfitta, alla fine della tragedia, ha il vestito a brandelli.

Il MONDO CONCETTUALE

E’ animato da una forte tensione didascalica , volontà di educare gli spettatori, una valenza paideutica. ↪︎ I temi delle tragedie eschilee vanno inquadrati nell’ambito di un epoca di transizione, dal mondo arcaico alla democrazia. Ha nuovi valori che esprimono l’affermarsi della democrazia, ma anche che ridiscutono i valori etici e religiosi tradizionali. Eschilo è attento all’evoluzione dei tempi, ma prosegue anche la linea di pensiero di Esiodo, Solone e Pindaro. Per Eschilo la cosa fondamentale è che il mondo umano e quello divino siano strettamente collegati. ↪︎ Abbiamo una visione cosmica unitaria : cosmica perché la polis con le sue leggi è il riflesso del ‘cosmos’ divino, l’uomo conosce un sistema di valori e le ragioni dell’individuo sono legate alle norme della comunità, che questa sia i ‘ghenos’ o la polis. ‘Ghenos’ è a parola chiave in Eschilo. Le tragedie si consumano proprio all’interno del ghenos. C’è questa visione cosmica (di ordine) unitaria.

IMPORTANZA DELL’ ASPETTO RELIGIOSO

Eschilo prosegue sulla linea di pensiero di Erodoto, Solone e Pindaro e mostra una assoluta fede negli dei e soprattutto di Zeus, perché è garante di giustizia.

↪︎ Con gli anni Eschilo diventa più favorevole a una politica di potenza perché non esclude il ricorso ala guerra esterna. Eschilo vive in un momento in cui si stanno formando le istituzioni democratiche, abbiamo testimonianze in cui dei Greci del tempo motivano la scelta della democrazia come una scelta di governo conforme alla dignità dell’uomo e più efficiente di altre in quando abitua alla libertà e instilla un forte senso di comunità, che porta ad una maggiore unione. I suoi maestri sono Esiodo e Solone, da cui arriva l’ idea del κόσμος a guardia del quale c’è il dio che punisce con la vέμεσις (la vendetta) chi viola il κόσμος e commette ὕβϱις. Il κόσμος è universale, è il mondo che fonde il divino con l’umano e in cui ognuno ha un posto che non deve abbandonare. Eschilo vive in un momento in cui si afferma una società mercantile individualista. La ricchezza dal 6° secolo non è più solo la proprietà terriera, ma dal 7° sec. a.C. emergono i ceti che hanno proprietà mobili. È una società in cui ognuno risponde delle proprie azioni, che non si tramandano più; c’è il problema della responsabilità individuale rispetto la necessità, Eschilo cerca di dimostrare che non è solo il fatto che le colpe dei padri ricadono sui figli ma anche che ognuno dei componenti del γένος maledetto (es. Atridi), che nel mito doveva sottostare alla responsabilità collettiva, ha la sua parte di responsabilità particolare e personale. Eschilo cerca di risolvere il problema tra la volontà che guida le azioni umane e l’ intervento demonico ( da δαίμων, gen. spirito, ma indica un divino istinto, che può essere un dio con un nome ma anche altre figure come Ate, una figura che induce all’ὕβϱις; demoniaco perché divino si riferisce solo agli dèi mentre demonico anche a personaggi come Ate. Il daimon eschileo è esterno rispetto a quello socrateo). Gli dèi spingono l’uomo a fare ciò che l’istinto lo porta a fare.

I PERSONAGGI

Aristotele dice che Eschilo rappresenta gli dèi, Sofocle gli uomini come dovrebbero essere ed Euripide come sono. I personaggi appaiono spesso stilizzati (= le grandi statue parlanti del mito) poiché se Eschilo rappresenta un mito con eroi che non sono psicologicamente realistici ma hanno un solo lato della loro personalità; oggi questa interpretazione è stata messa in discussione e si dice che anche in Eschilo ci siano indizi di un’analisi psicologica , nel senso che si tratta di un mondo di eroi animati da una forte volontà di autoaffermazione , che si scontrano con quelle forze metafisiche o storiche che limitano la loro autonomia. es: Agamennone che torna da Troia provato dalla sofferenza e reso più saggio, quando la moglie lo cerca di far passare sui tappeti rossi (che sono come la via del sangue); Agamennone rifiuta di calpestarli, lo ritiene eccessivo, un atto di ὕβϱις e quando Clitemnestra lo obbliga si fa togliere i calzari da una serva. Ed è un gesto scenico straordinario per far capire quanto sia cambiato. E’ la descrizione dei personaggi in progress , che mutano la loro psicologia nel corso del dramma. Personaggi in progress: ✦ Clitemnestra^ = uccide Agamennone come posseduta e quindi si svuota, abbandonata dal δαίμων; ✦ Le^ Supplici^ = le Danaidi che scappano dai cugini, elle sono vittime poiché si cerca di imporre loro il matrimonio, ma nelle altre 2 tragedie della trilogia, non pervenuteci, diventano assassine uccidendo tutte tranne una i loro mariti. Il coro : ha un ruolo molto importante, tanto che alcuni drammi prendono il titolo dal coro (supplici, coefore, eumenidi)

  • i grandi messaggi di Eschilo sono contenuti nelle parti corali es: nel coro dell’Agamennone c’è il τῷ πάθει μάθος, l’idea di un progetto superiore all’uomo, che gli dei reggano il sacro timone e che quindi siano loro ad avere determinato la pace e l’ordine ( = il cosmos divino a cui crede Eschilo, che gli arriva dai maestri )

