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La Televisione: Storia e Evoluzione, Appunti di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Televisivo

La nascita e lo sviluppo della televisione in Italia, dal periodo della paleotelevisione alla diffusione della pubblicità e alla legittimazione delle emittenze private. Il testo illustra come la televisione si è evoluta da un lusso a un mezzo di massa, e come i suoi contenuti e i suoi modelli economici abbiano cambiato nel tempo. Il documento mette in evidenza figure chiave come Antonello Falqui e Renzo Arbore, e descrive come la televisione abbia influenzato la percezione della realtà e la cultura italiana.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 12/05/2022

martina_vitale
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Password community: televisione21!
INTRODUZIONE!
I media si modellano al mondo sociale e culturale in base alle necessità.!
La televisione è un sistema industriale, ma con televisione non si intende solo
l’apparecchio in quanto si trova all’interno di forme diverse dalla tradizione a cui
siamo abituati come il computer, iPad, iPhone o social network. !
È il mezzo che ha funzionato meglio degli altri durante il covid, difatti il cinema è
rimasto chiuso, la rete non è stata usufruita dalle fasce più adulte e ha avuto la
meglio anche sulle radio per la presenza di immagini. !
È il mezzo di comunicazione più ricco economicamente e con i maggiori margini di
crescita. Nella pandemia tutto si è fermato tranne che le programmazioni televisive. !
È un modello molto strutturato dal punto di vista del business rispetto ad altre
piattaforme.!
La televisione è un grande motore: all’interno abbiamo sia il mondo del marketing
che della pubblicità e in più i social media girano intorno ad essa in quanto
commenta tutti i programmi che vengono trasmessi. !
STORIA DELLA TELEVISIONE
La televisione nasce nel 1929 in Gran Bretagna, un anno particolare perché
caratterizzato dalla crisi in USA tanto da fermare la sperimentazione che stava
iniziando anche lì.!
Nel 1936, alla viglia della seconda guerra mondiale, la BBC inizia le trasmissioni
pubbliche e nel 1939 viene trasmessa in diretta la grande incoronazione di re
Giorgio. La diretta è un dato importante per lo statuto comunicativo della tv
perché, in questo modo, la televisione riesce a mandare nel momento esatto in cui
una cosa accade, non solo la voce, ma anche l’immagine. Di conseguenza, la
televisione diventa un forte strumento di coesione, di cultura e d’aiuto
all’informazione per i cittadini.!
Sempre nel 1936 in Germania, si trasmettono le Olimpiadi di Berlino.
Al potere vi era la figura di Hitler e la trasmissione fu un modo per mostrare il suo
potere e la potenza della Germania nel mondo.
È da ricordare il grande imbarazzo di Hitler quando Jesse Owens, un ragazzo di
colore, vinse i 100 metri. Questo dimostrò come la televisione fosse potente ma,
allo stesso tempo delicato da maneggiare. !
Nel 1939 in USA iniziano le trasmissioni sperimentali.!
Anche in Italia nel 1939 si inizia la fase sperimentale nelle aree urbane ma, si
ferma a causa dello scoppio della guerra e l’inizio eettivo avviene nel 1954. !
Dopo la fine della guerra, la televisione si aerma in maniera massiccia ma, in Italia,
la situazione era molto più lenta perché fa molta fatica a risollevarsi dai danni del
conflitto e sopratutto, in quegli anni, il tasso di analfabetismo era molto alto. Inoltre,
comprare un televisore era un lusso che potevano permettersi solo in pochi. !
Esistono due modelli di sviluppo derivanti entrambi dalla radio, ma con due direzioni
diverse dal punto di vista tecnologico strutturale e socioculturale:!
-MODELLO COMMERCIALE (Stati Uniti): si basa sulla raccolta pubblicitaria come
unica fonte di finanziamento e ha una finalità di intrattenimento.!
-MODELLO STATALE (Gran Bretagna): si basa sul pagamento di un canone e ha
una finalità pedagogica. L’Italia adotta il modello britannico. !
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Password community: televisione INTRODUZIONE I media si modellano al mondo sociale e culturale in base alle necessità. La televisione è un sistema industriale, ma con televisione non si intende solo l’apparecchio in quanto si trova all’interno di forme diverse dalla tradizione a cui siamo abituati come il computer, iPad, iPhone o social network. È il mezzo che ha funzionato meglio degli altri durante il covid, difatti il cinema è rimasto chiuso, la rete non è stata usufruita dalle fasce più adulte e ha avuto la meglio anche sulle radio per la presenza di immagini. È il mezzo di comunicazione più ricco economicamente e con i maggiori margini di crescita. Nella pandemia tutto si è fermato tranne che le programmazioni televisive. È un modello molto strutturato dal punto di vista del business rispetto ad altre piattaforme. La televisione è un grande motore: all’interno abbiamo sia il mondo del marketing che della pubblicità e in più i social media girano intorno ad essa in quanto commenta tutti i programmi che vengono trasmessi. STORIA DELLA TELEVISIONE

