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Trama e analisi delle tragedie eschilee: "I Persiani" , "I sette contro Tebe" , "Le supplici" , "Il Prometeo incatenato" e "L'Orestea" (costituita da Agamennone, Coefore ed Eumenidi).
Tipologia: Appunti
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rappresentati nel nel 472 a.C->8 anni dopo la battaglia di Salamina.
Sin dall’inizio però,oscuri presagi si addensano sulla reggia,soprattutto sul capo della regina Atossa
Il mare è coperto di cadaveri e di relitti,la guerra è perduta,ma Serse è vivo anche se sconfitto e umiliato. E con le vesti lacere farà l’ingresso poco dopo nella reggia->accolto dal lamento del coro con cui si chiude il dramma.
Questi erano anni di grande esaltazione patriottica,infatti quando la tragedia di Eschilo venne rappresentata, la guerra con la Persia era ancora in corso e Atene alla testa di una lega di città greche stava ripulendo il mar Egeo dalla presenza nemica.
Così la voce si Eschilo si elevava non solo ad esaltare propagandisticamente il ruolo dominante che Atene aveva assunto tra le città greche, ma anche a sostenere la politica di espansionismo verso Orientefondata sulla potenza della flotta(il nucleo della flotta era costituito dai rematori che venivano arruolati nei ceti più bassi della popolazione,quelli più legati alle culture del regime democratico che formavano gran parte del pubblico teatralenon a caso il coreugo fu proprio Pericle,ormai avviato a diventare il leader del partito democratico).
come prima tragedia di una trilogia che comprendeva anche il fileo,il glauco,il satiresco(prometeo accenditore del fuoco)
Caso eccezionale della produzione tragica,non si trattava di una trilogia i cui drammi fossero legati tra di loro in un unico intreccio narrativo.
La scena della tragedia è ambientata a Susa(capitale dell’impero Persiano). Entra un coro di vecchi->nonché gli unici uomini rimasti,da quando il re Serse ha condotto tutta la gioventù persiana a combattere in Grecia.
la madre di Serse e vedova del grande e sapiente re Dario,ed è lei inoltre ad evocare all’Ade l’ombra del defunto re-marito,che appare sopra la sua tomba e pronuncia un giudizio molto severo nei confronti del suo successore->colpevole di smisurata superbia
In un resoconto di straorinaria intensità drammatica,un messaggero riferisce la flotta persiana è stata annientata dagli Ateniesi nello stretto braccio di mare antistante l’isola di Salamina.
Eschilo però si sottrae in questo dramma la tentazione di fare della sua tragedia un semplice manifesto della grandezza Ateniese,tanto è vero che ambientando la vicenda in terra persiana,egli scegli di inquadrarla nella prospettiva degli sconfitti e rinuncia così a rappresentare il Persiano da deridere o da odiare.
Nel contempo la rappresentazione sulla scena della disfatta dei nemici doveva certo, destare una corrente di esaltazione patriottica tra gli spettatori e ne prova il verso famoso di Aristotele nelle rane, che molti decenni dopo,descrive la reazione della platea davanti alle scene di lutto dei persiani: “Con quanto piacere ho sentito l’ombra di Dario,mentre il coro battendo le mani gridava:Ahime!”
La prospettiva storica non esaurisce tutta via l’interpretazione di un dramma complesso come i Persiani,nel quale sono presenti due livelli:
quello mitico quello storico
che si intersecano e si richiamano continuamente.
L’interpretazione che Eschilo da delle guerre persiane si fonda su un luogo comune dell’ideologia democratica ateniese,riflessa poi in forme analoghe nella storiografia di Erodoto,e cioè la contrapposizione tra due sistemi politici:
da un lato la polis grecalibera espressione di profondi valori morali e dall’altro l’impero orientaleil dispotismo sempre esposto a rischio dell’empietà e della prevaricazione
anche in questo caso il pensiero mitico rappresenta il paradigma sulla base del quale vanno interpretati gli eventi e per questa ragione Eschilo colloca la vicenda delle guerre persiane all’interno di un quadro in cui operano forse segreti e potenti le stesse che vedranno poi agire nei “Sette contro Tebe” oppure nel mito degli Atridi nell’ Orestea ,e cioè:
l’accecamento(Ate)che impedisce a Serse di distinguere chiaramente le linee del suo destino e lo conduce alla sciagura Hybrisla prevaricazione che attira su chi la compie la punizione divina
Il Serse dei persiani non è quindi un nemico storico che gli Ateniesi conoscevano bene,diventa anch’egli nella tragedia di Eschilo un modello miticoquello dell’arrogante,cioè che non ha saputo discernere nel limite tra potere e violenza.