I PERSIANI (pg.34)

- tragedia più antica , rappresentata nel 472 a.C. in una tetralogia in cui gli argomenti delle tre tragedie non erano tra loro legati - il corego dei persiano fu il giovanissimo Pericle e Eschilo che vince il concorso drammatico - tragedia di argomento storico (l’unica insieme a La presa di Mileto e le Fenicie di Frinico) - nel 480, a Salamina, il trionfo dei Greci era stato il trionfo della democrazia sull’assolutismo ↪︎ questa tragedia ha un μάθος, un insegnamento, ovvero che non sono stati solo i Greci a vincere ma Serse è stato sconfitto per la sua ubris ↪︎ si vede l’esaltazione della potenza di Atene e l’accecamento di Serse - gli Ateniesi vinsero grazie alla flotta - il fatto che il corego sia Pericle, ci spiega che la voce di Eschilo sia esaltativa della democrazia

  • (^) ambientato a Susa ↪︎ la lontananza geografica della Persia, sottolineato dai costumi e dalla loro gestualità, compensava che si trattasse di un evento storico vicino nel tempo Quindi la scelta di ricollegare la tragedia ad una dimensione lontana come quella del mito servo allo spettatore per superare l’immediatezza dell’evento storico, quindi la contrapposizione greci-persiani, vincitori-vinti, per riflettere sul destino dell’uomo e il legame con il dio = la lontananza del pubblico dall’uomo crea un effetto di straniamento che di solito è ottenuto con la scelta di un argomento mitico proiettato in un remoto passato
  • (^) ELOGIO DI ATENE Su cui è intervenuto Canfora Ha elaborato il TEOREMA di ATENE SALVATRICE della GRECIA Gli assertori di questo teorema, dopo la scomparsa di Temistocle, artefice della vittoria di Atene, furono Pericle e il suo ghenos (gli Alcmenoidi, il più potente γένος ateniese). Canfora trova che questa tesi di Atene salvatrice è sostenuta:
    • nel 7° libro delle Storie di Erodoto , dove si dice “non si esagera se si sostiene che gli Ateniesi furono i salvatori della Grecia”
    • nei Persiani di Eschilo dove l’elogio di Atene è incentrato su 3 aspetti 1) Tecnica bellica: gli ateniesi sono temibili perché combattono corpo a corpo, non con arco e freccia come i Persiani 2) Le risorse economiche: le miniere di argento dell’Attica sono il forziere di Atene 3) Il regime politico: i Greci sono retti dalla democrazia, i Persiani sono sudditi = libertà politica e capacità di lotta contro i nemici sono connessi (nella descrizione della battaglia di Salamina viene sottolineata la volontà di combattere dei greci e l’obbligo di farlo dei persiani). La libertà politica e le capacità di lotta emergono chiaramente. es: Atossa all’inizio della tragedia chiede riferendosi ai Greci quale capo li comanda e guida il loro esercito e il coro dei dignitari persiani dice che di nessun essere umano sono detti schiavi o sudditi e quando la regina ribadisce chiedendo come possano reggere l’attacco di un esercito nemico, i coro dice che ci riescono tanto bene che hanno fatto a pezzi un esercito di Dario. = esaltazione della democrazia ateniese

TRAMA (pag. 59 e 590)

✤ Il PROLOGO (che coincide con la parodo): il coro è formato dai vecchi notabili persiani, angosciati per la mancanza di notizie sulla grande spedizione dell’esercito persiano; essi temono l’inganno di un dio e le insidie di Ate.

Concezione etico-religiosa: (pag.35)

Nel III episodio compare l’ ombra di Dario : egli condanna gli eccessi di suo figlio, che ha iniziato una guerra ingiusta. Serse con il suo gesto temerario dovuto all’ansia di emulare le imprese di Dario stesso ha commesso ὕβρις in 3 modi diversi:

  1. ha voluto assoggettare una terra che il κόσμος non gli aveva assegnato: poiché il κόσμος voluto dagli dèi e il Fato impongono che i Greci vivano liberi in Grecia e che i persiani stiano in Persia, quindi Serse ha peccato volendo infrangere questo ordinamento;
  2. in secondo luogo, nel passare in Europa dall’Asia ha preteso di attraversare con un ponte di barche l’Elesponto, infatti ha accostato le barche in modo da poter transitare i soldati a piedi, e quindi di modificare l’ordine degli elementi;
  3. infine ha bruciato i templi degli dèi ad Atene, poiché per il mondo persiano la divinità doveva essere venerata all’aperto. Quindi secondo il meccanismo della νέμεσις - ὕβρις, Serse è stato punito con la disfatta. Eschilo rivolge una vera condanna all’ὕβρις, infatti egli mutua questa concezione religiosa: Serse ha compiuto un’impresa follemente tracotante, meritando la punizione divina e la sconfitta. Infatti il μέγας ὄλβος (l’eccessiva felicità) provoca > κόρος (la sazietà) > da cui deriva l' ὕβρις (la tracotanza) > ατη (la rovina) > che è lo strumento della ϑίσις (la punizione divina). Dario dice che ciò che è successo era inevitabile che accadesse, quindi il destino voleva che la Persia fosse colpita e che soffrisse; così il dio ha accecato Serse, togliendogli il senno, e lo ha spinto ad agire. Dario dice che non si dovranno fare più spedizioni contro la Grecia, i cadaveri insegneranno ad evitare ogni ὕβρις: nei vv. 818-822 si nota la stessa concezione di Solone “cumuli di cadaveri che fino alla terza generazione, muti testimoni davanti agli occhi di tutti insegneranno che non deve chi è mortale esser troppo superbo, perché la superbia dopo il fiore dà frutto: ed è spiga di rovina da cui si miete messe di pianto” Nell’epilogo Dario ritorna tra i defunti e Serse appare con le vesti lacere e la faretra vuota. Il coro nel suo lamento alterna pianto a critiche al sovrano. Il meccanismo νέμεσις-ὕβρις non vuol dire quindi che per Eschilo il destino sia completamente superiore agli uomini. La trattazione che fa dell’esistenza umana e dell’intervento demonico (divino) riflette le idee di compromesso e di moderazione tipiche di Eschilo. C’è una concezione tradizionale per cui Serse compie un’impresa follemente tracotante meritando la punizione divina e la conseguente sconfitta. Nelle parole di Dario sulla sciagura si innesta il μάθος , l’apprendimento della tragedia, un processo didattico, che sarebbe un ammonimento agli ateniesi stessi, vincitori a Salamina, a non insuperbire per il successo. Ma Eschilo ha anche una posizione di moderata apertura verso le istanze della sua epoca che pongono al centro della società l’uomo (per la contemporaneità con i sofisti). L’ombra di Dario ripudia φθόνος τῶν θεῶν , ovvero la concezione arcaica secondo cui le sciagure degli uomini sono il frutto dell’invidia degli dèi. Nei “ Persiani ” si parla di Ate , ovvero di accecamento dell’uomo da parte della divinità, ma l’accecamento è contemporaneo ad un atto dell’uomo che viene meno a determinate regole morali e religiose: Serse ha commesso vari tipi di ὕβρις, per questo finisce nell’accecamento degli dèi. C’è quindi una collaborazione uomo-dio in cui l’uomo fa di sua scelta ciò che il dio ha deciso, ma pur sempre sceglie di farlo; quindi Dario quando viene a sapere che Serse è stato sconfitto ed afferma che si sono compiuti i vaticini, è quindi presente un concetto di destino che aveva già preordinato l’azione di Serse. Ma non solo: Dario dà anche una spiegazione individuale degli atti di Serse, dicendo che fu spinto dalla sua ambizione ad emulare le gesta del padre. L’uomo fa dunque di sua iniziativa quello che il destino vuole che faccia, e questo concetto è ribadito quando Dario dice che l’azione di Serse è stata influenzata da un demone o quando il messaggero definisce questo demone con ἀλάστωρ, che ha fatto in modo che Serse attaccasse i greci a Salamina in condizioni sfavorevoli. Dario, pur ammettendo che la partecipazione di un demone è stata determinante, rivolge

l’attenzione all’iniziativa personale di Serse e quindi il demone interviene ad accelerare un processo che è già nella mente dell’individuo. Personaggi:Atossa : decisa a proteggere comunque la sua creatura. ‣ Dario : con consapevole forzatura della realtà storica, svolge una funzione di esegeta della recente catastrofe. ‣ Serse : compare solo al termine vestito di stracci e barcollante; ‣ Coro : commenta gli eventi, c’è una graduale modifica della sua posizione, passa dalla piena acquiescenza agli ordini dei capi fino all’aperta dissociazione dal suo re.

  • (^) La stranezza dell’introduzione di un nuovo problema (relativo al seppellimento di Polinice) alla fine della trilogia;
  • (^) La presenza di un terzo attore sulla scena ;
  • (^) Il fatto che di Antigone e Ismene non si parli mai nella prima parte della tragedia;
  • (^) Un riferimento ai πρόβουλοι , una carica introdotta ad Atene solo nel 413 a.C. Quindi le possibilità sono 3: ▪ Il finale è spurio ed ha sostituito il finale originale che si è perduto; ▪ Il finale è spurio e l’opera si concludeva al v. 960; ▪ Il finale è autentico. La decisione di Eteocle: (pag. 62) Eteocle di volta in volta interpreta gli stemmi degli scudi ; quando arriva il messaggero a descriverli, Eschilo caratterizza i 7 duchi argivi con queste immagini, che aiutano a capire le caratteristiche psicologiche e fisiche di questi eroi. Lo scontro è più in questa scena che nei duelli. La studiosa Monica Centanni definisce la scena dello scudo come una lunghissima scena di parole, e le immagini degli scudi sono usate da Eschilo per ribadire cos’è la città e cos’è “l’altro” (ovvero tutto ciò che c’è fuori dalle mura, nemico). La città difende ciò che le appartiene, altari, stirpi; il nemico vuole la città per predarla e distruggerla. Centanni parla anche dell’ uguaglianza tra i due fratelli , Eteocle e Polinice: quest’ultimo ha sul suo scudo l’ immagine di Δίκη , la giustizia, che entrambi pretendono. Eteocle diventerà così simile al fratello che il coro di fanciulle tebane lo rimproverano, dicendo che egli sia uguale al nemico. Eteocle, combattendo la Δίκη del fratello con la propria, mette in discussione che essa sia giusta. L’opposizione tra duci argivi e tebani ricorda il modello epico dell’Iliade dove le scene di guerra si traducevano in duelli individuali:
  • Alla prima porta c’è TIDEO , il suo scudo rappresenta un cielo incendiato da stelle e una luna solenne, “signora degli astri e occhi della notte”, questi simboli indicano la sua arroganza ; Eteocle gli oppone un cittadino tebano di cui non importa il nome (perché gli uomini di Eteocle sono campioni di giustizia della πόλις, non sono famosi come i rivali; sono contrari al loro modo di essere, ovvero, se gli argivi sono superbi, tracotanti e blasfemi, i tebani sono uomini modesti, pieni di parole ma valorosi, e proprio perché rappresentano la forza della collettività sono quasi anonimi). E gli augura che la notte che è presente sulla sua arma come presagio di notte per i nemici cali invece sugli occhi di Tideo.
  • Alla seconda porta c’è CAPANEO , è un gigante blasfemo che reca sullo scudo un uomo portatore del fuoco con l’intento di bruciare Tebe, contro di lui viene schierato un tebano che come un fulmine lo dovrà colpire. Il messaggero descrive gli atteggiamenti tracotanti dei nemici, soffermandosi sulle immagini rappresentate sugli scudi, che hanno valore magico; i nemici puntano su una parola paralizzante. Eteocle neutralizza il maleficio facendolo ricadere su chi l’ha lanciato, quando di volta in volta analizza la minaccia, insita nello scudo, la esorcizza dandole un’interpretazione razionale , e quindi sceglie un guerriero tebano adatto a sconfiggere il nemico.
  • Lo scudo del 6° guerriero, ANFIARAO , è un problema per Eteocle perché sul suo scudo non c’è nessuna insegna. Anfiarao è un vate e non vuole sembrare, ma vuole essere il più valoroso; “Anfiarao” vuol dire “rispettoso degli dèi”, è equilibrato ed è l’unico tra i 7 a non volere la guerra, perché sa che moriranno tutti sotto le mura di Tebe, inveisce contro Polinice e la sua impresa, ed ha un'unica speranza, che la morte a lui destinata non sia senza onore.
  • La settima porta c’è POLINICE. Al v. 653 appare il problema del γένος, nei versi precedenti Eteocle aveva replicato

