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CESARE PAVESE E ''LA LUNA E I FALò'', Sintesi del corso di Letteratura Italiana

DOCUMENTO UTILIZZATO LPER SOSTENERE L'ESAME CHE E' STATO SUPERATO CON VOTAZIONE 30. IL DOCUMENTO E' IL RISULTATO DI UNO STUDIO APPROFONDITO DI MANUALE, SAGGI CRITICI E SBOBBINE DELLE LEZIONI. ALL'INTERNO DEL DOCUMENTO E' POSSIBILE TROVARE INFORMAZIONI DETTAGLIATE SULLA VITA E LO STILE DI PAVESE E INFORMAZIONI DETTAGLIATE SU ''LA LUNA E I FALO'''. SONO TRATTATI IN MODO PARTICOLARMENTE ATTENTO TUTTI I PUNTI SALIENTI SPOIEGATI DAL PROFESSORE IN AULA.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 08/04/2021

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Lezione 13 del 12 novembre 2020.
CESARE PAVESE: LA LUNA E I FALO’Il professore ha scritto l’introduzione dell’edizione Garzanti che verrà pubblicata nel 2021.
Lettura primo capitolo
La dedica.
Nel frontespizio troviamo una dedica ‘’For C.’’ perché questo libro è dedicato a Constance Downling
un’attrice americana della quale Pavese si innamora. E’ un amore molto difficile e il fallimento di
quest’amore e una delle ragioni per cui il 27 agosto del 1950 Pavese si suicida. Subito dopo la dedica
troviamo scritto ‘’ripeness in all’’ è la parte di un verso di Shakespeare che significa ‘’La maturità è tutto’’ e
infatti uno dei temi principali è la maturità.
In questo romanzo c’è una forte presenza del mito. Pavese è l’inventore presso la casa editrice Einaudi di
una collana definita ‘’viola’’ perché formata da volumi con la copertina viola che ospitavano testi di
antropologia o di storia delle religioni, testi di autori che hanno attraversato esperienze con la destra
politica e quindi dalla sinistra (a cui apparteneva, non del tutto, pavese) venivano considerati irrazionali.
La trama.
Già dall’introduzione del romanzo, dalle prime righe, riusciamo a capire molte cose: il nostro personaggi
che non ha nome, di cui sappiamo solo il soprannome Anguilla, è tornato in questo paese di cui non
sappiamo il nome. Il poeta, infatti, ci dice ‘’ non sono tornato ad Alba, a Canelli o a Barbaresco (che sono
nel Piemonte, nelle Langhe) ma sono tornato in questo paese’’. Poi, il personaggio ci lascia intendere che
probabilmente è nato ad Alba proprio perché sua madre lo ha abbandonato ancora in fasce davanti al
duomo di Alba e di conseguenza non sa da dove viene e chi sono i suoi genitori. All’epoca vi era una usanza
la quale consisteva nel pagare 5 lire al mese le famiglie che avrebbero preso con se un ‘’trovatello, un
‘’bastardo’’. Cinque lire erano poche però queste famiglie, quando i ragazzi crescevano, si servivano di loro
come mano d’opera per le campagne se erano maschi e come domestiche se erano femmine. Il nostro
personaggio viene preso da Padrino e Virginia e va a vivere con loro in un casotto molto piccolo nella collina
di Gaminella che si trova in ‘’questo paese’’. Il romanzo racconta il ritorno del personaggio in questa collina
e in questo paese di cui Pavese non ci dice il nome ma che riusciamo a dedurre guardando la cartina
geografica perché tutti i paesi che sono vicini alla collina di Gaminella vengono nominati e l’unico che non
viene nominato è Santo Stefano Belbo che è appunto il paese di cui si parla e che viene soltanto una volta
nominato nel corso del Romanzo. (E’ anche il paese di nascita di Pavese). Ad un certo punto il padrino deve
cedere il casotto perché non riesce più a mantenerlo, e lui e la sua famiglia andranno a lavorare e vivere in
una fattoria ma non c’è posto per il trovatello. Così il parroco affida Anguilla ad un’altra fattoria, quella
della mora di proprietà di Sor Matteo che vive li insieme alla moglie e alle sue tre figlie Irene, Silvia e Santa
con cui Anguilla farà amicizia.
Quando Anguilla ritorna al paeese, va a rivedere il casotto a Gaminella: Il nocciolo non c’è più e ora il
casotto è abitato da altri. Da Valino, sua suocera, sua cognata e il figlio Cinto che è zoppo da una Gamba.
Cinto ha la stessa età di Anguilla al tempo che viveva nel casotto e rappresenta una sorta di DOPPIO DEL
PROTAGONISTA.
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Scarica CESARE PAVESE E ''LA LUNA E I FALò'' e più Sintesi del corso in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

Lezione 13 del 12 novembre 2020.

