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Appunti lezioni totali G. Manetti, Appunti di Semiotica

Appunti di tutte le lezioni del corso di Teoria e storia della semiotica a.a. 20/21

Tipologia: Appunti

2020/2021

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G. Manetti 9 CFU
TEORIA E STORIA DELLA SEMIOTICA
6 ottobre
La parola semiotica è una parola coniata sulla falsa riga di un’espressione greca “semeion” o
“semeiotiche” (dal greco antico). Quindi semiotica vuol dire scienza dei segni.
Importante fare una distinzione della semiotica come disciplina contemporanea, nata a cavallo tra
‘800 e ‘900, ad opera di due grandi studiosi, mai conosciutisi, arrivati a studiare questa disciplina da
due punti diversi: il linguista ginevrino Ferdinand de Saussure
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e il filosofo americano Charles
Sanders Peirce
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; ciascuno esperto di un campo non coincidente con quello dell’altro, perché
Saussure era un linguista, mentre Peirce era un filosofo, ma da entrambe le materie si è arrivati a
immaginare una disciplina che si occupasse dei segni. Detto che la semiotica contemporanea prende
origine da questi studiosi, non si è detto che si esaurisce con quello che questi studiosi hanno
elaborato, perché dopo di loro ci sono stati tantissime figure che hanno contribuito a far avanzare la
semiotica, a crearla come disciplina ancora contemporanea e ancora in completo sviluppo: Umberto
Eco, massimo studioso di semiotica italiano. Perché la semiotica contemporanea è una delle forme
di manifestazione della semiotica? La storia recente della semiotica è quella che parte con i
sopracitati studiosi, ma di segni e di riflessione sui segni, c’è uno studio che parte addirittura
dall’antichità classica. Perché molti filosofi dell’antichità si sono occupati di studiare che cos’è
un segno, quale relazione c’è tra i segni e la nostra vita intellettuale, quale relazione c’è fra i
segni e la conoscenza, quale relazione c’è fra i segni e il linguaggio. - Platone dedica un libro
intero ai segni del linguaggio, della lingua verbale quindi; se le espressioni del linguaggio siano
convenzionali o naturali, cioè se le espressioni del linguaggio siano legate ai loro oggetti in una
maniera del tutto arbitraria o se queste parole siano obbligatorie per quegli oggetti che
denominano; la parola non ha una relazione necessaria con gli oggetti, ma ci sono delle
eccezioni: le onomatopee
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. - Aristotele, dove troviamo una teoria abbastanza completa, per quanto
distribuita in opere differenti, per cui i segni linguistici sono trattati in un modo mentre i segni non
linguistici
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sono trattati in un altro. - Scuole postaristoteliche: Stoici e degli Epicurei, nella teoria
filosofica degli Epicurei i due concetti fondamentali erano gli atomi e il vuoto, due cose non visibili
a occhi nudo, l’unico modo è di coglierli attraverso i segni che loro mandano. (Aristotele nei suoi
studi ci presenta questo triplice rapporto tra significato, significante e oggetto esterno. Non è
un caso isolato poiché lo riprenderanno anche gli stoici, i quali adotteranno una
denominazione simile a quella che darà Saussure, il quale evidenzierà il segno in una teoria
immanentista) - Di semiotica si occupa la medicina, c’è proprio una branca della semiotica antiche
che si chiama “Semeiotiche”, da cui deriva la Semeiotica medica antica, è quella che ci è stata
tramandata attraverso una grande quantità di testi ed è una delle parti della medicina, parte che
scopre la malattia a partire dai segni: i sintomi delle malattie, quindi c’è una trattazione sui simboli
delle malattie. Nel passaggio dal mondo greco al mondo romano, i segni sono importantissimi in
una branca che è la retorica, che ricopre tantissime funzioni, ha una parte giuridica: l’avvocato si
interessa di segni perché deve valutare gli indizi e le prove della colpevolezza o dell’innocenza di
un imputato. Filosofi medievale, che tutti fanno il loro punto di partenza con gli scritti di Agostino,
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1857 - 1913
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Le parole che indicano il suono che gli oggetti designano.
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I segni non linguistici sono tutte quelle espressioni significanti che non vengono prodotte attraverso la bocca, ma che
vengono prodotte o dai gesti o dalla mimica oppure di tipo naturale, come i segni metereologici.
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G. Manetti 9 CFU

TEORIA E STORIA DELLA SEMIOTICA

6 ottobre La parola semiotica è una parola coniata sulla falsa riga di un’espressione greca “semeion” o “semeiotiche” (dal greco antico). Quindi semiotica vuol dire scienza dei segni. Importante fare una distinzione della semiotica come disciplina contemporanea, nata a cavallo tra ‘800 e ‘900, ad opera di due grandi studiosi, mai conosciutisi, arrivati a studiare questa disciplina da due punti diversi: il linguista ginevrino Ferdinand de Saussure^1 e il filosofo americano Charles Sanders Peirce^2 ; ciascuno esperto di un campo non coincidente con quello dell’altro, perché Saussure era un linguista, mentre Peirce era un filosofo, ma da entrambe le materie si è arrivati a immaginare una disciplina che si occupasse dei segni. Detto che la semiotica contemporanea prende origine da questi studiosi, non si è detto che si esaurisce con quello che questi studiosi hanno elaborato, perché dopo di loro ci sono stati tantissime figure che hanno contribuito a far avanzare la semiotica, a crearla come disciplina ancora contemporanea e ancora in completo sviluppo: Umberto Eco, massimo studioso di semiotica italiano. Perché la semiotica contemporanea è una delle forme di manifestazione della semiotica? La storia recente della semiotica è quella che parte con i sopracitati studiosi, ma di segni e di riflessione sui segni, c’è uno studio che parte addirittura dall’antichità classica. Perché molti filosofi dell’antichità si sono occupati di studiare che cos’è un segno, quale relazione c’è tra i segni e la nostra vita intellettuale, quale relazione c’è fra i segni e la conoscenza, quale relazione c’è fra i segni e il linguaggio. - Platone dedica un libro intero ai segni del linguaggio, della lingua verbale quindi; se le espressioni del linguaggio siano convenzionali o naturali, cioè se le espressioni del linguaggio siano legate ai loro oggetti in una maniera del tutto arbitraria o se queste parole siano obbligatorie per quegli oggetti che denominano; la parola non ha una relazione necessaria con gli oggetti, ma ci sono delle eccezioni: le onomatopee^3. - Aristotele, dove troviamo una teoria abbastanza completa, per quanto distribuita in opere differenti, per cui i segni linguistici sono trattati in un modo mentre i segni non linguistici^4 sono trattati in un altro. - Scuole postaristoteliche: Stoici e degli Epicurei, nella teoria filosofica degli Epicurei i due concetti fondamentali erano gli atomi e il vuoto, due cose non visibili a occhi nudo, l’unico modo è di coglierli attraverso i segni che loro mandano. (Aristotele nei suoi studi ci presenta questo triplice rapporto tra significato, significante e oggetto esterno. Non è un caso isolato poiché lo riprenderanno anche gli stoici, i quali adotteranno una denominazione simile a quella che darà Saussure, il quale evidenzierà il segno in una teoria immanentista) - Di semiotica si occupa la medicina, c’è proprio una branca della semiotica antiche che si chiama “Semeiotiche”, da cui deriva la Semeiotica medica antica, è quella che ci è stata tramandata attraverso una grande quantità di testi ed è una delle parti della medicina, parte che scopre la malattia a partire dai segni: i sintomi delle malattie, quindi c’è una trattazione sui simboli delle malattie. Nel passaggio dal mondo greco al mondo romano, i segni sono importantissimi in una branca che è la retorica, che ricopre tantissime funzioni, ha una parte giuridica: l’avvocato si interessa di segni perché deve valutare gli indizi e le prove della colpevolezza o dell’innocenza di un imputato. Filosofi medievale, che tutti fanno il loro punto di partenza con gli scritti di Agostino, (^1 1857) - 1913 (^2 1839) - 1914 (^3) Le parole che indicano il suono che gli oggetti designano. (^4) I segni non linguistici sono tutte quelle espressioni significanti che non vengono prodotte attraverso la bocca, ma che vengono prodotte o dai gesti o dalla mimica oppure di tipo naturale, come i segni metereologici.

