Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Contabilità e bilancio, Dispense di Contabilità

Contabilità e bilancio per la preparazione all’esame.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 14/03/2022

Utente sconosciuto
Utente sconosciuto 🇮🇹

4.9

(7)

3 documenti

1 / 41

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Contabilità e Bilancio
Corso di laurea in Economia e Manag ement
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29

Anteprima parziale del testo

Scarica Contabilità e bilancio e più Dispense in PDF di Contabilità solo su Docsity!

Contabilità e Bilancio

Corso di laurea in Economia e Management

Capitolo 1: Le fonti giuridiche e professionali

Tendenza verso l’armonizzazione dei principi contabili

Le fonti giuridiche e professionali del bilancio d’esercizio hanno subito negli ultimi decenni una profonda evoluzione volta all’ armonizzazione internazionale , ossia verso un unico insieme di principi contabili da applicare uniformamene in tutti i Paesi. In UE, l’armonizzazione dei principi è iniziata tra la fine degli anni settanta ed inizio ottanta del secolo scorso; in Italia questo processo è iniziato a partire dagli anni ’90 grazie a schemi di Stato Patrimoniale e Conto Economico caratterizzati da schemi e contenuti in gran parte obbligatori. L’UE sta perseguendo l’armonizzazione di bilancio con i principi contabili dell’ International Accounting Standard Board (IASB); In tal modo si realizza, in UE, un’armonizzazione di bilancio tra fonti giuridiche e professionali limitata esclusivamente alle società quotate. La convergenza è un principio difficile da realizzare la quale può essere paragonata alla scelta di un'unica lingua internazionalmente condivisa. L’ adozione degli International Financial Reporting Standard (IFRS), è obbligatoria dal 2002 solamente per la redazione del bilancio di società quotate, in UE i Paesi che utilizzano gli IAS/IFRS hanno realizzato l’armonizzazione tra principi contabili e disciplina giuridica.

Disciplina Nazionale

La disciplina contabile per le società di capitali è fondata sugli art.2423 e seguenti del c.c. e dai successivi decreti che l’hanno attuata in Italia: D.lgs. 139/2015 e D.lgs. 136/2015. Le imprese sono classificate in tre classi:

Capitolo 2: Le Clausole generali del bilancio

d’esercizio

Finalità e principi generali del bilancio nella disciplina nazionale

L’art.2423 enuncia anche la “ clausola generale ” di redazione del bilancio. Essa condiziona il contenuto dei principi di redazione e di conseguenza dei criteri di valutazione. L’articolo si sviluppa in 6 commi: 1) Gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio costituito da: Stato Patrimoniale, Conto Economico, Rendiconto Finanziario e Nota Integrativa. Il bilancio deve quindi essere un documento unitario composto da:

  • Uno schema atto ad illustrare la situazione patrimoniale-finanziaria.
  • Uno schema finalizzato ad evidenziare il risultato economico.
  • Uno schema finalizzato ad evidenziare i flussi di disponibilità liquide dell’esercizio
  • Una serie di informazioni esposte in forma libera finalizzate ad integrare il contenuto degli schemi. 2) Presupposti di chiarezza, verità e correttezza:
  • Chiarezza: riferito al contenuto degli schemi e della nota integrativa; esso impone: l’applicazione degli schemi di bilancio previsti, il divieto di raggruppamento delle voci; l’elenco separato delle singole componenti del capitale e reddito.
  • Verità: non fa riferimento ad una realtà oggettiva poiché risulterebbe essere un obbiettivo impossibile data la presenza di valori stimati e congetturati e vista la natura incerta della realtà aziendale. Più di verità si può parlare di veridicità.
  • Correttezza: gli amministratori dovrebbero manifestare onestà e neutralità per un duplice scopo: evitare favoritismi rispetto a determinati interessati; evitare la distorsione del potenziale informativo con l’esito di falsare la situazione aziendale. 3) Se le informazioni richieste non sono sufficienti a dare una rappresentazione veritiera e corretta si devono fornire le informazioni complementari necessarie allo scopo. Tale indicazione può portare alla creazione di ulteriori schemi come il prospetto delle variazioni del patrimonio netto. 4) Non occorre rispettare gli obblighi in tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la loro osservanza sia irrilevante al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta. Introduce il principio di rilevanza. Una informazione è rilevante quando la sua omissione o errata indicazione potrebbe influenzare le decisioni prese dai portatori d’interesse. 5) Introduce l’ obbligo di deroga : “Se l’applicazione di una disposizione impedisce una presentazione veritiera e corretta, non deve essere applicata. In questo caso i relatori dovranno trovare, utilizzando corretti principi contabili, una rappresentazione non prevista dal c.c. che soddisfi i requisiti di correttezza e veridicità.

