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appunti Difficoltà di calcolo + ansia matematica
Tipologia: Appunti
Caricato il 06/01/2026
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La capacità di manipolazione di "intelligere" le quantità- ovvero manipolare, capire, stimare quantità di tipo non-simbolico. Le ricerche attuali dimostrano che la rappresentazione di quantità non simboliche è innata.
Secondo Gallister e Gelman (1992) i processi di quantificazione sono sostenuti dalla capacità di riconoscimento immediato di quantità senza la necessità di contare. Tale processo prende il nome di subitizing e ha luogo di fronte ad insiemi di 3-4 elementi. Ci sono due principali meccanismi:
grandi quantità. Stima: capacità di enumerare in modo approssimato quantità di oggetti fuori dal range del subitizing (> 4-6). Acuità numerica: percepire la differenza di numerosità tra due insiemi di oggetti.
Subitizing: capacità di enumerare in modo rapido ed accurato piccole quantità di oggetti (< 4-6). Questi due sistemi sono:
Butterworth (1999) riguardo a ciò dice: “la natura fornisce un nucleo di capacità per classificare piccoli insiemi di oggetti nei termini delle loro numerosità [...] per capacità più avanzate abbiamo bisogno dell’istruzione, ossia di acquisire gli strumenti concettuali forniti dalla cultura in cui viviamo” ↓ Vuol dire che la natura fornisce i due sistemi citati prima OTS e ANS, ma per capacità più avanzate abbiamo bisogno dell’istruzione e di acquisire gli strumenti concettuali forniti dalla cultura in cui viviamo, cioè, passare dal non simbolico al simbolico. Imparare a contare rappresenta il primo collegamento tra natura e cultura. Quindi riassumendo le fasi che portano a contare sono le segunti:
Gelman e Gallistel(1978), hanno elaborato la “teoria dei principi di conteggio” secondo la quale l'acquisizione dell'abilità di conteggio verbale è guidata dalla conoscenza innata di alcuni principi basati sulla competenza numerica non verbale. I tre principi del “come contare” individuati dalle ricercatrici sono:
deve corrispondere una sola parola-numero e viceversa;
sequenza fissa e inalterabile;
rappresenta la numerosità dell'insieme. ↓ La padronanza di questi principi comincia verso i 2-3 anni e, per la maggior parte dei bambini, si completa attorno ai 5 anni. Viene acquisito per ultimo il principio della cardinalità. Dai 2 anni appare il concetto di corrispondenza biunivoca: il bambino distribuisce un giocattolo a ogni persona, mette ogni tazza sul suo piattino, ecc.
Definizione e criteri diagnostici:
Vengono identificati 2 profili distinti di disturbo del calcolo:
number system dicono che i bambini che hanno cecità al numero e non riescono a riconoscere il numero hanno discalculia (ma non in realtà non è così non c’è cecità al numero ma ci sono altre ragioni).
approccio neuropsicologico e che si ferma all’elaborazione numerica. L’ipotesi è che ci sia un deficit nell’elaborazione di quantità, basata su osservazione che neonati e altre specie animali discriminano piccole/grandi numerosità. Secondo altri autori →debolezza nella discriminazione di quantità simboliche (cifre arabiche) Termine utilizzato: DEVELOPMENTAL DYSCALCULIA Si è ritenuto che questi modelli fossero applicabili all’età evolutiva, ma non è così. Il disturbo del calcolo non riguarda una lesione specifica in un’area del cervello. Il cervello del bambino non è così differenziato come quello dell’adulto.
Riguardo il disturbo specifico del calcolo per un lungo periodo di tempo si sono contrapposte due ipotesi principali:
problema nell’elaborazione di quantità non simboliche, non riescono a riconoscere dove sono presenti più o meno elementi. In realtà è un ipotesi che non esiste e che viene associata anche a altri disturbi del neurosviluppo; infatti, l’idea d questa ipotesi era che si potesse trovare un unico deficit del neurosviluppo che spiegasse tutti i diversi deficit. A oggi questa ipotesi è stata smentita da una metanalisi del 2017 dalla quale emerge che negli studi in cui erano stati confrontati bambini con disturbo specifico del calcolo e bambini senza non c'erano delle differenze rispetto alla capacità di riconoscere delle quantità non simboliche. I risultati mostrano dei valori che vanno da 1 a 3 e vediamo che un po’ tutte le linee si incrociano in un valore che è prossimo allo 0. Questo ci indica che mediamente in tutti gli studi fatti fino a quel momento che sono stati inseriti all'interno di questa metanalisi, non si riscontravano differenze tra bambini con disturbo specifico del calcolo e senza, infatti, l’effect size (differenza tra i gruppi) è prossima allo 0. L’unica differenza che veniva trovata riguardava il confronto di quantità simboliche, cioè quantità scritte con numeri arabici: in prove di questo tipo i bambini con disturbo specifico del calcolo risultavano più lenti quando dovevano rispondere.