freddamente a tutte le descrizioni del messaggero, qui abbiamo una svolta netta del dramma e rivolge il suo grido disperato alla stirpe di Edipo :

  • “O stirpe che gli dèi hanno fatto impazzire e che gli dèi tremendamente odiano, o nostra stirpe di Edipo, quante lacrime dobbiamo per te versare!” Ai vv. 654 e 667: “Eppure mai, né quando fuggì via dalla tenebra del ventre materno, né da bambino né da adolescente, né quando la barba gli si infoltì sulle guance, mai la Giustizia si degnò di guardarlo.” Eteocle racconta di quanto sia inadatto alla sua vita Polinice, che non è mai seguito da Δίκη. La giustizia consiste nell’identità del destino dei 2 fratelli, ma Eteocle nega che la Δίκη possa stare al fianco del fratello, non vedendo che la sua Δίκη è identica a quella di Polinice e che quindi i l destino è speculare per i 2 fratelli. C’è l’aspetto del dilemma tragico : qui il problema è la scelta di Eteocle di affrontare Polinice, se sia una libera scelta o sia dettata dal fato. Eschilo presenta Eteocle come una vittima del fato che però ha deciso volontariamente, e quindi c’è la collaborazione tra uomo e dio (l’uomo fa di sua iniziativa ciò che il dio vuole) quindi nella decisione di Eteocle di affrontare il fratello convergono 3 elementi :
  • (^) La spietata determinazione del fato;
  • (^) La libera decisione di Eteocle;
  • (^) La conseguenza della maledizione paterna. Su entrambi i fratelli grava infatti la maledizione di Edipo e quindi il personaggio di Eteocle da reggente sicuro si trasforma in cittadino privato, erede di una stirpe maledetta che combatte una guerra privata. Al v. 689 Eteocle afferma: “E’ un dio che ci spinge all’azione, soffiando furiosamente nelle nostre vele.” È’ una metafora : la nave che nei versi precedenti rappresentava la πόλις, ora è collegata alla stirpe di Laio, e quindi la prospettiva del dramma non è più politica ma genetica. Il re non è più il nocchiero che guida la nave in balia dei flutti, perché c’è un vento fatale che spinge la nave verso il suo destino. Il personaggio di Eteocle è stato giudicato come il 1° carattere della tragedia greca (perché nei Persiani non ce ne sono), in quanto è un capo di stato, come suo padre che aveva risolto l’enigma della sfinge, egli è capace di risolvere quello degli scudi ma è un isolato che non dialoga con nessuno perché è il figlio di Edipo. Aristofane , un commediografo, dice di questa tragedia che è un dramma pieno di Ares , infatti l’aspetto bellico è presente fin dal prologo, e nella parodo la città è presentata come assediata dall’esercito nemico, con urla assordanti dentro e fuori.
  • La civiltà matriarcale rappresentata dalle Danaidi si oppone alla cultura cittadina e patriarcale dei greci.
  • Il rifiuto della sessualità si oppone alla legge universale di^ ἔρως, alla procreazione.
  • La libertà femminile si oppone alla soggezione del ruolo della donna nella casa in Grecia. Il tema della donna che rifiuta di accettare l’ordine familiare o lo minaccia con il suo eccesso di passionalità è un tema comune al teatro greco. Le Supplici sono solo il primo step della vicenda delle Danaidi, a cui seguiva gli “Egizi”, in cui i cugini riuscivano ad ottenere le nozze con la guerra, e l’ultimo dramma le “Danaidi” in cui durante la notte nuziale tutte le Danaidi tranne Ipermestra uccidevano il rispettivo marito, così quelle che all’inizio erano vittime si trasformavano in assassine ad eccezione di una, che innamorata dello sposo lo risparmia. Nella complessa dinamica della trilogia sembra che la volontà e l’inflessibilità delle Danaidi debba essere intesa in senso negativo come arroganza nei confronti di una legge naturale, ovvero la necessità di sottostare alle leggi dell’amore. ↪︎ Si deduce dal fatto che nell’ultima tragedia Ipermestra, che è rimproverata e forse processata da Danao e le sorelle, riceve l’aiuto di Afrodite, che compare sulla scena per aiutare e proteggere la fanciulla e denunciare le leggi universali dell’amore (in un frammento giuntoci). Il testo è originale di Eschilo con accentuate alcune tematiche, ad esempio si parla di accoglienza (quando si dice alle Danaidi di scegliere liberamente). Le Danaidi rappresentato il diverso, ma nel senso di immigrato in un paese occidentale. Nell’ultima parte viene sottolineato l’unico aspetto della tragedia di cui non abbiamo ancora parlato, la democrazia.