6) Il bilancio deve essere redatto in unità di euro, senza cifre decimali ad eccezione della nota integrativa che può essere redatta in migliaia di euro. Tale principio è detto omogeneità. L’art 2423-bis descrive i principi di redazione:

  • Continuità sulla gestione: i principi enunciati si riferiscono alla situazione d’impresa in funzionamento.
  • Prudenza: indicando solo gli utili realizzati alla data di chiusura del bilancio.
  • Prevalenza della sostanza sulla forma: si fa riferimento alla sostanza dell’operazione o del contratto.
  • Competenza: stabilisce i criteri per attribuire costi e ricavi al periodo amministrativo e concorre di conseguenza alla determinazione del reddito d’esercizio; I ricavi devono essere riconosciuti quando: il processo produttivo è stato completato; lo scambio è già avvenuto.
  • Valutazione separata: l’esigenza di evitare compensi di partite o raggruppamento di voci per ottenere bilanci chiari e veritieri.
  • Costanza dei criteri di valutazione: devono essere utilizzati sempre gli stessi criteri di valutazione in ciascun esercizio.

Ulteriori principi di redazione

  • Utilità: il bilancio deve essere in grado di soddisfare le esigenze informative dei vari interlocutori che ad esso si rivolgono per avere informazioni in merito all’attività aziendale. Esso è un obbiettivo di fondo del bilancio.
  • Comparabilità: I bilanci devono essere comparabili nello spazio e nel tempo tra i bilanci delle varie aziende; per la comparabilità temporale devono sussistere le condizioni: 1) Costanza della presentazione; 2) Costanza dei criteri di valutazione adottati; 3) Evidenziazione delle operazioni di natura straordinaria.
  • Verificabilità.

Finalità e principi del bilancio nella disciplina internazionale

Fornire informazioni agli utilizzatori privilegiati del bilancio (investors) nell’assumere decisioni relative al finanziamento d’azienda. Il Framework introduce una gerarchia in quanto distingue le cosiddette “caratteristiche qualitative” in due categorie: caratteristiche fondamentali e migliorative :

  • Fondamentali: significatività e rappresentazione fedele.
  • Migliorative: comparabilità; verificabilità; tempestività; comprensibilità.

Lo schema di s.p. evidenza anche diverse informazioni utili per l’analisi della situazione finanziaria d’azienda. I valori che compongono l’attivo devono essere esposti in bilancio al netto dei fondi rettificati. Si osserva come nello schema di s.p. alcune voci compaiono sia tra le attività che nelle passività. Ci si riferisce a anticipi a fornitori, crediti, titoli a partecipazione :

