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Saggio breve sulla psichiatria
Tipologia: Tesine universitarie
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Letizia Nociti 20092075 Esame di Laboratorio classici della devianza 2024
In questo breve saggio mi dedicherò nel parlare delle istituzioni totali, della vita dell’internato e di come le interazioni sociali del “paziente” siano ridotte al minimo e infine di come queste istituzioni rappresentino un “modello carcerale”, quasi, per chi è internato. Dagli argomenti che prossimamente leggerete, si evince anche come gli internati vegano etichettati in maniera differente da chi è “normale” e chi no. Questo testo, da come potete dedurre, si baserà esclusivamente sulla psichiatria e dai suoi due soggetti, lo staff e il “malato” e quest’ultimo verrà spiegato attraverso una metodologia qualitativa tenendo in conto della dimensione dell'uomo.
“Cos'è la società?” questa è la domanda giusta che può spiegarci effettivamente cosa sono le istituzioni e le istituzioni totali. Certamente gli individui costituiscono gran parte della società ma non solo, per società intendiamo proprio le strutture che ne fanno parte, come per esempio grosse aziende, parchi pubblici, negozi, ristoranti, ecc, codeste vengono classificate come semplici istituzioni, cioè tutte quelle istituzioni che hanno “libero accesso”, ovvero, che hanno lo scopo di coprire il tempo libero di un soggetto. Esistono però, altri tipi di “strutture”, classificate sociologicamente come “istituzioni totali” e sono distribuite in cinque maniere differenti:
Come citavo nel capitolo precedentemente, Erving Goffman ci delucida sul potere tra internati e staff, l’internato si ritrova in una condizione in cui non può essere artefice delle sue scelte, come per esempio l’assunzione dei farmaci, il restare ricoverato in psichiatria contro la sua volontà, il non uscire, viene perquisito una volta entrato nella struttura, affinché non porti con sé armi che possano
minare la sua integrazione e quella degli altri. In poche parole, il “sé” del degente viene completamente annullato e ricondizionato dallo staff e l’unica cosa che tenderà a fare è adattarsi a questa nuova situazione. Goffman suddivide questo “adattamento” in primario (adesione totale alla forma dell’istituzione e apologia della sua morale) e secondario (adesione parziale e tentativi di disorganizzare l’istituzione). Goffman qui spende in una descrizione minuziosa di una serie di comportamenti messi in atto dagli internati, volti a sovvertire l’ordine istituzionale in modi più o meno raffinati: dall’usare particolari oggetti al fine di procurarsi vantaggi pratici, al “lavorarsi il sistema”, all’ “usare” l’istituzione stessa per ottenere vantaggi di vita come per esempio non pagare più un affitto, garantirsi vitto e alloggio. Oltre l’internato esiste una seconda figura nel mondo della psichiatria, lo staff. Quest’ultimo segue un forte potere sugli internati, questo tipo di potere che cito è di tipo “sentimentale”, nel senso che, a differenza del degente, lo staff una volta finito il turno di lavoro ritorna nella propria abitazione, ritorna sostanzialmente alla sua vita, ed è molto più semplice per il dipendente distaccare vita privata dal lavoro, invece per l’internato questo distaccamento non avviene e la sua “nuova” casa diviene la struttura stessa. L’istituzione totale prevede, in piccola parte, una replica dell’esterno, con leggi diverse. Ritorno al primo saggio di Goffman, in cui parla dei cosidetti “momenti di rilassamento” di queste stesse dinamiche del potere, di fatto utili esclusivamente alla sopravvivenza omeostatica dell’istituzione stessa. Sono previsti momenti di rilassamento e maggiore commistione tra internati e staff, entro forme precise e di fatto stereotipiche. Goffman cita le “partite di calcio” tra internati e staff, il “teatro” come luogo di rimescolamento dei ruoli, la cena conviviale con operatori e internati mischiati a Natale e Capodanno, momenti insomma in cui i rapporti di potere sembrano quasi come annullati. In realtà però, tali momenti, risultano funzionali al loro stesso rafforzamento. Un’altra interessante chiave di lettura di Goffman è quella della “geografia della libertà”, con zone dell’istituzione a scarsa, media e alta sorveglianza da parte dello staff, luoghi “neutri” o sicuri dove poter essere “se stessi” e zone alle quali il libero accesso avrebbe significato una progressione avvenuta nella carriera da internato. A proposito di questi luoghi neutri, esclusi dalla politica della psichiatria, Goffman cita il “bagno” come rifugio ultimo dove poter ricongiungersi con un sé non intaccato dall’istituzione. (2)
Goffman si è occupato, ne “la vita quotidiana come rappresentazione” del 1959, degli aspetti di fondo dell’interazione, le caratteristiche strutturali, sistemiche delle interazioni che funzionano, in cui il sé viene presentato e accolto, quelle interazioni senza elementi problematici, dove la persona può interagire con l’altro. Alla fine del testo dice che le caratteristiche interazionali nelle quali si sviluppa il sé viene accolto. Ma cosa accade quando il sé non viene accolto, quando le interazioni hanno difficoltà ad essere ancorate a una situazione? L’interazione sussiste sempre. In “Asylums”, nella descrizione di quella che chiama “carriera morale del malato mentale”, Goffman descrive il processo che fa sì che l’istituzione promuova uno schiacciamento del Sè del degente, fino a una sua completa “istituzionalizzazione”. L’aspetto su cui questo secondo saggio si concentra maggiormente è sul potere della “stigmatizzazione”, l’essere stato in un manicomio, da il via ad un processo di “etichettamento” del degente e alla sua successiva “carriera” da malato psichico. Chi per esempio riuscisse a non fare il carcere, ma a scontare la sua pena in un modo alternativo, verrebbe salvato dal marchio connotante del luogo/istituzione; Goffman in questo modo, sottolinea come possa essere forte l’impatto dell’istituzione totale sia sul Sè che sull’immagine costruita agli occhi degli altri.(2) Tornando sul discorso delle interazioni del degente, possiamo percepire come queste vengano quasi come annullate, come citavo nello scorso capitolo, esso inizialmente tenderà a non socializzare con il personale ne tanto meno con chi come lui, fa parte del mondo degli internati. Oltre a ciò, il degente viene completamente distaccato dal “mondo reale” togliendo anche la possibilità di poter rifarne parte poco dopo, ma di questo ne parlerò nel capitolo seguente.
(1): File – Istituzioni_totali (2): Asylums primi due saggi (3): File - COMUNITÀ TERAPEUTICHE O PICCOLE ISTITUZIONI TOTALI? LA RIABILITAZIONE PSICHIATRICA E LE SUE CONTRADDIZIONI