del calcolo non hanno un problema nell'elaborazione di quantità, ma hanno un problema più a livello di processi cognitivi dominio generali (quindi più trasversali) che sono coinvolti nell'apprendimento del calcolo e della matematica. Ad esempio, la memoria di lavoro, la velocità di elaborazione, … che sono processi dominio generali e quindi non sono proprio specifici per il disturbo specifico del calcolo e possiamo trovarli deficitari anche in altri disturbi. Anche qui ci sono delle metanalisi, in cui vengono confrontati bambini con disturbo specifico del calcolo e bambini senza. Con questi bambini venivano valutate una serie di processi dominio generali e emerge che effettivamente i bambini con disturbo specifico del calcolo hanno una compromissione di alcuni processi dominio generale, in particolare memoria di lavoro e velocità di elaborazione. Questa ipotesi non viene smentita ma da sola non basta per rendere l’idea di tutte le problematiche che i bambini con disturbo specifico del calcolo hanno, infatti si tratta di ipotesi dominio generali riscontrate anche in altri disturbi (dislessia, ADHD, autismo, …).
A partire dagli studi delle metanalisi precedenti si nota che venivano testati bambini con difficoltà di calcolo e non bambini con diagnosi specifica di disturbo del calcolo.
Ciò è un problema perché si sono esaminati soggetti con difficoltà e non disturbo. Solo poco più del 10% prendeva bambini con diagnosi e questo implica che sul disturbo si sa davvero poco. Si fanno inferenze, ma non si sa se corrispondono alla realtà. In molti studi criteri usati per i bambini con disturbi del calcolo, che in realtà non avevano si usavano dei cut-off (di solito il 10° o 25° percentile) ciò rende poco confrontabili i risultati che abbiamo. In questo studio si prendono più di 1000 bambini a cui si somministrano prove di calcolo a scuola stabilendo un cut-off al di sotto del quale si identificavano dei bambini con cadute nelle prove di calcolo (definiti con disturbo ma in realtà hanno solo difficoltà). Le prove sono di tipo simbolico e non simbolico. Si fanno delle analisi di simulazione del campione a sviluppo tipico. Riassumendo: Totale: 13,001 soggetti e 126 campioni indipendenti testati in diversi compiti di:
Nonostante i manuali diagnostici indicano i criteri per individuare bambini con discalculia, nelle ricerche raramente vengono testati gruppi clinici. Ricercatori e clinici dovrebbero studiare le stesse popolazioni. Questo studio mostra che bambini che occupano posizioni estreme di un continuum non hanno caratteristiche diverse da quelli con sviluppo tipico. Se un bambino ottiene prestazioni basse in matematica in un’unica valutazione non necessariamente presenta una discalculia.
L’ultimo quesito (4.2) riguarda la pratica clinica piuttosto che basarsi sui dati della letteratura. Se bisogna fare diagnosi non si possono usare prove troppo complesse soprattutto quando diventano più grandi perché le conoscenze sono più differenziate. Bisogna usare prove che valutano i processi di base. Nella raccomandazione 4.3 si sottolinea che dalla terza elementare si può iniziare a fare diagnosi di discalculia evolutiva, perché si dà al bambino il tempo di automatizzare i processi. La diagnosi può essere fatta se il bambino presenta una prestazione lenta o una caduta in termini di accuratezza o velocità. Non vengono indicati criteri più specifici perché, se non ci si dovrebbero fare riferimento a prove specifiche che alla pubblicazione delle linee guida non erano ancora uscite. In almeno la metà delle competenze il bambino deve avere difficoltà per poter fare diagnosi. Non è segnato un cut-off perché viene data la libertà al clinico che in base al proprio giudizio clinico può valutare il singolo calcolo.
