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appunti informativi sull'eutanasia
Tipologia: Appunti
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Eutanasia letteralmente dolce morte dal greco ε 1 F 5 0θανασία, come riportato da wikipedia è il procurare intenzionalmente e nel suo interesse la morte di un individuo la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica.
Su questa pratica si sono battuti e si scontrano tutt’ora le opinioni discordanti dello e stato, della Chiesa e in particolare di credenti e non credenti.
L’eutanasia non può e non deve essere legalizzata poiché il desiderio di morire deriva semplicemente da un’atmosfera culturale che non coglie nella sofferenza alcun significato o valore( come affermato da giovanni paolo II). Attraverso questa pratica l’uomo non fa altro che pensare di potersi impadronire della possibilità di decidere della vita e della morte. La pratica della dolce morte non deriva inoltre solo da una presunta pietà nei confronti del paziente ma viene giustificata anche da ragioni utilitaristiche volte ad evitare spese improduttive troppo gravose per la società.
Per la chiesa infatti tutto ciò che è contro la vita stessa e quindi ogni genere di omicidio ( genocidio, aborto, eutanasia, o suicido volontario) danneggiano l’Onore del creatore.
Come affermato da umberto veronesi, è legittimo da parte della chiesa promuovere le proprie idee e essere fedeli ai comandamenti di dio (tra cui appunto “non uccidere”), ma è giusto imporre tali comandamenti anche a chi non ha la fortuna di essere credente?
Per la chiesa Dio ci ha donato la vita e per questo appartiene solo a Dio il diritto di togliercela.
Ma è giusto attribuire solo a Dio questo diritto e privare l’uomo stesso della libertà di scelta sulla propria esistenza?
Una buona parte della popolazione italiana è non credente o solo parzialmente credente e quindi è privata della fortuna di chi è crede in Dio. Quest’ultimo infatti, in quanto religioso non può che essere contrario all’eutanasia; chi non crede invece è legittimato ad avere dei dubbi.
Per comprendere al meglio perché l’eutanasia, in particolare in presenza di un testamento biologico ( un rifiuto scritto a vivere come un vegetale), debba costituire un diritto di ognuno, è necessario capire quale differenza intercorre tra la vita biologica e quella biografica.
La prima è costituita all’insieme delle funzioni vitali del corpo, cessate le quali una persona è legalmente morta, la seconda comprende invece l’insieme delle esperienze, delle gioie, dei dolori e della relazioni tra persone. È importante riconoscere la superiorità di quest’ultima che pur essendo più breve è quella realmente significativa, che differenzia l’esistenza di un uomo da quella di una rapa ( umberto eco). L’eutanasia si basa infatti proprio sul riconoscimento del fatto che quando la vita biografica cessa o diviene intollerabile deve essere presa in considerazione l’eventualità di porre un termine alla vita biologica.
Il progresso medico e le nuove tecnologie, come ci informa il cardiologo carlo maria martini, consentono oggi di protrarre la vita pure in condizioni estremamente critiche ; in questi casi servono la sagezza e l’obbiettività per porre fine ai trattamenti quando non giovano più alla persona.
Si tratta appunto di astensione all’accanimento terapeutico, diverso dall’eutanasia e accettato dalla chiesa ( come si può vedere nel catechismo della chieda cattoli ca n 471/2278). Ma è molto sottile la differenza che intercorre tra i due, motivo per cui è altrettanto difficile definire quando, e se, un intervento medico o la cessione di determinate cure siano adeguate o no.
La decisione dei medici in favore di ciò non si basa su una regola generale per questo in casi simili, come per il suicidio assistito, deve essere preso in considerazione il volere del paziente.
La scelta di un uomo di mettere fine alla propria esistenza( unicamente biologica) , come affermato da Umberto eco, è direttamente collegata al bene degli altri. l’unica condizione che renderebbe positiva la vita biologica è il pensare adessa come una sorta di sogno paradisiaco. Ma non sarebbe giusto come afferma umberto eco “ditruggere la vita di altre persone dei propri cari , dargli false speranze o costringerli a fare sacrifici solo per un attimo di paradiso virtuale.
La Stessa morale laica e cristiana spingere l’uomo al “sacrificio”, per il bene del prossimo e della comunità. Ne sono un esempio pietro micca ( sacrificatosi per salvare i torinesi) o i santi della chiesa, morti martiri per non tradire la parola di dio.
L’eutanasia allo stesso modo , non è solo una tentazione dei malati inguaribili o morenti di risolvere il problema di soffrire eliminandolo alla radice ( giovanni paolo II), ma anche una scelta coraggiosa di alleggerire i propri cari di un peso inutile, in quanto sopravvivere “come una rapa” ( u. eco) non vuol dire vivere realmente.
È inopportuno non legalizzare l’eutanasia quando è posta un’esplicita richiesta del paziente ( testamento biologivoco) di cessare la sua esistenza. E anche nel caso questa non ci fosse, alla morte biografica, l’uomo non è più tale ma un semplice corpo e il possesso della decisione di decidere sul “futuro” di esso dovrebbe legittimamente passare ai famigliari, che conoscendolo meglio di qualsiasi ministro o senatore o della chiesa stessa , potrebbero operare secondo il volere del proprio caro.
Fatte queste considerazioni e affermata la superiorità della morte biografica a quella biologica che diritto ha lo stato, la chiesa o la medicina di impedire a ogni uomo di scegliere della propria vita?
Nessuno.