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Didattica Speciale Risposte test, Prove d'esame di Didattica generale e speciale

Risposte ai test di autovalutazione dell'esame di Didattica Speciale.

Tipologia: Prove d'esame

2018/2019

Caricato il 25/01/2019

marisa1967
marisa1967 🇮🇹

4.3

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Test n. 1
1 Si inizia a parlare di pedagogia come scienza verso la fine :
a Dell'800
2 L'arte dell'educazione o pedagogia deve diventare ragionata se deve sviluppare la natura umana in modo
che essa attui il suo destino., tale espressione è di:
a Kant
3 Tra i pionieri della pedagogia speciale ritroviamo:
b Langdon Maydon Down
4 L'opera la Didattica Magna è di:
d Comenio
5 J.A. Comenio applicò il suo concetto di scienze all'ambito educazionale, ponendo l'accento
sull'importanza:
b Dell'osservazione e dell'esperienza
6 "La pedagogia scientifica tratta ciò che spiega l'educazione come fatto nel suo aspetto psicologico e
sociale; essa non stabilisce che cosa deve essere. È una scienza empirica; analitica, induttiva ed esplicativa
del fatto educativo., tale definizione è stata coniata da:
d W. Brezinka
7 Parlare di .Pedagogia Speciale. significa far riferimento ad una pedagogia
b Che cerca risposte specifiche a bisogni specifici
8 Il modello di apprendimento tradizionale si fonda su quattro aspetti strategici: :
a Il modeling, il coaching, lo scaffolding, il fading
9 A cavallo tra l'800 e il 900 la pedagogia era intesa come:
a Un'attività teorica e normativa
10 La tecnica delle mappe concettuali è stata sviluppata da Novak negli anni Sessanta e si basa sulle teorie
di: :
a Ausubel
Test n. 2
1 La menomazione è:
b L'esteriorizzazione di uno stato patologico
2 La disabilità è:
c L'oggettivazione Della Menomazione
3 La prima classificazione elaborata dall’OMS è:
d L'ICD
4 Quale tra queste affermazioni è esatta:
c L’ICIDH non coglie la causa della patologia, ma l’importanza e l’influenza che il contesto ambientale
esercita sullo stato di salute delle popolazioni
5 Quale tra queste affermazioni è esatta:
a L’ICF fornisce una grande analisi dello stato di salu te degli individui ponendo la correlazione fra salute e
ambiente, arrivando alla definizione di disabilità, intesa come una condizione di salute in un ambiente
sfavorevole
6 Le funzioni corporee sono:
d Le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, comprese quelle psicologiche
7 Il bisogno educativo speciale è:
b Qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o
apprenditivo, che necessita di educazione speciale individualizzata
8 Secondo il Documento Falcucci si intendono alunni portatori di handicap:
a I minori che in seguito ad evento morboso o traumatico intervenuto in epoca pre-peri-post natale,
presentino una menomazione delle proprie condizioni fisiche, psichiche e/o sensoriali, che li mettano in
difficoltà di apprendimento o di relazione
9 La Legge quadro sull’handicap n.104 del 1992
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Test n. 1

1 Si inizia a parlare di pedagogia come scienza verso la fine : a Dell' 2 L'arte dell'educazione o pedagogia deve diventare ragionata se deve sviluppare la natura umana in modo che essa attui il suo destino., tale espressione è di: a Kant 3 Tra i pionieri della pedagogia speciale ritroviamo: b Langdon Maydon Down 4 L'opera la Didattica Magna è di: d Comenio 5 J.A. Comenio applicò il suo concetto di scienze all'ambito educazionale, ponendo l'accento sull'importanza: b Dell'osservazione e dell'esperienza 6 "La pedagogia scientifica tratta ciò che spiega l'educazione come fatto nel suo aspetto psicologico e sociale; essa non stabilisce che cosa deve essere. È una scienza empirica; analitica, induttiva ed esplicativa del fatto educativo., tale definizione è stata coniata da: d W. Brezinka

7 Parlare di .Pedagogia Speciale. significa far riferimento ad una pedagogia

b Che cerca risposte specifiche a bisogni specifici

8 Il modello di apprendimento tradizionale si fonda su quattro aspetti strategici: :

a Il modeling, il coaching, lo scaffolding, il fading 9 A cavallo tra l'800 e il 900 la pedagogia era intesa come: a Un'attività teorica e normativa 10 La tecnica delle mappe concettuali è stata sviluppata da Novak negli anni Sessanta e si basa sulle teorie di: : a Ausubel

Test n. 2

1 La menomazione è:

b L'esteriorizzazione di uno stato patologico

2 La disabilità è:

c L'oggettivazione Della Menomazione

3 La prima classificazione elaborata dall’OMS è:

d L'ICD

4 Quale tra queste affermazioni è esatta:

c L’ICIDH non coglie la causa della patologia, ma l’importanza e l’influenza che il contesto ambientale esercita sullo stato di salute delle popolazioni

5 Quale tra queste affermazioni è esatta:

a L’ICF fornisce una grande analisi dello stato di salu te degli individui ponendo la correlazione fra salute e ambiente, arrivando alla definizione di disabilità, intesa come una condizione di salute in un ambiente sfavorevole

6 Le funzioni corporee sono:

d Le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, comprese quelle psicologiche