Allo stesso modo quei persiani che piangono sulla scena,non sono i nemici detestati contro cui gli ateniesi ogni anno allestivano la loro flotta,ma vengono rappresentati come un popolo sofferente per la colpa di un capo di cui,secondo un arcaico principio della responsabilità collettiva,i sudditi benché innocenti pagano le colpe.
Rappresentati nel 467 a.C.->5 anni dopo i Persiani. Erano il terzo dramma di un Edipodia ->erano preceduti dall’Edipo e seguiti dalla dramma satiresco Sfinge.
Ciascuna tragedia raffigurava un passaggio generazionale nella saga di questa famiglia->votata per un oscuro destino all’annientamento.
Nei Sette contro Tebe si compie la maledizione scagliata da Edipo sui figli Eteocle e Policine->i due fratelli sono venuti a contesa per il potere(Eteocle ha scacciato Polinice e in fratello cerca di ritornare nella città alla testa di un esercito argivo). All’inizio della tragedia compare Eteocle, l’esercito nemico condotto da 7 eroi(in particolare suo fratello Polinice, che ormai si sta preparando sotto le mura delle città all’assalto finale). Entra in scena quindi un coro di giovani donne tebane->terrorizzate dal pericolo incombente,ma le loro grida sono interrotte dal re,che le rimprovera e le esorta a incoraggiare i guerrieri invece che disanimarli con angosce femminili. Le ragazze si calmano e entra un messaggero e da lui Eteocle ascolta la descrizione delle forze nemiche,schierate davanti a ciascuna delle sette porte di Tebe,assegna a ognuna di questa un difensore tebano. All’ultima porta si recherà lui stesso per affrontare il fratello Polinice, compiendo un’azione al tempo stesso colpevole e necessaria. Al termine di questa scena “Eteocle esce per andare ad affrontale il fratello e segue un canto corale di preghiere e di angoscia,ora non più per la sorte della città,ma per quella dei due fratelli che sono in procinto di uccidersi l’un l’altro. Quando il coro tace rientra il messaggero con la notizia tanto desiderata e temuta. La città è salva, ma danti alla settima porta giacciono i corpi dei due fratelli che si sono massacrati reciprocamente. I due cadaveri vengono portati sulla scena e con un canto di dolore del coro ha termine l’opera. La conclusione fu manipolata già in epoca antica in un finale in cui compariva Antigone (sorella di Eteocle e Polinice),che proclamava la sua volontà di seppellire i fratelli,malgrado la città contrariata-
evidentemente si tratta di una chiusura modellata sull’Antigone di Sofocle.
Uno dei soggetti tradizionali attico del mito tebano era stato trattato in due poemi perduti del ciclo epico:la Tebaide e l’Edipodia, ma anche dai lirici(da Stesigone in particolare).
La leggenda racconta che Edipo era stato esposto dal pare Laio perché il suo concepimento era avvenuto contro il parere di un oracolo e divenuto adulto il giovane Edipo aveva ucciso inconsapevolmente il padre e aveva altrettanto inconsapevolmente preso in moglie la madre. Nel dramma eschileo i sue due figli Eteocle e Polinice,venuti a contesa per il potere,si massacrano a vicenda per un duello sotto le porte di Tebe assediate. E così sotto a duna stirpe nata per la colpa di se,coltiva l’odio come un serpente velenoso,nutre i suoi piccoli finisce nell’annientamento.
In mancanza degli altri drammi è complicato congetturare quale fosse l’interpretazione complessiva che Eschilo dava a questa saga,ovvero:
se intendesse raffigurare la sorte di una casata contaminata dal delitto e vittima di un implacabile vendetta divina operante generazione in generazione oppure se individuasse la radice di queste sciagure nella vicenda personale di ogni personaggio nella sua scelta sempre nuovamente affermata e ribadita di violenza e delitto
Più che vittime di un colpevole fato inesplicabile i personaggi di questa tragedia sono figure che si avviano al loro destino funesto con un atteggiamento che oscilla tra la rassegnazione e la volontà di autodistruzione.
