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Appunti programma italiano 5° superiore, Appunti di Italiano

Appunti completi su tutto il programma di italiano di 5° superiore perfetti per la maturità. Completo di contesti storici, movimenti letterari, autori, testi (alcuni per intero da poter leggere) e analisi dei testi.

Tipologia: Appunti

2025/2026

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APPUNTI COMPLETI PER MATURITA’ INTERO ANNO 5° SUPERIORE
GIACOMO LEOPARDI (1798–1837)
Il poeta del pessimismo cosmico, filosofo della infelicità necessaria!
1. LA VITA COME PRIMA OPERA FILOSOFICA
La biografia di Leopardi non è un semplice contorno: è il laboratorio del suo pensiero.!
Ogni fase della vita corrisponde a una fase della filosofia.!
1.1 Infanzia e formazione erudita (1798–1815)
Nasce a Recanati (Stato Pontificio, Marche) da famiglia nobile ma in grave crisi!
economica. Padre Monaldo Leopardi: intellettuale reazionario, cattolico tradizionalista,!
nemico di ogni idea illuminista e rivoluzionaria. Madre Adelaide Antici: fredda, autoritaria,!
ossessionata dal decoro e dal risanamento dei debiti familiari.!
Leopardi cresce in un ambiente chiuso, bigotto, provinciale. Recanati è per lui una!
“tomba dei vivi” , un luogo senza stimoli, senza vita culturale vera.!
Studia nella biblioteca paterna (oltre 20.000 volumi) in modo autodidatta furioso. Impara:!
latino, greco, ebraico!
francese, spagnolo, inglese!
filologia, astronomia, storia, filosofia!
Definisce questi anni come “sette anni di studio matto e disperatissimo” . Le!
conseguenze sono drammatiche: gravi problemi di salute (curvatura del rachide, problemi!
agli occhi, atrofia fisica). La sua fisicità fragile diventerà una categoria filosofica: l’uomo è!
fragile per natura.!
1.2 La conversione letteraria (1815–1819)
Passa dall’erudizione (sapere accumulato) al bello (poesia, immaginazione, sentimento).!
Legge:!
Rousseau mito del “buon selvaggio” e critica della civiltà!
Byron eroe romantico, ribelle e infelice!
Omero, Virgilio, Dante modelli di poesia alta!
Scrive le prime canzoni patriottiche (All’Italia, Sopra il monumento di Dante). Sogna la!
libertà politica come forma di illusione eroica.!
Tenta la fuga da Recanati (1819): scoperto dal padre, viene umiliato. Questa esperienza!
segna la sua psicologia: si sente prigioniero e diverso.1.3 Il pessimismo storico e la prima
fuga (1819–1822)
Scrive i Piccoli Idilli (L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna).!
Teorizza che gli antichi fossero felici perché vivevano in armonia con una natura benigna!
che oriva illusioni (religione, amore, patria, eroismo).!
L’uomo moderno è infelice perché la ragione ha smascherato le illusioni, lasciando solo il!
nulla.!
Il male è storico colpa della civiltà e del progresso.!
1.4 Il soggiorno a Roma e la delusione (1822–1823)
Finalmente esce da Recanati, ma Roma lo delude profondamente. Non trova la grandezza!
antica, ma una città corrotta, meschina, intellettualmente arretrata.!
Scrive: “Il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene” .!
Torna a Recanati ancora più amareggiato.!
1.5 Il silenzio poetico e il pessimismo cosmico (1824–1828)
Abbandona la poesia (la ritiene ingannevole e incapace di dire la verità). Scrive in prosa le!
Operette morali.!
Compie la svolta radicale: l’infelicità non è colpa della modernità, ma legge eterna della!
natura.!
La natura non è più madre benigna è matrigna crudele, meccanismo indierente che!
produce vita solo per distruggerla.!
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APPUNTI COMPLETI PER MATURITA’ INTERO ANNO 5° SUPERIORE

GIACOMO LEOPARDI (1798–1837)

Il poeta del pessimismo cosmico, filosofo della infelicità necessaria

1. LA VITA COME PRIMA OPERA FILOSOFICA La biografia di Leopardi non è un semplice contorno: è il laboratorio del suo pensiero. Ogni fase della vita corrisponde a una fase della filosofia. 1.1 Infanzia e formazione erudita (1798–1815) Nasce a Recanati (Stato Pontificio, Marche) da famiglia nobile ma in grave crisi economica. Padre Monaldo Leopardi: intellettuale reazionario, cattolico tradizionalista, nemico di ogni idea illuminista e rivoluzionaria. Madre Adelaide Antici: fredda, autoritaria, ossessionata dal decoro e dal risanamento dei debiti familiari. Leopardi cresce in un ambiente chiuso, bigotto, provinciale. Recanati è per lui una “tomba dei vivi” , un luogo senza stimoli, senza vita culturale vera. Studia nella biblioteca paterna (oltre 20.000 volumi) in modo autodidatta furioso. Impara:

  • latino, greco, ebraico
  • francese, spagnolo, inglese
  • filologia, astronomia, storia, filosofia Definisce questi anni come “sette anni di studio matto e disperatissimo”. Le conseguenze sono drammatiche: gravi problemi di salute (curvatura del rachide, problemi agli occhi, atrofia fisica). La sua fisicità fragile diventerà una categoria filosofica: l’uomo è fragile per natura. 1.2 La conversione letteraria (1815–1819) Passa dall’erudizione (sapere accumulato) al bello (poesia, immaginazione, sentimento). Legge:
  • Rousseau → mito del “buon selvaggio” e critica della civiltà
  • Byron → eroe romantico, ribelle e infelice
  • Omero, Virgilio, Dante → modelli di poesia alta Scrive le prime canzoni patriottiche (All’Italia, Sopra il monumento di Dante). Sogna la libertà politica come forma di illusione eroica. Tenta la fuga da Recanati (1819): scoperto dal padre, viene umiliato. Questa esperienza segna la sua psicologia: si sente prigioniero e diverso. 1.3 Il pessimismo storico e la prima fuga (1819–1822) Scrive i Piccoli Idilli (L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna). Teorizza che gli antichi fossero felici perché vivevano in armonia con una natura benigna che offriva illusioni (religione, amore, patria, eroismo). L’uomo moderno è infelice perché la ragione ha smascherato le illusioni, lasciando solo il nulla. Il male è storico → colpa della civiltà e del progresso. 1.4 Il soggiorno a Roma e la delusione (1822–1823) Finalmente esce da Recanati, ma Roma lo delude profondamente. Non trova la grandezza antica, ma una città corrotta, meschina, intellettualmente arretrata. Scrive: “Il mondo è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene”. Torna a Recanati ancora più amareggiato. 1.5 Il silenzio poetico e il pessimismo cosmico (1824–1828) Abbandona la poesia (la ritiene ingannevole e incapace di dire la verità). Scrive in prosa le Operette morali. Compie la svolta radicale: l’infelicità non è colpa della modernità, ma legge eterna della natura. La natura non è più madre benigna → è matrigna crudele, meccanismo indifferente che produce vita solo per distruggerla.

