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Vita, opere, pensieri e credo principali dei due autori, Dewy e Makarenko in risposta alle principali domande d'esame inerenti la parte degli autori (testi di riferimento Il mio credo pedagogico e La pedagogia scolastica Sovietica)
Tipologia: Sintesi del corso
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DEWEY sfondo dell’America liberale (rivoluzione industriale)
più vicino a Piaget
famiglia borghese
l’educazione coincide con la partecipazione alla coscienza sociale della specie
Dewey l’educazione ha due nature: quella psicologica (individuale) e quella sociale e sono tutte e due
importanti ma quella individuale resterà sempre più importante
Riflessione in un momento storico caratterizzato da una forte spinta al progresso disponibile ad andare verso
il cambiamento
Il ragazzo ha tempo e opportunità di imparare a fare a scuola cose che gli serviranno nella vita sociale (scuola
come laboratorio dove per finta si imparavano a fare delle cose)
Teoria della logica
Pedagogia interessata a psicologia e biologia (teorie scientiste)
Teoria delle emozioni: la percezione implica che l’oggetto non sia solo percepito in quanto tale ma anche con
il suo valore; l’emozione nasce quando le azioni istintive e volontarie sono ostacolate; l’emozione è
l’adattamento o la tensione delle abitudini e le alterazioni organiche sono le manifestazioni della lotta per
l’adattamento
Esperienza: lo strumentalismo, così Dewey chiamò il suo pensiero filosofico e pedagogico, si basa su una
concezione dell'esperienza come rapporto tra uomo e ambiente, dove l'uomo non è uno spettatore passivo,
ma interagisce con ciò che lo circonda. Il pensiero dell'individuo nasce dall'esperienza, quest'ultima intesa
come esperienza sociale. L' educazione deve aprire la via a nuove esperienze e al potenziamento di tutte le
opportunità per uno sviluppo ulteriore.
L'individuo è constante con il suo ambiente, reagisce e agisce su di esso. L'esperienza educativa deve quindi
partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive. Successivamente ciò che è stato sperimentato deve
progressivamente assumere una forma più piena e organizzata. L'esperienza è realmente educativa nel
momento in cui produce l'espansione e l'arricchimento dell'individuo, conducendolo verso il
perfezionamento di sé e dell'ambiente. Un ambiente in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di
diversi gruppi in contrasto tra loro, favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell'individuo.
MAKARENKO sfondo del mondo socialista sovietico (contributo filosofico di Marx)
due visioni diverse dell’educazione sia nell’approccio teorico che per la traduzione metodologica
dell’approccio; rivoluzione industriale e approccio razionale al mondo.
più vicino a Vygotskij
famiglia di operai
l’educazione è un’azione politica, prassi sociale
la dimensione sociale è la più importante
Riflessione in un momento storico di transizione verso gli ideali politici, socioeconomici culturali del
socialismo: da un lato incorporare i caratteri di una rivoluzione, di una trasformazione sociale che doveva
permeare tutto il tessuto della società perché tutto fosse conforme al modus operandi della società
socialista ma dall’altro doveva avere anche i caratteri della stabilizzazione cioè non si poteva perdere tutta
l’ereditarietà culturale che caratterizzava il mondo sovietico
Il bambino è povero, direttamente immerso nel processo produttivo perché deve uscire immediatamente
dalla sua situazione disagiata
Pedagogia della prassis
Pedagogia interessata da fattori sociali e culturali (istanze storiche)
Individuare il fine dell’educazione all’interno di un mondo caratterizzato dal capitalismo e reso
possibile attraverso la rivoluzione industriale che si caratterizza per il ripensamento della struttura
sociale necessaria per crescere all’interno del progresso, partendo da una società caratterizzata in
senso democratico, logico, interessato alla teoria dell’azione e alla logica della coscienza.
Dewey partendo dalla sua idea di
educazione, che coincide con la coscienza sociale della specie,
immagina una scuola laboratorio di idee e di democrazia funzionale al progresso sociale.
L’educazione non deve essere fittizia perché il fine e il mezzo dell’educazione devono coincidere e il
fine deve essere la vita sociale del soggetto quindi il mezzo è la vita sociale semplificata.
[Introduzione, nota bibliografica de “Il mio credo pedagogico” 1897 ]
Dewey nasce nel 1859 e muore nel 1952 a New York.
Formazione di tipo filosofico (una visione dell’educazione che non poteva ridursi ad un attività
pratica per risolvere un problema) – teoria sulla filosofia di Kant
Contatto con la psicologia che doveva rintracciare le cause verso la dimensione biologica dell’uomo
e quindi le sue determinanti dello sviluppo. Psicologia che in quegli anni era fortemente correlata
ad una visione biologica (evoluzionismo darwiniano)
Dirigerà un dipartimento di studi di filosofia, psicologia e pedagogia.
La pedagogia diventava quindi per Dewey una sintesi tra la filosofia e la psicologia.
Quali sono le influenze che lo segnano?
Famiglia borghese.