E’ chiaro che i fratelli maledetti sono due,a ma è significativo che Eschilo decida di farne vedere solo uno,ovvero: Eteoclee lo presenti prima di tutto come il difensore di Tebe.
Secondo Eschilo Eteocle è il buon governatore che anima e dirige la città. Al di fuori delle sottili barriere delle mura è invece un nemico assetato di sangue che si prepara all’assalto e al saccheggiamento. E’ lo scontro tra le forze del caos e l’ordinato coraggio di ci difende la propria gente e la propria civiltà e tuttavia anche Eteocle alla fine viene inghiottito dal vortice dell’odio familiare che lo porta alla rovina.
E a differenza di Sofocle che concentrerà la sua riflessione sul destino del personaggio centrale della storia,ovvero Edipo,la trilogia di Eschilo sviluppa la vicenda mitica nel suo riflesso,con il suo grumo di delitti e contaminazioni che disgregano completamente la struttura del clan familiare. Anche qui,come in Eschilo,il destino dell’eroe non è mai isolato->perché egli si trova al centro di una trama che lo collega inestricabilmente alla città,alla famiglia sotto un cielo incombente di presenze divine.
Come in seguito nell’Orestea,anche nei Sette contro Tebe,Eschilo pone sulla scena le contraddizioni profonde del clan arcaico e i meccanismi di autodistruzione che germinano al suo stesso interno. Resta in questa tragedia la straordinaria caratterizzazione di Eteocle che domina la scena con la sua natura rabbiosa,gigantesca e inflessibile. Eteocle con la complessità dei suoi istinti oscuri e veloci costituisce il primo personaggio in senso proprio del teatro greco,una figura che per la sua selvaggia ferociasi potrebbe accostare al Macbeth di Shakespeare.
coro rientra Danao con buone notizie:perché l'assemblea cittadina ha deciso di accogliere la richiesta delle ragazze.
E dopo un canto di ringraziamento da parte delle fanciulle nei confronti di Argo e dei suoi abitanti,c’è un colpo di scenapoiché gli Egizi sono sbarcati lì vicino e sono arrivati per rapire le ragazze. Danao parte per la città in cerca di soccorso e subito dopo arriva l’araldo degli egizi con i suoi sgherri e tenta di portar via le fanciulle a forze,però l’intervento di Pelasgo costringe gli egizi a ritirarsi e l’araldo egizio si allontana con parole di minaccia e ormai la guerra tra egizi scoppia è uscito Persgo, rientra Danao-> che è incaricato di scortare le figlie dentro le mura e le ragazze si avviano accompagnate dal coro delle ancelle.
In questa tragedia un ruolo predominante lo occupa il coro
personaggi come Danao, Pelasgo occupato soltanto una posizione minore dal punto di vista drammaturgico e psicologico.
Danao appare come un semplice consigliere delle figli, mentre Pelasgo
Ma tutto sommato si presenta anch’egli come una figura abbastanza scialba rispetto in confronto alla feroce energia del coro.
perché si ribellano alla supremazia maschile ateniese e si rifiutano di sottoporsi alla giurisdizione familiare,si rifiutano di obbedire i doveri della procreazione e si rifiutano perfino di come dire rispondere ai richiami dell’amore e della sessualità. per loro sposarsi significa semplicemente diventare etmoide :”schiave”di un uomo.
quale è riservato ben più della metà dei versi dell’intera opera
scena come una personalità collettiva animata da forti passioni e da una volontà inflessibile mentre gli altri personaggi come danao
(è vero che vive il dilemma della scelta tragica se dare ospitalità le fanciulle o no,quindi decretare o meno anche una guerra per il suo popolo,dovrebbe apparire come il campione di una città democratica che difende un diritto inviolabile,ovvero: quello all' ospitalità,alla sacralità ma anche alla autodeterminazione del matrimonio di queste fanciulle.)
Nella prospettiva dell’universo del pubblico ateniese,l'universo femminile delle Danaidi doveva apparire minaccioso e incomprensibile
percorso per certi versi da energie oscure e primitive
E infatti le supplici si trovano al centro di una serie di conflitti di enorme portata culturale->cioè in questi conflitti si potrebbero trovare delle antinomie(delle opposizioni): per esempio tra civiltà matriarcale-> e cultura cittadina e patriarcale;tra rifiuto della sessualità->e necessità universale invece dell' Eros; tra civiltà orientale dispotica (quella degli egizi)-> e polis greca e la democratica (la civiltà greca l' espressa d'Argo)
Ancora una volta diciamo il testo di Eschilo assume un senso preciso solo all'interno della cultura che lo ha generato e del quadro storico insomma all'interno del quale esso va ad inserirsi.