Il male è cosmico → inerente alla struttura dell’universo. 1.6 Il ritorno alla poesia: i Grandi Idilli (1828–1830) Un amore non corrisposto (Fanny Targioni-Tozzetti) riaccende in lui la vena poetica. Scrive a Pisa A Silvia. Seguono: Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. È il momento più alto della sua poesia: il ricordo dell’infanzia, la morte della speranza, la dolcezza del naufragio. 1.7 L’ultima fase: Napoli e la Ginestra (1830–1837) Lascia Recanati per sempre. Vive a Firenze, poi a Napoli con l’amico Antonio Ranieri. Scrive la Ginestra (1836): testamento spirituale. Non c’è più illusione, non c’è più rimpianto. C’è solo lucida accettazione della verità e solidarietà umana contro la natura nemica. Muore a Napoli il 14 giugno 1837 durante un’epidemia di colera. Non vuole funerali religiosi. 2. IL PENSIERO FILOSOFICO 2.1 Il meccanismo del piacere e del desiderio infinito Leopardi parte da una constatazione sensista (eredità dell’Illuminismo, ma anche di Locke e Condillac): L’uomo desidera il piacere. Ma nessun piacere concreto è mai sufficiente. Perché? Perché l’uomo desidera un piacere infinito per durata ed estensione. La natura – crudelmente – ha dato all’uomo un desiderio di infinito che non può essere soddisfatto nel mondo finito. Da qui l’infelicità strutturale: l’uomo è un animale che desidera ciò che non può avere. Conseguenza: la felicità non esiste come stato positivo. Esiste solo come cessazione del dolore o come illusione. 2.2 Fase 1: Pessimismo storico (o antropogenico) Periodo: 1819–1823 (dai Piccoli Idilli alle prime Operette).

  • Natura: benigna, madre amorevole.
  • Antichi: felici perché illusi. Vivevano in simbiosi con la natura, avevano passioni forti, coraggio, senso dell’eroico.
  • Moderni: infelici perché la ragione ha distrutto le illusioni. L’uomo moderno è vile, noioso, calcolatore.
  • Colpe del progresso: scienza, tecnica, illuminismo, rivoluzione industriale. Esempio: gli antichi greci credevano negli dei e nella gloria; noi moderni sappiamo che è tutto falso → e per questo soffriamo. Nesso con Rousseau: anche Rousseau diceva che la civiltà corrompe. Ma Rousseau proponeva un ritorno alla natura. Leopardi supera Rousseau: il ritorno è impossibile, perché la ragione ha fatto troppi danni. 2.3 Fase 2: Pessimismo cosmico (o naturalistico) Periodo: 1824–1830 (Operette morali, poi anche nei Grandi Idilli).
  • Natura: matrigna crudele, meccanismo cieco. Non ama nessuno. Non odia nessuno. Semplicemente distrugge per mantenere l’equilibrio del sistema.
  • Male: non più storico, ma cosmico, necessario, eterno.
  • Tutti gli esseri viventi soffrono: animali, piante, uomini. Anche il sole che brucia la terra è parte di questo meccanismo di morte.
  • La morte: non è un male. È l’unica liberazione dal dolore incessante della vita. Leopardi anticipa Schopenhauer (Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819): la volontà di vivere è un ingranaggio che produce sofferenza infinita.Differenza cruciale con Schopenhauer:
  • Schopenhauer → si può uscire dal dolore con l’arte (musica) o con l’ascesi (negazione della volontà).

Perché è importante: senza lo Zibaldone non capiremmo la genesi di ogni singola immagine poetica. Passo fondamentale – Il piacere e l’indefinito (riporto il testo come si trova in edizione critica, con qualche adattamento grafico) “Le sensazioni visive, per lor natura, ci destano idee indefinite, in quanto elle stesse per loro natura sono indefinite. Ma il piacevole che noi proviamo in esse, deriva da questa indefinitezza. Perocché l’anima umana desidera sempre l’infinito, e tende sempre a spaziare oltre i limiti di ciò che vede. E però la vista del sole o della luna in una campagna vasta ed aprica, e in un cielo aperto, è piacevole per la vastità della sensazione. Ma è piacevolissima la stessa luce veduta nelle città, dov’ella è frastagliata dalle ombre, dove lo scuro contrasta in molti luoghi, dove alcuni luoghi riposti nascondono la vista dell’astro luminoso, e dove la luce è interrotta e limitata. A questo piacere contribuisce la varietà, l’incertezza, il non veder tutto, e il potersi perciò spaziare coll’immaginazione.” Commento analitico:

  • Tesi forte: non è la bellezza oggettiva a fare poesia, ma l’ostacolo.
  • Meccanismo: l’ostacolo (la siepe, l’ombra, la finestra socchiusa) impedisce la visione totale → l’immaginazione si attiva → ricostruisce un infinito più bello del reale.• Termine chiave: “spaziare coll’immaginazione” – il verbo “spaziare” indica movimento libero, non vincolato.
  • Paradosso: l’infelicità reale (non poter vedere tutto) diventa fonte di piacere poetico.
  • Nesso con la filosofia: qui Leopardi anticipa Kant (il sublime come “piacere negativo” dato dall’ostacolo) e Freud (il perturbante come ciò che è nascosto e riaffiora). _4.2 I CANTI