LETTURA POLITICA

L’ interpretazione democratica delle “Supplici” è di Canfora, insegnante di filologia greca all’università di Bari, uno dei più grandi interpreti della filosofia greca e del dibattito greco. Mediante la figura di Pelasgo, Eschilo fa riferimento alla nuova realtà democratica che assegna alla collettività un ruolo predominante, contrapponendo la democrazia al dispotismo dei popoli orientali. Nella tragedia c’è molta enfasi sulla necessità che sia l’assemblea popolare a decidere anche su scelte delicate come la politica estera. Nel personaggio di Pelasgo c’è il dramma della scelta : troviamo quella situazione tragica che è il problema eschileo dell’agire umano. Pelasgo deve scegliere tra l’adeguamento alle istanze religiose (che gli impone la protezione delle supplici) e l’adeguamento alle istanze politiche (che suggerirebbe di evitare la guerra con gli egizi). Pelasgo deve scegliere leggi religiose o leggi politiche. Egli si dichiara impotente a prendere una decisione da solo, quindi c’è il senso tragico della scelta e c’è l’angoscia che la scelta procura. Il coro incalza Pelasgo con l’argomento che la giustizia è la miglior difesa e che l’ira di Zeus sarebbe terribile se non concedesse asilo. Pelasgo è incline ad acconsentire alla richiesta delle Danaidi, ma da solo non può decidere; questa è la novità della tragedia: non si può decidere nulla senza il popolo perché il popolo rinfaccerebbe al re la guerra non voluta. Le grandi decisioni quindi di politica estera spettano all’assemblea popolare. “Il voto popolare è saldo come un chiodo ben confitto” e all’araldo egizio che cerca di portare via le supplici, violando chiaramente lo spazio sacro dell’altare dove sono raccolte, Pelasgo dice “potrai portare via le donne solo con il loro consenso” , questo ha stabilito il voto unanime della città espresso dal popolo, ovvero di non abbandonare le donne alla violenza. Questo tragedia è quella che Canfora chiama il vertice della paideia democratica. Eschilo cerca di coagulare la città di Atene intorno ai valori costituitivi della democrazia. Si va a teatro per ricevere un insegnamento e questo è uno di quelli. Nella tragedia compare per la prima volta in attico la parola democrazia, non intera, ma espressa con δήμου κρατοῦσα , perifrasi usata per indicare la democrazia. Nella tragedia la democrazia non è un concetto astratto, ma si materializza nella mano che vota.

Eschilo dice ”il popolo di Argo ha approvato con le mani”, perché la votazione avveniva per alzata di mano. L’ultimo tema che mette in scena la tragedia è l’ esaltazione di Argo come terra ospitale per gli esuli imbarcati e in pericolo di vita e Danao che esalta Argo. Secondo Canfora c’è un richiamo a Temistocle, che condannato in contumacia (mentre è assente) per alto tradimento, μηδισμός, si era rifugiato ad Argo. Il mito serve per inserire l’attualità, o l’attualità è trasferita nel mondo del mito. Nel corso della trilogia Eschilo fa anche capire che l’uomo non può più fare scelte che contrastino con le leggi divine cosmiche per quanto sia grande l’ansia di libertà dell’uomo. Siamo in un’Atene democratica. L’ansia di libertà però non può eccedere i limiti, la vera libertà dell’uomo non è mai una decisione unilaterale delle cose, la vera libertà dell’uomo è adeguarsi alle leggi del κόσμος. Il coro doveva essere di 12 elementi, ma le Danaidi erano 50. Le sorelle erano di pelle scura e i loro movimenti di danza rimandavano alle danze africane. Di grande effetto quindi dovevano essere i costumi del coro e i movimenti di massa, perché abbiamo i movimenti delle 50 Danaidi, il movimento dei soldati egizi e argivi, l’arrivo degli egizi. C’è molta forte coralità (scene di più persone).

1) All’inizio della trilogia avremmo il “Prometeo incatenato”. 2) Poi il “Prometeo liberato” da Eracle, che uccide con una freccia l’aquila, che ogni giorno mangiava il fegato del titano e libera così Prometeo con il consenso di Zeus il cui trono è ormai consolidato e ha trovato il fondamento nella giustizia. 3) Il terzo dramma, “Prometeo portatore di fuoco”, probabilmente conteneva la riconciliazione tra i due antagonisti, conciliazione dialettica per cui Prometeo si arricchiva di un maggior senso di collaborazione e Zeus di una maggiore clemenza e benevolenza nei confronti dei mortali. Nel “Prometeo portatore di fuoco” si trova anche un αἴτιον, la spiegazione dell’origine delle istituzioni delle feste Prometee ad Atene. Feste in cui gli ateniesi celebravano il dono del fuoco; dono fatto con il consenso di Zeus. In occasione di queste feste i cittadini correvano con fiaccole accese in memoria di Prometeo.