  • Anticipi a fornitori: gli acconti versati devono essere collocati nelle classi di valore in cui il fattore produttivo oggetto di acquisto confluirà secondo la propria destinazione economica. La ripartizione risponde perfettamente al principio di destinazione economica.
  • Crediti: i crediti appaiono sia tra le immobilizzazioni finanziarie, sia nell’attivo circolante. I crediti devono essere scomposti in relazione alla specie di scambio monetario attraverso la quale hanno trovato origine distinguendo, quindi, tra crediti di regolamento e crediti di prestito : i primi sono inseriti nell’attivo circolante distinguendo le categorie di debitori e indicando le quote dei medesimi liquidabili rispettivamente a breve, medio, lungo termine; i secondi, sono indicati tra le immobilizzazioni finanziarie distinguendo i debitori ed indicando le quote liquidabili.
  • Titoli e Partecipazioni: essi appaiono sia nell’attivo circolante che nelle immobilizzazioni finanziarie (come i crediti); il criterio è sempre della destinazione economica: i titoli/partecipazioni destinati a rappresentare investimenti durevoli si collocano nelle immobilizzazioni finanziarie; se invece, se ne ipotizza uno smobilizzo, nell’attivo circolante.

La struttura dello stato patrimoniale secondo i principi contabili internazionali

I principi contabili dello IASB non impongono uno schema di s.p. rigido e vincolante. Lo IAS 1 richiede che alcune informazioni possano essere evidenziate direttamente nello schema di stato patrimoniale o nella nota integrativa. Nello s.p. o in n.i. devono essere fornite anche informazioni analitiche attinenti a ciascuna categoria di azioni e alla natura e scopo delle differenti riserve di patrimonio netto. Glie elementi passivi e attivi possono essere classificati secondo due criteri:

  • Corrente/non corrente : prevede la distinzione delle attività e passività distinguendo tra quota corrente e non corrente delle medesime avuto riguardo del ciclo operativo aziendale
  • Liquidità/esigibilità : attività e passività sono classificati seguendo un criterio di specie finanziaria che separa gli elementi liquidi (attività) o esigibili (passività) nel breve periodo da quelli a medio/lungo termine. Al fine di classificare le attività e passività lo IAS 1 individua due criteri alternativi:
  • Attività correnti : attività utilizzate o vendute nel normale ciclo operativo; attività detenute a scopo di vendita; attività che si realizzeranno nei 12 mesi seguenti alla chiusura dell’esercizio; attività costituite da disponibilità liquide
  • Passività correnti : l’opposto dell’attività corrente

Il Conto Economico

Il conto economico rappresenta la situazione reddituale dell’impresa in funzionamento con una sintesi di valori economici positivi e negativi attribuiti all’esercizio in ragione di competenza economica.; il reddito d’esercizio è la variazione che il capitale netto subisce durante un periodo amministrativo grazie alle operazioni di gestione. Il reddito d’esercizio è un risultato economico astrattamente attribuito a un periodo amministrativo. La natura astratta del reddito deriva dall’unitarietà e dalla continuità dei processi produttivi che sono rappresentati nelle sintesi di esercizio del sistema dei valori d’impresa. Il reddito è un valore ipotetico in quanto concorrono valori stimati e congetturati che sono determinati sul fondamento di previsioni più o meno certe.

La Struttura del conto economico secondo la normativa civilistica italiana

La Struttura del conto economico si configura attraverso un’esposizione dei comportamenti reddituali in forma scalare, con costi classificati per natura, attraverso l’individuazione delle classi di valore. Per agevolarne la comprensione si segnalano ulteriori elementi che ne costituiscono la logica di costruzione: a. I ricavi ed i proventi, i costi e gli oneri, devono essere indicati al netto dei resi, sconti, abbuoni e premi. b. Le variazioni di magazzino inserite nel valore della produzione riguardano unicamente quei beni per i quali sia stato almeno iniziato il processo di trasformazione. c. Il valore della produzione comprende gli ”incrementi di immobilizzazioni per lavori interni”

La struttura del conto economico secondo i principi contabili internazionali

Una delle principali innovazioni dallo IASB riguarda la struttura del conto economico, si tratta di un prospetto denominato comprehensive income che accoglie anche proventi ed oneri non ancora realizzati in chiusura d’esercizio. La rappresentazione del comprehensive income può avvenire in due odi differenti: una prima metodologia prevede la costruzione di un unico schema che evidenza in due sezioni separate, sia la formazione del redito d’esercizio, sia le altre componenti; alternativamente, l’impresa può scegliere di presentare due distinti prospetti separati contenenti sempre le medesime informazioni. Il conto economico deve essere redatto in forma scalare; inoltre, i costi possono essere classificati “per natura” o “per destinazione”: in base alla prima i costi sono raggruppati in funzione della causa che ne ha generato la formazione; in base alla seconda i costi sono classificati sulla base dell’impiego che i differenti fattori e condizioni produttive hanno subito.

