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Appunti su Lucrezio e Catullo, Appunti di Latino

Appunti approfonditi su Lucrezio e Catullo

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 22/09/2022

Giuliafiore01
Giuliafiore01 🇮🇹

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De rerum natura- Lucrezio
Il “De rerum natura” è dedicato a Memmio, personaggio illustre appartenente al partito degli
optimates. Cicerone lo presenta come un coltissimo intellettuale molto amante della letteratura
greca e sappiamo che fu poeta egli stesso.
Formato da 6 libri tutti con proemio e finale.
Il poema è rimasto incompiuto, senza ultima revisione 1)perchè al suo interno ci sono promesse che
non vengono mantenute come quella di descrivere successivamente la dimora degli dei, 2) perché si
trovano dei versi identici ( ripetitività x intento didascalico quindi forse una scelta voluta).
L’edizione fu curata da Cicerone
È un poema epico-didascalico
Didascalico: in quanto suo oggetto è l’esposizione della filosofia epicurea
Epico: questo aggettivo rinvia in primo luogo al metro in cui il poema è composto; rimanda anche
ai toni entusiastici con cui Lucrezio celebra Epicuro.
Scopo dell’opera:
trasmettere la dottrina epicurea. Liberare l’uomo da ogni superstizione e angoscia e dalla paura
della morte e degli dei.
Allontana l’uomo dalle tenebre in cui brancola per illuminargli il cammino attraverso la
conoscenza.
Metafora del bambino che ha timore del buio perché non riesce a percepire cosa c’è nelle tenebre e
immagina cose mostruose —> proprio come l’uomo che non conosce.
Lucrezio fa in modo che l’uomo possa raggiungere il piacere catastematico, ovvero l’atarassia —>
allontanando ogni passione e desiderio perché portano turbamento.
Gli epicurei condannano le passioni, gli interessi, le pulsioni come l’amore, l’invidia, la guerra, la
partecipazione alla vita politica ecc...
L’uomo cerca di appagare i suoi desideri con beni materiali non capendo che non saranno quelli a
dargli la felicità.
È necessario però appagare i bisogni primari e necessari (corporali) perché se il corpo sta male non
si riesce a raggiungere la felicità., tutto però con moderazione.
1/2 libro
parlano della dottrina dell’atomismo, ovvero della creazione dell’universo attraverso l’aggregazione
e la disgregazione degli atomi.
Lucrezio dunque parla della sua filosofia atomica —> universo composto da atomi infiniti. Ciascun
atomo è indivisibile e indistruttibile. Esistono anche altri mondi paralleli, tutto dipende da come gli
atomi si sono legati.
“Niente nasce dal niente” —> frase più celebre dell’epicureismo. Significa che niente si distrugge
ma tutto si trasforma, parlando della continua trasformazione degli atomi. Anche il mondo è
destinato a disgregarsi dopo aver raggiunto l’apice dello sviluppo. Visione non molto ottimista.
Il movimento che fanno gli atomi si chiama Clinamen ed è un movimento dall’ alto verso il basso.
Una forza imprevista può allontanare gli atomi e l’oggetto che prima formavano cessa di esistere.
Ruolo degli dei —> non intervengono nella disgregazione e aggregazione degli atomi perché sono
anch’essi fatti di atomi più leggeri che gli permettono di vivere in un altro mondo.
Lucrezio dunque allontana le paure degli uomini con la teoria degli atomi spiegando che è inutile
temere gli dei e le loro punizioni. Ribadisce che gli dei siano stati inventati dagli antichi per
spiegare gli eventi naturali.
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De rerum natura- Lucrezio