  • La televisione nasce nel 1929 in Gran Bretagna, un anno particolare perché caratterizzato dalla crisi in USA tanto da fermare la sperimentazione che stava iniziando anche lì.
  • Nel 1936 , alla viglia della seconda guerra mondiale, la BBC inizia le trasmissioni pubbliche e nel 1939 viene trasmessa in diretta la grande incoronazione di re Giorgio. La diretta è un dato importante per lo statuto comunicativo della tv perché, in questo modo, la televisione riesce a mandare nel momento esatto in cui una cosa accade, non solo la voce, ma anche l’immagine. Di conseguenza, la televisione diventa un forte strumento di coesione, di cultura e d’aiuto all’informazione per i cittadini.
  • Sempre nel 1936 in Germania, si trasmettono le Olimpiadi di Berlino. Al potere vi era la figura di Hitler e la trasmissione fu un modo per mostrare il suo potere e la potenza della Germania nel mondo. È da ricordare il grande imbarazzo di Hitler quando Jesse Owens, un ragazzo di colore, vinse i 100 metri. Questo dimostrò come la televisione fosse potente ma, allo stesso tempo delicato da maneggiare.
  • Nel 1939 in USA iniziano le trasmissioni sperimentali.
  • Anche in Italia nel 1939 si inizia la fase sperimentale nelle aree urbane ma, si ferma a causa dello scoppio della guerra e l’inizio effettivo avviene nel 1954. Dopo la fine della guerra, la televisione si afferma in maniera massiccia ma, in Italia, la situazione era molto più lenta perché fa molta fatica a risollevarsi dai danni del conflitto e sopratutto, in quegli anni, il tasso di analfabetismo era molto alto. Inoltre, comprare un televisore era un lusso che potevano permettersi solo in pochi. Esistono due modelli di sviluppo derivanti entrambi dalla radio, ma con due direzioni diverse dal punto di vista tecnologico strutturale e socioculturale:

- MODELLO COMMERCIALE (Stati Uniti): si basa sulla raccolta pubblicitaria come

unica fonte di finanziamento e ha una finalità di intrattenimento.

- MODELLO STATALE (Gran Bretagna): si basa sul pagamento di un canone e ha

una finalità pedagogica. L’Italia adotta il modello britannico.

PALEOTELEVISIONE (1954-1976)

È un termine inventato da Umberto Eco e significa la televisione delle origini. In questo modello sono presenti tutti gli elementi che costituiscono la televisione di oggi. La paleotelevisione è l’età del monopolio, ciò significa che era presente un unico emittente televisivo, un unico centro di creazione e distribuzione dei contenuti con funzione educativa al fine di alfabetizzare la popolazione ma, anche divertirla e questo emittente era la Rai. Il primo periodo della storia della televisione ed è definibile con queste caratteristiche:

- Tecnologia basica (bianco e nero).

- Funzione pedagogica.

- Palinsesto rigido , ovvero vi era poco a livello di contenuti ed erano presenti degli

orari fissi. Si iniziava a metà pomeriggio con la tv dei ragazzi e si riprendeva con il Tg delle 20, seguiva una porzione di pubblicità chiamata Carosello e infine la trasmissione della serata.

- Pubblicità limitata ( Carosello )

- Generi definiti: intrattenimento, fiction e informazione.

- Indice di ascolto e di gradimento : non vi era concorrenza quindi non c’era il

bisogno di misurare gli ascolti se non per definire quanto piace alle persone ciò che stavano vedendo. La rai per un lungo periodo misura quanto il programma piace attraverso la compilazione di diari scritti da parte di famiglie, le quali scrivevano ciò che piaceva o meno con il fine di offrire un servizio sempre migliore. CAROSELLO È una modalità totalmente italiana di trattare il tema della pubblicità. Era un sistema particolare che nascondeva un’ipocrisia perché si doveva parlare del prodotto mostrandolo il meno possibile dato che nel modello statale il finanziamento arrivava attraverso il canone e non attraverso la pubblicità. Quindi, questa doveva essere relegata in una porzione specifica della programmazione televisiva e senza che fosse percepita la necessità di vendere il prodotto. Si raccontava un prodotto, a volte senza nemmeno mostrarlo, in un quarto d’ora che veniva aperto e chiuso da una sigla. Si presentavano 4/5 caroselli (più lunghi degli spot di oggi) e raccontavano una storia con il prodotto inserito negli ultimi secondi. Questo scatena una grande creatività per la messa a punto dei modelli di storie. Si inizia a parlare di serialità perché si creano delle ripetizioni con i prodotti e le persone che rimanevano le stesse ma, con storie diverse. La fruizione del Carosello segna un passaggio fondamentale nella costruzione del tempo sociale degli italiani: diventa un rito, un momento della giornata condiviso dalla collettività intera: “E dopo Carosello, tutti a nanna!”

Nel 1961 nasce il secondo canale. Non esistendo ancora i telecomando, il canale veniva cambiato attraverso una manopola; l’aspetto più interessante era che, siccome il secondo canale non era in concorrenza con il primo, veniva segnalata la partenza dei programmi sull’altro canale attraverso un triangolino lampeggiante. La fruizione della televisione in questi anni, sopratutto nel primo decennio, era un lusso perché costava troppo per un paese caratterizzato da molta povertà alla fine del secondo conflitto mondiale. Comprare una televisione, significava fare un grande investimento e, sicuramente, superfluo rispetto ad altri beni di prima necessita. La televisione era l’oggetto del desiderio e per far sì che anche coloro che non potevano permetterselo riuscissero a usufruirne, veniva utilizzata in maniera collettiva nei bar come accade oggi con le partite di calcio. Per molti era diventato un rituale andare a vedere la televisione perché consisteva nel condividere un’esperienza, difatti veniva guardata addirittura anche al cinema. Ciò che si guardava era quello che permetteva una visione collettiva (commentare e divertirsi) ed era il varietà del sabato sera, lo sceneggiato (antenato della fiction) e il quiz del giovedì sera con Mike Bongiorno. Uno dei programmi più famosi era “Arrivi e partenze” in cui si intervistavano le persone in aeroporto e ciò rappresentava l’idea di futuro, progresso e innovazione. Inoltre era in diretta⟶ testimoniava qualcosa (tema di grande modernità). La figura di Mike Bongiorno è importante perché inventa un genere che è quello del quiz. Dopo la guerra, la gente aveva voglia di distrazioni e di stare insieme e la televisione risponde a pieno a questo bisogno. Mike Bongiorno importa dagli USA un format che in Italia è conosciuto con il nome di “Lascia o raddoppia”. Importando questo format, Mike capisce che gli italiani hanno voglia di giocare e di imparare stando insieme. Infatti, il format era costituito da un concorrente che doveva indovinare la risposta alla domanda che gli veniva posta, la quale non era né troppo difficile né banale perché si aveva come obiettivo quello di insegnare qualcosa a chi lo guardava. I concorrenti, infatti, non erano ignoranti; anche se erano persone comuni, la loro conoscenza era superiore a quella del pubblico a casa (questa è la chiave del quiz della paleotelevisione e differenza sostanziale rispetto al Game Show attuale). Questa conoscenza li rendeva diversi ma, anche degni di ammirazione tant’è che il concorrente, visto nel video d’esempio, viene presentato raccontando dei piccoli aneddoti della sua vita privata. È interessante sottolineare come Mike evidenzi il fatto che, a seguito della grande vincita, il concorrente possa tornare a casa in auto, mezzo che negli anni 50 era considerato come un lusso sopra ogni livello e indice, dunque, di un paese molto povero. (La televisione deve avere un linguaggio semplice perché entra nelle case di tutte gli italiani e non può permettersi di usare un linguaggio eccessivamente complesso). Oggi i ruoli di conduttore e concorrente sono cambiati e il primo assume un ruolo più importante rispetto al secondo.