Il Rendiconto Finanziario

Il rendiconto finanziario fornisce l’apprezzamento delle condizioni di economicità che contraddistinguono il divenire della gestione aziendale, procedendo all’analisi dei fenomeni caratterizzanti la dinamica finanziaria dell’impresa in funzionamento. L’ordinamento giuridico italiano prima del recepimento della direttiva europea n. 2013/34 non prevedeva un esplicito obbligo di redazione del rendiconto finanziario.

Il ”bilancio in forma abbreviata” e il “bilancio delle micro imprese”

La redazione del bilancio in forma abbreviata è consentita alle imprese che non superino nel primo esercizio o, per due esercizi consecutivi, due dei seguenti parametri:

  • totale dell’attivo patrimoniale: € 4.400.
  • totale dei ricavi delle vendite e prestazioni: € 8.800.
  • dipendenti: 50 unità Semplificazioni connesse:
  • Lo stato patrimoniale è redatto con l’esclusione delle singole voci; le macroclassi “A” e “D” dell’attivo possono essere ricomprese nella classe “CII”, mentre la macroclasse “E” del passivo può essere inclusa nella macroclasse “D”.
  • Nel conto economico possono essere raggruppate solo alcune voci (variazioni rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti con le variazioni dei lavori in corso su ordinazione, i costi per il TFR, il trattamento di quiescenza e gli alti costi relativi al personale
  • La nota integrativa può essere redatta in forma semplificata omettendo diverse informazioni
  • Se nella nota integrativa sono fornite le informazioni riguardo alle azioni proprie e partecipazioni, può essere omessa la relazione sulla gestione Le imprese che non superino nel primo esercizio o per due esercizi consecutivi almeno due di questi requisiti sono definite “ micro-imprese” :
  • totale dell’attivo patrimoniale: € 175.
  • totale dei ricavi delle vendite e prestazioni: € 350.
  • dipendenti: 5 unità Esse possono evitare la redazione del rendiconto finanziario, della nota integrativa e della relazione sulla gestione. (si rimanda alla figura a pagina 1 per una migliore chiarezza del discorso)

Capitolo 4: Nota Integrativa, Relazione sulla

gestione e altri documenti di bilancio

Ruoli, funzioni e contenuti della nota integrativa

La funzione della nota integrativa consiste nel fornire l’analisi e l’illustrazione dei dati contenuti negli schemi di stato patrimoniale e di conto economico, al fine di fornire una rappresentazione chiara, veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria e reddituale. Secondo quanto affermato dall’art.2427 c.c. la nota integrativa è composta da diversi punti attraverso i quali sono contemplate le informazioni di dettaglio sistematicamente descritte in seguito: − Punti 1-9 vengono fornite informazioni al dettaglio sullo stato patrimoniale − Punti 10-14 sono illustrate integrazioni di informativa riguardanti il conto economico − Punti 15-26 sono illustrate informazioni varie. Le voci della nota integrativa sono in ordine rispetto alle voci stesse di conto economico e stato patrimoniale. Alcuni punti al dettaglio:

  1. Illustrazione dei criteri di valutazione applicati (LIFO, FIFO, ecc.)
  2. Informazioni sulle movimentazioni che interessano le immobilizzazioni materiali: costo storico, ammorzamenti, rivalutazioni, svalutazioni, ecc.
  3. Indicazione delle variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo patrimoniale.
  4. Indicazione delle voci di “ratei e risconti” rispettivamente di attivo e passivo patrimoniale.
  5. Informazioni sul numero medio dei dipendenti occupati nell’impresa ripartiti per categoria.
  6. Indicare le risultanze che si sarebbero ottenute applicando il “metodo finanziario” dei beni acquistati mediante leasing.
  7. Indicare la proposta di destinazione degli utili o di quelle di eventuali coperture delle perdite.