si occupa molto dei segni e di definire cosa è un segno: il segno è qualcosa, che aldilà del suo aspetto percepibile, fa venire in mente qualcos’altro; applicazione al segno del fumo e del fuoco. Francesco Bacone, Guglielmo di Occam; Locke, Condillac; Locke: “Saggio sull’intelletto umano”^5 che parla di come avviene la conoscenza, come noi conosciamo, attraverso quali meccanismi la nostra coscienza conosce il mondo; lui dice che noi abbiamo bisogno di segni perché non riusciamo a vedere nella mente degli altri, al momento della comunicazione, quindi quello che c’è nella testa degli altri deve tradursi in un segno, in particolare in un segno linguistico, perché poi io possa cogliere con la parola quello che c’è nella testa dell’altra persona (modello embrionale della comunicazione); all’epoca la filosofia si divideva in tre grandi aree, la fisica , l’ etica e la semiotica o logica : la fisica si occupa di dirci ciò che esiste e non esiste nella natura; l’ etica ci dice quali sono le regole che governano il nostro comportamento, scienza osservativa; la semiotica ci dice due cose: come si acquisisce la conoscenza, come la si comunica. Arriviamo poi alla rinascita tout court della semiotica contemporanea con i due autori de Saussure e Peirce. Nel ‘900 si è riscavata la semiotica precedente a loro. Saussure non fa alcun riferimento a precedenti, parte da un’analisi puramente linguistica, quindi è uno studioso che si occupa di linguaggio, della lingua, si occupa delle leggi generali della lingua; è il punto di riferimento del movimento strutturalista , con il quale gran parte della semiotica si identifica. Lo strutturalismo parte proprio dalle idee di Saussure, nato nel 1857 e morto nel 1913, ma in questo arco di vita elabora delle idee che permeeranno tutta la cultura del ‘900. Saussure inaugura un nuovo modello di studio delle lingue e del linguaggio, che si oppone al modo in cui, per tutto l’800, erano state studiate le lingue e il linguaggio. Introduciamo la prima dicotomia^6 : SINCRONIA / DIACRONIA , ovvero studio sincronico del linguaggio / studio diacronico del linguaggio. Lo studio diacronico vuol dire studio attraverso il tempo, studio delle parole (dei segni del loro linguaggio) e del loro mutamento attraverso il tempo: mutamento semantico o di suono. Vuol dire che le lingue sono organismi viventi in perpetua mutazione, lingue che si evolvono rispetto a stadi precedenti. Noi parliamo latino del XXI secolo: città da civitas, duomo da domus (mutamento anche semantico: da casa a chiesa), testa da testum (zucca vuota), capo da capum (che voleva dire testa). La mutazione può essere di senso (semantico), di suono, o tutti e due. Cerca di ritrovare stadi precedenti in cui sono attestate parole, che mantengono il significato o il significante e si cerca di andare sempre più indietro. Lingue evolute dal latino: francese, spagnolo, rumeno (conquista della Dacia), sardo, portoghese, ladino, indoeuropeo: lingua non attestata in alcun testo, una famiglia linguistica che ha generato un grande numero di lingue (sanscrito, persiano); inseriti tra Mar Caspio e Mar Nero, gli indoeuropei hanno fatto delle ondate successive di migrazioni, una ad est verso la penisola indiana del Deccan, varie in epoche diverse sono state fatte verso l’Europa. Parentela tra lingue lontane: Il primo personaggio che se ne accorge è un inglese, e viene fatto uno studio diacronico, questo che se ne rende conto era un Lord inglese mandato in India nel tribunale di Calcutta, Sir William Jones e nel 1 7 86, scrive una memoria^7 sulla somiglianza di varie lingue. Spesso queste somiglianze sono anche grammaticali. Saussure per metà della sua vita è un linguista sincronico, cioè studia e insegna linguistica comparata, a 22 anni scrive un saggio fondamentale sull’indoeuropeo. Insegnerà a Parigi (Sorbona) 10 anni linguistica diacronica, torna a Ginevra e farà tre corsi rivoluzionari per lo studio della linguistica: che da diacronica diventa generale o sincronica. (per tutto l’800 lo studio viene (^5 ) (^6) Opposizione di due concetti, tra di loro opposti. (^7) Saggio

