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La nascita e lo sviluppo della televisione in Italia, dal periodo della paleotelevisione alla diffusione della pubblicità e alla legittimazione delle emittenze private. Il testo illustra come la televisione si è evoluta da un lusso a un mezzo di massa, e come i suoi contenuti e i suoi modelli economici abbiano cambiato nel tempo. Il documento mette in evidenza figure chiave come Antonello Falqui e Renzo Arbore, e descrive come la televisione abbia influenzato la percezione della realtà e la cultura italiana.
Tipologia: Appunti
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Password community: televisione INTRODUZIONE I media si modellano al mondo sociale e culturale in base alle necessità. La televisione è un sistema industriale, ma con televisione non si intende solo l’apparecchio in quanto si trova all’interno di forme diverse dalla tradizione a cui siamo abituati come il computer, iPad, iPhone o social network. È il mezzo che ha funzionato meglio degli altri durante il covid, difatti il cinema è rimasto chiuso, la rete non è stata usufruita dalle fasce più adulte e ha avuto la meglio anche sulle radio per la presenza di immagini. È il mezzo di comunicazione più ricco economicamente e con i maggiori margini di crescita. Nella pandemia tutto si è fermato tranne che le programmazioni televisive. È un modello molto strutturato dal punto di vista del business rispetto ad altre piattaforme. La televisione è un grande motore: all’interno abbiamo sia il mondo del marketing che della pubblicità e in più i social media girano intorno ad essa in quanto commenta tutti i programmi che vengono trasmessi. STORIA DELLA TELEVISIONE
unica fonte di finanziamento e ha una finalità di intrattenimento.
una finalità pedagogica. L’Italia adotta il modello britannico.
È un termine inventato da Umberto Eco e significa la televisione delle origini. In questo modello sono presenti tutti gli elementi che costituiscono la televisione di oggi. La paleotelevisione è l’età del monopolio, ciò significa che era presente un unico emittente televisivo, un unico centro di creazione e distribuzione dei contenuti con funzione educativa al fine di alfabetizzare la popolazione ma, anche divertirla e questo emittente era la Rai. Il primo periodo della storia della televisione ed è definibile con queste caratteristiche:
orari fissi. Si iniziava a metà pomeriggio con la tv dei ragazzi e si riprendeva con il Tg delle 20, seguiva una porzione di pubblicità chiamata Carosello e infine la trasmissione della serata.
bisogno di misurare gli ascolti se non per definire quanto piace alle persone ciò che stavano vedendo. La rai per un lungo periodo misura quanto il programma piace attraverso la compilazione di diari scritti da parte di famiglie, le quali scrivevano ciò che piaceva o meno con il fine di offrire un servizio sempre migliore. CAROSELLO È una modalità totalmente italiana di trattare il tema della pubblicità. Era un sistema particolare che nascondeva un’ipocrisia perché si doveva parlare del prodotto mostrandolo il meno possibile dato che nel modello statale il finanziamento arrivava attraverso il canone e non attraverso la pubblicità. Quindi, questa doveva essere relegata in una porzione specifica della programmazione televisiva e senza che fosse percepita la necessità di vendere il prodotto. Si raccontava un prodotto, a volte senza nemmeno mostrarlo, in un quarto d’ora che veniva aperto e chiuso da una sigla. Si presentavano 4/5 caroselli (più lunghi degli spot di oggi) e raccontavano una storia con il prodotto inserito negli ultimi secondi. Questo scatena una grande creatività per la messa a punto dei modelli di storie. Si inizia a parlare di serialità perché si creano delle ripetizioni con i prodotti e le persone che rimanevano le stesse ma, con storie diverse. La fruizione del Carosello segna un passaggio fondamentale nella costruzione del tempo sociale degli italiani: diventa un rito, un momento della giornata condiviso dalla collettività intera: “E dopo Carosello, tutti a nanna!”