ANALISI DEI TESTI FONDAMENTALI Testo 1: L’INFINITO (1819)

Piccolo Idillio_ Testo integrale (15 endecasillabi sciolti – senza rima): Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quïete io nel pensiero mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare. Analisi versi per versi (a livello da maturità):

  • vv. 1-2: “Sempre caro mi fu” → la poesia comincia con un ricordo affettivo. Non è un’emozione improvvisa, ma sedimentata nel tempo. “ermo” = solitario, deserto, ma non triste: è una solitudine voluta, contemplativa.
  • vv. 2-3: “questa siepe / che da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

→ si realizza la poetica dell’indefinito. La siepe è reale (esiste fisicamente), ma la sua funzione è negativa (esclude la vista). “Ultimo orizzonte” → già l’orizzonte è un limite, ma la siepe nasconde anche quel limite.

  • v. 4: “Ma sedendo e mirando” → il gesto immobile del contemplare. Contrapposizione con l’agire (tipico dei moderni, secondo Leopardi).
  • vv. 4-7: “interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quïete” → tre sostantivi astratti (spazi, silenzi, quïete) resi superlativi. “Sovrumani” → l’infinito non è umano, è altro.
  • v. 7: “io nel pensiero mi fingo” → verbo chiave: fingere = creare con l’immaginazione, non mentire. È l’atto poetico fondativo.• v. 8: “il cor non si spaura” → piccola pausa di timore. L’infinito immaginato è così grande che per un attimo fa paura. Poi la paura passa, sostituita dalla dolcezza finale.
  • vv. 8-10: “E come il vento / odo stormir tra queste piante, io quello / infinito silenzio a questa voce / vo comparando” → antitesi uditiva fondamentale. Il vento (suono reale, finito) → il silenzio infinito (immaginato). Il verbo “comparando” è intellettuale: la poesia non è solo emozione, è anche pensiero che mette a confronto.
  • v. 11: “e mi sovvien l’eterno” → memoria non del passato personale, ma del tempo assoluto.
  • vv. 11-13: “le morte stagioni, e la presente / e viva, e il suon di lei” → le stagioni passate (morte) vs la stagione presente (viva). Il “suon di lei” è la voce del vento che sente adesso.
  • vv. 13-15: “Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio: / e il naufragar m’è dolce in questo mare” → catastrofe finale (nel senso greco di “scioglimento”). Il pensiero non domina più la realtà, annega. Il mare è metafora dell’infinito. “Naufragare” → parola forte, di per sé negativa, ma qui il naufragio è dolce. Perché? Perché lasciarsi andare all’infinito significa smettere di lottare contro l’insoddisfazione. È la rinuncia al desiderio come atto di pace. Conclusioni interpretative per l’esame:
  • L’infinito non è un testo sulla natura. È un testo su come l’uomo si salva dalla finitezza attraverso l’immaginazione.
  • Non c’è Dio, non c’è provvidenza. C’è solo un io solitario su un colle, una siepe e il vento.
  • Il naufragare dolce è la formula perfetta del pessimismo leopardiano: l’unico piacere possibile è perdersi consapevolmente.
  • Collegamento con la nave di Ulisse (Dante, Paradiso XXVII: “noi ci dilettammo / ché ‘l desiderio sol divenne altro” – ma lì è desiderio di Dio, qui è desiderio di nulla). _Testo 2: A SILVIA (1828)

Grande Idillio_ Testo integrale (prima strofa e versi conclusivi) Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? (… il canto di Silvia, il telaio, gli studi di Leopardi …) O natura, o natura,

Passata è la tempesta: odo augelli far festa, e la gallina, tornata in via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno rompe dalla parte dell’orizzonte il monte; e, sgombro già la valle, ed i poggi il campo, e le campagne, albori e brilla in lontananza il sole. (… gioia popolare …) O natura cortese, son questi i doni tuoi, questi i diletti sono al genere umano. Uscir di pena è diletto fra noi. Pena è il nostro stato, e sol di pena è duol, non altro, e la tua propria figlia la noia. Analisi:

  • Prima parte (descrittiva): sembra una poesia idillica e serena. Il temporale è finito, gli animali e gli uomini sono felici. Il sole torna.
  • Seconda parte (filosofica): Leopardi rovescia tutto. Quella non è felicità. È solo assenza di dolore.
  • Tesi centrale: “Uscir di pena è diletto fra noi” → il piacere è solo un cessare del dolore. Non esiste piacere positivo.
  • Ultimo verso: “la tua propria figlia la noia” → la natura genera la noia (l’assenza di stimoli, il vuoto esistenziale) come suo frutto più autentico.
  • Conseguenza etica: non bisogna mai inseguire il piacere. Bisogna solo cercare di evitare il dolore (edonismo negativo). Importanza: questa poesia è il ponte tra il pessimismo cosmico e la morale pratica di Leopardi. Non ci dice “vivi felice”, ci dice “cerca di soffrire il meno possibile”. 4.3 LE OPERETTE MORALI (1824–1832) Genere: prosa filosofica, dialoghi, novelle allegoriche. Stile: ironico, a tratti umorismo nero, citazioni colte utilizzate in modo dissacrante. Scopo: distruggere sistematicamente tutte le illusioni che gli uomini si sono costruiti (progresso, amore, religione, patria, libertà). Dialogo della Natura e di un Islandese Trama: Un islandese (simbolo dell’uomo che ha già fuggito la civiltà per evitare il male sociale) vaga per il mondo alla ricerca di un luogo senza sofferenza. Non lo trova mai. Alla fine incontra la Natura, rappresentata come una figura enorme, impassibile, quasi di pietra. L’islandese le chiede: “Perché mi fai soffrire? Perché hai creato esseri che devono per forza soffrire?” La Natura risponde con gelida indifferenza: “Io non mi curo della tua felicità. Io sono un meccanismo. Produco vita e distruzione. Tu sei solo un ingranaggio.” L’islandese capisce che non c’è risposta. Alla fine, il testo termina in modo grottesco: l’islandese non viene ucciso da un leone o da una catastrofe, ma da due leoni impagliati (conservati come reperti naturalistici) che cadono su di lui. Significato filosofico:
  • La natura non è malvagia (come nei Grandi Idilli). È peggio: è cieca, indifferente, stupida.
  • L’universo non ha un fine. Non c’è provvidenza, non c’è progetto.
  • L’unica verità è che il dolore è inutile.
  • La morte per “leoni impagliati” è la parodia della morte eroica: non c’è nessuna grandezza nel morire. Collegamento con Darwin (posteriore, ma utile per il colloquio): Darwin mostrerà che la natura è effettivamente un meccanismo di selezione indifferente. Leopardi lo intuisce cinquant’anni prima. Dialogo di Tristano e di un Amico Trama: Tristano (alter ego di Leopardi) dialoga con un amico ottimista (rappresenta il pensiero comune dell’Ottocento progressista). L’amico dice: “Il mondo migliora, la scienza ci renderà felici”. Tristano risponde: “No. La felicità non esiste. Il progresso è falso. La vita è e resterà sempre infelice. Ho scritto le Operette morali per dirlo chiaramente. Ora sono malato e stanco. Non mi resta che aspettare la morte.” Importanza:
  • È il testamento spirituale di Leopardi.
  • Leopardi si separa con disprezzo dall’ottimismo borghese del suo secolo.
  • Dice esplicitamente: “Ho cercato per anni di illudermi. Non ci riesco più. La verità è questa.”
  • Atteggiamento eroico: non piange, non si lamenta. Afferma la verità con freddezza e lucidità. _4.4 LA GINESTRA (1836)