Saussure e Peirce non si sono mai conosciuti, nemmeno letti. Peirce e i suoi “ Collected Papers ”; Saussure con il suo “ Course de linguistique génerale ”. La disciplina, nata dalla convergenza teorica di questi due grandi studiosi, si è istituzionalizzata in un libro che costituisce una sorta di certificato della nascita della semiotica contemporanea ed è il libro di Roland Barthes, che nel 1964, scrive “Elementi di semiologia”. Quindi possiamo individuare vari certificati di nascita della semiotica: quello di Barthes, le opere di Peirce e Saussure, e nel mondo greco romano. Possiamo quindi distinguere in semiotica contemporanea e semiotica prima della semiotica. Gli è stata data vita nuova senza tener conto della vita precedente fino al ‘700. Cosa succede alla fine del ‘700? Inizia lo studio diacronico del linguaggio: studio storico, dell’evoluzione delle parole, dove si inserisce l’etimologia. La sincronia si concentra invece sulle relazioni interne alla lingua in un unico momento storico. – William Jones conosceva grossomodo 13 lingue; questa conoscenza arriva in India e si accorge che esisteva una lingua antica, come per noi italiani il latino, che era il sanscrito^9 , che significa “lingua pura”. Lui fonda la Royal Asiatic Society nel 1784, e nel 1786 legge una memoria. Tanto il gotico^10 come il celtico; presto gli studiosi cominciano a comparare tutte le lingue antiche che c’erano in Europa, compresa poi la lingua indiana, si accorgono delle somiglianze e ipotizzano una lingua originaria che sarebbe stata l’indoeuropeo. Linguistica storica, linguistica diacronica, linguistica comparata sono la stessa cosa. Gli indoeuropei, non ci hanno lasciato testimonianze scritte in quanto la scrittura non era stata ancora inventata quando venne ipotizzata, potrebbero essersi stanziati intorno al 5000-4000 a.C., tra il mar Nero e il mar Caspio e gli Urali, rinominata cultura dei Kurgan. Ondate di lingue che portano lingue differenti che nel tempo cambiano e si modificano.^11 Maria Gimbutas ha scoperto che probabilmente gli indoeuropei erano da identificare con una cultura che ci ha lasciato resti materiali, sepolture particolari, cultura dei Kurgan. Torniamo a Saussure, ha tenuto dei corsi di una materia inventata da lui: la linguistica generale o linguistica sincronica. Questo insegnamento lo ha fatto in tre corsi universitari, fece così scalpore che due alunni raccolsero gli appunti e crearono il Corso di linguistica generale. La domanda da porsi è: come è fatta una lingua? Non da dove deriva. Similitudine dell’albero: se taglio… Se la linguistica storica si disinteressa totalmente della dimensione comunicativa del linguaggio, la linguistica sincronica si chiede come è fatto uno strumento di comunicazione. La lingua è uno strumento di comunicazione valido, perché? Forse lo strumento più efficace tra tutti i sistemi di segni. La lingua è uno dei sistemi di segni, ma accanto alla lingua ci sono altri sistemi di segni che sono i segni non verbali come i gesti, le espressioni mimiche, segni non verbali artificiali. Per Saussure, la lingua deve essere inquadrata in un ambito più ampio che studia tutti i sistemi di segni, di cui quelli linguistici sono i più importanti, ma questa disciplina darà delle regole generali per tutti i sistemi di segni: questa sarà la semiologia. “La lingua è un sistema di segni, i quali segni (parole) esprimono delle idee, ed è confrontabile alla scrittura, all’alfabeto dei sordi, ai riti simbolici, le forme di cortesia, i segnali militari. La lingua è quindi un sistema complesso che ha delle somiglianze con altri sistemi di segni, meno sviluppati. Si può dunque concepire, una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale, la chiameremo semiologia. Essa, potrebbe dirci in che consistono i segni, quali leggi li regolano, poiché essa non esiste ancora non possiamo dire cosa sarà, ma ha diritto a esistere.” Comincia a pensare alla semiologia come il grande quadro dove si inseriscono tutti i sistemi di segni. (^9) Lingua antica dei testi sacri e del poema epico Mabarata, paragonabile all’Iliade e all’Odissea. (^10) Parlato nei paesi germanici. (^11) Lingue non indoeuropee parlate in Europa: due ancora parlate, basco e ungherese e finlandese, una scomparsa, l’etrusco.

Distinzione molto profonda: lingua e linguaggio^12. Per Saussure le dimensioni del fatto linguistico sono tre: le langage , la langue , la parole (produzione linguistica). La langue è la dimensione sociale, socializzata, del fatto linguistico, è l’insieme di tutti quei segni che una certa comunità condivide. Quindi la lingua non è mai individuale, ma collettiva e condivisa. Lingua storico- naturale, sono oggetti storici perché non nascono con l’uomo, l’uomo quando nasce deve creare il linguaggio e non lo trova in natura; naturale perché quando un bambino nasce e deve imparare una lingua al trova già nell’ambiente dove nasce. Chiamate così anche perché distinguibili dalle lingue artificiali, che sono le lingue che sono state create artificialmente da qualcuno: l’esperanto^13. Hanno cominciato a stimolare gli studiosi a partire dal ‘600, vengono chiamate anche lingue filosofiche o perfette. La langue è un sistema di segni che sono convenzionali. La lingua oppone resistenza all’innovazione; la lingua si modifica in continuazione ma non è propensa all’innovazione; le nuove parole vengono accettate dalla massa parlante , non dal singolo, le parole nuove rompono l’argine che la lingua pone all’innovazione. *150000 lemmi. Noi parliamo linguaggi settoriali, dentro la lingua non c’è omogeneità. / lingue speciali. THESAURUS tesoro di una lingua: è un tesoro depositato dalla pratica della parole dai soggetti appartenenti a una stessa comunità; è un sistema grammaticale, quindi la langue contiene dentro di sé il lessico e tutta la grammatica, queste due parti sono depositate dentro il nostro cervello. La langue trova realizzazione nel cervello del singolo individuo, e la langue nella sua completezza è la somma delle langue di ciascun parlante. I vocabolari e le grammatiche sono la trascrizione empirica di quello che è già nel cervello. ***** Questione dialetti, differenze tra stati ***** Questo sistema grammaticale, insieme al lessico, è depositato virtualmente in ciascun cervello, o più precisamente nel cervello di un insieme di individui, dato che la lingua non è completa in nessun singolo individuo^14. Quindi la langue non si trova nella testa di un singolo, ma nella testa di tutti gli individui di una determinata comunità, nella somma delle competenze linguistiche di tutti gli individui di una comunità. LANGUE : parte sociale del linguaggio; esterna all’individuo, che non può né crearla né modificarla come singolo; è un oggetto che si può studiare separatamente dalla parole ; è omogenea, perché tutti i segni hanno la stessa natura; è concreta, non crea astrazioni. Della langue fanno parte il lessico e la grammatica, creati dall’uomo. LANGUAGE : Il linguaggio è anzitutto un insieme piuttosto eterogeneo, perché comprende i suoni, la realizzazione di essi, soprattutto dipende da quella che viene chiamata facoltà di linguaggio. Quindi dipende da qualcosa di fisico e di naturale, che ha una facoltà. La facoltà è una capacità biofisica che noi abbiamo in dotazione dalla natura; e si trova in certi neuroni del cervello (area di Broca). È quella capacità che ha l’uomo di produrre, cioè inventare, una lingua storico naturale. Mentre la lingua è convenzionale, il linguaggio è naturale, perché legato e determinato da una facoltà. Nell’evoluzione dell’intera specie umana, si è creata una mutazione che ha permesso agli uomini la nascita dei neuroni che fanno si che possiamo parlare e sfruttare la facoltà di linguaggio. 8 ottobre Saussure studiando la lingua dal punto di vista sincronico, inventandola, si rende conto che è un sistema di segni che ha delle analogie ad altri sistemi di segni: gestuali, sordi, cerimoniali di cortesia… La lingua dei sordi si realizza soltanto attraverso i gesti a cui si aggiunge la dimensione (^12) Registrazione minuto 49:50. (^13) Zamenhof: lingua artificiale, il cui scopo è far dialogare diversi popoli con una lingua semplice appartenente all’umanità. (^14) CONSIDERAZIONE SOCIOLINGUISTICA: la quantità di parole usate da un bambino di terza media e conosciute sono circa 6000; le persone di cultura universitaria ne conoscono 24000; lontani da quello che è il numero delle parole della lingua, 150000.

