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Il periodo della ricostruzione italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale, con particolare attenzione al cosiddetto 'miracolo economico'. Vengono analizzati i fattori che hanno contribuito alla crescita economica del paese, come l'utilizzo di nuove fonti di energia, l'entrata nell'organizzazione internazionale della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio e la costruzione di una moderna industria siderurgica nazionale. Vengono anche evidenziati gli aspetti negativi del boom edilizio, come la corruzione e la mancanza di norme antisismiche.
Tipologia: Appunti
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Gli anni dei governi De Gasperi ( metà 900) furono gli anni della ricostruzione: ricostruzione delle ferrovie e dei ponti bombardati, delle industrie distrutte, delle case crollate e ricostruzione dell’economia. Quelli furono ancora anni di fame, di salari e stipendi bassissimi, che spesso non venivano neppure pagati, anni di violente manifestazioni da parte degli operai e di durissime repressioni della polizia. Alla fine, però, gli aiuti del Piano Marshall e i sacrifici dei lavorati diedero i loro frutti, avviando un processo che fu definito “ miracolo economico”. Esso fu favorito da una serie di eventi favorevoli: Una ripresa economica internazionale; L’utilizzo di nuove fonti di energia; il metano italiano e il petrolio dei Paesi arabi, che veniva acquistato a un prezzo molto basso; L’entrata dell’Italia in una organizzazione internazionale che essa stessa aveva contribuito a fondare, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, la quale favorì la creazione di una moderna industria siderurgica nazionale; Il basso costo del lavoro, determinato dai salari più bassi d’Europa, e la libertà di licenziamento concessa agli imprenditori; Abbiamo poi l’invenzione della plastica; La costruzione della migliore rete autostradale del continente che incoraggiò gli italiani ad acquistare automobili. L’Italia si specializzò, nella produzione di beni di consumo durevoli, cioè che possono essere usati più volte e conquistò il mondo con la Vespa, la Seicento, ogni sorta di elettrodomestici, i tessuti e il cinema. In quegli anni un giornalista straniero arrivò a dire: “L’Italia non sembra una nazione vinta, ma un Paese di Vincitori”. Circa 1 milione di contadini si trasferì dal Sud al Nord trasformandosi in operai; nelle case entrarono beni di consumo prima sconosciuti: frigorifero, lavatrice, televisore; i dialetti cominciarono ad essere sostituiti dalla lingua italiana; le informazioni sull’alimentazione aumentarono e di conseguenza la stessa migliorò. Ovviamente vi erano anche degli aspetti negativi: il crescente bisogno di abitazioni incoraggiò la speculazione edilizia che inondò la penisola di cemento, costruì su terreni fangosi, deturpò il paesaggio, eresse immense periferie prive di fogne e di qualunque altro servizio. Migliaia di edifici, ospedali compresi, furono costruiti ignorando le norme antisismiche, cioè i criteri che rendono “elastica” una costruzione consentendole di oscillare senza crollare durante una eventuale scossa di terremoto. Il boom edilizio favorì la crescita della corruzione: cominciarono a circolare le “mazzette” che venivano distribuite ai funzionari dello Stato e dei Comuni o ai funzionari di banca per ottenere, ad esempio, prestiti senza garanzie, appalti, licenze di costruzione su terreni proibiti, l’uso di materiali scadenti e persino l’evasione delle più elementari norme di sicurezza nei cantieri, che causarono la morte di migliaia di operai. Persino i senza-tetto, per riuscire a entrare nelle liste delle assegnazioni di alloggi, dovettero legarsi ai politici locali diventando il loro serbatoio di voti.