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L'Autobiografia in Italia: Dall'Ottocento alla Modernità - Prof. Iuso, Sintesi del corso di Antropologia

Riassunto del volume La svolta autobiografica. Infanzia e memoria nell'Ottocento italiano di Anna Iuso (2018)

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 05/07/2021

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IUSO, LA SVOLTA AUTOBIOGRAFICA
INTRODUZIONE - La collana di perle
LÉVI-STRAUSS (“il pensiero selvaggio”, 1962), storie di ineguale potenza: storia “piccola” = informazioni,
storia “grande” = spiegazioni
Stesso criterio applicato alla società (Prefazione a Mauss):
Fatto individuale (psicologico) e Fatto sociale (sociologico) à devono corrispondere, secondo lo schema:
Testimonianza à primo grado di comprensione à PROVA (totalizzazione di una società in una coscienza)
“Ogni fenomeno psicologico è fenomeno sociologico ma, in altro senso, la prova del sociale non può essere
che mentale” à Autobiografia che collega dentro e fuori, collettivo come singolarità e individualità che
fonda università.
DA totalizzazione di una società in una coscienza A verbalizzazione COMPLICAZIONE (es. hopi Talayesva,
da cui L.S. propone la metafora della collana di perle, in cui la testimonianza è ciò che permette di
ricomporre la collana nel giusto ordine, MA non può comunque riportarci il fatto reale la ragazza che
indossava la collana).
Problematica della “storia di vita”: tecniche di superamento
1. Tenere presenti i limiti e le circostanze, chiarezza nelle dinamiche di interazione e narrazione;
2. Consapevolezza del modello occidentale di autobiografia di cui si è portatori.
Egodocumento: autobiografia, diario, lettere.
Delimitazione oggetto: 1. Autobiografia, 2. Ottocento italiano, 3. Autori ignoti, scolarizzati.
Autobiografia definita come: 1. Pratica sociale, 2. Estrazione casi esemplari e significativi dell’ideologia
individualistica europea da cui estrarre pratiche comuni ordinabili.
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IUSO, LA SVOLTA AUTOBIOGRAFICA

INTRODUZIONE - La collana di perle LÉVI-STRAUSS (“il pensiero selvaggio”, 1962), storie di ineguale potenza: storia “piccola” = informazioni, storia “grande” = spiegazioni Stesso criterio applicato alla società (Prefazione a Mauss): Fatto individuale (psicologico) e Fatto sociale (sociologico) à devono corrispondere, secondo lo schema: Testimonianza à primo grado di comprensione à PROVA (totalizzazione di una società in una coscienza) “Ogni fenomeno psicologico è fenomeno sociologico ma, in altro senso, la prova del sociale non può essere che mentale” à Autobiografia che collega dentro e fuori, collettivo come singolarità e individualità che fonda università. DA totalizzazione di una società in una coscienza A verbalizzazione COMPLICAZIONE (es. hopi Talayesva, da cui L.S. propone la metafora della collana di perle, in cui la testimonianza è ciò che permette di ricomporre la collana nel giusto ordine, MA non può comunque riportarci il fatto reale – la ragazza che indossava la collana). Problematica della “storia di vita”: tecniche di superamento

  1. Tenere presenti i limiti e le circostanze, chiarezza nelle dinamiche di interazione e narrazione;
  2. Consapevolezza del modello occidentale di autobiografia di cui si è portatori. Egodocumento: autobiografia, diario, lettere. Delimitazione oggetto: 1. Autobiografia, 2. Ottocento italiano, 3. Autori ignoti, scolarizzati. Autobiografia definita come: 1. Pratica sociale, 2. Estrazione casi esemplari e significativi dell’ideologia individualistica europea da cui estrarre pratiche comuni ordinabili.

