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Come la modernità dimentica di Paul Connerton, Sintesi del corso di Antropologia Culturale

Riassunto del libro di Connerton per Antropologia Culturale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 13/09/2019

revradestroya
revradestroya 🇮🇹

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Come la modernità dimentica di Paul Connerton
Introduzione È problematico il rapporto della modernità con l’oblio. Esistono vari tipi di oblio
strutturale, legati a diverse formazioni sociali e alcuni di questi sono specifici della cultura moderna. L’intero
sistema sociale contemporaneo ha cominciato poco a poco a perdere la capacità di ricordare il proprio
passato. Le persone sono ossessionate dal timore di una perdita della memoria, di un’amnesia collettiva, che
trova una goffa espressione nella cosiddetta mode retro, o moda del passato. La memoria viene quindi
sfruttata dai mercanti e diventa un oggetto della società dei consumi. Per modernità si intende la
trasformazione oggettiva del tessuto sociale provocata dall’avvento del mercato mondiale capitalista, che
distrugge i divieti di tipo feudale e ancestrale, e a livello psicologico determina l’allargarsi delle possibilità
offerte ai singoli, liberandoli gradualmente da gerarchie prestabilite. Cronologicamente questo processo
inizia verso la metà del 19esimo secolo. Esistono i luoghi della memoria: che la memoria dipenda dalla
topografia è un’idea antica, la cosiddetta arte della memoriadominava la cultura classica e venne poi
rielaborata nel Medioevo e nel Rinascimento. Con locus intendiamo un luogo facilmente memorizzabile: una
casa, un angolo, una colonna. I loci possono essere realmente percepiti oppure immaginati. Funzionano come
una griglia su cui vengono situate in un certo ordine le cose da ricordare: le cose vengono dunque ricordate
ripercorrendo mentalmente la griglia di luoghi. Il presupposto dell’intero sistema è che l’ordine dei luoghi
preservi l’ordine delle cose da ricordare. Aspetti dell’arte della memoria: (1) dipende da un sistema stabile di
luoghi e (2) l’atto del ricordare è legato al corpo. La modificazione degli spazi della vita moderna ha fatto
dimenticare all’uomo la dimensione umana della vita, l’esperienza di vivere e lavorare in un mondo di
relazioni sociali note.
Due tipi di luoghi della memoria due modi diversi in cui l’atto del ricordare può essere legato a un
particolare luogo: commemorazione (= luogo della memoria) e locus (= sito di memoria culturale).
1. Luoghi di commemorazione possono essere i nomi dei luoghi. I toponimi non si limitano
necessariamente a indicare e delimitare un luogo, possono essere molto di più. Quando sono
semanticamente trasparenti evocano una serie di eventi conosciuti e agiscono come segni mnemonici
di una geografia morale che richiama alla mente comportamenti esemplari, in maniera così efficace
che la sola menzione del nome di un luogo racchiude in una storia ben nota. Più spesso i nomi
sono però semanticamente opachi e nascondono quindi il passato del luogo. Es: moltissimi toponimi
inglesi che segnano gli itinerari delle invasioni e del colonialismo. Nel momento in cui si assegna un
nome a un luogo, chi compie questa azione è consapevole del tipo di memoria che vogliono imporre.
Es. la Rivoluzione Francese che sostituì ai toponimi che ricordavano la monarchia e la chiesa nomi
rivoluzionari, in modo da rappresentare la Rivoluzione come l’unica memoria da ricordare. Un luogo
di commemorazione può essere anche uno spazio mobile. Es. il pellegrinaggio, un lungo viaggio
verso un luogo sacro che durava in genere molto tempo. Le azioni cerimoniali vengono compiute da
corpi che si muovono in maniera prestabilita (es. superamento di una soglia = rito di passaggio). Il
movimento da un luogo all’altro in cui si effettua una transizione cruciale. Il pellegrinaggio
rappresentava uno dei due poli essenziali della vita, in opposizione alla vita quotidiana e sedentaria
del villaggio. Durante il suo papato, Sisto V trasformò Roma in un sito di pellegrinaggio,
ricostruendo le strade della città per facilitare il viaggio tra le più importanti chiese e basiliche della
città. Il pellegrinaggio è definito da alcune prescrizioni spaziali: innanzitutto si prevede
l’avvicinamento a quello che potrebbe essere definito come il sacro centro di gravità. La strada
diventa sempre più sacra man mano che il pellegrino si avvicina al santuario centrale.
2. Il concetto di locus può comprendere vari ordini di grandezza, un es. è la casa. Essa non è soltanto
un edificio dove vivono delle persone, non offre soltanto organizzazione spaziale delle attività e
ordine materiale ma è anche, secondo molti antropologi, un mezzo di rappresentazione e in quanto
tale può essere vista come un sistema mnemonico. La casa è una rappresentazione efficace delle
idee. La storia della casa è legata alla storia della vita del corpo che la abita. Il legame tra queste due
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Come la modernità dimentica di Paul Connerton