Il “De rerum natura” è dedicato a Memmio, personaggio illustre appartenente al partito degli optimates. Cicerone lo presenta come un coltissimo intellettuale molto amante della letteratura greca e sappiamo che fu poeta egli stesso. Formato da 6 libri tutti con proemio e finale. Il poema è rimasto incompiuto, senza ultima revisione 1)perchè al suo interno ci sono promesse che non vengono mantenute come quella di descrivere successivamente la dimora degli dei, 2) perché si trovano dei versi identici ( ripetitività x intento didascalico quindi forse una scelta voluta). L’edizione fu curata da Cicerone È un poema epico-didascalico Didascalico: in quanto suo oggetto è l’esposizione della filosofia epicurea Epico: questo aggettivo rinvia in primo luogo al metro in cui il poema è composto; rimanda anche ai toni entusiastici con cui Lucrezio celebra Epicuro. Scopo dell’opera: trasmettere la dottrina epicurea. Liberare l’uomo da ogni superstizione e angoscia e dalla paura della morte e degli dei. Allontana l’uomo dalle tenebre in cui brancola per illuminargli il cammino attraverso la conoscenza. Metafora del bambino che ha timore del buio perché non riesce a percepire cosa c’è nelle tenebre e immagina cose mostruose —> proprio come l’uomo che non conosce. Lucrezio fa in modo che l’uomo possa raggiungere il piacere catastematico, ovvero l’atarassia —> allontanando ogni passione e desiderio perché portano turbamento. Gli epicurei condannano le passioni, gli interessi, le pulsioni come l’amore, l’invidia, la guerra, la partecipazione alla vita politica ecc... L’uomo cerca di appagare i suoi desideri con beni materiali non capendo che non saranno quelli a dargli la felicità. È necessario però appagare i bisogni primari e necessari (corporali) perché se il corpo sta male non si riesce a raggiungere la felicità., tutto però con moderazione.

1/2 libro

parlano della dottrina dell’atomismo, ovvero della creazione dell’universo attraverso l’aggregazione e la disgregazione degli atomi. Lucrezio dunque parla della sua filosofia atomica —> universo composto da atomi infiniti. Ciascun atomo è indivisibile e indistruttibile. Esistono anche altri mondi paralleli, tutto dipende da come gli atomi si sono legati. “Niente nasce dal niente” —> frase più celebre dell’epicureismo. Significa che niente si distrugge ma tutto si trasforma, parlando della continua trasformazione degli atomi. Anche il mondo è destinato a disgregarsi dopo aver raggiunto l’apice dello sviluppo. Visione non molto ottimista. Il movimento che fanno gli atomi si chiama Clinamen ed è un movimento dall’ alto verso il basso. Una forza imprevista può allontanare gli atomi e l’oggetto che prima formavano cessa di esistere. Ruolo degli dei —> non intervengono nella disgregazione e aggregazione degli atomi perché sono anch’essi fatti di atomi più leggeri che gli permettono di vivere in un altro mondo. Lucrezio dunque allontana le paure degli uomini con la teoria degli atomi spiegando che è inutile temere gli dei e le loro punizioni. Ribadisce che gli dei siano stati inventati dagli antichi per spiegare gli eventi naturali.

INNO A VENERE - Proemio del poema

⁃ elenco delle virtù della divinità ⁃ celebrazione e lodi ⁃ richiesta da parte del poeta Perché Lucrezio apre il poema con un inno a una divinità nonostante screditi la religione? -per ossequio alla tradizione. Pubblico di persone dotte che avrebbero fatto un confronto con la tradizione e non avrebbero apprezzato questa innovazione. -Venere, dea dell’amore e della natura. Simbolo della natura che si rigenera, scelta solo come simbolo. Parafrasi del testo: “Aenaedum genetrix” perché Venere è ritenuta madre di Enea, progenitrice dei Romani. Inoltre la gens dei Memmi vantava discendenza da Venere. ogni essere della natura viene da lei generato. Una volta generato può godere dei raggi del Sole. Venere invocata perché deve ispirare la grazia e l’eleganza dei versi, non l’argomento dell’opera. Richiesta a Venere di portare la pace a Roma facendo richiesta di far cessare la violenza di cui si parla negli ultimi versi. Come può farlo Venere? Marte, Dio della guerra, è innamorato di Venere, che lo distrae. Grazie a lei Roma può trovare la pace.