PARTE PRIMA - La svolta autobiografica L’Italia autobiografica è una realtà all’insegna del paradosso: le autobiografie sono da tempo patrimonio della storia letteraria, ma la pratica dell’autobiografia è stata riconosciuta in quanto tale solo nel momento in cui è diventata popolare. L’Italia è stata il paese europeo che per primo ha sollecitato le vite autografe: CAPITOLO I - Indagine su due inchieste. Da Giovan Artico da Porcìa a Onorato Roux Giovanni Artico da Porcia, nei primi decenni del Settecento sollecitò i suoi contemporanei illustri a scrivere autobiografie per il progetto: Notizie d’alcuni letterati viventi d’Italia. Il progetto voleva inserirsi nel vasto dibattito sul rinnovamento culturale italiano che ridefinisse il ruolo del letterato. Questo in opposizione all’egemonia pedagogica dei gesuiti. Il progetto non fu mai portato a termine: i letterati non volevano esporre la propria vita privata. Uno dei pochissimi a partecipare du Giambattista Vico.

  • Un Trattato precoce Almici , nel 1768 fu pubblicato il Trattato di Callimaco Mili sul modo di scrivere le Vite degli Uomini illustri, con un’appendice circa lo scrivere la Vita di sé medesimo. Era il canovaccio della biografia ideale che doveva avere lo scopo di rendere giustizia al merito e alle virtù, e dare al pubblico un modello cui ispirarsi. L’appendice è un manuale di autobiografia in cui Almici propone modelli laici e religiosi. Così, alla dimensione pedagogica si aggiunge quella morale. Le riflessioni di Almici girano intorno a due assi: quello della veridicità , che l’autore deve mantenere per riguardo del pubblico (ciò che due secoli dopo Lejeune chiamò “patto autobiografico”) e quello di oggettività nell’interpretazione della natura degli eventi.
  • L’infanzia dei grandi uomini Onorato Roux, nel 1891 il Giornaletto dei Ragazzi comincia la pubblicazione dei Ricordi d’infanzia degli illustri contemporanei. Direttore della rivista è Roux, uomo molto impegnato sul fronte educativo. I Ricordi d’infanzia sono 60 autobiografie di italiani che hanno dato lustro alla propria nazione. Ma vi fu una risposta di generale ritrosia da parte dei contemporanei, spesso bloccati dalla banalità della propria infanzia. Alla fine Roux riuscì a pubblicare il tutto in sette volumi. Differenze: rispetto a Giovan Artico, che nella sua raccolta mira a mettere in risalto la formazione intellettuale dei soggetti, in Roux troviamo una maggiore attenzione per l’individuo in quanto tale – infatti punta alla parte più autentica e naturale della vita. Aspetti comuni: autobiografia come momento conoscitivo. CAPITOLO II - Cercando gli autobiografi Philippe Lejeune (1971), il primo a teorizzare una prassi per l’autobiografia come una narrazione a posteriori del corso di una vita. Deve avere determinate caratteristiche:
  1. Formali a. Racconto b. Prosa
  2. Storia di una vita individuale
  3. Focus sull’autore a. Identità di autore, narratore e personaggio b. Prospettiva retrospettica della narrazione

Nelle “Memorie” invece, l’autore si pone come testimone di gruppi sociali e storici cui appartiene à no identità tra narratore e soggetto narrato. Nell’intenzione dell’autore, sono testi “destinati a fare la storia della propria epoca”, mentre le autobiografie sono “specchio in cui riflettersi, per riflettere” Questa distinzione netta si perde nella pratica scrittoria, e spesso gli autori mescolano autobiografia e memoria. Pertanto, più che delimitarne i confini, bisognerebbe prendere in esame le potenzialità cognitive di entrambe i generi.

