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Vita e opere; descrizione della sua drammaturgia, con tutti gli elementi innovativi. Opera "Persiani" con trama, " Sette contro Tebe" e "Supplici" trama. "prometeo incatenato", "orestea"
Tipologia: Appunti
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La vita e le opere: Eschilo nacque nel 525 a.c. ad Elusi, presso Atene, da una famiglia aristocratica ed è considerato essere il primo tragediografo. Egli vide la fine della tirannide dei Pisistradi. Nel 508 a.c. avvenne la riforma di Clistene , che contribuì ad un avvicinamento della politica ateniese alla democrazia , avvicinamento che venne poi consolidato da Pericle. Iniziò poco dopo la sua attività letteraria e nel 484 a.c. vinse il suo primo agone letterario. Un evento importante fu la partecipazione alle guerre persiane , quando combattete a Maratona; nel 480 a.c. partecipò alla battaglia di Salamina. Nel 472 a.c. venne rappresentata la sua opera Persiani e poco dopo venne chiamato a lavorare presso il tiranno Ierone; presso di lui egli compose appositamente la tragedia delle Etnee. Ritornò in patria, ma dopo la rappresentazione dell’Orestea, 458 a.c., per motivi sconosciuti si trasferì in Sicilia a Gela, dove morì nel 456 a.c. Eschilo ottenne tredici vittorie negli agoni teatrali e i suoi drammi ottennero un onore eccezionale nel V secolo. Eschilo drammaturgo: Eschilo si concentrò sulla trilogia e pertanto le sue opere non prevedevano soltanto un personaggio centrale, bensì ampie saghe mitiche. I temi trattati sono universali: la famiglia, il diritto, il rapporto tra potere e libertà, tematica religiosa e i quesiti che ne derivano, come la presenza degli dei nelle vicende umane come garanti e patroni della giustizia. Lo stile utilizzato è arcaico, il linguaggio è alto, difficile, ricco di neologismi, metafore ed epiteti complessi. Eschilo fu regista, coreografo, attore dei suoi stessi drammi. Gli si attribuirono diverse innovazioni drammaturgiche, in particolare l’ introduzione del secondo attore, δευτεραγωνιστής ; nelle sue tarde opere Eschilo utilizzò anche il terzo attore. L’aggiunta di un secondo attore fu importante perché, mettendo in scena due personaggi dialoganti, il poeta tragico può sviluppare due personaggi e dunque presentare due punti di vista. I personaggi di Eschilo sono personaggi a “una sola dimensione”, perché presentano un solo lato della loro personalità; manca il tormento interiore e inoltre il loro è un mondo sovradeterminato, come l’intervento degli dei o del fato. Per Eschilo l’agire umano è condizionato dall’intervento esterno di forze demoniache che spingono l’uomo alla colpa e alla conseguente rovina: La ὕβρις : la “ tracotanza ” di chi, perché immensamente potente, ricco o fortunato, si crede superiore ai limiti stabiliti dagli dei: ne è un esempio Serse nei Persiani , annientato a causa della sua arroganza, per aver voluto travalicare i limiti impostati alla natura umana;
L’ Ατη : “ l’accecamento ” che impedisce all’uomo di distinguere il proprio destino e lo induce ad azioni sciagurate; L Ἀλάστωρ : il demone che sconvolge la mente di una persona e rappresenta l’inevitabilità della sua punizione: ne sono esempio le Erinni, i mostruosi demoni vendicatori dei delitti familiari che nelle Eumenidi perseguitano e rendono folle Oreste dopo il matricidio. La Δίκη : è il principio di giustizia di cui si fanno garanti gli dei olimpici e in particolare Zeus, che regola con esattezza, sulla sua bilancia, colpa e punizione. Nelle Eumenidi , il dramma più maturo di Eschilo, Apollo e Atena, difensori dell’operato di Oreste contro la persecuzione delle Erinni, decretano il trionfo di un nuovo modello di giustizia - quello incarnato dall’Areopago, l’assemblea dell’Atene democratica- sulla vecchia giustizia tribale, fondata sul principio della vendetta. Un tema importante che emerge è il passaggio dal caos all’ordine : la giustizia prevale, la civiltà progredisce, il mondo si civilizza. Il conflitto tra caos e ordine, tra la violenza e la giustizia, equivale alla contrapposizione tra il mondo della natura elementare e quelli della πόλις. Il teatro di Eschilo è ricco di elementi visionari e fantastici, come i fantasmi ( quelli di Dario nei Persiani e di Clitemnestra nelle Eumenidi ), allucinazioni , demoni mostruosi ( come le