7 Il bisogno educativo speciale è:

b Qualsiasi difficoltà evolutiva di funzionamento, permanente o transitoria, in ambito educativo e/o apprenditivo, che necessita di educazione speciale individualizzata

8 Secondo il Documento Falcucci si intendono alunni portatori di handicap:

a I minori che in seguito ad evento morboso o traumatico intervenuto in epoca pre-peri-post natale, presentino una menomazione delle proprie condizioni fisiche, psichiche e/o sensoriali, che li mettano in difficoltà di apprendimento o di relazione

9 La Legge quadro sull’handicap n.104 del 1992

c Considera il problema dell’integrazione delle persone handicappate ad ampio spettro e all’interno dei vari contesti di vita, sociali e formativi in cui si sviluppa la personalità degli individu

10 L’insegnante di sostegno è:

c Un insegnante specializzato che viene assegnato, in piena contitolarità con gli altri docenti, alla classe in cui è inserito il soggetto con disabilità

Test n. 3

1 La Diagnosi Funzionale educativa è la prima componente del:

b PEP

2 Il profilo dinamico Funzionale mette in evidenza le capacità dell'alunno e si articola in quattro fasi, nella

seconda fase: a Si definiscono gli obiettivi a lungo termine, ovvero quegli obiettivi che idealmente si vorrebbero raggiungere

3 Il Piano Educativo Personalizzato e la sua applicazione concreta dovrebbero essere svolte

b Da tutti gli insegnanti partecipi al processo di insegnamento-apprendimento

4 Quando si parla di diagnosi funzionale legandola alla definizione del PEP, si ha una specifica esigenza:

a Pragmatica

5 Uno dei principali obiettivi dell'ICF-CY è quello di:

d Coinvolgere gli intervistati

6 Nella Prima Fase del profilo dinamico Funzionale:

c Si mette a punto una sintesi significativa e il coordinamento dei dati raccolti per capire meglio la condizione dell'allevio e proporgli un programma di lavoro relazionato ai suoi bisogni speciali

7 Nella Terza Fase del profilo dinamico Funzionale:

a Si scelgono gli obiettivi a medio termine ovvero quegli obiettivi da raggiungere nell'arco di mesi o nell'anno scolastico

8 Nella Quarta Fase del profilo dinamico Funzionale:

c Vengono definitivi gli obiettivi a breve termine e le sequenze di sotto-obiettivi

9 Una delle attività da fare durante l'incontro di revisione con il gruppo di lavoro è:

b Evidenziare le scelte effettuate circa gli obiettivi a lungo, medio e breve termine

10 Una delle attività da fare al termine dell'incontro con il gruppo di lavoro è:

d È importante coinvolgere anche i familiari

Test n. 4

1 Cesare Cornoldi nel suo libro del 2002 .Le difficoltà dell'apprendimento a scuola. afferma che:

a «le difficoltà scolastiche sono di tanti tipi diversi e spesso non sono conseguenza di una causa specifica, ma sono dovute al concorso di molti fattori che riguardano sia l'alunno sia i contesti in cui egli viene a trovarsi»

2 Riguardo i disturbi e le difficoltà scolastiche, sono fondamentali alcune decisioni strategiche e operative

che ogni scuola dovrebbe prendere apertamente, comunicare all'interno dell'offerta formativa e concordare con le famiglie e la comunità. Le scelte a cui si fa riferimento riguardano, in parte: b La decisione di comprendere le complesse interconnessioni dei fattori che costituiscono e mantengono le varie difficoltà; La decisione di rispondere in modo inclusivo, efficace ed efficiente alle difficoltà, attivando tutte le risorse dell'intera comunità scolastica e non

3 Si parla dunque di Bisogni Educativi Speciali (BES) come:

d Difficoltà evolutiva di funzionamento educativo-apprenditivo

4 L'UNESCO nel definire in maniera più ampia il concetto di Bisogno Educativo Speciale, rispetto alle

necessità speciali degli allievi, indicar a cosa fa riferimento: a Si fa riferimento al bisogno di individualizzare l'offerta formativa, aggiungendo risorse e adattando le attività di insegnamento-apprendimento

5 Nel Children Act del 1989 si introduce il concetto di:

c “bambino in stato di bisogno”, con esso ci si riferisce ad un bambino con scarse probabilità o senza opportunità di raggiungimento o mantenimento di un ragionevole standard di salute o sviluppo senza

PROPOSTE

1 Per uno sviluppo adeguato del linguaggio di un bambino dalla nascita ai sei mesi di vita è opportuno

prestare attenzione ad una serie di aspetti di notevole rilevanza. Per contribuire a sviluppare l’attenzione uditiva del bambino è necessario: a Produrre suoni e vocalizzi associati ad un gioco

2 Per consentire che si possa realizzare e favorire l’imitazione bucco- fonatoria di un bambino dalla nascita

fino ai sei mesi di vita è preferibile: d Utilizzare preferibilmente suoni vocalici e consonanti labiali che per il bambino sono più facili da riprodurre

3 Per contribuire a sviluppare la comunicazione visiva di un bambino fino ai sei mesi di vita è importante:

c Sorridere e chiamare il bambino per attirare la sua attenzione

4 Dai sei mesi ad un anno il bambino inizia ad imitare i modelli sonori appena uditi e presta notevole

attenzione soprattutto alle intonazioni. Per rafforzare la sua attenzione uditiva è necessario: c Associare un suono di tipo onomatopeico a dei giochi che il bambino preferisce