Il pubblico in sala è il simulacro del pubblico a casa⟶ a seconda del genere il pubblico in studio ha un certo tipo di immagine ma, nella paleotelevisione ci sono persone comuni vestite in maniera elegante in quanto andare in televisione significava entrare in qualcosa di diverso dalla quotidianità. Da un certo momento in avanti, il pubblico assumerà un’immagine più normale diventando quasi più sciatto del pubblico a casa. È chiaro che oggi il motivo primario per cui le persone vanno in televisione è quello di farsi vedere. Da un certo momento in poi cambia anche lo statuto dei generi e il Quiz diventa Game Show dove la componente “show” è molto più evidente. Un esempio è quello dell’uomo gatto, il quale non rappresenta una possibile fonte di identificazione, ma di divertimento fine a sé stesso. Un’altra trasmissione importante andata in onda negli anni 60 è “Non è mai troppo tardi” che vedeva al centro la figura del maestro elementare Alberto Manzi , il quale attraverso la televisione riesce a insegnare a leggere e scrivere ad un popolo italiana composto per la maggioranza da analfabeti. Il risultato sorprendente fu che, alla fine del programma, 35.000 adulti presero la licenza di quinta elementare. LO SCENEGGIATO Anche attraverso lo sceneggiato la Rai persegue la funzione pedagogica ponendosi come obiettivo quello di educare la gente a casa. Lo sceneggiato si può considerare come l’antenato delle serie tv o meglio è la riduzione televisiva dei grandi classici della letteratura mondiale. Nello sceneggiato intervengono tre influenze: teatro, letteratura e cinema. Questo perché le persone che hanno inventato la televisione derivavano professionalmente dal cinema e sopratutto dal teatro. Di conseguenza, il linguaggio televisivo viene messo a punto per costruire qualcosa di nuovo partendo, però, da qualcosa che già esisteva come il cinema e il teatro, il quale era per noi un grande riferimento culturale.

  • Esempio “David Copperfield” ⟶ nella prima inquadratura i tre personaggi vengono presentati come se il punto di vista fosse il nostro da casa attraverso una quarta parete che è lo schermo, esattamente come a teatro. Segue una dissolvenza e un’esterna, un’inquadratura che ha a che fare con il cinema, per far capire al pubblico a casa dove si sta svolgendo l’azione. L’unico sottogenere che abbatte la quarta parete è la Comedy perché ha bisogno di interpellare lo spettatore mentre nella fiction drammatica lo spettatore non viene mai interpellato direttamente. Quello che accade dietro lo schermo appartiene ad un mondo che è altro rispetto a quello dello spettatore. Anche il Tg ci guida perché quello che ci viene detto deve avere lo statuto della verità e della realtà, quello che viene detto dev’essere percepito come vero. Nello sceneggiato gli attori sono tutti di teatro comportando una recitazione molto carica. Lo sceneggiato ha un enorme successo tanto che iniziarono ad essere usati testi diversi dai classici come il giallo.

Gli anni ‘70 sono un periodo storico e sociale molto difficile per l’Italia che è attraversata da moltissime tensioni sociali e politiche. Si esce dagli scontri di piazza dal ‘68 per poi arrivare al decennio degli anni di piombo alla fine degli anni ‘ (periodo terribile di terrorismo: brigate rosse, Aldo Moro….) La televisione, come sua natura, riflette il cambiamento, non lo anticipa e non lo crea. Ne dà conto, registra quello che accade e non a caso la sua stessa storia viene attraversata da questo decennio, il “terremoto”. Il primo aspetto che determina una frattura tra paleotelevisione e neotelevisione è la rottura del monopolio della RAI. La RAI perde la sua egemonia sul sistema televisivo per una ragione politica. La storia dei media è profondamente legata alle vicende politiche. Nel 1975 viene emanata la legge n’ 103 , definita Legge di Riforma della RAI → Dopo vent’anni, il monopolio della Rai viene interrotto da questa legge di riforma che dà un assetto completamente nuovo al sistema televisivo italiano perché ribadisce il monopolio della RAI, ma il controllo dell’azienda rai passa dal governo al parlamento. Questo significa che anziché essere espressione solo della dimensione governativa del paese (dopoguerra: democrazia cristiana), alla metà degli anni ‘70 si sente il bisogno di un passaggio epocale: la RAI esprimerà non solo la voce del partito al governo ma anche la pluralità di voci che compongono il parlamento stesso. Questo è molto importante perché dà origine al processo che si chiamerà LOTTIZZAZIONE: a ciascuna forza politica viene data la possibilità di esprimersi e lo strumento prevalente di espressione è l’informazione, il telegiornale, non l’intrattenimento. Nel 1976 nasce la terza rete RAI con il relativo telegiornale. Con la terza rete si lottizzano le trasmissioni politiche rispetto alle forze politiche:

  • Il primo canale si affida alla democrazia cristiana;
  • il secondo canale al partito socialista;
  • il terzo canale al partito comunista. C’è quindi una necessità che la televisione aderisca alla turbolenza del paese attraverso questa riforma che non chiude ancora il monopolio RAI ma apre ad una pluralità di voci che fino a quel momento non avevano avuto possibilità di esprimersi. Nel 76, oltre a istituire la sentenza RAI, La sentenza della Corte Istituzionale n.202 afferma il principio della libertà di impresa radiotelevisiva a livello locale: non solo c’è la rappresentanza di tutte e tre le forze politiche maggiori, ma questa sentenza di cassazione apre all’emittenza locale. Questo è il punto di rottura, il momento in cui cambia completamente l’assetto della televisione italiana. Si liberalizza l’etere. Apre quindi ad una fase completamente nuova, la concorrenza. ETÀ DELLA CONCORRENZA

Evoluzione tecnologica: colori, telecomando, VCR

  • Compaiono sul mercato i primi apparecchi a colori e nel ‘77 si adotta finalmente il colore.
  • I televisori cominciano ad avere la possibilità dell’utilizzo del telecomando, strumento che da quel momento diventa utile in quanto i canali sono molti di più e il telespettatore può scegliere cosa guardare. Questa libertà di scelta fa sì che il ruolo dello spettatore cambi perché costruisce il suo palinsesto. In più le condizioni economiche di quel periodo permettono di acquisire due apparecchi televisivi (due televisori in due stanze diverse) quindi la fruizione diventa sempre più individuale.
  • Con il videoregistratore si può modificare il tempo della fruizione televisiva perché permette di decidere quando si vuole vedere qualcosa. Fine del monopolio: Questo periodo della neotv è l’età della concorrenza, perché non è più “palinsesto della RAI”, ma il palinsesto cambia in maniera sostanziale perché c’è un’offerta maggiore, una possibilità di scelta maggiore e un rischio maggiore per i programmi di essere visti di più o di meno. Si ha la necessità di programmare sia orizzontalmente che verticalmente. Cosa significa? Bisogna trascinare lo spettatore verticalmente mantenendolo sul proprio canale (far susseguire programmi interessanti) ma bisogna anche mantenere orizzontalmente (un giorno dopo l’altro: lunedì, martedì…) la programmazione per far in modo che si crei una fidelizzazione alla rete. Bisogna tenere lo spettatore fermo sia nello stesso giorno che durante la settimana: principio che muove la concorrenza. Si creano contenuti “generalisti” in grado di accettare il maggior numero possibile di spettatori. Palinsesto a flusso: Nasce l’idea di televisione di flusso perché si annullano gli spazi e i tempi morti. È una televisione che non si interrompe mai, non ha pause e mescola i generi coprendo le 24 ore su una pluralità di canali. L’idea di flusso viene teorizzata da Raymond Williams, studioso inglese storico classico della televisione: “Una notte a Miami, ancora stordito da una settimana di viaggio su un transatlantico, iniziai a guardare un film e, sulle prime, incontrai alcune difficoltà nell’adattarmi alla frequenza molto più elevata delle interruzioni pubblicitarie. Tuttavia, questo non era niente in confronto a quello che accadde in seguito: iniziarono a passare i promo di due film che dovevano andare in onda, sullo stesso canale, le sere successive. Un delitto a San Francisco (il soggetto del film che stavo seguendo) iniziò a dispiegarsi, con uno straordinario contrappunto, insieme alla pubblicità di un deodorante e dei cereali per la colazione e anche con una vicenda sentimentale ambientata a Parigi e l’apparizione di un mostro preistorico che devastava New York. (...) I passaggi dal film alla pubblicità o dal primo film al secondo o al terzo non erano segnalati (...) una sequenza di questo tipo diventa molto difficile da interpretare: ancora oggi non posso ritenermi certo di ciò che ho effettivamente colto di tutto quel flusso. Credo di aver collocato alcuni incidenti nel film sbagliato e di aver inserito personaggi della pubblicità nel film, in ciò che finì par apparirmi malgrado le bizzarre incongruenze, come un unico flusso di immagini e di sensazioni” Pubblicità diffusa:

Dal 1980 si afferma la realtà più evidente che si concentra attorno alla figura di Silvio Berlusconi. Le televisioni private dalla metà degli anni 70 diventano una realtà concreta: smettono di essere una micro-realtà e diventano un’alternativa reale alla televisione pubblica. Nei primi anni 80 Silvio Berlusconi, da imprenditore edile, decide di entrare nel mondo delle telecomunicazioni acquisendo inizialmente Rete4, Italia1 (che appartenevano a due editori: Mondadori e Rizzoli) e TeleMilano (privata). Importante è quindi la commissione tra editoria e televisione. In quattro anni circa nasce FININVEST che nel tempo diventa MEDIASET. Contemporaneamente la Rai aumenta le reti con l’aggiunta del terzo canale e amplia la sua offerta aumentando il numero di programmi, migliorando la tecnologia (adottando il colore nel 77) e poi dilatando la propria giornata televisiva. Inizia una guerra tra televisione privata e pubblica per cercare di colonizzare il più possibile la giornata televisiva. In questo periodo la nostra TV offre alcuni degli esempi di creatività notevolissima:

- PORTOBELLO : è un programma che nasce nel 77 ed è condotto da Enzo

Tortora, un personaggio molto discusso perché ha vissuto una situazione surreale che gli è costata la vita nel senso che, per un errore giudiziario, è stato accusato di spaccio e convivenza con la camorra a cause delle accuse false di un pentito. È stato poi scarcerato innocente ed è ritornato in tv. Paradossalmente il programma che Enzo Tortora crea e conduce ha cambiato la storia della tv perché era realizzato in uno studio dove erano presenti delle postazioni dentro le quali la gente comune si presentava e ognuno aveva una finalità diversa. C’era chi cercava qualcuno che aveva perso di vista negli anni, chi l’anima gemella, chi presentava le sue invenzioni, chi raccontava le proprie esperienze ed Enzo Tortora passava da una postazione all’altra cercando di capire cosa succedeva dentro a ciascuna delle cabine che si collegavano attraverso il telefono. Il telefono diventa lo strumento attraverso il quale il pubblico entra dentro allo schermo televisivo e diventa le testimonianza della diretta. Portobello è il primo programma che pone la centralità del telefono come strumento di comunicazione tra chi sta a casa e chi sta in studio. Un altro aspetto importante è la capacita di inventare dei generi che poi hanno occupato in futuro tutti i palinsesti come reality, talk show, intrattenimento, musica, persone comuni, presenza del conduttore, ospiti ecc. Il nome del programma deriva dal nominativo dato al pappagallo, il quale consisteva in uno dei giochi che il programma proponeva: si pescava qualcuno dal pubblico e bisognava fa riuscire a dire al pappagallo il suo nome. E’ stato rifatto Portobello: quando noi guardiamo un programma televisivo e ci sentiamo in imbarazzo, significa che qualcosa non funziona: in questo caso l’imbarazzo è abbastanza pervasivo (in questo remake di Portobello in cui la Clerici prova a parlare con un pappagallo).

- DOMENICA IN : è un luogo in cui possono succedere tante cose diverse in tante

ore di trasmissione. La prima edizione era condotta da Corrado.

- BONTÀ LORO: Maurizio Costanzo è il padre del talk show. È il primo tentativo di

talk show, un misto tra programma di parola, di intervista, ma anche del varietà. In questo programma del 77, Maurizio Costanzo intervista delle persone. Il programma inizia con lui che chiude una finestra, prende uno sgabello e si posizione dietro ai suoi ospiti. Oggi il gesto della finestra è presente in “Porta a porta” con la differenza che in “Bontà loro” l’idea è quella di chiudere fuori il mondo esterno mentre in “Porta a porta” di aprire la porta a qualcuno. Maurizio costruisce il talk show ponendo se stesso in una posizione che permette di dare senso a tutto il programma. Usa lo sgabello per determinare i turni di parola, quindi si alza e si sposta in base a chi vuole far parlare in quel momento. È lui che determina il ritmo e il senso del programma. Siamo davanti a una costruzione dello spazio di tipo teatrale. (Si svolge dentro un teatro vero, il Parioli). Saper gestire un talk show è la capacità di gestire i vuoti e il silenzio.

  • (1985-1990) Gli anni 80 sono più facili da vivere rispetto al decennio precedente e si aprono con una ripresa economica del paese e con un clima più disteso che la televisione riflette. Rai:

- PRONTO RAFFAELLA : è uno show rilevante perché sfonda per la prima volta il

muro del mezzogiorno ed è una scelta azzardata, ma vincente. La Rai progetta dei programmi che siano capaci di colonizzare delle aree del palinsesto fino a quel momento vuoti. Il programma si fonda sulla leggerezza e la capacità di dialogare con il pubblico a casa. Gianni Boncompagni inventa uno studio innovativo che rappresenta il salotto di una bella casa e con il Chroma Key colloca il salotto come se fosse su una terrazza romana. L’utilizzo di questa tecnologia è il punto di attrattiva del programma. La Carrà fa tutto ci che è capace di fare, mette a frutto tutti i suoi talenti, balla, canta, intervista gli ospiti: è la padrona di casa a tutti gli effetti. Il gioco dei fagioli: pubblico a casa deve chiamare la Carrà e indovinare quanti fagioli ci sono nel barattolo e man mano la vincita aumenta. È un modo semplice di entrare dentro la macchina della televisione, inoltre durante la sigla c’è un momento in cui viene inquadrata la regia ed è un aspetto molto importante perché si evidenzia la tecnologia del programma.

- QUELLI DELLA NOTTE : Nello stesso periodo la rai, in una fase di creatività

molto forte, non solo spinge il palinsesto oltre i mezzogiorno, ma anche verso la notte cominciando ad uscire dal perimetro della prima serata. “Quelli della notte” è un programma del 1985 condotto da Renzo Arbore, il quale è stato uno dei grandi padri della tv italiana e della radio. Renzo Arbore crea questo formato dove la musica dal vivo è la chiave principale che punteggia la performance, le ospitate. Questo programma ha inventato tanti personaggi che hanno popolato il palinsesto televisivo come Nino Frassica. La sigla dura 4 minuti e mezzo e ogni puntata era costruita in questo modo con l’apertura di un gruppo musicale che improvvisava la performance. Il programma era in diretta e andava in onda tutte le sere.

STRATEGIE DELLA NEOTV

- La necessità di ridurre il rischio di insuccesso economico per la concorrenza, per

avere la maggiore quantità di pubblico per essere competitivi e il modo più semplice per andare sul sicuro è comprare la struttura di un programma e sapere che ha già funzionano da qualche altra parte (logica del format).

- La necessità di accentuare la componente spettacolare sempre per avere

maggiore pubblico e si spinge molto sull’intrattenimento, ma anche enfatizzando la componente drammatica (talk show, casi di cronaca nera).

- La necessità di rispecchiare i valori medi della società, cercare di rappresentare la

società nella sua mediata, si punta sugo aspetti più condivisibili ed emotivi (buoni sentimenti, senso comune).

- La necessità di costruire un’identità di rete chiara per distinguersi dalla

concorrenza e crearsi il proprio pubblico di riferimento puntando sui volti noti e contenuti riconoscibili.

- Far tesoro degli errori della concorrenza attraverso il palinsesto che prima è una

griglia che mette in ordine i programmi, poi diventa uno strumento strategico dove gli errori dell'altro vengono capitalizzati a proprio vantaggio.

