



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti dettagliati su Aristofane e le sue commedie
Tipologia: Dispense
1 / 7
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Aristofane nacque nel demo ateniese di Citadenèo intorno al 445 a.C. da una famiglia agiata. Della sua vita si sa ben poco: non partecipò alla vita politica e non ricoprì cariche pubbliche, ma nel 426 fu trascinato in tribunale dal leader ateniese Cleone. Nella sua carriera, Aristofane compose 44 commedie; ottenne quattro vittorie alle Lenee ed una alle Dionisie. Ci sono pervenute 11 sue commedie complete: Acarnesi; Cavalieri; Nuvole; Vespe; Pace; Uccelli; Tesmoforiazuse; Lisistrata; Rane; Ecclesiazuse; Pluto. LE COMMEDIE ACARNESI Gli Acarnesi furono rappresentati nelle Lenee del 425 a.C. ed ebbe il primo premio. La struttura della commedia rispecchia uno schema triadico che diventerà ricorrente in Aristofane: Situazione problematica; Idea ingegnosa e surreale dell’eroe comico; Conseguenze. La comicità emerge a tutti i livelli: Creatività delle situazioni; Inventiva lessicale; Attacchi politici.
La commedia appare priva di intreccio e di unità, presenta una scarna e troppo fragile linea, esulta per situazioni banali o scurrili, è legata a uomini o cose non sempre evidenti o rilevanti. Difetta insomma di plausibilità se non di attualità. CAVALIERI I Cavalieri furono rappresentati alle Lenee del 424 a.C. ed ottennero ancora il primo premio. La commedia si stacca dal consueto schema aristofanesco. La trama è lineare e priva di divagazioni. Nei Cavalieri colpisce la mancanza di un vero protagonista, di un eroe comico portatore di valori positivi. Le trasformazioni dei personaggi restano inspiegate ed inspiegabili; ma Aristofane era consapevole che il dramma può provocare miracoli, e che il pubblico a teatro non solo accetta, ma vuole il miracolo, sapeva che avrebbe reso entusiasmante il suo pezzo dandogli quel finale in bellezza che era nei voti dell’uditorio. Aristofane ricava i migliori spunti comici dalla baruffa, dallo scontro, che assume talora toni incalzanti e di estrema vivacità metrica. NUVOLE Le Nuvole furono messe in scena alle Grandi Dionisie del 423. Il dramma pervenuto fino a noi non è quello originale; infatti Aristofane, contrariato per la sconfitta che riteneva immeritata, rielaborò la sua commedia per riproporla al pubblico. Le Nuvole vanno contestualizzate in un momento storico-politico assai delicato: è da pensare che la guerra abbia indotto i ceti popolari e non acculturati, o tradizionalisti, a guardare con ostilità alle teorie fisiche e a quelle relativistiche e razionalistiche sull’incivilimento umano, di matrice anassagorea, a considerarle responsabili dell’ateismo che dissolveva i fondamenti divini della legge, e dell’individualismo che minava il bene sommo della concordia tra uguali. La situazione politica era fortemente conflittuale e ricca di tensione, tanto da poter anche sfociare in atti violenti e prevaricatori. La figura di Socrate è molto rilevante nella commedia. Il filosofo compare per la prima volta a mezz’aria, appeso ad una cesta, intento allo studio dei fenomeni fisico-cosmologici. Socrate viene poi connotato come una sorta di cialtrone, caratterizzato da uno stato ambiguamente laico e religioso al tempo stesso.
La rappresentazione degli Uccelli avvenne alle Dionisie del 414 a.C.; è la commedia più lunga di Aristofane e con il maggior numero di personaggi ed ottenne il secondo premio. Gli Uccelli andarono in scena nell’anno successivo al massacro di Melo; era già partita, inoltre, la spedizione ateniese in Sicilia, destinata a concludersi l’anno dopo con una disfatta. Si è parlato di una graduale “spoliticizzazione” del poeta, ritenendola diretta conseguenza dell’amarezza del momento storico. Di fronte ad una guerra sempre più violenta e spietata, Aristofane si rifugerebbe dunque nel puro sogno e nell’utopia, ipotizzando un mondo alternativo e mostrando crescente disgusto e sfiducia per l’avvenire di Atene. Nella commedia l’“eroe comico” afferma se stesso contrapponendosi ad una collettività; la sua dissociazione dalla polis deriva dalla frustrazione, dal sentirsi oggetto e non soggetto dell’attività politica. Alla società umana, violenta ed ingiusta, si contrappone dunque l’aereo, ideale mondo degli uccelli. La superiorità dei volatili sugli uomini viene da loro stessi proclamata orgogliosamente nella parabasi. All’interno della città degli uccelli, poi, funziona un’etica puntualmente opposta a quella del mondo umano, con totale permissività e abolizione di ogni genere di tabù. Particolarmente spregiudicata e irriverente, se non blasfema, è la presentazione degli dèi olimpici, ridotti a poveri esseri costretti a chiedere pietà per sopravvivere. TESMOFORIAZUSE Le Tesmoforiazuse prendono il titolo dal coro, formato da donne ateniesi che celebrano le Tesmoforie, cioè una festa esclusivamente femminile in onore di Demetra, legata ai riti della fertilità. Furono rappresentate nel 411 a.C. La commedia mira a colpire, al tempo stesso due poeti (l’effeminato Agatone ed il misogino Euripide) e le donne. Si dovrebbe parlare di una misoginia dello stesso Aristofane, che davanti al suo pubblico maschile presenta un’immagine pesantemente negativa delle donne. Nel complesso, la commedia appare “un candido divertissement”, che aggira il tema politico ed affronta invece una discussione antropologica e letteraria che doveva essere molto attuale, rispettivamente sul ruolo delle donne e sul nuovo teatro euripideo. LISISTRATA La Lisistrata fu rappresentata nel 411 a.C. non si sa se alle Lenee o alle Dionisie ed ha come tema principale lo sciopero sessuale delle donne.
Il giudizio complessivo su questa commedia è stato sempre condizionato dalla sua evidente oscenità e dalla scabrosità di parecchie scene. L’idea salvifica di Lisistrata si articola in effetti su due livelli, uno privato ed uno pubblico: al primo appartiene lo sciopero sessuale, che si attua all’interno dei nuclei familiari, al secondo si riferisce l’occupazione dell’acropoli da parte delle donne anziane, che ha uno scopo pratico ed uno scopo politico e religioso (l’appropriazione di uno spazio privilegiato, tradizionalmente maschile). La protesta delle donne rispecchia la volontà di superare la loro tradizionale esclusione dalla vita politica, lo sciopero del sesso è un’idea che serve a divertire e solleticare il pubblico maschile per la sua palese assurdità ed inverosimiglianza. RANE La rappresentazione delle Rane avvenne alle Lenee del 405 a.C. ed ottenne il primo premio. La commedia presenta due parti radicalmente differenti: La prima presenta la catabasi; La seconda si basa essenzialmente sull’agone. Il titolo delle Rane deriva dal coro secondario ed esaurisce la sua funzione in un breve momento episodico; tuttavia la problematicità di questo gracidante gruppo canoro è notevole: non si comprende dove fosse collocato e quale significato simbolico avesse. ECCLESIAZUSE Le Ecclesiazuse furono rappresentate nel 392 a.C., forse alle Lenee. La commedia mostra caratteristiche nuove: l’assenza della parabasi e della parodo. Dopo le Tesmoforiazuse e la Lisistrata, le Ecclesiazuse costituiscono la stessa commedia aristofanesca in cui le donne ricoprono un ruolo di primo piano. Il loro “colpo di stato”, a prima vista, dà origine ad “una società ordinata e uniforme, senza ingiustizie, anzi senza più nessun squilibrio economico, e per questo fine, una società disposta a rinunciare a ogni forma di possesso privato e a ogni struttura esclusiva, ivi inclusa la microstruttura affettiva della famiglia. Strumento della riforma è il comunismo; le donne infatti “privando gli uomini della proprietà, li pongono sul loro stesso piano, autolegittimando quindi il loro ruolo gerarchico di amministratrici.
Aristofane si mostra spesso consapevole della necessità di “educare” il pubblico per migliorare la società. Il poeta spesso deplora la decadenza inesorabile della sua società e ne rimpiange il glorioso passato. Il pacifismo di Aristofane, più che rivelare una posizione politica aristocratica, sembra una scelta neutrale e comunque ostile ai demagoghi guerrafondai. Fu coniato il verbo “euripidaristofaneggiare” per indicare la contraddittorietà della contestazione di Aristofane e la sua sostanziale imitazione dello stile di Euripide, autore che egli conosceva alla perfezione e che forse per molti versi ammirava. Il poeta mirava a divertire il pubblico, ridicolizzando personaggi “alternativi” come Euripide. Nelle commedie è frequente l’elemento “scatologico”. Aristofane non si cura della verosimiglianza ma mira a creare situazioni imprevedibili e paradossali, l’analisi psicologica è pressoché assente: prevale la caratterizzazione a grandi linee, la deformazione parodistica, la ricerca dell’assurdo in quanto ridicolo. LINGUA E STILE Nel lessico di Aristofane è presente la deformazione provvisoria del linguaggio, da quello aulico, sacrale, vecchio, privo di autenticità ormai, a quello di moda, tutto inconsistenza e artificio. Il poeta impiega un linguaggio ricco di giochi di parole. In alcune parti corali emergono momenti di notevole lirismo, modellati sui cori tragici o lirici.