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Il documento contiene la descrizione e l'interpretazione di tre tragedie Euripidee: eracle, elena e baccanti
Tipologia: Appunti
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Euripide rivisita i miti con nuovi significati Eracle è una tragedia successiva al 426. TRAMA PAG 270 Il vero eroismo è accettare il dolore e quello che porta la sorte, il vero eroismo è vivere Eracle pronuncia questa famosa frase εγκατετησω τον βιον. Eracle nel mondo greco è un eroe civilizzatore, che supera fatiche immani, libera le terre e i mari dagli essere mostruosi che prima le popolavano, eroe per eccellenza del mondo dorico perché ha quel coraggio, virtù atletico-militari che formavano il nucleo della civiltà dorica. Eracle di Euripide è per metà l’eroe glorioso della tradizione, poi dopo l’eccesso di follia è un essere fragile, solo davanti al dolore davanti agli dei che l’hanno abbandonato, davanti alla società, davanti a se stesso perché avverte che c’è una parte di sé che non conosce, che non è in grado di controllare. Il nodo della tragedia è la follia di Eracle che è una delle scene più agghiaccianti e moderne del dramma attico PAG 342 FOLLIA DI ERACLE Euripide mostra una straordinaria precisione nel descrivere i sintomi della follia: Eracle resta prima muto poi rotea gli occhi iniettati di sangue, gli cola la bava sulla barba, ha la risata del folle, compie gesti inconsulti, crede di guidare un carro inesistente, quanto torna in sé si rende conto dell’accaduto e prova vergogna di quello che ha fatto e si rannicchia vicino ai cadaveri coprendosi col mantello per isolarsi dal mondo e in questa posizione resta 200 versi in uno stato di autocommiserazione e logorato dai sensi di colpa Versione della regista Emma Dante: nell’Eracle usa tutte donne per i ruoli maschili perché le interessa la fragilità di Eracle. A indurre la follia ad Eracle è Lissa, divinità che scende dal θεολογειον =piattaforma da dove scendono gli dei La concezione tradizionale considera la pazzia come intervento divino. Euripide però dà una spiegazione scientifica della pazzia: analizza i sintomi rifacendosi a una fonte medica cioè l’analisi dei sintomi deriva da un testo di Ippocrate sulla “malattia sacra ”. Il morbo sacro era l’ epilessia che era ritenuta di origine divina ma Ippocrate aveva escluso che le varie forme di pazzia fossero dovute ad un intervento demonico. Secondo Ippocrate erano dovute ad un'alterazione dell’equilibrio degli elementi. La pazzia è dovuta a un eccesso di secrezione di bile nera ed Eracle è definito μελαγκολικος Nel momento in cui si rannicchia è un tratto di realismo perché la fase depressiva segue sempre il momento della follia e comporta un impulso all’autodiffusione. Si vede quindi la capacità di Euripide di indagare gli abissi della psiche umana. La tragedia è a dittico perché è a due aspetti: l’insorgere della follia trasforma il vincitore delle 12 fatiche in un assassino che si tormenta CONFRONTO TRA FOLLIA DI ERACLE E AIACE L’odio di Era nei confronti di Eracle comporta l’intervento di Lissa, dea della pazzia però Eracle è reso folle senza avere una colpa. Aiace impazzisce per volta di Atena che vuole punire la sua ύβρις e si suicida. Eracle grazie a Teseo sopravvive. È quindi mutato il contesto sociale. Aiace era esponente di una civiltà di vergogna in cui bisogna morire o vivere bellamente. Per Eracle la sopportazione della vita è un atto di eroismo e questo è un aspetto nuovo del mito. Eracle privato del suo completamento eroico trova una nuova dignità nella consapevolezza della sua fragilità e trova conforto nella filia=amicizia. Teseo introduce un tema importante: solo nella solidarietà degli altri uomini un individuo sofferente può trovare aiuto perché gli dei sono assenti o ostili. Gli dei sono accusati di non
