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Documento molto dettagliato sulle differenze tra Dewey e Makarenko, utilizzato per esame di Pedagogia Generale - Prof. Cerrocchi - UNIMORE
Tipologia: Appunti
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In primo luogo c’è la stessa visione sistemica dell’educazione come processo da costruirsi nel vivo dell’esperienza, nei momenti di vita in comune, la stessa enfasi per il valore edificante del vivere collettivo. Verso l’infanzia in particolare Makarenko dimostra sempre di avere un’apprensione particolare. L’attenzione di Makarenko è sempre molto concentrata sui problemi dell’infanzia ucraina, anche per quanto riguarda la questione della povertà e della carenza, mancanza di strutture accoglienti e adeguate negli asili nido ucraini. Makarenko sempre molto disponibile e premuroso, appena può si rende utile e interviene al meglio per supplire all’indigenza della situazione post guerra.Nonostante la povertà e le privazioni, Makarenko è sempre prodigo di attenzioni e riserva tutta la sua benevolenza e la sua magnanimità, quasi non riesce a dire di no di fronte ai problemi dell’educazione infantile.Makarenko, ancora come lo stesso Dewey, considerava le punizioni giuste per reprimere i comportamenti scorretti, ma allo stesso tempo riteneva più utile non accentuare troppo la loro importanza per non fissare troppo quei comportamenti nei bambini più ribelli. Quindi a volte preferiva non venire a conoscenza di alcuni comportamenti scorretti per non dare loro maggiore risalto con la sua punizione, sviluppando per contrasto poi la voglia di affermazione e di rivalità nei suoi confronti.Anche Dewey come lo stesso Makarenko, affermava che l’educazione deve costruirsi nel vivo del processo educativo, doveva essere calata nella realtà stessa, i contenuti dovevano essere commisurati all’allievo alle sue capacità psico-attitudinali, un’educazione che non parte dall’esperienza è vuota e astratta e quindi vana e inutile.E in particolare rispetto all’infanzia, Dewey sottolinea che il piano deve essere flessibile e commisurato alle capacità del fanciullo. Dewey a sua volta, è molto concentrato sulle problematiche dell’educando e in particolare sulle esigenze del bambino, come lo stesso Makarenko, l’educazione deve essere al servizio del fanciullo e non imprimere un nozionismo vuoto e fine a se stesso. Quindi il punto di partenza anche per Dewey è il valore di un’esperienza che sia edificante e che si sviluppi all’interno di un vivere comunitario in cui ognuno svolge il suo ruolo.Anche secondo Dewey è giusto reprimere i comportamenti sbagliati in quanto allontanano i bambini da uno stile di vita giusto e sano. Allora i soggetti maggiormente indisciplinati vanno allontanati per salvaguardare il benessere dell’intera collettività.Dewey come Makarenko è attento ai bisogni del bambino, alle sue esigenze.Partendo però dagli stessi presupposti, l’impostazione pedagogica di Dewey e quella di Makarenko, prendono una linea diversa. Il primo, guidato da un individualismo liberale e da una fiducia smisurata nel progresso, nella fede democratica, delinea un processo formativo, pianificato passo dopo passo e ritagliato sulle peculiarità individuali del bambino.Dunque, è la vita del fanciullo con i suoi bisogni che diventa il fulcro del processo formativo. Un’azione educativa perfettamente calata nella vita reale è quella proposta da Dewey, come anche da Makarenko. Ma Dewey si spinge oltre, esaltando l’individualità del fanciullo, come valore a sé e la sua capacità di pensare e il suo senso critico, affinché possa apportare il suo contributo migliorativo alla società.Quindi il compito dell’insegnante, secondo Dewey, è solo quello di saper individuare gli interessi del bambino e sviluppare al massimo le sue potenzialità, fin dall’infanzia.Conclude poi che l’insegnante deve saper dirigere, incanalare le attività spontanee dell’alunno e conferire ordine. Dewey, inoltre, individua tre stadi dello sviluppo del fanciullo: il primo da quattro ad otto anni, il secondo dagli otto agli undici-dodici anni e il terzo dagli undici- dodici all’ingresso nella scuola secondaria e afferma che le varie attività devono essere organizzate in base al livello di sviluppo raggiunto dal bambino. Ancora, a più riprese ribadisce che la scuola deve essere strumento del progresso e della riforma sociale, deve formare il cittadino del domani che apporterà un beneficio alla società.Makarenko, invece, vivendo in un altro periodo storico, post guerra, già amareggiato dalle privazioni, si lascia guidare da un forte senso sociale, dalla fiducia nella vita di collettività, la sua linea pedagogica, viene vissuta così come un processo continuo da delinearsi in corso d’opera. Costretto a vivere in una situazione difficile, in cui è in forse la loro stessa sopravvivenza, non si pone il problema del progresso e dello sviluppo della società. Di conseguenza la sua attenzione è concentrata sul benessere della collettività e sulla formazione di uno spirito collettivo di unione e di