Nel 1961 nasce il secondo canale. Non esistendo ancora i telecomando, il canale veniva cambiato attraverso una manopola; l’aspetto più interessante era che, siccome il secondo canale non era in concorrenza con il primo, veniva segnalata la partenza dei programmi sull’altro canale attraverso un triangolino lampeggiante. La fruizione della televisione in questi anni, sopratutto nel primo decennio, era un lusso perché costava troppo per un paese caratterizzato da molta povertà alla fine del secondo conflitto mondiale. Comprare una televisione, significava fare un grande investimento e, sicuramente, superfluo rispetto ad altri beni di prima necessita. La televisione era l’oggetto del desiderio e per far sì che anche coloro che non potevano permetterselo riuscissero a usufruirne, veniva utilizzata in maniera collettiva nei bar come accade oggi con le partite di calcio. Per molti era diventato un rituale andare a vedere la televisione perché consisteva nel condividere un’esperienza, difatti veniva guardata addirittura anche al cinema. Ciò che si guardava era quello che permetteva una visione collettiva (commentare e divertirsi) ed era il varietà del sabato sera, lo sceneggiato (antenato della fiction) e il quiz del giovedì sera con Mike Bongiorno. Uno dei programmi più famosi era “Arrivi e partenze” in cui si intervistavano le persone in aeroporto e ciò rappresentava l’idea di futuro, progresso e innovazione. Inoltre era in diretta⟶ testimoniava qualcosa (tema di grande modernità). La figura di Mike Bongiorno è importante perché inventa un genere che è quello del quiz. Dopo la guerra, la gente aveva voglia di distrazioni e di stare insieme e la televisione risponde a pieno a questo bisogno. Mike Bongiorno importa dagli USA un format che in Italia è conosciuto con il nome di “Lascia o raddoppia”. Importando questo format, Mike capisce che gli italiani hanno voglia di giocare e di imparare stando insieme. Infatti, il format era costituito da un concorrente che doveva indovinare la risposta alla domanda che gli veniva posta, la quale non era né troppo difficile né banale perché si aveva come obiettivo quello di insegnare qualcosa a chi lo guardava. I concorrenti, infatti, non erano ignoranti; anche se erano persone comuni, la loro conoscenza era superiore a quella del pubblico a casa (questa è la chiave del quiz della paleotelevisione e differenza sostanziale rispetto al Game Show attuale). Questa conoscenza li rendeva diversi ma, anche degni di ammirazione tant’è che il concorrente, visto nel video d’esempio, viene presentato raccontando dei piccoli aneddoti della sua vita privata. È interessante sottolineare come Mike evidenzi il fatto che, a seguito della grande vincita, il concorrente possa tornare a casa in auto, mezzo che negli anni 50 era considerato come un lusso sopra ogni livello e indice, dunque, di un paese molto povero. (La televisione deve avere un linguaggio semplice perché entra nelle case di tutte gli italiani e non può permettersi di usare un linguaggio eccessivamente complesso). Oggi i ruoli di conduttore e concorrente sono cambiati e il primo assume un ruolo più importante rispetto al secondo.
Il pubblico in sala è il simulacro del pubblico a casa⟶ a seconda del genere il pubblico in studio ha un certo tipo di immagine ma, nella paleotelevisione ci sono persone comuni vestite in maniera elegante in quanto andare in televisione significava entrare in qualcosa di diverso dalla quotidianità. Da un certo momento in avanti, il pubblico assumerà un’immagine più normale diventando quasi più sciatto del pubblico a casa. È chiaro che oggi il motivo primario per cui le persone vanno in televisione è quello di farsi vedere. Da un certo momento in poi cambia anche lo statuto dei generi e il Quiz diventa Game Show dove la componente “show” è molto più evidente. Un esempio è quello dell’uomo gatto, il quale non rappresenta una possibile fonte di identificazione, ma di divertimento fine a sé stesso. Un’altra trasmissione importante andata in onda negli anni 60 è “Non è mai troppo tardi” che vedeva al centro la figura del maestro elementare Alberto Manzi , il quale attraverso la televisione riesce a insegnare a leggere e scrivere ad un popolo italiana composto per la maggioranza da analfabeti. Il risultato sorprendente fu che, alla fine del programma, 35.000 adulti presero la licenza di quinta elementare. LO SCENEGGIATO Anche attraverso lo sceneggiato la Rai persegue la funzione pedagogica ponendosi come obiettivo quello di educare la gente a casa. Lo sceneggiato si può considerare come l’antenato delle serie tv o meglio è la riduzione televisiva dei grandi classici della letteratura mondiale. Nello sceneggiato intervengono tre influenze: teatro, letteratura e cinema. Questo perché le persone che hanno inventato la televisione derivavano professionalmente dal cinema e sopratutto dal teatro. Di conseguenza, il linguaggio televisivo viene messo a punto per costruire qualcosa di nuovo partendo, però, da qualcosa che già esisteva come il cinema e il teatro, il quale era per noi un grande riferimento culturale.