all’apprendimento del linguaggio, qualunque esso sia. Nel caso dei bambini selvaggi , come i bambini abbandonati dai genitori, hanno continuato a vivere nei boschi, si è dimostrato che, una volta trovati, non erano più in grado di apprendere il linguaggio perché la facoltà di linguaggio era ormai perduta. La prima testimonianza semi mitologica è in Erodoto, storico greco, il quale racconta una storia mitica del faraone Psammetico, che aveva il desiderio di sapere quale fosse la lingua più antica del mondo. Per ottenere questo obiettivo aveva preso due bambini e li aveva messi in completo isolamento, per vedere quale fosse la prima parola che avrebbero pronunciato e in quale lingua. Questi bambini avevano un guardiano che dava loro da mangiare ogni giorno; una volta cresciuti, uno di loro, quando gli viene dato il pane, pronuncia la parola becos, allora Psammetico fa una ricerca e scopre che la parola apparteneva al frigio e ne rimane molto delusa. Questa storia semi leggendaria viene poi letta da Federico II, il quale adotta lo stesso sistema di Psammetico e mette in isolamento due bambini che muoiono. Un’altra studiosa, Anna Ludovico mette in evidenza tutta una serie di fatti medievali fino ad arrivare al caso ben documentato di Victor dell’Aveyron, Il bambino selvaggio, [reale e studiato] di cui hanno fatto anche un film di Truffaut che impersona il medico che si è preso cura del bambino. È stato avvistato per la prima volta nel 1799 e dai boschi andava nelle case, per due volte lo hanno preso ed è riuscito a fuggire, per una terza volta il bambino è stato catturato e hanno cercato di portarlo nell’Aveiron [intorno al massiccio centrale della Francia] e di portarlo a Parigi perché c’era un’enorme curiosità per la cultura selvaggia. Questa curiosità fu ripresa da Rousseau che aveva inserito che l’uomo in natura “nasce buono ma la società lo rende cattivo”, quindi lo stato ideale per l’uomo era lo stato di natura. La società era uno degli elementi che porta l’uomo ad essere cattivo. A causa di una curiosità antropologica sviluppatasi nella società francese, il caso di Viktor destò particolare interesse. Il bambino non parlava e inizialmente si pensava fosse sordo perché non aveva reazioni a rumori molto forti. Per questo motivo la prima cosa che fanno è di portarlo nell’istituto dei sordomuti che si trova a Parigi nel quartiere latino, qui c’erano ragazzi sordi e il direttore era Roche di Ambroise Sicard, personaggio illustre, abate e studioso, ed è stato uno dei primi che aveva elaborato uno studio “Teoria del segno”, dove inizia a trattare la lingua dei segni, la prima volta che viene studiata in un volume di questo genere. Aveva un assistente, che si chiamava Jean Marc Gaspar Itard, comincia a prendersi cura del bambino e si rende conto che il bambino era interessato solo ad alcuni rumori, l’infante ha delle carenze di tipo sensoriale. Itard descrive in una memoria del 1805, dopo un anno che ha in cura questo bambino, che è insensibile al freddo; abitava nei boschi in una buca, una sorta di tana, dove riescono a catturarlo perché iniziano ad affumicarla. Appreso ciò, Itard cerca di rieducarlo da un punto di vista sensoriale e insegnargli le forme di vita sociale, a camminare su due gambe e vestirsi. Per un anno lo rieduca, gli fa fare dei bagni eccessivamente freddi e caldi in modo che riuscisse a calibrare i sensi. Riesce a convincere il governo francese a stanziare dei fondi e a dargli una nutrice che si occupasse del bambino, Madame Guerin, in uno stabile accanto dell’istituto dei sordo muti. Itard era amico di un filosofo francese, Condillac, che sosteneva la teoria dell’educazione dei sensi, che porta l’educazione del bambino anche attraverso un programma filosofico, la prima memoria è molto positiva ed incoraggiante, gli mancano gli obiettivi della lingua individuale. Viene chiamato Viktor perché era particolarmente sensibile alla parola eau, inoltre sapeva dire eau de perché imita un’espressione che diceva la nutrice. Al di fuori di questo non riuscirà mai a pronunciare nessuna parola, perché il bambino era stato preso dopo che aveva già terminato il periodo di apprendimento del linguaggio. La prima memoria è del 1801, la seconda è del 1805, poi lo tiene per altri 5 anni e inventa tutta una serie di pratiche pedagogiche che dovevano insegnare al bambino a ragionare: Itard si era fatto fare una sorta di piano in metallo dove c’erano dei ganci a cui potevano essere attaccati degli oggetti, su questo piano erano raffigurati degli oggetti e poi gli oggetti veri e propri, il filosofo mostrava l’immagine e poi cercava gli oggetti e chiedeva di rimettere gli oggetti al posto giusto. Elabora altri

espedienti sempre più complicati che arrivano anche alla scrittura. Il bambino cerca di utilizzare i gesti. Una passeggiata che erano soliti fare era la strada che portava dall’istituto dei sordomuti all’osservatorio astronomico. Vicino a quest’ultimo c’era un banchetto di un uomo che vendeva latte e il bambino si portava sempre dietro una ciotola per chiedere il latte e, dato che la ciotola di ceramica era caduta in terra e si era rotta si portava sempre dietro una ciotola di legno che non si rompeva. La seconda memoria è molto meno ottimista della prima perché era riuscito a portare avanti molti obiettivi. Il bambino morirà intorno ai 40/42 anni. Un altro caso: è stato descritto in un libro di Susan Curtis, linguista americana, che si intitola “Jenny”, nome di fantasia di questa bambina. Nasce in una famiglia in cui ci sono altri figli, il padre, affetto probabilmente da squilibri mentali, rinchiude la bambina in una stanza e ordina alla moglie, succube dell’uomo, di portarle da mangiare e di non parlarle mai e così rimane segregata in casa fino alla pubertà. A un certo punto succede che la bambina si ammala gravemente e la madre la porta in ospedale dove scattano i servizi sociali e viene tolta alla famiglia. Viene assegnata ad una psicolinguista, Susan Curtis, la tiene sotto le sue cure per più di un anno ma non riesce a farle fare dei progressi, quindi a un certo punto, finita la sovvenzione, la bambina va negli istituti. La facoltà di linguaggio è innata e i neuroni hanno una maturazione biologica, è naturale. Questi studi hanno mostrato che c’è un periodo in cui la facoltà di linguaggio non è attiva, i neuroni si attivano dai 24 mesi, disattivandosi ai 12 anni; probabilmente perché è la fascia d’età di assimilazione di una lingua. - La facoltà di linguaggio è quella facoltà innata che ha una maturazione dei neuroni deputati.

