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Parla del Boom economico che ha travolto l'Italia negli anni 50 e 60
Tipologia: Prove d'esame
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TONIA PETRUZZI MATR. 933028 L’Italia del «miracolo economico». Analizzare alcuni aspetti a scelta della modernizzazione italiana degli anni Cinquanta-Sessanta, mettendone in luce anche le contraddizioni e gli eventuali squilibri Gli anni del miracolo economico vengono generalmente ricordati per la forte crescita del settore industriale e per i notevoli cambiamenti avvenuti all’interno della società Italiana. Lo Sviluppo economico ratificò il passaggio da un paese in cui l’agricoltura aveva un ruolo dominante ad un paese pienamente industrializzato. Non bisogna però cadere nell’errore che questa crescita e questo benessere fosse omogeneo, anzi fu proprio questo uno degli squilibri. I sorprendenti risultati fecero subito parlare di miracolo economico, anche se non mancarono i problemi facendo si che a metà degli anni ’60 lo stesso cominciò a rallentare. Dopo la fine della guerra, l’Italia si trovò ad affrontare tanti problemi, uno di questi è la Ricostruzione. La stessa, fu possibile grazie al piano Marshall attraverso cui l'Italia ottenne aiuti, finanziamenti e commesse dagli USA. L'impresa italiana era rimasta molto arretrata, rispetto al resto dell'Europa, a causa della politica autarchica. In breve tempo, però, il sistema produttivo italiano poté disporre di nuovi processi industriali, importati dall'estero, che, associati ad una lunga tradizione di capacità artigianali specializzate e alla sovrabbondanza di manodopera a basso costo, consentirono alle imprese, prodigiosi recuperi di produttività. L’Italia nel quinquennio 1958- 1963 fu trainata dal boom economico dove il PIL crebbe del 6,3 annuo. Ci fu una crescita dei consumi chiamati anche beni di consumo durevoli quali gli elettrodomestici, autovettura, ma il simbolo per eccellenza resta la televisione. Tutto questo portò ad una crescita sostanziale di benessere. L’Italia ha lasciato alle spalle un’economia rurale, una mentalità arcaica, diventando un paese moderno con tutte le sfumature e i significati che si possono attribuire alla modernità. Tutto ciò però è avvenuto con grande rapidità, senza un controllo o una pianificazione o programmazione da parte della classe politica. Questo cambiamento così veloce ha prodotto squilibri, contraddizioni e tensioni nella struttura economica del paese. Il boom economico ha bruciato le tappe della modernizzazione, avvenendo tutto ciò in modo rapidissimo e disordinato. Se oggi parliamo di commercio e di consumi come elementi essenziali della nostra società è perché ad un certo punto qualcosa è cambiato. Le radici di queste trasformazioni, nel nostro paese, le possiamo ritrovare proprio in quel periodo di grandi cambiamenti in cui aumenta decisamente la domanda industriale e questo provoca stravolgimenti sociali come l’esodo dalle campagne alle città già accennato prima, il conseguente trasferimento di manodopera dal settore agricolo a quello industriale; l’aumento dell’occupazione femminile in ogni settore dell’economia e l’emigrazione dalle regioni del Sud a quelle del Nord. In quel periodo si crea un vero e proprio modello economico e sociale modificato da esperienze estere, e da quella statunitense in particolar modo. I redditi non venivano più diretti al risparmio o all’investimento, ma al consumo. Molti studi ci dicono che però l’impatto dell’americanizzazione è stato largamente sopravvalutato. C’è l’influenza dell’American Way of Life, nuovi modelli e stili di vita trasmessi dall’America. Questa nuova società del benessere e del materialismo, basata sull’accumulo di ricchezza viene vista con sospetto tanto dal mondo cattolico quanto il Partito Comunista che vedevano, in questa trasformazione che l’Italia stava compiendo, una pericolosa influenza del modello americano e un imborghesimento della classe operaria: sempre meno attratti da ideali di insurrezione. Con il boom economico crebbe la capacità di spese e il tenore di vita oltre che beni di consumo durevoli e l’Italia attraverso queste abitudini di consumo sembrò incamminarsi verso una definitiva modernizzazione, verso il progresso. Tutti questi nuovi prodotti di mercato (automobili, televisioni, elettrodomestici in generale ecc) contribuirono l’affermarsi della così designata società dei consumi che è parte stessa