  • Della trilogia si è conservato interamente il “Prometeo incatenato” e pochi frammenti degli altri due drammi.

TRAMA

  • E’ ambientato in una rupe della Scizia , l’ambientazione è tetra. ✤ Nel PROLOGO il titano Prometeo, figlio dell’oceanina Climene e del titano Giapeto, colpevole di essersi ribellato agli dèi ed avergli rubato il fuoco e averlo donato agli uomini, viene incatenato ad una rupe dagli sgherri di Zeus (Kratos e Bia, potere e violenza) e da Efesto, l’unico dei tre a provare pietà. ✤ Rimasto solo, Prometeo, si rivolge agli elementi della natura come testimoni dell’ingiustizia che subisce. Il dramma consiste nelle visite che il titano riceve. ✤ Per primo a fargli visita arriva il coro delle ninfe Oceanine su un carro alato. ↪︎ Qui c’è il primo problema relativo alla scenografia del dramma, infatti le Oceanine arrivano e non prendono parte all’orchestra, rimangono appese finché Prometeo non le invita a scendere; il problema si presenta in quanto il coro era di 12 Oceanine ed era impossibile che la macchina con cui i personaggi scendevano sostenesse un carro alato con 12 persone sopra. Quindi si pensa che le Oceanine arrivassero ad una ad una su un seggio alato. Le Oceanine sono creature giovani, ingenue, ma sinceramente convinte dei meriti di Prometeo. La funzione del coro nella tragedia è l’invito ad evitare l’ ὕβϱις e l’invito al senso della misura. Prometeo alle Oceanine dice che Zeus un giorno avrà bisogno di lui per apprendere un segreto che potrebbe evitargli di perdere il regno (una parte della stranezza del personaggio di Zeus in questa tragedia). Prometeo racconta quindi al coro l’aiuto che ha dato a Zeus nella lotta contro i titani, l’ingratitudine di Zeus nei suoi confronti, la decisione d Zeus di annientare la razza degli uomini e l’opposizione di Prometeo a questo disegno, nonchè i doni (τέχναι) che Prometeo ha dato agli uomini e per cui è stato punito. ✤ Arriva poi un’altra visita, Oceano, portato su un carro alato (il padre delle Oceanine), esorta il titano a cedere di fronte alle necessità; Oceano rappresenta nella tragedia il senso comune pronto a compromessi e quindi invita invano Prometeo ad essere meno fiero ed ostinato. Oceano quindi si allontana per lasciare Prometeo al suo destino. ✤ Dopo il canto del coro Prometeo elenca i benefici da lui arrecati agli uomini con il dono delle τέχναι, e c’è una lunga apologia di Prometeo che si rappresenta come inventore di tutte le arti e benefattore dell’umanità. ✤ Poco dopo arriva una donna, con corna di vacca sul capo: Io. Io è un’altra vittima delle ingiustizie degli dèi, amata da Zeus, ma per gelosia di Era trasformata in una vacca e fatta perseguitare da un tafano che la segue ovunque. Io è una creatura trepidante, smarrita e una vittima divina, il suo movimento frenetico si contrappone con l’immobiltà di Prometeo, in quanto Era la costringe ad errare senza meta per