Gli anni ‘70 sono un periodo storico e sociale molto difficile per l’Italia che è attraversata da moltissime tensioni sociali e politiche. Si esce dagli scontri di piazza dal ‘68 per poi arrivare al decennio degli anni di piombo alla fine degli anni ‘ (periodo terribile di terrorismo: brigate rosse, Aldo Moro….) La televisione, come sua natura, riflette il cambiamento, non lo anticipa e non lo crea. Ne dà conto, registra quello che accade e non a caso la sua stessa storia viene attraversata da questo decennio, il “terremoto”. Il primo aspetto che determina una frattura tra paleotelevisione e neotelevisione è la rottura del monopolio della RAI. La RAI perde la sua egemonia sul sistema televisivo per una ragione politica. La storia dei media è profondamente legata alle vicende politiche. Nel 1975 viene emanata la legge n’ 103 , definita Legge di Riforma della RAI → Dopo vent’anni, il monopolio della Rai viene interrotto da questa legge di riforma che dà un assetto completamente nuovo al sistema televisivo italiano perché ribadisce il monopolio della RAI, ma il controllo dell’azienda rai passa dal governo al parlamento. Questo significa che anziché essere espressione solo della dimensione governativa del paese (dopoguerra: democrazia cristiana), alla metà degli anni ‘70 si sente il bisogno di un passaggio epocale: la RAI esprimerà non solo la voce del partito al governo ma anche la pluralità di voci che compongono il parlamento stesso. Questo è molto importante perché dà origine al processo che si chiamerà LOTTIZZAZIONE: a ciascuna forza politica viene data la possibilità di esprimersi e lo strumento prevalente di espressione è l’informazione, il telegiornale, non l’intrattenimento. Nel 1976 nasce la terza rete RAI con il relativo telegiornale. Con la terza rete si lottizzano le trasmissioni politiche rispetto alle forze politiche:
Evoluzione tecnologica: colori, telecomando, VCR
Dal 1980 si afferma la realtà più evidente che si concentra attorno alla figura di Silvio Berlusconi. Le televisioni private dalla metà degli anni 70 diventano una realtà concreta: smettono di essere una micro-realtà e diventano un’alternativa reale alla televisione pubblica. Nei primi anni 80 Silvio Berlusconi, da imprenditore edile, decide di entrare nel mondo delle telecomunicazioni acquisendo inizialmente Rete4, Italia1 (che appartenevano a due editori: Mondadori e Rizzoli) e TeleMilano (privata). Importante è quindi la commissione tra editoria e televisione. In quattro anni circa nasce FININVEST che nel tempo diventa MEDIASET. Contemporaneamente la Rai aumenta le reti con l’aggiunta del terzo canale e amplia la sua offerta aumentando il numero di programmi, migliorando la tecnologia (adottando il colore nel 77) e poi dilatando la propria giornata televisiva. Inizia una guerra tra televisione privata e pubblica per cercare di colonizzare il più possibile la giornata televisiva. In questo periodo la nostra TV offre alcuni degli esempi di creatività notevolissima:
Tortora, un personaggio molto discusso perché ha vissuto una situazione surreale che gli è costata la vita nel senso che, per un errore giudiziario, è stato accusato di spaccio e convivenza con la camorra a cause delle accuse false di un pentito. È stato poi scarcerato innocente ed è ritornato in tv. Paradossalmente il programma che Enzo Tortora crea e conduce ha cambiato la storia della tv perché era realizzato in uno studio dove erano presenti delle postazioni dentro le quali la gente comune si presentava e ognuno aveva una finalità diversa. C’era chi cercava qualcuno che aveva perso di vista negli anni, chi l’anima gemella, chi presentava le sue invenzioni, chi raccontava le proprie esperienze ed Enzo Tortora passava da una postazione all’altra cercando di capire cosa succedeva dentro a ciascuna delle cabine che si collegavano attraverso il telefono. Il telefono diventa lo strumento attraverso il quale il pubblico entra dentro allo schermo televisivo e diventa le testimonianza della diretta. Portobello è il primo programma che pone la centralità del telefono come strumento di comunicazione tra chi sta a casa e chi sta in studio. Un altro aspetto importante è la capacita di inventare dei generi che poi hanno occupato in futuro tutti i palinsesti come reality, talk show, intrattenimento, musica, persone comuni, presenza del conduttore, ospiti ecc. Il nome del programma deriva dal nominativo dato al pappagallo, il quale consisteva in uno dei giochi che il programma proponeva: si pescava qualcuno dal pubblico e bisognava fa riuscire a dire al pappagallo il suo nome. E’ stato rifatto Portobello: quando noi guardiamo un programma televisivo e ci sentiamo in imbarazzo, significa che qualcosa non funziona: in questo caso l’imbarazzo è abbastanza pervasivo (in questo remake di Portobello in cui la Clerici prova a parlare con un pappagallo).