  • La parole è la realizzazione personale ed individuale della langue. Quindi la langue è in qualche modo virtuale, la parole è pratica. Fa parte della creatività della lingua. La lingua (parole) fa un uso infinito di mezzi finiti. Con l’inventario finito possiamo creare un infinito numero di parole, ma se pensiamo anche ai fonemi arriveremo al fatto che è un inventario molto ridotto di suoni. Si attesta fra i 20 e i 40 suoni, in tutte le lingue del mondo. Gli studiosi hanno creato l’alfabeto fonetico internazionale (IPA), organizzato in maniera tale che siano inventati dei segni grafici per ogni suono. 13 ottobre La langue, in seguito, viene definita con un termine che adottano i seguaci di Saussure: codice. Le lingue sostanzialmente sono dei codici, nella misura in cui ogni codice è fatto di unità che sono bifacciali. In un codice c’è un’espressione che rimanda a un significato. Il vocabolario è un codice: lemma e definizione, il lemma è un significante, la definizione è la trascrizione linguistica del suo significato. La lingua è il codice che mette in corrispondenza biunivoca significanti con i rispettivi significati. La parole è la esecuzione personale e individuale del codice, o del sistema o della langue. Noi possiamo studiare la langue, o codice, di un certo sistema linguistico, anche se questo codice linguistico non lo utilizziamo^16. Saussure dice che la parole è un atto, un’azione, un atto di volontà e di intelligenza in cui si possono distinguere, nel momento in cui le frasi sono state prodotte, le combinazioni con cui il soggetto utilizza il codice della lingua e i meccanismi psico fisici che ha impiegato per esternare queste combinazioni, che innanzitutto sono mentali. Perché nella parole c’è una dimensione anche mentale. Saussure parla del circuito della parole e propone lo schema dei parlanti uno di fronte all’altro: (^16) Esempio: il latino, l’etrusco. *Il primo che ha creato una distinzione tra linguaggio interiore ed esteriore è Platone.

Sostanzialmente il segno è formato da un significante e da un significato. La doppia terminologia è dovuta ad una esposizione didattica. Per rinominare utilizza il participio presente e il participio passato dello stesso termine, i termini imparentati mostrano la relazione strettissima, che non può essere modificata dal singolo parlante. Sono veramente come un foglio di carta. Questa relazione è arbitraria, ci troviamo di fronte a un paradosso. Utilizza “arbitrario” per non confonderlo con “relazione convenzionale”. Quando usa “arbitrario” si contrappone a uno studioso americano, Houston, che aveva detto che il linguaggio è convenzionale. Ma non essendosi mai verificato un accordo tra gli uomini per le parole e il loro significato convenzionale presuppone i due termini in opposizione, presuppone che esistano da una parte già i significanti e da un’altra già i significati. Invece Saussure, ritiene che il segno si sia venuto a formare in maniera unendo una porzione casuale di suono con una porzione casuale di senso, e che quindi non esistesse prima dell’unione di questi due elementi qualcosa di già positivo su cui si potesse convenire. In altri termini, arbitrario, vuol dire che non c’è nessuna relazione di tipo naturale o necessaria tra il suono e il senso. Non esiste nessun suono più adatto di un altro per esprimere un certo significato. Nella lingua ci sono dei casi in cui certi suoni sembrano rimandare in maniera naturale ai loro significati: le onomatopee e le esclamazioni. Saussure, dopo essersi fatto l’obiezione dice di osservare l’etimologia per capire la naturalità. Ci sono parole che sembrano onomatopeiche ma in realtà non lo sono, e viceversa. *Frusta e Piccione in francese. Perché quindi non sono una vera obiezione al concetto di arbitrarietà del segno? 1) Sono pochissime nel vocabolario. 2) Le onomatopee tendono a trasformarsi in parole non più onomatopeiche, si arbitrariano, tant’è vero che abbiamo in lingue diverse parole onomatopeiche che hanno preso forme diverse. Piano piano la lingua rende tutto arbitrario. 14 ottobre Segno: unità minima del sistema linguistico. C’è un confine tra significante e significato, ciò vuol dire che il significato a cui il significante rimanda non è esterno al segno, cioè al linguaggio, ma è interno alla lingua stessa. Il segno non unisce una parola ad un oggetto del mondo reale ma unisce un’immagine mentale con un’immagine acustica. Quindi gli elementi che entrano in gioco nel fatto linguistico sono tre. Dal 1916, anno di pubblicazione del Corso di linguistica generale, al 1923, quando è stato pubblicato “ The meaning of meaning ” di Obden e Richards, i quali sostengono che quando abbiamo significazione si instaura una relazione fra tre entità: segno linguistico, pensiero o significato, referente. Questo è il triangolo semiotico o della significazione.

Nella teoria Saussuriana i nomi possono essere letti come nell’immagine, il segno linguistico sarà il significante, in quanto per Saussure il segno è l’insieme nella totalità, mentre per loro indica la superficie fonica del segno e non l’interezza. Loro sostengono che il segno linguistico è una parola, la successione di suoni che rimanda a un pensiero, può essere considerato il significato nella terminologia saussuriana. Il referente è l’oggetto esterno a cui ci si riferisce quando usiamo un segno, per esempio se io uso la parola “occhiali” questa è una successione fonica, se sono italiano io collegherò questa successione fonica a un pensiero, posso avere il concetto anche se non ho davanti degli occhiali concreti. Gli occhiali concreti rispetto a queste due cose, sono il referente. La parola occhiali è il significante o segno linguistico, il concetto che si forma nella mia testa è il significato o pensiero, gli occhiali veri e propri, al di fuori della lingua, sono il referente. Quindi ci sono tre dimensioni , una linguistico fonica, una mentale e una reale. Quando un soggetto usa il linguaggio, lo usa spesso per riferirsi alla realtà, per questo si chiama referente , perché c’è un soggetto che attraverso un’espressione linguistica, che passa attraverso il pensiero, vuole riferirsi alla realtà. Due linee dello schema sono continue, una tratteggiata: non è casuale. Perché se io voglio riferirmi ad un oggetto esterno devo passare attraverso il significato, non posso passare direttamente da significante a referente. Perché Saussure non ci aveva pensato al triangolo? Si disinteressa della dimensione triplice e si occupa solamente alla dimensione biunivoca. 1) I due studiosi, in particolare Richards, appartenevano alla società aristotelica e, in un passaggio importante di un’opera, Aristotele ci presenta un modello triplice del linguaggio e dice “ le espressioni vocali sono segni (simboli) degli stati mentali ”^17. La trattazione di Aristotele non è però isolata, poco dopo gli Stoici utilizzeranno un modello triplice con significante, significato e oggetto esterno. 2) Saussure non parla mai di referente e non lo prende mai in considerazione perché vuole costruire una teoria immanente , cioè una teoria che prenda in considerazione solo gli aspetti interni del linguaggio, senza occuparsi del fatto che il linguaggio serve anche per riferirsi alla realtà. Sa bene che esiste la realtà, ma ciò che gli interessa è la descrizione delle relazioni interne alla lingua^18. Ciò che caratterizza la teoria saussuriana è vedere come è fatta la lingua, la lingua è fatta in maniera da essere un sistema in cui tutti gli elementi, cioè i segni, si delimitano l’un l’altro. La vera identità delle entità di un segno non è positiva, è definibile negativamente; quindi è un’identità differenziale e oppositiva. Come si determina questa dimensione da una parte negativa e dall’altra arbitraria del segno? Preso in se stesso, il pensiero, prima che nasca una lingua non è possibile. D’altra parte, i suoni, prima che nasca una lingua, sono pure loro una massa indistinta, perché vengono articolati nel momento in cui nasce una lingua. La sostanza fonica è una materia plastica che può in seguito dividersi a sua volta in parti distinte per fornire i significanti di cui il pensiero ha bisogno. La lingua è un sistema di abbinamento tra una porzione di pensiero e una porzione di suono. La massa del pensiero e la massa dei suoni assomigliano alla massa dell’aria che preme sulla massa d’acqua del mare, in questa rappresentazione i segni sarebbero le onde. Quando queste due masse entrano in contatto si crea la lingua, cioè si creano i segni espressi attraverso la articolazione linguistica per quello che riguarda il significante, e la articolazione concettuale per quello che riguarda il significato. L’arbitrarietà si ricollega al fatto che nessuna porzione di pensiero è naturalmente deputata per abbinarsi a quella porzione di suono, e vale per l’intero sistema. La possibile obiezione sta nelle parole onomatopeiche, perché formate da suoni che rimandano direttamente al suono dell’oggetto che designano, e qui il principio di arbitrarietà non ci sarebbe. Sono parole in cui il significante è (^17) De interpretatione. (^18) Il segno linguistico non unisce una parola con un oggetto esterno, come se le parole fossero tante etichette dei vasi di marmellata. Le parole sono una totalità in sé stesse, perché sono composte di significante e di significato.