Studia filosofia all’università (condizioni economiche avvantaggiate)
In ambito filosofico viene segnato dalla ripresa del pensiero di Hegel e i due padri del pragmatismo
filosofico: JAMES e PEERS (mise in crisi l’idea di scienza esatta: la conoscenza in senso scientifico
parte dal bisogno di risolvere un dubbio che nasce dal contatto dell’uomo con la realtà. Quando
l’uomo va a cercare di risolvere questo dubbio si pone delle ipotesi che man mano che vengono
consolidate diventano delle credenze. Il dubbio permette alla mente dell’uomo di approdare una
credenza, che diventa un abito di pensiero e di azione, una convinzione assoluta e forte, tale
soltanto finché il contatto con la realtà mi porrà un nuovo dubbio che mi metterà in discussione
quell’abito, quella certezza - nelle scienze approderà la verità ma mai definitiva e assoluta perché la
realtà è in costante trasformazione. Questa è una riflessione che sostituisce la certezza che prima
veniva accordata alla visione religiosa e ora invece la accorda alla scienza capace di individuare delle
ipotesi)
Quindi a quale tipo di pensiero la società deve educare?
A un pensiero capace di rendere chiare le proprie idee, la conoscenza viene vista come un tentativo
costante di adattamento all’ambiente che deve mettere l’uomo difronte alla pluralità delle ipotesi e
delle soluzioni che sono sempre dinamiche e mai definitive. L’uomo è investito di una responsabilità
della conoscenza secondo i criteri della scienza.
Da un lato il pragmatismo da un’importanza all’educazione scientifica
Dall’altro lato il problema diventa la concezione di scienza come strumento di progresso e a questo
progresso ha il dovere di partecipare ogni singolo uomo
quindi l’educazione scientifica deve diventare il tipo di educazione che preferisco anche
nell’educare il singolo soggetto.
La scuola doveva guidare l’alunno a diventare l’educatore di se stesso. L’apprendere non può mai
essere mediante una trasmissione dell’insegnante all’alunno di nozioni che egli e non questi ha
elaborato. Apprendere è foggiare autonomamente il proprio contenuto conoscitivo. In questo
senso l’educazione non può atteggiarsi che come AUTOEDUCAZIONE. La funzione della conoscenza
è di anticipare gli sviluppo di una situazione di fatto nella quale ci troviamo immersi e di
determinare i modi atti a produrli, essa è proiettata verso il futuro ed è strumento della sua
realizzazione. SCUOLA ATTIVA: si impara solo facendo
Le conoscenze o le idee diventano così fattori integranti delle azioni, e la scuola deve atteggiarsi
come il luogo in cui gli alunni costruiscono il loro sapere.
Connessione tra il conoscere e il fare :
l’operativo deve precedere l’astratto, centralità al bambino ai suoi bisogni, alle sue potenzialità,
riconosce il peso dell’ambiente sociali e culturale ma l’apprendimento deve partire dal fare e dallo
sviluppo del bambino. Rapporto ricorsivo tra individuo e ambiente; l’ambiente si caratterizza per la
pluralità dei punti di vista offerti sia dalle esperienze con gli oggetti e i concetti dei quali si
caratterizza l’ambiente, ma anche dalla presenza di altri soggetti quali gli adulti di riferimento ma
anche i pari.
La scuola che forma deve avere, se è così importante l’esperienza che deve passare dal fare?
deve essere un LABORATORIO DI IDEE (grazie all’esperienza concreta) e quindi un laboratorio sul
piano cognitivo perché deve educare secondo le modalità con cui pensa la scienza perché il
soggetto deve diventare capace di dare il proprio contributo al progresso scientifico, deve essere
un’educazione funzionale a quel tempo storico.
deve essere anche un
(grazie all’esperienza sociale)
(guerre e migrazioni segnano il problema sul piano delle classi sociali e la convivenza di gruppi etnici
diversi, integrazione del diverso - l’uomo deve rivendicare i suoi diritti di classe sociale e di identità).
In contrasto con l’esperienza sovietica che vede una scuola che non può essere separata dal lavoro,
mentre il laboratorio solo per la borghesia e non per i figli del popolo
Educazione: dimensione di natura e dimensione sociale
(sarà sempre più importante quella di natura, se il bambino non è pronto io non posso agire. Il
mondo sovietico non sarà d’accordo).
Questa scuola in Dewey in che senso possiamo leggerla?
La scuola è un
se lo sviluppo del pensiero è reso possibile dall’esperienza
dobbiamo trovare il contesto per fargli fare le migliori esperienze (scuola) e garantire a tutti le
funzioni superiori del pensiero (non deve essere una scuola astratta e teorica, ma una scuola
famigliare, deve riprendere le esperienze che il bambino fa negli altri contesti di vita)
La scuola deve rendere il soggetto capace a partire da esperienze pratiche famigliari (base di
partenza) a rendere possibile l’integrazione sociale, quindi portare poi il bambino verso esperienze
più complesse, questa è una visione logica.
