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Riassunto dettagliato del secondo capitolo.
Tipologia: Sintesi del corso
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Il fatto che alcuni comportamenti generino disagio è molto utile perché è proprio questo malumore che attiva la tensione verso una ricerca di soluzioni. Addirittura ci saranno comportamenti che creano molto disagio in alcuni e nessun disagio in altri, situazioni in cui il disagio c’è ma è negato, oppure viene considerato un giusto prezzo da pagare. E’ ovvio che una famiglia attenta, un insegnante informato vivranno in alcune situazioni molti più disagi di altre persone e che invece in situazioni familiari, scolastiche o degradate potranno esistere comportamenti problema anche gravi senza alcuna percezione di disagio, nell’indifferenza generale. Gli “elenchi grezzi” Gli elenchi grezzi dei diversi comportamenti che vengono vissuti con vari disagi sono scritti dai partecipanti del gruppo di riferimento per l’intervento, che è idealmente composto da tutte le persone che condividono qualche responsabilità sul soggetto. La scrittura da parte di ognuno del suo elenco grezzo di comportamenti del soggetto che gli producono una qualche forma di disagio va compilata cercando di essere il più possibile precisi nella descrizione e di riportare i sentimenti di disagio che la persona vive. Questa operazione non dovrebbe occupare le persone per più di 20 minuti inoltre la gestione dei singoli elenchi può essere pubblica oppure privata. L’elenco condiviso A questo punto il compito successivo del gruppo diventa quello di confrontare gli elenchi, un confronto prima sui comportamenti e poi sui vissuti. L’obiettivo è quello di costruire l’elenco condiviso dove ci saranno alcuni comportamenti che erano presenti in molti elenchi grezzi altri magari in uno solo; tutti vanno riportati sull’elenco condiviso, che ovviamente è pubblico e affisso nella stanza. L’elenco condiviso è il primo prodotto importante di questa alleanza psicoeducativa: sono tutti i comportamenti del soggetto che producono in questo gruppo di persone un qualche tipo di disagio. La decisione di reale problematicità In un secondo appuntamento del gruppo si attiva la fase della decisione di reale problematicità dove cambia la prospettiva, da quella soggettiva dei disagi delle varie persone a quella del benessere e dello sviluppo della persona disabile. Potrebbe darsi che un comportamento venga vissuto come problematico da quasi tutti ma dal soggetto evidentemente no, dato che continua a farlo e magari con grande soddisfazione. E’ in genere utile che il tavolo definisca di comune accordo un partecipante con un ruolo di mediatore che prenderà in esame un comportamento per volta, di quelli dell’elenco condiviso e guiderà il gruppo a decidere se è un vero problema per la persona e perché. A questo proposito si possono usare 3 criteri che dovrebbe aiutare nel prendere una decisione nel modo più razionale e obiettivo possibile.
Questo è il caso delle varie forme di autolesionismo. Il mediatore comincia dunque a costruire l’elenco dei comportamenti realmente problematici.
Modellamento Il valore del mostrare direttamente come utilizzare un’abilità genitoriale non deve essere sottovalutato. Naturalmente l’operatore deve essere attento a non fornire un’immagine di modello troppo competente che potrebbe scoraggiare i genitori e farli sentire inadeguati anche se allo stesso tempo un modello troppo imperfetto può non offrire vantaggi. Un altro approccio al modellamento è quello di far impersonare ai genitori la parte del figlio con problemi di comportamento. Questa strategia di role-play può risultare illuminante sia per i genitori sia per gli operatori infatti i genitori beneficiano nel vedere come si comporta l’operatore di fronte a determinati comportamenti che il figlio è solito emettere e allo stesso tempo gli operatori apprendono come queste persone sono viste dai loro genitori. Un’altra tipologia di modellamento meno strutturato è quella di incoraggiare i genitori a imitare le linee di condotta messe in atto con successo da altri genitori o adulti. Simulazione e feedback Uno degli obiettivi principali degli operatori all’interno dei programmi di educazione familiare è quello di incoraggiare i genitori ad applicare concretamente con il loro figlio determinate abilità e valutarne i feedback. Un suggerimento in questo senso può essere quello di partire da un’abilità molto semplice. La simulazione e il feedback sono due momenti importanti nel processo di sviluppo graduale del comportamento, in particolar modo il feedback richiede attenzione e sensibilità da parte degli operatori. La prima raccomandazione è quella di dare feedback critici alternati a commenti positivi, la seconda raccomandazione è quella che i feedback positivi possono essere chiari e specifici, mentre quelli negativi dovranno essere dati in maniera diretta. Un’altra modalità molto utile per dare feedback costruttivi sia positivi sia negativi è quella di descrivere l’efficacia delle tecniche facendo riferimento a una terza persona poiché la situazione appare certamente meno critica quando si fa riferimento ad un ipotetico genitore che ha gli stessi problemi. Non tutti i feedback vengono dati una volta conclusa la situazione, molto spesso ha più senso darne durante lo svolgimento delle varie azioni. Un altro punto importante che va sottolineato è l’assegnazione di compiti educativi da svolgere a casa, i cosiddetti esercizi per casa richiedono ai genitori di esercitare e mettere in pratica anche nel contesto domestico le nuove abilità acquisite. Agli operatori viene richiesto di essere molto chiari nelle consegne, sul come e quando applicare tali tecniche in quanto in quelle occasioni l’operatore non sarà presente per dare feedback. Il sostegno psicologico Il genitore è realmente sostenuto in senso psicologico quando l’operatore si sforza di capire empaticamente la sua esperienza soggettiva come genitore e gli comunica che queste esperienze sono state comprese. Talvolta gli forzi per dare sostegno psicologico possono includere il dare risposte dirette e semplici, riconoscere gli sforzi e le conquiste dei genitori, comprenderli e incoraggiarli. A sua volta il genitore che si dimostra aperto a questo tipo di supporto diretto rinforza l’empatia dell’operatore, spesso purtroppo i genitori hanno poca disponibilità di cambiare il loro modo di essere genitori e meno aperti a ricevere il sostegno. Questa situazione porta l’operatore in un vicolo cieco. I conflitti che possono minacciare l’alleanza sono più comuni in quei genitori che hanno una storia di relazione scadenti e competitivo verso gli operatori, sta però nell’abilità dell’operatore portarli verso un’alleanza il più possibile produttiva e collaborativa.
L’elaborazione congiunta Le situazioni anche personali che molti genitori di persone problematiche si trovano a vivere creano certamente notevoli fonti di stress, tali da richiedere oltre all’acquisizione di nuove abilità, anche un sostegno emotivo. La chiave per un’elaborazione efficace è quella di mettere da parte la ricerca del perché i genitori fanno ciò che fanno, a favore dell’analisi congiunta di che cosa i genitori dicono su ciò che fanno. Gli ostacoli che si incontrano più frequentemente possono essere pensieri negativi o sensazioni spiacevoli su una particolare abilità se gli operatori non elaborano queste reazioni interne con i genitori, questi ostacolo nascosti continueranno a influenzare il comportamento dei genitori. Comprendere gli obiettivi dei genitori