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Cesare Pavese: 'La Luna e i Falò', Temi e Simboli - Prof. Schiliro', Appunti di Letteratura Italiana

Appunti sull'autore e in particolare su La Luna e i Falò

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 16/06/2023

costanza-soffia
costanza-soffia 🇮🇹

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PAVESE
Il romanzo narra del ritorno nella casa d’infanzia e del paese,
anche se il nome di questo non sarà mai esplicitato. Tuttavia,
ricollegandoci agli altri paesi menzionati ne possiamo dedurre
che il paese in questione è Santo Stefano Belbo. Anguilla torna
al paese poiché vuole trovare il luogo dei suoi ricordi:
all’interno del romanzo vi è il tema del NOSTOS (ritorno, topos
tratto dall’Ulisse). Il nostos è sempre una ricerca identitaria che
si oppone al tempo antagonista, il quale favorisce l’estinzione
dei ricordi.
CINTO doppio del protagonista, il quale immagina di poter
vivere l’infanzia attraverso lui. Anguilla ritorna per costruire il
suo passato, ossia cercare di ricordare quello che ne è andato
perso. Quando torna si accorge che il casotto è abitato: da
Valino, la suocera e la cognata poiché la moglie è defunta, e il
figlio Cinto, zoppo (edipo), di circa dieci anni. CINTO prende il
nome dal monte Cinto, dove nella mitologia greca era stato
allevato Zeus, è un fanciullo divino così come Cinto e
rappresenta il tempo dell’indeterminato, ciò che deve essere.
Per questa ragione, Anguilla si legherà a lui, vorrebbe essere
anche lui nel tempo indeterminato, e aspira che la sua vita
possa ancora compiersi, attendendo una maturità, come si
evince dalla dedica iniziale del romanzo all’ultima amante di
Pavese, ovvero “la maturità è tutto” (ripness is all) da RE LEAR
di SHAKespeare.
NUTO autoctono: partecipa alla vita politica del paese, è
integrato. Nuto in un certo senso è il personaggio più
importante: egli sa tutto del paese, e alla fine del racconto
svela la fine di Santina.
Il fatto che il nome di Anguilla non venga mai detto, è un
ulteriore rimando alla sua condizione esistenziale. Non conosce
le sue origini né se stesso, è un apolide. L’esistenza è quindi la
privazione del luogo originario (l’utero materno), e
l’esposizione al mondo e l’attraversamento di questo. Quindi la
condizione esistenziale coincide col destino del personaggio,
che dovrà PELLEGRINARE.
Anguilla viaggia molto, ma capisce che in nessun luogo riesce a
“mettere radici”, questo per lui è fondamentale in quanto gli
serve a formare la sua identità. Proprio perché è un orfano
cerca quell’identità originaria che gli è stata negata alla nascita.
Dato che questo riconoscimento gli è negato, lo cerca nella
terra, equivalente del sangue.
Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni
sono buone e si equivalgono” la condizione umana è
universale. Ma è per questo che uno si stanca e cerca di
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PAVESE

 Il romanzo narra del ritorno nella casa d’infanzia e del paese, anche se il nome di questo non sarà mai esplicitato. Tuttavia, ricollegandoci agli altri paesi menzionati ne possiamo dedurre che il paese in questione è Santo Stefano Belbo. Anguilla torna al paese poiché vuole trovare il luogo dei suoi ricordi: all’interno del romanzo vi è il tema del NOSTOS (ritorno, topos tratto dall’Ulisse). Il nostos è sempre una ricerca identitaria che si oppone al tempo antagonista, il quale favorisce l’estinzione dei ricordi.  CINTO  doppio del protagonista, il quale immagina di poter vivere l’infanzia attraverso lui. Anguilla ritorna per costruire il suo passato, ossia cercare di ricordare quello che ne è andato perso. Quando torna si accorge che il casotto è abitato: da Valino, la suocera e la cognata poiché la moglie è defunta, e il figlio Cinto, zoppo (edipo), di circa dieci anni. CINTO prende il nome dal monte Cinto, dove nella mitologia greca era stato allevato Zeus, è un fanciullo divino così come Cinto e rappresenta il tempo dell’indeterminato, ciò che deve essere. Per questa ragione, Anguilla si legherà a lui, vorrebbe essere anche lui nel tempo indeterminato, e aspira che la sua vita possa ancora compiersi, attendendo una maturità, come si evince dalla dedica iniziale del romanzo all’ultima amante di Pavese, ovvero “la maturità è tutto” (ripness is all) da RE LEAR di SHAKespeare.  NUTO  autoctono: partecipa alla vita politica del paese, è integrato. Nuto in un certo senso è il personaggio più importante: egli sa tutto del paese, e alla fine del racconto svela la fine di Santina.  Il fatto che il nome di Anguilla non venga mai detto, è un ulteriore rimando alla sua condizione esistenziale. Non conosce le sue origini né se stesso, è un apolide. L’esistenza è quindi la privazione del luogo originario (l’utero materno), e l’esposizione al mondo e l’attraversamento di questo. Quindi la condizione esistenziale coincide col destino del personaggio, che dovrà PELLEGRINARE. Anguilla viaggia molto, ma capisce che in nessun luogo riesce a “mettere radici”, questo per lui è fondamentale in quanto gli serve a formare la sua identità. Proprio perché è un orfano cerca quell’identità originaria che gli è stata negata alla nascita. Dato che questo riconoscimento gli è negato, lo cerca nella terra, equivalente del sangue. “ Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono”  la condizione umana è universale. “ Ma è per questo che uno si stanca e cerca di