Erinni ) compaiono frequentemente sulla scena e costituiscono un tratto caratteristico della sua drammaturgia. Eschilo è considerato essere l’inventore del linguaggio tragico, un linguaggio straniato, lontano dalla quotidianità per scelta lessicale e strutture sintattiche. Diversi sono i neologismi e le metafore. Eschilo adotta le forme tipiche dello stile arcaico; le parti corali sono caratterizzate da una grande densità espressiva. Il teatro di Eschilo è un teatro di pensiero : all’autore interessa maggiormente il dialogo e il confronto tra opinioni contrapposte, un teatro dunque basato soprattuto sulla parola, piuttosto che sull’azione. Vi sono riflessioni su 1) lotta a cui assiste tra il presente e il passato, la modernità e l’antichità, il γένος e la πόλις ( molto dibattuta sarà la questione della vendetta, lecita per il ghenos, la tribù, mentre poco lecita nella polis—> nascita dei tribunali dove si amministra la giustizia, che non comporta vendetta… questo può essere considerato un tema molto moderno ); 2) rapporto tra il mondo umano e quello divino , tema molto arcaico ( Eschilo cerca di indagare tale rapporto; egli crede fermamente negli dei e afferma che gli uomini vengono puniti dagli dei, ed è giusto così… gli uomini vengono puniti quando, ad esempio, si pecca di ubris. L’uomo deve avere dei limiti perche altrimenti sarebbe Dio, l’uomo arriva all’Ατη, l’accecamento. E in che modo vengono puniti? Con la Nέμεσις, una punizione che potrebbe ricadere su di me oppure su tutti gli altri, come i figli dei miei figli ). Persiani : la tragedia venne rappresentata nel 472 a.c ., otto anni dopo la battaglia di Salamina, come la prima di una trilogia che comprendeva Fineo, Glauco e il satiresco Prometeo accenditore di fuoco. Questa trilogia non prevedeva dunque drammi legati da un unico intreccio narrativo. Trama: la scena è ambientata a Susa, capitale dell’impero persiano. Entra un coro di vecchi: sono gli unici uomini rimasti, da quando il re Serse ha condotto la gioventù asiatica a combattere in Grecia. Fin dall’inizio, però, oscuri presagi si addensano sulla reggia. Sopraggiunge Atossa, madre di Serse e vedova del grande e sapiente re Dario;
il buon governante che anima e dirige la città e fuori dalla città vi è il nemico: questo è lo scontro tra le forze del caos e l’ordinato coraggio di chi difende la propria gente e la propria civiltà. Supplici : questa tragedia è l’unica che si è conservata di una trilogia; presenta numerosi tratti arcaici e per questo lo si considera essere il più antico dramma conservato, addirittura precedente ai Persiani. Il testo è pervenuto alquanto danneggiato. Trama: l’argomento mitico del dramma è offerto dalla vicenda dinastica di Danao e Egitto, fratelli gemelli che condividevano il regno d’Egitto; il primo aveva avuto cinquanta figlie, il secondo altrettanti maschi. Egitto tentò di imporre un matrimonio tra i propri figli e le nipoti, ma Danao e le figlie rifiutarono e fuggirono ad Argo, inseguiti dagli Egizi. L’inizio del dramma mostra le fanciulle appena approdate alla terra di Argo, ancora terrorizzate. Subito dopo compare Danao, che esorta le figlie a raggiungere il recinto sacro, dove i supplici hanno per antico diritto un asino inviolabile, e ad attendere l’ l’arrivo degli abitanti di quella terra. Compare infatti il re Argo Pelasgo, cui le Supplioci narrano la propria storia, implorando di essere accolte e difese secondo le leggi dell’ospitalità. Il re è riluttante, per timore di una guerra contro gli Egizi, ma promette di riferire all’assemblea cittadina; le ragazze a loro volta giurano di impiccarsi alle statue degli dei se non verranno accolte. Infine il re esce con Danao, che lo accompagna per sostenere le ragioni delle figlie. Dopo il canto del coro, rientra Danao con buone notizie: l’assemblea unanime ha deciso di accogliere la preghiera delle ragazze. A un canto di ringraziamento delle fanciulle rivolto ad Argo e ai suoi abitanti fa seguito il colpo di scena: gli Egizi sono sbarcati lì vicino e si accingono a rapire le ragazze. Danao parte per la città in cerca di soccorso. Subito dopo arriva l’araldo degli Egizi con i suoi sgherri e tenta di portare via a forza le fanciulle; l’intervento di Pelasgo lo costringe però a ritirarsi. L’araldo egizio esce con parole di minacce: ormai è guerra tra Egizi e