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riassunto del libro Codifica e decodifica
Tipologia: Appunti
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La ricerca sulle comunicazioni di massa ha tradizionalmente concepito il processo della comunicazione come un circuito chiuso ; questo modello però è stato criticato per la sua linearità (EMITTENTE-MESSAGGIO-DESTINATARIO), per il fatto di concentrarsi solo sullo scambio del messaggio , e per l’ assenza di un’articolazione tra i momenti. Vi è poi un secondo approccio, che vede il processo come una struttura agonistica complessa , un’ articolazione di pratiche collegate ma distinte per identità, forma e modalità : PRODUZIONE, CIRCOLAZIONE, DISTRIBUZIONE E RIPRODUZIONE. Questo modello evidenzia meglio come un circuito continuo procede attraverso un passaggio di forme. L’oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi organizzati tramite la codifica all’interno di un discorso. È proprio tramite il discorso che avviene la circolazione del prodotto (messaggio) e la sua distribuzione a vari tipi di pubblico. Per far si che il circuito sia completo ed efficace, il discorso una volta realizzato deve essere tradotto , cioè trasformato in pratiche sociali. I momenti sono necessari al circuito nel suo insieme, ma nessuno può garantire quello successivo con cui è collegato, per cui un messaggio codificato non è detto che venga decodificato e quindi il prodotto consumato. La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo poiché è la forma necessaria in cui un evento appare nel suo passaggio tra fonte e ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono momenti determinanti all’intero processo comunicativo. A questo punto si può parlare di processo comunicativo televisivo, il quale è articolato in due momenti :
Il messaggio televisivo è costituito dalla combinazione del discorso visivo e di quello uditivo. Inoltre è un segno iconico -> perché possiede alcune delle proprietà della cosa che rappresenta. Ciò ha però creato delle discussioni perché, dal momento che il discorso visivo traduce un mondo a 3 dimensioni in piani bidimensionali, non può essere il referente o il concetto che significa. PER ESEMPIO : un cane in tv può abbaiare, ha il pelo, quattro zampe, MA non morde. Alcuni codici possono essere così diffusi in determinate comunità linguistiche o culturali e possono essere appresi molto presto nella vita dei suoi membri, da non sembrare più costruiti ma sembrano esistere naturalmente. In questo senso i segni visuali (immagini) sembrano aver raggiunto un’ universalità , dimostrando il riconoscimento apparentemente “naturale” tra codifica e decodifica. Il funzionamento dei codici durante la fase di decodifica apparirà spesso come una percezione neutralizzata -> questo ci porta a pensare che il segno visivo mucca sia e non rappresenti l’ animale mucca (perché ha due orecchie, una coda, il muso…). Ma se pensiamo alla rappresentazione visiva della mucca o al suo segno linguistico mucca , entrambi saranno arbitrari rispetto al concetto di animale che rappresentano. Il rapporto fra un segno arbitrario (visivo o verbale) e il concetto di un referente non è un prodotto della natura ma delle convenzioni e il convenzionalismo del discorso necessita dell’aiuto e dell’intervento dei codici.