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Carlo Emilio Gadda - scheda riassuntiva, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Contemporanea

Riassunto dell'autore Carlo Emilio Gadda tratto dal manuale "Cento anni di letteratura italiana 1910-2010" (Bazzocchi)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 26/06/2023

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Carlo Emilio Gadda
Carlo Emilio Gadda ebbe un'infanzia tribolata dalla educazione repressiva imposta dalla famiglia:
- rispetto per i tradizionali valori patriottici e risorgimentali
- culto per l'ordine e l'efficienza
- Formazione ispirata ai valori di Lombardi della precisione, della tecnica e della razionalità
Lo stesso benessere dei figli era solo ordinato alle esigenze di decoro borghese e alla necessità di sostenere le spese
per la villa in Brianza, considerata dai genitori come indispensabile status symbol di un ceto sociale.
Prima parte anni della Prima guerra mondiale
Temi
Ossessiona per la villa e rapporto odio-amore con la madre
Senso di inettitudine per non essere all'altezza del fratello aviatore morto al fronte
Vergogna per un anno trascorso come prigioniero di guerra dagli austriaci
Valori/temi della sua formazione
La realtà smentisce
Rispetto per i tradizionali valori patriottici e
risorgimentali
L'esercito sconfitto a Caporetto (ottobre 1917) non è
all'altezza dei sogni risorgimentali
Culto per l'ordine e l'efficienza
Il mondo è caotico e le giovanili aspettative appaiono
tradite; infatti, dominano il disordine l’appropriazione
e le pulsioni più viscerali
Entusiasmo interventista perché la guerra promuove il
vitalismo e i valori autentici della collettività, valori
promulgati dal fascismo insieme al richiamo all’ordine
e al patriottismo
Il fascismo finisce per essere l'esempio vergognoso
dell'incapacità di essere all'altezza del compito e di
subordinare le pulsioni alla razionalità, inoltre
l'esperienza concreta della guerra spingeranno il
giovane scrittore a riconsiderare il proprio recentissimo
iniziale
Opere
Giornale di guerra e di prigionia è il diario all'interno del cuore all'entusiasmo interventista subentra presto la
delusione per l'esperienza concreta della guerra (nel 1915 Gadda abbandona gli studi di ingegneria elettrotecnica e
prende parte alla Prima guerra mondiale) e dell'anno di prigionia in mano agli austriaci (1918-1919).
La madonna dei filosofi (1931) in quest'opera alla già atipica formazione di scrittore e ingegnere, si nota la solida
preparazione filosofica (concorda e discute la teoria di Leibniz). Questo libro è diviso in 5 parti narrative che
rappresentano la tormentata avventura sentimentale di un mediocre e nevrastenico ingegnere con interessi
filosofici per Maria Ripamonti, erede di un ricco nobile casato caduto in rovina > l'opera termina con il tentato
omicidio dell'ingegnere ad opera di una sua ex amante con cui aveva avuto un figlio.
Ciò che conta non è tanto la trama che resta spesso incompleta e aperta, quanto la geminazione spontanea di
differenti nuclei tematici che spezzano la fabula. In questo caso la trama è interrotta da una digressione saggistica
generata dalla passione che l'ingegnere ha per la filosofia > la trama diventa dunque un insieme di frammenti
collegati attraverso rimandi interni.
Il castello di Udine (1934) è un'opera dedicata in parte al bilancio tragico dell'esperienza bellica e in parte ha la
spiegazione dei presupposti della scrittura dell'autore.
La sua scrittura è sottoposta a una
deformazione espressiva, lo stesso
Gadda parla di un uso spastico
della lingua con assimilazione di
materiali eterogenei come i
latinismi, il lessico ricercato, gli
arcaismi. Si tratta di un linguaggio
maccheronico dove l'equilibrio
classico delle forme è superato dalla mescolanza di codici e registri molteplici.
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Carlo Emilio Gadda

Carlo Emilio Gadda ebbe un'infanzia tribolata dalla educazione repressiva imposta dalla famiglia:

  • rispetto per i tradizionali valori patriottici e risorgimentali
  • culto per l'ordine e l'efficienza
  • Formazione ispirata ai valori di Lombardi della precisione, della tecnica e della razionalità Lo stesso benessere dei figli era solo ordinato alle esigenze di decoro borghese e alla necessità di sostenere le spese per la villa in Brianza, considerata dai genitori come indispensabile status symbol di un ceto sociale.