mettere radici”  torna in un luogo per mettere radici, ha bisogno di riconoscersi in un luogo per definire la propria identità.  TEMI  due coppie tematiche: CARNE E TERRA; SANGUE E LUOGO (appartenenti alla simbologia Romantica e che indicano l’origine, l’appartenenza ad una stirpe e ad una terra .) Si tratta di un legame di tipo etico: al sangue corrisponde la terra e viceversa. Carne e sangue gli sono sconosciuti, quindi cerca ciò che per lui è accessibile: TERRA e LUOGO. Tema dello SPAESAMENTO  affrontato da Anguilla quando si trova in America (poiché si tratta di un paese di bastardi, come lui), dove scappa per fuggire dai fascisti. Qui intrattiene una relazione amorosa con una donna, Rosanna. Esprime la sua volontà di fare un figlio, per ritrovare in questo i tratti dei suoi antenati. Ciò in realtà sarebbe impossibile, perché vivendo in America si mescolerebbe con gli altri bastardi; Rosanna è appunto una donna senza radici. Anguilla non è padre perché manca di un patronimico, con egli si interrompe una catena di discendenza. L’assenza di una famiglia non lo permette di legarsi: i suoi parenti non sono seppelliti al camposanto e per questa ragione egli non si lega alla terra. In questo senso lui non è autoctono (auto- 'stesso' e chtón 'terra'; proprio di quella terra); egli è un meteco. Anguilla non può restare perché lui è stato straniero in patria. Temi della PERMANENZA e della FUGA (primo capitolo)  I NOCCIOLI, quando torna, SCOMPAIONO perché il nuovo proprietario del casotto li ha tagliati. Questi NOCCIOLI SCOMPARSI si ricollegano al fatto che quello che Anguilla deve ricordare, è ormai scomparso. Lui non riconosce il luogo, poiché il luogo non riconosce lui. Il nocciolo simboleggia la NOSTALGIA. Vicino al paese si trova la ferrovia, contrapposto al nocciolo. Il nocciolo ha radici, mentre la ferrovia rappresenta la partenza. Due elementi contrapposti: alla partenza corrisponde il ritorno e viceversa. Visita il paese con l’intenzione di comprare un podere, ma ciò non avverrà: IL RITORNO NON SI COMPIE. TEMI DEL PARADIGMA VITTIMARIO (nel finale)  il TRADIMENTO. Anguilla (come Pavese) è un traditore poiché non ha preso parte alla guerra TEMA DELL’ABBANDONO (Vladmir Propp)  (Le radici storiche dei racconti di fate) tutte le fiabe derivano da un rito di iniziazione verso l’età adulta, l’abbandono (nelle società primitive i ragazzi venivano abbandonati in delle capanne, questa esperienza è la nekuya, necessario per rigenerare l’esistenza). TEMA DEL CAPRO ESPIATORIO  rappresentato da Edipo che scatenerà la pestilenza a Tebe, e nel romanzo da Santina il quale corpo verrà bruciato. Il capro espiatorio è soggetto a un

dell’eterno ritorno, il tempo dei primitivi secondo studi di storia della religione. L’eterno ritorno, come evidenzia Benjamin, è quello della terra promessa, che equivale alla felicità: prima o poi la felicità torna, poiché torna l’età dell’oro.