il mondo in preda all’assillo. Prometeo conforta Io e in quanto profeta le riferisce quali peregrinazioni la attendono, ma anche la sua lontana liberazione, perchè accenna a delle future nozze che potrebbero detronizzare Zeus, provocando la nascita di un figlio più forte di lui (un’altra profezia sulla caduta di Zeus); Prometeo è l’unico che può sventare ciò, svelando per liberarsi il nome di colei con cui Zeus non dovrà unirsi, ovvero Teti. Nella profezia si dice anche che dalla famiglia che Io creerà proverrà Eracle, che dopo molte generazioni libererà Prometeo dalle catene. A questo punto Io, punta dal tafano, fugge via correndo. ✤ Nell’ESODO Prometeo riceve la visita di Ermes, il messaggero divino che tenta di farsi rivelare dal titano il suo segreto. Ermes riferisce a Prometeo la sentenza di Zeus: rivelare chi sia il futuro avversario del re degli dèi oppure essere buttato nel Tartaro. Prometeo rifiuta. Ermes è come Kratos, uno sgherro fedele e cinico, asservito a Zeus, tanto che Prometeo gli dice che non cambierebbe la propria sventura con la sua servitù. ✤ La tragedia si conclude con un cataclisma che sprofonda Prometeo nell’oscirità dell’abisso e con lui le Oceanine che non lo abbandonano. Per il cataclisma che doveva essere visibile agli spettatori viene usato il βροντειον per riprodurre i tuoni e un altro per riprodurre i fulmini. La simpatia del pubblico qui va al ribelle perché, di fronte all’arbitrio del più forte, difende un valore collettivo (succede sempre nella tragedia greca), per la sua solidarietà verso gli uomini si conquista la simpatia di questi (come Antigone in Sofocle, perchè rappresenta l’idea di giustizia). Per γένος appartiene ai titani, ma nella Titanomachia si schiera dalla parte di Zeus: in Esiodo Prometeo è versatile, astuto, ed ha degli appellativi che tornano in Eschilo, “dai vari pensieri” o “dai consigli tortuosi”, ovvero che è in grado di tirarsi fuori da alcune situazioni ricorrendo ad inganni. Il suo nome è legato al verbo προμεθεομαι, “darsi pensiero”, “previdente”. In Esiodo la vicenda di Prometeo si compone di 3 momenti : l’inganno delle ossa, il vaso di Pandora e il furto del fuoco; Eschilo racconta il resto della storia. Prometeo è a conoscenza di un segreto sul trono di Zeus che si rifiuta di rivelare. La tragedia rappresenta solo la prospettiva del protagonista , che resta sulla scena dall’inizio alla fine e non fa che ripetere la sua avversione contro Zeus e questi nuovi dèi che hanno scansato dal trono una saggezza antica e pretendono di piegare la natura alle loro leggi. Alla fine della trilogia il contrasto tra queste nuove forze doveva comporsi con la liberazione di Prometeo , che concilia le sue ragioni e quelle di Zeus. Forse Prometeo accettava la sovranità di Zeus e Zeus consentiva che l’umanità progredisse grazie alle τέχναι, e si è presupposto che Zeus aggiungesse il valore della Δίκη, la giustizia. Un’altra interpretazione di Prometeo c’è nel “Protagora” di Platone , in cui Platone ricorre al mito di Prometeo per spiegare le origini della scienza politica. Il mito dice che dopo aver creato gli esseri viventi di dèi affidano a Prometeo e suo fratello Epimeteo il compito di spartire tra gli esseri viventi le facoltà, di dotarli di mezzi di sussistenza. L’incauto Epimeteo esaurisce rapidamente i doni tra gli animali e quando arriva il momento degli uomini non c’è più nulla, quindi l’uomo è scalzo, nudo e indifeso. Prometeo aiuta l’uomo offrendogli il fuoco e la τέχναι, la sapienza tecnica, così diventa il benefattore dell’umanità. Benchè provvisti dei doni sottratti da Prometeo gli uomini vivono sparsi, non esistono città, si danneggiano a vicenda e vengono divorati dalle fiere. Allora interviene Zeus a donare Αἰδώς e Δίκη (pudore e giustizia) e così diventa possibile costruire le città e si sviluppa l’arte politica. Il punto comune in tutte le versioni è che Prometeo è il benefattore dell’umanità, è filantropo. Ma Prometeo ha anche un’altra caratteristica: è un Trickster, un imbroglione, un briccone divino; in senso antropologico è un mediatore tra dèi e uomini che agisce sul mondo esistente per completarlo (anche Ermes lo è in quanto messaggero).

LA TRILOGIA ORESTEA

  • L’unica trilogia legata che ci è giunta rappresentata nel 458 a.C. In un concorso dove ottenne la vittoria.
  • Appartiene alla fase più matura della tragedia eschilea e i 3 drammi sviluppano ciascuno un momento della saga degli Atridi. Nell’ Odissea la storia dell’assassinio di Agamennone e della vendetta di Oreste è operata solo nei confronti di Egisto e non nella madre; nell’ Omero minore , compariva per la prima volta accanto ad Oreste la figura di Pilade, portavoce di Apollo e si dava notizia del sacrificio di Ifigenia. In Stesicoro , un lirico corale della prima generazione, dai frammenti che abbiamo inizia a comparire il personaggio di Clitemnestra con un ruolo attivo. Il MITO degli ATRIDI Atride aveva un fratello di nome Tieste, padre di Egisto e di altri, che seduce la moglie di Atreo, che per vendicarsi gli uccide tutti i figli eccetto Egisto e glieli serve a banchetto (memoria storica del γένος degli Atridi). Nella saga degli Atridi, come era stata trattata nell’epica e nelle lirica, c’erano delle differenze: a uccidere Agamennone era Egisto, mentre Clitemnestra aveva una funzione secondaria e non c’erano accenni al matricidio e soprattutto la vendetta di Oreste per l’uccisione di Agamennone, che non era problematizzata, ovvero quando Oreste si chiede τί δράσω “che cosa dovrei fare” abbiamo il dilemma tragico riguardo a sua madre. Nell’ Orestea ogni dramma racconta un suo momento: ⇒ (^) Nell’ Agamennone : l’arrivo di Agamennone da Troia, il suo assassinio per mano di Clitemnestra con la complicità di Egisto; ⇒ (^) Nelle Coefore (“portatrici di libagioni”): il ritorno in patria del figlio Oreste che per ordine di Apollo vendica il padre, uccidendo la madre e l’amante e che per questo motivo è assalito dalle Erinni; ⇒ (^) Nelle Eumenidi : la fuga di Oreste ad Atene dov’è sottoposto a un processo presieduto da Atena ed Apollo, in cui viene assolto mentre le Erinni diventano Eumenidi. Eschilo attraverso la vicenda di 2 generazioni degli Atridi descrive il passaggio da un mondo arcaico dominato dalla legge del taglione ad un mondo moderno in cui esiste la πόλις, in cui c’è un’istituzione giuridica (l’areopago) che mette fine all’atroce catena di delitti all’interno del γένος. Il passaggio fondamentale è il fatto che le Erinni, ctonie (infere), si trasformano in Eumenidi, benevole; viene ridimensionato nel corso della tragedia il ruolo delle antiche divinità ctonie che come Eumenidi sono assimilate nell’ordine olimpico, esattamente come la vendetta di sangue è superata con l’istituzione dell’Areopago voluta da Atena.

