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La comunicazione assertiva, Slide di Teoria della comunicazione

la comunicazione assertiva, materia del docente Timpanaro del corso ITS turismo e attività culturali Incoming Event Manager.

Tipologia: Slide

2023/2024

Caricato il 01/11/2024

marta-gaggia
marta-gaggia 🇮🇹

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LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA
La relazione che instauriamo con gli altri si esprime attraverso la comunicazione interpersonale.
Differenza tra confronto e conflitto. Il confronto è sempre tra idee e fatti concreti. Il conflitto è sempre tra
persone.
Comunicazione assertiva
Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista,
senza prevaricare né essere prevaricati. Si esprime attraverso la capacità di utilizzare in ogni contesto
relazionale la modalità di comunicazione più adeguata.
Potremmo anche definire l’assertività come quel punto d’equilibrio fra uno stile comunicativo passivo e uno
aggressivo. Prima di affrontare un esame più attento dello stile comunicativo passivo o aggressivo.
I quattro aspetti di un messaggio
Contenuto: su cosa verte il messaggio
Relazione di sé: che cosa comunico di me stesso
Relazione: che cosa penso di te e come ci consideriamo l’un l’altro
Appello: che cosa vorrei indurti a fare
La comunicazione passiva
Pensare più di accontentare gli altri che non se stessi
Scarsa autostima
Non saper dire di no
Non riuscire ad esprimere adeguatamente i bisogni ed esigenze
Desiderio di essere accettati da tutti
Non volersi lasciare coinvolgere dai conflitti
Timore che le proprie azioni non producano risultati positivi
Timore di perdere il controllo di sé stessi e comportarsi in modo poco lecito o appropriato
La comunicazione aggressiva
Sentirsi in diritto di giudicare gli altri
Calpestare i diritti altri
Ritenersi sempre nel giusto
Non accettare le opinioni altrui
Colpevolizzare gli altri
Credere che gli altri debbano adeguarsi alla nostra volontà
Voler sempre ottenere ciò che si desidera
Sfogare la propria rabbia contro qualcuno, per sentirsi meglio
Credere che gli altri siano dei nemici dai quali proteggersi
La comunicazione assertiva
Riconoscere i propri diritti, bisogni, desideri e intenzioni. E’ diritto di ciascuno avere proprie opinioni e punti
di vista, essere ascoltati e presi sul serio, sbagliare o cambiare idea, chiedere ciò che si desidera, provare a
piacere, soddisfazione, riuscire e avere successo
Autostima è il giudizio che ogni individuo dà del proprio valore. E’ anche avere fiducia nelle proprie capacità
di pensare, scegliere e prendere decisioni. Essa si può modificare durante l’intera vita, influenzata da
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LA COMUNICAZIONE ASSERTIVA

La relazione che instauriamo con gli altri si esprime attraverso la comunicazione interpersonale. Differenza tra confronto e conflitto. Il confronto è sempre tra idee e fatti concreti. Il conflitto è sempre tra persone. Comunicazione assertiva Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista, senza prevaricare né essere prevaricati. Si esprime attraverso la capacità di utilizzare in ogni contesto relazionale la modalità di comunicazione più adeguata. Potremmo anche definire l’assertività come quel punto d’equilibrio fra uno stile comunicativo passivo e uno aggressivo. Prima di affrontare un esame più attento dello stile comunicativo passivo o aggressivo. I quattro aspetti di un messaggio  Contenuto: su cosa verte il messaggio  Relazione di sé: che cosa comunico di me stesso  Relazione: che cosa penso di te e come ci consideriamo l’un l’altro  Appello: che cosa vorrei indurti a fare La comunicazione passiva  Pensare più di accontentare gli altri che non se stessi  Scarsa autostima  Non saper dire di no  Non riuscire ad esprimere adeguatamente i bisogni ed esigenze  Desiderio di essere accettati da tutti  Non volersi lasciare coinvolgere dai conflitti  Timore che le proprie azioni non producano risultati positivi  Timore di perdere il controllo di sé stessi e comportarsi in modo poco lecito o appropriato La comunicazione aggressiva  Sentirsi in diritto di giudicare gli altri  Calpestare i diritti altri  Ritenersi sempre nel giusto  Non accettare le opinioni altrui  Colpevolizzare gli altri  Credere che gli altri debbano adeguarsi alla nostra volontà  Voler sempre ottenere ciò che si desidera  Sfogare la propria rabbia contro qualcuno, per sentirsi meglio  Credere che gli altri siano dei nemici dai quali proteggersi La comunicazione assertiva Riconoscere i propri diritti, bisogni, desideri e intenzioni. E’ diritto di ciascuno avere proprie opinioni e punti di vista, essere ascoltati e presi sul serio, sbagliare o cambiare idea, chiedere ciò che si desidera, provare a piacere, soddisfazione, riuscire e avere successo Autostima è il giudizio che ogni individuo dà del proprio valore. E’ anche avere fiducia nelle proprie capacità di pensare, scegliere e prendere decisioni. Essa si può modificare durante l’intera vita, influenzata da