offrire niente, di non curarsi degli uomini, di non fare differenza tra buoni e cattivi ed è Teseo che ha questa impostazione laica. (pag 271) Gli dei hanno commesso le stesse nefandezze per cui puniscono gli uomini. La posizione di Teseo sembra atea. Sembra che una religione che si basa sui racconti dei poeti abbia meno credibilità ma questo non è ateismo. Euripide ha una concezione del divino più alta che si stacca dall’ antropomorfismo e rifiuta ogni parentela tra dei e uomini. ELETTRA Non siamo in grado di dire se precedesse o seguisse l’omonima di Eschilo È l’opera più originale e polemica nei confronti del modo tradizionale di imitare il mito tragico. Euripide sceglie di adottare dei tratti realistici e quotidiani di presentare il mito anche nel linguaggio perché l’ambientazione è nuova, non più la reggia ma la casa dell ’αυτουργος e altra innovazione Elettra è sposata. Era sempre stata rappresentata come una παρθενος =vergine e non solo lei principessa è socialmente declassata e la sua rabbia si vede sin dall’inizio quando Elettra non può partecipare a un rito sacrificale perché non ha gli abiti e l’acconciatura che si addicono alla figlia di Agamennone TRAMA (pag 273) Oreste mandato in esilio da bambino è cresciuto ed è spinto da Apollo a vendicare il padre Agamennone. Clitemnestra ed Egisto nel timore che possa nascere un erede che si vendichi dell’uccisione di Agamennone ha fatto sposare Elettra con un contadino che per rispetto non ha consumato il matrimonio. Oreste si presenta con Pilade alla casa di Elettra ma non si fa riconoscere. Il contadino li invita in casa e va a chiamare il vecchio pedagogo che un tempo permise la fuga di Oreste e che ha trovato i resti del sacrificio lasciato da Oreste sulla tomba del padre insieme a una ciocca di capelli e un’orma simile a quella di Elettra. Lei non crede alle prove che aveva usato Eschilo per il riconoscimento quindi questa scena è rivisitata in chiave razionalistica. Elettra smonta queste prove ma riconosce il fratello quando il vecchio pedagogo riconosce una vecchia cicatrice che Oreste si era procurato a caccia inseguendo un cervo. A questo punto Oreste uccide Egisto nei campi e Elettra attira Clitemnestra a casa sua dicendole che ha appena partorito un macchio. Clitemnestra in casa è uccisa da Oreste, indeciso che solo con l’aiuto di Elettra attua la vendetta. Sconvolti dal matricidio i due fratelli si pentono: ex machina scendono i dioscuri Castore e Polluce che concludono il dramma prescrivendo ad Oreste di far sposare Elettra a Pilade mentre lui perseguitato dalle Erinni andrà ad Atene dove sarà processato e assolto. Euripide prende anche le distanze abbassando socialmente la protagonista e inserendo nel mito gli umili, il pedagogo e il marito di Elettra. Lui è paradigma dell’ ευγενεια da opporre alle ricchezze. Il contadino che non consuma le nozze per riguardo a una sposa a lui superiore e che non lo ha scelto è nobile indipendentemente dalla sua nascita, solo la virtù per natura è un possesso sicuro, il denaro in mano a persone ingiuste conta poco è quanto dice elettra davanti al cadavere di Egisto. Tema del matricidio : in Eschilo non era problematizzato perché Oreste nel compiere la vendetta di Agamennone su sua madre eseguiva un ordine di Apollo. In Euripide c’è uno scetticismo verso il volere di Apollo e verso l’oracolo che ha istigato al matricidio per cui non solo Oreste esita ma dichiara l’assurdità e l’ingiustizia del responso di Apollo. Se non c’è più il dio a fare da sponda allora l’azione dipende dalla responsabilità individuale dell’uomo che