ore di trasmissione. La prima edizione era condotta da Corrado.
talk show, un misto tra programma di parola, di intervista, ma anche del varietà. In questo programma del 77, Maurizio Costanzo intervista delle persone. Il programma inizia con lui che chiude una finestra, prende uno sgabello e si posizione dietro ai suoi ospiti. Oggi il gesto della finestra è presente in “Porta a porta” con la differenza che in “Bontà loro” l’idea è quella di chiudere fuori il mondo esterno mentre in “Porta a porta” di aprire la porta a qualcuno. Maurizio costruisce il talk show ponendo se stesso in una posizione che permette di dare senso a tutto il programma. Usa lo sgabello per determinare i turni di parola, quindi si alza e si sposta in base a chi vuole far parlare in quel momento. È lui che determina il ritmo e il senso del programma. Siamo davanti a una costruzione dello spazio di tipo teatrale. (Si svolge dentro un teatro vero, il Parioli). Saper gestire un talk show è la capacità di gestire i vuoti e il silenzio.
muro del mezzogiorno ed è una scelta azzardata, ma vincente. La Rai progetta dei programmi che siano capaci di colonizzare delle aree del palinsesto fino a quel momento vuoti. Il programma si fonda sulla leggerezza e la capacità di dialogare con il pubblico a casa. Gianni Boncompagni inventa uno studio innovativo che rappresenta il salotto di una bella casa e con il Chroma Key colloca il salotto come se fosse su una terrazza romana. L’utilizzo di questa tecnologia è il punto di attrattiva del programma. La Carrà fa tutto ci che è capace di fare, mette a frutto tutti i suoi talenti, balla, canta, intervista gli ospiti: è la padrona di casa a tutti gli effetti. Il gioco dei fagioli: pubblico a casa deve chiamare la Carrà e indovinare quanti fagioli ci sono nel barattolo e man mano la vincita aumenta. È un modo semplice di entrare dentro la macchina della televisione, inoltre durante la sigla c’è un momento in cui viene inquadrata la regia ed è un aspetto molto importante perché si evidenzia la tecnologia del programma.
molto forte, non solo spinge il palinsesto oltre i mezzogiorno, ma anche verso la notte cominciando ad uscire dal perimetro della prima serata. “Quelli della notte” è un programma del 1985 condotto da Renzo Arbore, il quale è stato uno dei grandi padri della tv italiana e della radio. Renzo Arbore crea questo formato dove la musica dal vivo è la chiave principale che punteggia la performance, le ospitate. Questo programma ha inventato tanti personaggi che hanno popolato il palinsesto televisivo come Nino Frassica. La sigla dura 4 minuti e mezzo e ogni puntata era costruita in questo modo con l’apertura di un gruppo musicale che improvvisava la performance. Il programma era in diretta e andava in onda tutte le sere.
avere la maggiore quantità di pubblico per essere competitivi e il modo più semplice per andare sul sicuro è comprare la struttura di un programma e sapere che ha già funzionano da qualche altra parte (logica del format).
maggiore pubblico e si spinge molto sull’intrattenimento, ma anche enfatizzando la componente drammatica (talk show, casi di cronaca nera).
società nella sua mediata, si punta sugo aspetti più condivisibili ed emotivi (buoni sentimenti, senso comune).