TRAMA dell’Agamennone (pag. 44)

✤ PROLOGO:

Inizia con il monologo notturno di una guardia appostata sul tetto della reggia per avvistare il segnale di fuoco che dovrebbe annunciare la caduta di Troia ; il fuoco si accende segnalando la fine della guerra e l’arrivo imminente di Agamennone. Il modello è omerico perché nell’Odissea si racconta che Egisto aveva messo una vedetta su un’altura per essere avvisato dell’arrivo di Agamennone. Eschilo apporta delle significative varianti : la vedetta è agli ordini di Clitemnestra e sta nella reggia, perché sin dall’inizio Eschilo vuole trasmettere l’idea che è Clitemnestra, e non Egisto, a predisporre l’assassinio di Agamennone. La vendetta si prepara all’interno della casa, una casa dove da tempo ci sono i convegni amorosi di Clitemnestra ed Egisto e dove Clitemnestra sta tessendo le trame di morte per Agamennone. Quindi la reggia di Argo è subito vista come il centro dell’azione, orchestrata da una donna “capace di maschi pensieri”, quindi una donna che ha preparato in tempo un piano di morte. ✤ PARODO: Nella quale entra un coro di vecchi argivi che a causa dell’età non è potuto andare in guerra; il loro canto rievoca in sequenza i momenti fondamentali della vicenda mitica dal sacrificio di Ifigenia. È’ un canto di vendetta e di giustizia.

E’ uno dei massimi momenti di tensione intellettualistica e stilistica di Eschilo, perché il coro proietta la vicenda mitica sul sistema di valori della cultura arcaica, in cui esiste un mondo sovradeterminato in cui l’agire umano è condizionato da un insieme di presenze: sangue, vendetta, colpa, castigo divino, aspirazione ad una giustizia legittima garantita da Zeus, presenze fisiche e mentali. Non è un discorso teorico perché questi temi sono presentati attraverso le azioni che hanno scandito la storia del γένος degli Atridi, in cui ciascun personaggio agisce spinto da impulsi (Elena spinta all’adulterio, Agamennone spinto a sacrificare Ifigenia, ecc...). Dalla parte degli uomini ci sono dunque le presenze di cui il coro non comprende la ragione; gli dèi siedono in alto, in apparenza lontani ma in realtà attenti a porre un ordine di giustizia e ordine. La parte più importante della parodo sono i vv. 160-183, dove c’è l’ inno a Zeus ; il coro parla al singolare perché a parlare è il corifeo. Ci sono i 3 elementi principali :

  • (^) la riflessione di Eschilo;
  • (^) la cultura religiosa tradizionale;
  • (^) il riconoscimento della necessità di una struttura gerarchizzata in cui Zeus appare come garante delle norma universale; per affermare la potenza di Zeus Eschilo recupera la tradizione di Esiodo della successione Uranio-Crono-Zeus, presentandola come uno scontro a livello di forza fisica. Nel coro la parte concettuale più importante è il το πάθει μάθος “attraverso la sofferenza l’apprendimento”. La divinità si impone con la violenza anche a chi non vuole, è una concezione delle divinità arcaica. La novità è che Eschilo dice che questa violenza del dio, in conseguenza della quale l’uomo è colpito dal πάθος, ha una funzione didattica in quanto, attraverso la sofferenza si realizza l’apprendimento della saggezza (è τὸ σοφρωνεῖν, l’essere moderati, la misura). Zeus è l’iniziatore e il garante di questo processo. Nell’apprendimento della saggezza e della moderazione consiste la χάρις, il favore che il dio concede agli uomini anche con la forza e contro la loro volontà. Nell’inno a Zeus egli è garante della giustizia e siede al sacro timone del mondo, impone agli uomini un sacrificio, quello di raggiungere la saggezza attraverso il dolore. ✤ PRIMO EPISODIO: Clitemnestra esulta pubblicamente, perché vuole far scontare ad Agamennone la morte di ifigenia con la morte. ✤ SECONDO EPISODIO: Un araldo precede l’arrivo di Agamennone, annunciando la distruzione di Troia e ricordando i 10 anni di guerra, con i loro lutti, i loro morti e la tempesta che ha decimato le navi nel viaggio di ritorno. ✤ SECONDO STASIMO: Il coro esprime la concezione di Eschilo per cui non è la felicità, ma la colpa, a generare sventura. Eschilo dicendo “io penso diversamente dagli altri”, supera la concezione che si trova ancora in Erodoto e nella lirica arcaica, dell’invidia degli dèi come causa delle sciagure degli umani (Eschilo prende questa concezione dai Sofisti, i filosofi che contemplano l’uomo e quindi anche la colpa passa all’uomo). Con la tragedia si passa dalla civiltà di vergogna alla civiltà di colpa. ✤ TERZO EPISODIO: In questo episodio arriva Agamennone trionfale, su un carro, con lui c’è Cassandra, divenuta sua schiava e concubina. RITORNO DI AGAMENNONE (pag.80-81 + commento)
  • Agamennone rivolge il suo saluto alla patria e agli dèi.
  • La vittoria di Agamennone non cancella però il ricordo di Ifigenia e dei morti; gli anziani sanno che intanto Clitemnestra si è unita con Egisto e ha architettato la vendetta.
  • Nel canto del coro ci sono dei riferimenti che gli spettatori devono decodificare “troppe persone fingono…” ecc…, la vera intenzione di questo saluto sembra di essere quello di mettere in guardia Agamennone che potrebbe non conoscere l’ostilità della casa.