  • Dalla critica letteraria a quella antropologica LEJEUNE riconosce che il fine della scrittura autobiografica è diverso da quello della scrittura letteraria, e richiede un tipo di analisi e comprensione di tipo antropologico per scovare i significati profondi , anche quando nascosti dietro a formule stilistiche goffe. Patto autobiografico: una volta data per certa la veridicità, si cerca di comprendere come, nella narrazione, i fatti (in quanto selezionati in quanto più pertinenti alla presentazione della propria persona) storici e autobiografici vengono utilizzati in funzione dell’individuo à Iuso: approccio contenutistico teso a valutare questi elementi considerati dall’individuo come punti di contatto tra se stesso e mondo.
  • Un’autobiografia per chiunque? Dalle autobiografie: consapevolezza, svago, piacere nel ricordo, testimonianza per i familiari, chiacchiere. GUIDO NOBILI: interesse letterario e antropologico. Narra gli eventi storici e contemporaneamente si descrive; attraverso un tono ironico si muove lungo gli assi principali della famiglia, della religione e della patria, ma si dedica anche all’infanzia della scuola, dei giochi e dell’amore. Riporta gli effetti della storia nel quotidiano, muovendosi tra memoria e autobiografia. Presupposti dell’emergenza dell’autobiografia:
  • Alfabetizzazione, pre-requisito tecnico ma anche strumento di modificazione della sensibilità e dei modi di pensare (nuove modalità di apprensione del reale). Essa si è realizzata attraverso due movimenti: l’imposizione dell’istruzione scolastica e nuova gestione dei rapporti con lo Stato; la diffusione lenta ae progressiva, integrandosi con abitudini quotidiane;
  • Mutamenti del quotidiano, nei modi di vivere, abitare, concepire proprio corpo e propria persona con nuove abitudini e costruzione di nuovi spazi e tempi per “dedicarsi a se stessi” (creazione sfera privata);
  • Mutamento della struttura delle società occidentali ovvero avvento di una cultura individualista: nuovi rapporti con lo Stato, nuove forme di socialità e individuo che cerca in se stesso e non più all’esterno il fondamento del proprio essere.

PARTE II - L’intimità per iscritto BURCKHARDT (1860): analizza la nascita dell’individualità nel passato e deduce che si sia sviluppata con la complessità sociale e sia legata al potere (ha quindi un aspetto gerarchico e pubblico). Al contrario, l’analisi del corpus autobiografico di questo testo ci racconta di storie intime che hanno il solo scopo di fissare e dare rilievo all’unicità dell’individuo. CAPITOLO IV - L’universo della scrittura Nella seconda metà del Settecento , grazie all’istituzione di catasti, anagrafi, la diffusione del sistema metrico decimale, la carta bollata, il cittadino si trova quotidianamente a frequentare la scrittura. Conseguenza di ciò è un più diretto rapporto del cittadino con lo stato e l’obbligo di un’istruzione elementare che permetta ad ogni cittadino di far fronte alle nuove regole del vivere civile. Si poteva leggere solamente, scrivere solamente o contare solamente. Questi tre saperi erano distinti e la loro trasmissione era parziale. Agli insegnanti non era richiesta molta competenza: bastava leggere e scrivere. Tutti sono concordi nel definire l’Ottocento un secolo di alfabetizzazione ma al suo scadere solo la metà della popolazione sapeva leggere e scrivere. Le scuole erano ambienti poveri, insalubri, gli insegnanti erano stipendiati direttamente dai genitori e vivevano lunghi periodi di miseria, e spesso dovevano reinventarsi braccianti agricoli nelle stagioni di raccolto. Molto importanti sono le testimonianze del maestro PLACIDO CERRI riferite all’anno scolastico 1870- 1871 (animali, struttura..).