CESARE PAVESE: LA LUNA E I FALO’ Il professore ha scritto l’introduzione dell’edizione Garzanti che verrà pubblicata nel 2021.

Lettura primo capitolo

  • La dedica. Nel frontespizio troviamo una dedica ‘’For C.’’ perché questo libro è dedicato a Constance Downling un’attrice americana della quale Pavese si innamora. E’ un amore molto difficile e il fallimento di quest’amore e una delle ragioni per cui il 27 agosto del 1950 Pavese si suicida. Subito dopo la dedica troviamo scritto ‘’ripeness in all’’ è la parte di un verso di Shakespeare che significa ‘’La maturità è tutto’’ e infatti uno dei temi principali è la maturità. In questo romanzo c’è una forte presenza del mito. Pavese è l’inventore presso la casa editrice Einaudi di una collana definita ‘’viola’’ perché formata da volumi con la copertina viola che ospitavano testi di antropologia o di storia delle religioni, testi di autori che hanno attraversato esperienze con la destra politica e quindi dalla sinistra (a cui apparteneva, non del tutto, pavese) venivano considerati irrazionali.
  • La trama. Già dall’introduzione del romanzo, dalle prime righe, riusciamo a capire molte cose: il nostro personaggi che non ha nome, di cui sappiamo solo il soprannome Anguilla, è tornato in questo paese di cui non sappiamo il nome. Il poeta, infatti, ci dice ‘’ non sono tornato ad Alba, a Canelli o a Barbaresco (che sono nel Piemonte, nelle Langhe) ma sono tornato in questo paese’’. Poi, il personaggio ci lascia intendere che probabilmente è nato ad Alba proprio perché sua madre lo ha abbandonato ancora in fasce davanti al duomo di Alba e di conseguenza non sa da dove viene e chi sono i suoi genitori. All’epoca vi era una usanza la quale consisteva nel pagare 5 lire al mese le famiglie che avrebbero preso con se un ‘’trovatello, un ‘’bastardo’’. Cinque lire erano poche però queste famiglie, quando i ragazzi crescevano, si servivano di loro come mano d’opera per le campagne se erano maschi e come domestiche se erano femmine. Il nostro personaggio viene preso da Padrino e Virginia e va a vivere con loro in un casotto molto piccolo nella collina di Gaminella che si trova in ‘’questo paese’’. Il romanzo racconta il ritorno del personaggio in questa collina e in questo paese di cui Pavese non ci dice il nome ma che riusciamo a dedurre guardando la cartina geografica perché tutti i paesi che sono vicini alla collina di Gaminella vengono nominati e l’unico che non viene nominato è Santo Stefano Belbo che è appunto il paese di cui si parla e che viene soltanto una volta nominato nel corso del Romanzo. (E’ anche il paese di nascita di Pavese). Ad un certo punto il padrino deve cedere il casotto perché non riesce più a mantenerlo, e lui e la sua famiglia andranno a lavorare e vivere in una fattoria ma non c’è posto per il trovatello. Così il parroco affida Anguilla ad un’altra fattoria, quella della mora di proprietà di Sor Matteo che vive li insieme alla moglie e alle sue tre figlie Irene, Silvia e Santa con cui Anguilla farà amicizia. Quando Anguilla ritorna al paeese, va a rivedere il casotto a Gaminella: Il nocciolo non c’è più e ora il casotto è abitato da altri. Da Valino, sua suocera, sua cognata e il figlio Cinto che è zoppo da una Gamba. Cinto ha la stessa età di Anguilla al tempo che viveva nel casotto e rappresenta una sorta di DOPPIO DEL PROTAGONISTA.
