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Eutanasia, in greco antico, significa letteralmente buona morte. Oggi con questo termine si definisce correntemente l’intervento medico volto ad abbreviare l’agonia di un malato terminale. L’eutanasia può essere passiva, quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato, attiva, quando il medico causa, direttamente, la morte del malato, attiva volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato. Nell’ambito dell’eutanasia rientra anche il suicidio assistito, ovvero l’atto autonomo di porre termine alla propria vita compiuto da un malato terminale in presenza di un medico e con mezzi forniti da lui stesso. Il tema dell’eutanasia attira da sempre l’attenzione dell’opinione pubblica, tutti ne discutono e ci si chiede se si tratti di una pratica giusta o meno. Si tratta secondo me di una pratica giusta. In primo luogo, date le tante lotte fatte per dare sempre più diritti alle persone, e vivendo in una democrazia, mi sembra assurdo non considerare il voler togliersi la vita un diritto e non lasciare scegliere alle persone la propria sorte. In secondo luogo, il dolore e la sofferenza che una persona prova durante una malattia, sono incomprensibili per una persona che non c’è passata, la decisione quindi deve essere solo del malato e se lui decide di voler mettere fine a tutto, la società non deve sforzarlo a sopportare tutte le sue sofferenze. Inoltre, penso che per un malato che vuole morire e che però non può, la sofferenza si moltiplica se deve sopportare anche il non poter fare ciò che vuole della propria vita e Però, molti pensano che la vita umana debba essere tutelata fino alla fine, e che nessuno, nemmeno relativamente a sé stesso, può appropriarsi del diritto di porle fine prima della sua fine. Infatti sostengono che non si può conoscere il corso delle cose e che quindi si potrebbe aprire una possibilità di guarigione. Altri invece sono contro alla pratica perché credono che la vita sia un dono di Dio e che quindi solo lui può deciderne il destino. Certo la pratica va contro ogni morale, ma penso che, se si arriva a tal punto da scegliere la morte, la sofferenza è tanta e che quindi, per me, diventerebbe immorale anche obbligare una persona a grandi dolori e come quasi tutti i casi nella storia (come per esempio quello di Giovanni Nuvoli del 2007 che, pur di morire, iniziò uno sciopero della sete e della fame che lo portò alla morte) tale persona troverebbe un altro modo. Quindi, per concludere, penso non esisti una vera e propria soluzione al problema dell’eutanasia, ma credo che l’unica cosa da fare sia di appoggiare le decisioni altrui.