5 Per favorire lo sviluppo corretto del linguaggio in un bambino tra uno e due anni di età è necessario

ampliare il patrimonio sia semantico che lessicale. Il patrimonio lessicale e semantico si può rafforzare se: b Si utilizza materiale illustrato per ampliare il vocabolario e per stimolarlo a riconoscere nelle immagini le somiglianze con i suoi giochi

6 Si può favorire la produzione verbale insegnando al bambino in fascia d'età compresa tra uno e due anni

a: a Domandare usando la forma verbale piuttosto che l’indicazione gestuale

7 Dai due ai tre anni il bambino inizia a mostrare maggiore interesse, a comunicare ed apprendere il

linguaggio degli adulti. È importante che il bambino in questa fase venga spronato verso la produzione di frasi complete. Per stimolare la produzione di frasi complete potrebbe essere utile ogni volta che il bambino produce una frase contratta: b Ripetere la stessa frase completandola, in questo modo il bambino impara ad identificare le preposizioni e gli articoli

8 A tre anni il vocabolario di in bambino comprende circa 1000 parole e da questo momento incrementa la

sua capacità di produrre parole con più sillabe, ma ciò che va rafforzato e stimolato è l’intento comunicativo. Se bambino manifesta difficoltà nell’articolazione di alcune parole è opportuno che: d L’adulto durante la conversazione utilizzi queste parole con una certa frequenza. In questo modo, è possibile conferirgli una stimolazione senza che questa sembri un correzione

9 Verso i cinque anni di età il linguaggio del bambino viene interiorizzato per favorire il funzionamento del

pensiero creativo. In questa fase di età è importante aiutare il bambino a perfezionare la struttura della frase attraverso: b L'insegnamento a descrivere l’uso delle cose che gli si presentano nell’esperienza quotidiana per stimolarlo ad utilizzare la forma verbale più adeguata quando formula una richiesta

10 Quando i bambini giocano assieme esercitano la voce, la capacità ritmica e iniziano a sperimentare

nuove e numerose forme di linguaggio senza rendersene conto. Alcuni giochi per stimolare l’ascolto potrebbero essere: c Ascoltiamo il silenzio. Per apprendere ad ascoltare, i bambini devono sfruttare tutte le loro capacità di ascolto. In questo gioco facciamo sperimentare cosa si sente quando ci tappiamo le orecchie