IL TESTAMENTO POETICO E FILOSOFICO_ Testo (vv. 1-16, poi selezione dei versi centrali e finali): E tu, lenta ginestra, che di selve odorate queste campagne dispogliate adorni, anche tu presto alla crudel possanza soccomberai del sottoterraneo foco, che, ritornando al loco già noto, stenderà l’avide fauci in questa parte; e tu, tra i danni e i pianti, al vacuo, al vento, al dispietato fato piegherai il mite capo. (… critica dell’antropocentrismo …) Gli stolti, che del nulla si tengono signori, e il nulla ornando, e la creanza umana facendo al cielo eguale, ardiscon pure spacciar veti e comandi; e i fati stessi torcer da’ suoi decreti. (… esaltazione del “social catena” …) Ecco, è gente magnanima che al suo nemico incontro si fa, lo fugge, aspettadalla virtù del cor l’unico scampo, né l’armi tenta del poter divino; ma la frale sua mole non disprezza però, s’anco la sorte l’ha negletto e percosso, né si crede libero del suo stato, e servi altrui; ma franco innalza il capo,

Perché non c’è più fuga:

  • Non c’è la siepe (L’infinito)
  • Non c’è il ricordo di Silvia
  • Non c’è la luna (Alla luna)
  • Non c’è la domenica (Il sabato del villaggio) C’è solo l’accettazione lucida e coraggiosa della verità. Leopardi non è un poeta disperato che piange. È un filosofo che guarda in faccia la realtà e non abbassa lo sguardo. 1. Panorama culturale europeo e italiano: i luoghi della cultura
  • SAN PIETROBURGO: Rappresenta la cultura russa.
  • VIENNA: Centro della cultura mitteleuropea. Durante il lungo regno di Francesco Giuseppe, la città conosce una grande rinascita artistica e architettonica.
  • MILANO: Città aperta alle sollecitazioni europee. È il centro della Scapigliatura. Verga vi soggiorna, entra in contatto con questo ambiente e compie la sua svolta verso il Verismo.
  • TORINO: Prima capitale del Regno d’Italia (1861-64). Contribuisce alla diffusione della Scapigliatura.
  • GIACOSA: Il commediografo Giuseppe Giacosa si laurea in Legge a Torino e frequenta assiduamente i salotti cittadini.
  • FIRENZE: Seconda capitale (1864-71). Centro culturale primario. Nel 1866 vi viene fondato il periodico “Nuova Antologia”.
  • BOLOGNA: Famosa per la sua università, in particolare per gli studi di greco e latino.
  • ROMA, NAPOLI, PALERMO, MESSINA, CATANIA: Altre città chiave del panorama culturale italiano. Punto chiave: L’Italia postunitaria ha un vivace panorama culturale distribuito in diverse città, con Milano come fulcro delle avanguardie (Scapigliatura) e Firenze e Torino come importanti centri istituzionali e culturali. 2. Le strutture politiche, economiche e sociali
  • Il nuovo assetto politico: Con l’unificazione, l’Italia diventa una monarchia costituzionale (poteri del re limitati dallo Statuto Albertino del 1848). Lo Stato è rigidamente accentratore: le autonomie locali sono inesistenti. Si attua la “piemontesizzazione” , ovvero l’estensione della legislazione sabauda (amministrazione, fisco, scuola, esercito) a tutta la penisola.
  • Una ristretta oligarchia al potere: Il diritto di voto spetta solo al 2% della popolazione (grandi proprietari terrieri e facoltosi). Un primo allargamento si ha con l’avvento della Sinistra al potere (1876), ma il suffragio universale maschile arriverà solo nel 1913.
  • Contesto storico e culturale coevo (linea del tempo): ◦ 1861: Seconda guerra d’indipendenza (annessione del Veneto). Inizia Guerra e pace di Tolstoj. ◦ 1863-1864: Praga pubblica Penombre. Breccia di Porta Pia e occupazione di Roma (1870). ◦ 1871: Darwin pubblica L’origine dell’uomo. ◦ 1876: Ascesa della Sinistra al potere in Italia. ◦ 1877: Legge Coppino (obbligo scolastico fino a 9 anni). Carducci pubblica il primo libro delle Odi barbare. Zola pubblica L’Assommoir. ◦ 1879: Edison realizza la lampadina a incandescenza. Punto chiave: L’Italia unita è uno Stato accentrato e poco democratico, governato da

un’élite. La “piemontesizzazione” annulla le differenze locali, creando tensioni. 3. La politica economica della Destra storica

  • Ostilità verso lo sviluppo industriale: La Destra storica (governante dal 1861 al
  1. è di orientamento liberista (libero scambio, contraria al protezionismo). Le loro scelte favoriscono l’esportazione agricola ma danneggiano l’industria nazionale.
  • Un’economia arretrata: L’Italia è un paese fortemente arretrato rispetto all’Europa. ◦ Agricoltura arcaica: Metodi di coltura antichi, assenza di macchine e concimi, rapporti di produzione di origine feudale (es. mezzadria, abrogata solo nel 1964). L’azienda agricola capitalistica è rara e limitata alla Valle Padana. ◦ Tariffe doganali basse: La Destra liberale applica dazi bassi per favorire l’export agricolo, ma questo permette l’importazione di prodotti industriali stranieri a basso costo, causando il fallimento di molte industrie italiane, soprattutto al Sud.
  • Le infrastrutture e la speculazione: Un settore attivo è quello delle infrastrutture (ferrovie, strade, ponti). Intorno ai grandi appalti pubblici fiorisce una fortissima speculazione che coinvolge le banche, con effetti talvolta disastrosi (es. fallimenti del 1873). Punto chiave: La Destra storica, con le sue politiche liberiste e filo-agrarie, mantiene l’Italia in uno stato di arretratezza industriale e favorisce una pericolosa speculazione edilizia e finanziaria. 4. L’età postunitaria: la Sinistra, industrializzazione e crisi agraria
  • La politica della Sinistra storica (dal 1876): La Sinistra rappresenta interessi sociali fino ad allora marginalizzati, tra cui gli imprenditori industriali. Questi premono per il protezionismo doganale (dazi per proteggere i prodotti italiani). Nel 1878 inizia l’inasprimento delle tariffe doganali.
  • La Triplice Alleanza e la corsa agli armamenti: Nel 1882 l’Italia si unisce a Prussia e Austria nella Triplice Alleanza. Questo avvia una politica di potenza e una corsa agli armamenti, che a sua volta richiede il potenziamento dell’industria siderurgica per produrre acciaio per navi e cannoni.
  • La crisi agraria (dal 1880): L’arrivo sui mercati europei di enormi quantità di grano americano a prezzi bassi mette in crisi i sistemi agricoli arretrati. Conseguenze:
  1. Accelerazione della modernizzazione dell’agricoltura.
    1. Scomparsa della piccola proprietà contadina per concentrazione capitalistica. I capitali si spostano dall’agricoltura all’industria, ritenuta più redditizia.
  • La questione meridionale: Il protezionismo danneggia il Mezzogiorno, che esporta prodotti agricoli pregiati (vino, olio, agrumi) ma è costretto a comprare prodotti industriali a prezzi più alti dal Nord industrializzato. Si crea un rapporto di tipo coloniale (scambio ineguale: prodotti agricoli vs industriali). Nasce così la “questione meridionale” , il divario Nord-Sud.• La struttura sociale:
    1. Aristocrazia: Gode ancora di grande prestigio e fornisce modelli di comportamento. È protagonista in letteratura. Borghesia: Accanto ai nobili, troviamo grandi possidenti borghesi (arricchiti con l’acquisto di beni ecclesiastici), alti funzionari, magistrati, banchieri e pochi industriali.
  1. Ceto medio: Composto da professionisti, commercianti, piccoli proprietari agricoli, artigiani. Entra presto in crisi, specialmente la piccola proprietà. Punto chiave: Con la Sinistra, l’Italia inizia un processo di industrializzazione protezionista e si avvia verso una politica imperialista. La crisi agraria e il protezionismo aggravano il

altri colori puri più scuri (blu, marrone). L’immagine nasce nell’occhio dello spettatore, senza contorni definiti. Punto chiave: Macchiaioli e Impressionisti rivoluzionano la pittura basandosi sugli studi della visione. Mentre i primi usano “macchie” di luce e ombra, gli impressionisti accostano colori puri complementari per rendere la luminosità della vita moderna.

8. Le ideologie: intellettuali e Positivismo

  • Tre atteggiamenti degli intellettuali di fronte alla modernizzazione:
      1. Entusiastico: vede nel progresso la realizzazione di un ideale. Di rifiuto romantico: in nome dei valori del passato. Di curiosità conoscitiva: indaga i cambiamenti in modo distaccato, senza slanci né nostalgie.
  • Il mito del progresso (Positivismo): Movimento filosofico e culturale dominante. Basato sullo sviluppo del capitalismo industriale, sulle scoperte scientifiche e sulla diffusione del sapere. Genera un clima di fiducia entusiastica nelle forze dell’uomo, un vero culto della scienza e della tecnica.
  • Convinzioni di base del Positivismo:
      1. La conoscenza scientifica è l’unica valida. Rifiuto di religione, metafisica, idealismo. La realtà è dominata da leggi meccaniche e deterministiche. Il metodo scientifico va esteso a tutti i campi (uomo, società, psicologia, arte). La scienza permette di dominare la natura e riorganizzare la società, garantendo il progresso e liberando l’umanità dai mali.Punto chiave: Il Positivismo, con la sua fiducia nella scienza e nel progresso, è l’ideologia dominante. Gli intellettuali assumono tre posizioni diverse verso la modernizzazione: entusiasmo, rifiuto romantico o distacco conoscitivo. 9. Nostalgia romantica e rigore veristico
  • La complessità degli scrittori: Non esistono blocchi monolitici. Carducci, pur laico e positivista, ha una forte componente romantica: disgusto e paura per la modernizzazione, squallore, mediocrità. Rifiuta il presente e si rifugia nel passato. È rappresentante sia del primo che del secondo atteggiamento.
  • Giovanni Verga e il terzo atteggiamento: È il rappresentante più significativo dell’atteggiamento conoscitivo. In lui convivono: ◦ Anticapitalismo e antimodernismo romantici: vagheggia il mondo arcaico e genuino della campagna. ◦ Visione naturalistica: studia con rigore impassibile i meccanismi della lotta per la vita.
  • Le ideologie politiche: ◦ Liberalismo: ideologia imperante, di eredità risorgimentale, laica e patriottica. La Chiesa intransigente impedisce ai cattolici la partecipazione politica fino al Novecento. ◦ Radicalismo borghese e Anarchismo: Opposizione al liberalismo. L’anarchismo si rende responsabile di terrorismo (es. assassinio di re Umberto I nel 1900). ◦ Socialismo: Nel 1892 nasce il Partito Socialista Italiano (ispirato al marxismo). La sua espansione è limitata dall’arretratezza economica italiana (mancanza di un’ampia base operaia). Punto chiave: La realtà culturale è complessa. In Verga convivono nostalgia romantica e rigore scientifico. Nel panorama politico, al liberalismo dominante si oppongono anarchismo e nascente socialismo. 10. Le istituzioni culturali
  • Editoria e giornalismo: Con l’unificazione cade le dogane e la censura, il mercato

culturale diventa nazionale. La pubblicità diventa indispensabile. Gli editori spesso possiedono giornali per promuovere i propri libri. Nascono supplementi culturali importanti: “Fanfulla della domenica” (1879), “Capitan Fracassa”. Tra le riviste culturali: “Cronaca bizantina” e la “Nuova Antonia” (1866, ancora attiva).

  • La scuola: Viene introdotta l’istruzione elementare obbligatoria. ◦ Legge Casati (1859): obbligo per un biennio. Scuole affidate ai comuni, spesso senza fondi. ◦ Legge Coppino (1877): obbligo fino al nono anno. Funzione: fornire un bagaglio minimo (leggere, scrivere, far di conto) e amalgamare la popolazione in una coscienza nazionale. Esempio: Cuore di De Amicis. ◦ Tuttavia, l’evasione è altissima. La maggioranza si ferma alle elementari. Un’élite ristretta (liceo e università) forma la classe dirigente.• La disoccupazione intellettuale: Il sistema produttivo non riesce a offrire lavoro a tutti i diplomati e laureati. Questi intellettuali delusi, provenienti dalla piccola borghesia, si avvicinano al socialismo o al militarismo.
  • Il teatro: Ruolo importante nel formare i valori della borghesia. Un teatro realistico che mette in scena i problemi centrali della borghesia.
  • Demetrio Cosola, Il dettato (1891): Opera realista che celebra la legge Coppino. Rappresenta una classe elementare. L’uso sapiente del pastello, i contrasti di luce e la prospettiva originale (con la carta geografica dell’Italia) ne fanno un’opera di grande valore. Punto chiave: Editoria e giornalismo diventano industrie nazionali. La scuola (leggi Casati e Coppino) diventa uno strumento fondamentale per l’alfabetizzazione e la creazione di un’identità nazionale, sebbene con enormi limiti e il problema della disoccupazione intellettuale. 11. Il conflitto tra intellettuale e società
  • Perdita del ruolo sociale: Con la fine del Risorgimento, l’intellettuale perde il suo ruolo di guida politica e ideologica. Emerge in Italia il conflitto tra intellettuale e società già visto nel Romanticismo europeo.
  • Atteggiamenti di rivolta: Nascono la Scapigliatura (stili di vita “maledetti” sul modello di Baudelaire) e un senso di rifiuto anche nel giovane Verga e Carducci.
  • Cause del conflitto: Lo scrittore si sente emarginato dai nuovi processi produttivi. La tecnica nega i valori umanistici tradizionali e l’arte diventa una merce per il mercato. Lo scrittore è sottoposto alla spietata lotta per la vita.
  • Due reazioni al mercato letterario:
    1. Rifiuto: chi segue i propri obiettivi artistici senza curarsi del successo (es. Verga, che accetta il “fiasco” dei Malavoglia). Accettazione: chi scrive per il pubblico, assecondandone i gusti (es. d’Annunzio, abilissimo nel marketing di sé e delle sue opere).
  • Posizione sociale degli intellettuali: Cessa l’impegno politico. Anche i veristi rifiutano fini sociali, perseguendo la pura arte. La maggior parte (oltre il 70%) ha un impiego pubblico (insegnamento). Solo il 10% vive grazie all’editoria.
  • Nascita dell’intellettuale specialista: Non domina più la figura dell’intellettuale umanista, ma nascono nuove figure (sociologo, giurista, fisico, chimico). Il sapere umanistico non è più “il sapere” per eccellenza, ma deve adeguarsi alla divisione del lavoro. Punto chiave: L’intellettuale postunitario è in conflitto con la società borghese e il mercato. Deve scegliere tra rifiuto aristocratico (Verga) o successo commerciale (d’Annunzio). La sua posizione sociale è precaria (impiego pubblico) e nasce la figura dello specialista. 12. Il vate e gli schemi riassuntivi
  • Il ruolo del “vate”: L’intellettuale umanista non si rassegna al declassamento e

sociali come la leva, l’emigrazione e i media.

14. Fenomeni letterari: Scapigliatura e Carducci

  • Le nuove tendenze poetiche: Opposte al Romanticismo.
  • La Scapigliatura: ◦ Gruppo di scrittori (Praga, Boito, Tarchetti) raccolti a Milano. Ispirati alla bohème parigina e a Baudelaire. Atteggiamenti di rottura delle convenzioni. ◦ Rifiuto: dell’impegno civile, della visione cristiana (manzonismo), del sentimentalismo. ◦ Temi: chiusura nella sfera soggettiva, rifiuto della fede, rappresentazione del “vero” (aspetti crudi, materiali, impoetici dell’esistenza). ◦ Forma: linguaggio quotidiano ma con forzature espressive (mescolanza di termini bassi e preziosi). L’idea della disarmonia e del contrasto traduce il conflitto col lettore borghese e la lacerazione interiore.
  • La poesia carducciana: ◦ Contro la “popolarità” dei romantici, vuole restaurare le forme classiche. ◦ Rifiuta la religiosità manzoniana, ma al contrario degli scapigliati esalta la pienezza “pagana” del vivere (modello nel mondo antico). ◦ Tratta argomenti politici: polemizza contro la corrotta “Italietta” ed esalta le glorie del passato risorgimentale, medievale, greco-romano. ◦ Restaurazione classica e “malattia” romantica: Nonostante l’esaltazione positivista del progresso, in Carducci ci sono ripiegamenti soggettivi, malinconia, angoscia della morte. Dietro il classicismo si celano elementi di “malattia” tardoromantica. 15. La novella e il trionfo del romanzo
  • La novella: Genere che riprende vigore. La sua brevità si presta alla pubblicazione su giornali e riviste. Si adatta alle tendenze veristiche (la tranche de vie, una “fetta di vita”). Tutti gli scrittori (Verga, Capuana, De Roberto, Serao) si cimentano nella novella per sperimentare temi e tecniche narrative. Esempio: Rosso Malpelo (primo esperimento della tecnica di Verga) e La roba (figura del self-made man).
  • Il trionfo del romanzo: Nel secondo Ottocento diventa il genere più diffuso e amato. È ritenuto lo strumento migliore per esprimere la visione del mondo di un’età realista e positivista.• I modelli europei: ◦ Balzac: La Commedia umana, imponente rappresentazione sociale. ◦ Zola: I Rougon-Macquart. ◦ Dickens: più adatto al pubblico borghese benpensante. ◦ Paul Bourget: fondatore del romanzo psicologico (fine anni Ottanta). ◦ Dostoevskij e Tolstoj: esplorazione di anime tormentate. ◦ Flaubert: rigore stilistico e rappresentazione corrosiva della stupidità borghese.
  • L’evoluzione delle tecniche narrative: Il codice narrativo dei Promessi sposi (narratore onnisciente) viene superato dall’ “eclissi” dell’autore (termine verghiano). ◦ Regressione (Verga): la voce narrante si abbassa al livello mentale del mondo popolare. ◦ Narrazione comportamentistica: si registrano solo azioni e dialoghi. ◦ Focalizzazione interna: la vicenda è filtrata dall’ottica di uno o più personaggi. ◦ Narrazione in prima persona (Pirandello). Punto chiave: La novella è il laboratorio di sperimentazione per il romanzo verista. Il romanzo diventa il genere principe per rappresentare la realtà complessa. La grande novità tecnica è l’“eclissi” dell’autore, con l’adozione di tecniche come la regressione o la

focalizzazione interna.

16. Romanzo verista, narrativa regionale e letteratura di consumo

  • Il romanzo verista italiano: Parte dal Naturalismo di Zola ma rifiuta la pretesa di fare della letteratura un’indagine scientifica (leggi dell’ereditarietà). Il teorico è Luigi Capuana: il romanzo deve avvicinarsi alla scienza solo nella forma letteraria, nella “perfetta impersonalità”. Altro esponente: Federico De Roberto (I Viceré).
  • La narrativa regionale (“veristi” minori): Scrittori come Matilde Serao, Renato Fucini, non raccolgono le innovazioni tecniche di Verga. Si limitano a descrizioni bozzettistiche (superficiali, schematiche) del costume popolare o a denunce sociali.
  • Il romanzo “di consumo” o d’appendice: Pubblicato a puntate sui giornali. Basato su intrichi complicati, fatti sensazionali, amori sventurati, violenza. Psicologie elementari (bene/male). Linguaggio approssimativo, povero, pieno di formule. In Italia: Francesco Mastriani (romanzi sociali) e Carolina Invernizio.
  • Il romanzo “femminile”: Scrittrici come Neera e Marchesa Colombi denunciano la condizione di inferiorità della donna. Sibilla Aleramo (Una donna, 1906) rappresenta un notevole livello di consapevolezza.
  • Letteratura per l’infanzia: ◦ Edmondo De Amicis, Cuore (1886): Strumento di formazione nazionale ed etica (onestà, dovere, patriottismo). Best-seller. ◦ Carlo Collodi, Pinocchio (1883): Sotto l’apparente messaggio edificante, si cela la simpatia per il ribelle, l’anticonformismo.◦ Emilio Salgari: Romanzi di evasione avventurosa ed esotica. I suoi eroi (Sandokan, Corsaro Nero) sono fuorilegge nobili che lottano contro l’ingiustizia. Spesso sono uomini di colore che combattono il colonialismo bianco (messaggio anticonformista). Punto chiave: Oltre al Verismo “alto” di Verga e Capuana, esiste una narrativa regionale bozzettistica. Si afferma massicciamente la letteratura popolare di consumo (romanzo d’appendice) e quella per l’infanzia, che veicola messaggi educativi (De Amicis) ma anche anticonformisti (Collodi, Salgari). 17. Il teatro nell’Italia postunitaria
  • Importanza sociale del teatro: Non solo spettacolo, ma luogo di ritrovo mondano e conversazione. La produzione drammatica aumenta, ma è mediamente mediocre rispetto al grande teatro europeo (Ibsen, Wilde, Čechov).
  • La scomparsa della tragedia: Il mondo borghese e realista non può esprimere il sublime tragico. Domina il dramma (evoluzione della commedia seria settecentesca). ◦ Temi: vita borghese contemporanea, famiglia, denaro, adulterio, debiti. Spesso ha una tesi o intenti di critica sociale.
  • Il dramma borghese italiano: ◦ Achille Torelli, I mariti (1867): Contrasto tra nobiltà decadente e borghese positivo. ◦ Giuseppe Giacosa: Mette in scena la monotonia quotidiana della vita borghese, priva di slanci.
  • Il teatro dialettale: ◦ Vittorio Bersezio, Le miserie ‘d monssù Travet (1863): In dialetto torinese. Rappresenta il mondo della piccola borghesia impiegatizia. Il termine “Travet” diventa sinonimo di impiegato modesto. ◦ Carlo Bertolazzi, El most Marilisa: Descrive il sottoproletariato milanese e la prostituzione. ◦ Salvatore Di Giacomo: “Verismo” bozzettistico napoletano.

Tutto ciò fu rappresentato in un libro che ebbe vasta fortuna, le Scene della vita di bohème del 1851 di Henri Murger (1822-61). L'opera, presto conosciuta in Italia, fu tradotta nel 1872 da Felice Cameroni, un intellettuale vicino alla Scapigliatura. Il mito della bohème ebbe più tardi una consacrazione a livello popolare con il melodramma di Giacomo Puccini La bohème del 1896. Il critico Roberto Tessari scrive però che Puccini trasformò la rivolta intellettuale in una «commovente fiaba per un pubblico borghese che piange entusiasticamente il sogno della soffitta e dell'artista libero, povero e infelice». 3. Gli scapigliati e la modernità Con gli scapigliati compare per la prima volta nella cultura italiana dell'Ottocento, in forma estesa e violenta, il conflitto tra artista e società, che era stato una componente essenziale del Romanticismo straniero. Esauritosi il ruolo risorgimentale degli intellettuali e avviatosi con l'Unità il processo di modernizzazione economica e sociale dell'Italia, che tende a declassarli e a emarginarli, nascono anche negli artisti italiani atteggiamenti ribelli e antiborghesi come rifiuto radicale delle norme morali e delle convenzioni correnti, un atteggiamento che prende il nome di “maledettismo”. Di fronte agli aspetti principali della modernità, ovvero il progresso economico, scientifico e tecnico, gli scapigliati assumono un atteggiamento ambivalente. Da un lato, il loro impulso originario è di repulsione e orrore, come è proprio dell'artista che si aggrappa disperatamente a quei valori del passato come la bellezza, l'arte, la natura, l'autenticità del sentimento, che il progresso va distruggendo. Dall'altro lato però, rendendosi conto che quegli ideali sono ormai perduti irrimediabilmente, essi si rassegnano, delusi e disincantati, a rappresentare il «vero», vale a dire gli aspetti più prosaici della realtà presente, anche nei suoi aspetti più brutalmente materiali e turpi, ad accettare la scienza positiva che li mette crudamente in luce, ad usare il linguaggio dell'anatomista e del chimico. Questa ambivalenza è una manifestazione tipica di un'età di crisi violenta e di rapido trapasso, che lascia scrittori e artisti smarriti, lacerati interiormente. Gli scapigliati definiscono questo atteggiamento «dualismo» (è il titolo di una famosa poesia- manifesto di Arrigo Boito). Essi si sentono divisi tra ideale e vero, bene e male, virtù e vizio, bello e orrendo, senza possibilità di conciliazione, e la loro opera costituisce proprio l'esplorazione di questa condizione di incertezza e di angosciata perplessità. In alcuni, anzi, la disperazione esistenziale non si limita alla pagina scritta ma si trasferisce nella vita vissuta: Praga muore distrutto dall'alcol, Tarchetti consunto dalla malattia, dalla febbrile attività e dalla miseria.

4. La Scapigliatura e il Romanticismo straniero Questa situazione di disagio, di rivolta, di protesta e di lacerazione accomuna gli scapigliati agli scrittori romantici europei. Ne deriva che la Scapigliatura recupera tutta una serie di temi

romantici che la nostra letteratura del primo Ottocento non aveva conosciuto: l'esplorazione estrema dell'irrazionale e del fantastico, del sogno e dell'allucinazione, il “nero”, il macabro e l'orrore, il satanismo, ma anche il culto mistico della bellezza, l'esotismo, gli atteggiamenti umoristici e ironici. Non può essere un caso che queste manifestazioni estreme compaiano dopo l'unificazione: il “nero” romantico nasceva dalla percezione delle forze terribili che si erano scatenate nel mondo moderno, creando sconvolgimenti e lacerazioni di portata mai prima sperimentata, ed esprimeva l'angoscia, la paura, l'orrore da esse provocate. In Italia questi processi prendono l'avvio proprio con la costituzione dello Stato unitario, ed ecco che puntualmente anche quelle tematiche affiorano dalle pagine degli scapigliati. I modelli a cui si ispirano gli scapigliati sono in primo luogo i romantici tedeschi, come Ernst Theodor A. Hoffmann (1776-1822), ma il loro vero e proprio maestro ideale, ammirato e imitato, è Charles Baudelaire (1821-1867), il poeta che aveva messo in versi l'angoscia della vita moderna nelle grandi metropoli, la lacerazione che si produceva tra lo spleen, il vuoto e il disgusto di questa vita, e l'irraggiungibile ideale.Attraverso la mediazione della traduzione baudelairiana, un autore che esercita grande fascino è anche Edgar Allan Poe (1809-49), con i suoi racconti fantastici e allucinanti, con la sua vita disordinata e “maledetta”. Per Emilio Praga I fiori del male sono «un'imprecazione, cesellata nel diamante», e Poe è «il poeta dell'Inesplicabile». Su un altro versante, quello del culto estetizzante dell'arte, esercitano un'influenza evidente sugli scapigliati anche i poeti del Parnasse, un movimento affermatosi in Francia nel decennio 1866-76, che mirava alla raffinatezza e alla perfezione della forma.

5. Un crocevia intellettuale La posizione della Scapigliatura nella storia della cultura dell'Ottocento è quella di un grande crocevia intellettuale, attraverso cui filtrano temi e forme delle letterature straniere, che contribuiscono a svecchiare e a sprovincializzare il clima culturale italiano. Da un lato, gli scapigliati, con il loro culto del «vero», con l'attenzione a ciò che è patologico, orrido e deforme, e con il loro proposito di analizzarlo con la crudeltà impietosa dell'anatomista, introducono in Italia il gusto del nascente Naturalismo (che in Francia si afferma tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta). Dall'altro lato, la tensione verso il mistero e l'inesplicabile, l'esplorazione delle zone buie della psiche dove si agitano mostri e impulsi inconfessabili, anticipano alcuni dei temi che saranno propri della letteratura decadente. In una direzione decadente va anche la sensibilità acuta degli scapigliati per la mescolanza delle sensazioni, che porta alla fusione dei diversi linguaggi artistici: Carlo Dossi (1849-1910)