Argivi. Uscito Pelasgo, rientra Danao, incaricato di scortare le figlie dentro le mura; le ragazze sia avviano, accompagnate dal coro delle ancelle che le esorta a essere meno inflessibili. In questa tragedia il coro ha un ruolo dominante. Le figlie di Danao esprimono un modello di femminilità matriarcale, che rifiutava la supremazia maschile, rifiutando di sottoporsi alla giurisdizione familiare e rappresentando dunque un universo femminile minaccioso e incomprensibile per gli ateniesi. Sembra che l’intento fosse quello di sottostare alle leggi della procreazione. Prometeo incatenato : la tragedia faceva parte di una trilogia che comprendeva anche Prometeo liberato e Prometeo portatore del fuoco. Prometeo incatenato venne già trattato da Esiodo; nella visione esioidea Prometeo è un titano benefattore mentre con Eschilo abbiamo una visione diversa. Prometeo non è il benefattore ma l’ eroe tragico , colui che viene punito. Egli scelse di disobbedire ad un ordine di Zeus , che metaforicamente rappresenta il potere ( quando bisognava obbedire sempre )—> sceglie la libertà. [oggi si parla di disobbedienza civile ].Egli venne imprigionato e gli scagnozzi che lo accompagno al suo carcere hanno due nomi che alludono a due concetti: Κράτος ( comando violento ) e Bía ( personificazione della forza e della violenza ). C’è anche il tema dell’ αμαρτία =errore. Trama: il titano Prometeo, colpevole di essersi ribellato agli dei e di aver rubato il fuoco per donarlo agli uomini, viene incatenato a una rupe dagli emissari di Zeus,
Kratos e Bia, e da Efesto, l’unico dei tre a nutrire pietà per lui; gli fa visita il coro delle ninfe Oceanine, per consolarlo ma anche per cercare di convincerlo a sottomettersi. A loro si unisce il padre, il vecchio Oceano ( portato sopra un carro alato ), che dopo aver esortato il titano a cedere di fronte alla necessità, si allontana per lasciarlo solo al suo destino. Dopo il canto del coro, Prometeo riprende a parlare difendendo le sue azioni e proclamandosi, in una lunga apologia, il benefattore dell’umanità e l’inventore di tutte le arti. Poco dopo arriva una donna sul cui capo spuntano corna di vacca. È Io, un’altra vittima delle ingiustizie degli dei: amata da Zeus, che non seppe difenderla della gelosia di Era, è stata mutata in vacca e viene perseguitata da un tafano che la costringe a errare senza meta per il mondo. Prometeo la conforta: in quanto profeta, riferisce alla donna quali peregrinazioni la attendono e la famiglia che avrà origine da lei, da cui proverrà l’uomo ( Eracle ) che dopo molte generazioni libererà Prometeo dalle catene. Il titano preannunzia poi che un giorno anche Zeus sarà spodestato da uno dei suoi figli e imparerà la distanza che passa tra regnare e servire. Io, punta dal tafano, fugge correndo. A questo punto il prigioniero riceve la visita del messaggero divino Ermes, che gli riferisce la sentenza di Zeus: rivelare chi sia il futuro avversario del re degli dei oppure essere gettato nel Tartaro per l’eternità. Prometeo rifiuta e la tragedia si chiude con un cataclisma che sprofonda Prometeo nell’oscurità del mondo sotterraneo. Il soggetto del dramma è la punizione di Prometeo. L’opera della trilogia “Prometeo incatenato” resta una tragedia enigmatica per la critica, essendo dubbia l’attribuzione a Eschilo. Il Prometeo diventerà uno dei drammi più suggestivi e intellettualmente alti del teatro mondiale. Orestea : la trilogia venne rappresentata nel 458 a.c. nell’ambito di un concorso drammatico in cui ottenne la vittoria. La vicenda si sviluppa in tre drammi ( Agamennone , Coefore , Eumenide ) che affrontano ciascuno un momento della saga delle Atridi. La protagonista è Clitemnestra e sulla scena campeggia nel mezzo, anche da morta, come un fantasma. Trama:
ritorno del re affinché si possa consumare la vendetta: quando Agamennone tornerà verrà ucciso, assieme a Cassandra ( una delle figlie di Priamo che lui si era portato via come bottino di guerra, come concubina ). Qua il ritratto di Clitemnestra è cattivo, viene ritratto una donna terribile come Lady Macbeth, con Shakespeare; sono vendicative, ambiziose, potenti. Lei viene sempre associata alla cagna, che non ha lo stesso valore del cane, simbolo di fedeltà, bensì rappresenta làè’infedeltà. Clitemnestra e Agamennone avevano altri figli: Elettra e Oreste.