In che modo passo dalla semplicità delle esperienze di vita famigliare in continuità con una più
matura integrazione sociale che passa attraverso delle attività pratiche?
In quel momento storico l’industrializzazione aveva dato la possibilità di alcune esperienze pratiche
quando il soggetto era già adulto e quindi aveva allontanato il giovane dalle esperienza della vita
lavorativa. La scuola doveva darsi il compito di rendere capace progressivamente il soggetto di
riavvicinarsi all’esperienza di partecipazione sociale che riguardavano il lavoro. Lavoro come fattore
formativo.
Il bambino al centro, con i suoi bisogni e le sue competenze; l’ambiente fisico/sociale diventa
fondamentale per il bambino che deve maturare attraverso un fare che consente di muoverlo dal
concreto all’astratto. La scuola è attiva ma anche progressiva perché il soggetto è progressivamente
messo in una condizione di poter espletare attivamente i suoi bisogni e le sue potenzialità e
capacità, progressivamente si sviluppa a livelli ulteriori.
Il linguaggio fa da elemento pieno e forte nella costruzione sociale del pensiero.
Il mio credo pedagogico 1897
Espone sotto forma di un atto di fede i principi, 5 articoli che sono il manifesto della sua idea di
educazione progressiva che sperimenta attraverso la fondazione di una scuola laboratorio attiva
(università di Chicago 1896)
CHE COS’È L’EDUCAZIONE? “Io credo che ogni educazione deriva dalla partecipazione dell’individuo
alla coscienza sociale della specie”. La parola specie ci rimanda alla visione biologica così come
proposta da Darwin dove l’uomo è visto in continuità con le altre forme di vita; il concetto di
coscienza è sociale quindi è una coscienza che nasce dalla partecipazione all’ambiente che non è
solo fisico ma sociale e culturale dove c’è costantemente un traffico di valori e significati.
“Questo processo (cioè l’educazione) inizia inconsapevolmente, quasi alla nascita e questo processo
poi plasma continuamente le facoltà dell’individuo, in tutte le sue variabili e tutte le sue dimensioni
saturando la sua coscienza facendo sì che l’individuo diventi sempre più cosciente, sempre più
educato, formando i suoi abiti (comportamenti) - pragmatismo di Peers - i suoi modi di pensare e di
fare esercitando le sue idee”. “Mediante questa educazione inconscia l’individuo giunge
gradualmente (idea di educazione progressiva) ad ereditare il patrimonio culturale e morale che
l’umanità ha messo appunto fino al nostro arrivo. “L’educazione più formale e tecnica non può
sottrarsi a questo processo ma può soltanto organizzarlo o trasformalo in qualche direzione
particolare”.
“Io credo che l’educazione ha 2 aspetti: uno
psicologico-individuale
sociologico-
culturale – società e cultura”. Il processo educativo dipende da tutte e due le cose cioè sia dai
fattori dello sviluppo che dai fattori della società e della cultura. “Nessuno dei due può essere
subordinato all’altro, senza che ne conseguano cattivi risultati”. L’aspetto psicologico-individuale
sarà sempre più importante perché le potenzialità del fanciullo forniscono la base per tutta
l’educazione. Se non teniamo conto dei bisogni e della capacità psicologiche del bambino, quello
che fa l’educazione si riduce ad una pressione dall’esterno perché non creo un ancoraggio con le
competenze e le conoscenze che il bambino già possiede. Se l’educazione coincide con l’attività del
fanciullo, allora il fanciullo verrà stimolato altrimenti risulterà un ostacolo alla natura del fanciullo.
“Io credo che la conoscenza delle condizioni sociali o dello stato attuale della civiltà è necessaria per
interpretare i poterei del fanciullo” per capire i bisogni e le potenzialità del bambino bisogna partire
dalla condizione sociale e quindi dalle caratteristiche di quella società che mi permettono di capire
che significato dare ai bisogni e alle potenzialità del bambino. “Il fanciullo possiede i suoi istinti ma
noi ne ignoriamo il significato finché non li traduciamo nei loro equivalenti sociali”, devo essere
immerso nella società del bambino. “Dobbiamo essere capaci di riportare istinti e tendenze in un
passato sociale perché tipici della specie che si è evoluta in quella società”. Da un lato devo
guardare al passato ma dall’altro anche in proiettarli al futuro e vedere che cosa potrà diventare
quel bambino in risposta ai suoi bisogni. “Io credo che l’aspetto psicologico e quello sociale stanno
tra loro in un rapporto organico e l’educazione non può essere considerata come un compromesso
fra i due aspetti o come una sovrapposizione dell’uno sull’altro”. Educare significa adattarti alla
società e quindi ad una pressione esterna. Se voglio sapere quali sono i suoi bisogni e i suoi interessi
non posso farlo secondo un descrizione empirica ma devo tradurli secondo i suoi equivalenti sociali.
Educare per rendere il soggetto intelligente.
In che modo devo educare?