ELOGIO A EPICURO

disprezzo della religione in quanto superstizione inventata dagli uomini. Religione sconfitta metaforicamente in questa lotta e addirittura calpestata da Epicuro. Gli uomini vengono portati allo stesso livello degli dei in quanto anch’essi composti di atomi. “Humana… obsistere contra”: in questi versi viene descritta la condizione dell’umanità prima delle scoperte scientifiche di Epicuro: l’umanità giace a terra abbattuta sotto il peso della religione. Epicuro è definito “Graius homo”, uomo della Grecia.

3/4 libro

L’anima è lo spirito vitale presente in tutto in corpo L’animus invece è la facoltà razionale dell’uomo che dimora nel petto. Chiarita questa differenza Lucrezio invita i lettori a non temere la morte e accettare con coraggio e imperturbabilità quello che verrà perché: -Dopo la morte non si ha alcuna sensazione -Anima e Animus sono anch’essi creati da atomi Lucrezio impersonifica la natura, che invita l’uomo a considerarsi soddisfatto di quello che ha vissuto. Se invece la vita dell’uomo è stata sofferente la natura lo inviterà ad accogliere la morte per non rimanere oltre in una terra che non gli ha offerto altro che dolore. Lucrezio afferma che solo gli stolti non accettano la morte Eadem sum omnia semper —> gli avvenimenti sono sempre uguali. La natura non può fare altro che riproporre gli stessi avvenimenti. La vita è sempre ripetitiva e monotona, sarebbe inutile prolungarla troppo a lungo. Taedium vitae —> noia di vivere L’uomo per riempire la propria vita si sposta, cambia luogo. Teoria delle sensazioni:

perché non allontanarsene sazio, per un sereno riposo? Se invece non ha saputo farlo, perché non porre fine a una vita di sofferenze? La Natura giustifica questo velato invito al suicidio con la sua incapacità di procurare all’individuo infelice piaceri diversi (eadem sunt omnia semper = le cose sono sempre le stesse) in quanto tutto il suo operato è contraddistinto da immutabilità. TAEDIUM VITAE Lucrezio spiega che l’uomo è gravato da un peso di cui non sa individuare né la natura né la causa e cerca di lenire la sua sofferenza cambiando freneticamente occupazione e luogo, ma invano. L’uomo sta cercando -secondo Lucrezio- di fuggire da quella parte di sé che, se volesse, potrebbe razionalmente individuare la causa del malessere indagando le leggi della natura, fino ad arrivare, grazie alla conoscenza, alla pace interiore. Lucrezio sottolinea come l’irrequietezza degli uomini sia frutto di una mancanza di conoscenza delle cause e della natura delle cose. COME LIBERARSI DELLA PAURA DELLA MORTE “Queste tenebre occorre che siano dissipate dalla visione e dalla scienza della natura”. LA VITA DEGLI UOMINI PRIMITIVI Il filosofo si oppone in modo categorico al mito dell’ “età dell’oro” in cui si sarebbe svolta la vita degli uomini primitivi, sostenendo che l’umanità avesse mosso i suoi primi passi in una realtà violenta, contraddistinta da difficoltà di sopravvivenza. In questo passo Lucrezio descrive la vita dell’uomo primitivo: ignaro di qualsiasi tecnica di coltivazione o artigianale, egli vaga per i boschi nutrendosi di ghiande e frutti, si disseta alle sorgenti, si ripara nelle caverne e vive la sua sessualità seguendo l’istinto. Un’esistenza dunque molto lontana da quella paradisiaca ipotizzata dai sostenitori dell’ “età dell’oro”. Ciò che la terra donava era però sufficiente per placare i cuori: l’uomo primitivo non era ancora dominato da quella insaziabilità che, con il passare del tempo, avrebbe reso infelice tutta l’umanità. LA PESTE DI ATENE Il poema si conclude con il lungo ex curses dedicato alla peste scoppiata ad Atene nel 430 a.C. Al te,a della peste Lucrezio giunge seguendo lo schema tradizionale degli antichi trattati di fisica, che ponevano come ultimo argomento della rassegna dei fenomeni naturali le patologie mediche. La descrizione della peste è esemplata su modello di un testo di Tucidide. A differenza di Tucidide, però, Lucrezio esaspera i particolari ripugnanti, ingrandisce le proporzioni dell’epidemia e sottolinea le ripercussioni degli aspetti fisici della peste sul morale degli ammalati. Infine, a differenza di Tucidide che conduce una relazione fredda e distaccata, Lucrezio dissemina il testo di espressioni intonate alla compassione e alla solidarietà impotente davanti alla devastazione.