  • Perché Anguilla?? Nella divina commedia si arriva al monte del purgatorio via mare, come Anguilla giunge via mare in America. Questo è un viaggio che in un certo senso era già stato profetizzato. Quando si trovava alla mora, Emilia, una delle servitrici, Gli dice che sembra un’Anguilla. L’anguilla per riprodursi fa una migrazione dai nostri fiumi fino all’atlantico e cioè quasi fino all’America. E’ quello che fa Il protagonista: Attraversa l’atlantico e va in America e per questo tutti lo chiameranno Anguilla. Lui è contento di ciò perché lui rappresenta un uomo errante come un’Anguilla. L’erranza è il tema fondamentale del romanzo cioè l’impossibilità di radicamento.
  • Attrazione all’inorganico di Freud e Fanciullo Divino di Jung. Ad un certo punto il personaggio ci dice di voler tornare in ‘’ un paese dove si sta mezzi sepolti come i vecchi’’ e questo desiderio si può leggere freudianamente in un’attrazione dell’inorganico cioè il desiderio di tornare all’utero, alla vita pre-natale che altro non è che un desiderio di morte Thanatos. E’ infatti possibile notare che il termine ‘’esistere’’ viene dal latino (ex + sistere) e ha il significato di tirare fuori, essere esposti, stare fuori dal proprio posto. Il fatto che noi esistiamo è determinato dal fatto che siamo stati tirati fuori dal nostro nucleo originario, cioè l ’utero. E’ciò che accade anche ad Anguilla, lui è stato tirato fuori e abbandonato dalla madre e adesso gli tocca questo pellegrinaggio infinito alla ricerca di se’, alla ricerca dell’inorganico ma lui è condannato allo spaesamento, non riesce ad arrivare al radicamento che è una delle tappe della maturità. Lui cerca di tornare all’inorganico, alla patria pre-natale per cercare questa irrazionalità e integrarlo alla maturità che cita nel frontespizio perché la conquista dell’adultità può avvenire soltanto dopo il recupero e l’integrazione dell’infanzia.
  • Il paese: permanenza e fuga. Il paese è concepito come una sorte di prigione tant’è che ci sono, nel romanzo, dei simboli della permanenza, ma ci sono anche simboli dell’impermanenza e della fuga. Ad esempio, Anguilla è tornato a visitare più volte il casotto. ‘’l’altr’anno quando tornai per la prima volta a vedere il paese, andai quasi di nascosto a rivedere il nocciolo’’ Lui torna sempre nello stesso luogo cercando di possedere quello che non riesce a possedere, cioè l’identità e ciò porta ad un meccanismo di pellegrinaggio sentimentale cioè quando si torna in un luogo però ci si accorge che il luogo è cambiato e siamo cambiati anche noi. Ciò accade col nocciolo: quando lui torna il nocciolo è stato tagliato dal nuovo proprietario. Oltre al nocciolo c’è anche un albero di fico accanto alla casa (anche nei promessi sposi vi era un fico accanto alla casa di Lucia e rappresentava il simbolo della sua nostalgia) che insieme al nocciolo rappresenta la nostalgia del poeta: accanto al fico c’è una finestra vuota, vuota perché li non ci vive più ne’ lui ne’ la famiglia del padrino. Il tempo ha distrutto e mutato tutto. La scomparsa del nocciolo e la finestra vuota sono il simbolo della permanenza che è andata perduta, la ferrovia , invece, è il simbolo dell ’impermanenza , il fuggire dal luogo. Ciò indica il tema centrale del romanzo dell’andare e del tornare, tant’è che il personaggio lascia il paese e si reca a Genova per il servizio militare, poi va in America dove fa soldi e torna di nuovo al paese. Tutti si aspetterebbero che adesso che ha abbastanza soldi, comprerà una terra, una casa e troverà una moglie, cioè metterà radici, ma alla fine del romanzo il nostro personaggio se ne andrà e lascerà nuovamente il paese non facendo nemmeno una di tutte queste cose.

essere autoctoni, cioè nati ad Atene. Accanto all’autoctonia vi è un’altra ragione che spinge a tornare cioè il recupero di un sapere che sta nel luogo che potrebbe essere conoscere i propri genitori.