del processo di modernizzazione e trasformazione. Dunque più potere d’acquisto, più salario portano ad un elevato numero di beni. Un elevato numero di beni e più imprese portano a più posti di lavoro. Alla base di questo sviluppo ci furono diversi fattori, uno dei fattori principali fu l’ampia disponibilità di manodopera a basso costo. I segreti del successo e quindi della crescita economica vanno attribuita soprattutto a questo. Nelle imprese moderne dalla meccanica, alla chimica, alla siderurgica si raggiunse un’elevata espansione che consentì loro di autofinanziarsi. L’incremento delle esportazioni dall’Italia furono rese possibili dallo scarto fra aumento della produttività e aumento dei costi di lavoro. Questo anche grazie ad alcune attrezzature e tecnologie che consentirono di aumentare le cadenze dei cicli produttivi, riducendo gli sprechi e valorizzando e migliorando i livelli di efficienza. Con le sue enormi implicazioni sul piano dei costumi, della morale, degli assetti familiari e sociali, il boom ha prodotto anche profonde contraddizioni che nè il nuovo mito del benessere, nè le culture politiche dell’epoca furono in grado di comprendere e assorbire del tutto. Il processo di sviluppo non fu pianificato dallo stato ma ebbe un carattere spontaneo e ciò impedì un controllo sugli squilibri che un tale sviluppo generò o consolidò nel paese. Più precisamente, lo stato non pianificò ma partecipò solamente al processo, con la costruzione di infrastrutture (ad esempio le autostrade), con la politica dell'ENI e dell'IRI che assicurano fonti di energia e materie prime lavorate a basso costo alle industrie nazionali. Inoltre la politica fiscale e la stabilità monetaria favoriscono l'accumulazione dei capitali. Tra gli squilibri vi è un Notevole aumento dei consumi privati incentivati da una produzione fortemente concentrata sui beni di consumo superflui di fronte ad un rallentamento di consumi pubblici quali scuole, università, sanità, trasporti pubblici ovvero di investimenti da parte dello stato in servizi pubblici, squilibrio tra l’avanzamento di alcuni settori o attività economiche rispetto all’arretratezza congenita in altri , l’incapacità di colmare il divario Nord VS Sud, ritardo della risposta politica agli effetti del miracolo economico (poche riforme, no pianificazione, ritardo nel welfare) i governi non sono intervenuti nella gestione e organizzazione del boom economico, il quale è avvenuto esclusivamente per volontà dei privati, Il Welfare State, infatti, in Italia venne edificato negli anni ’70 quando ormai la fase del boom era terminata e il paese era entrato in un periodo di recessione economica, Alla modernizzazione materiale del paese (da agricolo a industriale) non corrisponde una altrettanto rapida modernizzazione culturale (in materia di morale comune, costumi, sessualità, restava un forte retaggio del passato, soprattutto al Sud). Molti italiani lasciarono i luoghi di origine per trasferirsi in città industrializzate. Il nord con il boom economico impiega la loro forza lavoro nel settore industriale e terziario mentre il sud nell’agricoltura con un ritardo evolutivo rispetto al nord di più di 20 anni. 1 Le cause che spinsero gli Italiani a spopolare le campagne erano due: Il Basso Reddito ovvero ragioni strutturali, scarsa fertilità di molti terreni, concorrenza dei prodotti Europei e l’attrazione verso il modello di vita cittadino: Comodità, redditi alti e stabili. Il miracolo economico portò ad una trasformazione della geografia urbana del Paese. Piccoli centri si svuotano a causa dei processi migratori, mentre le grandi città delle aree industriali del nord sono stravolte dall’arrivo di lavoratori in cerca di fortuna. Caos, inquinamento, emarginazione e povertà sono le nuove emergenze dell’Italia del miracolo. I prezzi, sia d’acquisto sia di affitto, sono esorbitanti ed inaccessibili per i lavoratori, poichè dietro di essi si camuffano gli interessi degli speculatori. Un fronte non meno problematico è quello della viabilità a causa della cattiva gestione dei trasporti pubblici. (^1) http://storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblicaboom2.htmv