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Classici della devianza-slide, appunti, Dispense di Criminologia

Classici della devianza-slide, appunti. Spero vi possano aiutare per l'esame

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 08/02/2022

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

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Cos’è la sociologia? È una scienza? Che cosa studia?
La sociologia è lo studio della società, ovvero è il mio essere con gli altri; possiamo dire,
quindi, che è lo studio di come viviamo in un mondo dove ci sono altri individui. Essa nacque
alla fine del XVIII secolo, favorita dalle rivoluzioni:
scientifica, nella quale si posero le basi della scienza moderna;
industriale, nella quale vi furono trasformazioni socio-economiche;
francese, caratterizzata dal motto e dall’affermazione di valori quali:
“libertè,egalitè,fraternitè”, ovvero libertà, uguaglianza, fratellanza.
Talvolta, trattando della sociologia la si definisce una scienza, o meglio, una scienza sociale,
quasi per ritagliare uno spazio tra le vere scienze e gli studi umanistici. Le scienze sociali si
distinguono dalle altre tipologie per il metodo di analisi, (in quanto si basano sulla
comunicazione) quali:
le scienze esatte (analisi dei dati oggettivi)
le scienze applicate (analisi dei dati oggettivi e soggettivi).
La comunicazione è tutto, se c’è essa c’è società, perché è prerogativa di tutto ciò che vive,
che si muove. Ovviamente il nostro tipo di comunicazione, pur essendo quella vincente, non è
l’unica; non dobbiamo pensare che chi non parla non comunica, in quanto ci sono diversi tipi
di comunicazione, come quella animale, o vegetale, la quale avviene attraverso
l’impollinazione o l’alternanza stagionale. Per cui se dovessimo porci la domanda “ma la
sociologia, quindi, è veramente una scienza?” Possiamo dire che molti suoi fondatori l’hanno
così definita, mentre altri si sono astenuti dall’affermare ciò. La verità è che essa può essere
una scienza ma non deve necessariamente esserlo.
Uno dei fondatori della sociologia moderna, che la definiva come una scienza autonoma di cui
occorre specificare l’oggetto e le regole del metodo, fu Émile Durkheim. Il suo pensiero si
fonda sulla teoria sociologica secondo cui si deve cercare fattori esterni alla mente umana per
spiegare fenomeni quali i risultati scolastici, il suicidio, le disuguaglianze di genere. Opera
fondamentale del pensiero sociologico è “Le regole del metodo sociologico”,1895, nella quale
Durkheim rifiuta l’individualismo metodologico, ovvero quel tipo di analisi che tende a
spiegare tutto tenendo conto sempre dell’agire individuale , portando così all’idea che la
società sia solamente una somma di individui e che attraverso la somma delle azioni di
quest’ultimi la si possa spiegare; egli rifiuta, quindi, tale metodo per affermare la necessità di
uno studio empirico, dando così un nuovo concetto di fatto sociale. La caratteristica che
permette il riconoscimento dei fatti sociali è la coercizione, ciò significa che se noi cerchiamo
di ignorare un fatto sociale, interviene una sanzione, che può essere anche di tipo giuridica ma
non necessariamente, a rammentarci della sua esistenza.
“La prima regola fondamentale del metodo sociologico è quella di considerare i fatti sociali
come cose”: potremmo definirlo come un “realismo sociale” in cui i fatti sociali hanno la
stessa realtà delle cose e, come quest’ultime, resistono a chi tenta di ignorarli; tale resistenza è
prova dell’esistenza di un fatto sociale dato. Durkheim si interessò a molti fatti sociali, come
la divisione del lavoro, o il suicidio. Su quest’ultimo vi scrisse un’opera “Il suicidio. Studio di
sociologia”, 1897. Ma, prima di tutto, cos’è per Durkheim il suicidio? È un fatto sociale,
ovvero, esiste un particolare meccanismo strutturale di produzione del suicidio che opera in
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Cos’è la sociologia? È una scienza? Che cosa studia? La sociologia è lo studio della società, ovvero è il mio essere con gli altri; possiamo dire, quindi, che è lo studio di come viviamo in un mondo dove ci sono altri individui. Essa nacque alla fine del XVIII secolo, favorita dalle rivoluzioni: ▫ scientifica, nella quale si posero le basi della scienza moderna; ▫ industriale, nella quale vi furono trasformazioni socio-economiche; ▫ francese, caratterizzata dal motto e dall’affermazione di valori quali: “libertè,egalitè,fraternitè”, ovvero libertà, uguaglianza, fratellanza. Talvolta, trattando della sociologia la si definisce una scienza, o meglio, una scienza sociale, quasi per ritagliare uno spazio tra le vere scienze e gli studi umanistici. Le scienze sociali si distinguono dalle altre tipologie per il metodo di analisi, (in quanto si basano sulla comunicazione) quali: ▫ le scienze esatte (analisi dei dati oggettivi) ▫ le scienze applicate (analisi dei dati oggettivi e soggettivi). La comunicazione è tutto, se c’è essa c’è società, perché è prerogativa di tutto ciò che vive, che si muove. Ovviamente il nostro tipo di comunicazione, pur essendo quella vincente, non è l’unica; non dobbiamo pensare che chi non parla non comunica, in quanto ci sono diversi tipi di comunicazione, come quella animale, o vegetale, la quale avviene attraverso l’impollinazione o l’alternanza stagionale. Per cui se dovessimo porci la domanda “ma la sociologia, quindi, è veramente una scienza?” Possiamo dire che molti suoi fondatori l’hanno così definita, mentre altri si sono astenuti dall’affermare ciò. La verità è che essa può essere una scienza ma non deve necessariamente esserlo. Uno dei fondatori della sociologia moderna, che la definiva come una scienza autonoma di cui occorre specificare l’oggetto e le regole del metodo, fu Émile Durkheim. Il suo pensiero si fonda sulla teoria sociologica secondo cui si deve cercare fattori esterni alla mente umana per spiegare fenomeni quali i risultati scolastici, il suicidio, le disuguaglianze di genere. Opera fondamentale del pensiero sociologico è “Le regole del metodo sociologico”,1895, nella quale Durkheim rifiuta l’individualismo metodologico, ovvero quel tipo di analisi che tende a spiegare tutto tenendo conto sempre dell’agire individuale , portando così all’idea che la società sia solamente una somma di individui e che attraverso la somma delle azioni di quest’ultimi la si possa spiegare; egli rifiuta, quindi, tale metodo per affermare la necessità di uno studio empirico, dando così un nuovo concetto di fatto sociale. La caratteristica che permette il riconoscimento dei fatti sociali è la coercizione, ciò significa che se noi cerchiamo di ignorare un fatto sociale, interviene una sanzione, che può essere anche di tipo giuridica ma non necessariamente, a rammentarci della sua esistenza. “La prima regola fondamentale del metodo sociologico è quella di considerare i fatti sociali come cose”: potremmo definirlo come un “realismo sociale” in cui i fatti sociali hanno la stessa realtà delle cose e, come quest’ultime, resistono a chi tenta di ignorarli; tale resistenza è prova dell’esistenza di un fatto sociale dato. Durkheim si interessò a molti fatti sociali, come la divisione del lavoro, o il suicidio. Su quest’ultimo vi scrisse un’opera “Il suicidio. Studio di sociologia”, 1897. Ma, prima di tutto, cos’è per Durkheim il suicidio? È un fatto sociale, ovvero, esiste un particolare meccanismo strutturale di produzione del suicidio che opera in