LUCREZIO

Biografia: le notizie sulla sua vita sono scarse. Il nome completo era Tito Lucrezio Caro. Seguiva la filosofia epicurea, e il lathe biosas: visse una vita ritirata, appartata e solitaria (e si dice anche che fosse folle). Si ipotizza che provenisse dalla Campania perché il suo nomen (Lucrezio) era molto diffuso in questa zona, dove si diffuse molto anche l'epicureismo. Abbiamo 2 testimonianze: San Gerolamo: nasce nel 94 a.C., muore suicida nel 50 a.C., sostiene l’ipotesi della sua follia e ci informa che Cicerone ha pubblicato la sua opera. E' poco attendibile per la diceria della follia; dal confronto con altre fonti si anticipa di qualche anno la data di nascita e morte. Cicerone: un solo cenno di Lucrezio. Cicerone e suo fratello stavano curando la pubblicazione postuma (altrimenti se ne sarebbe preoccupato lo stesso Lucrezio) della sua opera. Datando l'epistula al 54 a.C. si deve anticipare la data della sua morte. Le notizie della sua follia e del suo suicidio sono nate successivamente: In ambito cristiano: San Gerolamo, scrittore cristiano, riprese una leggenda nata in ambito cristiano per denigrare e screditare il poeta epicureo, il quale credeva nella formazione dell'anima, dell'uomo e del mondo fatta da un aggregato di atomi, e che le divinità fossero totalmente indifferenti e disinteressati agli uomini (pensiero in contrasto con quello cristiano). Interpretazione e studio dell'opera a posteriori: descrizioni di incubi e allucinazioni, ossessione per la morte, cambi repentini di umore...affetto da depressione. Essendo una teoria nata a posteriori non è considerata da molti studiosi come accettabile. Il contesto storico è quello del I sec a.C.: 1° triumvirato, guerra civile tra Cesare e Pompeo e congiura di Catilina. Fu un quadro storico complicato per il cittadino, si affermarono nuove filosofie, tra cui l'epicureismo, lo stoicismo, l'Accademia, culti misterici (segreti), importanti perché assicuravano una seconda vita dopo la morte. Quindi il cittadino trovava conforto e una risposta in questi culti e nella filosofia. L'epicureismo si afferma proprio in questo periodo, e viene particolarmente ostacolato dalle classe nobili per: il lathe biosas, l'atarassia (lontananza dalla vita politica), il piacere catastematico (piacere privo di dolore e turbamento), disinteressamento degli dei nei confronti degli uomini (nella tradizione c'era il pax deorum che dava protezione all'uomo a seguito di una corretta venerazione, la religione era quindi un strumentum regni = modo per indirizzare i cittadini al rispetto del mos maiorum)e l’assenza di differenze sociali→ si diffonde soprattutto nella fascia medio bassa.

DE RERUM NATURA

È un'opera dedicata a Memmio, il quale fu pretore in Bitinia nel 58 a.C. (si conferma così la cronologia). Molti studiosi ritengono che sia rimasta incompiuta (a causa del suo probabile suicidio); a dimostrazione c'è la presenza di promesse di trattazione di determinati argomenti (es. descrizione della sede degli dei) che non vengono mantenute, e ripetizioni frequenti (in realtà per l'intento didascalico o per via della morte di Lucrezio). Sembra mancare quindi una revisione finale.

