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Riassunto discorsivo del manuale Giulio Ferroni, completamente sostitutivo allo studio sul libro in quanto comprende tutti i contenuti chiave.
Tipologia: Dispense
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LETTERATURA ITALIANA - PARTE A 4.6 LA CRISI DELLA CULTURA FIORENTINA E TOSCANA Mentre si afferma il nuovo regime principesco, Firenze perde la sua egemonia culturale e vede svilupparsi esperienze segnate da un acuto senso di crisi: Guicciardini guarda alla politica contemporanea con penetrante lucidità critica; Berni, Michelangelo, Della Casa, Vasari, Cellini producono opere di grande rilievo. 4.6.1. Il Principato mediceo e la cultura fiorentina ● Le vicende politiche di Firenze dal 1494 al 1530 evidenziarono lo stato di crisi del modello municipale, inoltre la caduta della Repubblica pose fine anche alle incertezze che, nel periodo 1512-27, i Medici avevano avuto (riguardanti il controllo delle istituzioni cittadine). ● Il giovane Alessandro de Medici, figlio di Lorenzo duca d’Urbino, divenne duca di Firenze ma nel 1537 fu ucciso dal cugino Lorenzino de Medici, tuttavia il partito mediceo mantenne il controllo chiamando alla successione il giovane Cosimo de Medici. ● Egli condusse subito una politica abilissima: → ottenne un forte appoggio da parte spagnola, → respinse l’attacco degli esuli repubblicani, → instaurò un potere assoluto e centralizzato, → estese i confini dello Stato fiorentino all’intera Toscana, → si impadronì di Siena nel 1557, → divenne Granduca di Toscana nel 1569. ● Le classi intellettuali assunsero tra diverse posizioni davanti a queste vicende:
1. intellettuali e scrittori che parteciparono attivamente alla vita politico-internazionale; 2. intellettuali (Roma dei Papi medicei) che mantennero contatti con Firenze e considerarono la situazione Toscana in un quadro più nazionale; 3. intellettuali che, dopo la caduta della seconda Repubblica, vissero in esilio e diffusero gli ideali civili legati ai valori municipali e repubblicani fuori Firenze. 4.6.2. Francesco Guicciardini: la vita di un politico di alto rango ● La carriera politica di Guicciardini va dalla crisi delle strutture municipali fiorentine al definitivo passaggio al Principato. ● Egli, membro della più altera aristocrazia cittadina, occupò posizioni prestigiose fuori dello Stato fiorentino, al servizio dei pontefici medicei, intervenendo in modo indiretto nella politica della sua città. ● Nato nel 1483, fu subito attratto dalla carriera politica, secondo le consuetudini della sua potente famiglia. Compiuti gli studi di diritto, esercitò presto l'avvocatura per conto di varie istituzioni pubbliche; a partire dal 1509 ebbe incarichi politici e diplomatici. ● A quegli anni risale il suo primo scritto importante, le Storie fiorentine dal 1378 al 1509 , molto attente al trasformarsi delle istituzioni e polemiche sia verso il regime dei Medici che verso gli orientamenti repubblicani piú democratici. ● 1512 → partì per la Spagna come ambasciatore della Repubblica presso Ferdinando il Cattolico. In Spagna compose alcuni scritti politici, tra i quali il Discorso di Logrogno. ● 1514 → Dopo la caduta della Repubblica di Soderini e la morte del padre, tornò a Firenze e tenne buoni rapporti coi nuovi signori. ● 1516 → Leone X lo nominò governatore di Modena, città che era stata provvisoriamente sottratta agli Estensi e annessa allo Stato pontificio e dal '17 divenne anche governatore di Reggio. ● 1521 → fu commissario generale dell'esercito di Leone X nella guerra contro i Francesi; mantenne il governo di Modena e Reggio. ● 1524 → ebbe da papa Cl mente VII la carica di presidente della Romagna. Pur vivendo lontano da Firenze aveva di nuovo affrontato i problemi istituzionali della sua città nel Dialogo del reggimento di Firenze , riproponendo un modello di repubblica aristocratica.