dare ai clienti, come una famiglia^21 , e gli uccellini che nutrono i propri piccoli e c’è uno sfondo naturale collegata agli uccellini, il nido rappresentato sta nella marca “ nest ”, quindi due volte motivato. In una parola io posso produrre una variazione nel significante che dia origine a una variazione nel significato. In un simbolo no, perché non otterremmo nulla. Il simbolo può cambiare a seconda della società che cambia, uniformandosi alle nuove forme della società: attualmente il simbolo Nestlé ha un solo uccellino e non due, perché la famiglia si è orientata a passare da una situazione di avere due figli ad averne uno solo figlio. Saussure non dice niente di tutto questo però è quello che ha creato questa distinzione teorica tra segno, entità arbitraria, e simbolo, entità naturale, motivata e somigliante (collegato al concetto di icona di Peirce^22 ) 15 ottobre Il segno è un’entità arbitraria, o meglio c’è una relazione di arbitrarietà, di non necessità, di non similarità, di non naturalità tra il significante e il significato, non tra segno e oggetto. Le parole sono frutto dell’abbinamento di una porzione di senso e di una porzione di suono. Questa raffigurazione del segno può essere considerata una relazione verticale (esempio: semaforo), che è quella che definisce qual è il significato di un segno. Nella lingua oltre alla relazione verticale tra significante e significato c’è anche la relazione orizzontale , che è quella che si stabilisce tra i segni considerati nel loro rapporto l’uno con l’altro. Ogni segno deve essere diverso dall’altro, se va a occupare lo spazio di un altro segno scompare. Nozione di valore , diversa dal significato ma analoga da un certo punto di vista: una cosa è il significato di un segno come rispettivo del significante, un’ altra cosa è il valore. Il valore è quella dimensione orizzontale. Serve a capire veramente la significazione, perché non basta sapere il suo significato, bisogna vedere in che relazione si pone con tutti gli altri segni. Questa nozione Saussure la trae dall’economia. Servono due operazioni: una di scambio, una di confronto; lo scambio è tra significante e significato, il confronto è da mettere in relazione con la dimensione orizzontale. Esempio: Significante: /carne/ Significato: “carne (sia umana, sia di animale cotto)” Significante: /chair/ Significato: “carne umana” Significante: /viande/ Significato: “carne animale cotta” Quello che viene fuori è che la totalità del significato della parola italiana in francese è diviso. Ciascuno dei due segni francesi vale la metà del significato italiano. L’orientazione orizzontale significa che c’è un rapporto differenziale tra ogni segno e tutti gli altri segni, è quello che fa si che il segno sia definito per le sue qualità negative. Il concetto di (^21) Azienda-famiglia, nido come casa degli acquirenti. (^22) Icona: qualcosa che è una formazione che assomiglia all’oggetto di cui vuole essere segno.

differenzialità lo si riporta vedendo come nel francese si crea una differenza tra due termini che in italiano non sono differenziati tra di loro. Anche le nozioni grammaticali possono essere segni come le singole parole: categoria del genere. Opposizione differenziale tra maschile e femminile. Ma in inglese e tedesco il numero è suddiviso in tre, m f e neutro. Il numero: singolare e plurale; nel greco c’è una terza possibilità il duale. *Mouton vs Mutton/ Sheep. Conclusione: le lingue non sono sovrapponibili tra di loro perché ritagliano il mondo in maniera diversa. Sono paragonabili a dei cancelli di ferro che avessero dentro ghirigori tutti diversi da un cancello all’altro. Altra conseguenza, non è possibile la traduzione letterale da una lingua all’altra, perché non c’è corrispondenza tra parole da una lingua all’altra, possiamo però ricostruire un senso complessivo. Saussure utilizza la parola “arbitrario” nel senso di opposizione alla convenzionalità. La porzione di senso che una parola coglie è, in certi casi, più ampia di quella della parola in un’altra lingua. Identità di un segno: deriva da Saussure da un’altra riflessione strettamente connessa. Riflessione sul fatto che le lingue sono delle forme e non delle sostanze. La sostanza è la dimensione materiale. La forma ha a che vedere con la nozione di valore, perché è la dimensione differenziale. Di conseguenza la differenza tra le lingue non sta nel significato ma nel significante. - > Come faccio a individuare l’identità di un treno? Il treno di oggi può essere fatto da dieci vagoni, e il treno di domani è fatto di dieci vagoni diversi. Il confronto con gli altri treni della giornata, dunque si viene a creare una differenza confrontando. L’identità sarà data dal suo opporsi in maniera differenziale dagli altri. Questi sono i fondamenti della semiotica, questi elementi valgono anche per gli altri sistemi di segni. Tutto questo lo troviamo poi in una grande figura della semiotica, Louis Hjelmslev. Ha tradotto concetti di Saussure, pensati soprattutto per la lingua verbale, in una forma che fosse più adatta ad essere applicata ai sistemi semiotici non verbali. Si colloca intorno al 1940. Si pone lo scopo di depsicologizzare la teoria saussuriana, cioè di depurare la teoria saussuriana che fa ricorso a nozioni psicologiche (immagine mentale, concetto) e vuole avvicinare la concettualizzazione semiotica a qualcosa che ha a che vedere più con la logica e la matematica. Pur riproducendola nella sostanza, ne vuole togliere queste categorie psicologiche che inquinavano la teoria. Cambia anche la terminologia. L’inzio della sua riflessione si colloca intorno agli ’40, all’interno di una scuola di ricerca linguistica a Copenaghen, in una scuola glossematica. Cambia la notazione segno, elaborata da Saussure, parlando di funzione segnica (primo esempio di matematizzazione della linguistica). Una funzione viene espressa come f= x/a, è una grandezza matematica che lega il valore di X al valore di A, questa funzione è una formula astratta in cui ad f si può dare un’infinità di valori. C’è una costante e una variabile, l’ultima è ciò che varia in funzione della costante. Hjelmslev ricorre a questa matematica per motivi storici di amicizia con Whitehead e Russell; poi c’è una ragione interna, vuole dire che il segno è una funzione per la quale se varia il significante, varia di conseguenza il significato, sono quindi legati tra loro, due funtivi della stessa funzione. Cambia le espressioni significante e significato con le denominazioni espressione e contenuto. Utilizza queste parole perché dal punto di vista concettuale sono neutre, non implicano nessuna concezione psicologica, mentre la parola “significato” implica qualcosa di concettuale. In questo tentativo di formalizzare la terminologia saussuriana.