  • DIVINA COMMEDIA  Dante si cala nel mondo dei morti guidato da Virgilio, Nuto per Anguilla. Quindi il viaggio è una sorta pellegrinaggio, che non ha lo stesso scopo del nostos, ossia tornare al luogo della morte, ma un pellegrinaggio a un luogo sacro, dove vi sono dei significati, come la collina. Intrapreso con lo scopo di ottenere una rivelazione divina per poi ritornare alla vita. Una parte del pellegrinaggio è spesso composta dal cammino, in questo caso la salita sulla collina che simboleggia un’ascesa al purgatorio, dove incontra i morti (il corpo di Santina).  LUNA  C’è una scena in cui Anguilla si perde nel deserto (che simboleggi un male che deve essere attraversato) e qui incontra la luna. La luna rappresenta l’apparizione mistica, la dea lunare che qui non rappresenta una dea fecondatrice, ma una DEA MORTALE, della DISTRUZIONE. Questa immagine ci dice molto della visione di Pavese sull’America: il capitalismo distrugge tutto ciò che viene creato. “Bisognerebbe fare come fanno gli americani”(distruggere) , cioè fare dei falò che rappresentano la distruzione che avviene mediante la combustione. L’America è la terra del mito, che è distruzione. La terra americana scatena in Anguilla la nostalgia (scena del bar con il compaesano), il cui medicamento diventa il ritorno. Egli, tuttavia, è destinato a ripartire, per questa ragione l’unica cosa che può fare al paese e vedere quello che non c’è più (ubi sunt): i personaggi che ci vengono raccontati sono tutti morti.  La TERRA  intreccia con l’individuo un legame molto forte, quasi come se gli uomini fossero “interrati” “nel paese ci si sta già meglio sepolto”. Pavese, vicino alla lettura freudiana, con questa frase vuole esprimere quello che in latino è REGRESSUS AD UTERUM (regressione all’utero), regressione alla vita prenatale. Freud parla di questo desiderio della vita prenatale, che non è che un desiderio di morte (thanatos). Il SUOLO  è per Pavese il SELVAGGIO. La LUNA e i FALÒ si riferiscono, appunto a dei riti riferiti a miti agrari originari. Anguilla torna nel suo suolo per cercare questo selvaggio, una spiegazione. Inoltre egli dice che ”il selvaggio è l’inumano che era in noi”, Pavese scopre che al fondo dei riti agrari vi sono riti inumani, un rito sacrificale. Questo romanzo è dedicato ad un sacrificio umano, in senso simbolico. Se il selvaggio è l’inumano che era in noi, il protagonista ritorna per risolvere questo passato-rimorso. Rimorso di non aver partecipato alla

resistenza, di essere fuggito (ripresa autobiografica da Pavese). Il romanzo rappresenta un viaggio a ritroso, dal mitos al logòs, per riuscire a conoscere le ragioni del passato-rimorso, che è legato alla terra. La cultura del 900 si ispira a quello che è il selvaggio di Pavese, come dice lui stesso (“ La cultura del ‘ batte sul Selvaggio”) , quali D’Annunzio (selvaggio = panismo), Kipling, Joyce, Picasso (maschere africane, e poi cubismo). La citazione di Picasso volge soprattutto al tema della tauromachia, che è selvaggio in quanto rito sacrificale.  All’interno del romanzo sono citati diversi PAESI:

  • CANELLI  “la porta del mondo”, ricco per la produzione del vino
  • LA MORA  dove si trasferisce
  • BEMBO  fiume
  • GAMINELLA  collina dell’infanzia
  • GENOVA E AMERICA  rappresentano l’altrove
  • COLLINA DEL SALUTO  vicino Gaminella, dell’amico Nuto.  SPAZIO  si dispone attraverso uno schema a cerchi concentrici. Più il cerchio è piccolo maggiore è la familiarità col luogo. Il CERCHIO PIÙ PICCOLO è rappresentato dal CASOTTO DI GAMINELLA, al di fuori di questo vi è la Mora (casa adolescenziale), dopo Canelli, Genova, l’America (in particolare la California).  FINALE  Ne “Il ramo d’oro”, Frazer scrive che i falò sono dei rovi periodici che rappresentano la rigenerazione del tempo, per ottenere i frutti. Egli dice che in realtà i falò vengono fatti non per fecondare la terra, ma per purificarla. Alla fine del romanzo abbiamo due roghi: il casotto di Gaminella (funzione espiatrice) e quello di Santa, che serve a purificarsi dalla guerra. La guerra è come se non finisse mai, poiché con il ritrovamento dei corpi se ne fa sempre un ritorno: i morti restano e non danno pace ai vivi che per liberarsene hanno bisogno di un falò purificatore. Alla fine del romanzo si manifestano i temi del paradigma vittimario: il tradimento. Anguilla (come Pavese) è un traditore poiché non ha preso parte alla guerra.