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Codifica e decodifica, Appunti di Sociologia Della Comunicazione

riassunto del libro Codifica e decodifica

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 20/11/2024

giulia-poggi-15
giulia-poggi-15 🇮🇹

6 documenti

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Codifica e decodifica !
La ricerca sulle comunicazioni di massa ha tradizionalmente concepito il processo della
comunicazione come un circuito chiuso; questo modello però è stato criticato per la
sua linearità (EMITTENTE-MESSAGGIO-DESTINATARIO), per il fatto di concentrarsi
solo sullo scambio del messaggio, e per l’assenza di un’articolazione tra i momenti.
Vi è poi un secondo approccio, che vede il processo come una struttura agonistica
complessa, un’articolazione di pratiche collegate ma distinte per identità, forma e
modalità : PRODUZIONE, CIRCOLAZIONE, DISTRIBUZIONE E RIPRODUZIONE.
Questo modello evidenzia meglio come un circuito continuo procede attraverso un
passaggio di forme.
L’oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi organizzati tramite la
codifica all’interno di un discorso.
È proprio tramite il discorso che avviene la circolazione del prodotto (messaggio) e la
sua distribuzione a vari tipi di pubblico.
Per far si che il circuito sia completo ed efficace, il discorso una volta realizzato deve
essere tradotto, cioè trasformato in pratiche sociali.
I momenti sono necessari al circuito nel suo insieme, ma nessuno può garantire quello
successivo con cui è collegato, per cui un messaggio codificato non è detto che venga
decodificato e quindi il prodotto consumato.
La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio
comunicativo poiché è la forma necessaria in cui un evento appare nel suo passaggio
tra fonte e ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono momenti determinanti
all’intero processo comunicativo.
A questo punto si può parlare di processo comunicativo televisivo, il quale è articolato
in due momenti :
Viene richiesto alle strutture istituzionali televisive di produrre un programma;
La produzione costruisce il messaggio.
Anche il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo, in quanto è inserito in una
struttura di idee e significati : capacità tecniche, ideologie professionali, previsioni
di audience… -> tutto ciò forma la cornice per la costruzione del programma.
Philipp Elliott ha espresso come il pubblico è allo stesso tempo fonte e ricettore del
messaggio televisivo.
Il consumo e la ricezione del messaggio televisivo sono essi stessi momenti del
processo produttivo.
A un certo punto le strutture televisive devono produrre messaggi codificati nella
forma di un discorso dotato di senso, attraverso le regole discorsive del linguaggio.
In un secondo momento il messaggio, percepito come discorsivo, viene decodificato
ed è proprio qui che si ha l’effetto, la persuasione e l’influenza.
Per poter essere efficaci, i messaggi televisivi devono essere significativi e decodificati
come tali; abbiamo due momenti:
1. Il messaggio viene prodotto attraverso un codice;
2. Il messaggio, attraverso la sua decodifica, entra a far parte delle pratiche sociali.
Il grado di simmetria- ovvero comprensione e fraintendimento durante lo scambio
comunicativo- dipende dal livello di simmetria/asimmetria stabilitosi tra codificatore-
produttore e decodificatore-ricettore. Ma questo a sua volta dipende dal grado di
identità/non- identità fra i codici che trasmettono, interrompono o distorcono ciò che è
stato trasmesso.
Le cosiddette incomprensioni nascono dalla mancanza di equivalenza tra le due parti
dello scambio comunicativo.
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Codifica e decodifica

La ricerca sulle comunicazioni di massa ha tradizionalmente concepito il processo della comunicazione come un circuito chiuso ; questo modello però è stato criticato per la sua linearità (EMITTENTE-MESSAGGIO-DESTINATARIO), per il fatto di concentrarsi solo sullo scambio del messaggio , e per l’ assenza di un’articolazione tra i momenti. Vi è poi un secondo approccio, che vede il processo come una struttura agonistica complessa , un’ articolazione di pratiche collegate ma distinte per identità, forma e modalità : PRODUZIONE, CIRCOLAZIONE, DISTRIBUZIONE E RIPRODUZIONE. Questo modello evidenzia meglio come un circuito continuo procede attraverso un passaggio di forme. L’oggetto di queste pratiche sono i significati e i messaggi organizzati tramite la codifica all’interno di un discorso. È proprio tramite il discorso che avviene la circolazione del prodotto (messaggio) e la sua distribuzione a vari tipi di pubblico. Per far si che il circuito sia completo ed efficace, il discorso una volta realizzato deve essere tradotto , cioè trasformato in pratiche sociali. I momenti sono necessari al circuito nel suo insieme, ma nessuno può garantire quello successivo con cui è collegato, per cui un messaggio codificato non è detto che venga decodificato e quindi il prodotto consumato. La forma discorsiva del messaggio ha una posizione privilegiata nello scambio comunicativo poiché è la forma necessaria in cui un evento appare nel suo passaggio tra fonte e ricettore e i momenti di codifica e decodifica sono momenti determinanti all’intero processo comunicativo. A questo punto si può parlare di processo comunicativo televisivo, il quale è articolato in due momenti :

  • Viene richiesto alle strutture istituzionali televisive di produrre un programma ;
  • La produzione costruisce il messaggio. Anche il processo produttivo ha un suo aspetto discorsivo , in quanto è inserito in una struttura di idee e significati : capacità tecniche, ideologie professionali, previsioni di audience… -> tutto ciò forma la cornice per la costruzione del programma. Philipp Elliott ha espresso come il pubblico è allo stesso tempo fonte e ricettore del messaggio televisivo. Il consumo e la ricezione del messaggio televisivo sono essi stessi momenti del processo produttivo. A un certo punto le strutture televisive devono produrre messaggi codificati nella forma di un discorso dotato di senso, attraverso le regole discorsive del linguaggio. In un secondo momento il messaggio, percepito come discorsivo, viene decodificato ed è proprio qui che si ha l’effetto, la persuasione e l’influenza. Per poter essere efficaci, i messaggi televisivi devono essere significativi e decodificati come tali; abbiamo due momenti:
  1. Il messaggio viene prodotto attraverso un codice;
  2. Il messaggio, attraverso la sua decodifica, entra a far parte delle pratiche sociali. Il grado di simmetria- ovvero comprensione e fraintendimento durante lo scambio comunicativo- dipende dal livello di simmetria/asimmetria stabilitosi tra codificatore- produttore e decodificatore-ricettore. Ma questo a sua volta dipende dal grado di identità/non- identità fra i codici che trasmettono, interrompono o distorcono ciò che è stato trasmesso. Le cosiddette incomprensioni nascono dalla mancanza di equivalenza tra le due parti dello scambio comunicativo.

Il messaggio televisivo è costituito dalla combinazione del discorso visivo e di quello uditivo. Inoltre è un segno iconico -> perché possiede alcune delle proprietà della cosa che rappresenta. Ciò ha però creato delle discussioni perché, dal momento che il discorso visivo traduce un mondo a 3 dimensioni in piani bidimensionali, non può essere il referente o il concetto che significa. PER ESEMPIO : un cane in tv può abbaiare, ha il pelo, quattro zampe, MA non morde. Alcuni codici possono essere così diffusi in determinate comunità linguistiche o culturali e possono essere appresi molto presto nella vita dei suoi membri, da non sembrare più costruiti ma sembrano esistere naturalmente. In questo senso i segni visuali (immagini) sembrano aver raggiunto un’ universalità , dimostrando il riconoscimento apparentemente “naturale” tra codifica e decodifica. Il funzionamento dei codici durante la fase di decodifica apparirà spesso come una percezione neutralizzata -> questo ci porta a pensare che il segno visivo mucca sia e non rappresenti l’ animale mucca (perché ha due orecchie, una coda, il muso…). Ma se pensiamo alla rappresentazione visiva della mucca o al suo segno linguistico mucca , entrambi saranno arbitrari rispetto al concetto di animale che rappresentano. Il rapporto fra un segno arbitrario (visivo o verbale) e il concetto di un referente non è un prodotto della natura ma delle convenzioni e il convenzionalismo del discorso necessita dell’aiuto e dell’intervento dei codici.

  • Il segno iconico si presta meglio ad essere considerato come naturale, perché l’immagine è meno arbitraria del segno linguistico; inoltre l’immagine ha una maggiore probabilità di trasmettere il contenuto ideologico rispetto a un testo scritto. Eco sostiene -> i segni iconici sembrano oggetti del mondo reale perché riproducono le condizioni della percezione di chi li guarda (queste percezioni sono la decodifica). Roland Barthes, saggista e semiologo francese, parla della distinzione tra DENOTAZIONE per indicare il significato letterale di un segno, e di CONNOTAZIONE per riferirsi a quei significati meno fissi di un segno. PER ESEMPIO: “piccino” “bambino” “fanciullo” hanno uguale denotazione, ma diversa connotazione, in quanto evocano significati emotivi e affettivi diversi. Hall non usa questa distinzione netta, perché per lui la differenza è essenzialmente analitica , cioè utile per distinguere fra il significato “letterale” di un termine ed eventuali significati più associativi. Non dobbiamo confondere le distinzioni analitiche con le distinzioni empiriche (che derivano dall’esperienza del mondo reale). In pratica la maggior parte dei segni hanno sia aspetti denotativi che connotativi. Ciò che ci preme sapere è che al livello della connotazione, dove i significati sono più fluidi, i segni sembrano articolarsi con discorsi più ampi e possono essere usati più facilmente dalle ideologie. Come accade in sociologia, i termini usati possono differire dal senso comune. Ad esempio per Hall, il fraintendimento va tolto dal suo senso comune e considerato nel contesto di una “ comunicazione sistematicamente distorta ”. Il fraintendimento è essenziale in ogni scambio comunicativo. Abbiamo due tipi di decodifiche:
  • Le decodifiche aberranti : nel caso in cui lo spettatore fraintende e legge ciò che vuole in un messaggio ( es. capisce “Toma” per “Roma”).