CATULLO

Catullo fu un poeta dell'età di Cesare. E' il 1° autore di liriche, quasi tutte autobiografiche→abbiamo molte informazioni sulla biografia, in particolare dalla sua opera "Liber". Numerose notizie biografiche reperite dal suo Liber e da San Gerolamo: nasce a Verona da una famiglia patrizia (lo deduciamo dal nome gentilizio), nel 87 a.C. e muore nel 57 a.C. (ma nel "Liber" c’è un riferimento alla spedizione di Cesare in Britannia (55- a.C.), quindi si posticipa almeno al 54 la data della sua morte, contrasto tra le 2 fonti). Nel 66 a.C. si trasferisce a Roma, dove partecipa ad un salotto letterario i cui membri vengono chiamati neoteroi o poetae novi. Importante è l'incontro con Lesbia (= Clodia, sorella di Publio Clodio), chiamata così in onore di Saffo, modello di riferimento per Catullo, nata a Lesbo. Viaggiò in Asia nel 57-56 al seguito di Gaio Memmio incaricato del proconsolato in Bitinia. In questa occasione visitò la tomba del fratello nella Troade (carme 101) Si perdono le sue tracce dopo il 54 a.C.; si pensa che morì giovane (30 anni).

NEOTEROI

Nel I sec a.C. fiorisce un nuovo genere letterario: la lirica. Il loro nome è stato attribuito da Cicerone in modo dispregiativo, perché scrivevano in modo disimpegnato e non partecipavano all'attività politica. I Neoteroi o poetae novi fanno parte di un circolo nel quale i poeti condividevano gli stessi ideali; c'era un legame di amicizia tra i vari poeti: Catullo, Varrone Atacino, Elvio Cinna, Licinio Macro Calvo. Di questi poeti ci sono pervenuti solo frammenti, ma di Catullo i testi ci sono giunti quasi interamente. -Le opere dei Neoteroi non erano indirizzate al pubblico, considerato ignorante. La loro letteratura è dunque elitaria, destinata ad un pubblico ristretto e colto (a volte si dedicavano i testi a vicenda), per poter fare riferimenti eruditi e colti. La fruizione avviene quindi nei circoli e nei salotti delle domus, dove partecipavano anche le donne colte e raffinate come Clodia e Sempronia. Avvengono mutamenti politici: guerra di Silla, espansione di Roma nel Mediterraneo, guerre puniche. Il contesto in cui si fonda il circolo dei Neoteroi vede molti cambiamenti: POLITICI: espansionismo di Roma CULTURALI: Roma entra in contatto con nuove culture SOCIALI: allontanamento dal mos maiorum (soprattutto dalla gravitas e dalla civitas) Gravitas: austerità (l’allontanamento da questa porta ad una vita dedita alla ricchezza, al lusso e alla corruzione) Civitas: partecipazione alla vita politica Il cittadino in questo periodo comincia quindi a prendere le distanze dalla vita politica (negotium) e preferisce dedicarsi all’otium (propensione all’ individualismo). •Catullo attinge dal patrimonio lirico greco (es. Saffo e Callimaco) aderendo alla tradizione ma non facendo una ripetizione: sono presenti riferimenti colti di altri autori curati formalmente, ma viene trasmessa comunque sincerità e intimità. Rifiuta la precedente tradizione romana (allontanandosene, introduce la lirica che meglio si presta all’ individualismo dei Neoteroi). Considera come modello Saffo e Callimaco e dimostra un desiderio di innovazione e volontà di allontanarsi dalla tradizione latina introducendo la lirica, aspramente criticata.