Euripide ritiene la guerra una realtà assurda e ne prende le distanze. La μεχανη È una tragicommedia perché anticipa atmosfere della commedia nuova, per l’intreccio romanzesco anticipa anche il romanzo ellenistico ma ci sono anche temi seri:
Artemide alla fine preferisce sacrificare una cerva questo non sminuisce il gesto della fanciulla anzi ne esalta il coraggio. Ifigenia che sottostà al sacrificio è la sottomissione al potere maschile. Se la parte giovane di Ifigenia rappresenta la sottomissione femminile, la donna rappresenta la forza di opporsi a questo ruolo sociale della donna. È una tragedia di particolare raffinatezza formale per le parti corali e indica come Euripide progredisca sempre verso una forma d’arte più elaborata TESTI pag 285 vs 1375-1386 Ifigenia decide di abbracciare la ragion di stato pag 377-378: sono due ρήσεις uno nel quarto e uno nel quinto episodio. Nel quarto la preghiera di ifigenia di non essere sacrificata nel quinto la decisione di voler morire BACCANTI (trama 286) Religione Dionisiaca : nel teatro era in rilievo l’importanza di Dioniso. Le baccanti sono l’unica tragedia che abbia per protagonista Dioniso. I rituali sono molto cruenti. La tragedia presenta un Dionisismo storicizzato che si è diffuso in grecia dall’8 secolo ac durante la colonizzazione greca: ha favorito il sincretismo ossia la fusione di nuovi culti. Il culto Dionisiaco è ormai accolto tra le attività religiose della poleis, trova diffusione tra gli emarginati della divisione olimpica che prima privilegiava l’aristocrazia e escludeva donne e schiavi dal culto. Religione a carattere orgiastico e misterico. I greci consideravano il giusto mezzo come valore suprema quindi non potevano accettare la forma più violenta del Dionisismo e allora fissarono molto presto le forme canoniche del culto di Dioniso. Διονύσος compare già nelle tavolette in lineare B, divinità di origine Tracofrigia , detto anche Bromio e Evio. Da bacco deriva uno dei nomi delle sue seguaci, le baccanti, l’altro nome è Menadi. Bromio è legato a βρομος =strepito rappresentato come toro o leone dio dei terremoti. Evio è legato a ευοι =grido onomatopeico del rituale dionisiaco. Le feste di Dioniso sono feste notturne παννυχις a cui prendono parte solo le donne che indossano pelli di cerbiatti chiamati Nebridi perché favorisce il legame delle donne col mondo animale. Le donne hanno in mano il tirso : bastone rituale, un ramo in cui vengono avvolti ciuffi d’edera in cima aveva una pigna che serviva a legare al mondo vegetale, poteva servire per far zampillare latte e miele o acqua o vino ma poteva essere usato come arma da getto. La pianta sacra era quindi l’edera con cui vengono intrecciate le corone delle baccanti. È una pianta sempreverde che evoca l’immortalità. Il suo legame con Dioniso prevede quello con la vite e il vino. Il rituale è detto Θίασος. Le Menadi è connesso a “mania” perché il dio determina il turbamento psichico. Le baccanti si recavano in accompagnate da strumenti musicali come flauto, timpani, cimbali, sonagli. L’intensità ossessiva del suono provocava la μανία ossia una sorta di invasamento, sentivano il dio dentro di loro, si abbandonavano a danze sfrenate. Quando le donne si abbandonavano alle danze e la cerimonia raggiungeva il culmine in tema orgiastico abbiamo il rituale sanguinoso delle σπαραγμός ossia fare a pezzi le carni della vittima animale, nella tragedia la vittima sarà il re Penteo. I brandelli di queste carni venivano distribuire tra i fedeli crudi perché li mangiassero= ωμοφαγια. La carne calda e sanguinante rappresenta mangiare il dio e quindi trasferimento della potenza vitale del dio in chi la ingerisce. L’aspetto di questi rituali era il contatto con il dio.