Introduzione → È problematico il rapporto della modernità con l’oblio. Esistono vari tipi di oblio strutturale, legati a diverse formazioni sociali e alcuni di questi sono specifici della cultura moderna. L’intero sistema sociale contemporaneo ha cominciato poco a poco a perdere la capacità di ricordare il proprio passato. Le persone sono ossessionate dal timore di una perdita della memoria, di un’amnesia collettiva, che trova una goffa espressione nella cosiddetta mode retro, o moda del passato. La memoria viene quindi sfruttata dai mercanti e diventa un oggetto della società dei consumi. Per modernità si intende la trasformazione oggettiva del tessuto sociale provocata dall’avvento del mercato mondiale capitalista, che distrugge i divieti di tipo feudale e ancestrale, e a livello psicologico determina l’allargarsi delle possibilità offerte ai singoli, liberandoli gradualmente da gerarchie prestabilite. Cronologicamente questo processo inizia verso la metà del 19esimo secolo. Esistono i luoghi della memoria: che la memoria dipenda dalla topografia è un’idea antica, la cosiddetta “ arte della memoria ” dominava la cultura classica e venne poi rielaborata nel Medioevo e nel Rinascimento. Con locus intendiamo un luogo facilmente memorizzabile: una casa, un angolo, una colonna. I loci possono essere realmente percepiti oppure immaginati. Funzionano come una griglia su cui vengono situate in un certo ordine le cose da ricordare: le cose vengono dunque ricordate ripercorrendo mentalmente la griglia di luoghi. Il presupposto dell’intero sistema è che l’ordine dei luoghi preservi l’ordine delle cose da ricordare. Aspetti dell’arte della memoria: (1) dipende da un sistema stabile di luoghi e (2) l’atto del ricordare è legato al corpo. La modificazione degli spazi della vita moderna ha fatto dimenticare all’uomo la dimensione umana della vita, l’esperienza di vivere e lavorare in un mondo di relazioni sociali note.

Due tipi di luoghi della memoria → due modi diversi in cui l’atto del ricordare può essere legato a un particolare luogo: commemorazione (= luogo della memoria) e locus (= sito di memoria culturale).

  1. (^) Luoghi di commemorazione possono essere i nomi dei luoghi. I toponimi non si limitano necessariamente a indicare e delimitare un luogo, possono essere molto di più. Quando sono semanticamente trasparenti evocano una serie di eventi conosciuti e agiscono come segni mnemonici di una geografia morale che richiama alla mente comportamenti esemplari, in maniera così efficace che la sola menzione del nome di un luogo racchiude in sé una storia ben nota. Più spesso i nomi sono però semanticamente opachi e nascondono quindi il passato del luogo. Es: moltissimi toponimi inglesi che segnano gli itinerari delle invasioni e del colonialismo. Nel momento in cui si assegna un nome a un luogo, chi compie questa azione è consapevole del tipo di memoria che vogliono imporre. Es. la Rivoluzione Francese che sostituì ai toponimi che ricordavano la monarchia e la chiesa nomi rivoluzionari, in modo da rappresentare la Rivoluzione come l’unica memoria da ricordare. Un luogo di commemorazione può essere anche uno spazio mobile. Es. il pellegrinaggio , un lungo viaggio verso un luogo sacro che durava in genere molto tempo. Le azioni cerimoniali vengono compiute da corpi che si muovono in maniera prestabilita (es. superamento di una soglia = rito di passaggio). Il movimento da un luogo all’altro in cui si effettua una transizione cruciale. Il pellegrinaggio rappresentava uno dei due poli essenziali della vita, in opposizione alla vita quotidiana e sedentaria del villaggio. Durante il suo papato, Sisto V trasformò Roma in un sito di pellegrinaggio, ricostruendo le strade della città per facilitare il viaggio tra le più importanti chiese e basiliche della città. Il pellegrinaggio è definito da alcune prescrizioni spaziali: innanzitutto si prevede l’avvicinamento a quello che potrebbe essere definito come il sacro centro di gravità. La strada diventa sempre più sacra man mano che il pellegrino si avvicina al santuario centrale.
  2. (^) Il concetto di locus può comprendere vari ordini di grandezza, un es. è la casa. Essa non è soltanto un edificio dove vivono delle persone, non offre soltanto organizzazione spaziale delle attività e ordine materiale ma è anche, secondo molti antropologi, un mezzo di rappresentazione e in quanto tale può essere vista come un sistema mnemonico. La casa è una rappresentazione efficace delle idee. La storia della casa è legata alla storia della vita del corpo che la abita. Il legame tra queste due

storie trova anche un’espressione grafica: la proiezione di un io fisico sulla casa è chiaramente visibile nei disegni dei bambini occidentali che rappresentano le cose con due finestre e una porta che si possono leggere come due occhi e una bocca. Importante anche l’arredamento: i manufatti rappresentano legami con persone amate e familiari. Questi oggetti generalmente non sono sistemati in ordine casuale; i ricordi vengono posizionati nei punti centrali della casa, es. caminetto. La prossimità dei tesori di famiglia al punto centrale della casa produce una sensazione di contatto e continuità. Le abitazioni sono quindi loci di memoria perché non appartengono soltanto al presente, ma a un periodo di tempo che si estende anche nel passato. Un altro esempio di locus è la strada urbana. Può assumere rilevanza sul piano politico, grazie a manifestazioni e simili. Le strade migliori sono quelle che si ricordano. Quando pensiamo a una città, probabilmente ci viene in mente una strada particolare che è rimasta impressa nella nostra memoria. Un’immagine emblematica della città come la Prospettiva Nevskij di San Pietroburgo o le strade che si diramano da Piazza del Popolo a Roma. Capacità di offrire una Gestalt, di introdurre un ordine e offrire un’immagine emblematica che rende memorabili una o più strade. Non è da sottovalutare poi l’importanza degli incroci: accelerano gli incontri, piacevoli o spiacevoli che siano. Questo tipo di contatti fugaci determinano la vita della strada urbana. Eventi triviali che però sommati costituiscono una rete di fiducia: fermarsi per una birra in un bar, chiedere consiglio a un negoziante, incontrare qualcuno che non si vedeva da un po’. La frequenza di incroci influenza la qualità della vita urbana: una rete di strade diventa un testo sociale memorabile, anche grazie alla frequenza degli incroci. Un rete stradale è più densa di significato più è provvista di incroci ravvicinati tra loro.

La commemorazione è un luogo di memoria efficace ma genera delle ambiguità. Es. culto dei monumenti e dei musei pubblici rapporto tra commemorazione e oblio è reciproco la minaccia dell’oblio genera la commemorazione e la costruzione di monumenti commemorativi genera oblio. La commemorazione quindi implica che alcune cose vengano ricordate e altre dimenticate. Meccanismo evidente nei memoriali di guerra, in cui i soldati vengono rappresentati nascondendo la violenza e l’aggressività e nascondono il modo in cui i soldati morivano. Il locus nonostante sia meno esplicito è ancora più efficace. Una casa, costruita lentamente e con la fatica, faceva parte della biografia di famiglia, così come un edificio pubblico faceva parte della biografia collettiva degli abitanti della città. È efficace grazie al potere di codificazione del luogo (codificazione intenzionale o prodotta da una tradizione, es. costruire case seguendo pratiche abituali). Spazi prodotti e regole culturali sono legati tra loro. Il nostro corpo si appropria degli spazi familiari: rendere un manufatto parte della nostra vita. La topografia è allo stesso tempo culturale e multisensoriale: culturale nel senso che il rapporto con i luoghi è vissuto soprattutto in compagnia di altre persone ed è multisensoriale perché percepiamo i luoghi e localizziamo i sensi, i sensi definiscono i luoghi. Il ricordo di particolari tipi di disposizioni spaziali alimenta determinate disposizioni emotive. In sostanza c’è una specie di concretezza, un “dare per scontato” che distingue un locus dalla commemorazione. Quest’ultima ha qualcosa in comune con un’opera d’arte: crediamo che un dipinto o una scultura sia un messaggio più o meno impegnativo esplicitamente rivolto a noi, che richiede attento interesse e concentrazione. Il locus invece viene vissuto direttamente: anche se siamo coscienti di pensare a esso, lo consideriamo come qualcosa di normalmente familiare. È lì perché noi ci viviamo, lo attraversiamo, lo accettiamo come qualcosa che fa parte della vita. È questo il potere del locus, che lo rende un luogo di memoria più importante della commemorazione, la cui costruzione è spesso determinata dal desiderio cosciente di commemorare o dall’inconfessata paura di dimenticare.

Temporalità dell’oblio → molte pratiche materiali moderne sono coinvolte nel processo dell’oblio culturale. Con temporalità si intende gli orari istituzionalizzati e organizzati che strutturano l’esperienza individuale del tempo: tempo del processo lavorativo, del consumo, delle strutture delle carriere lavorative e tempo della produzione dell’informazione. Ognuno di questo tipo di temporalità comporta un’abbreviazione della storia e una corrispondente forma di oblio culturale. Sommate insieme generano una forma sistematica di oblio culturale.

Questa razionalità del tempo è facilmente visibile nell’organizzazione delle carriere lavorative. Il lavoro tipico a tempo pieno offre una continuità fondata su un alto grado di standardizzazione temporale. Standardizzazione assicurata dal contratto, da un orario di lavoro regolare, da uno stipendio e da un luogo di lavoro. Tutto questo finché non si arrivò al crollo economico tra le due guerre mondiali (1929-1933) che causò la disoccupazione di tantissimi lavoratori salariati. La struttura lavorativa capitalista crollò e questo minò la fiducia che si aveva nel sistema capitalista. Fra gli anni ’50 e ’70 si ebbe invece il boom economico, la produzione industriale mondiale quadruplicò e tutti quelli che un tempo erano considerati prodotti di lusso divennero accessibili a tutti: frigoriferi, lavatrici, telefoni. Il cittadino medio poteva ora vivere come nella generazione precedente vivevano solo le persone molto ricche. Ma tutto questo creò l’istituzionalizzazione del mercato del lavoro precario e la diffusione dei contratti di lavoro temporaneo. Idea che venne sfruttata fin da subito dalle grandi società, che praticamente licenziava il 30% dei suoi dipendenti per poi reimpiegarli, senza coperture sanitarie e pensionistiche di cui precedentemente godevano. L’effetto immediato del capitalismo informazionale fu quindi di eliminare la struttura delle carriere della forza lavoro operaia. Con il boom economico molte società americane annunciarono l’eliminazione di una serie di quadri, chiamando questa operazione “ristrutturazione”, lasciando quindi senza lavoro una gran massa di medi dirigenti non proprio giovanissimi che difficilmente avrebbero trovato posizioni simili. L’erosione della fiducia ha impatto sul tempo: la fiducia richiede tempo affinché possa instaurarsi. Si tende a presumere che le persone e le circostanze che si sono rivelate in passato degne di fiducia continuino ad esserlo e viceversa: si tende a credere al permanere di ciò che è familiare. La familiarità è dunque il requisito fondamentale per la fiducia e la sfiducia. Tutto questo ha reso ormai obsoleta l’idea tradizionale di una vita lavorativa più o meno continua, ricompensata da un salario regolare. L’aumento della speranza di vita degli individui è controbilanciato dalla riduzione della speranza di vita delle loro carriere.

  1. Temporalità dei mezzi di comunicazione → sovrapposizione del tempo del consumo e quello dei mezzi di comunicazione: giornali, televisione e tecnologia dell’informazione. Tutti questi mezzi sembrano ampliare le nostre scelte, ma in realtà non fanno altro che atrofizzare l’esperienza umana. La memoria viene esposta a un sovraccarico accelerato di informazioni. I giornali inizialmente erano troppo cari per il grande pubblico, ma poi grazie allo sviluppo organizzativo (nascita delle agenzie di stampa) e tecnologico (invenzione del cilindro) sono diventati accessibili alla massa. La prima pagina del giornale mette il lettore di fronte e a cinque o più notizie, che spesso non hanno correlazione tra di loro. Il loro unico legame è costituito dalla coincidenza del calendario, la data del giornale idea della simultaneità : trasmissione immediata di informazioni che già il giorno dopo saranno obsolete. I principi del reportage giornalistico (novità, brevità, rapida comprensibilità) isolano gli eventi raccontati dalla sfera dell’esperienza emotiva dei lettori e questo provoca una perdita di memoria. Questo effetto di amnesia viene ulteriormente rafforzato dall’esposizione quotidiana a una moltitudine di immagini televisive. All’interno della televisione si svolgono tutti i processi oggetto di comunicazione. Il telespettatore non ha nessun oggetto materiale da guardare o possedere, la sua unica esperienza consiste nel guardare delle immagini che si susseguono fugacemente sullo schermo e il concetto di duraturo diventa etereo. Il passato diventa una raccolta evanescente di immagini, la cui trasmissione indebolisce la memoria pubblica. Il sovraccarico di immagini e informazioni è uno dei mezzi migliori per provocare l’oblio. I mezzi di informazione eliminano l’esperienza storica. Le tecnologie adibite all’elaborazione e alla conservazione dell’informazione sono i meccanismi più efficaci per produrre oblio: la loro unità di tempo è il nanosecondo. Il consumatore ha l’accesso computerizzato istantaneo a prodotti, servizi e dati. Il trasferimento immediato di informazioni è una pratica ormai normale. Il trauma della troppa informazione provoca amnesie: interagendo esclusivamente con i computer si va a creare un proprio universo temporale, isolato dagli eventi sociali che ci circondano. Accelerando il tempo, l’uso di computer immerge l’individuo in un iperpresente. Nel momento in cui ci si concentra su una singola

informazione, ci viene ricordato che stiamo perdendo la possibilità di concentrarci su altre. Questa sensazione di non avere mai abbastanza tempo può trasformarsi in vero e proprio panico. Oblio e nostalgia del momento vissuto procedono dunque di pari passo. Il tempo del presente è così pieno da scoppiare, mentre il tempo del passato viene svuotato.

Abbiamo quindi a che fare con diversi tipi di oblio il cui effetto globale è di installare un oblio sistemico all’interno della struttura della modernità.