Test n. 7

I DISTURBI DEL LINGUAGGIO: CATEGORIE

1 La Labioschisi è comunemente definita come:

b Labbro leporino

2 La macroglossia corrisponde ad:

a Un ingrossamento congenito della lingua

3 La Palatoschisi è:

a Una malformazione del palato

4 La disfasia può essere definita come:

a Sindrome da deficit fonologico-sintattico

5 La Disfonia è:

a Un’alterazione della voce

6 Le cause della disfonia possono essere di origine:

a Organica e funzionale

7 Il Sistema Piramidale controlla i movimenti:

a Volontari

8 Il Sistema extrapiramidale esercita la funzione di regolatore sui movimenti:

a Involontari

9 La forma tonica in riferimento alla balbuzie è caratterizzata:

d Dalla difficoltà Fonica

10 Il frenulo linguale corto è un’anomalia congenita:

b In cui il cordoncino sotto la lingua è corto

Test n. 8

DEPRIVAZIONE UDITIVA

1 L’orecchio esterno è composto dal:

a Padiglione

2 L’orecchio Medio è costituito:

a Dalla cassa del timpano

3 L’orecchio interno è composto:

d Da una cavità divisa in molti canali

4 La cassa timpanica comunica con l’esterno mediante:

b La tromba di Eustacchio

5 Gli esami che si effettuano sui bambini al di sotto dei 4 anni per la diagnosi di sordità sono:

c Esami campo libero

6 Quali sono i test che si effettuano per la diagnosi di sordità dopo i sei mesi di vita:

b Boel Test

7 Il deficit uditivo può essere stabilito in relazione alla caduta di:

a DB

8 Le parti essenziali di una protesi sono rappresentate da un:

a Microfono, amplificatore e ricevitore

9 Il labirinto membranoso è composto da:

d Utricolo, Canali semicircolari e Condotto cocleare

10 La protesizzazione ha lo scopo di:

a Colmare le deficienze uditive

Test n. 9

LA DEPRIVAZIONE VISIVA

1 Le alterazioni dell’apparato visivo possono essere di tipo:

a Anatomico e funzionale

2 Tra le alterazioni delle patologie dell’apparato visivo ritroviamo:

b Traumi

3 Le cause generali dell’apparato visivo possono essere:

d Generali e locali

4 Il microftalmo, alterazione dell’apparato visivo, consiste:

d Nel globo più piccolo del normale

5 Nella Ciclopia, alterazione dell’apparato visivo ritroviamo:

c Un unico abbozzo oculare

6 L’efficienza visiva può essere definita come:

tipico

Test n. 11

DDAI: IL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ

1 Una delle principali caratteristiche del DDAI sono disturbi relativi:

c All’attenzione

2 Nel 1968 compare la seconda edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che

introduceva l’etichetta: a Reazione ipercinetica del bambino

3 L’origine genetica del DDAI è il modo in cui:

b Il cervello utilizza la dopamina

4 L’origine Organica del DDAI è riconosciuto come disturbo che coinvolge:

b La corteccia prefrontale

5 Il 25% dei casi con DDA presentano anche disturbi di:

d Ansia

6 I sintomi e i criteri diagnostici del disturbo da deficit di attenzione e iperattività secondo il DSM-IV sono:

a Disattenzione, iperattività ed impulsività

7 La classificazione della sindrome è in continua evoluzione, attualmente ne vengono indicate tre:

b Combinate, iperattività prevalente, disattenzione prevalente

8 I bambini con DDAI che vivono un disagio emotivo manifestano il loro malessere attraverso una serie di

comportamenti tra cui: b Agitazione e disattenzione

9 Vi sono molti strumenti per la valutazione del disturbo (DDAI) e la diagnosi in età evolutiva, essi

possono essere raccolti in insiemi diversi: d Interviste cliniche: hanno lo scopo di inquadrare il problema, vanno rivolte alla famiglia e, qualora il bambino/ragazzo sia sufficientemente grande, anche a lui

10 Pur avendo le stesse abilità cognitive, i bambini con DDAI hanno prestazioni scolastiche inferiori ai

loro coetanei. Possiedono carenti capacità: a Organizzative e strategiche che ostacolano la loro acquisizione di informazioni nuove

Test n. 12

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVIT? (DDAI):

L'INTERVENTO SCOLASTICO

1 Gli insegnanti che hanno in classe un bambino che soffre di deficit di attenzione/iperattività inizialmente

posso trarre conclusioni sbagliate, ad esempio pensano che il bambino sia: b Svogliato

2 L'insegnante è chiamato a rivedere il proprio approccio culturale, pratico e motivazionale e a modificarlo

in favore del bambino affetto da deficit di attenzione/iperattività ed è chiamato ad essere: a Agente di cambiamento

3 Il primo obiettivo di ogni insegnante consiste nella creazione di:

c Un clima relazionale positivo fatto di comprensione, disponibilità e rispetto

4 E’ molto importante individuare i comportamenti disturbanti del bambino, questo avviene attraverso

un'attenta osservazione che può essere suddivisa in sei fasi. Nella prima fase avremo: d Un'osservazione non strutturata per la creazione di un inventario di comportamenti negativi

5 La quinta fase di osservazione dei comportamenti disturbanti del bambino è quella dell'intervento. Questa

deve essere sviluppata allo scopo di: c Anticipare il verificarsi del comportamento problema

6 Per impostare correttamente a scuola un efficace intervento di modificazione del comportamento del

bambino è importante tenere presenti alcuni punti, come: a Usare l’anticipazione, ricordando al bambino, prima delle attività, quale comportamento gli viene

richiesto e quale gratificazione potrebbe conseguire con una condotta adeguata

7 Di fronte a comportamenti gravemente negativi è possibile pensare di utilizzare sistemi di punizione più

severi. Scopo della punizione è: d Far decrescere la probabilità che il bambino attivi nuovamente il comportamento cui essa è seguita

8 L’insegnante è la figura in grado di creare una relazione positiva con l’alunno e di costruire un rapporto di

collaborazione con la famiglia e gli operatori clinici. Per fare ciò deve possedere: b Una notevole competenza pedagogica ed emotiva e prima ancora un buon livello di motivazione

9 Elemento indispensabile all’insegnamento di un bambino iperattivo e con difficoltà attentive è:

c La creatività

10 Un valido ausilio nella didattica speciale per l’alunno con DDAI è costituito dall’uso:

c Del computer

Test n. 13

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ (DDAI): LA

FAMIGLIA

1 Gli errori più frequenti commessi dai genitori nella gestione del comportamento dei loro figli con DDAI

sono: c Tendenza a lasciar passare troppo tempo prima di intervenire sul comportamento inadeguato

2 Un intervento efficace sui bambini affetti da DDAI prevede un inserimento immediato in un tempo

compreso tra i 5 e i 10 secondi dalla manifestazione del comportamento e deve rispettare le seguenti fasi: a Dire al bambino di smettere di comportarsi in un certo modo; comunicare in modo chiaro e semplice le conseguenze di quel comportamento; punire il comportamento

3 Attualmente esistono diversi gruppi di sostegno per i genitori, il loro obbiettivo è:

d Accrescere la consapevolezza sul DDAI e sulle informazioni correlate, oltre che migliorare la qualità degli interventi offerti ai giovani pazienti con DDAI e alle loro famiglie

4 I progetti di Parent-Education e Parent-Training sono stati introdotti intorno agli anni:

b Sessanta del '

5 Lo strumento del Parent Training aiuta i genitori a:

a Riflettere su come è strutturato il loro ambiente familiare in modo da poterlo riorganizzare per favorire l’autoregolazione e la riflessività del bambino

6 La figura del terapeuta ha un ruolo di primo piano nella conduzione del parent training. Il suo compito

consiste nel: c Rendere i genitori i veri protagonisti di un processo di formazione e di cambiamento

7 L’intervento terapeutico proposto dallo studioso che lo ha ideato (Hanf) è articolato in due stadi:

b Nel primo si insegna ai genitori a prestare attenzioni al figlio quando manifesta comportamenti positivi, e ad ignorare i comportamenti lievemente disturbanti. Nel secondo stadio si introduce l’uso del timeout, una tecnica punitiva per ridurre i comportamenti inadeguati

8 C. Vio, G. Marzocchi e F. Offredi, autori del Parent Training, hanno individuato sei momenti per la

costruzione di un percorso di intervento cognitivo comportamentale per genitori e bambino con disturbo da deficit d’attenzione/iperattività. Individua i primi tre momenti: a Durante il primo stadio è necessario determinare nel bambino la presenza o meno del disturbo e il suo livello di gravità. In un secondo momento bisogna individuare le caratteristiche cognitive e comportamentali del bambino, della famiglia e della scuola. Il terzo stadio riguarda l’insegnamento ai genitori di strategie e modalità di interventi utili alla riduzione e/o alla scomparsa dei comportamenti problematici

9 Il trainer familiare deve tener conto di due aspetti, quali:

d L'aspetto educativo e quello di formazione

10 Il prof. Russel Barkley, noto studioso di DDAI, suggerisce 10 principi guida che i genitori di un

bambino con deficit di attenzione/iperattività dovrebbero osservare nella gestione quotidiana del proprio figlio. Individua il primo e l'ultimo tra:

2 La sindrome del torpore si delinea come opposta all'instabilità poiché:

a La quantità del movimento appare ridotta

3 La lateralizzazione sinistra può essere una componente:

b Ereditaria

4 Il termine psicomotricità indica l'interazione tra:

a Lo sviluppo delle competenze motorie e lo sviluppo psicologico generale

5 La paratonia consiste nella incapacità di:

c Rilasciamento volontario prima dell'iniziativa

6 La patologia può intervenire a livello neuromotorio quando sono presenti:

d Disturbi del tono muscolare, dei riflessi e delle reazioni automatiche

7 L'infantilismo motorio è causato da:

b Un'immaturità morfo-funzionale dell'encefalo

8 La lateralità incrociata si verifica quando si ha:

a L'uso prevalente della mano destra e dell'occhio sinistro e viceversa

9 Nei soggetti con lateralità incrociata sono frequenti i disturbi:

d Nell'organizzazione sequenziale

10 Le patologie della percezione e del corpo si verificano in tutti quei casi in cui:

b Le afferenze sensoriali risultano compromesse

Test n. 17

LO PSICOMOTRICISTA E IL CONTESTO PSICOMOTORIO

1 Il gioco è “… quell’attività d’espressione spontanea grazie alla quale il bambino attraverso il corpo, il

movimento, compie azioni adeguate al raggiungimento di uno scopo, esprime i suoi stati d’animo, sviluppa comportamenti che favoriscono la comunicazione e la relazione con coetanei ed adulti, in definitiva arriva ad un’adeguata autodeterminazione della propria identità…”, tale espressione è di: a Jean Piaget

2 I materiali del setting psicomotorio sono scelti:

c Dall’esperto in psicometria

3 Il primo ad esaltare l’attività del gioco nell’attività psicomotoria è stato:

b Jean Piaget

4 Una delle caratteristiche del setting psicomotorio è:

a L’ordine

5 I cuscini e i materassi, come scelta dei materiali del setting psicomotorio favoriscono il passaggio:

d Dal gioco senso motorio a quello simbolico

6 Il gioco psicomotorio si sviluppa intorno ai:

a Due anni

7 La psicomotricità in Italia incominciò a delinearsi:

a Alla fine degli anni ’

8 La prima associazione di psicomotricisti nacque in Lombardia nel:

b 1975

9 Le Equipes create affinché collaborassero all’integrazione degli alunni handicappati furono create in

alcune regioni italiane nel: c 1972

10 Aucouturier afferma che nella relazione tra lo psicomotricista e il bambino un ruolo importante viene

svolto: d Dall’empatia

Test n. 18

IL LABORATORIO PSICOMOTORIO: GLI ITINERARI EDUCATIVI ED

ATTIVITÀ PER LO SVILUPPO

PSICOMOTORIO

1 La psicomotricità è:

b Una proposta da contestualizzare, presentare e realizzare in ambito educativo sotto forma di didattica laboratoriale

2 Secondo Balduzzi il laboratorio didattico è inteso come un luogo:

d Fisico e sociale attrezzato

3 Il riconoscimento della relazione spaziale destra-sinistra avviene grazie alla conquista di:

a Capacità psicomotorie e di una adeguata consapevolezza del proprio corpo

4 La didattica laboratoriale ha il merito di:

a Stimolare e mettere in moto motivazioni e necessità, nonché di originare nuovi bisogni e nuove motivazioni, che si qualificano come dei veri e propri interessi formativi

5 Gardner sostiene che il corpo assume una valenza:

c Cognitiva che comprende potenzialità sensoriali, percettive e fisiche in un complesso sistema di processi e stili cognitivi

6 I recettori sensoriali rappresentano:

d I canali attraverso i quali i soggetti entrano in contatto con l’ambiente

7 Individua le tre tipologie di laboratorio che, secondo Leonardo Trisciuzzi,possono essere adatte a

contestualizzare l’esperienza motoria: b I laboratori didattici, relazionali ed espressivi

8 La progettazione di attività di laboratorio deve nascere dall’esigenza di favorire nei soggetti competenze

più complesse, come: b Relazionarsi con culture diverse

9 Il laboratorio motorio deve comprendere:

c L'oggettualità, la spazialità e l’attività propria del laboratorio

10 La conoscenza globale ed analitica del corpo è il presupposto indispensabile perché il bambino possa

interagire con l’ambiente e con gli altri e proseguire nel processo di apprendimento. In una prima fase è necessario: d Sollecitare l’attenzione del bambino verso il proprio corpo e le parti che lo compongono

Test n. 19

LA CONDIZIONE AUTISTICA: DEFINIZIONI E DESCRIZIONI DEL

FENOMENO

1 La triade autistica coinvolge le aree:

a Della Comunicazione; dell’interazione sociale e dell’immaginazione

2 Il DSM-IV riconosce l’autismo entro:

c I disturbi generalizzati dello sviluppo

3 Il disturbo di Rett è una malattia:

b Con tratti simili a quelli autistici ma non permanenti

4 L’ICD 10 raccoglie la sindrome autistica entro le sindromi da:

d Alterazione globale dello sviluppo psicopatologico

5 M. Zappella sottolinea che la natura dell’autismo è:

a Plurale

6 Nardocci afferma che l’origine dell’autismo risalga a fattori:

b Biologici

7 Il disturbo di Rett è una malattia neuro-degenerativa:

a Tipicamente femminile

8 Il disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato è una menomazione:

a Grave e pervasiva nello sviluppo dell’integrazione sociale e delle capacità di comunicazione verbali e non verbali, senza però che i sintomi soddisfino i criteri di inclusione per la diagnosi di autismo

9 Il disturbo disintegrativo della fanciullezza comporta:

b La regressione evolutiva nei primi due anni di vita

10 Quale disturbo rientra tra i “disturbi generalizzati dello sviluppo”:

d Disturbo di Asparger

8 In merito ai criteri diagnostici in riferimento all’autismo, più che di diagnosi sarebbe corretto parlare di:

a Processo diagnostico

9 Ritardo mentale e logopatie sono associate alla sindrome:

c Dell’autismo

10 Il CH.A.T strumento diagnostico consente di rilevare sintomi significativi da parte:

d Di Figure professionali e genitori

Test n. 22

L'AUTISMO: TRATTAMENTI E APPROCCI

1 Indicare quale tra i seguenti trattamenti educativi per l’autismo è di M. Zappella:

a A.E.R.C

2 Si dicono strategie di intervento speciale:

b Le modalità di azione educativa, terapica o didattica condotte in riferimento ad orientamenti teorici in materia di apprendimento e sviluppo mentale, di educazione e didattica

3 Il trattamento farmacologico è adottato come:

d Strumento per contrastare una serie di sintomi

4 L’Approccio sul deficit si concentra:

b Sulle specifiche e isolate funzioni disturbate

5 L’Approccio sui requisiti si concentra:

c Sulle condizioni requisiziali e organiche

6 Quale tra queste strategie rientrano tra quelle Speciali:

c Cognitiviste

7 “The Child with Special Needs” è l’opera di:

a Greenspan

8 Lo scopo del trattamento farmacologico è quello di controllare:

d Le manifestazioni sintomatiche indesiderabili

9 In alcuni casi l’intervento psicoterapico si confonde con quello educativo come nel caso:

c A.E.R.C.

Test n. 23

L'AUTISMO: L'APPROCCIO PSICO-EDUCATIVO DI THEO PEETERS

1 Alla genesi della caratteristiche psichiche del soggetto con autismo si riscontra comunque uno stato di

deficit di comprensione del mondo, soggettivo ed oggettivo, che gli rende complessa e disviata la concezione dei fenomeni, si tratta in questo caso della presenza di: a Pensiero in dettagli b Pensiero visuale c Cecità mentale d Cecità concettuale

2 La teoria dell’Iceberg è una teoria sull’autismo di:

a M. Zappella b Teo Peeters c Schopler d Stanley Greenspan

3 All’interno della teoria dell’iceberg vi è:

a Il comportamento ossessivo b La non comunicazione c L’interazione familiare d L’interazione sociale

4 All’interno della teoria dell’iceberg non è presente:

a L’interazione sociale b L’interazione familiare c La comunicazione

d L’immaginazione e il comportamento ripetitivo

5 Petters si sofferma su una specifica caratteristica che può presentare a livello sintomatologico e

comportamentale il soggetto con autismo, ovvero il pensiero: a Convergente b Divergente c In dettagli d Dissociato

6 Nel modello di Peeters, l’intera azione educativa rivolta al soggetto con autismo deve fare leva:

a Sull’individualità b Sulla cooperazione c Sull’integrazione d Sulla competitività

7 Peeters specifica tre ambiti specifici di lavoro per l’educatore e per il soggetto autistico:

a La comunicazione, la comprensione e l’immaginazione b L’immaginazione, la disponibilità e la flessibilità c L’immaginazione, la disponibilità e la flessibilità d La disponibilità, la comunicazione e l’immaginazione