persistenza della difficoltà con una resistenza al trattamento. Non si possono forzare le famiglie a fare un intervento specialistico, si può solo suggerire di farlo. Si può rivalutare il bambino e vedere se il quadro è stabile e di confermare poi la diagnosi. La raccomandazione 4.4 suggerisce di porre diagnosi di disturbo del calcolo quando sono presenti i criteri della raccomandazione 4.2 ma anche sul dominio della risoluzione dei problemi. I classici problemi scolastici non sono utili per fare diagnosi perché implicano più componenti e non sono componenti base per l’apprendimento della matematica. Il deficit è l’automatizzazione dei processi di base, se si hanno delle cadute nei problemi matematici ci possono essere difficoltà nella comprensione del testo. NON ESISTE UN DISTURBO SPECIFICO PER LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI MATEMATICI. La raccomandazione 4.5 riporta alle abilità dominio generali come funzioni esecutive, memoria di lavoro e velocità di elaborazione. Si possono vedere gli indici dell’intelligenza che sono memoria di lavoro e velocità di elaborazione per valutare il singolo bambino.
Obiettivi dell’attività clinica:
disturbo;
immaginare le evoluzioni in termini di gravità, se positiva o negativa;
modificare il decorso del disturbo. Si danno degli aiuti per sostenere gli apprendimenti del bambino La diagnosi può essere: I. DIAGNOSI DI 1° LIVELLO → quando si vuole arrivare ad una sorta di etichetta diagnostica (ci permette di dire ha una discalculia, dislessia ecc… in modo da dare indicazioni alla famiglia o altri professionisti). Ci consente di dare un nome al disturbo (etichetta diagnostica del ICD 10), ma non ci da molte informazioni sul disturbo stesso. L’obiettivo non è stigmatizzare i bambini, ma sono utili perché consentono di comunicare tra professionisti, per inquadrare il problema. Bisogna ricordare che i bambini con la stessa diagnosi non sono uguali, ma questa etichetta permette di attivare dei modelli teorici per gli interventi. Serve anche alla famiglia e al bambino perché consente di capire le difficoltà del bambino. II. DIAGNOSI DI 2° LIVELLO O PROFILO FUNZIONALE → dovrebbe enfatizzare le informazioni ideografiche ed il funzionamento del soggetto sulla base di modelli psicologici in presenza di determinate disfunzioni. L’obiettivo è che ci permette di impostare l’intervento mirato e ci permette di capire in cosa si differenziano i due bambini con stessa etichetta diagnostica. Capire quali processi funzionano meglio o peggio tra i due bambini. Questi processi riguardando per esempio la motivazione del bambino all’apprendimento, ma anche il contesto che permette di predire anche il decorso. Il profilo funzionale è un elenco di punti di forza o di debolezza delle competenze (risorse individuali, contesto di riferimento). Può essere fatta solo se c’è la diagnosi di 1 livello, cioè dopo che si è stabilita l’etichetta di riferimento.
Verificare se le componenti cognitive necessarie all'elaborazione di una determinata informazione sono danneggiate e, in caso affermativo, definire la gravità del deficit permette:
in diversi ordini di grandezza. Unità, decine, centinaia.
Si chiede di copiare dei numeri, provare a scrivere i numeri che il bambino conosce. pre-matematica: uso del linguaggio per veicolare significato di grandezza, dal più grande al più piccolo. Ci si concentra quindi maggiormente sulla semantica del numero. lingua dei numeri italiana non è una lingua trasparente → sistema numerico è dominio specifico → linguaggio specifico Questi meccanismi sono interconnessi: il valore posizionale determina la semantica, ma anche la semantica determina il valore posizionale. Gli errori:
Diversi tipi di errori:
Ordine non corretto, non ha capito i numeri decimali o problema semantico. Nell’item successivo ci sono degli errori e conferma il problema semantico. Nei decimali cambia anche l’aspetto sintattico. Il problema semantico si enfatizza con i numeri decimali quando si complicano gli aspetti lessicali e sintattici.