Topografie dell’oblio → la topografia del moderno spazio urbano. Il luogo è sempre meno un fattore determinante delle nostre vite. Non siamo più radicati in un luogo. La casualità del luogo in cui nasciamo non determina più il lavoro che andremo a fare etc. Si parla quindi di sradicamento, o perdita del luogo. La mobilità ha sostituito la localizzazione: alcuni tipi di mobilità sono dovuti a persone che lasciano la propria casa per poter sopravvivere, altri tipi di mobilità indicano invece benessere mentale e fisico. Nel nuovo spazio moderno gli incontri sono rari e brevi, a dispetto di quanto avveniva nelle piccole città. Questo comporta l’eliminazione di alcune modalità di comportamento e di emozione, ad es. la memoria volontaria (Proust), cioè informazioni sul passato che non hanno nessuna traccia del passato. Il paesaggio della città è come uno schermo: saturo di informazioni. Il campo sociale è pieno di stimoli sensoriali.

Qual è l’effetto degli spazi della cultura contemporanea sulla trasmissione della memoria culturale? Questi spazi generano un particolare tipo di amnesia culturale. Vengono esaminati 3 aspetti:

  1. Scala di insediamento → (nel 1400) concentrazione della popolazione in un’area geografica che per gli standard moderni apparirebbe minuscola. Entità urbane che nascevano entro mura fortificate perimetro fondamentale. I primi insediamenti moderni europei erano quindi estremamente piccoli (meno di 2000 abitanti). L’intero spazio urbano era facilmente percorribile a piedi. Le mura crescevano di pari passo con la città, incorporando nuovi terreni. Al centro di ogni città erano posizionate le cattedrali gotiche, il più grande edificio dell’intera città. La cattedrale era il punto focale intorno al quale si organizzava la struttura delle strade e dei mercati. Fra il 1300 e il 1800 le città europee subiscono una decisiva crescita. Anche se le cinta di mura spariscono e le dimensioni della città aumentano, l’occhio umano era ancora in grado di abbracciare l’intera città: essa possedeva una sua percettibile Gestalt una città delimitata e visivamente immaginabile. Con la modernità abbiamo lo smantellamento della Gestalt. La città del XIX secolo diventa informe, labile e mobile, in continua espansione. Uno degli effetti fu la separazione tra abitazione e luogo di lavoro. L’arte della memoria diventa quindi qui impossibile, senza punti di focalizzazione. Le città sono ormai trasformate completamente.
  2. La produzione di velocità → nel XIX secolo il movimento pedestre viene rimpiazzato dall’introduzione di vari tipi di movimento meccanico. Queste macchine trasformarono il rapporto tra movimento fisico e vista: emerge una nuova percezione, un nuovo tipo di rapporto tra persone e oggetti, lo spettatore non appartiene più allo stesso spazio degli oggetti percepiti ma li vede attraverso l’apparato meccanico che lo trasporta. Le strade diventano predominanti sugli insediamenti. L’ingegneria del traffico rimpiazza la pianificazione urbana. Le società vengono caratterizzate dai loro snodi di passaggio. Dopo la Seconda Guerra Mondiale molte industrie si prodigarono nella produzione di macchine navi e aerei, e questo portò alla crescita economica. Questa produzione di massa della velocità ha dunque progressivamente cancellato la distinzione tra abitazione e viaggio. La topografia viene letta attraverso l’automobile. Non usiamo la macchina per vedere la città, ma per avere libertà di movimento. Spesso però, è proprio attraverso quel finestrino che acquisiamo gran parte della nostra conoscenza quotidiana degli spazi in cui viviamo. La strada viene vista soltanto nella prospettiva della sua funzionalità: lo spazio appare così in maniera ridotta. La velocità viene definita come il trionfo dell’istantaneità sul tempo come profondità. La regola della velocità è di non lasciare tracce, ed è quindi una spettacolare forma di amnesia. Le automobili ristrutturano la topografia distruggendo la funzione di luogo di incontro che aveva un tempo la