concorrenza e crearsi il proprio pubblico di riferimento puntando sui volti noti e contenuti riconoscibili.
griglia che mette in ordine i programmi, poi diventa uno strumento strategico dove gli errori dell'altro vengono capitalizzati a proprio vantaggio.
ascolti. ETÀ DELL’ABBONDANZA Siamo negli anni ’90 : la televisione italiana diventa di duopolio, ovvero Fininvest e Rai che hanno lo stesso peso. La concorrenza tra Rai e Mediaset/ Fininvest diventa ferocissima senza esclusione di colpi.
parte delle reti provate di trasmettere su territorio nazionale, di avere la stessi diritti della tv di stato.
per un periodo, alcuni rimangono altri ritornano in rai.
di pagare per vedere un contenuto televisivo e finanziare determinate emittenze)
Effetti della legge Mammì sulla tv privata:
era un varietà che ha avuto un grande successo ma che ha scatenato anche molte polemiche. Nasce nel 91 ed è il primo programma i Fininvest che usa la diretta ed è diventato un fenomeno di costume e discusso perché la formula del programma è particolare. È stato ideato da Giovanni Boncompagni. La polemica è relativa ai contenuti, è condotto da conduttori noti pero mette in scena i copri di ragazze molto giovani. Ha lanciato tanti personaggi della televisione successiva. Molta polemica aveva suscitato la spinta sulla dimensione sessuata delle ragazze. Polemica sul fatto che Gianni Boncompagni parlasse attraverso un auricolare ad Ambra Angiolini e le dicesse cosa fare. Non era una cosa eticamente corretta. Dal punto di vista della scenografia ci sono molti elementi interessanti: ricreare in uno studio televisivo una piscina vera era un’innovazione mai vista fino a quel momento.
privata. Emilio fede su Italia 1 annuncia in diretta lo scoppio della guerra del Golfo nel 91. Il primo a darne notizia è lui e significava essere sul pezzo, più autorevoli della rai. Questo è il momento in cui comincia l’informazione con lo stile di Mediaset, un’informazione che vuole essere meno istituzionale, più diretta. Nel 92 nasce tg4 e il tg5 nel 95 diretto da Mentana. Nel 96 Fininvest diventa Mediaset e si quota in borsa. I programmi simbolo:
karaoke era una tecnica orientale, in Italia era sconosciuta). Programma inventato da Fiorello e protagonista di questo programma era la piazza. Pescava tra il pubblico delle persone e le faceva cantare.
ed intelligente in cui le componenti di varietà sono alterati a momenti di musica. Non a caso il titolo del programma è preso da una canzone storica dei Cugini di Campagna, Baglioni era molto autoironico. Fa una parodia di Carrà prendendo in giro sé stesso che canta la Carrà. Da una parte abbiamo un intrattenimento molto fresco che gioca molto con la pancia, con la canzone, e la Rai risponde con il tentativo di sperimentare dei formati trovando dei linguaggi nuovi che vadano al di la della prima impressione emotiva su un programma o del divertimento puto e semplice, la Rai prova a lavorare su dei contenuti che abbiano delle radici più profonde, che lavorino su elementi sempre di intrattenimento mai sciocchi. Si crea l’access prime time che è uno spazio prestigiosissima che esce dal traino del telegiornale e porta il pubblico verso la prima serata e quella porzione del palinsesto diventa la più pregiata che viene colonizzata da striscia la notizia, dal 1988 fino ancora ad oggi. La Rai risponde con “il fatto” di Enzo Biagi. Erano due percorsi totalmente divergenti, Rai 1 molto più istituzionale, canale 5 molto più all'intrattenimento leggero. Nel pre-serale si devono inserire dei generi leggeri perché la gente torna a casa da lavoro e si vuole rilassarsi. Il quiz diventa il genere perfetto per trascinare il pubblico sul telegiornale. Su Canale 5 “Tira e molla” di Bonolis e “Passaparola" di Gerry Scotti. Poi la seconda serata si gioca mettendo faccia a faccia due colossi come Maurizio Costanzo con il “Maurizio Costanzo Show” su canale 5 e Bruno Vespa con “Porta a Porta” su Rai 1. Non ci sono solo Rai e Mediaset, ci sono anche altri attori:
plagio di MTV (1981); confluisce con TeleMonteCarlo fino al 2002. Nasce con l’esplosione del videoclip.