montagna, riposo, la vestizione con pelle di cerbiatto, l’allargamento delle bestie selvatiche, le fonti di acqua latte e miele che stillano dai colpi di Tirso e lo σπαραγμός. Qui la distruzione delle mandrie è causata dai pastori e dai mandriani che intendono catturare le baccanti che fino ad allora non praticavano nulla di violento. Gli animali sono fatti a pezzi a mani nude e non con il coltello sacrificale. Euripide descrive un atto non regolato da regole delle polis. Ad Atene non c’erano pratiche così estreme per cui Euripide evoca rituali ancora selvaggi rimasti in Macedonia. Nel testo c’è armonia perché le baccanti sono volte nell’atto materno di allattare cuccioli di lupo o cerbiatti. Il mandriano è coinvolto in questo incanto vs 715 si insinua la ragione L’orrore della scena si fonde con θαύμα : per Penteo questo è il momento della scelta che può salvarlo o distruggerlo. Del racconto del messo lui coglie solo la certezza che una schiera di donne è sfuggita all’ordine maschile e rappresenta un pericolo e quindi decide di continuare la sua θεομαχια =lotta contro il dio da cui uscirà sconfitto. BACCANTI COME TRAGEDIA RELIGIOSA (pag 287) Ad alcuni critici è apparso sorprendente come un drammaturgo ateo abbia concluso la carriera con una tragedia di argomento religioso Alcuni pensano che sia un sorta di conversione e ha visto nelle baccanti l’opera di un poeta vicino alla morte che riscopre il significato del divino nel mondo e chi ha visto nelle baccanti un’estrema polemica dell’Euripide razionalista contro la religione rappresentando Dioniso come un dio crudele, privo di dimensione etica, vendicatore È improbabile che un Euripide convertito avrebbe sottolineato gli aspetti più crudi del culto dionisiaco. Dalle baccanti Dioniso esce vincitore ma non è possibile riconoscere una divinità gioiosa cantata all’inizio del dramma. Quando Dioniso di allontana da Tebe lascia una famiglia annientata è una madre che ha fatto a pezzi il proprio figlio. Anche Penteo, rivale di Dioniso non è un personaggio positivo ma autoritario e violento. Penteo più che essere un difensore della ragione esprime la crisi della ragione nella sua chiusura “una mente che non lascia spazio al tutto è una mente che fallisce il suo compito”. A Penteo rappresentante della cultura della poleis questo rituale straniero in cui le donne vagano per i monti sembra socialmente pericoloso perché mina le fondamenta della società e della famiglia. Nella sua mentalità chiusa Penteo pensa che i riti notturni delle baccanti siano una sudicia trappola per ingannare le donne. Nella trama però Penteo ha un’inconscia attrazione verso il mondo irrazionale dei miti dionisiaci e questa attrazione emerge quando ammaliato da Dioniso assume abiti femminili per andare a spiare le baccanti. Si deve rinunciare al dibattito teologico: al centro dell’opera c’è il tema della follia-> operare di forze cieche e potenti all’interno della mente umana. La follia rappresentata nelle baccanti non è un cedimento come nell’Eracle ma è espressione di un rito. Nelle baccanti Euripide vede l’espressione di una forma diversa di umanità. Le donne sul monte hanno rinunciato alla famiglia e vivono un’esperienza nuova sentendo scorrere in sé un'energia selvaggia che si esprime attraverso la danza che innesca adrenalina. Sul monte di crea una anticittà in cui domina l’irrazionale e una naturalità governata dalle donne che si sono liberate dai condizionamenti e vivono appagate un’esperienza comunitaria. Il dramma propone uno scontro tra due modelli di civiltà: il modello prodotto della polis e l’ambiente Dionisiaco mistico. Nessuno dei due prevale perché alla fine il mondo cittadino è fragile di fronte alle forze oscure del Dionisismo. GIUDIZIO DI EURIPIDE Nella tragedia “Le rane di Aristofane” racconta la discesa di Dioniso agli inferi per recuperare il miglior tragediografo. Commedia del 405 e appartiene alla fine della produzione di Aristofane. Alla fine abbiamo l’αγών tra Euripide ed Eschilo su chi sia il
miglior tragico tra i due. Aristofane attribuisce ad Euripide una celebre dichiarazione di poetica secondo cui egli ha introdotto nella tragedia τα οικεία πράγματα =i fatti quotidiani, risultando il decadentore della tragedia vestendo i personaggi di stracci. Quella di Euripide è un attentato alla tradizione. Demonizza tutte le innovazioni di Euripide mitizzazione dei personaggi, donne come protagonista, temi scandalosi, la retorica, l’introduzione della? Nella poetica Aristotele loda Euripide come il più drammatico dei poeti perché presenta la parabola compiuta dai personaggi che passano dalla felicità all'infelicità. Si deve ad Aristotele la frase in cui Sofocle rappresenta gli uomini come devono essere Euripide gli uomini come sono. I loro giudizi sottolineano come il personaggio del mito non sia più né centrale né abbia statura eroica ma sia caratterizzato da debolezza psicologica. Euripide inserisce agoni verbali perché risente dell’influenza sofistica. L’agone dà voce a punti di vista diversi perché ciascun personaggio è portatore di verità-> relativismo perché sottolinea le contraddizioni della realtà e si fa portavoce della crisi delle certezze dell’epoca di Euripide. Per Aristofane Eschilo è per eccellenza maestro della polis perché portavoce di valori e pensieri forti e costruttivi. Euripide col suo razionalismo mette in dubbio i valori tradizionali ed è considerato responsabile della fine della tragedia anche se oggi si sostiene che e anche lui esercita una tradizionale funzione didattica “del dubbio, delle incertezze, della sospensione del giudizio”. Le interpretazioni dell’ideologia di Euripide sono varie: alcuni dicono razionalista seguace dei sofisti oppure irrazionale che indaga gli aspetti oscuri dell’animo umano. Sono interpretazioni però parziali perché Euripide rifiuta soluzioni definitive: non si fa illusione sulla potenza del logos che non altera i rapporti di forza, non condivide l’ottimismo socratico, non nega l’esistenza degli dei da ateo: la sua religiosità è tormentata perché cerca i segni degli dei nel mondo umano: Eschilo celebrava Zeus, Sofocle ne descrive la potenza, Euripide lascia che i suoi personaggi invochino Zeus che però è difficile da intendersi e gli dei sono ambigui. Nell’ elettra c’è una polemica antidelfica perché Apollo è accusato di aver istigato Oreste. L’arte di Euripide procede τύχη principio che determina l’esistenza e in questo anticipa l’età ellenistica in quanto si erge a divinità. Da un punto di vista politico Esiodo prima è filo pericleo poi si distacca perché non condivide l’ideologia della guerra adoltranza dei democratici radicali. Non significa che passa dalla parte dei conservatori ma tiene una posizione autonoma orientata verso un messaggio pacifista quindi lontana dalla vita politica reale guerrafondaia e imperialista. A partire dalle baccanti il suo disimpegno diventa più radicale perché la poesia si afferma come valore autonomo nel canto lirico, si manifesta il desiderio di evasione in luoghi remoti, emerge il tema dei legami familiari. Il grecista De Benedetti della normale di Pisa trova nelle baccanti…. Euripide si apre a considerare gli strati umili della società perché gli umili sono contrapposti aristocratici e nobiltà di sangue. Questo aspetto interpretato da Aristofane nella commedia di stracci di Euripide COMMEDIA Anche per la commedia Aristotele da una definizione: soggetti vivi sul piano del brutto e il suo elemento è το γελοιον = il ridicolo. La tragedia attinge a soggetti eroici con lo scopo di suscitare nello spettatore pietà e terrore. La commedia ha come soggetto il ridicolo e lo ottiene portando sulla scena dei soggetti vivi ossia non nobili e inferiori, non fonti di dolore