Ricoprì il ruolo di capo dell'esercito nell'alleanza Papato - Francia → il fallimento della guerra portò al sacco di Roma e alla cacciata dei Medici da Firenze → lasciato il campo Guicciardini seguì da vicino la situazione fiorentina, ma venne messo al bando e si rifugiò a Roma presso Clemente VII. ● 1529 → scrisse le polemiche Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli che criticano vari punti dell'opera di Machiavelli (es. il costante richiamo agli antichi e la tendenza a enunciare regole politiche universali) con il quale negli ultimi anni aveva intrattenuto rapporti di grande amicizia. ● Guicciardini tornò a Firenze uomo di fiducia del pontefice, guidando la dura repressione antidemocratica e operando perché il nuovo Stato mediceo mantenesse una relativa indipendenza dagli Spagnoli e lasciasse autonomi spazi di potere all'aristocrazia. ● 1531→ assunse la carica di governatore di Bologna, continuando a svolgere incarichi per conto di Clemente VII. ● 1534 → destituito dal nuovo papa Paolo III, tornò ancora a Firenze, dove esercitò varie funzioni per conto del duca Alessandro; quando questi venne assassinato fu tra i principali fautori dell'elezione di Cosimo e continuò a svolgere vari compiti. ● In quegli ultimi anni si impegnò nella redazione della Storia d'Italia ; non ne aveva ancora compiuto la revisione finale, quando morì nel 1540. 4.6.3. La riflessione sui fondamenti della politica: i Ricordi ● Gli scritti di Guicciardini, fatta eccezione per la Storia d’Italia, non erano destinati alla circolazione pubblica → egli li compose a titolo di riflessione personale o per circostanze politiche. ● Corso del '500 → furono stampati i Ricordi, mentre gli altri scritti vennero pubblicati nel corso del '900. ● I Ricordi si inseriscono nella tradizione delle famiglie mercantili fiorentine, allontanandosi con rigore, lucidità di pensiero e con una tensione problematica estranea a ogni moralismo spicciolo. Pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1576 col titolo Avvenimenti, l’opera diventa subito un grande successo, ponendosi come un punto di riferimento classico per la forma della massima e dell’aforisma. Guicciardini modifica il proprio punto di vista, cerca di suggerire comportamenti consoni alla mutevolezza e instabilità del reale; il suo sguardo si rivolge ai rapporti umani in generale. ● Egli osserva la realtà per capire come si possa accrescere la propria reputazione e la posizione sociale della propria famiglia, ma è costretto a constatare che la realtà si manifesta attraverso infiniti aspetti, così da sfuggire al controllo della ragione. ● Le regole universali di condotta appaiono ingannevoli e illusorie; Guicciardini si riallaccia così al senso comune della tradizione mercantile fiorentina, facendone uno strumento di critica di ogni valore assoluto. ● Egli pone una regola costante, quella della discrezione → adattarsi agli infiniti casi particolari proposti dall’esperienza. ● Guicciardini pensa che il politico savio sia colui che sa rendersi conto di questi caratteri del comportamento umano e sa usare freddamente i giochi di violenza e simulazione su cui si costruisce la vita sociale (= Machiavelli), ma non crede nel superiore valore positivo dello Stato (≠ Machiavelli). ● Il mondo gli appare dominato da una negatività immodificabile, in cui occorre limitarsi a difendere la propria posizione e il proprio interesse individuale e familiare, mantenere salda la propria reputazione e recitare nel miglior modo possibile la parte avuta in sorte. Aforismi ● La parola aforisma (dal greco aphorismós, "definizione"), indica una massima breve, cui una saggezza si applica a circostanze concrete e limitate. ● Letteratura antica, medievale e umanistica → l'aforisma si presenta come sentenza memorabile. Chi si esprime per aforismi tende ad affermare una saggezza frammentata, incline agli spostamenti di prospettiva, in costante opposizione ai valori correnti. ● Una delle prime manifestazioni di tale procedimento sono i Ricordi di Guicciardini. ● Seconda metà del ‘500 → saranno sempre piú numerose grandi espressioni di pensiero non sistematico in forma di aforisma. ● ‘800 / ‘900 → vero trionfo dell'aforisma, il rifiuto della sistematicità diverrà una scelta di stile e una forma di contestazione.