(Il tema della donna che rifiuta di accettare l'ordine familiare o lo minaccia con il suo eccesso di passionalità compare frequentemente nel teatro attico e un esempio diciamo così evidente di questo rifiuto lo avremo anche con la Clitemnestra dell' Orestea o anche altri figure importanti del teatro tragico:la Medea di Euripide)
Come nei Persiani ,ma anche Nei sette contro Tebe e Nel Prometeo incatenato la perdita delle altre opere della trilogia,in Eschilo di più rispetto agli altri autori tragici, la singola tragedia può essere analizzata e spiegata solo nell'ambito della trilogia e quindi non come un dramma singolo e quindi la perdita delle altre opere della trilogia lascia intravedere solo l'idea drammatica di fondo. Infatti dopo le supplici erano presenti: (sono soltanto delle congetture,poiché comunque si tratta di opere ormai scomparse)
» Gli Egizi: dove i cugini delle supplici riuscivano ad ottenere le nozze,attraverso la guerra » E le Danaidi: dove si spargeva altro sangue infatti durante le notti nuziali tutte le Danaidi (eccetto una) uccisero il loro rispettivo marito.
così quindi quelle che all'inizio della trilogia erano vittime,si trasformavano in criminali,con l'eccezione di Ipermestrache dato che si era innamorata dello sposo,aveva deciso di risparmiarlo dando così origine alla casata reale di Argo. Questa trasformazione assunta dalle ragazze assumesse un valore negativo e questa caratteristica rientrava nelle aspettative del pubblico ateniese
subiva i rimproveri del padre Danao e delle sorelle,per averli traditi ed è probabile che si dovesse sottoporre ad un processo. Ma questo conflitto probabilmente terminò con l’intervento di Afrodite che comparì sulla scena per difendere la ragazza ed enunciare le sue leggi universali: il diritto di doversi sposare in base al suo desiderio amoroso
Isolato dal tessuto narrativo unitario in cui si collocava,il Prometeo incatenato resta per noi una tragedia assolutamente enigmatica,sulla quale la critica è tutt'altro che un anime.
La stessa autenticità dell’opera è stata messa in dubbio sin dalla metà del secolo scorso:per motivi stilistici e metrici e soprattutto per il contenuto, infatti la tragedia raffigura in modo del tutto anomalo la figura di Zeus
e il problema dell'autenticità è stato riproposto anche recentemente da alcuni studiosi tra i quali:
sofistiche oppure che il dramma che noi possediamo sia ampiamente rimaneggiato.
C’è da tenere in considerazione che lo scontro tra le divinità: in particolare tra dei vecchi e nuovi non risulta estraneo alla concezione religiosa Eschilea(basti pensare al conflitto tra Atene e le erinni nelle Eumenidi) e che una tragedia costruita sullo scontro tra personaggi orgogliosi e rigidi,come quelli che si affrontano nel Prometeo,rientrano tranquillamente nelle impostazioni drammaturgiche di Eschilo.
Allo stesso modo non è facile spiegare la presenza in questo dramma di concetti che sembrano più moderni rispetto a Eschilo e che si direbbero influenzati dalle idee sofistiche diffusa da Atene nella seconda parte del V secolo a.C.
Zeus: nuovo padrone del mondo è legato agli schemi di un potere assoluto e violento ben rappresentato nella scena iniziale dai suoi i miei emissari Bia e Kratos; Prometeo: è un ribelle che rifiuta di riconoscere la necessità di un ordine in cui a ciascuno tocca una parte ben precisacome deve avvenire in una città civile.
certo il tema del conflitto tra potere l'individuo è un modello narrativo ricorrente,in quanto: corrisponde a uno dei problemi di fondo della cultura greca,basti ricordare la contesa tra Agamennone e Achille nell’Iliade o Antigone e Anacreonte nell'Antigone di Sofocle in questi casi la simpatia del pubblico va alla figura del ribelle che è tale poiché di fronte all' arbitrio del più forte difende un valore collettivo radicato nella società greca(per Achille:l’onore,per Antigone: la giustizia,per Prometeo:la solidarietà verso gli uomini).