La relazione sulla gestione

La relazione sulla gestione , pur non essendo un documento costitutivo di bilancio, ha la funzione di corredare il bilancio stesso con informazioni utili per una migliore comprensione della situazione patrimoniale- finanziaria e della dinamica reddituale dell’impresa di funzionamento. Essa informa il lettore riguardo l’azienda e l’ambiente all’interno del quale essa svolge la propria attività. La funzione della relazione sulla gestione è quella di consentire al lettore di capire il contesto che ha permesso all’azienda di produrre i valori rappresentati negli schemi di bilancio e nelle note di commento, ma anche quello di fare comprendere la capacità dell’impresa di perseguire il raggiungimento dell’economicità di gestione anche negli esercizi futuri.

Capitolo 5: Le Immobilizzazioni Materiali

Cenni Introduttivi

Le immobilizzazioni costituiscono un elemento fondamentale del patrimonio aziendale in quanto definiscono l’assetto tecnico dell’impresa. Vi è una distinzione tra immobilizzazioni materiali ed immateriali anche se i valori generati sono i medesimi.

Le fonti di riferimento

OIC 16 = Immobilizzazioni Materiali OIC 24 = Immobilizzazioni Immateriali

Definizione, classificazione in bilancio e caratteristiche

Le immobilizzazioni sono elementi patrimoniali destinati ad essere usati “durevolmente” e formano la struttura tecnica, organizzativa e strategica permanente dell’impresa. La destinazione economica consente di riconoscere nell’immobilizzazione un elemento che estende la propria utilità nel tempo e la distingue dall’attivo circolante. Per riconoscere un’immobilizzazione essa non deve solo perdurare nello s.p., ma deve verificarsi un mantenimento della stessa. Tra le immobilizzazioni sono annoverate anche quelle in costruzione; essere possono essere distinte in immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie:

  • Finanziarie: devono essere oggetto di separata esposizione allo scopo di rendere evidente quali dotazioni strumentali sono impiegate stabilmente nell’attività produttiva (Leasing).
  • Immateriali: condizioni produttive destinate a permanere durevolmente e ad essere impiegate in via strumentale nel processo di produzione (diritti e beni immateriali).
  • Materiali: beni strumentali materiali durevoli (terreni, impianti, fabbricati).

Criteri generali di valutazione

Le immobilizzazioni acquistate da terze economie sono valutate al costo d’acquisto; quelle prodotte internamente si valutano al costo di produzione. Il criterio generale è quello del costo storico. Il costo deve essere ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla possibilità d’uso dell’immobilizzazione: possono essere svalutate, se al termine d’esercizio risultano aver subito una perdita di valore durevole. Esse sono iscritte a bilancio al valore netto contabile [Costo storico – (ammortamenti + svalutazioni d’esercizio)].

Beni in Leasing

I beni concessi in locazione finanziaria sono rappresentati in bilancio secondo il metodo consentito dalle norme e tradizionalmente accreditato nella prassi italiana, detto metodo patrimoniale. Due metodologie:

  • Leasing operativo : metodo patrimoniale
  • Leasing finanziario : metodo finanziario

La prima assimila il contratto di leasing al contratto di noleggio ad un canone d’uso: nel bilancio della società concedente i beni sono iscritti tra le immobilizzazioni e ammortizzati secondo la durata di vita utile, tra i ricavi sono indicati gli introiti di canoni di leasing; nella società conduttrice i canoni di leasing sono tra i costi. La seconda metodologia, vede la sostanza del contratto di leasing come un vero contratto di compravendita, assistito da un finanziamento ad un dato tasso d’interesse, associato ad un pagamento rateizzato. Per la società concedente avviene una vera e propria operazione di vendita generando l’iscrizione di crediti verso clienti per il valore complessivo dei beni concessi; per l’impresa conduttrice, si iscrivono tra le attività dello s.p., sul c.e. verranno fatte gravare le quote ammortamento.