  • Il suolo/Il selvaggio e il significato del titolo. Il suolo è, per Pavese, il selvaggio. Nel 1936 pavese scrive un diario filosofico e intimo in cui teorizza quello che per lui è il selvaggio. Praticamente, in questo diario che verrà pubblicato un anno dopo la sua morte per opera di Calvino sempre per Einaudi con il titolo ‘ il mestiere di vivere’ Pavese afferma che il selvaggio è un repertorio di immagini che appartiene al passato mitico di un paese, ciò che era prima che iniziasse la storia, al tempo del mito. Esso è il nefando, cioè quello che non si può dire perché esisteva prima di noi. quindi il servaggio è il mistero ma è anche la possibilità aperta, il serbatoio delle possibilità: quello che potevo essere, che sono o che forse sarò. (Un aspetto particolare dal punto di vista della forma di questo diario è il fatto che Pavese si rivolge a se stesso con il ‘’tu’’ come se ci fosse uno sdoppiamento del poeta in scrittore e interlocutore.) Il personaggio torna quindi ‘’in quel paese’’, torna al suolo che contiene il selvaggio, il passato preistorico, cercando una spiegazione del suo destino. Inoltre pavese afferma che il selvaggio è ciò che siamo stati, l’inumano che era in noi. Questo perché sulla scia delle scoperte antropologiche che Pavese fa, viene a conoscenza del fatto che al fondo dei i falò che adesso noi accendiamo (ad esempio per capodanno) vi sono dei riti inumani antecedenti alla civiltà, cioè di sacrificio umano. Alla base di tutto il romanzo vi è, infatti, un sacrificio umano, simbolico e non perché alla fine un personaggio verrà bruciato. Da qui il significato di Falò contenuto nel titolo. Dal mitos al logos (ragione) è l’itinerario consueto, qui però facciamo un percorso a ritroso dalla ragione al mito, al selvaggio, all’inumano che è in noi. C’è tutta una parte della cultura del 900 che si occupa del selvaggio, ad esempio, nel diario Pavese cita alcuni autori che si occupano del selvaggio come Keepling l’autore del libro della giungla, D’annunzio che risolve il selvaggio nel panismo, Joyce che scrisse l’Ulisse o meglio Picasso che fu ispirato dalle maschere africane per il disegno di quei volti squadrati che daranno avvio alla corrente del cubismo. Fare il nome di Picasso, ci porta a parlare di Tauromachia, cioè della corrida, il rito sacrificale del toro che rappresenta il selvaggio e il sacrificio. Lettura quinto capitolo.
  • Riconoscimento memoriale attraverso i sensi. Nelle prime righe di questo capitolo quello che succede è un vero e proprio riconoscimento memoriale della giovinezza del poeta attraverso i sensi. Tra tutti i sensi l’olfatto sembrerebbe il più importante anche se tutti i sensi sono presenti all’interno di questo romanzo. La vigna è sempre vista col cielo dietro perché la vigna è una collina e se noi guardiamo verso una collina troviamo il cielo: la memoria recupera visivamente l’immagine della vigna. Anche il tatto è importante: parla delle montagne americane e dice che nessuno le aveva mai toccate con mano, cioè nessuno le aveva lavorate, erano vergini, rocciose. Ciò è importante perché il tatto ci da l’appartenenza ad un luogo: attraverso il tatto abbiamo la sensazione di appoggiare i piedi sulla terra e di appartenere a quella terra. Il fatto di non aver toccato le colline dell’America sta a significare il fatto che lui in America si sentiva estraneo e doveva tornare nel luogo dove le colline venivano toccate: A Santo Stefano Belbo. Il disagio dell’essere stranieri portava gli americani ad essere violenti ‘’A strozzare le donne’’. La violenza è un altro dei temi importanti del romanzo.

LEZIONE 1 4 DEL 1 3 NOVEMBRE 2020.

IL VIAGGIO.