- Il luogo di scontro diventa i prime time (prima serata) perché è l’orario di maggiore

ascolti. ETÀ DELL’ABBONDANZA Siamo negli anni ’90 : la televisione italiana diventa di duopolio, ovvero Fininvest e Rai che hanno lo stesso peso. La concorrenza tra Rai e Mediaset/ Fininvest diventa ferocissima senza esclusione di colpi.

- Nuove tecnologie (satellite, vi cavo, Pay tv)

- Legittimazione dell’emittenza privata (legge Mammi)⟶ legittima la possibilità da

parte delle reti provate di trasmettere su territorio nazionale, di avere la stessi diritti della tv di stato.

- Palinsesto competitivo: la gran parte dei conduttori della rai passano a Mediaset

per un periodo, alcuni rimangono altri ritornano in rai.

- Tre modelli di rapporto economico: canone, pubblicità, Pay per View (possibilità

di pagare per vedere un contenuto televisivo e finanziare determinate emittenze)

- Importanza dei generi ibridi

- Indice di ascolto e Auditel

Effetti della legge Mammì sulla tv privata:

- LA DIRETTA ⟶ equipara la televisione di Berlusconi alle 3 reti Rai. “Non è la rai”

era un varietà che ha avuto un grande successo ma che ha scatenato anche molte polemiche. Nasce nel 91 ed è il primo programma i Fininvest che usa la diretta ed è diventato un fenomeno di costume e discusso perché la formula del programma è particolare. È stato ideato da Giovanni Boncompagni. La polemica è relativa ai contenuti, è condotto da conduttori noti pero mette in scena i copri di ragazze molto giovani. Ha lanciato tanti personaggi della televisione successiva. Molta polemica aveva suscitato la spinta sulla dimensione sessuata delle ragazze. Polemica sul fatto che Gianni Boncompagni parlasse attraverso un auricolare ad Ambra Angiolini e le dicesse cosa fare. Non era una cosa eticamente corretta. Dal punto di vista della scenografia ci sono molti elementi interessanti: ricreare in uno studio televisivo una piscina vera era un’innovazione mai vista fino a quel momento.

- IL NOTIZIARIO⟶ “Studio Aperto” è stata una pietra miliare della storia della tv

privata. Emilio fede su Italia 1 annuncia in diretta lo scoppio della guerra del Golfo nel 91. Il primo a darne notizia è lui e significava essere sul pezzo, più autorevoli della rai. Questo è il momento in cui comincia l’informazione con lo stile di Mediaset, un’informazione che vuole essere meno istituzionale, più diretta. Nel 92 nasce tg4 e il tg5 nel 95 diretto da Mentana. Nel 96 Fininvest diventa Mediaset e si quota in borsa. I programmi simbolo:

- Karaoke di Fiorello su Fininvest⟶ procede dal 1992 al 1995 (in quel periodo il

karaoke era una tecnica orientale, in Italia era sconosciuta). Programma inventato da Fiorello e protagonista di questo programma era la piazza. Pescava tra il pubblico delle persone e le faceva cantare.

- Anima mia di Fazio e Baglioni sulla Rai⟶ Ne esce un programma molto frizzane

ed intelligente in cui le componenti di varietà sono alterati a momenti di musica. Non a caso il titolo del programma è preso da una canzone storica dei Cugini di Campagna, Baglioni era molto autoironico. Fa una parodia di Carrà prendendo in giro sé stesso che canta la Carrà. Da una parte abbiamo un intrattenimento molto fresco che gioca molto con la pancia, con la canzone, e la Rai risponde con il tentativo di sperimentare dei formati trovando dei linguaggi nuovi che vadano al di la della prima impressione emotiva su un programma o del divertimento puto e semplice, la Rai prova a lavorare su dei contenuti che abbiano delle radici più profonde, che lavorino su elementi sempre di intrattenimento mai sciocchi. Si crea l’access prime time che è uno spazio prestigiosissima che esce dal traino del telegiornale e porta il pubblico verso la prima serata e quella porzione del palinsesto diventa la più pregiata che viene colonizzata da striscia la notizia, dal 1988 fino ancora ad oggi. La Rai risponde con “il fatto” di Enzo Biagi. Erano due percorsi totalmente divergenti, Rai 1 molto più istituzionale, canale 5 molto più all'intrattenimento leggero. Nel pre-serale si devono inserire dei generi leggeri perché la gente torna a casa da lavoro e si vuole rilassarsi. Il quiz diventa il genere perfetto per trascinare il pubblico sul telegiornale. Su Canale 5 “Tira e molla” di Bonolis e “Passaparola" di Gerry Scotti. Poi la seconda serata si gioca mettendo faccia a faccia due colossi come Maurizio Costanzo con il “Maurizio Costanzo Show” su canale 5 e Bruno Vespa con “Porta a Porta” su Rai 1. Non ci sono solo Rai e Mediaset, ci sono anche altri attori:

- La televisione musicale in Italia viene interpretata da Videomusic nel 84, quasi un

plagio di MTV (1981); confluisce con TeleMonteCarlo fino al 2002. Nasce con l’esplosione del videoclip.

- La Pay TV nasce con Telepiù negli anni ’90 e ’90 per trasmettere film e calcio. Nel

1998 nasce Stream e nel 2003 da Telepiù e Stream nasce Sky. Gli anni 2000

Come si fa a creare un programma televisivo? Quante e quali sono le fasi che conducono ad un programma televisivo?