Prima parte – anni della Prima guerra mondiale

Temi

➢ Ossessiona per la villa e rapporto odio-amore con la madre ➢ Senso di inettitudine per non essere all'altezza del fratello aviatore morto al fronte ➢ Vergogna per un anno trascorso come prigioniero di guerra dagli austriaci Valori/temi della sua formazione La realtà smentisce Rispetto per i tradizionali valori patriottici e risorgimentali L'esercito sconfitto a Caporetto (ottobre 1917) non è all'altezza dei sogni risorgimentali Culto per l'ordine e l'efficienza Il mondo è caotico e le giovanili aspettative appaiono tradite; infatti, dominano il disordine l’appropriazione e le pulsioni più viscerali Entusiasmo interventista perché la guerra promuove il vitalismo e i valori autentici della collettività, valori promulgati dal fascismo insieme al richiamo all’ordine e al patriottismo Il fascismo finisce per essere l'esempio vergognoso dell'incapacità di essere all'altezza del compito e di subordinare le pulsioni alla razionalità, inoltre l'esperienza concreta della guerra spingeranno il giovane scrittore a riconsiderare il proprio recentissimo iniziale

Opere

Giornale di guerra e di prigionia è il diario all'interno del cuore all'entusiasmo interventista subentra presto la delusione per l'esperienza concreta della guerra (nel 1915 Gadda abbandona gli studi di ingegneria elettrotecnica e prende parte alla Prima guerra mondiale) e dell'anno di prigionia in mano agli austriaci (1918-1919). La madonna dei filosofi ( 1931 ) in quest'opera alla già atipica formazione di scrittore e ingegnere, si nota la solida preparazione filosofica (concorda e discute la teoria di Leibniz). Questo libro è diviso in 5 parti narrative che rappresentano la tormentata avventura sentimentale di un mediocre e nevrastenico ingegnere con interessi filosofici per Maria Ripamonti, erede di un ricco nobile casato caduto in rovina > l'opera termina con il tentato omicidio dell'ingegnere ad opera di una sua ex amante con cui aveva avuto un figlio. Ciò che conta non è tanto la trama che resta spesso incompleta e aperta, quanto la geminazione spontanea di differenti nuclei tematici che spezzano la fabula. In questo caso la trama è interrotta da una digressione saggistica generata dalla passione che l'ingegnere ha per la filosofia > la trama diventa dunque un insieme di frammenti collegati attraverso rimandi interni. Il castello di Udine (19 34 ) è un'opera dedicata in parte al bilancio tragico dell'esperienza bellica e in parte ha la spiegazione dei presupposti della scrittura dell'autore. La sua scrittura è sottoposta a una deformazione espressiva, lo stesso Gadda parla di un uso “spastico” della lingua con assimilazione di materiali eterogenei come i latinismi, il lessico ricercato, gli arcaismi. Si tratta di un linguaggio maccheronico dove l'equilibrio classico delle forme è superato dalla mescolanza di codici e registri molteplici.