errori sintattici, numeri dove mancano 0 sono errori sintattici. Nel primo errore anche lessicale e semantico. Errore sintattico: bambino scrive quello che sente senza capire;
fatto numerico) se il fatto è numerico l’errore si categorizzerà per il fatto numerico;
ma 3+3=6). Quindi c’è un accesso al fatto nella MBT, ma sbagliato. Negli errori di confusione il bambino ha confuso il segno dell’operazione;
gli viene chiesta. Quando sono proposte le prove di valutazione si chiede al bambino come ha fatto per produrre quel risultato e serve per categorizzare gli errori. Ma non è detto che il bambino sappia come è arrivato al risultato. Se si riesce ad intervenire in modo precoce, c’è una migliore riuscita dell’intervento. Come si può indagare se i meccanismi sono adeguati e in che fase sono? Ci sono delle prove che servono per indagare ciò, ad esempio per il conteggio la cardinalità chiedendo “portami 3 palline” ecc…
Nel calcolo scritto ci sono molti aspetti come l’incolonnamento, i segni, le procedure. Alcuni errori sono:
Gli strumenti di valutazione delle abilità di calcolo sono: AC-MT 3; BDE 2; MT avanzata 3; Discalculia test; Batteria ABCA; ABCA, 14-16; AC-FL; AC-MT 6-11; AC-MT 11-14; MAT-
Nella fascia scolare le prove più usate sono: AC-MT 3 e la BDE 2 fino alla terza media e sono usate in modo interscambiabile. Attraverso questi strumenti si può fare una valutazione approfondita del profilo di apprendimento del calcolo e se si vuole seguire le ultime linee guida bisogna usarle entrambe perché sono complementari. In nessuna delle due batterie ci sono tutte le componenti da valutare essenziali per fare la diagnosi di discalculia evolutiva.
Le prove individuali o prove di base sono: Dettato di Numeri; Fatti Aritmetici; Calcolo a Mente; Calcolo Scritto. Le prove collettive con limite di tempo sono: Trova il Numero; Giudizio di grandezza; Ragionamento Numerico; Prova di Fluenza del Calcolo; Inferenze; Calcolo Approssimato; Matrici Numeriche.
d’età non ci sono tutte le prove (es. trova il numero solo fino alla 3 primaria) e le prove
operazioni scritte e sono operazioni diverse da quelle che fanno a scuola.
Quando parliamo di intervento dobbiamo rifarci ad alcuni aspetti teorici: processi dominio-specifici e processi dominio-generali. In particolare, ci sono degli studi sull’utilità degli interventi fatti sul senso del numero. Senso del numero che è un po’ un sinonimo dell’ipotesi del core deficit, ovvero l’idea che i bambini con disturbo specifico del calcolo sono bambini che non riuscivano a rappresentarsi delle quantità non simboliche. Si è cercato di capire quanto questi training sulla rappresentazione di quantità fossero utili e si generalizzano alla capacità del bambino di apprendere la matematica oppure no (Obersteiner, Reiss, & Ufer, 2013) → Ci sono molti dati sul training sul senso del numero e sulle rappresentazioni di quantità simboliche e non simboliche rispetto ad altri training. A livello di ricerca è difficile fare ricerche che valutano l’efficacia dei trattamenti perché sono ricerche costose in termini di tempo e di possibilità di raggiungere un certo numero di bambini. Le problematiche rilevate a livello metodologico sono:
si suggerisce la strategia, ma gli fa svolgere molte attività con l’idea che in questo modo si sviluppino delle strategie.
Primi studi sui training di memoria di lavoro (gruppo di Klinberg) e sono stati chiamati “Cogmed”. Sono stati per bambini con diagnosi di ADHD e sono computerizzato in stile videogame.
Hanno una procedura adattiva, ovvero il bambino passa al livello successivo solo quando riesce a svolgere delle attività di un certo livello. Le prove, inizialmente, erano prove di memoria di lavoro verbale e visuo-spaziale e i risultati erano promettenti, in quanto sembravano esserci anche effetti di transfer e di generalizzazione su altri processi. La procedura adattiva consente di:
I training di WM migliorano abilità di calcolo? Training di WM migliorano prestazioni in prove di WM e si generalizzano a prove di WM non oggetto del training, ma non si generalizzano a prestazioni in prove che valutano prestazioni accademiche (lettura e calcolo).
Gli apparenti effetti positivi sono stati messi in discussione da una serie di metanalisi, in cui vengono confrontati dei bambini a cui erano stati proposti dei training sulla memoria di lavoro e vedevano degli effetti specifici e di generalizzazione. Gli effetti del training sulla ML ci sono ma sono effetti specifici su prove di memoria di lavoro. Su tutte le altre abilità non c’erano effetti (non c’era generalizzazione). Quindi:
di dettato o di prendere appunti, spezzettando le attività. Nel PDP si suggerisce di dare meno esercizi piuttosto che dare tempo in più che magari non sa usare;
che il bambino inizi a studiare da solo possono veicolare le informazioni in modo corretto.
sua mente e quali strategie può utilizzare in base alle attività che gli vengono proposte. Si parte dalle strategie che il bambino conosce, per poi insegnarli delle strategie diverse sempre più funzionali per lui.