  1. Ideazione : è una fase complicata. Un’idea per essere una buona idea deve soddisfare moltissimi criteri. Non basta che ci sia solo l’idea. Bisogna vedere quanti soldi costa realizzare quell’idea, quanto tempo ci vuole per realizzare quell’idea e vedere che quel programma non sia già stato inventato da qualcun altro e soprattutto se questa idea si adegua alle linee editoriali di quella rete. In televisione non si inventa niente di nuovo da zero, tranne il Grande Fratello che è stata un’eccezione. Non si inventa niente perché la televisione è un’industria che non si può permettere delle quote eccessive di rischio, deve fare i conti con la dimensione economica. Deve essere un’idea che fa i conti con un contesto molto molto preciso. “LOL” e “Ti spedisco in convento” sono due programmi sui quali dobbiamo focalizzare la nostra attenzione. Abbiamo trovato un’idea che funziona e suo essere realizzata con i paletti di cui abbiamo parlato (soldi, tempi, questioni relative a problemi di plagio e le linee editoriali). Se c’è l’adattamento di un format esistente la base ideativa da zero è superata, perché abbiamo già un format, uno schema che funziona da qualche altra parte, acquistati e quindi vengono adattati al contesto nazionale.
  2. Progettazione : una vota che abbiamo in mano l’idea o il format dobbiamo concretizzare la fase di progettazione operativa. Inizia molti mesi prima della fase effettiva della produzione e comprende dei punti e dei passaggi fondamentali: il Pitch , lo studio di fattibilità, la definizione dello staff e la definizione del budget. Dobbiamo presentare l’idea che abbiamo avuto e le logiche di adattamento del format al nostro interlocutore che sarà una rete: la fase del Pitch è la fase per cui chi ha avuto l’idea (autore) presenta l’idea al suo possibile interlocutore (rete). La fase di Pitch è una fase che rappresenta il cuore dei mercati televisivi che hanno a che fare con un paio di appuntamenti all’anno ed è un momento in cui si incontrano gli operatori del settore internazionale e si scambiano le idee, le comprano e le vendono. Solitamente chi vende è un casa di produzione, Endemol, Freemantle, Magnolia (che è stata assorbita da Bunjie) e le vogliono comprare le reti, quindi Mediaset, Rai, Discovery. Solitamente le case di produzione hanno 5 minuti per raccontare le idee. Una volta vendute si passa alla progettazione, quindi alla definizione dello staff, all’aspetto economico: l’idea diventa fisica e reale. Ci sono anche altri programmi che vengono prodotti direttamente dalla rete e non dalla casa di produzione, ad esempio Striscia la Notizia è creata dalla Mediaset, ne da Endemol, ne da Freemantle e neanche da Bunjie.
  3. Pre produzione : bisogna mettere nero su bianco tutti gli elementi che comporranno la lavorazione del programma. Bisogna scegliere gli spazi, quale è lo studio. Molto spesso la rete è quella che fornisce gli spazi, per la Mediaset c’è Cologno Monzese. Poi bisogna pensare all’allestimento dell’impianto scenico, quindi la disposizione degli impianti luce, microfoni, telecamere ecc...Bisogna acquisire per riuscire a concretizzare il progetto il piano di produzione. Poi bisogna passare alla stesura di testi le scalette, i copioni, le sceneggiature. Poi o casting, quindi scegliere i talent che parteciperanno. Si passa poi all’acquisizione dei diritti per la produrne, ad esempio i brani musicali, i filmati ecc... Infine il reperimento o la creazione di tutti i contenuti originali necessari, quindi le musiche, gli effetti sonori, le sigle, i marchi e i sogni, l’impaginazione grafica, i

costumi, gli oggetti di scena, i software di supporto ecc... La fase della pre produzione, la troveremo nelle serie dove si producono delle puntate pilota. Accade anche per i programmi di intrattenimento: le case di produzione fanno richiesta prima di stipulare l’accordo definitivo per realizzare una puntata zero per capire come sarà l’effetto reale, l’esito del progetto. Questa fase ha a che fare con la realizzazione di tutto lo show ma anche con la fase ancora precedente che è la realizzazione della puntata zero. Se io ho un’idea come faccio a proteggerla e far si che nessuno le ma copi? Mano a mano che il mercato televisivo si è evoluto negli ultimi 10 anni si è consolidato la pratica di considerare la maniera migliore di proteggere l’idea, quella di realizzar una puntata zero in cui metti dentro tutto ci che ci dovrebbe essere. Vedere l’idea è molto più sicura che scrivere un’idea. Perché cosi hai la prova che tutto ci che vuoi presentare sia tuo.

  1. Produzione : questa fase coincide con il momento delle riprese , siamo ad un punto fondamentale, la figura del produttore televisivo (amministra il budget, non è quello che crea il budget. Gestisce il budget ma non interviene dal punto di vista del finanziario, perché il programma è finanziato dalle pubblicità, dal canone, dal product placement) che non ha niente a che fare con la figura del produttore cinematografico (che invece mette i soldi). Il produttore televisivo si occupa di rivedere il piano di produzione e si preoccupa di tenere sotto controllo tutte le voci che rientrano in questo budget. Il produttore esecutivo è una figura diversa dal direttore di produzione: il produttore esecutivo ha il mano tutto il budget del programma ma in alcune case di produzione si occupa del reality, della serialità, dell’intrattenimento di prima serata: ciascun produttore esecutivo presidia un’area. Il produttore di produzione, che risponde al direttore esecutivo, è il braccio operativo del singolo programma. Quindi nella fase di produzione il programma viene realizzato, nella puntata zero viene realizzato lo shooting del programma, viene convocato pubblico in studio, vengono convocate le maestranze, si mette in scena tutto ci che è stato costruito nel piano di pre produzione e poi si porta a casa tutto il girato. La figura del regista televisivo (è un elemento dell’ingranaggio, non è il fulcro dell’ingranaggio) è una figura diversa rispetto al regista cinematografico (l’autore del film). Non c’è nessun soggetto individuale che si assume la responsabilità di tutto il progetto, è sempre il gruppo a muoversi contemporaneamente. Mentre nel cinema il regista ha grade responsabilità. Il momento di realizzazione del progetto coinvolge tutte le parti.
  2. Post produzione : prima di tutto c’è la fase di montaggio , molto complessa e anche qui molto diversa dal cinema, non sono paragonabili queste due aree. Quello che è molto interessante è che nella fase di montaggio un bravo autore è sempre presente. Non è soltanto una fase tecnica, perché il montaggio è scrittura, è narrazione. Il bravo autore è quello che va in montaggio. MARIA DE FILIPPI