  • Il viaggio nello spazio: I cerchi concentrici dello spazio del romanzo. Il viaggio è sempre un attraversamento dello spazio, di luoghi che non sono tutti altrettanto distanti. Quello che avviene in questo romanzo è che abbiamo una sorta di disposizione del paesaggio secondo cerchi concentrici : più piccolo è il cerchio, maggiore è il grado di familiarità.
  • Primo cerchio: Al centro del romanzo, infatti, non troveremo il paese ma più che altro il casotto di Gaminella che rappresenta l’infanzia di Anguilla.
  • Secondo cerchio: Ma anche la mora fa parte dei cerchi ristretto, anche se non quanto il casotto. Esso è il luogo della seconda adozione del protagonista. Della fattoria della mora si dice che sia l’America, un porto di mare: la mora è quindi legata al concetto del viaggio perché il fatto di essersi spostati dal Casotto di Gaminella alla Fattoria della Mora vuol dire essere andati incontro al destino dell’America, al destino di esule.
  • Terzo cerchio: Aldlà di questi luoghi circoscritti il cerchio si allarga con Canelli , Canelli che è l’ultimo paese, il paese dove finisce il tempo cronologico e inizia il tempo degli affari commerciali. Da Canelli partono le strade e in particolare quella che porta a Genova.
  • Quarto cerchio: A Genova Anguilla andrà per la leva militare ma ci ritornerà di proposito dopo l’America e infatti al momento del viaggio ‘’ in questo paese’’ la sua residenza era proprio a Genova.
  • Quinto cerchio: Poi c’è il cerchio più ampio tra tutti che è quello dell’ America , la California dove ad un certo punto non ha più nulla da fare e per ciò torna a Genova, da Genova poi tornerà di nuovo a Santo Stefano Belbo.
  • Il viaggio nel passato: il tempo. Il passato è un tempo finito, qualcosa che non si può mutare, costituito da cose ‘’fatte’’. In realtà, però, noi continuamente ricostruiamo il nostro passato attraverso il ricordo e Pavese, a proposito di questo, scrive che questo romanzo è costruito sulla scia del modificare il proprio passato attraverso il racconto: Anguilla attraverso l’itinerario di ricordi che percorre insieme a Nuto sta modificando e mutando il suo passato, lo sta costruendo passo dopo passo. Vladimir Lanchevich , un filosofo che si occupa della questione del tempo, afferma che L’incanto del passato sta nel fatto che il passato è interminabile , ed impossibile da completare. Anguilla sta tornando nel paese per ricordare quello che non riesce a ricordare e per dar seguito a delle storie che lui, dal momento che parte, non sa come erano andate a finire (ad esempio che fine avevano fatti Silvia, Santa e Irene). A cinto, che rappresenta il suo doppio, Anguilla, racconta il suo passato e lui è un ragazzino che ascolta anche se passivamente e durante il processo del racconto. Abbiamo quindi capito che il romanzo gira attorno a questo tema di ricostruzione del passato, però attraverso i vari racconti , appartenenti a momenti del passato differenti, che si intersecano nel romanzo, notiamo alcuni particolari ‘’Sempre uguali’’. Il sempre uguale è legato alla tesi dell’eterno ritorno di Nitzsche. In questo romanzo potremmo vedere la rappresentazione della soglia tra due tempi diversi:
  1. Il tempo della modernità, della storia che è lineare allo svolgimento degli eventi ed è irreversibile

2. Il viaggio: La Necuia.

Il secondo Archetipo attraverso cui viene rappresentato il ritorno di Anguilla è la necuia. Il ritorno definitivo porterebbe a rimanere nel luogo della propria origine e quindi questo coinciderebbe con il luogo della morte: sarebbe una Necuia, un viaggio verso gli inferi. La Necuia è quella che compie per primo Orfeo. Secondo il mito Greco, Orfeo è un musicista di lira ed è innamorato di Euridice che muore morsa da un serpente. Orfeo straziato dal dolore comincia a suonare la sua lira e commuove le piante e gli animali fino a discendere negli inferi, effettuando una Necuia. Discende negli inferi per cercare la sua amata e punta ad una rinascita di quest’ultima. Persefone gli dirà che Euridice potrà rinascere con Orfeo a patto che essa lo segua fino alla luce senza che Orfeo si volti mai a guardarla. Orfeo però si volta e Euridice muore per sempre. Dopo ciò Orfeo ripudierà le donne e diventerà omosessuale così le beccanti lo smembreranno e la sua testa verrà abbandonata nell’acheronte e siccome tutti i fiumi portano all’Ade, egli riuscirà a ricongiungersi con Euridice. Nei dialoghi di Pavese abbiamo una versione un po’ diversa perchè Orfeo spiega a Bacca che non si è voltato per amore, ma perché non rivoleva il passato che impedisce di vivere e ciò che voleva non era la resurrezione di Euridice, ma nell’Ade lui cercava se stesso. E’ ciò che fa Anguilla qui, resuscita i morti, parla di loro, in qualche misura incontra i morti ma come dice Orfeo, anche se il passato incatena bisogna scendere negli inferi per conoscere se stesso e poi lasciare andare il passato che, appunto, incatena. Recandosi di nuovo in questo paese senza nome lui sta acconsentendo a scendere nella tenebra profonda degli inferi dove si trova il suo passato e per questo possiamo dire che Il romanzo è una necuia e quello che cerca Anguilla non è quello che cercava l’Orfeo del mito (resurrezione di Euridice), ma è quello che cerca l’Orfeo dei dialoghi di Pavese: la conoscenza della sua memoria. Anche Dante riscrive la Necuia degli antichi con la divina commedia che racconta la sua discesa negli inferi. Ad un certo punto, Pavese, scrive a dei suoi amici di aver avuto una visione nella quale gli veniva chiesto di scrivere una sorta di divina commedia. Questo è la luna e i falò: una sorta di ascesa al purgatorio di Anguilla accompagnato da Nuto (Virgilio).