L’adattamento che posso far maturare nell’individuo viene dalla coltivazione completa di tutte le
sue facoltà, l’educazione deve essere MULTIDIMENSIONALE. Preparare un soggetto alla vita futura
significa dargli la padronanza di se stesso, educarlo in modo che egli arrivi a conseguire tutte le
facoltà. “Io credo che l’individuo che deve essere educato deve essere un INDIVIDUO SOCIALE
(problema della democrazia) e penso che la società sia un’unione organica di individui. Se
eliminiamo il fattore sociale dal fanciullo si resta solo con un’astrazione; se eliminiamo il fattore
individuale dalla società, si resta solo con una massa inerte e senza vita”. tener conto dell’individuo
e quindi dell’elemento psicologico nell’educazione non significa pertanto prendere in
considerazione le attitudini e le inclinazioni degli individui per manipolare a uso della società, ma
partire da esse per sviluppare la pienezza umana degli individui stessi; in questo senso si fondono
natura. L’educazione deve essere concepita come una ricostruzione continua dell’esperienza
perché è l’esperienza la condizione entro la quale il bambino apprende. Il processo e il fine
dell’educazione sono una sola e identica cosa, devono coincidere.
LA NATURA DEL METODO “Credo che la questione del metodo sia riducibile infine alla questione
dell’ordine dello sviluppo delle facoltà e degli interessi del fanciullo” il metodo deve assecondare il
modo in cui il bambino sviluppa i suoi bisogni e i suoi interessi. “Io credo che il lato attivo precede
quello passivo nello sviluppo della natura del fanciullo (influenza della psicologia dello sviluppo); che
l’espressione viene prima dell’educazione consapevole, che lo sviluppo muscolare precede quello
sensoriale. Io credo che la coscienza sia essenzialmente motrice impulsiva, che gli stati coscienti
tendono poi a diventare azioni”. “Gli interessi sono i segni e i sintomi dello sviluppo di capacità”,
sono questi che mi permettono di capire quando il bambino è pronto per imparare determinate
cose.
L’osservazione degli interessi dei bambini è di massima importanza per l’educatore perché
annunciano lo stadio di sviluppo in cui il bambino è ma anche in quello in cui sta per
entrare. Solo osservando capiremo quali sono i suoi bisogni le sue capacità e quindi cosa e come
fare. Questi interessi non vanno
repressi perché significa sostituire l’adulto al fanciullo e indebolire
la curiosità intellettuale, togliere ogni desiderio di apprendere e non incentivare lo sviluppo,
nemmeno indulgere ( fare tutto quello in cui mostri interesse) significa sostituite tutto quello che è
transitorio, effimero a ciò che è permanente.
La dottrina dell’interesse completa il quadro della scuola attiva , il punto di partenza
dell’insegnamento deve essere l’esperienza viva del fanciullo. È nell’organizzazione dell’ambiente
che si manifesta l’interesse. È per questo che l’insegnante deve tenere in considerazione da un lato
la fase di sviluppo raggiunta dall’alunno e dall’altro l’ambiente, in modo da rendere possibile una
loro efficace interazione. Gli interessi del fanciullo segnano la molla della formazione della sua
personalità lungo tutto il suo sviluppo.
LA SCUOLA E IL PROGRESSO SOCIALE “Io credo che l’educazione è il metodo fondamentale del
progresso e dell’azione sociale”, se si tenta di intervenire in maniera diversa dall’educazione, in
maniera coatta, in- positiva il risultato è transitorio e futile. L’educazione è il processo mediante il
quale si giunge al progresso sociale. “Io credo che questa concezione tiene in debito riguardo sia gli
ideali individualistici (società americana) che quelli socialistici (società sovietica). Essa è individuale
perché riconosce la formazione di un certo carattere (cioè del carattere specifico di quel singolo
uomo che non si confonde nella massa) come la sola vera base del giusto vivere ma allo stesso
tempo è sociale perché riconosce che questo giusto carattere non deve essere formato solo
mediante precetti ed esempi ma mediante l’influenza di una certa vita istituzionale che è la scuola”.
“L’insegnante è impegnato non solo nell’educazione degli individui, ma nella formazione della
giusta vita sociale. Ogni insegnante deve rendersi conto della dignità della sua vocazione; che esso è
un uomo addetto al servizio sociale col compito di mantenere il giusto ordine sociale e di assicurare
il giusto sviluppo sociale. In tal modo l’insegnante è sempre profeta del Dio vero e l’annunciatore
del vero regno di Dio”. Il mio credo pedagogico si chiude su questa nota religiosa a cui già il suo
titolo preludeva. Sembra che Dewey voglia porre al culmine dello sviluppo dell’uomo una finalità
religiosa come coronamento di quella sociale ed individuale, morale e intellettuale che egli ha
precedentemente indicato.