SERIALITÀ TELEVISIVA

La serialità per come la conosciamo oggi, quelle delle piattaforme (Netflix, Amazon = OTT) non è rappresentativa nel mondo della serialità da quando il mondo della televisione si è affermato. La storia della serialità accompagna tutti i media, dal romanzo alla stampa quotidiana, alla radio, alla televisione, al cinema e alla rete. CASO LOST

  • Questa serie ha cambiato la storia della serialità ed è andata in onda per la prima volta il 22 settembre 2004 sulla rete statunitense NBC e termina nel 2010, anno di svolta per la serialità in quanto, oltre a segnare la fine di Lost, determina l’inizio di un’altra era che è quella che stiamo vivendo oggi sopratutto dopo l’arrivo delle piattaforme.
  • Sono 6 stagioni con un numero variabile di episodi (elemento di novità perché normalmente le serie avevano un numero standard per stagione). Nella quarta stagione si ha una riduzione degli episodi a causa di uno sciopero da parte degli sceneggiatori statunitensi, il quale fermò tutte le produzioni televisive seriali del periodo portando a delle conseguenze sui vari prodotti.
  • Lost è la prima serie che annuncia il proprio finale prima del finale stesso: dice al suo pubblico quando finirà nella quarta stagione. Questo era una grande novità perché, fino a quel momento, la serialità era uno strumento che faceva continuare un contenuto fino a che il pubblico e la produzione non si fossero stancati. In questo caso, invece, ci fu una forte crisi creativa degli autori che, alla quarta stagione, si trovarono ad avere in mano un successo enorme ma che non sapevano più dove condurlo. I’escamotage che inventarono fu quella di dire quando sarebbe finita.
  • Il concept di Lost è molto semplice cioè un aereo cade su un’isola tropicale su cui ci sono delle presenze (chiamati “gli altri”).
  • Lost adotta una struttura classica con una puntata settimanale e ogni episodio iniziava con accadimento e finiva con un Cliffhanger, ovvero quando la puntata si chiude nel bel mezzo dell’azione e per vedere come finisce dei aspettare l’inizio della puntata successiva.
  • Ogni episodio si struttura con due linee narrative: una riguarda la vita di tutti i personaggi sull’isola, l’altra è un focus su un personaggio specifico e viene raccontato con un meccanismo narrativo che diventa tipico di questa serie ovvero il flashback. L’elemento innovativo si evidenzia dalla terza stagione in poi, quando non viene più usato solo il flashback, ma anche il flashforward iniziando a sovrapporre tre piani temporali (passato-presente-futuro).
  • Dettaglio produttivo⟶ siamo di fronte ad una puntata pilota che diventa da subito nella più costosa della storia della serialità (14 milioni).
  • Con Lost si ha la nascita del fandom da parte degli spettatori che si sviluppa prevalentemente in rete attraverso i forum.

La sequenza d’apertura: Ciò che rende questo prodotto unico è l’unione tra cinema e televisione, difatti questa non è una sequenza tipica a cui la televisione ci ha abituati, ma bensì tipica del cinema negli action movie⟶ inquadratura diversa dalle tradizionali: personaggio entra dalla destra, stacco, ritorna a sinistra e panoramica che ci fa vedere cosa è accaduto sulla spiaggia. Ci sono diverse citazioni e riferimenti:

- Il fatto che i personaggi inizino a chiamarsi per nome è un elemento derivante

dalla soap opera, la quale, essendo un oggetto narrativo nato in radio, era necessaria la ripetizione dei nomi dei personaggi per farli ricordare agli spettatori. Inoltre, i nomi di Lost sono super importanti perché hanno a che fare con il contenuto filosofico di Lost, ci sono tante indicazioni che raccontano i personaggi stessi.

- La frase del ragazzo “mettere una penna nella trachea” è una citazione ad una

serie importante precedente a Lost che si chiama E.R. ed era la prima serie che metteva in vista l’emergenza medica. Questa citazione continua anche nella sequenza successiva. Dialogo tra Jack e : “cucilo come se fosse una tenda” riferimento a E.R., riferimento alla soap sia per quanto riguarda la ripetizione dei nomi, sia per la struttura visiva dell’inquadratura costituita da campi/controcampi e primi piani (anche i tratti somatici dei due personaggi ricordano quelli di una soap), i tagli rossi sul viso di Jack e il modo in cui affronta la cucitura senza anestesia chiaro riferimento a Rambo, inquadratura di Jack ripreso davanti al fuoco riferimento a inquadrature di Sergio Leone. L’altro aspetto di struttura da guardare è il modo in cui viene strutturata la sigla, che normalmente inizia all’inizio della puntata. In questo caso sembra che la sigla non esista. I titoli di testa arrivano dopo 7 minuti ed è una scelta molto precisa e per il 2004 non banale. Forse il segnale più evidente del cambio di passo della serialità statunitense è la chiusura di Lost (ABC 2004-2010). Da quell’ultima puntata ebbe origine quel fenomeno di craze (mania) che da allora in poi diventerà un chiaro indicatore di qualità nella serialità televisiva: dopo l’entusiasmo collettivo generato dalla visione, i fan sperimentano il senso di abbandono che coincide con la fine di una serie molto amata. Lost ha rappresentato per le serie tv un cambiamento netto dei codici espressivi e linguistici, una frattura profonda con tutto quanto lo ha preceduto. La sua conclusione ha aperto scenari nuovi e inattesi: il suo inaspettato successo ha trasformato le serie tv in un prodotto pregiato, intorno al quale si coagula un pubblico ampio, diversificato e molto appetibile per l’economia televisiva.