La svalutazione delle immobilizzazioni

La svalutazione è riferita tanto alle immobilizzazioni soggette ad ammortamento quanto a quelle non ammortizzabili. Si definisce perdita durevole la diminuzione di valore che rende lo stesso recuperabile di un’immobilizzazione, nella prospettiva di un lungo termine, inferiore al V.N.C. Le immobilizzazioni che alla data di chiusura dell’esercizio presentano un valore inferiore al loro V.N.C., devono essere svalutate, affinché dal bilancio emerga tale minor valore. (Principio della prudenza) Ogni qual volta il valore recuperabile sia inferiore al V.N.C., la differenza deve essere iscritta tra le perdite ed imputata a c.e., tra i costi di produzione. La società in ogni esercizio deve vedere se esistono dei rilevatori che indichino la perdita di valore (non utilizzo del bene; aumento dei tassi d’interesse; cambiamenti tecnologici). Le società minori possono adattare una procedura semplificata per la determinazione delle svalutazioni. Gli indicatori rimangono invariati, ma si assume che l’unità generatrice di cassa coincida con l’impresa proprio a ragione delle sue contenute dimensioni. Se l’immobilizzazione è acquistata all’estero il suo costo d’acquisto sarà il prezzo convertito in valuta attuale al tasso attuale.

Le immobilizzazioni materiali

Sono immobilizzazioni materiali i beni di uso durevole impiegati come strumenti di produzione del reddito della gestione caratteristica che presentano le caratteristiche seguenti:

  • Possono essere acquistati o prodotti
  • Hanno utilità pluriennale
  • Concorrono alla formazione di risultati economici. Le immobilizzazioni che sono destinate alla vendita diretta per decisione apposita dell’azienda vanno iscritte nell’attivo circolante.

La rilevazione iniziale

L valore originario delle immobilizzazioni materiale è dato dal costo attribuibile al bene al momento dell’acquisto. La rilevazione iniziale deve essere effettuata alla data in cui avviene il passaggio di proprietà.

Alcune puntualizzazioni sulla formazione del costo

Contributi Lo Stato, le Regioni ed altri enti pubblici sostengono periodicamente lo sviluppo del sistema e attraverso l’erogazione alle imprese di contributi a fondo perduto per investimenti in immobilizzazioni per incentivare la sostituzione di impianti. I contributi sono in sintesi somme di denaro concessi dallo stato a fondo perduto Sono detti:

  • “in conto capitale” : sostenere una tantum l’investimento nell’immobilizzazione. Vengono imputati a c.e. in due modalità: iscritti tra i ricavi A5 come rettifica dei costi dell’ammortamento (metodo indiretto); sono portati in diretta deduzione dal costo dell’immobilizzazione (metodo diretto). Questo è il metodo più corretto perché l’immobilizzazione viene iscritta in bilancio al costo sostenuto, mentre il contributo in conto capitale a s.p. come un ricavo pluriennale
  • “in conto esercizio”: erogati periodicamente per sostenere il funzionamento. Le manutenzioni Affinché possano funzionare al meglio, le immobilizzazioni materiali necessitano di manutenzioni periodiche. Questi interventi si dicono manutenzioni ordinarie se sono volti al mantenimento delle normali condizioni di funzionalità, o al ripristino delle condizioni generali di funzionamento, o al miglioramento delle condizioni di funzionamento generale. Le manutenzioni generano costi di competenza dell’esercizio in cui sono effettuate, mentre le manutenzioni straordinarie sono costi pluriennali. L’ammortamento L’ammortamento è la suddivisione del costo di un’immobilizzazione materiale tra gli esercizi in cui si svolge la sua vita utile. L’art. 2426 c.c. prevedendo che il costo delle immobilizzazioni è limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio. Gli elementi necessari sono: a. Valore da ammortizzare b. Vita utile c. Criteri sistematici di ripartizione del valore da ammortizzare a.) Differenza tra il costo d’acquisto (o fabbricazione) e il valore residuo che si stima di poter ottenere alla fine del periodo utile di vita. Tuttavia vi sono situazioni in cui il bene non presenta limiti di utilizzo (terreni) e il valore terminale talvolta risulta essere maggiore al costo d’acquisizione; due trattamenti diversi:
  • fabbricati strumentali collegate all’attività principale devono essere ammortizzati al costo storico.
  • fabbricati acquistati a titolo di investimento immobiliare, l’ammortamento non viene effettuato. b) La vita utile è legata alla durata fisica del bene, ma soprattutto alla durata economica. La vita utile è dunque il periodo di tempo durante il quale l’impresa stima di poter utilizzare l’immobilizzazione. Essa viene definita in fase iniziale, ma deve essere annualmente verificata e rideterminata per garantire la ripartizione del costo pluriennale sugli esercizi di effettivo utilizzo.

La quota ammortamento è così calcolata: Quota ammortamento = 𝑉𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑜𝑟𝑖𝑔𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜−𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑜 𝑁𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑒 L’ammortamento inizia quando il bene è disponibile e pronto per il funzionamento, va calcolato anche sulle immobilizzazioni inutilizzate.

Capitolo 6: Le Immobilizzazioni Immateriali

Introduzione

Le immobilizzazioni immateriali sono caratterizzate dalla mancanza di tangibilità. Alla base di decisione nell’investimento di un’impresa in immobilizzazioni immateriali c’è il desiderio di rafforzare la posizione competitiva dell’impresa. La decisione di “capitalizzare” in c.e. o s.p. è propria degli amministratori nei vincoli della legge e degli OIC.

Fonti normative

Codice civile per loro iscrizione nello stato patrimoniale è l’art. 2424, mentre per la valutazione è l’art 2426.

La rilevazione, valutazione e rappresentazione in bilancio

Valore di prima iscrizione L’iscrizione è subordinata al possesso dei seguenti requisiti:

  • Utilità economica futura
  • Sostenimento di costi “attendibilmente qualificabili” o la stima con ragionevole certezza della loro recuperabilità L’immobilizzazione deve possedere capacità di generare benefici economici futuri per essere considerata di utilità economica futura. L’art 2424-bis c.c. definisce l’immobilizzazione come gli “elementi patrimoniali destinati a essere utilizzati durevolmente”. L’assenza di questa caratteristica determina la loro iscrizione in c.e. come costi d’esercizio. La definizione di costi ”presumibilmente qualificabili” per le immobilizzazioni immateriali incontra difficoltà a causa della volatilità ed indeterminabilità della loro valorizzazione. Il criterio generale di valutazione è il costo storico, se non supera il valore recuperabile. Il costo storico rappresenta il sacrificio in termini di ricchezza che l’impresa sostiene inizialmente per procurarsi il bene.

Licenze: autorizzazioni con cui la Pubblica Amministrazione concede l’esercizio di particolari attività regolamentate (Esempio. vendita di beni al dettaglio). Marchio: elemento distintivo dell’azienda o di un prodotto fabbricato o commercializzato dalla stessa ed è disciplinato dal c.c. Il marchio è tutelato giuridicamente se lecito, originale e nuovo. La stima d’uso non deve superare i 20 anni. b) Gli oneri pluriennali costituiscono oneri che manifestano la loro economicità non sul singolo esercizio, ma hanno attitudine a produrre valore nel tempo. Sono caratterizzati da:

  1. Volontarietà dell’iscrizione a bilancio
  2. Necessità del consenso del Collegio Sindacale
  3. Vincolo alla distribuibilità di dividendi
  4. Informazioni aggiuntive in Nota Integrativa
  5. Impossibilità di effettuare il ripristino della svalutazione Costi di impianto ed ampliamento Sono oneri pluriennali non ricorrenti. Si tratta di oneri sostenuti in misura tale da poter essere definiti di natura straordinaria. Nella decisione di capitalizzazione, importante sguardo va dato all’utilità pluriennale. Il loro periodo di ammortamento non può superare 5 anni. Costi di sviluppo Costi di ricerca Costi per la ricerca C) Attitudine di un’azienda a produrre utili che derivino:
  6. Da fattori specifici che concorrono alla produzione di reddito, ma non hanno valore autonomo
  7. Da incrementi di valore che il complesso dei beni aziendali acquisisce rispetto alla somma dei valori dei singoli beni. L’avviamento costituisce il surplus che i singoli componenti nel loro aggregato assumono rispetto al loro utilizzo individuale. L’avviamento è caratterizzato da:
  8. Non identificabilità
  9. Volontarietà dell’iscrizione in bilancio
  10. Necessità consenso Collegio Sindacale
  11. Informativa dettagliata in Nota Integrativa
  12. Impossibilità rispristino delle svalutazioni Esso può essere: interno, se frutto della gestione aziendale; derivato/acquisito, se frutto di una acquisizione di un’azienda. La vita massima utile è di 20 anni.

Capitolo 7: Le Partecipazioni

Fonti giuridiche:

  • OIC 17 e OIC 21
  • Art. 2359 c.c. e art. 2426

La valutazione delle partecipazioni

Le partecipazioni sono quote o azioni rappresentative del capitale sociale o del patrimonio netto delle imprese. Si iscrivono tra le Immobilizzazioni finanziarie (B.III.) quelle destinate a rimanere durevolmente investite nel patrimonio delle imprese; tutte le altre si iscrivono tra le Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (C.III.).

Le partecipazioni immobilizzate

Il legislatore classifica:

  • Imprese controllate
  • Imprese collegate
  • Imprese controllanti
  • Altre imprese Il costo storico di acquisto rappresenta il criterio di valutazione base anche per le immobilizzazioni finanziarie, le partecipazioni di controllo e/o di collegamento possono essere valutate applicando il metodo del patrimonio netto in alternativa al principio del costo. Le partecipazioni di controllo costituiscono quote rappresentative di capitale sociale che assicurano il dominio nelle assemblee ordinarie dei soci. Esse si suddividono in partecipazioni totale (100%), partecipazioni di maggioranza assoluta (50% + 1), partecipazioni di maggioranza relativa (50% relativa).Il controllo può essere diretto o indiretto (Diretto: A→B; Indiretto A→B→C). Le partecipazioni di collegamento consentono di esercitare un’influenza notevole sulla gestione di un’altra società. A differenza dell’influenza totale, si ha un’influenza notevole quando si è in grado di esercitare un’influenza apprezzabile sull’assemblea ordinaria, ma non sufficiente a condizionarne le delibere. Le partecipazioni in altre imprese (partecipazioni non qualificate) sono investimenti durevoli nel capitale d’impresa e sono rappresentate da azioni, quote sociali che non rispettano i criteri per assicurare il controllo o il collegamento al titolare della partecipazione. Il metodo del costo storico La valutazione al costo storico rappresenta il criterio di iscrizione obbligatorio per le partecipazioni non qualificate mentre, in alternativa al metodo del patrimonio netto ed a discrezioni del redattore del bilancio d’esercizio, può essere utilizzato per la rilevazione delle partecipazioni di controllo e collegamento. Il costo storico è l’onere sostenuto per l’acquisto della partecipazione comprensivo di eventuali oneri accessori. Se si