Gadda condivide con Svevo e Pirandello la certezza dell' impossibilità di una verità univoca > il mondo è percepito come frantumato e per questo ogni parola che vuole definire la realtà suona come falsa. La stessa struttura dell'io, alla luce delle acquisizioni psicoanalitiche, non è più definita e conclusa > il soggetto è una struttura di compromesso che evolve muta nel tempo. L’atto espressivo è pertanto il sintomo e il risultato della polarizzazione tra l'io e la cosa giudicata. L'uomo deve fare i conti con il divenire che smuove e crea caos: più le cose sono contorte epiù il soggetto si sforza di elaborare un principio organizzativo con cui penetrare nella matassa del caos. Il compito del linguaggio non è solo estetico come ad esempio in D'Annunzio, bensì ha un fine etico e conoscitivo che Gadda definisce “euresi” = ricerca di verità. Seconda parte - anni ’40 in poi Nel periodo della maturità (decennio 19 36 - 1946 , quello dei capolavori) di fronte all'incomprensibile magmatica del reale, allo scrittore non resta che constatare la caduta di ogni funzione sociale della scrittura letteraria. La letteratura ha il dovere di conoscere la realtà, ma questa si presenta frantumata e sfuggente > lo scrittore può cercare di inseguire il reale nei suoi frantumi, ma in realtà può coglierli soltanto attraverso gli specifici linguaggi con cui i vari aspetti del reale sono raccontati. La sola cosa che può fare lo scrittore moderno e assommare questi diversi linguaggi coordinandoli nell'opera letteraria. Ogni altra funzione di mediatore ideologico gli è ormai preclusa dallo sviluppo sociale ed economico dei tempi moderni. La letteratura si presenta dunque come un doppio linguistico della realtà. Poiché le relazioni del reale sono infinite e incomprensibili, anche l'opera che cerca di afferrarle resta incompiuta > l' incompiutezza è infatti un carattere costante del modus operandi gaddiano. Gadda scriverà che la realtà è “barocca” > di qui la sua pena linguisticamente espressionista, pronta a usare ogni linguaggio settoriale, ogni dialetto, ogni riferimento letterario illustre in modo tragicomico con cui da un lato Gadda rimpiange il passato e dall'altro prende atto comicamente dell'impotenza della scrittura letteraria moderna.

I capolavori

Cognizione del dolore (pubblicato in rivista fra il 1938 e il 1941, poi in volume nel 1963 > scritto durante il lutto per la morte della madre nel 193 6 ) il centro del racconto è il rapporto madre-figlio nella villa che costa tanti sacrifici alla famiglia. La vicenda, nonostante la sua trasposizione in un immaginario paese dell’America Latina, ha chiaramente un fondo autobiografico.

  • Il “dolore” di cui parla il figlio è anche quello del proprio groviglio nevrotico
  • La cognizione è dunque conoscenza della propria storia familiare, viaggio a ritroso alla riscoperta dell'origine del proprio dolore. L'opera non presenta una vera successione degli eventi quanto l'approfondimento sempre più particolareggiato di quell'ambiente > Pasolini lo ha individuato come uno stile plurilinguistica che segue una “linea a serpentina” che dall'italiano alto scende verso quello medio e poi verso quello basso per risalire in chiave espressiva in un logorante conflitto psicologico che si consuma proprio nello spazio della villa. Trama: il protagonista Gonzalo Pirobutirro, rimprovera alla madre l'eccesso di disponibilità nei confronti dei vicini ai quali apre la casa con generosità, mentre dedicherebbe solo cure scarse e insufficienti al figlio. Gonzalo vorrebbe che la casa restasse chiusa all'esterno, custode dei valori patriottici per cui è morto il fratello e di un'ideale di decenza di decoro borghesi. Questo desiderio nevrotico di chiusura e di regressione, unito alla gelosia nei confronti della madre e a una dose di aggressività edipica verso la figura paterna, esprime anche il bisogno di proteggere il sogno di vita letteraria da scrittore, messo in discussione da una società (fascista) che fa dell'intellettuale un dissociato, un ritardo dello sviluppo. Il racconto tende a momenti e toni di intensa tragicità:
  • Citazioni dal mito greco da Svetonio, da Shakespeare e l'uso di un linguaggio iperletterario
  • ATTENZIONE! Il tragico è citato, non messo in scena > il richiamo alla grande letteratura assume una sfumatura a parodica. In realtà nel romanzo domina una mescolanza di generi e registri linguistici con di vertiginoso plurilinguismo
  • Aleggia il tema del matricidio anche se poi sembrerebbe che l'assassinio della madre sia attribuito all’istituto di vigilanza notturna (= allusione allo squadrismo fascista) > Gonzalo decide di non aderire all'Istituto che era una pratica di fatto obbligatoria per non incappare in ritorsioni > prova senso di colpa per la morte della madre e anche per il fatto di non essere stato presente al momento del delitto. È stato un brutale assassinio o forse il lettore è di fronte a un matricidio che è sempre stato qua e là alluso? Gianfranco Contini insiste proprio sul carattere di non finito del testo > tema di matrice psicoanalitica.