● Nel suo saggio riconosciamo aspetti di cinismo presenti sia in senso pratico che politico → egli compie le proprie scelte politiche in base a un criterio duramente “economico”, con una realistica spregiudicatezza, in consonanza col costume politico dell’epoca. ● Nei Ricordi e nella Storia d’Italia egli mostra questi atteggiamenti economici in tutta la loro immediata concretezza. ● Aristocratico perfettamente integrato nella propria classe, Guicciardini comincia col porsi il problema di come sia possibile conservare gli equilibri politici che hanno caratterizzato la società italiana del ‘400, ma la sua attività di governo lo porta a constatare la fine degli equilibri quattrocenteschi e a salvaguardare la propria libertà e autonomia di giudizio. ● Egli ha verificato più volte la contraddizione esistente tra teorie e progetti generali da un lato e la necessità di farsi strada nel mondo dall’altro. ● Nel suo pessimismo politico, Guicciardini avverte l’insufficienza di ogni teoria, lo scarto insanabile tra la ragione che interpreta e la resistenza delle “cose”, inoltre egli insiste sulla molteplicità e indefinibilità dei punti di vista, sull’impossibilità di fissare regole e norme generali (≠ Machiavelli che procede in modo oppositivo e ambivalente). ● Questo atteggiamento di radicale svalutazione della realtà lo spinge verso una visione laica della storia, egli trova le ragioni della rovina d’Italia in un concorso di forze solo mondano, in un intrico di rapporti (inter)nazionali alimentati dalle presunzioni e dalle ambizioni umane di principi ed ecclesiastici. 4.6.6. Francesco Berni e il modello burlesco ● Nasce a Pistoia da una modesta famiglia borghese fiorentina ma passa presto a Roma al servizio di diversi ecclesiastici, muore a Firenze. ● Egli sente il peso della sua condizione cortigiana subalterna e costruisce una poesia comica che offre un’immagine vivace e paradossale del mondo ecclesiastico e curiale, attingendo a materiali della tradizione burlesca fiorentina (Burchiello e Pulci). ● Al classicismo severo e al petrarchismo astratto e idealizzante Berni oppone un “buon senso” radicato nell’esperienza quotidiana. ● Classicismo moderato → modello su cui basa la sua impresa = il rifacimento dell’Orlando Innamorato → Berni considera troppo aspro il fondo linguistico lombardo del poema e cerca di normalizzarlo e fiorentinizzarlo, inserendo codici linguistici e registri stilistici diversi. ● Anche le Rime (con capitoli in terza rima e sonetti) inaugurano un nuovo genere → detto “ bernesco ” ● Stile → volutamente dimesso e conversevole, volge lo sguardo a momenti e oggetti di ogni giorno, presentati con intento di parodia o doppi sensi. ● Il poeta raggiunge i risultati migliori descrivendo scene collettive, personaggi ed episodi dell’universo cortigiano ecclesiastico; la sua poesia trasforma quella realtà in un mondo allucinato. ● Il “buon senso” da cui parte diventa uno stralunato “non senso”. Poesia Bernesca e giocosa ● Le Rime del Berni, raccogliendo la tradizione della poesia burlesca toscana, diedero origine a un genere giocoso nettamente codificato, in cui si rovesciavano i modelli poetici «seri» e si prospettava una vita scioperata, indifferente ai grandi ideali, sullo sfondo di immagini deformate e strampalate della realtà. ● Questo genere diventò presto pura esercitazione priva di quella carica critica che in parte aveva avuto nel Berni. ● ‘500 → le forme più usate dai poeti berneschi furono il sonetto e il capitolo in terza rima , ma già nella seconda metà del secolo vennero utilizzati i metri e gli schemi più vari. ● ‘600 → produzione ricca e varia con sperimentazioni curiose e complicate. ● ‘700 → gli schemi berneschi furono usati anche da scrittori come Batetti e Parini: ma l'eredità di questo genere fu soprattutto raccolta, in modi del tutto nuovi e originali, dalla poesia dialettale dell ’. 4.6.7. Altri scrittori fiorentini ● Nella Roma medicea visse a lungo anche Agnolo Firenzuola , innamorato di Costanza Amaretta, dedica alla sua memoria i Ragionamenti , raccolta di novelle incompiuta (di 6 giornate sono complete la 1 e parte
