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Analisi Funzionale del Comportamento Problema: Un Approccio Psicoeducativo, Sintesi del corso di Psicologia Generale

Riassunto del quarto capitolo.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 12/03/2020

noemi-culcasi
noemi-culcasi 🇮🇹

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Capito 4 Il “perché”: l’Analisi funzionale
Affrontando l’analisi funzionale occorre definire una nuova dimensione di alleanza da stabilire con
il soggetto disabile. Si tratta dell’alleanza con la funzione svolta dal suo comportamento problema.
Il senso di questa alleanza sta nel credere che il comportamento problema, per quanto dannoso,
abbia un valore funzionale per il soggetto, magari solo a breve, perché poi a lungo gli produrrà
gravi danni. La base del lavoro di valutazione e di interpretazione riguarderà le funzioni svolte dal
comportamento problema. La convinzione che ogni comportamento problema svolga una sua
funzione positiva per il soggetto è un punto chiave dell’alleanza psicoeducativa. Alleandoci con la
funzione valorizziamo le “intenzioni” del soggetto. Per ora possiamo dire che sotto ad alcuni
comportamenti ci possono essere anche funzioni che non possiamo accettare, perché proprio in
queste funzioni sta la problematicità stessa del comportamento. Le funzioni non sono affatto
negative, anzi.
L’analisi funzionale osserva e valuta la circolarità delle interazioni, delle comunicazioni e delle
azioni-reazioni che coinvolgono il comportamento problema, quello degli altri e il livello di
stimolazioni che il soggetto produce. Il comportamento problema si manifesta in presenza di
alcune condizioni di stimolo che lo influenzano. Il comportamento produce degli effetti e delle
reazioni a vari livelli.
Il ruolo delle condizioni antecedenti
Per capire la dinamica di un comportamento problema dovremo allora osservare se ci sono
condizioni antecedenti che in qualche modo facilitano il comportamento problema. Le condizioni
antecedenti si possono classificare in tre criteri: la vicinanza temporale al comportamento
problema; la loro collocazione e tipologia; la qualità e tipo della loro influenza.
Rispetto alla dimensione temporale, vi possono essere condizioni antecedenti immediatamente
connesse al comportamento, condizioni un po’ più lontani nel tempo. Le condizioni più lontane
saranno quelle meno leggibili.
Rispetto alla collocazione e alla tipologia, è utile basarsi sulla seguente classificazione:
- Condizioni dello stato fisico del soggetto;
- Condizioni dello stato affettivo-emotivo del soggetto;
- Condizioni dello stato cognitivo del soggetto;
- Condizioni delle relazioni con altri significativi presenti;
- Condizioni delle relazioni più allargate attualmente in corso;
- Condizioni del contesto.
Esistono due ambiti di ruoli facilitanti giocati dalle condizioni antecedenti: ruolo motivante, che dà
la spinta, il perché, il bisogno e l’obiettivo da raggiungere, e un ruolo orientante alla specificazione,
che indica le forme dei comportamenti, il momento più opportuno per agire.
L’analisi funzionale ci sta aiutando a definire quali sono le condizioni antecedenti e quale ruolo di
facilitazione svolgono sul comportamento problema.
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Capito 4 Il “perché”: l’Analisi funzionale Affrontando l’analisi funzionale occorre definire una nuova dimensione di alleanza da stabilire con il soggetto disabile. Si tratta dell’alleanza con la funzione svolta dal suo comportamento problema. Il senso di questa alleanza sta nel credere che il comportamento problema, per quanto dannoso, abbia un valore funzionale per il soggetto, magari solo a breve, perché poi a lungo gli produrrà gravi danni. La base del lavoro di valutazione e di interpretazione riguarderà le funzioni svolte dal comportamento problema. La convinzione che ogni comportamento problema svolga una sua funzione positiva per il soggetto è un punto chiave dell’alleanza psicoeducativa. Alleandoci con la funzione valorizziamo le “intenzioni” del soggetto. Per ora possiamo dire che sotto ad alcuni comportamenti ci possono essere anche funzioni che non possiamo accettare, perché proprio in queste funzioni sta la problematicità stessa del comportamento. Le funzioni non sono affatto negative, anzi. L’analisi funzionale osserva e valuta la circolarità delle interazioni, delle comunicazioni e delle azioni-reazioni che coinvolgono il comportamento problema, quello degli altri e il livello di stimolazioni che il soggetto produce. Il comportamento problema si manifesta in presenza di alcune condizioni di stimolo che lo influenzano. Il comportamento produce degli effetti e delle reazioni a vari livelli. Il ruolo delle condizioni antecedenti Per capire la dinamica di un comportamento problema dovremo allora osservare se ci sono condizioni antecedenti che in qualche modo facilitano il comportamento problema. Le condizioni antecedenti si possono classificare in tre criteri: la vicinanza temporale al comportamento problema; la loro collocazione e tipologia; la qualità e tipo della loro influenza. Rispetto alla dimensione temporale, vi possono essere condizioni antecedenti immediatamente connesse al comportamento, condizioni un po’ più lontani nel tempo. Le condizioni più lontane saranno quelle meno leggibili. Rispetto alla collocazione e alla tipologia, è utile basarsi sulla seguente classificazione:

  • Condizioni dello stato fisico del soggetto;
  • Condizioni dello stato affettivo-emotivo del soggetto;
  • Condizioni dello stato cognitivo del soggetto;
  • Condizioni delle relazioni con altri significativi presenti;
  • Condizioni delle relazioni più allargate attualmente in corso;
  • Condizioni del contesto. Esistono due ambiti di ruoli facilitanti giocati dalle condizioni antecedenti: ruolo motivante, che dà la spinta, il perché, il bisogno e l’obiettivo da raggiungere, e un ruolo orientante alla specificazione, che indica le forme dei comportamenti, il momento più opportuno per agire. L’analisi funzionale ci sta aiutando a definire quali sono le condizioni antecedenti e quale ruolo di facilitazione svolgono sul comportamento problema.

All’inizio degli anni ‘80n cominciarono ad essere pubblicate molte ricerche sui rapporti funzionali tra comportamenti problema e condizioni ambientali antecedenti e conseguenti. Le condizioni antecedenti erano di due tipi: “carenze di attivazione” e di “coinvolgimento e presenza di attività spiacevoli”. Un esempio di studio di un comportamento problema in un soggetto autistico dimostrò che la maggior parte del comportamenti aggressivi si manifestava quando il soggetto frequentava le attività di gruppo, mentre quando era seguito individualmente non accadeva mai. L’origine dei comportamenti problema sta nelle interazioni, nelle comunicazioni, nelle relazioni, nel valore funzionale di un’azione che ne crea l’apprendimento e il mantenimento. Il ruolo degli effetti prodotti dal comportamento problema Gli effetti che produce il comportamento problema sono:

  • Effetti prodotti automaticamente sullo stato fisico del soggetto;
  • Effetti prodotti sullo stato affettivo-emotivo del soggetto;
  • Effetti prodotti sullo stato cognitivo del soggetto;
  • Effetti prodotti nella relazione con gli altri significativi attualmente presenti;
  • Effetti prodotti nella relazione più allargata a livello di gruppo;
  • Effetti prodotti a livello di contesto sia per le caratteristiche materiali e fisiche, sia per quelle delle attività in corso e quelle relazionali e culturali. La raccolta del dati funzionali e la loro interpretazione Le persone del gruppo di riferimento hanno a disposizione tre modalità per raccogliere i dati che serviranno per essere elaborati in una serie di ipotesi funzionali sul comportamento problema. La prima modalità è costituita da interviste strutturate, questionari, in cui vengono raccolte informazioni rispetto alle variabili critiche per un’interpretazione funzionale del comportamento. Ad ogni manifestazione di comportamento problema, chi osserva scrive sul Post-it del colore corrispondente al comportamento problema osservato. Successivamente alla fine della giornata colloca il post-it che ha scritto su un cartellone a quattro colonne, ognuna dedicata alle funzioni principali:
  • funzione comunicativa di rinforzamento positivo;
  • funzione comunicativa di rinforzamento negativo;
  • funzione autoregolatoria positiva;
  • funzione autoregolatoria negativa. Nella realtà psicologica e relazionale delle persone con ritardo mentale grave o autismo può sembrare che non vi sia nessuna regolarità significativa. In questo caso si cerca di mettere il soggetto in una situazione che si ha modo di ritenere collegata al suo comportamento problema. Alcuni ricercatori hanno sperimentato delle analisi sul comportamento autolesionistico di alcuni soggetti. Sono state costruite quattro situazioni sulla base delle ipotesi funzionali. Nella prima fase definita sociale ad ogni comportamento autolesionistico del soggetto veniva fatta seguire una conseguenza interpersonale probabilmente gratificante: l’educatore si avvicinava