maniera avulsa dalla coscienza di coloro che lo pongono in pratica, ma che li determina dal di fuori. L’elemento centrale da cui egli muove per discutere di ciò è il paradosso per cui una cosa che sembra così individuale mette in rilievo una stabilità statistica, in quanto possiamo notare come di anno in anno il numero di suicidi sia alquanto costante all’interno di una certa giurisdizione. Dopo di che tratta della distinzione fra normale e patologico, servendosi del concetto di criminalità, così definendola un fatto sociale normale, dando una sua posizione che troviamo anche in un’altra sua opera importante “La divisione del lavoro sociale”,1893. Notiamo come egli tratti, sia in quest’ultima che nell’opera “Il suicidio”, del concetto di anomia. L’anomia è per Durkheim la mancanza, l’inadeguatezza delle norme morali rispetto al livello raggiunto dallo sviluppo della divisione sociale del lavoro; una situazione di tipo anomico si produce quando l’individuo non ha più motivazioni sociali per sostenere il proprio rapporto con gli altri, per essere integrato a livello sociale. Tale concetto viene approfondito attraverso la distinzione fra il suicidio egoistico e quello anomico: definisce egoistico quando le persone pensano a sé stesse solamente e non sono in grado di raggiungere gli obiettivi che si pongono; definisce anomico quando dipende dalla mancanza di regole sociali e Durkheim osserva che una variabile connessa all’incremento dei suicidi è costituita dalle fasi di brusca trasformazione economica. In tal modo il suicidio sarebbe legato ai cambiamenti economici, non per forza in peggio ma anche in meglio (infatti la percentuale dei suicidi cresce anche durante i periodi di prosperità improvvisa), così ogni brusca svolta nella situazione sociale mette a rischio l’orientamento morale della società. Oltre a questi due tipi di suicidi egli ne indica un altro, ovvero quello altruistico: esprime un’identificazione assoluta del suicida con il proprio gruppo di riferimento fino ad annullarsi totalmente nella collettività, parliamo quindi di una situazione in cui l’individualità coincide perfettamente con la collettività al punto da provocare l’autoannullamento dell’individuo. Notiamo infine, come Durkheim in tale opera analizza i tassi di suicidio sia all’interno di un paese sia a livello europeo, ponendoli poi in relazione con altre variabili sociali come la religione, il nucleo famigliare, i divorzi e i matrimoni, l’istruzione ed altre. Per esempio, risultava che vi fossero maggiori suicidi dove vi era maggiore credenza religiosa. Alla fine della sua analisi arrivò alla conclusione che i tassi di suicidio tendevano a essere più alti dove le variabili mettevano in luce l’individualismo, ovvero, il fallimento individuale era più marcato dove non avveniva una totale integrazione sociale capace da legare l’individuo e di motivare il suo vivere; è la condizione dell’isolamento individuale che spiega la maggiore propensione al suicidio.