8 Un importante elemento da inserire nell’insegnamento e nel processo educativo dell’autistico è la

comunicazione: b Interattiva c Persuasiva d Aumentativa

9 Peeters rilancia l’approccio TEACCH in:

a Asia b Italia c Europa d Oriente

10 La condotta Elcolalica consiste:

a Nella ripetizione letterale di parole o frasi b Nel ripetere sempre alcune parole c Nel memorizzare frasi d Nel memorizzare ripetitivamente alcune parole

Test n. 24

L'AUTISMO: L'APPROCCIO PSICO-EDUCATIVO DI THEO PEETERS

1 Alla genesi della caratteristiche psichiche del soggetto con autismo si riscontra comunque uno stato di

deficit di comprensione del mondo, soggettivo ed oggettivo, che gli rende complessa e disviata la concezione dei fenomeni, si tratta in questo caso della presenza di: a Pensiero in dettagli b Pensiero visuale c Cecità mentale d Cecità concettuale

2 La teoria dell’Iceberg è una teoria sull’autismo di:

a M. Zappella b Teo Peeters c Schopler d Stanley Greenspan

3 All’interno della teoria dell’iceberg vi è:

a Il comportamento ossessivo b La non comunicazione c L’interazione familiare

c Della sfera relazionale d Della sfera socio-comunicativa

3 Prima dell’attuazione dell’A.E.R.C. è indispensabile oltre all’osservazione clinica:

a Una valutazione pedagogica b Una valutazione psicologica c Una valutazione medica d Una valutazione multifattoriale

4 Zappella afferma che i Disturbi di tipo Autistico sono di natura:

a Non organica b Organica c Relazionale d Non relazionale

5 Nell’approccio A.E.R.C. viene definito il paradigma della triade educativa composta da:

a Capacità genitoriali, competenze trasversali dei genitori e competenze degli operatori b Potenzialità dei bambini; Risorse dei bambini e competenze trasversali degli adulti c Capacità genitoriali, risorse dei bambini e competenze metodologhe degli operatori d Competenze degli operatori, risorse dei genitori e strutturazione dell’ambiente educativo

6 I coniugi Tinbergen inseriscono l’autismo nel gruppo di disturbi della sfera:

a Emozionale-relazionale b Relazionale-sentimentale c Emotivo-affettiva d Affettiva-sentimentale

7 Il prof. Michele Zappella nell’ideare il trattamento educativo si ispira alla Holding:

a Americana b Giapponese c Italiana d Tedesca

8 l lavoro del prof. Zappella nasce dalla fusione di molteplici contributi ed intuizioni che hanno consentito

di dare vita ad un’azione educativa fondata sui principi: a Attivazione emotiva e sensoriale b Reciprocità corporea e attivazione sensoriale c Della reciprocità emotiva e attivazione corporea d Dell’attivazione emotiva e reciprocità corporea

9 Nell’approccio A.E.R.C. viene definito il cosiddetto paradigma della:

a Duo didattico b Duo educativo c Triade educativa d Triade didattica

10 Nell’intersoggettività primaria si afferma la condizione:

a Diadica b Triadica c Secondaria d Sociale

Test n. 25

L'AUTISMO: APPROCCIO MENTALISTA

1 La teoria della mente è:

a Una rappresentazione o conoscenza dello stato mentale delle persone b Una rappresentazione o conoscenza del proprio stato mentale c Una conoscenza dello stato sociale delle persone d Una conoscenza dello stato relazionale delle persone

2 S. Baron-Cohen adotta il paradigma della cecità mentale o cecità sociale per indicare:

a La presunta incapacità di decifrare le espressioni verbali degli altri b La presunta incapacità di decifrare gli occhi e le espressioni facciali degli altri, quindi lo stato emozionale e la relazione c La presunta incapacità di decifrare le espressioni verbali e non verbali, quindi indica una difficoltà nella comunicazione in generale d L’incapacità di decifrare la comunicazione di decifrare le espressioni verbali e non verbali, quindi indica una difficoltà nella comunicazione in generale

3 L'attenzione condivisa riguarda la capacità di:

a Far finta di modificare l'ambiente b Far finta di modificare il significato degli oggetti c Comunicare un interesse all'adulto d Far proprio un interesse visivo dell'adulto

4 La comunicazione intenzionale proto-comunicativa riguarda la:

a Capacità di far proprio un interesse visivo dell'adulto b Capacità di comunicare un proprio interesse all'adulto alternando lo sguardo sull'oggetto e all'adulto c Capacità di comunicare un proprio interesse ad un coetaneo alternando lo sguardo sull'oggetto e sul coetaneo d Capacità di far proprio l'interesse manifestato dall'adulto

5 La caratteristica "Gioco di finzione" viene definita come un meccanismo innato da:

a Vigotskij b Piaget c Bruner d Gardner

6 S.Baron-Cohen adotta il paradigma della cecità mentale, chiamata anche:

a Cecità trasmessa b Cecità ereditaria c Cecità sociale d Cecità relazionale

7 Ad integrare il concetto di teoria della mente vi è quello di coerenza:

a Centrale b Esterna c Relazionale d Dinamica

8 La teoria della mente coinvolge direttamente:

a L'area emotiva dell'uomo b L'area affettiva dell'uomo c Alcune aeree funzioni con le quali l'uomo si esprime d Tutte le aeree funzionali con le quali l'uomo si esprime