Cosa intende per Dio vero e vero regno di Dio? La religiosità deweyana è avversa nella
trascendenza. Atmosfera protestante, presto abbandonò la fede religiosa tradizionale, per trovare
riposo nella visione hegeliana costituita dall’idea metafisica di uno spirito assoluto che si rivela nelle
istituzioni sociali. L’insegnante ha quindi una funzione religiosa in quanto fa sentire agli alunni
questo significato dei loro atti non soltanto in rapporto a se stessi e alla società ma anche rispetto al
tutto, li rende consapevoli dell’efficacia idealizzatrice e spiritualizzatrice dei loro pensieri ed azioni
nei confronti del mondo.
1888 nasce in Ucraina in un periodo in cui questa apparteneva all’impero Russo e muore a Mosca
nel 1939 - si diploma come maestro e lavora come educatore durante la guerra 1917 con soggetti
disagiati, abbandonati perché venivano da famiglie povere e vivendo in strada finivano in vicende di
criminalità e venivano definiti delinquenti e in quanto tali, intercettati e inviati all’interno dei campi
di lavoro che venivano considerati come contesti di rieducazione – metodo militaresco (Comune
Derzinski) in seguito inizia a dirigere una scuola dove venivano raccolti i figli orfani della polizia.
Makarenko pensa alla scuola come una cellula della società quindi deve essere direttamente
spendibile nella società. La scuola non può essere una preparazione alla vita.
L’educazione coincide con la formazione del buon cittadino comunista non è una riflessione senza
tempo e senza spazio ma riportata all’interno dello specifico contesto storico culturale (Vygotskij)
quindi l’educazione non può farsi interprete di qualche idea ma deve rispondere ad una necessità,
deve essere risposta ad un bisogno perché quando il tempo è poco (coloro che sono in una
condizione di svantaggio) non si può perdere tempo. L’educazione è attività politica dedita alla
formazione di un buon cittadino sovietico, responsabile socialmente e politicamente attivo (l’uomo
sovietico di insersce nella società tramite il lavoro)
La responsabilità dell’educatore (pratico dell’educazione) è quella di andare a sanare questa
discriminazione tra classi sociali ma anche tra le differenze il genere. Il marxismo sostiene che la
disuguaglianza socio economica non era che sanabile attraverso l’uguaglianza delle opportunità
formative.
Come in Vygotskij l’educazione non si può limitare ad assecondare lo sviluppo, (il marxismo è contro
ogni spontaneismo perché si ispira ad un principio di necessità e quindi deve essere salvaguardato e
garantito perché se lasciamo le cose al caso chi è già più forte in partenza sarà sempre più forte).
Makarenko concepisce l’educazione con la finalità di concepire un individuo comunista e in quanto
tale lavoratore; è la cultura, l’istruzione ciò che consente di acquisiste coscienza e il mondo marxista
era interessato a questo, anche con Vygotskij si parla di coscienza (attraverso la coscienza che nasce
dalla conoscenza, l’uomo poteva uscire dalla sua condizione di subalternità e quindi poteva
emanciparsi, poteva uscire dalla sua condizione di oppressione. Marx dice che questo è possibile
attraverso una formazione).
Che tipo di formazione?
Una formazione integrale rispetto alla quale ciascuno diventa padrone di se stesso, in tutti i suoi
aspetti per evitare condizione di subalternità, doveva quindi riunire due tipi di culture: Marx è
convinto di questo e dice che la formazione deve essere pratica e teoria altrimenti riprodurremo le
condizione di subalternità tipiche di una società borghese e capitalista. Soltanto se ciascuno è
capace di fare tutto capirà quanto è importante il lavoro dell’altro.
Questa formazione evita che l’uomo sia alienato dal prodotto (contribuisce a produrlo ma non
potrà mai comprarlo) e dal processo (quello che è stato imparato non è spendibile): es. catena di
montaggio, saggio di fine anno dove il prodotto è più importante del processo (nessuno impara
niente di diverso rispetto a quello che sapeva fare: non c’è una formazione multidimensionale). Il
lavoro è lo strumento più importante di integrazione sociale (evitare deviazione funzionale e
deviazione economicista).
Questo era la forma principale di lavoro educativo secondo Makarenko. La vera educazione,
l’educazione sovietica, dove venir organizzata in modo da creare dei collettivi, unitari, forti, capaci
di esercitare un’influenza precisa sui giovani. (collettivo=luogo dell’educazione – mezzo – il fine è
formare un uomo con istanze collettive tramite il collettivo di base)
dell’istruzione, dell’educazione politica, della formazione del carattere, dei contrasti, dei conflitti e
della soluzione dei conflitti del collettivo mediante amicizia e fiducia, nonché di tutto il processo
educativo in senso proprio, nel quale rientrano anche l’educazione fisica, lo sviluppo del corpo. I
ragazzi si rimettono alle regole del collettivo.
Come si può raggiungere questa disciplina cosciente?
Nelle scuole a cui fa riferimento Makarenko non esiste una teoria della morale ma ciò che è
necessario è una TEORIA DEL COMPORTAMENTO nei confronti dell’intera società e della collettività
che deve essere insegnata agli scolari in una forma convincente e solida che poi dovrà essere
interiorizzata e fatta propria da ciascuno degli allievi.
Quello in cui i singoli membri sono costantemente e attivamente legati fra loro dal lavoro,
dall’amicizia, dalla vita in comune e dall’ideologia. (
“collettivo di contatto ”). Nelle scuole esiste in
via naturale ed è la classe, anello fra l’individuo e l’intero collettivo;
L’educazione collettiva non può venire solo attraverso il collettivo di base o di contatti (collettivo
famigliare), questo non è un tipo di educazione che si può chiamare.
Il passaggio ad un’educazione politica più ampia, è possibile solo attraverso un grande collettivo, in
cui gli interessi non derivino dal semplice contatto, ma da una sintesi sociale più profonda.
Makarenko nel suo lavoro pratico, organizzò le cose in modo che il collettivo di base non
identificasse i propri interessi con quelli della classe o della scuola, ovvero del gruppo di fabbrica,
ma rappresentasse una cellula che facesse propri gli interessi sia della scuola che degli altri gruppi di
produzione; collettivo composto sulla base di età differenti più vivo ed ordinato, facile da dirigere
(un collettivo di coetanei tende sempre a chiudersi negli interessi propri dell’età, allontanandosi e
dal dirigente e dal collettivo sociale).
Ogni reparto: 10- 12 ragazzi, liberamente associati, perché desse il massimo rendimento
comportava che ci fosse un complesso lavoro organizzativo e questo dipendeva dal tono e dallo
stile con cui il reparto veniva organizzato.
Cos’è il reparto? Piccola cellula sovietica fondamentale del lavoro collettivo e della nostra vita con
grandi compiti sociali, perché deve cercare di condurre la Comune verso la condizione migliore.
Tutti coloro che si occupavano dell’organizzazione del collettivo (consiglio dei comandanti,
assemblea generale, capo, organi composti dai suoi membri ecc...) si adoperavano in tutti i modi
per non aver da fare direttamente con i singoli individui, solo con il reparto e si trattava proprio di
un modo per influire proprio sull’individuo, desideravano che il soggetto si sentisse oggetto del
processo educativo. Per loro il soggetto è oggetto di educazione, ma egli considera se stesso come
un uomo vivo e sarebbe nocivo convincerlo che non è un uomo, ma soltanto un futuro uomo, un
fenomeno pedagogico e non un fenomeno della vita. Makarenko si pone come obbiettivo di
istruirlo, di insegnarli a lavorare nella produzione, a partecipare al processo di produzione, a
diventar cittadino ma non vuole essere definito maestro ma piuttosto uno più anziano che con il
suo aiuto e la sua partecipazione lo guida nella vita. (se sbaglio viene preso in questione il gruppo)
L’idea di fondo che caratterizzava il pensiero di Makarenko è quella di un’educazione come azione
politica interessata alla formazione del buon cittadino comunista (prassi sociale)
In che modo doveva essere organizzata la famiglia? E la scuola?
Dovevano essere organizzate come collettivo, come una cellula di quell’ampio collettivo che è la
società stessa. In questo nuovo mondo socialista di tipo comunista e non nazionalista, l’uomo
sovietico doveva essere un uomo che non solo nella società allargata ma anche all’interno della
famiglia e anche all’interno della scuola doveva formarsi al lavoro, all’impegno politico e ad essere
conforme alle idee socialiste.
Quale diventa l’elemento importante?
La FORMAZIONE che doveva riunire la teoria e la prassi e che doveva essere una formazione
direttamente politica, che permetteva di avere coscienza di classe, di genere ecc...
Il
che insieme alla formazione diventano i nastri della prospettiva pedagogica
del mondo sovietico in quel momento. Un educazione laica e chiaramente politica; il lavoro deve
essere direttamente produttivo, deve rispondere ad una necessità sociale (che è prima
dell’individuale) quindi devo trovare sul piano direttamente educativo il rapporto tra teoria e prassi
che non può essere un laboratorio dove si fa esercizio ma un contesto dove teoria e prassi
diventano direttamente spendibili nella società.
FORMAZIONE “DELL’UOMO NUOVO” cioè l’uomo del nuovo umanesimo che non poteva essere
estraneo al progresso tecnico, non poteva solo essere una cultura umanistica ma anche tecnica (il
contadino diventava operaio) il soggetto non era solo pratico ma la pratica si univa alla teoria.
L’uomo nuovo può dare risultati positivi solo se viene educato in maniera politica e sociale
contribuendo ad essa cioè in ogni momento l’individuo doveva essere consapevole che
comportandosi in un determinato modo educava in senso politico e sociale anche
inconsapevolmente altri soggetti.
Se penso che la società è un grande collettivo: educo a vivere in un grande collettivo dove la
responsabilità sociale viene progressivamente interiorizzata attraverso le regole che prima vengono
dall’esterno e poi negoziate dal gruppo che diventando autonomo diventa in grado di
autogovernarsi. LA FORMAZIONE DOVEVA ANTICIPARE LO SVILUPPO.
L’autogoverno non è inteso come l’autogestione del soggetto ma autodisciplina che deve sempre
essere organizzata, intesa come l’effetto di una disciplina cosciente e non coercitivamente imposta.
Per esigere la disciplina, secondo Makarenko sono necessarie diverse condizioni
principi della teoria morale (teoria del comportamento tenendo presente l’importanza politica):
collettivo. Questo costituirà la prima pietra di una precisa teoria della morale;
maggior sicurezza e di maggior libertà perché la disciplina significa libertà. La disciplina nel collettivo
rappresenta la sicurezza, la garanzia più piena del proprio diritto, delle prospettive e delle
possibilità offerte al singolo. La forma della nuova società è la disciplina. I perturbatori della
disciplina, nel collettivo, venivano accusati da tutto il collettivo, che rinfacciava loro di ledere gli
interessi degli altri membri del collettivo, di privarli della libertà a cui avevano diritto. ( proprio i
vagabondi ed i traviati che gli erano stati affidati provenivano, nella maggior parte dei casi, da un
collettivo di ragazzi dove non esisteva disciplina; i quali, quindi, avevano provato direttamente ciò
che significa una vita senza disciplina. La disciplina è stata la vera salvezza di questi ragazzi che si
erano trovati a subire gli effetti della sua mancanza e questa creò la base per il loro sviluppo come
uomini).
del collettivo stanno al di sopra dell’individuo. Soltanto così è possibile una vera educazione sia del
collettivo che del singolo. Bisogna però anche sorvegliare affinché l’individuo non venga a trovarsi
in una situazione difficile.
questo è il compito della tecnica pedagogica. La sua bellezza deve scaturire dalla sua essenza.
Secondo Makarenko, educare è il più difficile dei lavori, quello, forse, di maggiore responsabilità;
richiede il massimo sforzo, grande energia e grandi capacità. MAkarenko ritiene fondamentale
educare gli educatori; questo addestramento consisteva nel formare il carattere dell’educatore e
nell’educare la sua condotta, ma anche nel trasmettergli certe nozioni e nel sollecitare lo sviluppo
trovavano in difficoltà per motivi obbiettivi e non per pura e semplice pigrizia. Soltanto una piccola
parte del denaro veniva data ai membri per le spese minute).
Chiavi di lettura su Makarenko e come la sua riflessione viene tradotta:
Esperienza che Makarenko propone negli anni ‘20 e ‘30 è proprio una pedagogia del collettivo.
Questo libro riporta i risultati che lui mette a punto nella Colonia e nella Comune.
Perché è importante anche in Italia?
Gramsci negli anni ’30 propone i quaderni dal carcere quando viene ad essere arrestato per
renderlo innocuo sul piano politico e sociale. Fonda i suoi principi pedagogici fortemente coerenti
all’analisi sul piano teorico politico e Makarenko come Gramsci rifletteva sui suoi principi pedagogici
e Makarenko svilupperà una vera e propria pedagogia della prassis. Il panorama pedagogico nel
quale Makarenko viene a muoversi era quello di un primo esperimento attivistico, allo stesso tempo
Makarenko va ad allontanarsi anche da quella che in quel momento era un prospettiva che iniziava
ad essere coltivata all’interno del mondo sovietico quindi l’interesse effettivo è quello della
formazione di un uomo nuovo ma secondo delle ipotesi che non potevano essere simili a quell’idea
di formazione dell’uomo nuovo che coltivava il mondo occidentale così diverso del mondo in cui
lavorava Makarenko.
Makarenko assume una considerazione marxista di pedagogia come scienza dialettica, scienza che
dentro ha degli opposti da risolvere. La dialettica è quindi elemento determinante della riflessione
marxista, è chiave di lettura e di intervento. Makarenko riporta le antinomie più importanti
dell’educazione: il rapporto tra natura e cultura, rapporto tra conoscenza e coscienza, rapporto tra
individuo e società così come tra identità e appartenenza.
La pedagogia non accetta dogmi perché deve essere sempre interessata a conoscere e progettare
tenendo conto dello specifico contesto culturale (non fa riferimento ad idee standardizzate dello
sviluppo biologico e psicologico). “Non è possibile stabilire un comportamento pedagogico giusto”,
il processo educativo deve acquisisce valore e significato contestualizzandolo ogni volta.
Qual è la metodologia che sta alla base della prospettiva di Makarenko?
La PROSPETTIVA DELLA LIBERAZIONE SOCIALE che è possibile attraverso una rivoluzione culturale.
L’educazione dell’uomo non può essere caratterizzata da una risposta al principio del piacere ma
deve essere un’educazione al principio di realtà che non vede il mio godimento personale come
presente ma il godimento sociale come futuro.
La sua sfida è quella di motivare la soggettività individuale entro le coordinate di una soggettività
collettiva di tipo organico che sia capace di trovare equilibrio tra libertà e necessità che sono tra di
loro in posizione antinomica. L’idea di educazione per Makarenko è educare a ricostruire e questo
implica lo sforzo, la fatica, l’impegno. L’educazione non coincide con l’informazione.
L’educazione prevede un cambiamento e questo è faticoso. Per essere disposti a cambiare devo
assumere lo sforzo dell’impegno perché cambiare significa ricostruirsi. L’educazione è presente ma
anche proiezione al futuro, all’idea di un cambiamento. L’educazione di Makarenko è fortemente
caratterizzata dall’idea del marxismo di utopia. Educare è ricostruirsi. Autodisciplina interiorizzata
che diventa autonomia morale. L’autonomia individuale nasce sempre da una condizione etica e
sociale perché quella che Makarenko ritiene autonoma è quella che ha interiorizzato i valori e i
significati della collettività.
Continuità tra Makarenko e Gramsci. “Istruire non è ammaestrare qualcuno dal di fuori ma è
adoperarsi perché nello svolgimento interiore prevalgano gli elementi spirituali ed è possibile solo
se si dà centralità all’educazione”.
Bisogna far convergere le azioni in vista di un fine comune. In quale strumento possiamo
rintracciare l’evidenza di questa interdipendenza? Quella pratica in cui M da centralità? Il lavoro.
Come sarà per Gramsci, in Makarenko è forte la convinzione tipica di una società marxista, cosi
come interpretata in quegli anni dalla prospettiva leninista, senza il lavoro, senza la lotta, la
conoscenza squisitamente teorica e appresa sui libri non serve a niente perché non farebbe
nient’altro che accentuale il distacco tra teoria e prassi, priverebbe l’uomo di quella formazione
onnilaterale che gli permette di emanciparsi. Il leninismo di Makarenko sta nella concezione della
vita come lotta e l’intervento pedagogico che funzione ha per Makarenko?
Quello di organizzare questa lotta, per questo nella comune era fondamenta e altamente
strutturata l’organizzazione, niente doveva essere lasciato al caso. Quella di Makarenko è un’etica
della liberazione e della trasformazione ma liberazione non in senso della psicanalisi (liberare
l’uomo dall’oppressione operata dalla società) ma il contrario, una liberazione contrapposta alla
morale borghese ma è una liberazione e trasformazione collettiva, mai soltanto individualista. Idea
di liberazione collettiva affinché questo sia possibile ci deve essere alla base una disciplina cosciente
perché il soggetto prima si rimette alle regole del collettivo ma via via che ci conforma può
assumere posizione nel collettivo e rinegoziare le regole del collettivo stesso. Il soggetto è formato
secondo una prospettiva onnilaterale perché se non fosse cosciente si riprodurrebbe la condizione
di subalternità della classe sociale subalterna quindi non può che essere una disciplina cosciente
(continuità tra marxismo leninista, Gramsci e Makarenko). Nel collettivo così come nella comune
vengono sperimentate forme di autogoverno e di autodisciplina ma non in condizione anarchiche
ma passano sempre attraverso una FORTE STRUTTURAZIONE DEL GOVERNO.
L’educatore che funzione aveva in Makarenko?
collettivo alla condizione pedagogia dell’ordine esterno; la libertà non è lasciar fare tutto quello che
tu vuoi (Marx) ma neanche l’esito dell’oppressione (totalitarismo) perché la disciplina che
adopereresti non sarebbe cosciente, non ne hai interiorizzato valore e significato. Dalla disciplina
non può nascere un senso totalitario perché eliminerebbe la coscienza dell’individuo (es. genitore
che picchia il figlio perché vuole che faccia i compiti). Il problema diventa come deve essere il buon
educate: non deve essere caratterizzato da una disciplina coercitiva cioè da assenza di coscienza
perché creeremo un soggetto psicotico o che tende a quello. La disciplina non può essere
considerata solo un mezzo di educazione ma è il risultato degli sforzi del collettivo stesso. La nostra
disciplina deve essere accompagnata dalla coscienza cioè dalla piena comprensione di ciò che
significa disciplina e del perché questa disciplina è necessaria.
TRE ERRORI della teoria pedagogica – DEVIAZIONI DI ADEGUATEZZA AL FINE:
astratto, non basato sull’esperienza, si afferma che esso darà buoni risultati. La conclusione viene
stabilita prima che l’esperienza la collaudi, non si ammetteva la possibilità di una verifica
sperimentale. FIDUCIA A DEDUZIONE DA POSTULATO MAI VERIFICATO MA CONOSIDERATO
O CAUSE ESTERNE (il mezzo è buono deve esserlo anche il risultato, circolo vizioso, se il risultato è
buono anche il mezzo lo è; predominio deduzini logiche sull’esperienza)
che non si accompagni ad una istruzione, ad una educazione politica e sociale parallela, non è di
alcuna utilità educativa e rimane un processo neutro. Il lavoro quale mezzo educativo è possibile
solo come momento di un sistema generale. CONTENUTO ETICO NON PASSIBILE DI VERIFICA
particolare, quale sia, può considerarsi buono o cattivo, isolatamente dagli altri, e fuori dall’intero
sistema e da tutto il complesso dell’azione educativa. Nessun mezzo può essere giudicato utile o
dannoso se viene staccato da tutti il sistema dei mezzi educativi.