La lirica dei Neoteroi è elegante e formale e può essere riassunta in 4 punti: 1)BREVITAS = brevità, ricercata per rendere i versi perfetti formalmente, curati, raffinati, con un'attenta scelta lessicale e tecnica metrica. 2)LABOR LIMAE: rifinitura stilistica per raggiungere la perfezione, lunga revisione. 3)LUSUS = gioco; disimpegno politico e morale o didattico, leggerezza dei temi; poesia scritta per diletto. DOCTRINA = erudizione, inserimento dei miti poco noti al pubblico più vasto per sfoggiare la propria cultura. Si sviluppano forme poetiche predilette dai neoteroi: EPIGRAMMI: origine greca antica; componimento poetico molto breve (anche 2 versi) scritto in distici elegiaci→brevitas IDILLI: (da 'idillio') componimento poetico breve e di carattere descrittivo. Hanno caratteristiche fisse: componimenti bucolici, dove si rappresenta la realtà pastorale; rappresentazione della natura idilliaca e idealizzata con descrizioni del locus amoenus come rifugio dalle sofferenze. EPILLI: (da 'epos') stessi temi dell'epica (mito e azioni eroiche) e esametro, ma con brevitas e uno stile più elegante. EPITÀLAMI: (da talamo= letto \ stanza nuziale) componimento poetico per celebrare le nozze, carattere celebrativo. EPICEDI: componimento poetico breve per commemorare un defunto. In età ellenistica è dedicata anche agli animali domestici. (panoro di Lesbia) ELEGÌE EROTICHE: comp. poet. con schema metrico vario avente il tema dell'eros = amore (novità).

LIBER

116 carmi divisi secondo criteri metrici: 1-60 Nugae, poesie disimpegnate, leggere e in metri vari 61-68 carmina docta, più lunghi dei precedenti e dei successivi 69-116 epigrammi (componimenti brevi) CARME 1- DEDICA A CORNELIO NEPOTE Endecasillabi faleci L’attacco consiste in una domanda con relativa risposta: “a chi dedico il mio nuovo libretto? A te, Cornelio”. Cornelio Nepote merita questa dedica perché, pur occupandosi di storiografia, dimostra di saper apprezzare anche la poesia “leggera”. Lepidum novum libellum: lepidum si collega al termine grazia, novum fa riferimento alla sua poetica nuova e libellum indica la leggerezza delle sue opere (=libretto) Expolitum: “levigato” perché allora si usava levigare i bordi dei libri Nugas: termine chiave della poetica di Catullo con cui definisce “cose da poco”/ “scherzi” le sue poesie. I due aggettivi doctis et laboriosis esprimono l’ammirazione di Catullo per un’opera di grande impegno, a cui egli contrappone l’esilità delle sue nugae. Virgo: si riferisce alla Musa protettrice dei poeti. CARME 2 E 3- IL PASSEROTTO DI LESBIA-IN MORTE DEL PASSERO Il carme 2 si apre con la descrizione del passero che gioca con la sua padrona e si chiude con una nota di amara ironia nel constatare come a Lesbia basti ben poco per placare la sua pena (dolor) e la tormentosa passione d’amore (gravis ardor). Il carme 3 è un lamento funebre per la morte del passerotto che ha provocato in Lesbia un dolore inconsolabile: Catullo, passando da un registro stilistico patetico e solenne a uno tenero e affettuoso, partecipa alla sofferenza della donna amata. In entrambi i carmi Lesbia e Catullo protagonisti.

CARME 73- L’AMICIZIA TRADITA

La delusione per l’amicizia tradita (non ci sono nomi né circostanze specifiche) si traduce in una desolata riflessione: l’affetto non è mai ricambiato, la buona azione si ritorce a danno di chi l’ha compiuta, l’amico più caro si trasforma in un nemico. Amarezza di Catullo: espressione dell’Io poetico. Da questo punto di vista si distanzia dalla tragedia greca. Metro: distici elegiaci. CARME 93- CHE M’IMPORTA DI CESARE? Il distico pare essere una risposta secca e sprezzante di fronte a qualche tentativo di Cesare di riconciliarsi con Catullo, dopo la serie di feroci epigrammi che Catullo aveva scagliato contro di lui e i suoi amici, raccogliendo anche le più volgari dicerie che circolavano sul suo conto. CARME 101- SULLA TOMBA DEL FRATELLO Nel viaggio di ritorno dalla Bitinia, Catullo si ferma in Asia Minore, nella Troade, per visitare la tomba del fratello, la cui morte, avvenuta pochi anni prima, lo aveva gettato nella disperazione. Il carme richiama gli epigrammi funebri nella forma (colloquio diretto con il morto) e nel contenuto. Formula d’addio “ave atque vale” con cui gli dà l’addio. Metro: distici elegiaci.