Il Prometeo incatenato presenta però una sola prospettiva:quella del protagonista che resta sulla scena dall'inizio alla fine e non fa altro che ripetere la sua avversione contro Zeus e questi nuovi dei,i quali hanno scalzato dal trono una saggezza antica e pretendono di piegare la natura alle loro leggi.
Alla fine della trilogia il contrasto tra queste due forze doveva comporsi con la liberazione di Prometeo, che
il quale contrariamente alle tendenze Eschileedove veniva identificato come garante della giustizia; qui appare come un vero e proprio tiranno
conciliava le ragioni di Zeus e quella del ribelle,forse Prometeo avrebbe accettato la sovranità di Zeus e questi avrebbe consentito che l'umanità si potesse sviluppare grazie alle arti del Titano. Forse si è anche supposto Zeus aggiungeva adesso un nuovo dono un valore che ancora le mancava e cioè: dike la giustizia.
Grande è dunque la distanza che separa il Prometeo di Esiodo e da quello di Eschilo
Il monologo di autodifesa di Prometeo è grande passo di impegno intellettuale, in cui: si può scorgere un eco del dibattito tipico dell’antropologia sofistica sull’evoluzione del genere umano e sul rapporto tra natura e cultura
In ogni caso il Prometeo resta uno dei drammi più suggestivi del teatro mondiale,un testo di grande importanza nella storia delle idee
basti pensare alle rivisitazioni che di esso fecero Shelley e Goethe all' idealizzazione romantica di un Prometeo ribelle: il genio creatore e a quella socialista di Prometeo simbolo del libero pensiero di umanità che si affranca dai suoi debiti con la superstizione ed il dispotismo
dove viene rappresentato come un farabutto divino che ruba il fuoco e sfida gli dei in una gara di astuzia,nella quale a soccombere sarà proprio il genere umano
dove viene rappresentato come maestro di ogni arte e vero promotore del progresso
Il soggetto fondamentale di questa trilogia è la vendetta :
Nell’Agamennone: Clitemnestra si vendica di Agamennone stesso uccidendolo Nelle Coefore: Oreste si vendica dell’uccisione del padre,a suo volta uccidendo Clitemnesta ed Egisto
Quindi il filo conduttore di tutta la tragedia è la vendetta
che nella civiltà tribale era un atto obbligatorio: per compensare il sangue versato di un parente(la legge del taglione in qualche modo). Addirittura nell’Oresta la vendetta avviene nello stesso clan familiare: Atreo il padre di Agamennone uccise i figli di Tieste,Agamennone uccise a sua volta la sua stessa figlia Efigenia; Clitemnestra(moglie di Agamennone) e l’amante Egisto(un altro figlio di Tieste) uccisero Agamennone; e infine Oreste diventa a sua volta matricida.
che tratta di una catena di delitti che maturano all’interno della stessa casata e che hanno come motivo una vendetta per un atto precedentemente compiuto ai danni di un altro familiare.
(Eschilo ambienta la tragedia ad Argo,ma Agamennone era re di Micene)
Questo ciclo di tragedie inquadra quest’oscuro mito dinastico della casata di Micene,ma il meccanismo della vendetta ad un certo punto di inceppa perché qualunque atto di riparazione,rispetto a questa catena di delitti,si trasforma a sua volta in una nuova contaminazione che precipita chi la compie: in una rete inesplicabile di sangue e di colpa
-Eschilo introduce un altro elemento fondamentale,accanto alla vendetta tribale,per lo sviluppo della trilogia ovvero: la DIKE la personificazione della giustizia di cui gli dei olimpici(in particolare Zeus),sono garanti
Sorge spontaneo chiedersi a chi appartenga questa giustizia:
nel primo dramma: Clitemnestra afferma che la giustizia appartiene a chi riesce a conquistarsela con le proprie mani vendicandosi dei torti subiti nel secondo dramma: Oreste è indeciso(scisso) tra le due opzioni l’amore per la madre e la necessità di vendicare il padre. Si tratta di una decisione tanto dolorosa da portare lo stesso Oreste alla follia,poiché: se risparmia la madre si renderà impuro agli occhi del padre morto,non compiendo la vendetta che le leggi del clan prescrivono;
ad un certo punto le radici di questa colpa che si protrae da padre in figlio(quasi come se fosse una malattia ereditaria)sono antiche e nessuno dei personaggi è veramente innocente.