  • La promozione della scuola L’istruzione scolastica entra nelle vite cambiandole: come dall’esempio della famiglia TARDUCCI (padre “conservatore” ma madre più favorevole al cambiamento), si inizia ad opporsi all’inevitabilità della propria posizione e ci si proietta verso il cambiamento e il miglioramento anche in situazioni di difficoltà apparentemente insuperabili. DANIEL FABRE : analizza il passaggio dalla école buissonnière (pratiche preadolescenziali di scoeprta della natura) alla scuola tout court, evidenziando come, nel passaggio dalla natura alla scrittura, la seconda si sia appropriata di alcuni elementi caratteristici della prima (uccelli: penne, inchiostro, abbecedari) à passaggio tra due dispositivi formativi. CAPITOLO V - Spazi e valori della vita privata Autobiografia intimamente legata a instaurazione modello di vita borghese à autobiografie mostrano al loro interno i dati che mostrano le condizioni socio-culturali necessarie per la loro redazione.
  • Il nuovo individuo della modernità Monaldo LEOPARDI (padre): ricorda nelle sue memorie come in casa non potesse avere mai pace, assediato da una lunga serie di figure. Lo spazio della casa non aveva al suo interno nessun tipo di intimità, sacrificata per le vincolanti leggi del “saper vivere” che portavano l’uomo a sentirsi isolato. È esempio (attraverso varie figure di educatori che invadono l’intimità – parallelo con ELIAS e le “pratiche di civilizzazione” che hanno consentito all’individuo occidentale di elaborare nuovi codici di rapporti con se stesso e il mondo) della naturalizzazione del controllo, attraverso la cura del corpo, dell’abbigliamento, il contenimento delle pulsioni (“seconda natura”) che possono avere l’ambivalente azione di distinguere dalla massa ma anche di uniformare (Leopardi).

Cristianesimo moderno e l’emergenza del politico come categoria indipendente “professionale”, con conseguente nascita dello stato moderno. Il processo di affermazione dell’individuo come persona morale più che sociale culmina con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Von Humboldt teorizza la bildung (formazione). Questa è la formazione di sé stessi. La formazione del nucleo personale dell’individuo (ausbildung) è possibile solo grazie all’interazione con il contesto (anbildung). Questo pensiero è alla radice dell’antropologia comparata. Per Von Humboldt la formazione dell’individuo è possibile solo se espressa in termini comunicabili: non c’è conoscenza che non sia espressa attraverso il linguaggio. Lo strumento che esprime più cultura e in cui si realizza la perfezione dell’interscambio ausbildung-anbildung è la scrittura.

  • Religione, democrazia, individuo Gauchet pone invece l’accento sulla religione: la società moderna è soggetta solo a se stessa, non fa riferimento ad un’istanza suprema e questo, nota ironicamente Gauchet, ha portato ad una sostituzione. Ogni società, per il pensatore francese, deve avere un altro a cui ispirarsi o con cui confrontarsi. Se prima questo era rappresentata da Dio, ora si è portati a percepire come divino lo Stato Democratico, con il suo confuso dogma di “concepire una società in cui la comunità deve progredire, ma sottostante a strette costrizioni sociali”. Questo genera una profonda frattura. Se infatti l’alterità più profonda viene rappresentata da un costrutto umano, va da sé che infine l’alterità sia l’umano stesso. In questo quadro si capiscono tutte le autobiografie incentrate sulla sfera privata (famiglia, lavoro, amicizie personali).
  • Il doppio individuo della modernità Elias si concentra sul processo di civilizzazione dei paesi europei che, passando alla forma dello stato moderno, hanno conosciuto la monopolizzazione dell’esercizio della violenza, dell’economia, del potere, isolando l’individuo dal suo rapporto con lo stato. In questo quadro Elias ha individuato il termine di civilizzazione individuale incentrato sul controllo personale. Dal XIX secolo, questo meccanismo di censura non dipende più da una costrizione esterna, ma è divenuto parte integrante della personalità. Questa importante rivoluzione impone una netta separazione fra individuo e società e determina la necessità dell’apprendimento precoce delle regole di condotta pubblica, da attuare durante l’infanzia. Il bambino, non ancora individualizzato è educato perché riesca a guardare se stesso con distacco. Il bambino non è più un piccolo uomo, ma un’entità distinta.

PARTE III – Il territorio dell’infanzia XIX secolo: esperienze d’intimità 1) diario personale, 2) esperienza dell’infanzia. CAPITOLO VII – L’infanzia dalla storia alla memoria

  • Il continente inesplorato Cambiamento rispetto al Medioevo: il bambino inizia ad essere considerato un “essere a sé”; nascono la psicologia infantile e la pediatria, la scuola e i giardini d’infanzia, abbigliamento e letteratura specifici. Per gran parte degli autobiografi ottocenteschi, l’infanzia è la grande avventura che apre la narrazione. Seppur parziali, le storie dell’infanzia mostrano l’emergere di un sentimento dell’infanzia, cioè la valorizzazione del bambino come essere specifico, oggetto di sempre maggiore investimento sociale ed affettivo. A partire da circa il 1760 è considerato un essere distinto dall’adulto, soggetto a forme educative che lo vincolano a spazi e ruoli determinati. La valorizzazione dell’infanzia si accompagna dunque paradossalmente ad una limitazione. L’infanzia è dunque un prodotto storico che può essere analizzato su due livelli: come condizione materiale dei bambini e come sistema di rappresentazioni dell’infanzia stessa nell’immaginario sociale. Secondo Ariès, se il sentimento dell’infanzia si è formato lungo tutta l’epoca dell’Ancien Règime, l’esperienza del bambino è un fenomeno che si realizza a pieno solo nell’Ottocento. Nascono infatti la psicologia infantile, la pediatria, la scuola, i giardini di infanzia, oltre ad un abbigliamento e una letteratura specifici. Rosseau costituì un punto di svolta con l’Emilio (1762): trattato teorico sull’educazione che ebbe grande influenza sulle pratiche pedagogiche in tutto l’Occidente. Emilio, isolato dalla società, è simbolo della preminenza della filosofia della natura sulla cultura, della positività naturale che rischia di guastarsi con la società. Emilio è naturalmente buono, soggetto della propria vita, ma oggetto di riflessione per chi lo osserva. Nella seconda metà dell’Ottocento nasce la psicologia dello sviluppo. Paola Lombroso in Saggi di psicologia del bambino , si sofferma su come la morale del bambino sia molto più negativa che positiva: egoismo, vanità, crudeltà sono istinti universali. Ad un secolo di distanza da Rosseau si può dire che la tesi dell’innata bontà del bambino sia stata ribaltata.
  • Costruire l’infanzia Foucault ha individuato come la medicina ha penetrato sempre più le maglie del sociale. Nell’Italia di inizio Novecento, la medicina è impegnata sul fronte delle malattie endemiche ed epidemiche. Le nuove norme igienico sanitarie non puntano però soltanto alla salute, ma anche a forgiare nuovi cittadini (controllo, prevenzione, igiene devono seguire la formazione del cittadino del futuro), soprattutto tra le fila dell’infanzia proletaria perché ad essa furono rivolte le prime strutture scolastiche (medicina entra ne sociale). Agli inizi del XIX secolo la borghesia e la nobiltà illuminata del Lombardo-Veneto favorirono lo sviluppo di asili per il popolo nel tentativo di accaparrarsi una manodopera efficiente migliorando le condizioni dell’infanzia. La Chiesa vedeva le scuole come centri propulsori di mentalità laica, i nobili e i proprietari terrieri la temevano in quanto possibili focolai di ribellione. Nelle concezioni pedagogiche della prima metà dell’Ottocento, l’infanzia viene divisa in due fasi:
  1. Fino ai tre anni, quando ci si deve occupare soprattutto della cura del corpo

Come è noto, le artes memoriae hanno dominato per secoli il modo di memorizzare il mondo. Di fatto, nel XIX secolo, queste arti declinano ma nascono le narrazioni d’infanzia. Come afferma Hacking , si passa dallo statuto di sapere procedurale allo statuto di sapere sostanziale (cioè non si evidenzia più ciò che la memoria contiene, ma ciò che la memoria ci può insegnare). Davanti all’impossibilità di una narrazione cronologica, i memorialisti dell’infanzia adottano senza specifici riferimenti il metodo dei luoghi. I gesuiti, per l’esercizio della confessione, avevano scritto manuali di casistiche dei peccati per migliorarne la memorizzazione e la confessione. Si erano addirittura spinti a proporre una confessione scritta, che la Chiesa rifiutò. Però nulla ci dice che gli allievi delle scuole non fossero iniziati a questi esercizi di memoria per la confessione.

PARTE IV – Biografemi: iniziazione, formazione, Bildung Per narrare l’infanzia bisogna: - prendere coscienza della dimensione topografica delle sensazioni e degli eventi infantili; - selezionare a posteriori gli eventi che si desidera identificare come significativi del proprio destino. à si tenta di comprendere la vita adulta attraverso le anticipazioni dell’infanzia (omologia interiotità-anteriorità) CAPITOLO VIII – Il presagio. Lotta e predestinazione

  • Il Presagio Molte autobiografie usano il topos del presagio, dell’episodio premonitore. Questo è tipico dell’infanzia dell’eroe: personaggi straordinari che vedono la loro nascita sotto il segno di una configurazione cosmica eccezionale la cui funzione è quella di designarli come esseri fuori dal comune. L’autobiografo si presenta e si pensa come un sopravvissuto. Durante il XIX secolo, viene abbandonato il topos della ripetizione del destino paterno per lasciare spazio alla vocazione, che fa uscire dal percorso predefinito. Le autobiografie affermano con forza il valore di una vita, di un destino, concepito come unico. Spesso a bloccare la vocazione c’è un impedimento, come una malattia. E il destino ha infatti doppia valenza: un destino personale, identificato nella coerenza del personaggio con se stesso e un destino sociale, determinato dall’esterno. à Segue un vecchio modello narrativo dell’autobiografia e introduce il tema del destino; la rottura con la continuità attraverso un episodio eccezionale (rispetto ad una vita scontata, ereditata) è connesso al riconoscimento e alla scoperta di una vocazione particolare, o di una rinascita.
  • La fuga La fuga è un altro topos che troviamo di frequente nell’autobiografia (DUPRÉ, ROSA, RICCIARDI, GIANNELLI). La fuga mette alla prova il carattere, la capacità decisionale e quella di rendersi personalmente utile (comportano il rifiuto della legge paterna, la rivendicazione e il riconoscimento dell’individualità del ragazzo): gesto eminentemente adulto, segno di emancipazione dallo stato infantile, simbolo di potere sul proprio destino. La fuga è un elemento così ricorrente che rimanda ad una possibile matrice comune dell’ordine del racconto, aprendo la più generale questione del racconto d’infanzia. Yvonne Verdier affronta questo problema e propone di distinguere tre grandi tipi di narrazione:
  1. Mito: non c’è un eroe propriamente detto, la finalità del racconto è enunciare l’ordine cosmico o specifico.
  2. Fiaba: la posta in gioco è la costituzione dell’individuo socialmente inteso come eroe del romanzo alla ricerca della propria persona. La fiaba finisce quando la ritrova.
  3. Romanzo: l’individuo è al centro della narrazione. La partenza è rottura e instaura l’attore come principale demiurgo della propria esistenza. L’autobiografia non è che il romanzo della propria vita. La fuga mette in moto la narrazione, sancisce il suo ingresso nell’ordine del tempo, attiva la dimensione di auto-analisi e segna una rottura col passato proiettando in una dimensione futura.
  • Viaggio, passaggio Viaggio verso l’ignoto con incontro di figure e situazioni varie e contraddittorie; tema del distacco, arrivo in una città più grande per gli studi (ROSA), consapevolezza della novità e del cambiamento come prova (CIOFRO), narrazione come fiaba d’infanzia e importanza del mezzo di trasporto e dei mediatori (BROFFERIO). Fuga (rivolta, affermazione) → viaggio (socializzazione del bambino) → situazioni ritualizzate = omologia rito-racconto.