3. Il viaggio: Il pellegrinaggio.

Il terzo Archetipo Attraverso cui viene rappresentato il viaggio di Anguilla è Il pellegrinaggio. Ad un certo punto del romanzo, Anguilla dice che lui e Nuto sembrano quasi Pellegrini. E’ così: Entrambi non sono altro che Pellegrini , che si recano verso un luogo sacro. Il viaggio di Anguilla, quindi, non è propriamente un nostos, cioè un viaggio che finisce in un ritorno (luogo di origine coincide con luogo di morte), ma è, invece, un viaggio che come un pellegrinaggio lo porterà in un luogo sacrò e lo riporterà nel mondo però con un valore aggiunto. Come i pellegrini, Nuto e Anguilla camminano, salgono verso la vetta della collina di Gaminella che rappresenta il luogo sacro. Le vette sono importanti perché sono il luogo in cui vi è l’incontro con i morti: Nella vetta di Gaminella sono seppelliti due soldati fascisti, In cima ad un'altra collina viene costruito il mausoleo di pini a ricordo del figlio di uno dei personaggi, In un altro pianoro vi sarà il falò di santina che è il falò finale. Più propriamente definiamo questo viaggio un Pellegrinaggio Sentimentale, Laico, in cerca di se stessi in un luogo reliquiario.

LEZIONE 1 5 DEL 1 7 NOVEMBRE 2020.

Lo spaesamento. L’esperienza dello spaesamento non viene narrata da Anguilla soltanto attraverso l’ estraneità che molto spesso trova nel paese , ma viene narrata soprattutto attraverso l’estraneità che molto spesso lui prova durante i viaggi, in particolare quando si trova in America. Non solo si sente spaesato ‘’in quel paese’’ ma si sente spaesate in qualsiasi parte del modo. In America non si trova, non si sente a casa. In un primo momento, quando Anguilla arriva in America, non si sente spaesato, anzi, dice che ‘’Qui tutti sono bastardi’’ cioè sono tutti come lui. Ad un certo punto stringe una relazione amorosa con una donna, Rosanna e pensa ‘’vorrei mio figlio somigliasse a mio padre, a mio nonno così da capire chi sono’’. Lui voleva fare un figlio con Rosanna, ma lei ha altri interessi rispetto ad Anguilla: Anguilla vuole fare un figlio per ricostruire chi lui è, per proiettare in un bambino il suo albero genealogico. Ma poi ragiona e si rende conto che fare un figlio in America sarebbe stato portare al mondo un Bastardo, come tutti gli americani, come lui. In più, Anguilla, ci racconta di aver attraversato tutta l’America in 8 mesi, mesi in cui nel frattempo lavorava nelle ferrovie. La ferrovia è oltretutto quella che riesce a congiungere le due sponde oceaniche dell’America e sta alla base dell’ideologia della frontiera del cinema Wester. Insomma, Anguilla, si cala nella vita americana ma quello che bisogna capire è se la sua è stata un’esperienza mitologica dell’America o se il suo è stato un viaggio da ‘’Migrante’’: L’esperienza dell’America ne ‘’La luna e i Falò’’ è un’esperienza da migrante: è un’America in cui Anguilla si sporca le mani, lavora, conosce delle donne, fa il ferroviere, lavora nei campi e quindi fa il mestiere che è suo, ma si accorge che fare questo mestiere in California è diverso perché in America anche le vigne hanno un che di urbano ‘’Non ci sono campi, ma giardini’’ ciò sta a significare che anche la natura è urbana. Conosce poi, anche la prigione che è un mito americano nella letteratura e nel cinema. (Pavese scrive un romanzo italo- americano che si intitola ‘’Paesi Tuoi’’ in cui vi sono due personaggi che escono di prigione e tornano al paese.). Anguilla in America lavora anche in un bar e nel suo bar serve i liquori proibiti dalla legge Americana. Anguilla in America diventa ricco perché inventa un Gyn che essendo proibito va a ruba, ma poi arriva la guerra e l’Italia sta per entrarci, così nel 41 temendo di essere rinchiuso in un campo di raccolta per cittadini stranieri pensa di passare in Messico, ma non ci riesce e così viene internato in un campo e quando esce torna a Genova. Pavese, aveva conosciuto l’Ameria e insieme ad Elio Vittorini era stato l’artefice del mito americano. Intorno agli anni trenta si diffonde in Italia la letteratura americana e i miti letterari americani. Ispirato dalle sue letture, Pavese, scrive delle poesie. Particolare è ‘’I Mari del sud’’ nella quale si racconta un’esperienza ben diversa da quella de ‘’La luna e i Falò’’, qui si ha un’esperienza mitologica dell’America. Il protagonista di questa poesia narrativa è un esule che ha lasciato il proprio paese e che, ad un certo punto, torna e insieme a sua nipote sale in una collina dove racconta le avventure americane alla nipote, estremamente interessata. L’America nei mari del sud è solo mitologica, è il posto dove lo zio ha incontrato il cetaceo (Moby Dick, la balena bianca) E’ stato un viaggio nel mito americano.