interni al segno. La materia è tutto ciò che è extra linguistico, è tutto quello che si può trovare nel mondo naturale al di fuori della lingua. La lingua e gli altri sistemi semiotici, fanno parte degli elementi materiali del mondo, e nello stesso tempo, proiettandosi sul mondo, lo rendono comprensibile: lo nominano. Nel nominare il mondo lo categorizzano, ovvero dividono gli oggetti del mondo in tante categorie. La lingua divide il mondo materiale in modo abbastanza specifico, a seconda del sistema linguistico. Come la lingua si proietta sul mondo in modo differenziato: articoli, generi, vocali… sostanza dell’espressione: forma e sostanza dell’espressione che si proiettano sulla materia fonica - > vocali. La materia sono tutti i suoni continui che possiamo fare. La forma è la scelta di certe posizioni tali che siano differenziate. Le opposizioni formali sono sostanzialmente la forma. La realizzazione concreta di queste posizioni in suoni specifici sono la sostanza. Lo stesso schema/divisione lo possiamo trovare anche sul piano del contenuto. FORMA/SOSTANZA/MATERIA DEL CONTENUTO DELLA “MATERIA LEGNOSA”. La proiezione che le varie lingue fanno sullo stesso spazio di materia produce caselle differenziate: le caselle che si oppongono l’una all’altra sono la forma , i nomi delle caselle sono la sostanza del contenuto. Esempio della non corrispondenza fra i nomi del colore nelle varie lingue. I colori, dal punto di vista fisico, effettivi nel mondo naturale, sono vibrazioni con frequenze diverse della luce. “opaco” “lucido” “bianco” ALBUS CANDIDUS “nero” ATER NIGER Le lingue possono, e di fatto fanno, pertinentizzare il mondo naturale in modo particolare o idiosincratico. In modi che potremmo definire totalmente arbitrari. Posizione dello strutturalismo europeo. Vocali italiane ed eschimesi. Umberto Eco realizza uno spettro di colori con dei valori per i colori. Sapir – Whorf : due linguisti americani, uno maestro l’altro alunno. Tutti e due si dedicano allo studio delle lingue amerinde. Le loro ricerche li hanno portati a delle conclusioni coincidenti alle conclusioni di Hjelmslev. Ipotesi Sapir – Whorf^25 :

  • Ogni sistema linguistico è unico (^25) Mai firmata ma creata postuma.
  • Specifici bisogni semiotici di una società differiscono da quelli di un’altra e così le lingue tendono a differire l’una dall’altra nelle loro strutture grammaticali e lessicali
  • Il linguaggio determina il pensiero: se tu parli una lingua, questa determina il tuo modo di pensare
  • C’è una correlazione tra struttura del sistema linguistico e visione del mondo Due versioni dell’ipotesi: versione forte , la lingua determina le categorie e gli schemi di pensiero, misto di determinismo e relativismo; versione debole , la lingua ha influenza sulla percezione e sul ricordo. Quella forte è stata abbandonata, quella debole è rimasta. Berlin e Kay presentano uno studio che si oppone allo strutturalismo: mettono a confronto una quantità elevata di lingue, riescono a fare una mappa della quantità di parole nelle varie lingue prese in considerazione (110). Come risultato ottengono che, nel mondo, esistono lingue che hanno solo due termini basici di colore, che per comodità chiamiamo bianco e nero, quindi chiaro e scuro. Alcune hanno tre termini: bianco, nero, rosso.
  • La categorizzazione è diversa… (fatti dire da marta) 22 ottobre Saphir - Whorf hanno studiato diacronicamente le lingue. Differenza tra diacronia e storia: la diacronia riguarda soltanto la ricostruzione linguistica, l’analisi storica riguarda la ricostruzioni di avvenimenti. Immagine lingue indoeuropee: *Molte di queste lingue man mano scompaiono perché scompare l’ultimo parlante. Progressione inclusiva per termini. Lingue che hanno suscitato l’interesse di Sapir, Whorf e Franz Boas, quello che aveva proposto per i primo i vari nomi per indicare la neve in eskimo. BASIC COLOURS TERMS: (Berlin & Kay) Gerarchia riscontrata in almeno sei colori, che determinano la loro lessicalizzazione in ogni lingua. Cioè hanno un corrispondente linguistico, quindi sei aree che vengono percepite a cui viene associato un nome di colore nelle lingua prese in considerazione. L’ area focale è qualcosa che ha a che vedere con una dimensione psico-fisica collegata alla percezione di un particolare colore. Questi punti sono tali da creare nell’individuare i colori una certa arbitrarietà nella divisione dello spettro solare. Quello che viene a contraddire l’ipotesi arbitrarista hjelmsleviana è il fatto che c’è una progressione inclusiva di termini. Lingue uralo altaiche, di cui fa parte la famiglia ugrofinnica. Rapporti tra le tre grandi categorie: pensiero, linguaggio e realtà

e sfondo, indifferenziato. I due tipi sono: una è la salienza biologica , cioè le nostre predisposizioni percettive; l’altra è la salienza culturale , perfettamente arbitraria, deriva da come si sono messi i fatti storici. Se si riconoscono gli universali biologici e poi si riconoscono quelli culturali, un ulteriore elemento che riporta in campo l’interesse per l’arbitrarietà fra lingua e mondo esterno è che, le lingue particolari sono determinate anche da una cosa enorme non universale, che specifica di quella lingua e di quella cultura. Poi ci sono le parti della struttura della lingua dall’organizzazione specifica di quella lingua e determinatasi attraverso il tempo. Quindi il fatto che ogni sistema linguistico abbia una infrastruttura che è uguale per tutti, il che ridurrebbe l’arbitrarietà, non inficia la tesi strutturalista secondo cui il sistema linguistico è unico, perché possiamo avere un sistema linguistico che è determinato da universali biologici, è influenzato da quelli culturali e poi ha le sue caratteristiche. C’è anche una superstruttura. I nostri bisogni semiotici differiscono da quelli di un’altra società ed è per questo che le lingue tenderanno a differire l’una dall’altra, nelle loro strutture grammaticali e lessicali. Le lingue tendono a riflettere gli spefici interessi e attegiamenti delle culture in cui operano. *esempio della neve e degli eschimesi. Hjelmslev individua 5 tratti che definiscono ogni sistema semiotico:

  • Biplanarità : consiste nel fatto che ogni sistema semiotico, non solo la lingua, è complessivamente composto da due piani, quello dell’espressione e quello del contenutto. Quindi ciascun sistema è composto da un piano dell’espressione, l’insieme dei significanti, e dal piano del contenuto, l’insieme dei significati. I singoli segni, a loro volta, sono composti da un’espressione e da un contenuto. Relazione tra espressione e contenuto: Un segno o funzione segnica è composta da un’espressione che denota un contenuto. Siccome noi dobbiamo indicare con espressioni linguistiche sia il significante che il significato, si è stabilita la convenzione secondo cui una parola intesa come significante si mette tra barre | lemma| , presa quindi solo come sequenza di suoni; invece le espressioni tra virgolette “definizione” indicano la traduzione linguistica del significato. E questo significato ha bisogno di essere esplicitato, utilizzando altri. Questa relazione diretta tra espressione e contenuto può essere complicata dal fatto che ci possano essere dei contenuti aggiuntivi che non fanno parte della definizione ma entrano nel senso complessivo della parola, si parla di connotazione. La connotazione è una complicazione della denotazione. Come Hjelmslev la schematizza? Una delle due parti della funzione segnica, espressione, viene sostituita da un’altra funzione. Nella connotazione troviamo due volte il contenuto, o meglio due diversi: uno denotato e uno connotato. Se noi invece di sostituire ERC ad E lo sostituiamo a C abbiamo il metalinguaggio , un linguaggio che parla del linguaggio. Nella connotazione abbiamo due volte il contenuto; nel metalinguaggio abbramo due volte l’espressione. I termini denotazione e connotazione fanno parte di una tradizione filosofica, di cui Hjelmslev li prende in un significato diverso: la tradizione è quella della logica, di Mill del 1849. Il senso che Mill intendeva per denotazione era l’insieme di tutti gli oggetti del mondo a cui si applica correttamente un termine. Per connotazione invece intendeva l’insieme delle proprietà che servono per definire un determinato oggetto. Se un certo oggetto ha le proprietà della connotazione, allora quell’oggetto è quello che viene definito dalla parola. All’insieme di oggetti della denotazione è stato assegnato il termine di estensione di un termine; alla connotazione è stato dato il nome di intensione. La connotazione è già anticipata in Aristotele, lo adopera per definire il verbo: che rispetto al nome ha significato e in più il tempo.
  • Biassialità : ogni sistema semiotico si sviluppa secondo due assi contemporanei, orientati diversamente. Era Saussure che aveva parlato di rapporti associativi e rapporti paradigmatici. Infatti ogni sistema semiotico ha un asse delle associazioni o paradigma e un asse del sintagma. Il paradigma è un esempio di come una stessa parola può cambiare di forma nelle diverse trasformazioni ad esempio temporali. Noi abbiamo una parola che rimane la stessa anche se cambia un po’ dal punto di vista del suono, meccanismo che si chiama apofonia. L’idea che viene fuori da questa nozione è che ci sono alternative tra forme possibili. Il sintagma è l’insieme di due parole che si susseguono; giustapposizione di suoni e poi delle parole l’uno dopo l’altro. Quindi nel paradigma, le forme si escludono l’un l’altra; nel sintagma le forme si susseguono. Il paradigma si colloca in

ognuno dei punti dove abbiamo un’espressione. Ne risulta un’immagine della produzione linguistica come qualcosa che ad ogni momento prevede una scelta. Ne risulta: processo o sintagma Qual è la relazione logica che si stabilisce tra gli elementi del processo/sintagma? La relazione di congiunzione. Gli elementi sono in presentia, tutti presenti. Il sistema o paradigma, corrisponde alla relazione logica della disgiunzione. Gli elementi sono in absentia, ne compare uno solo. Il linguaggio deriva da un incrocio continuo tra questi due assi. Sostanzialmente, la produzione lingusitica effettiva può assomigliare un po’ alle parole crociate. La coppia è stata rinominata in maniera diversa dai linguisti: Saussure, paradigma e sintagma; Jackobson, asse della selezione e asse della combinazione; Hjelmslev, sistema e processo (anche il testo). Per dare una prova della sua effettiva esistenza, Jackobson fa vedere che esistono due tipi di afasia , che è l’incapacità di parlare o meglio, di usare il linguaggio correttamente nelle sue strutture. (Studio degli effetti delle ferite di guerra in testa: due diverse nature, a seconda del tipo di lesione si produceva uno dei due tipi di afasia) Incapacità di creare sintagmi, usavano solo sinonimi; incapacità di usare paradigmi, incapaci di utilizzarli. Un altro modo di chiamare l’asse del paradigma è l’asse della similarità. Jackbson associava il meccanismo del sintagma nella figura retorica della sineddoche e il meccanismo del paradigma nella figura retorica nella metafora.

  • Commutazione : è una correlazione su di un piano che corrisponde a una correlazione sull’altro piano. Se sul piano E c’è una correlazione fra due termini, questa correlazione corrisponde a un’analoga correlazione sul piano C; sul piano dell’espressione sarà tra due suoni, sul piano del contenuto tra due sensi. Consiste nel fatto che se io cambio qualcosa, o sul piano del significante o su quello del significato, ottengo commutazione. Un cambiamento su un piano comporta un cambiamento sull’altro. Una conseguenza è che prova di commutazione permette di mantenere nell’inventario del sistema solo i termini invarianti , cioè quelli essenziali alla presenza del sistema. Questi termini possono avere delle varianti , e sono quelli che non danno esito positivo alla prova di commutazione ma si conformano alla prova di sostituzione. Io posso avere una variante di quella unità che però non aumenta il sistema di una unità, è solo una sua variazione. Quando non c’è commutazione c’è sostituzione. La commutazione serve per vedere le invarianti di un certo sistema. Il sistema rimane un sistema a 3 soli segni. La definizione di sinonimo è quella di due parole che hanno lo stesso significato. Per il principio della differenzialità dei segni all’interno di un sistema, i linguisti sostengono che i sinonimi veri non esistono. I parasinonimi noi li chiamiamo comunemente sinonimi. La commutazione permette anche di arrivare al concetto di composizionalità del significato. È sempre stato noto che le parole derivano da una composizione, di suoni o lettere. Non era mai stato, in ambito linguistico, ipotizzato che anche i significati derivassero da una composizione. Nel senso di avere concetti complessi scomponibili in concetti elementari. La commutazione è la via attraverso la quale si giunge al concetto di composizionalità del significato .REBUS. Per indicare il significato complessivo si è adottato il termine semema , le singole componenti di significato si chiamano ciascuno semi. ANALISI COMPOSIZIONALE O COMPONENZIALE DEL SIGNIFICATO. Quindi commutazione e composizionalità sono collegate. Il lessema è il termine tecnico per indicare il monema, il semema è il suo corrispondente sul piano del significato. Semema è la parola o il segno, il lessema è la parola o il segno linguistico dal punto di vista dell’espressione. Al lessema corrisponde il semema, suo significato complessivo. Il semema si divide in semi. Locke era il primo ad aver pensato alla possibilità che esisteressero idee semplice e idee complesse. Nei sistemi linguistici noi abbiamo delle caselle vuote; Hjelmslev aveva intuito questo e aveva fatto una distinzione all’interno della langue tra schema e norma. Lo schema è quella tabella che