ma se uccide la madre,si macchierà anche lui del sangue familiare e sarà contaminato per tutta la vita.
la legge del sangue e della vendetta : viene rappresentata dalla erinnii demoni persecutori che non guardano le ragioni morali o gli affetti familiari,ma solo all’oggettività degli eventi(tanto da intervenire per vendicare oggettivamente gli eventi a prescindere dalle motivazioni che hanno causato gli eventi stessi). Tanto che le stesse erinni diranno ad Oreste :”Hai tu versato il sangue di tua madre” (l’unica cosa alla quale erano interessate) DIRITTO OGGETTIVO-qualsiasi siano le ragioni,anche se Oreste ha agito per conto di Apollo,è stata violata una norma e da questo dilemma non si esce con le vecchie procedure della giustizia tribale.
Se Eschilo avesse applicato le regole del diritto oggettivo arcaico,non sarebbe finito piùperché chiunque successivamente il cui diretto fosse stato violato dall’uccisione di una persona,avrebbe avuto diritto ad avere suo volta diritto a questa uccisione
ed è proprio per questo motivo che Eschilo introduce nuove figure importanti,come il tribunale,la città e non a caso Oreste fugge ad Atene che è la patria del nuovo diritto,il luogo dove si sta formando la democrazia.
E le divinità cittadine: Apollo e Atena,che rappresentano tutto questo sistema di valori
E da questo grandioso edificio dell’Orestea emerge una giustizia che non è nelle mani di chi la compie ma che è garantita da un ordine superiore.
E stabilire i limiti tra la vendetta e la giustizia,tra l’espiazione e la colpa,e spezzare i legami di morte e di sanguesembra far parte della giustizia degli dei,che stanno in alto seduti sul trono in un mondo perfettamente sereno(giusto),da dove osservano le vicende feroci e sanguinose con spirito critico e quando è necessario riparatore: e a loro volta non so ne troppo coinvolti(come gli dei omerici)ne troppo indifferenti. Sono gli dei stessi ad imporre agli uomini una legge dura ma giusta.
uno catena che non avrebbe avuto fine(con le vecchie procedure della giustizia tribale)
divinità che contrastano le erinni che vengono dal regno delle ombre
l’Agamennone: è un solo un continuo flusso di sangueil sangue di Efigenia sgozzata dal padre sull’altare per favorire la navigazione verso Troia; quello dei guerrieri massacrati sotto le mura di Troia; e quello di Agamennone che si avvia inconsapevolmente verso la propria morte(sgozzato nella sua stessa casa; ma anche dei figli di Tieste,che viene evocato nella scena in cui Cassandra,quasi in un delirio allucinato evoca quest’episodio;
I canti corali dell’Agamennone sono di una complessità e di un’elevatezza sia stilistica che intellettuale,senza precedenti si tratta di uno dei vertici assoluti della letteratura greca. Un’opera di grandissima complessità formale ed espressiva,in cui il linguaggio formale ed espressivo tocca una potenza forse mai raggiunta da un altro tragico antico: si tratta di un capolavoro assoluto della letteratura greca
Le Coefore invece sono una tragedia altrettanto cupa il cui tono è dato da un episodio iniziale: in cui il fratello e la sorella si riconoscono attorno alla tomba del padre e il cerchio dei legami familiari viene rinsaldato e la vendetta prende corpo.
Il dramma ha una brusca accelerazione e tocca il suo vertice nella grande scena in cui la madre e il figlio si affrontano in uno scambio di battute convulse e feroci(probabilmente una delle scene più memorabili del tetro di ogni epoca,seguito dall’eccesso di follia che fa fuggire Eschilo e Oreste dopo il delitto).
Le Eumenidi presentano il caso eccezionale di una tragedia che infrange l’unità di luogo(viene violata,uno dei casi rarissimi della tragedia antica): poiché la tragedia si apre a Delfi e prosegue ad Atene
Le Eumenidi hanno inizio con una scena di emozionante azione visionaria: la comparsa dello spettro di Clitemnestra dopo la morte e poi si snoda attraverso i complessi agoni di parole che costituiscono il processo di Oreste.
Per quanto riguarda i personaggi,la trilogia crea due figure fondamentali nella storia del teatro:
ucciderlo è stato un atto di giustizia