1998 nasce Stream e nel 2003 da Telepiù e Stream nasce Sky. Gli anni 2000
Come si fa a creare un programma televisivo? Quante e quali sono le fasi che conducono ad un programma televisivo?
costumi, gli oggetti di scena, i software di supporto ecc... La fase della pre produzione, la troveremo nelle serie dove si producono delle puntate pilota. Accade anche per i programmi di intrattenimento: le case di produzione fanno richiesta prima di stipulare l’accordo definitivo per realizzare una puntata zero per capire come sarà l’effetto reale, l’esito del progetto. Questa fase ha a che fare con la realizzazione di tutto lo show ma anche con la fase ancora precedente che è la realizzazione della puntata zero. Se io ho un’idea come faccio a proteggerla e far si che nessuno le ma copi? Mano a mano che il mercato televisivo si è evoluto negli ultimi 10 anni si è consolidato la pratica di considerare la maniera migliore di proteggere l’idea, quella di realizzar una puntata zero in cui metti dentro tutto ci che ci dovrebbe essere. Vedere l’idea è molto più sicura che scrivere un’idea. Perché cosi hai la prova che tutto ci che vuoi presentare sia tuo.
La serialità per come la conosciamo oggi, quelle delle piattaforme (Netflix, Amazon = OTT) non è rappresentativa nel mondo della serialità da quando il mondo della televisione si è affermato. La storia della serialità accompagna tutti i media, dal romanzo alla stampa quotidiana, alla radio, alla televisione, al cinema e alla rete. CASO LOST
La sequenza d’apertura: Ciò che rende questo prodotto unico è l’unione tra cinema e televisione, difatti questa non è una sequenza tipica a cui la televisione ci ha abituati, ma bensì tipica del cinema negli action movie⟶ inquadratura diversa dalle tradizionali: personaggio entra dalla destra, stacco, ritorna a sinistra e panoramica che ci fa vedere cosa è accaduto sulla spiaggia. Ci sono diverse citazioni e riferimenti:
dalla soap opera, la quale, essendo un oggetto narrativo nato in radio, era necessaria la ripetizione dei nomi dei personaggi per farli ricordare agli spettatori. Inoltre, i nomi di Lost sono super importanti perché hanno a che fare con il contenuto filosofico di Lost, ci sono tante indicazioni che raccontano i personaggi stessi.
serie importante precedente a Lost che si chiama E.R. ed era la prima serie che metteva in vista l’emergenza medica. Questa citazione continua anche nella sequenza successiva. Dialogo tra Jack e : “cucilo come se fosse una tenda” riferimento a E.R., riferimento alla soap sia per quanto riguarda la ripetizione dei nomi, sia per la struttura visiva dell’inquadratura costituita da campi/controcampi e primi piani (anche i tratti somatici dei due personaggi ricordano quelli di una soap), i tagli rossi sul viso di Jack e il modo in cui affronta la cucitura senza anestesia chiaro riferimento a Rambo, inquadratura di Jack ripreso davanti al fuoco riferimento a inquadrature di Sergio Leone. L’altro aspetto di struttura da guardare è il modo in cui viene strutturata la sigla, che normalmente inizia all’inizio della puntata. In questo caso sembra che la sigla non esista. I titoli di testa arrivano dopo 7 minuti ed è una scelta molto precisa e per il 2004 non banale. Forse il segnale più evidente del cambio di passo della serialità statunitense è la chiusura di Lost (ABC 2004-2010). Da quell’ultima puntata ebbe origine quel fenomeno di craze (mania) che da allora in poi diventerà un chiaro indicatore di qualità nella serialità televisiva: dopo l’entusiasmo collettivo generato dalla visione, i fan sperimentano il senso di abbandono che coincide con la fine di una serie molto amata. Lost ha rappresentato per le serie tv un cambiamento netto dei codici espressivi e linguistici, una frattura profonda con tutto quanto lo ha preceduto. La sua conclusione ha aperto scenari nuovi e inattesi: il suo inaspettato successo ha trasformato le serie tv in un prodotto pregiato, intorno al quale si coagula un pubblico ampio, diversificato e molto appetibile per l’economia televisiva.