9 All'interno dell'area "Insegnare a riconoscere le emozioni" nel primo livello rientrano:

a L'identificazione delle emozioni causate da situazioni b L'identificazione delle emozioni causate dal desiderio c Il riconoscimento delle espressioni del viso nelle fotografie d Il riconoscimento delle emozioni in disegni schematici

10 All'interno dell'area "Insegnare a riconoscere le emozioni" nel quarto livello rientrano:

a L'identificazione delle emozioni causate dal desiderio b L'identificazione delle emozioni causate da situazioni c Il riconoscimento delle espressioni del viso nelle fotografie d Il riconoscimento delle emozioni in disegni schematici

10 Nella sesta sezione vengono:

a Esposti i significati sintetici della diagnosi b Descritte le patologie conclamate c Descritte le storie cliniche d Descritte le prospettive diacroniche

Test n. 27

LO SVILUPPO SOCIALE

1 L’allattamento consente al bambino di ricevere, attraverso il contatto fisico e la stabilità con cui lo tiene

in braccio: a Sicurezza che lo fa sentire accettato ed amato b Paura di cadere c Sensi di colpa d Ambivalenza (accettazione – rifiuto)

2 Uno svezzamento non graduale o precoce può provocare:

a “Crisi di indipendenza” b Difficoltà psichiche nel bambino e dar luogo ad una serie di disturbi psicosomatici c Una sperimentazione della sua capacità di autorealizzazione d Una piacevole esperienza

3 Tra i due e i tre anni il bambino afferma la sua personalità opponendosi ai genitori, siamo di fronte ad una

fase definita: a “Fase genitoriale” b “Fase primaria” c “Fase del sì” d “Fase del no”

4 L’attività ludica costituisce la principale fonte di stimolazione sociale per un bambino di tre anni che

gioca volentieri con i suoi coetanei. Anche se due o più bambini giocano insieme, in realtà, ciascuno gioca in modo autonomo e riveste: a Un ruolo superiore ai compagni b Un ruolo parallelo a quello dei compagni c Un ruolo inferiore ai compagni d Un ruolo complementarei che si integra fra loro

5 Per Winnicott il bambino non può svilupparsi in modo equilibrato se non gode di:

a Una presenza materiale del padre b Un Maternage negativo c Un Maternage sufficientemente positivo d Un complesso di cure paterne

6 Elisabeth Newson afferma che il neonato non è un ricevitore passivo delle attività altrui ma:

a Interagisce con il padre e con la madre in un dialogo alternato b Interagisce con il mondo esterno c Non è ancora pronto a interagire con i genitori d Interagisce solo con altri bambini

7 Nella fase della comparsa dell’intersoggettività, definita come la “co-costruzione di significati emotivi

socialmente condivisi”, si evolvono senza mai più abbandonare il soggetto per il resto della vita: a L’emozione disgiunta e l’intenzione congiunta b L’emozione congiunta e l’intenzione disgiunta c L’emozione disgiunta e l’intenzione disgiunta d L’emozione congiunta e l’intenzione congiunta

8 I primi elementi sociali di questo itinerario di sviluppo hanno inizio dal:

a Riconoscimento del viso b Riconoscimento delle mani c Riconoscimento delle voci d Riconoscimento degli odori

9 Un effetto del nostro sviluppo sociale è:

a Il patrimonio genetico individuale b L'ansia diffusa e le improvvise crisi legate allo sviluppo di un bambino c Il patrimonio culturale d La paura legata allo sviluppo di un bambino

10 In linea generale, si può sostenere che i genitori di ogni parte del mondo sono sufficientemente in grado

di rispondere alle prime necessità sociali dei bambini. Questo è soprattutto vero se parliamo della risposta a necessità sociali tipiche del: a Primi tre anni di vita del bambino b Primo anno di vita del bambino c Primi nove anni di vita del bambino d Primi sei anni di vita del bambino

Test n. 28

LE DIFFICOLTÀ NELLO SVILUPPO SOCIALE DEL BAMBINO: I GENITORI

1 Il parent training:

a È uno strumento utile alla formazione dei genitori e creato per fare acquisire loro abilità utili ed efficaci b È uno strumento utile alla formazione dei terapisti e creato per far acquisire loro abilità utili ed efficaci c È uno strumento utile al sostegno psicologico dei genitori d È uno strumento utile al sostegno morale e psicologico del bambino

2 Generalmente i genitori dei bambini con difficoltà nello sviluppo sociale considerano il bambino un:

a Essere socialmente attivo b Essere socialmente passivo c Individuo normale d Individuo anormale

3 I genitori nell’istaurare la relazione con il figlio finiscono con l’adattarsi:

a Alle esigenze familiari b Alle esigenze familiari c Alle loro esigenze d Alla passività del bambino

4 In molti casi la difficoltà sociale è mascherata da disturbi:

a Della lingua b Dell’alimentazione c Dell’udito d Dell’occhio

5 Gli studi più importanti che hanno individuato gli aspetti fondamentali del riconoscimento precoce dei

bambini, affetti da difficoltà nello sviluppo sociale sono quelli di: a Bruner e Vygotskij b Piaget e Freud c Dawson e di Baranek d Dawson e Gardner

6 L’idea di accettare deve avere in sé il senso di:

a Accettazione acritica b Condividere c Ricevere d Condivisione passiva