successi e fallimenti. Successi e fallimenti che viviamo attualmente, che abbiamo già vissuto, che pensiamo di vivere nel futuro L’avere obiettivi chiari può aumentare la percentuale di successi ed influire, così, positivamente sull’autostima personale. Spesso lamentiamo che gli altri non ci ascoltano, ma chiediamoci anche se sappiamo ascoltare gli altri. L’ascolto attivo consiste nel saper comunicare attivamente il nostro effettivo ascolto attraverso segnali di partecipazione. Sia verbali che non verbali. Affermare le proprie convinzioni accettandone la responsabilità e accogliendone le conseguenze. Comunicare le proprie aspettative aiuta a rafforzare la validità del nostro assunto. Fondamentale è saper dire di no senza sentirsi in colpa. Non è piacevole per nessuno dire di no ma diventa essenziale quando: dire di si non aiuta ne noi ne l’altro, non sono presenti elementi obiettivi per dire di si, dire di no aiuta direttamente o indirettamente l’altro. Il nostro no va motivato, spiegato, espresso in modo non aggressivo suggerendo delle alternative. Sbagliare non è piacevole per nessuno, ma riconoscere di aver commesso un errore è sintomo di forza e di personalità. Affrontare il problema in maniera razionale, obiettiva, non emotiva. La critica è espressa in maniera impersonale senza ferire l’altro e nessuno è vincente. La critica deve essere posta in maniera specifica e riguardare il comportamento e non la persona. Conseguentemente è l’osservazione di un fatto e non un’accusa o un giudizio emotivo. Il suo scopo è correggere in maniera costruttiva. Tecniche assertive  Esprimere empatia con l’altro  Descrivere il comportamento che ha un impatto negativo su di noi  Esprimere il sentimento conseguente al suddetto comportamento  Spiegare il sentimento  Specificare il cambiamento desiderato nel comportamento  Analizzare le conseguenze positive se ci sarà il cambiamento  Analizzare le conseguenze negative se ci sarà il cambiamento  Confermare la relazione (te lo dico perché ci tengo)  Richiedere di risolvere insieme il problema Il tutto all’interno di una modalità comunicativa serena, senza aggredire o irritare. Il messaggio assertivo Onesto (senza ambiguità), coerente (con il linguaggio corporeo), adeguato (alla situazione) I-communication You-communication Iniziare un discorso con l’uso della seconda persona porta inesorabilmente ad assumere toni e contenuti giudicanti se non addirittura accusatori. Iniziare invece la comunicazione con l’uso della prima persona aiuta a mantenere l’accento sul nostro punto di vista, sulle nostre opinioni, senza cadere nella trappola della personalizzazione.

L’integrazione nel gruppo In un gruppo coesistono due sfere di interazione: quella del compito, che mette prevalentemente in gioco le competenze per raggiungere le finalità date quella delle relazioni interpersonali, che mette prevalentemente in gioco i comportamenti. Le regole disciplinano i comportamenti, le modalità di comunicazione e di transazione sia all’interno del gruppo che al suo esterno. Esistono regole esplicite e regole implicite. In entrambi i casi, queste sono note a tutti i membri del gruppo. Quelle esplicite vengono espresse verbalmente e le conseguenze della loro violazione sono chiare. Quelle implicite non vengono formulate a parole ed oltre ad essere più difficili da contestare apertamente, risultano a volte più a livello inconsapevole. I confini esterni sono linee di demarcazione che separano in modo più o meno ermetico il gruppo da ciò che lo circonda, vale a dire gli altri sistemi ed il contesto. I confini possono variare nel tempo e secondo le circostanze. Tendono ad essere rigidi durante le crisi e sotto attacco, possono essere più laschi nei periodi di sicurezza e soddisfazione. I confini interni si stabiliscono tra i diversi ruoli e sottogruppi. Nel caso del gruppo-famiglia i sottosistemi coniugali, genitoriali, fraterni, necessitano di confini. Nel caso del team di lavoro i sottosistemi dirigenziali, operativi, progettuali, tecnici, amministrativi, ecc. necessitano di confini. Scopo di tali confini è proteggere il raggio di azione di ogni sottogruppo affinché possa esercitare correttamente i ruoli che gli spettano, conservando l’identità e la differenziazione che ne derivano. I ruoli Formali sono quei ruoli che sono da tutti, non solo riconosciuti, ma anche apertamente dichiarati (leader, consigliere, dirigente, funzionario…) I ruoli informali possono essere infiniti. Si sviluppano a seconda del tipo di gruppo, della personalità del singolo, della situazione che il gruppo vive. Sono quei ruoli che, pur essendo da tutti immediatamente riconosciuti, possono non essere apertamente dichiarati (paciere, mediatore, organizzatore, emarginato, inascoltato, pecora nera, capro espiatorio…