sono, quindi, metafore di un mito distruttivo relativo al modo di fare degli americani. Essi distruggono tutto quello che hanno per poi andare via e impiantarsi altrove. Pavese si concentra sul tema delle Città fantasma, cioè città che hanno tutto ma che sono vuote e abbandonate. La città fantasma è il simbolo del mito americano. Possiamo Concludere dicendo che, se ne ‘’i mari del sud’’ l’America è solo un mito letterario, ne ‘’la luna e i falò’’ L’America è storia e lavoro ma allo stesso tempo è Mito, mito legato alla distruzione e quindi alla luna.

Lezione 1 6 del 1 9 novembre 2020.

I personaggi. Ci sono in questo romanzo molti personaggi, che possiamo raggruppare in una terna femminile legata al tema del sesso, una terna maschile legata al tema della paternità e una terza terna legata ai falò.

1. Irene, Santina e Silvia. (Legata al sesso)

  • Silvia era la maggiore delle due sorelle. Silvia non solo era la maggiore ma anche quella più esuberante e meno rispettosa delle regole. Il protagonista racconta le sue avventure amorose, le sue relazioni con vari uomini, i pettegolezzi che facevano su di lei i servitori. Alla fine morirà a causa di un aborto segreto.
  • A differenza di Silvia e Santa, Irene era molto calma e tranquilla. In un certo senso Irene, a confronto con la sorella, era banale e insignificante. Amava la musica e sapeva suonare il pianoforte alla perfezione e la sua musica aveva il potere di incantare il protagonista. Irene però viene condannata ad un infelice matrimonio, dopo essere stata smagrita dal tifo. A Irene è legata una scena di Nudo perché mentre si bagna nel fiume viene vista nuda e questa scena ci rimanda alla mitologia: Se un uomo vedeva una dea nuda veniva punito come Etiresia , il profeta fatto cieco. Questo tema dell’aver visto troppo è fondamentale e riguarda Nuto: Nuto ha visto l’uccisione di Santina
  • Quando Anguilla va via, Santa ha solo 6 anni e tutto ciò che Anguilla sa su di lei, lo sa perché glielo ha raccontato Nuto: Lei frequenta gli ambienti fascisti, all’improvviso diventa la donna del capo partigiani del paese ma alla fine si viene a scoprire che è una spia e che passa informazioni importanti ai fascisti. Per questo viene fucilata e il suo cadavere viene bruciato. Santa viene chiamata CAGNA.