Esempio prove di Tommaso, che frequenta la classe 3° della scuola primaria: Le aree cerchiate in rosso sono quelle in cui fa più fatica, che sono il calcolo a mente e i fatti aritmetici. Gli aspetti conservati invece sono i processi sintattici e lessicali, come si vede dalle prove di trasformazioni in cifre scritte, enumerazione e dettato. Inoltre, anche l’aspetto semantico è ben sviluppato come si nota dalle prove di ordinamento e di giudizio di numerosità. Definizione degli obiettivi per Tommaso:
La scelta dei materiali deve permette di lavorare in maniera specifica sui processi deficitari, con un lavoro mirato sui processi di apprendimento che sono risultati carenti. In qualità di esperti dei processi si possono creare materiali ad hoc e quindi personalizzare i materiali sulle passioni del bambino, al fine di rendere più accattivanti. Ovviamente i materiali devono avere una efficacia dimostrata e devono migliorare prima l’accuratezza del processo e solo dopo la velocità e l’automatizzazione. I materiali devono essere incalzanti e bene organizzati perché il tempo a disposizione è circa di 45 minuti. È possibile dare anche dei compiti a casa, ma non impostati come compiti di scuola e che richiedano un tempo di esecuzione di 5/10 minuti. Alcuni esempi di materiali (che possono essere poi personalizzati) sono Intelligenza
Intelligenza numerica sono manuali di intervento con quattro volumi rivolti a: I. Volume 1: bambini dai 3 ai 6 anni II. Volume 2: bambini dai 6 agli 8 anni III. Volume 3: bambini dagli 8 agli 11 anni IV. Volume 4: bambini dagli 11 ai 14 anni
In generale, in tutti i volumi, il programma si articola in 5 aree riguardanti i processi cognitivi e metacognitivi della conoscenza numerica (cioè chiediamo al bambino come fa e interagiamo con lui):
moltiplicativi (FM); Dai fatti al calcolo (FC); Giochi con i numeri; Attività di consolidamento. Ciascuna scheda di lavoro è accompagnata da una riflessione metacognitiva condotta da due personaggi già noti ai bambini: Pinocchio e il Grillo parlante. Suggerimenti per la scuola e la famiglia:
L’ansia è una normale ed innata risposta che un individuo sperimenta in particolari circostanze, soprattutto in quelle situazioni in cui non è possibile essere rassicurati o quando viene percepita una minaccia (Bowlby, 82; Kandel, 2005; Ammaniti et al., 2010). È un emozione associata ad un senso di pericolo imminente generico, non immediatamente identificabile. L’ansia per la matematica è uno stato caratterizzato da sentimenti di tensione e preoccupazione, che interferisce con la manipolazione dei numeri e la risoluzione di
problemi matematici in vari contesti della vita quotidiana e scolastica (Richardson e Suinn, 1972). L’ansia per la matematica è un costrutto multidimensionale che coinvolge numerosi aspetti:
fronte a stimoli numerici;
richiedono l’uso di abilità matematiche. Le prove di matematica sono associate ad un’elevata ansia: essa può avere un impatto negativo sull’iniziale apprendimento della materia e conseguentemente sulla prestazione. L’ansia per la matematica contribuisce a situazioni di insuccesso, causate dalla sensazione di disagio che si prova nel momento in cui viene richiesto di eseguire compiti matematici o di lavorare con materiale numerico. Prevalenza dell'ansia per la matematica (non necessariamente associata a disturbi):
Sono presenti diversi test per misurare l’ansia per la matematica: ◦ MARS (Mathematics Anxiety Rating Scale, 1972) → primo strumento di valutazione dell’ansia per la matematica per gli adulti; ◦ MARS-E → versione semplificata del MARS, destinato ai bambini delle scuole elementari; ◦ MARS-A → versione semplificata del MARS, destinato agli adolescenti; ◦ AMAS (Abbreviated Math Anxiety Scale, 2003) ↓
Il questionario MEMA serve per valutare la metacognizione, gli atteggiamenti negativi e l'ansia in matematica. Ci sono tre questionari: