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Programma Storia 5° Superiore, Appunti di Storia

Intero programma di storia ottimo per l'esame di maturità

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 25/06/2024

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STORIA
Indice:
1. La seconda rivoluzione industriale
1.1. Le caratteristiche
1.2. Un nuovo ruolo della scienza
1.3. Le nuove fonti di energia e le rivoluzioni delle industrie
1.4. Positivismo e Darwinismo
1.5. L’organizzazione scientifica del sistema produttivo
1.6. La grande depressione
1.7. Il capitalismo monopolistico e finanziario
1.8. Le tendenze demografiche
1.9. La critica del progresso: marxisti, anarchici e cattolici
2. Le grandi potenze
2.1.1. La Francia della terza repubblica
2.1.1.1. Una costituzione di compromesso
2.1.1.2. Una relativa stabilità politica e le riforme dei governi repubblicani
2.1.2. La Germania di Bismarck
2.1.2.1. Il secondo Reich
2.1.2.2. La Costituzione in senso federale
2.1.2.3. Politica interna di Bismarck
2.1.2.4. Politica estera di Bismarck
2.1.2.5. Il nuovo corso di Gugliemo II
2.1.3. L’Inghilterra vittoriana
2.1.4. La questione irlandese
2.2. Gli Stati Uniti
2.2.1. L’espansione degli Stati Uniti
2.2.1.1. Aumento territoriale e demografico
2.2.1.2. Il differenziato sviluppo economico
2.2.2. La guerra di secessione
2.2.2.1. La cause
2.2.2.2. La secessione del sud
2.2.2.3. La situazione allo scoppio della guerra
2.2.2.4. La vittoria nordista
2.2.2.5. Una vittoria incompleta
2.2.2.6. Gli USA: prima potenza economica del mondo
2.3. Il Giappone
2.3.1. Il Giappone alla metà del XIX secolo
2.3.2. La nascita del Giappone moderno
3. Imperialismo
3.1. Origine
3.2. Contesto in cui l’imperialismo si sviluppò
3.2.1. Contesto politico
3.2.2. Contesto economico
3.2.3. Contesto culturale
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STORIA

Indice:

  1. La seconda rivoluzione industriale 1.1. Le caratteristiche 1.2. Un nuovo ruolo della scienza 1.3. Le nuove fonti di energia e le rivoluzioni delle industrie 1.4. Positivismo e Darwinismo 1.5. L’organizzazione scientifica del sistema produttivo 1.6. La grande depressione 1.7. Il capitalismo monopolistico e finanziario 1.8. Le tendenze demografiche 1.9. La critica del progresso: marxisti, anarchici e cattolici
  2. Le grandi potenze 2.1.1. La Francia della terza repubblica 2.1.1.1. Una costituzione di compromesso 2.1.1.2. Una relativa stabilità politica e le riforme dei governi repubblicani 2.1.2. La Germania di Bismarck 2.1.2.1. Il secondo Reich 2.1.2.2. La Costituzione in senso federale 2.1.2.3. Politica interna di Bismarck 2.1.2.4. Politica estera di Bismarck 2.1.2.5. Il nuovo corso di Gugliemo II 2.1.3. L’Inghilterra vittoriana 2.1.4. La questione irlandese 2.2. Gli Stati Uniti 2.2.1. L’espansione degli Stati Uniti 2.2.1.1. Aumento territoriale e demografico 2.2.1.2. Il differenziato sviluppo economico 2.2.2. La guerra di secessione 2.2.2.1. La cause 2.2.2.2. La secessione del sud 2.2.2.3. La situazione allo scoppio della guerra 2.2.2.4. La vittoria nordista 2.2.2.5. Una vittoria incompleta 2.2.2.6. Gli USA: prima potenza economica del mondo 2.3. Il Giappone 2.3.1. Il Giappone alla metà del XIX secolo 2.3.2. La nascita del Giappone moderno
  3. Imperialismo 3.1. Origine 3.2. Contesto in cui l’imperialismo si sviluppò 3.2.1. Contesto politico 3.2.2. Contesto economico 3.2.3. Contesto culturale

3.3. Espansione in Africa 3.3.1. L’apertura del canale di Suez 3.3.2. Una divisione arbitraria 3.3.3. Le pretese di Francia e Inghilterra 3.4. La spartizione dell’Africa 3.4.1. La questione Congo 3.4.2. Il progetto inglese e la presenza tedesca 3.4.3. Un’intesa tra Francia e Inghilterra 3.5. La spartizione dell’Asia 3.5.1. La colonizzazione in Asia 3.5.2. La questione India 3.6. Le guerre dell’oppio e l’apertura della Cina 3.6.1. L’interesse delle grandi potenze per la Cina 3.6.2. La prima e la seconda guerra dell’oppio 3.6.3. La debolezza della Cina e la guerra cino-giapponese 3.6.4. La rivolta dei boxers 3.7. La crisi delle relazioni internazionali 3.7.1. La questione marocchina 3.7.1.1. L’interesse per il Marocco 3.7.2. La polveriera balcanica 3.7.2.1. Le pretese dei vari stati europei 3.7.2.2. I Turchi, la Bosnia e la Libia 3.7.2.3. Le guerre balcaniche 3.8. L’espansionismo americano 3.8.1. La politica isolazionista degli Stati Uniti

  1. La società di massa 4.1. Definizione e caratteristiche 4.2. La vita quotidiana 4.3. Partiti di massa e sindacati 4.4. Il dibattito politico sociale 4.5. La seconda internazionale 4.6. La dottrina sociale delle Chiesa 4.7. Suffragette e femministe 4.8. Dalla nazione al nazionalismo 4.9. Il razzismo 4.10. La belle epoque
  2. L’età giolittiana 5.1. Il decollo dell’industria 5.2. Il rapporto con i socialisti 5.3. Il doppio volto di Giolitti 5.4. La grande emigrazione 5.5. La conquista della Libia 5.6. Giolitti e i cattolici: il patto Gentiloni 5.7. Fine dell’età giolittiana
  3. La Prima Guerra Mondiale 6.1. Le cause

7.6.6.4. Verso un regime sempre più autoritario: la nascita dell’URSS 7.7. La nuova politica economica: NEP 7.7.1. Il centralismo democratico 7.8. La successione a Lenin e l’affermazione di Stalin 7.9. Industrializzazione forzata 7.9.1. Il piano quinquennale 7.10. Collettivizzazione forzata 7.11. Il totalitarismo e il culto del capo

  1. Il primo dopoguerra in Italia 8.1. Il mito della vittoria mutilata 8.2. La questione fiume 8.3. La crisi economico-sociale 8.3.1. Le pesanti conseguenze della guerra 8.3.2. Le condizioni drammatiche dell’agricoltura 8.3.3. Disoccupazione e lotte sociali 8.3.4. Scioperi e occupazioni delle terre 8.4. 1919: nascono due nuovi protagonisti della lotta politica 8.4.1. I fasci di combattimento di Mussolini 8.4.1.1. Origine del nome 8.4.1.2. Il programma di San Sepolcro 8.4.1.3. La strategia della violenza 8.4.1.4. Un nuovo quadro politico sancito dalle elezioni del 1919 8.5. Il biennio rosso in Italia 8.5.1. La maledizione di Giolitti 8.6. Gramsci e la fondazione del partito comunista in Italia
  2. Il fascismo 9.1. La nascita del fascismo agrario 9.1.1. 21 novembre 1920: l’eccidio di Bologna 9.1.2. Lo squadrismo fascista 9.2. I fascisti in parlamento: elezioni del maggio 1921 9.2.1. I fasci diventano partito 9.3. Mussolini alla conquista del potere 9.3.1. Le elezioni del ‘ 9.4. Il delitto Matteotti 9.5. L’Italia fascista: le leggi fascistissime 1925/ 9.6. Il totalitarismo imperfetto 9.7. Propaganda e consenso 9.8. I patti lateranensi 9.9. La politica economica: da liberista a statalista 9.9.1. La scelta autarchia 9.9.2. L’organizzazione corporativa del lavoro 9.9.3. Gli enti statali 9.10. La politica estera 9.10.1. La conquista dell’Etiopia 9.10.2. L’impero italiano d’Africa 9.10.3. L’asse Roma – Berlino

9.10.4. Le leggi razziali 9.11. L’Italia antifascista

  1. La crisi del ‘ 10.1. Gli anni ruggenti 10.1.1. L’isolazionismo 10.1.2. Una società intollerante 10.1.3. Il proibizionismo 10.2. I repubblicani e il miraggio di facili guadagni 10.2.1. Gli enormi investimenti in borsa 10.3. Il Big Crash 10.3.1. L’illusione di una crescita infinita 10.3.2. Il crollo della borsa 10.4. La crisi in Europa 10.4.1. Gran Bretagna e Francia 10.4.2. Il crollo della Germania 10.5. Roosevelt e il New Deal 10.5.1. Gli interventi su credito e produzione ed il rilancio
  2. La repubblica di Weimar 11.1. I primi anni: conflitto interno 11.1.1. Le divisioni della sinistra tedesca 11.1.2. Il tentativo rivoluzionario spartachista 11.1.3. La costituzione della Repubblica di Weimar 11.1.4. La figura del Presidente della Repubblica 11.2. Dalla crisi alla stabilizzazione 11.2.1. Le durissime condizioni di Versailles 11.2.2. L’occupazione francese della Ruhr 11.2.3. L’inflazione galoppante 11.2.4. La destra eversiva 11.3. L’epoca d’oro e la svolta di Stresemann 11.3.1. Un governo di grande coalizione 11.3.2. Il piano Dawes 11.3.3. Il patto Briand – Kellog 11.4. Il collasso della Repubblica e l’ascesa di Hitler
  3. Il nazismo 12.1. La svastica 12.2. La nascita nel nazismo 12.3. L’anticapitalismo nazista 12.4. Il mito della razza ariana 12.5. Il pensiero di Hitler 12.6. Il Fuhereprinzip 12.7. Un volto rispettabile 12.8. Il terzo reich e la nazificazione della Germania 12.8.1. La nazificazione delle istituzioni 12.8.2. Hitler capo del terzo reich 12.9. Terrore e propaganda 12.9.1. Opposizione e repressione

13.4.6. Il ruolo della Gran Bretagna di Churchill 13.4.7. Il tentativo di invasione della Gran Bretagna 13.5. 1941: la guerra mondiale 13.5.1. Il rischio della disfatta italiana 13.5.2. Il piano Barbarossa 13.5.3. La posizione del Giappone 13.5.4. L’attacco di Pearl Harbour e l’intervento in guerra degli Stati Uniti 13.6. 1942: il dominio nazista in Europa 13.6.1. L’egemonia della “grande Germania” 13.6.2. L’opposizione al nazismo 13.6.3. Il collaborazionismo 13.7. I campi di concentramento: la persecuzione degli Ebrei 13.7.1. L’orribile funzione dei lager 13.7.2. I campi di sterminio e lo sfruttamento del lavoro 13.7.3. La pianificazione dello sterminio 13.7.4. Aushwitz: la fabbrica della morte 13.8. 1942/73: la svolta della guerra 13.8.1. La guerra nel Pacifico e le vittorie USA 13.8.2. La guerra nell’atlantico 13.8.3. La controffensiva alleata in Africa 13.8.4. La battaglia di Stalingrado e la ritirata di Russia 13.8.5. La conferenza di Washington e il patto delle Nazioni Unite 13.8.6. Lo sbarco alleato in Italia 13.8.7. L’arresto di Mussolini 13.8.8. Il caos del 8 settembre 13.8.9. La conferenza di Teheran 13.9. 1944/45: la vittoria degli alleati 13.9.1. L’avanzata degli anglo-americani e dei russi 13.9.2. Lo sbarco in Normandia 13.9.3. La Germania in ginocchio 13.9.4. La resa del Giappone 13.10. Dalla guerra totale ai progetti di pace 13.10.1. Un nuovo tipo di conflitto: la guerra totale 13.10.2. La guerra tecnologica 13.10.3. Lo scontro ideologico 13.10.4. Un progetto di pace mondiale 13.10.5. Il futuro assetto internazionale 13.10.6. La conferenza di Yalta 13.10.7. La conferenza di Postdam: il disaccordo tra USA e URSS 13.10.8. I sogni di un’Unione Europea 13.10.9. Il manifesto di Ventotene 13.11. La Resistenza e la vittoria degli Alleati 13.11.1. L’Italia dopo l’8 settembre 13.11.2. Un esercito sbandato 13.11.3. L’eccidio di Cefalonia 13.11.4. La Resistenza contro il nazifascismo

13.11.5. La Resistenza come guerra civile 13.11.6. Le formazioni partigiane 13.11.7. La ricostruzioni di partiti antifascisti 13.11.8. La sorte della monarchia italiana e la svolta di Salerno 13.11.9. L’avanzata degli alleati 13.11.10. Il governo Bonomi 13.12. La liberazione dell’Italia 13.12.1. Il rafforzamento della Resistenza 13.12.2. Il proclama Alexander 13.12.3. I campi di concentramento in Italia 13.12.4. La fine di Mussolini e Hitler

  1. Le origini della guerra fredda 14.1. Il processo di Norimberga 14.1.1. La volontà di processare i criminali nazisti 14.1.2. I capi d’accusa 14.1.3. Il processo 14.1.4. La sentenza 14.2. La costituzione dell’Onu 14.2.1. Realismo e utopia nell’Onu
  2. Unione Europea 15.1. I sogni di un’Unione Europea 15.2. La bandiera europea 15.3. Il manifesto di Ventotene 15.4. I passi verso l’Unione Europea 15.5. L’Europa dei ventisette 15.6. I vantaggi dell’UE 15.7. Stati candidati
  3. Il mondo diviso: lo scenario dopo la Seconda Guerra mondiale e la guerra fredda 16.1. Le conseguenze della Seconda Guerra mondiale e gli anni difficili del dopoguerra 16.1.1. La crisi delle potenze europee 16.1.2. Un mondo sfinito e alla fame: vittime ed economia 16.1.3. Gli aiuti americani e il piano Marshall 16.1.4. Il piano Marshall e l’Italia 16.2. Il mondo diviso 16.2.1. Le superpotenze: USA e URSS 16.2.2. Il confronto ideologico e l’equilibrio bipolare 16.2.3. Piano Marshall e Comecon 16.3. La guerra fredda 16.3.1. Il contrasto fra URSS e Turchia 16.3.2. Le due Germanie 16.3.3. Nato e patto di Varsavia 16.3.4. La guerra di Corea 16.3.5. I paesi non allineati 16.3.6. La conferenza di Belgrado
  4. L’Italia Repubblicana 17.1. La politica economica di Luigi Einaudi

17.13.1. I mali della Democrazia Cristiana 17.13.2. La democrazia bloccata 17.13.3. Cittadini senza sovranità 17.13.4. Il consociativismo 17.13.5. Il ruolo costituzionale dei partiti 17.13.6. Il clientelismo 17.13.7. Il problema del finanziamento dei partiti 17.13.8. La partitocrazia 17.14. Le trame segrete 17.14.1. La scoperta della P 17.14.2. Lo svuotamento delle democrazia dal suo interno 17.15. La criminalità organizzata 17.15.1. L’infiltrazione criminale 17.15.2. L’offensiva terroristica mafiosa 17.15.3. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

  1. La distensione 18.1. Dalla guerra fredda alla coesistenza pacifica 18.1.1. I mutamenti ai vertici delle due superpotenze 18.1.2. Le premesse della coesistenza: la conferenza di Ginevra 18.2. La destalinizzazione 18.2.1. Il rapporto segreto di Kruscev 18.2.2. Il disgelo 18.2.3. L’insurrezione ungherese 18.2.4. Da Kruscev a Breznev 18.2.5. La primavera di Praga 18.3. La nuova frontiera e la guerra in Vietnam 18.3.1. La figura di John Kennedy 18.3.2. Il muro di Berlino 18.3.3. La crisi di Cuba 18.3.4. La lotta per i diritti e la volontà di pace 18.4. La guerra in Vietnam 18.4.1. I due Vietnam 18.4.2. L’intervento militare americano 18.4.3. Il ritiro graduale degli Americani e l’offensiva dei Vietcong 18.4.4. La protesta contro la guerra 18.4.5. L’armistizio di Parigi 18.4.6. La vittoria dei comunisti in Indocina

La seconda rivoluzione industriale

Le caratteristiche della seconda rivoluzione industriale

La Prima rivoluzione industriale, che dall’Inghilterra, luogo di origine, nel corso dell’Ottocento, si era propagata in Belgio, in Francia, in Germania e negli Stati Uniti, aveva creato le premesse per rilevanti trasformazioni che intorno al 1870 diedero avvio alla “ Seconda rivoluzione industriale ”, caratterizzata da:

  1. un nuovo ruolo della scienza
  2. nuove fonti di energia e nuove industrie
  3. organizzazione scientifica del sistema produttivo
  4. nascita di monopoli e oligopoli
  5. un nuovo ruolo dello Stato
  6. affermarsi della società di massa.

Un nuovo ruolo della scienza che ha uno stretto legame con la

tecnica

Mentre nella fase precedente inventori geniali, ma privi in genere di conoscenze scientifiche , avevano avviato innovazioni significative, ora scienza e tecnica sono legate l’una all’altra, non a caso divenne prioritaria la formazione scientifica, sorsero a questo scopo nuove scuole , si affermò la figura dell’ingegnere, competente nel settore tecnico e scientifico, molti laboratori universitari furono aperti alle industrie. Ingegneri, biologi, chimici e fisici, come Edison, Siemens, Bayer divennero titolari di imprese famose che ancora oggi testimoniano il legame tra scienza ed economia.

Le nuove fonti di energia e lo sviluppo di nuove industrie

Accanto alle tradizionali fonti di energia (carbone) si diffuse l’utilizzo dell’energia elettrica e della combustione a petrolio che da sole potrebbero spiegare il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione industriale. Se la prima rivoluzione industriale si distingue per l’utilizzo della macchina a vapore, la seconda fu caratterizzata dall’invenzione del motore a scoppio o a combustione interna. Nel 1885 Daimler e Benz riuscirono a montare il primo motore a scoppio su un veicolo a quattro ruote. Nel 1897 Rudolf Diesel inventò il primo motore a nafta. La produzione in serie di automobili diede impulso all’estrazione del petrolio. Il prezzo del petrolio, utilizzato anche per illuminazione e riscaldamento , era dalle cinque alle dieci volte maggiore di quello del carbone, che rimase pertanto a lungo il combustile più utilizzato. Nella seconda metà dell’Ottocento inoltre si diffusero nuove industrie: il settore chimico e siderurgico , anche l’edilizia, l’industria automobilistica, aereonautica, la telefonia, che svolsero un ruolo trainante nell’economia moderna , anche se questo processo giungerà a maturità nei paesi più progrediti (Usa e Gran Bretagna) solo negli anni Venti e Trenta del Novecento. Le scoperte e le invenzioni accelerarono la crescita e la diversificazione nei vari campi della produzione industriale. 1879: Edison costruisce la prima lampadina 1886: Daimler e Benz producono le prime automobili 1895: i fratelli Lumiere costruiscono il primo apparecchio cinematografico 1895: Rongten sperimenta i raggi X 1888: Pasteur, primo microbiologo, inventore dei vaccini 1901: Marconi sperimenta la prima trasmissione radio transatlantica

  1. i fratelli Wright collaudano il primo aereo

L’organizzazione scientifica del sistema produttiva

Le fabbriche si rinnovarono, non solo per le innovazioni tecnologiche , ma anche tramite la divisione del lavoro e la precisa definizione delle mansioni da affidare agli operai che ripetevano le stesse azioni in tempi uguali. Fu l’ingegnere americano F.W. Taylor il primo a migliorare l’intero processo produttivo, attraverso l’organizzazione scientifica del lavoro , il cosiddetto Taylorismo. Si ottenevano così due risultati di rilievo:

3. l’abbassamento dei costi e della quantità della manodopera impiegata

  1. l’innalzamento dei salari
  2. l’aumento della produzione Erano infatti necessari meno lavoratori, senza una preparazione specifica. Il risultato più importante fu l’introduzione della catena di montaggio, che riduceva i tempi di lavoro, ma lo rendeva spersonalinazzato e ripetitivo. Le lavorazioni erano frammentate in una serie di piccole operazioni, ciascuna delle quali era affidata ad un singolo operaio. La prima catena fu montata nelle officine automobilistiche Ford di Detroit , dove nel 1908 fu prodotta la prima automobile di serie, il “modello T”. Fu H. Ford ad applicare le teorie di Taylor. Ford si ispirò al sistema utilizzato per la macellazione degli animali e alla lavorazione della carne nel mattatoio di Chicago: un lavoro organizzato e suddiviso in fasi, che permetteva di abbattere tempi e costi. Nella produzione a catena il lavoratore doveva svolgere una sola mansione, ripetutamente, per tutto l’orario di lavoro, con azioni meccaniche e spersonalizzanti. Malgrado gli aumenti dei salari, il lavoro alienante, generava grande insoddisfazione. Era solito affermare: “Si tratta di portare il lavoro agli uomini, non gli uomini al lavoro”. Anche la società si trasforma e diventa di massa , poiché consuma gli stessi prodotti, partecipa agli stessi avvenimenti. Nel contempo gli Stati sono sempre più presenti nel sistema economico.

La grande depressione

Il periodo che va dal 1870 al 1914 la produzione industriale aumentò di quattro volte. All’interno di questo periodo si distinguono però due fasi opposte: 1873/1896 : fase della cosiddetta grande depressione 1896/1914 : caratterizzata da un nuovo e rapido sviluppo Durante la fase della grande depressione si ha un marcato rallentamento della crescita, causato dalla sovrapproduzione industriale e agricola , che determinò una caduta dei prezzi. La sovrapproduzione è stata determinata:

  • dalla concorrenza internazionale , favorita dallo sviluppo delle reti di trasporto navale e ferroviario. L’afflusso di cereali americani, australiani, russi, misero in difficoltà l’agricoltura; il sopraggiungere di prodotti industriali di paesi ricchi di enormi potenzialità, come gli Usa e la Germania, ostacolò la produzione industriale degli altri paesi.
  • all’incremento produttivo non corrispondeva una crescita della domanda , poiché i salari erano a livello di sussistenza. A partire dal 1880 gli Stati, tranne l’Inghilterra, reagirono abbandonando il libero scambio e adottando il protezionismo che aumentò il rallentamento della produzione.

Il capitalismo monopolistico e finanziario

La grande depressione provocò il fallimento delle industrie meno competitive , invece sopravvissero e addirittura aumentarono le loro dimensioni le industrie che furono in grado di ristrutturarsi e aumentarono le loro dimensioni. Si ebbe così un processo inverso rispetto alla prima rivoluzione industriale, in cui si erano formate piccole fabbriche con pochi addetti. Adesso invece si assiste alla concentrazione delle industrie: poche aziende di vaste dimensioni che controllano il mercato. La concentrazione industriale si realizzò tramite:

  1. Cartelli : accordi tra grandi imprese circa i prezzi e le modalità di distribuzione dei prodotti. Il fine del cartello è sbaragliare la concorrenza e far lievitare i prezzi a vantaggio delle imprese.
  2. Trust : fusione di imprese dello stesso ramo produttivo , con lo scopo di ingrandirsi e raggiungere una posizione dominante sul mercato.
  3. Monopolio : concentrazione nelle mani di un’unica azienda di tutto un settore produttivo. Il monopolio privato è combattuto a livello legislativo per evitare che un’unica azienda possa imporre prezzi elevati. Al centro del sistema economico si affermò la Borsa : mercato in cui viene trattata la compravendita di titoli di società : le azioni , da parte di operatori specializzati, chiamati agenti di cambio, che ricevono gli ordini di acquisto o di vendita.

Le tendenze demografiche

Tra il 1850 e il 1914 la popolazione aumentò in modo considerevole , passando da 1 miliardo e 200 milioni a 1 miliardo e 650 milioni. Tuttavia intorno al 1870 s i registra un andamento inverso al grado di sviluppo:

  • il numero di abitanti diminuì nei paesi industrializzati , dove si registrò un decrescita della natalità, dovuta a: innalzamento della scolarità legge Coppino del 1877: innalzava l’obbligo scolastico l’inserimento della donna nel sistema produttivo diffusione dei metodi di controllo delle nascite Anche la mortalità si ridusse per le migliorate condizioni igienico-sanitarie.
  • La popolazione aumentò invece in quelli più arretrati. La migrazione verso gli Stati Uniti Negli stati dell’Europa centro-orientale la popolazione delle campagne, che a causa della crisi nel settore agricolo era in esubero, emigrò verso le città , verso altri paesi d’Europa e anche oltreoceano. Alla fine del XIX secolo si manifestò il movimento migratorio verso gli Stati Uniti ebbe vaste proporzioni e coinvolse anche molti Italiani. A Ellis Island , nella baia di New York, sbarcarono milioni di emigranti,

Queste pesanti condizioni esasperarono il popolo parigino che, nell’aprile del 1871, insorse, dando origine alla Comune di Parigi , un organo di autogoverno dei cittadini, che però fu privo di un progetto politico uniforme e oltretutto rimase isolato e non ebbe il sostegno delle campagne e delle altre città, dove i conservatori ,sostenitori di Thiers, prevalevano. L’esperienza della Comune durò solo due mesi, nel maggio del 1871 Thiers assediò Parigi e represse , nel corso di una cruenta battaglia, la cosiddetta settimana di sangue , la Comune che aveva realizzato, anche se per poco, una forma di democrazia diretta. Thiers riuscì a pagare il debito con la Germania , ma dovette affrontare problemi come:

  • la volontà di rivincita da parte dei Francesi nei confronti della Germania
  • lo scontro tra monarchici e repubblicani che mise a repentaglio la stessa repubblica. Nel 1873 Thiers fu costretto a dimettersi, prese il suo posto Mac Mahon, esponente della maggioranza parlamentare monarchica.

Una Costituzione di compromesso

Nel 1875 i moderati dello schieramento monarchico e i repubblicani trovarono un accordo da cui scaturì la Costituzione del 75 che mantenne l’assetto repubblicano della Francia e prevedeva:

  • L’elezione a suffragio universale della Camera dei Deputati , cui spettava il potere legislativo.
  • La presenza di un Senato , anch’esso con funzione legislativa, con membri in parte eletti e in parte vitalizi
  • L’elezione da parte delle due camere di un presidente della Repubblica , capo dell’esecutivo e con poteri molto estesi, tra cui quello di sciogliere le Camere. Si trattava di una Costituzione orientata in senso conservatore , ma che era comunque una delle più avanzate in Europa.

Una relativa stabilità politica e le riforme dei governi repubblicani

Fino al 1912 il governo rimase in mano ai repubblicani che garantirono una relativa stabilità e realizzarono una serie di riforme che estesero la democrazia e laicizzarono lo Stato:

  • la libertà di stampa
  • la riduzione della giornata di lavoro
  • l’introduzione del divorzio
  • la separazione tra Stato e Chiesa
  • l’istruzione laica, obbligatoria e gratuita
I tentativi autoritari

Alcuni tentativi di sovversione autoritaria delle istituzioni dello Stato, portate avanti da monarchici e reazionari, guidati da Mach Mahon e da Boulanger, fallirono.

La revanche di Boulanger

Boulanger mirava a creare uno Stato forte, in grado di competere con la Gran Bretagna nella conquista coloniale e si fece promotore della revanche , la rivincita contro la Germania, da cui deriva il revanscismo.

L’affare Dreyfus

Il progetto revanscista di Boulanger si inseriva in un contesto di forti tensioni antidemocratiche : nel paese infatti si stavano diffondendo ideologie nazionaliste, militariste e razziste.

Ne è un esempio l’affare Dreyfus : nel 1894 Alfred Dreyfus, capitano di origine ebraica, fu ingiustamente accusato di spionaggio a favore dei tedeschi. In Francia si scatenò una violenta campagna antisemita. Malgrado si fosse arrivati alla conclusione che c’era stato un errore della giustizia, Dreyfus fu duramente condannato e il paese si divise in Dreyfusardi (sostenitori della giustizia) e antidreyfusardi (difensori dell’onore dei militari). Tra i primi si colloca lo scrittore Emile Zola che pubblicò su una rivista l’articolo “ J’accuse ”, in cui denunciava gli ufficiali di aver alterato i documenti, per questa accusa sarà condannato ad un anno di prigione, che riuscirà ad evitare, fuggendo in esilio. Nel 1898 il colonnello Henry ammise di aver manipolato le prove, il vero colpevole, un certo Esterhazy, si rifugiò in Olanda. Nel 1906, dopo una serie di processi, Dreyfus fu dichiarato innocente.

Il sopravvento della Destra reazionaria

Nei primi anni del Novecento riprese il sopravvento la Destra reazionaria che considerava la repubblica e la democrazia l’origine di tutti i mali e progettava pertanto uno stato forte e antisemita. Nel 1907 la Francia entrò a far parte della Triplice Intesa , insieme all’Inghilterra e alla Russia. Tra il 1912 e il 1914 i conservatori , agevolati da un clima internazionale sempre più aggressivo, portarono al potere R. Poincaré , revanscista e militarista, ormai la Francia era entrata a far parte della Prima guerra mondiale.

La Germania di Bismarck

Il secondo Reich

Bismarck, il cancelliere protagonista dell’unificazione tedesca, guidò la Germania per circa un ventennio , dal 1870 al 1890 , durante il quale divenne garante degli equilibri internazionali. Nel 1871, dopo la sconfitta della Francia a Sedan fu proclamato il Secondo Reich (dopo il Sacro Romano Impero Germanico). Gugliemo I fu incoronato Kaiser (Imperatore) a Versailles, accentuando l’umiliazione dei Francesi. All’interno dell’Impero, Bismarck rafforzò l’autorità centrale dello Stato e adottò una politica economica protestionistica che difendeva gli interessi degli industriali e degli agrari.

La Costituzione in senso federale

La Costituzione del nuovo impero, emanata nel 1871 , prevedeva una struttura federale con la divisione in 25 stati, ciascuno con una propria autonomia, ma con a capo il cancelliere, (primo ministro), responsabile della politica interna, estera, delle forze armate. Il potere legislativo del Reich era affidato al Reichstag, il Parlamento eletto a suffragio universale e al Bundestag, formato dai delegati degli Stati, cui spettava il potere di ratificare le leggi. Il potere era comunque concentrato nelle mani del cancelliere che rispondeva delle sue azioni solo dinanzi al Kaiser, che aveva diritto di veto, nominava e destituiva il cancelliere. Si trattava di un regime politico autoritario, solo apparentemente democratico.

Politica interna di Bismarck: lotta contro i cattolici e i socialisti

In politica interna Bismarck avviò una lotta contro i cosiddetti nemici della Germania: i cattolici e i socialisti.

condivideva neanche la sua politica estera di moderazione , in un periodo in cui gli Stati, compresa la Germania, si distinguevano per la politica aggressiva. Nel 90 Bismarck, che nel frattempo aveva perso la sua popolarità, diede le dimissioni: i capitalisti ritenevano la sua politica basata sulla cautela inadeguata, in un periodo in cui si avviavano verso l’espansione coloniale, inoltre costituiva ormai un ostacolo per Guglielmo II che ambiva ad un forte potere personale; la Realpolitik degli anni precedenti fu sostituita dalla Weltpolitik , una strategia politica più aggressiva che portò a diversi conflitti fra la Germania ed altre nazioni. La Weltpolitik mirava a cercare " un posto al sole " per la Germania, sviluppando un impero coloniale che potesse competere con quelli delle altre grandi potenze. Questo portò ad una corsa agli armamenti navale germano-britannica dove ciascuno tentò di superare le corazzate dell'altro.

L’Inghilterra vittoriana

In Inghilterra la regina Vittoria regnò per 63 anni (1837/1901) segnando un’epoca, definita “ età vittoriana ”, caratterizzata da stabilità politica, prosperità economica, pace e sviluppo sociale. L’Inghilterra era all’epoca la maggiore potenza coloniale, il suo sviluppo industriale era superiore a quello degli altri paesi, deteneva la via ferroviaria più sviluppata d’Europa e una potente flotta mercantile. Londra era inoltre il principale centro finanziario e commerciale. Anche il tenore di vita era superiore agli altri paesi, anche se, come attesta lo scrittore Dickens, in famoso romanzi come Oliver Twist e David Copperfield, era molto utilizzato il lavoro minorile. Dal 1870 al 1914 si alternarono i Whigs, progressisti e i Tories , conservatori, che garantirono una certa stabilità. I due principali protagonisti della politica inglese furono Gladstone (liberale) e Disraeli (conservatore), che avviarono una stagione di riforme e di progressiva democratizzazione: una riforma elettorale che estendeva il suffragio universale ai maschi con famiglie a carico, fu concesso il diritto di sciopero e il riconoscimento legale delle Trade Unions , (pag. 208) i sindacati costituiti nel 1824 con il compito di tutelare gli interessi degli operai. Fu introdotto l’obbligo scolastico elementare. Negli anni successivi i governi conservatori, in linea con il clima nazionalista, ormai diffuso in Europa, avviarono anche l’Inghilterra verso la politica imperialista. Nei primi decenni del nuovo secolo, la crisi economica e l’insoddisfazione del mondo del lavoro per la politica governativa, diede forza al partito laburista , di ispirazione socialista, che divenne il terzo partito inglese , in contrapposizione ai conservatori e ai liberali.

La questione irlandese

A partire dagli anni 70 l’Inghilterra ha dovuto affrontare anche la questione irlandese , un problema che aveva radici lontane. Da secoli gli Irlandesi si ribellavano contro il dominio inglese, ma anche all’interno dell’isola vi erano contrasti tra cattolici e protestanti e tra indipendentisti e sostenitori dell’autonomia: la Home rule , l ’autogoverno all’interno del Regno Unito. Solo nel 1914 l’Home rule fu approvata, ma non fu applicata a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Le tensioni sempre crescenti sfoceranno nel 1922, a seguito della guerra d’indipendenza irlandese, nella creazione dello Stato libero d’Irlanda e nella separazione dell'Irlanda del Nord.

Gli Stati Uniti

L’espansione degli Stati Uniti

Aumento territoriale e demografico

Durante la prima metà del XIX secolo gli Stati Uniti superarono i confini delle 13 colonie originarie ed espansero il loro territorio verso sud e verso ovest fino alla California , Nel corso degli anni furono strappati con le armi agli indigeni immensi territori tra l’Atlantico e il Pacifico, creando il mito della frontiera. Grazie al flusso migratorio dall’Europa si ebbe anche una crescita demografica , la popolazione aumentò, passando da 23 milioni a 30 milioni.

Il differenziato sviluppo economico

Nel 1860 gli stati erano aumentati a 33 , ma con uno sviluppo economico differenziato :

  • gli Stati del Nord erano industrializzati In quest’area v i erano città progredite come New York, Boston, Philadelphia, sede del commercio, si era affermata un a borghesia i ndustriale , i cui interessi erano rappresentati dal Partito Repubblicano.
  • gli Stati del Sud erano latifondisti e con un’economia agricola. Nei vasti latifondi erano praticate le piantagione (di cotone, tabacco, canna da zucchero), gestite da una minoranza di proprietari terrieri , la manodopera era costituita da schiavi neri. I coltivatori del Sud erano rappresentati dal partito democratico.

La guerra di secessione

Le cause

Le tensioni tra Nord e Sud si intensificarono per diversi motivi, tra cui:

  • la questione delle tariffe doganali , applicate dal Nord ai prodotti provenienti dall’Europa, che costringeva gli Stati del Sud ad acquistare esclusivamente prodotti degli Stati del Nord, ed ostacolava nel contempo l’esportazione dei loro prodotti verso l’Europa, che per ritorsione aveva innalzato le tariffe doganali.
  • la questione della schiavitù, fu l’elemento scatenante della guerra. Gli schiavi erano il pilastro su cui si fondava il sistema economico del Sud, la tensione si acuì quando gli Stati del Nord si rifiutarono di estendere la schiavitù , anche agli Stati di recente colonizzazione. Tra questi Stati si diffuse un movimento abolizionista , sostenuto dal partito Repubblicano , mentre a Sud il partito democratico divenne il partito degli schiavisti. Negli anni sorsero guerriglie tra schiavisti e non, n el 1859 in Virginia un’insurrezione di schiavi neri, guidati da Brown, fautore dell’abolizionismo, si concluse con la repressione e la sua impiccagione.
La secessione del sud

Nel 1860 fu eletto presidente Abramo Lincoln , un repubblicano che non era un abolizionista totale, aveva infatti promesso che non avrebbe abolito la schiavitù negli Stati in cui era in vigore; Il suo obiettivo era di formare una grande repubblica unitaria con un unico vasto mercato nazionale.