solidarietà: «Durante il primo anno ci diede molte preoccupazioni la loro costante tendenza alla rissa, il loro debolissimo senso del legame collettivo, pronto a svanire in qualsiasi momento alla minima contrarietà.» Per cui anche il singolo viene posposto ad esso: «Per quanto il quadro generale fosse preoccupante, tuttavia i germogli del collettivo nato durante l’inverno crescevano poco a poco e bisognava salvarli ad ogni costo; bisognava impedire ai nuovi arrivati di soffocare quei germogli.» Quindi, per salvaguardare la vita stessa della collettività, l’individuo viene posto in secondo piano, a dispetto di Dewey, anche gli interessi del singolo non vengono considerati una priorità: «Ero per l’educazione di un individuo forte e temprato, in grado di svolgere un lavoro sgradevole e noioso, qualora l’interesse del collettivo lo richiedesse.» Makarenko è ben lontano dalle aspettative ottimistiche e ambiziose di Dewey che a più riprese elogia la democrazia come la migliore forma politica con i suoi valori di uguaglianza, giustizia e libertà.Poi in Dewey riveste un’importanza primaria per una pianificazione coerente della proposta didattica la competenza dell’educatore nell’ambito psicologico: «Questa scuola è un laboratorio di psicologia applicata. Cioè essa ha un posto per lo studio della mente come si manifesta e sviluppa nel fanciullo e per la ricerca dei materiali e dei mezzi più idonei ad attuare e promuovere le condizioni dello sviluppo normale.» E ancora sottolinea: «Il suo compito è quello di considerare l’educazione infantile alla luce dei principi dell’attività intellettuale e dei processi di sviluppo resi noti dalla psicologia moderna.» L’educazione di Makarenko, al contrario è fortemente determinata dalla necessità di sopravvivere e di andare avanti nonostante tutto. In tali condizioni la pianificazione è inammissibile, lo stesso Ufficio dell’Istruzione provinciale a volte sembra essere troppo estraneo e distante dai veri problemi della vita reale quando lo critica. Dunque, la differenza tra Dewey e Makarenko è la differenza che ci può essere tra la teoria e la vita reale con tutte le sue difficoltà e problematicità. In Makarenko come in Dewey, si fa forte l’esigenza di una scuola vissuta come una forma di vita comunitaria, dove il trionfo dei valori della solidarietà, della collaborazione, della cooperazione pongono le basi di una società sana e rispettosa dei valori morali. Sia Dewey che Makarenko danno grande importanza al vissuto del bambino e al suo ambiente socio-culturale perché un’educazione che astragga da questi presupposti è destinata al fallimento.L’impostazione pedagogica di John Dewey poggia sulla sua visione filosofica, basata sul nesso teoria-prassi, sull’esperienza come interazione e continuità, ma anche sul rapporto tra scienza, filosofia e pedagogia. Affida alla filosofia il compito di farsi garante dei valori morali e di trasmettere quel senso critico indispensabile a rendere l’uomo libero ed a migliorare la società sempre più afflitta dai mali dell’utilitarismo e dell’egoismo. La sua indagine critica sta alla base del movimento dell’educazione attiva. Infatti Dewey si oppone fermamente al nozionismo, affermando che l’unico metodo per ottenere un apprendimento efficace è il compimento di esperienze formative originali che nessuno può effettuare al posto di un altro. La scuola deve facilitare l’alunno, deve supportarlo nel processo educativo, del quale egli diventa l’attore principale. L’educazione si fa in tal modo autoeducazione. Inoltre l’intima connessione, che Dewey sostiene esistere tra il conoscere e il fare, lo accomuna al metodo educativo di Makarenko. Anche la sua visione prospettica del futuro, la sua volontà di voler mettere il soggetto nelle condizioni di sapersi destreggiare con abilità, ricordano molto l’educazione di Makarenko. Ma Dewey si spinge oltre, ponendo la finalità di educare soggetti capaci di apportare un contributo migliorativo alla società odierna. Inoltre presta la sua grande attenzione alla collettività, al vivere sociale, inteso come indispensabile al sereno sviluppo psico-fisico dell’allievo. L’educazione deve contribuire a trasmettere la coscienza critica per far sì che i bambini di oggi siano i futuri agenti del progresso sociale. La scuola, secondo Dewey, deve tenere conto, innanzitutto del contesto socio-culturale dell’alunno, aspetto imprescindibile in base al quale impostare la propria azione educativa. Anche Makarenko aveva rappresentato nel Poema pedagogico, l’avvicinarsi progressivo dell’educatore ai ragazzi attraverso l’uso del loro stesso “linguaggio”.
Di conseguenza, la fede nell’uguaglianza comporta la formazione di un individuo consapevole, e garante del futuro progresso sociale: «la fede democratica nell’uguaglianza implica che ciascun individuo abbia il modo e la possibilità di fornire il contributo di cui è capace».