della 2) → ricordiamo La prima veste de’ discorsi degli animali e il Celso (dialogo delle bellezze delle donne, dove si definisce la bellezza delle diverse parti del corpo femminile). ● Firenzuola ama descrivere figure e oggetti con compiaciuta musicalità, il suo è un classicismo pittorico, sensuale e festoso. ● Tra i numerosi letterati antimedicei esiliati ricordiamo Donato Giannotti , Jacopo Nardi e Luigi Alamanni (che usò i modelli letterari fiorentini in chiave classicistica e cortigiana, ma in un orizzonte “internazionale”) → notevoli il poemetto La coltivazione e 2 poemi eroici. ● Lorenzino de’ Medici → caso particolare, uccisore di suo cugino, il duca Alessandro de’ Medici → è autore della commedia L’Aridosia e dell’ Apologia (= un’orazione scritta per giustificare il gesto dell’omicidio del duca Alessandro, costruita su una sintassi stringente e consequenziaria, essa rivela, dietro il rigore logico del discorso, l’inquietante sproporzione tra i lucidi propositi di libertà e il vuoto di una realtà che a essi non corrisponde in alcun modo). 4.6.8. La cultura senese ● Assai vivace è la vita culturale di Siena → molti intellettuali senesi immigrati mantengono i contatti con la patria → tra questi spicca Claudio Tolomei , autore di intelligenti trattati linguistici. ● A Siena si afferma soprattutto una cultura intesa come intrattenimento → 1531 viene fondata la Congrega dei Rozzi → riunisce autori di farse rusticali e dà vita a una lunga tradizione → ai Rozzi appartiene Pietro Fortini , che intorno al 1550 compone una raccolta di novelle rimasta inedita. ● Gl’ingannati → commedia anonima (viene rappresentata nel ’31) → prima manifestazione pubblica dell’ Accademia degli Intronati (1526 - 27 → nata come luogo di incontro dell’aristocrazia) → l’opera si svolge in un gioco raffinato e leggero, animato da un languido erotismo che individua nel pubblico femminile il destinatario ideale di ogni comunicazione nobile ed elegante. ● Leader dell’Accademia → Alessandro Piccolomini , autore dell’ Amor costante (commedia ricca di elementi sentimentali) e del Dialogo della bella creanza delle donne (detto la Raffaella, in cui la mezzana Raffaella convince la giovane sposa Margherita a prendere un amante, rivendicando una giusta parità nel comportamento amoroso tra uomini e donne ed esaltano ironicamente l’ipocrisia sociale). Orazione ● Orazioni politiche (di Demostene e Cicerone) = tra i testi della letteratura antica più apprezzati dal Classicismo del ‘500 → legate a una società in cui svolgevano un ruolo fondamentale i discorsi pubblici, volti a convincere gli ascoltatori e a influire sulle loro decisioni. ● Mondo cortigiano ed ecclesiastico → grande uso di discorsi pubblici e si è soliti scriverli preliminarmente, o trascriverli in forma letteraria e retorica più curata dopo averli pronunciati → funzione del tutto diversa da quella dell’antichità → un discorso non può piú influire sulle situazioni concrete. ● Classicismo → l'oratoria diventa pura esercitazione letteraria e retorica che consente di distinguersi ad alto livello nella comunicazione sociale (solo a questo scopo si imitano i modelli antichi). ● Diversi tipi di oratoria: predicazione sacra , discorsi accademici (di argomento letterario, filologico, linguistico, scientifico, filosofico, burlesco, ecc.), allocuzioni politiche e diplomatiche , orazioni politiche fittizie (= mai realmente pronunciate in pubblico). 4.6.9. Michelangelo Buonarroti: un grande artista davanti alla letteratura ● Nato a Caprese nel 1475 e morto a Roma nel 1564, dopo aver passato gli anni di formazione a Firenze, vi trascorse solo una breve parte della vita, avendo sempre rapporti molto inquieti con i Medici. ● Nella sua attività di scultore, pittore e architetto concentrò gli ideali del suo tempo, avvertendone comunque la crisi radicale. ● Il suo senso della misura classica si coniugava con la coscienza dell’operatività fisica e manuale dell’arte, della concretezza dei suoi strumenti e materiali. Pur subendo i condizionamenti della società cortigiana, seppe distaccarsene in una solitudine superiore e rimase indifferente alle vanità dell’apparenza sociale. ● Fedele agli ideali repubblicani fiorentini, ne riconobbe la totale impraticabilità nel mondo contemporaneo e avvertì i limiti delle prospettive municipali. La sua forte sensibilità religiosa (Savonarola punto di
● Nelle Rime , Della Casa seguì il modello del petrarchismo di Bembo, ma trasformandolo dall’interno, fino a raggiungere negli ultimi anni i risultati più singolari e intensi di tutta la lirica del ‘500 → parte dalla tematica amorosa , spaziando poi a quella del distacco , della disillusione , del pentimento , ma a ciò egli aggiunge il motivo originale dell’ambizione , del desiderio di potere e di onore. ● Prima fase → le immagini dell’amore esprimono l’attesa di qualcosa di inafferrabile, con uno stile sostenuto e solenne, sintatticamente complesso. ● La lirica più intensa si ha quando, abbandonata la tematica amorosa, Della Casa ripercorre la propria biografia, servendosi di un numero ristretto di schemi classici e di metafore. La sua parola sembra condensarsi attorno a poche figure, questo atteggiamento manieristico dà vita ad alcuni sonetti di eccezionale valore, in cui l’autore guarda al vanificarsi delle sue ambizioni e allo sfumare nel nulla della sua esistenza. Enjambement / Spezzatura ● L'enjambement (in francese "scavalcamento" è usato per la metrica a partire dal ‘600) o spezzatura (chiamata nel ‘500 anche inarcatura ) è un effetto dovuto al contrasto fra struttura metrica e svolgimento sintattico della frase → si ha quando alla pausa metrica tra un verso e l'altro non corrisponde una pausa sintattica e, anzi, l'ultima parola del primo verso e la prima del successivo hanno tra loro legame sintattico. ● Si hanno enjambements piú o meno forti , secondo l'intensità del legame spezzato dalla pausa metrica → caso più evidente: enjambement tra aggettivo e sostantivo → ha una forte funzione stilistica nella poesia del ‘500 (es. in autori come Della Casa e Tasso ) e poi in tutta la successiva poesia italiana. 4.6.11. Bizzarria e accademismo nella Firenze di Cosimo I ● L’accorta politica culturale di Cosimo I cercò di ricondurre il pluralismo della cultura fiorentina sotto l’egida ducale, collegandola strettamente al nuovo orizzonte della corte cittadina → certa apertura verso gli esuli repubblicani più moderati, preoccupandosi anche di lasciare spazi di autonomia agli altri centri toscani. ● Nascita di una cultura di corte piuttosto omogenea, rivolta all’esaltazione della famiglia al potere → cultura celebrativa erudita, le cui linee fondamentali furono regolate dall’Accademia fiorentina, patrocinata dallo stesso duca → all’inizio di questo programma incontrò le resistenza di un mondo intellettuale vivace nel quale le arti figurative avevano un ruolo fondamentale. ● Per la letteratura nei primi anni del Ducato mediceo, la persistenza della tradizione fiorentina si manifesta attraverso esperienza bizzarre, che si oppongono al depurato classicismo di Bembo. ● Gli intellettuali più radicati nella vita cittadina cercano di far sopravvivere un mondo che ha perso le sue basi politiche e sociali originarie, si tratta di una forma di manierismo letterario che produce i suoi risultati migliori nell’opera di Antonfrancesco Grazzini → detto il Lasca dal nome del pesce che assunse quando, nel 1540, fondò insieme ad amici l’ Accademia degli Umidi , della quale il duca assunse il controllo trasformandola nel ‘41 in Accademia fiorentina → opera più notevole: Le Cene. ● Vengono ripresi e portati all’estremo motivi ben noti della narrativa toscana (Boccaccio), con un gusto grottesco e crudele. Le beffe e gli scambi tra i personaggi sono rappresentati con manierato artificio e con toni inquietanti; sotto la narrativa si nota un’ossessione che l’autore cerca di capovolgere trasformandola in gioco, ma che crea comunque una sensazione di tensione molto forte. ● Giovan Battista Gelli → calzolaio interessato alla letteratura e alla filosofia, era convinto che i problemi morali, filosofici e religiosi andassero divulgati in modo cordiale e sereno, così da adattarli a un pubblico di artigiani → membro dell’Accademia e difensore della lingua viva e parlata, studioso di Dante e Petrarca, egli accettò il regime mediceo, ma si attenne a una saggezza di impronta popolare , guardando alla tradizione umanistica , cercandovi un sapere cosciente dei limiti della condizione umana e criticando l’ipocrisia sociale e la corruzione della Chiesa. ● Intanto si affermano sempre di più studiosi ed eruditi che partecipano al dibattito sulla filosofia, la retorica e la poetica: il filologo Pier Vettori e Benedetto Varchi (poeta, storico, filosofo, erudito e accademico), la cui opera più importante è l’Ercolano, dialogo sui problemi della lingua.