2. Anguilla, Nuto e Cinto. (Legata al tema dei padri e dei figli)

  • Cinto è il doppio del nostro protagonista. In lui Anguilla si rivede bambino e lo sceglie come figlio, fino a quando però lo affida a Nuto. Cinto prende il nome dal monte cinto, dove è stato nascosto Zeus per evitare che il padre lo divorasse e viene allevato da una capra. Lui è il fanciullo divino (eterno indeterminato per Jung e Kereni) cioè il simbolo di ciò che ancora deve diventare, non è ancora maturo come Anguilla. Cinto è zoppo, come Edipo.
  • Nuto è già padre, rappresenta colui che è rimasto e possiede una conoscenza che Anguilla non ha. E’ diventato padre, ha una casa, vive nel tempo ciclico contadino e ridiventa padre quando si assume la responsabilità di Cinto. Lui è il personaggio centrale: è lui che sa di Santa.
  • Anguilla non è padre, Nuto gli dice ‘’ti sei fatto padre girando il mondo e formando te stesso’’. Lui non conosce la sua famiglia e manca di un patronimico (cognome) e quindi non solo non ha voluto essere padre, ma anche volendo PUO’ esserlo: con lui si interrompe la catena della discendenza. Uno può avere un nome solo se ha i morti al campo santo e lui non ce li ha, non è legato alla terra, lui non è autoctono. Per questo deve andare via dal paese: Non puoi restare dove non sei a casa. Nuto invece è autoctono.

espiatorio. La collettività ha attribuito dei tratti vittimari a Santa: E’ molto bella, ha una sessualità libera e si veste da uomo, tutti tratti che appartenevano alle streghe. I Falò. (Ragione del titolo) Generalmente alla base dei falò vi è un tentativo di rigenerare il tempo e quelli di cui si parla in questo romanzo sono quelli di san Giovanni. Frazer , però, ragiona profondamente sul significato dei falò e in uno dei suoi scritti ‘’Il ramo D’Oro’’ , che è stato di grande ispirazione per Pavese, arriva alla conclusione che si, alla base di questi riti vi è una necessità di rigenerazione del tempo ma i falò sono non solo fecondatori ma anche rigeneratori, eliminano e puliscono e sono strettamente legati ai falò primitivi di sacrificio umano. Pavese non sceglie tra queste due teorie: Nuto , Parla di falò fecondatori , che vogliono imitare la funzione del sole. Nuto dice ‘’i falò fecondano la terra’’ e Anguilla risponde ‘’Non dirmi che credi alla luna e ai falò’’. Per Anguilla , i falò hanno una funzione distruttiva e purificatrice. Alla fine del romanzo abbiamo due roghi: Il primo è quello del casotto di Gaminella appiccato da Valino che poi si impicca, proprio come giuda. Il secondo rogo è quello di Santa, è purificatore, purifica dalla guerra, perché anche se la guerra è finita vi è una crisi sociale. Il mondo della luna e i falò è un mondo in cui i morti non vanno via e non danno pace ai vivi.

La vetta di Gaminella e La sicurezza dell’Eden.

Come abbiamo detto, la vetta di Gaminella è un luogo sacro che Pavese stesso considera la trasposizione del monte del purgatorio , in cima al quale si trova l’Eden. Ma che cosa è l’Eden? Secondo Hillman, Uno psicanalista, l’eden è l’immagine archetipica (idea mitica) della fiducia originale. L’eden è il luogo in cui l’uomo si sente in sicurezza, nella sicurezza materna, dell’utero. Ma lo studioso afferma anche che è il luogo della sicurezza paterna, perché Adamo nell’eden, prima della creazione di Eva parlò con Dio e si instaurò una fiducia fondata sulla parola. Anche questo romanzo si fonda sulla fiducia, tra Nuto e Anguilla. Con la cacciata dall’eden gli uomini vengono privati della sicurezza e abbandonati all’insicurezza del mondo. Il primo figlio di Adamo ed Eva, non a caso, sarà Caino , colui che ucciderà il fratello e sarà condannato all’eterna erranza, come Anguilla che mai verrà integrato nella comunità del paese. La perdita dell’insicurezza di Adamo ed Eva, che rappresenta il tradimento, è rappresentato in questo romanzo dalla situazione tra fascisti e partigiani e quindi dalla guerra.