4.6.12. Giorgio Vasari e le biografie degli artisti ● La nuova coscienza teorica legata alla riflessione sull’arte figurativa si fa sentire con forza nella Firenze di Cosimo I. ● L’aretino Giorgio Vasari (1511-1574), pittore, accademico, erudito e architetto, si imporrà come artista ufficiale di Firenze e si impegnò a lungo nella stesura delle Vite de’ più eccellenti scrittori, scultori ed architettori , la cui prima edizione uscì a Firenze nel 1550, e la seconda nel 1568. ● Dedicata a Cosimo de Medici, l’opera è fondamentale per la storia dell’arte italiana dal 1300 al 1500 e crea un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. ● L’insieme delle Vite si basa su una concezione organica e ciclica delle arti; dopo la decadenza delle arti dell’antichità (invasioni dei barbari), la loro rinascita è iniziata in Italia con Cimabue e Giotto, la fioritura contemporanea le ha portate alla perfezione, che culmina in Michelangelo, il quale chiude l’opera. ● In questo percorso storico una preminenza assoluta tocca all’ arte toscana e fiorentina , che ha concentrato il proprio impegno in quello che secondo Vasari è lo strumento fondamentale delle tre arti, cioè il disegno. ● Concreta attenzione per le tecniche dei singoli artisti, designano lo stile specifico di ciascun artista col termine maniera, e descrivendo le diverse opere cercando di cogliere il movimento che esse suscitano. ● Le Vite hanno interessanti spunti narrativi che risentono della novellistica toscana: si hanno così affascinanti caratterizzazioni psicologiche degli artisti. ● Alla prosa delle Vite si appropria la definizione di manierismo, poiché la sua scrittura illumina l’aspetto artificiale degli oggetti, concentrandosi spesso su particolari marginali ed eterogenei. 4.6.13. La vita di Cellini, prima autobiografia moderna ● Un caso esemplare di manierismo figurativo è quello di Benvenuto Cellini, orafo e scultore alla continua ricerca dell’artificio più prezioso. ● Nato a Firenze nel 1500, lavorò a lungo a Roma. ● Di carattere intollerante e violento, fu spesso coinvolto in risse, fino a commettere omicidi. ● Imprigionato nel 1538 a Castel Sant’Angelo da Paolo III, ne uscì solo per intervento del cardinale Ippolito II d’Este, che lo condusse in Francia alla corte di Francesco I → qui restò dal ’40 al ’45, realizzando opere di oreficerie e scultura, ma scontrandosi con diversi avversari. ● Tornato a Firenze, lavorò per il duca Cosimo I, col quale ebbe però rapporti difficili; morì a Firenze nel
● L’opera che gli dà rilievo è La Vita , un’autobiografia composta tra il 1558 e il ’65, dettata a un garzone, interrotta nel ’62, rimase inedita fino al 1728, ebbe poi grande fortuna in Italia e fuori. ● Può essere considerata la prima autobiografia moderna , in quanto tutta incentrata sul valore dell’esperienza individuale; a Cellini interessa in particolar modo esibire la propria persona. Le sue opere d’arte vi appaiono solo in quanto manifestazioni dell’io ed egli è tutto volto all’esterno, preoccupato di creare e affermare se stesso di fronte agli altri. Cellini sa che il riconoscimento del suo valore dipende dal giudizio della società, dei signori e delle corti da cui le sue opere sono commissionate, ma guarda con intolleranza e rancore alle norme sociali e a quel mondo da cui desidera essere accettato, apparendo anarchico e conformista. ● La narrazione gioca su immagini di segno opposto, positive e negative; l’autobiografia di Cellini presenta il rovescio degli ideali di misura ed equilibrio tipici delle corti rinascimentali e della “virtù” umanistica. ● È una situazione manieristica, la sua singolarità si basa su una prosa spontanea, ricca di sospensioni sintattiche, scarti improvvisi, dal ritmo incalzante e con una forza dirompente. Dietro questa naturalezza permangono compressioni e ambiguità, un malessere teso a infrangere lo schermo degli equilibri artificiosi che regolano la società cortigiana fiorentina.