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Diritto comparato comunicazione, Sintesi del corso di Diritto Comparato

Esame di Diritto comunicazione

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 25/06/2026

giuseppe-aliberti
giuseppe-aliberti 🇮🇹

2 documenti

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LE FONTI DEL DIRITTO (APPUNTI PROF)
Le fonti del diritto sono tutti quegli atti o fatti dai quali traggono origine le norme giuridiche dove
per atti s'intendo le fonti scritte e per fatti si intendo le fonti non scritte come ad esempio le
consuetudini cioè comportamenti tenuti da alcune persone che fanno parte di una società i quali
sono convinti di dover tenere quel determinato comportamento che nel tempo diventa una
consuetudine e quindi una norma giuridica. Quando parliamo di fonti parliamo di fonti di
produzione (cioè le fonti che producono, mutano o estinguono le norme giuridiche ) e fonti di
cognizione (cioè gli strumenti attraverso cui è possibile conoscere la norma come ad esempio la
gazzetta ufficiale, che è necessaria e legale in quanto condiziona la validità di una norma). In molti
ordinamenti, come quello italiano, ci troviamo difronte a una pluralità di fonti che hanno un diverso
livello a seconda dei soggetti da cui provengono; esiste quindi una gerarchia delle fonti: !
La costituzione e le leggi costituzionali
rappresentano le norme fondamentali poiché
definiscono l'ordinamento dello Stato di
riferimento. La costituzione può esser modificata
attraverso un procedimento aggravato in
quanto la nostra è una costituzione rigida, cioè
non può esser modificata secondo il consueto
iter parlamentare che porta all'approvazione di
una legge. Questo procedimento aggravato è
contenuto nell'articolo 138 della costituzione che
dice che: "Le leggi di revisione della Costituzione
e le altre leggi costituzionali sono adottate da
ciascuna Camera con due successive
deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi,
e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda
votazione". Al secondo gradino troviamo i regolamenti e le direttive della UE che si occupano di
normare in riferimento ad alcune materie, come per esempio in ottica di ambiente o di privacy, per
tutti i membri della UE come ad esempio nel caso dell'articolo 11. Le fonti della UE sono i
regolamenti (sono norme indirizzate a tutti i cittadini della UE cioè norme self executive che hanno
piena applicazione in tutti gli ordinamenti di tutti i paesi membri) e le direttive (precetti normativi
che sono indirizzati agli stati membri e vi è dato obbligo agli stati membro di adempiere a degli
obblighi in un determinato arco di tempo). !
Al di sotto troviamo le leggi ordinarie e gli atti avente forza di legge cioè degli atti che sono
come una legge ma non vengono emanati dal parlamento ma provengono dal governo e sono i
decreti legge (leggi prese in via d'urgenza quando ci si trova difronte una situazione di urgenza ed
emergenza non si può rispettare il solito iter per l'approvazione di una legge. Questi decreti hanno
efficacia in quel determinato ordinamento ma devono essere convertii in legge, entro 60 giorni, dal
parlamento altrimenti non avrebbero valore) e decreti legislativi (il parlamento definisce una legge
dove definisce uno schema attribuendo poi all'esecutivo l'obbligo di emanare una legge specifica).
CAPITOLO 1
PARAGRAFO 1
Nel corso degli anni sono state individuate diverse definizioni di diritto ma quella che meglio
sintetizza tale concetto afferma che l'ordinamento giuridico è l'insieme delle regole che
disciplinano la vita di una società in una specifica epoca storica. Tale definizione evidenzia dunque
due requisiti fondamentali del diritto che è al contempo scienza storia e scienza sociale; cioè
ogni regola giuridica, che è tale perché non espone a conseguenze negative, è figlia del proprio
tempo ed è espressione di un complesso assetto di interessi sociali, economici, culturali e religiosi.
Quindi la medesima società esprime disposizioni giuridiche diverse in funzione dell'evoluzione del
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LE FONTI DEL DIRITTO (APPUNTI PROF)

Le fonti del diritto sono tutti quegli atti o fatti dai quali traggono origine le norme giuridiche dove per atti s'intendo le fonti scritte e per fatti si intendo le fonti non scritte come ad esempio le consuetudini cioè comportamenti tenuti da alcune persone che fanno parte di una società i quali sono convinti di dover tenere quel determinato comportamento che nel tempo diventa una consuetudine e quindi una norma giuridica. Quando parliamo di fonti parliamo di fonti di produzione (cioè le fonti che producono, mutano o estinguono le norme giuridiche ) e fonti di cognizione (cioè gli strumenti attraverso cui è possibile conoscere la norma come ad esempio la gazzetta ufficiale, che è necessaria e legale in quanto condiziona la validità di una norma). In molti ordinamenti, come quello italiano, ci troviamo difronte a una pluralità di fonti che hanno un diverso livello a seconda dei soggetti da cui provengono; esiste quindi una gerarchia delle fonti: La costituzione e le leggi costituzionali rappresentano le norme fondamentali poiché definiscono l'ordinamento dello Stato di riferimento. La costituzione può esser modificata attraverso un procedimento aggravato in quanto la nostra è una costituzione rigida, cioè non può esser modificata secondo il consueto iter parlamentare che porta all'approvazione di una legge. Questo procedimento aggravato è contenuto nell' articolo 138 della costituzione che dice che: "Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione". Al secondo gradino troviamo i regolamenti e le direttive della UE che si occupano di normare in riferimento ad alcune materie, come per esempio in ottica di ambiente o di privacy, per tutti i membri della UE come ad esempio nel caso dell' articolo 11. Le fonti della UE sono i regolamenti (sono norme indirizzate a tutti i cittadini della UE cioè norme self executive che hanno piena applicazione in tutti gli ordinamenti di tutti i paesi membri) e le direttive (precetti normativi che sono indirizzati agli stati membri e vi è dato obbligo agli stati membro di adempiere a degli obblighi in un determinato arco di tempo). Al di sotto troviamo le leggi ordinarie e gli atti avente forza di legge cioè degli atti che sono come una legge ma non vengono emanati dal parlamento ma provengono dal governo e sono i decreti legge (leggi prese in via d'urgenza quando ci si trova difronte una situazione di urgenza ed emergenza non si può rispettare il solito iter per l'approvazione di una legge. Questi decreti hanno efficacia in quel determinato ordinamento ma devono essere convertii in legge, entro 60 giorni, dal parlamento altrimenti non avrebbero valore) e decreti legislativi (il parlamento definisce una legge dove definisce uno schema attribuendo poi all'esecutivo l'obbligo di emanare una legge specifica). CAPITOLO 1 PARAGRAFO 1 Nel corso degli anni sono state individuate diverse definizioni di diritto ma quella che meglio sintetizza tale concetto afferma che l'ordinamento giuridico è l'insieme delle regole che disciplinano la vita di una società in una specifica epoca storica. Tale definizione evidenzia dunque due requisiti fondamentali del diritto che è al contempo scienza storia e scienza sociale ; cioè ogni regola giuridica, che è tale perché non espone a conseguenze negative, è figlia del proprio tempo ed è espressione di un complesso assetto di interessi sociali, economici, culturali e religiosi. Quindi la medesima società esprime disposizioni giuridiche diverse in funzione dell'evoluzione del

costume sociale, del modello economico e più in generale del decorso della storia. Il diritto, dunque, è insensibile a tre fattori: socio-culturale, politico ed economico ; vi sono regole che palesano l'una matrice maggiormente rispetto alle altre, ma non ve n'è alcuna che non possa dirsi sintesi di una peculiare visione del potere, di uno specifico sentire sociale, di una particolare concezione degli interessi economici. Un ulteriore requisito del diritto delle società contemporanee è che le regole sono interessare da forti componenti tecnologiche, scientifiche e più in generale extragiuridiche. Tradizionalmente le fonti del diritto erano inserite nella tripartizione di poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario ed il mondo giuridico era diviso in due prevalenti sistemi:

  • Civil law cioè ordinamenti di provenienza romano-germana, a diritto scritto e dove la fonte del diritto è la norma codificata, come nel caso italiano la costituzione. Si tratta dunque di ordinamenti che mutano lentamente nel tempo e dove alcune norme non possono proprio esser soggette a revisione
  • Common law appartengono all'area anglosassone quindi UK o USA e la fonte principale del diritto non è la norma scritta ma la giurisprudenza, quindi le pronunce dei giudici. È il giudice quindi a creare il diritto ed è lui che governa l'evoluzione della norma giuridica. Sono caratterizzati dal principio del precedente vincolate , cioè si fa riferimento ad esempi precedenti per giungere ad una conclusione. Si tratta quindi di ordinamenti che mutano velocemente nel tempo Riassumendo :
  • Il diritto è in costante interferenza reciproca con i fattori storici, sociali, economici e politici
  • Il diritto è sempre di più sovra e transnazionale
  • Il diritto risente non poso dell'evoluzione scientifica e tecnologica
  • Il diritto è sintesi, in costante equilibrio instabile, di interessi talora contrapposti PARAGRAFO 2 + APPUNTI PROF Il termine comunicazione ha una doppia derivazione: un'origine greca, da verbi come "rendere comune" e "partecipare" e un'origine latina, col significato di "condividere". Si può definire la comunicazione come lo scambio di significati che presuppone quindi un mittente, un destinatario e un messaggio. L'informazione è invece il contenuto veicolato, si tratta dunque di uno strumento sciale di conoscenze, generalmente legato al concetto di attualità. il problema della comunicazione e dell'informazione coincide con la nascita della nozione modera di Stato di diritto cioè dello Stato fondato sulla tripartizione dei poteri e su altri aspetti fondamentali quali:
  • Generalità secondo cui la norma si applica a tutti coloro i quali appartengono a quel determinato contesto sociale
  • Astrattezza secondo cui la norma può trovare applicazione in un numero indefinito di volte
  • Cogenza cioè la presenza di una sanzione e di un apparato che garantisce l'applicazione della norma in forma coattiva Proprio la presenza o meno di una sanzione permette di distinguere tra le norme giuridiche , che appunto prevedono una sanzione, e le norme non giuridiche. Tra i tipi di sanzioni troviamo:
  • Sanzioni di carattere penale che sono le più gravi e possono portare addirittura alla carcerazione. Tali sanzioni, ad esempio, vengono applicate quindi si va ad incidere sulla vita altrui
  • Sanzioni amministrative che si traducono spesso in una sanzione di tipo pecuniario
  • Sanzioni di carattere civile che sono collegate ad una serie di conseguenze in relazione a rapporti tra soggetti posti sullo stesso livello (es: risarcimento del danno). Si incomincia quindi sempre più a parlare di libertà di manifestazione del pensiero e di libertà di stampa ma è soltanto con le due grandi rivoluzioni liberali, francese ed americana, che la libertà in questione. Tra le due impostazioni corre la medesima distinzione che vi è tra il considerare la società precedente rispetto allo stato, che ne è strumento, e, viceversa, l'affermare che la nascita del diritto coincide con la creazione della società organizzare, cioè lo Stato. Per quanto riguarda le

PARAGRAFO 3.

L' articolo 15 stabilisce che la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili ; in sostanza, la tutela della segretezza è una peculiare forma di tutela della riservatezza che, tuttavia, ha una portata più ampia ed implica il complessivo diritto alla tutale della propria "sfera intima", a prescindere dalla comunicazione di uno o più dati che ciascuno compie ad alti. L'articolo 15 postula dunque una vera e propria libertà di comunicazione e ciò introduce la distinzione con l' articolo 21 che, al primo comma, prevede che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Di solito si ritiene che l'art 15 offra copertura costituzionale all'attività del comunicare ed è piuttosto sulla forma della comunicazione; mentre l'art 21 concerne il contenuto della comunicazione, se ed in quanto rappresenti manifestazione del pensiero. PARAGRAFO 3. L' articolo 21 afferma dunque che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro nel caso di delitti o nel caso di violazioni di norme. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. Il comma 6 sottintende che la libertà di manifestazione del pensiero entra nella cornice dell'ordinamento statale, che l'attribuisce o ne governa l'esercizio, sebbene autolimiti le proprie prerogative in materia, secondo il dispositivo, appunto, dei commi 1-4. APPUNTI PROF Nel diritto di espressione prima dell' articolo 21 trova piena applicazione nell' articolo 2 , tra cui vi rientrano i cosiddetti diritti personalissimi (diritti che vengono riconosciuto all'individuo in quanto persona), secondo cui il diritto di espressione è inviolabile, è riconosciuto a tutti, cittadini e stranieri sia in forma individuale che collettiva; può esprimersi in qualsiasi forma: parola, scritto e ogni altro mezzo (foto, film, composizione musicale espresse attraverso i moderni mezzi di comunicazione). L'articolo 21 afferma dunque che:

  1. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione
  2. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Autorizzazioni e censura entrambe sono volte a limitare la libertà del pensiero ma la differenza sta in una questione temporale; l'autorizzazione è preventiva alla pubblicazione di uno stampato, mentre la censura è una conseguenza alla pubblicazione di uno stampato. La nostra costituzione ci tiene a precisare ciò in quanto in epoca fascista si era proprio assistito a una limitazione della stampa e quindi della libertà di pensiero
  3. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili
  4. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto
  5. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica
  6. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume e la legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni

Per quanto riguarda i commi 3 e 4 il sequestro avviene successivamente alla pubblicazione degli stampati, con le stesse garanzie del 13 e 14:

  • Riserva di legge solo per casi che riguardano delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi; le violazioni di norme che la legge stessa prescrive per l'indicazione dei responsabili. Può essere disposto solo per violazioni della legge penale e in particolare nel caso dei delitti
  • Riserva di giurisdizione il sequestro può avvenire solo per atto motivato dell'autorità giudiziaria. Intervento derogatorio: quando vi è assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, si ammette che il sequestro possa essere eseguito da ufficiali della PG. Solo per la stampa periodica, i termini per la convalida sono ridotti da 48 a 24 ore, vista la peculiarità del tipo di pubblicazione PARAGRAFO 3. Il comma 5 attiene al profilo del finanziamento della stampa secondo cui la legge può stabili che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Soltanto a partite dal 1981 che in Italia viene introdotta la disciplina dell' antitrust e si incomincia a porre il problema della titolarità, effettiva o sostanziale, delle aziende editoriali. Esiste dunque una distinzione tra libertà di manifestazione del pensiero che fa riferimento al contenuto e quella di stampa che fa riferimento ai contenente. Tale distinzione, però, ha finito per essere annullata. APPUNTI PROF (COMMA 6) Il 6 comma introduce quelli che sono i limiti alla libertà di espressione: sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume e la legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. Il concetto di buon costume e di pudore vengono interpretati dai giudici perché in quanto essi rientrano tra i soggetti che sono fonte del diritto e soprattuto perché non esiste una definizione univoca di buon costume e pudore. Vi sono due sentenze impuntanti in merito a questo concetto che esprime anche le differenze espressive della corte sul concetto a distanza di 40 anni:
  • Sentenza Corte costituzionale del 1965: il buon costume risulta da un insieme di precetti che impongono un determinato comportamento nella vita sociale di relazione. La inosservanza dei quali comporta in particolare la violazione del pudore sessuale, sia fuori sia sopratutto nell'ambito della famiglia, della dignità personale che con esso si congiunge, e del sentimento morale dei giovani, ed apre la via al contrario del buon costume, al mal costume e, come è stato anche detto, può comportare la perversione dei costumi, il prevalere, cioè, di regole e di comportamenti contrari ed opposti
  • Sentenza Corte costituzionale del 2000: la Corte sembra abbandonare il suo precedente orientamento, accogliendo una nozione fortemente idealizzata di buon costume: la fattispecie che incrina la diffusine di stampati impressionanti o raccapriccianti, è rivolta alla mutuale della pluralità delle concezioni etiche che convivono nella società contemporanea riconducibili al bene fondamentale della dignità umana. La dignità umana diviene, così, una sorta di superlavore costituzionale, in quanto tale sempre invocabile per limitare qualsivoglia diritto di libertà I limiti impliciti alla libertà di espressione esistono quando vi sono delle norme che tutelano:
  • Interessi di natura privata come ad esempio la tutela dell'onore, diritto alla riservatezza, diritti di rettifica o la tutela dei minori
  • Interessi di natura pubblica/collettiva come ad esempio il segreto di Stato, il segreto d'ufficio, il segreto investigativo e l'ordine pubblico PARAGRAFO 3. Si è soliti individuare delle stagioni dell'articolo 21:
  1. Nella prima di esse si collocano le pronunzie della Corte costituzionale tese a rimuovere gli

temporale : fra la notizia e la sua fruizione su carta stampa passavano svariate ore, soltamente una notte. La radio e la televisione consentono una trasmissione in tempo reale. L'intermediario tradizionale è tuttora soggetto a compiere delle scelte editoriali quindi il creatore/produttore diventa titolare (diritto d'autore) e se assume la responsabilità. La stampa fin dall'800 gode della libertà di stampa accanto a cui vi sono norme che riguardano la responsabilità penale, civile e amministrativa degli editori, dei direttori e dei giornalisti, che limitano la libertà costituzionale. Le radiotelevisioni invece sono state sottoposte ad un rigido monopolio statale riservando ad un soggetto pubblico l'attività di radiodiffusione con pesanti sanzioni nei confronti di chiunque tendesse di infrangerlo. PARAGRAFO 5

  • La direttiva 31/2000 sul commercio elettronico regola la responsabilità dei soggetti che a vario titolo veicolano, conservano e rendono accessibili contenuti comunicativi. In particolare si rileva da più parti come la sostanziale immunità concessa ai grandi intermediari ed aggregatori è ormai inadeguata ed ha perso la sua principale ragion d'essere, che era quella di incentivare lo sviluppo delle nuove reti e tecnologie dell'informazione e della comunicazione
  • Le direttive 29/2001 e 48/2004 sulla tutela del diritto d'autore sulle reti digitali disciplinano la diffusione in rete di opere protette introducendo concetti come la pirateria digitale
  • La direttiva 29/2005 sulle pratiche commerciali sleali viene utilizzata per sanzionare condotte, ritenute ingannevoli, dei grandi intermediari e delle grandi piattaforme nei conforti degli utenti
  • Il regolamento 679/2016 sulla protezione dei dati personali
  • La corte di Giustizia dell'Unione Europea sta sostanzialmente e progressivamente delineando la disciplina del futuro CAPITOLO 3 PARAGRAFO 1 La storia della legislazione sulla stampa ha attraversato fasi alterne nell'affermazione della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa. L'attuale configurazione del settore della stampa può essere considerata come una derivazione dei precedenti modelli, sebbene con forme e presupposti diversi. L'articolo 28 dello Statuto Albertino dichiara che la stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi , individuando così una riserva al legislatore. La concessione dell' Editto sulla stampa si basa su tre principi cardine:
  • Affermazione normativa della libertà di manifestare il pensiero
  • Divieto di limitazioni preventive di tale libertà
  • Repressione solo in caso di abusi codificati dal legislatore e sanzionati dal giudice Il principio che fa da sfondo alla disciplina speciale dell'Editto è il divieto di ogni forma preventiva di censura, bilanciato però da un corrispondente divieto di stampa anonima. L'Editto disciplinava anche la figura del gerente responsabile che andava obbligatoriamente individuato perché centro d'amputazione di responsabilità per i reati commessi col mezzo della stampa. Unico strumento repressivo che poteva essere disposto soltanto dal giudice e non già dalla polizia era il sequestro della pubblicazione , esclusivamente in presenza di responsabilità penali. L'impianto organizzativo dei reati a mezzo stampa dell'Editto prevedeva reato contro lo Stato o la società e contro i privati con pene inferiori a quelle previste per i medesimi reati non commessi col mezzo della stampa. A delimitare le libertà furono le leggi di polizia approvate a partire dal 1859: la novità più rilevante fu senza dubbio l'introduzione di un autorizzazione obbligatoria che lo stampatore doveva richiedere alla polizia per esercitare un'attività tipografica e fu resa obbligatoria l'autorizzazione per affliggere pubblicamente manifesti e furono vietati manifesti contrari alla morale ed al buon costume. Nel periodo giolittiano il legislatore si preoccupò di limitare il sequestro preventivo a due sole ipotesi:
  • In caso di violazione del buon costume
  • Mancato rispetto dell'obbligo di deposito delle tre copie presso le autorità pubbliche

L'inversione definitiva si ebbe con la nomina a Capo del Governo di Benito Mussolini il quale nel 1914 fondò il Popolo d'Italia. I primi provvedimenti del regime fascista furono tesi a trasformare l'intero assetto dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare modo della stampa, i chiave di servizio allo Stato. La figura del gerente fu sostituita con quella del direttore responsabile il cui riconoscimento era affidato al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello. Il testo unico del 1926 introduceva:

  • Licenza di polizia per l'esercizio di attività tipografiche
  • Licenza per affliggere o distribuire stampati e manoscritti Ma è l'istituto del sequestro a subire le maggiori trasformazioni: divenne un mezzo amministrativo preventivo azionabile dall'autorità di pubblica sicurezza a prescindere da una eventuale responsabilità per reato a mezzo stampa. Il sequestro venne slegato persona dall'accertamento di reato: l'autorità di pubblica sicurezza poteva disporlo a propria discrezione, ogni qual volta riteneva di trovarsi di fronte ad una pubblicazione in contrasto con l'orientamento politico del regime o il sentimento nazionale. Vennero inoltre introdotti nuovi reati contro lo Stato come ad esempio reati contro la sicurezza, della religione di Stato o del Governo. La conquista coloniale in Etiopia fu costruita, propagandata ed enfatizzata proprio sulle pagine dei giornali andando dunque a sottolineare il monopolio dell'informazione da parte dello stato fascista. Era lo stesso duce a dettare personalmente ordini ai giornali e all'Agenzia Stefani che era diventata l'unica fonte ufficiale di notizie. Anche dopo la caduta del regime fascista rimane intatta la legislazione repressiva; solo nel 1946 su cominciano a registrare i primi passi verso una nuova affermazione della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa: venne abolito il sequestro preventivo azionabile dall'autorità di Pubblica Sicurezza che tornava ad essere uno strumento repressivo ad esclusiva opera del giudice. All' articolo 1 delle disposizioni sulla stampa vengono definiti stampe o stampati tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico- chimici in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione ; vengono riproposti anche gli obblighi di indicare il luogo e la data di pubblicazione, il nome e il domicilio dello stampatore, il nome del direttore responsabile o del suo vice. All'articolo 3 viene delineata la figura del direttore responsabile il quale:
  • Qualora si tratti di stampa periodica il direttore risponde del reato commesso
  • Qualora si tratti di stampa non periodica ne risponde l'autore della pubblicazione se non è imputabile l'editore e lo stampatore Tale articolo entra però in contrasto con l'articolo 27 della costituzione che afferma il principio secondo il quale la responsabilità oggettiva è esclusa in materia penale. A seguito di tale contrasto è intervenuta la Corte Costituzionale, con l'articolo 57, che ha evidenziato come la responsabilità del direttore si configurasse in qualità di mancato esercizio della funzione di controllo sullo stampato. Quindi per i reati a mezzo stampa risponde penalmente il direttore o il vicedirettore responsabile che abbia omesso di esercitare il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati. Viene introdotto anche l'articolo 57 bis dove viene delineata la responsabilità in caso di assenza del direttore responsabile: in tal caso, le disposizioni si applicano all'editore, e in terza istanza allo stampatore in caso di stampa clandestina. L'articolo 8 disciplina il diritto di rettifica definendolo come l'obbligo del direttore di pubblicare gratuitamente le dichiarazioni di soggetti che si ritengano lesi da una notizia o da un'immagine offensiva della loro dignità. Il diritto di rettifica costituisce un diritto al contraddittorio. Affinché il diritto di rettifica venga correttamente esercitato, la legge prevede il termine di due giorni per i quotidiani e, per i periodi, la pubblicazione delle dichiarazioni entro il secondo numero successivo. La rettifica deve avere pari rilievo grafico della notizia che l'ha generata: va pertanto collocata nella stessa pagina dell'articolo cui si riferisce. Qualora alla richiesta di rettifica non segue la pubblicazione, il soggetto che si ritiene leso può chiedere al giudice l'ordine di pubblicazione in via d'urgenza. Tale illecito è pertanto soggetto a sanzione amministrativa punita con la sola ammenda. La richiesta di rettifica deve necessariamente essere redatta per iscritto. All'articolo 12 della legge sulla stampa è previsto che il soggetto passivo del reato di diffamazione possa chiedere una somma a titolo di riparazione

quello stabilito dal Comitato interministeriale per i prezzi. La Corte costituzionale nel 2012 ha infine stabilito che la possibilità, per le testate on line, di accedere ai contributi per l'editoria è legata alla loro registrazione, costituendo questo un obbligo di carattere amministrativo imposto ai soli fini delle provvidenze economiche. PARAGRAFO 3 Il diffondersi di internet ha introdotto nuove problematiche; ci si è più volte interrogati sulla possibilità di applicare il regime previsto per la stampa anche a prodotti non stampati. La legge 62/2001 estende alcune disposizioni della legge sulla stampa del 1948 al prodotto editoriale così come definito dall'articolo 1: per prodotto editoriale si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo o su supporto informatico destinato alla pubblicazione e alla diffusione di informazioni con ogni mezzo, anche elettronico, mentre non costituiscono prodotto editoriale i supporti che riproducono esclusivamente suoni e voci. Il terzo comma, invece, dispone che al prodotto editoriale vengano estesi gli obblighi rispetto all'indicazione di luogo e anno di pubblicazione, nome dello stampatore, del proprietario e del direttore o vicedirettore responsabile. Molte sono state le obiezioni alla possibilità di estendere al prodotto editoriale le sanzioni amministrative e civili previste dalla legge sulla stampa. Una soluzione potrebbe esser rintracciata nella legge Levi- Prodi del 2007 la quale prevedeva un allargamento della dedizione di attività editoriale, con le relative conseguenze civili ed amministrative, a quell'attività svolta anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative. Un'altra risposta proviene anche dal Tribunale di Aosta che in tre diverse pronunce ha:

  • Nella prima negato l'applicabilità delle responsabilità disciplinante dalla legge sulla stampa ad un sito internet, non estendono il testo reso pubblico su un sito assimilabile ad uno stampato
  • Nella seconda riconosce in capo al gestore di un blog la posizione di direttore responsabile di una testata, argomentando che colui che gestisce il blog altro non è che il direttore responsabile dello stesso, pur se non viene formalmente utilizzata tale forma tematica per indicare la figura del gestore e proprietario di un sito Internet, su cui altri soggetti possano inserire interventi. Il gestore di un blog ha il totale controllo di quanto viene postato e quindi ha il dovere di eliminare ciò che è offensivo
  • Nella più recente sentenza si inizia invece a delineare la figura del giornalista social PARAGRAFO 4 L' ordine dei giornalisti fu istituito per la prima volta durante il regime nascita dove l'esercito della professione giornalistica era riservato soltanto agli iscritti in appositi albi, depositati presso le cancellerie delle Corti d'Appello. La struttura era costituita da tre elenchi:
  • Professionisti: coloro che da almeno 18 mesi esercitavano in modo esclusivo la loro professione giornalistica, come unica retribuita
  • Praticanti: coloro che non avevano ancora terminato i 18 mesi di professione e non avevano ancora compiuto i 21 anni di età
  • Pubblicisti: coloro che esercitano anche altre professioni, oltre all'attività giornalistica Non era necessario essere iscritti al Partito nazionale fascista, ma di fatto lo era la stragrande maggioranza dei giornalisti. Con il regio decreto del 1928 la professione giornalistica finì per rientrare sotto il controllo politico di un Comitato nominato dal Ministro di Grazia e Giustizia. Fu istituita anche una scuola professionale con sede in Roma con l'intento di sostituire il periodo di praticantato previsto per l'accesso all'albo, ma operò soltanto per tre anni. Caduto il regime gli albi furono affidati ad una Commissione unica insediata a Roma presso il Ministero di Grazia e Giustizia. A partire dal 1963 l'Ordine dei giornalisti è articolato in un Consiglio nazionale , in Consiglio regionale ed interregionali , che curano anche la tenuta dell'albo il quale resta diviso in albo dei professionisti e dei pubblicisti. L'art 46 prevede che il direttore del quotidiano deve essere iscritto all'elenco dei professionisti, stabilendo al secondo comma che il vicedirettore possa esser

iscritto ad uno dei due elenchi. La legge del 1963 non fornisce una definizione di attività giornalistica ma ne descrive i diritti e doveri: è diritto dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e ripartiti gli eventuali errori. La Corte costituzionale ha fornito diverse definizioni di attività giornalistica e ha invidiato l'esercizio della professione giornalistica nell'attività di carattere intellettuale, di partecipazione alla compilazione di un particolare prodotto della manifestazione del pensiero attraverso la stampa periodica o i servizi giornalistici della radio e della radio e della televisione, la cui specificità sta nella particolare sintesi fra la manifestazione del pensiero e la funzione informativa che ben può essere svolta attraverso l'immagine, essendo anche questa fornita, in linea generale, di una rilevante efficacia comunicativa e informativa. Oltre alla responsabilità civile e penale il giornalista risponde anche dal punto di vista disciplinare all'Ordine ; l'articolo 48 dispone che gli iscritti all'albo che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro sono sottoposti a procedimento disciplinare. Esistono quattro tipi di sanzioni:

  • Avvertimento che consiste in un richiamo orale
  • Censura consiste in un biasimo formale per la trasgressione che è stata accettata. Viene censurata dunque la condotta del giornalista
  • Sospensione in casi in cui la condotta del giornalista abbia compromesso la dignità dell'Ordine, per un periodo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno
  • Radiazione L'esistenza di un albo e l'articolo 45 della legge 69 secondo cui nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell'albo professionale appariva come una limitazione della libertà di manifestazione del pensiero e ha spinto la Corte Costituzionale a riconoscere la legittimità dell'Ordine, osservando che l'iscrizione all'albo non è condizione per esprimere la propria opinione, e non lo è neanche nell'ipotesi in cui ciò avvenga a mezzo stampa, ma ha specificità altresì che l'ordine dei giornalisti garantisce ai propri membri una ulteriore forma di tutela. PARAGRAFO 5 Il reato di diffamazione si configura come l'offesa all'altrui reputazione commessa comunicando con più persone ed è punito con la reclusione fino ad un anno o con una multa. Occorre distinguere questo reato dall' ingiuria che si caratterizza per un'offesa al decoro e all'onore di un soggetto, quando però egli è presente al momento dell'offesa. Costituiscono offesa non soltanto le espressioni non vere, ma anche quelle allusive, sottintese o suggestionanti. Altro elemento costitutivo del reato di diffamazione è la comunicazione con più persone: in caso di diffamazione, al momento della diffusione delle dichiarazioni ritenute lesive della reputazione di un individuo egli è assente e la comunicazione avviene al cospetto di terzi. Il codice penale prevede due aggravanti :
  • L'attribuzione di un fatto determinante
  • La commissione del reato a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico Nel primo caso sono stati delineati dei limiti : fatto determinato è il fatto sufficientemente delineato nel suo carattere e nei suoi elementi essenziali. Per quanto riguarda l'aggravante del reato a mezzo stampa va innanzi tutto detto che l'elemento della comunicazione può ritenersi in re ipsa e ciò appare evidente in relazione alla natura del mezzo, destinato per definizione ad una pluralità di destinatari. Esistono alcune cause di esclusione di punibilità tra queste il consenso dell'avente diritto, la provocazione, la ritorsione e l'esercito di un diritto. La giurisprudenza ha fissato canoni precisi affinché il diritto di cronaca possa essere ritenuto prevalente sull'onore e la reputazione di un individuo basandosi sul cosiddetto triangolo delle esimenti , cioè la combinazione di tre

ormai perso la loro utilità sociale, non sono quindi significativi per la collettività. (Questo principio può richiamare il diritto all’oblio)

  • Continenza espressiva! indica la forma “civile” dell’esposizione dei fatti e la composizione delle valutazioni sui fatti.Questa incide sulla forma del pezzo giornalistico che deve rispettare una sorta di obiettività nella narrazione del fatto, senza cadere in intenti irrispettosi, rispettando la dignità di ogni persona. Chi fa informazione può raccontare in maniera dura e critica ogni vicenda, ma non può abbandonarsi alla mera offesa. PARAGRAFO 5. Per quanto riguarda la diffamazione in rete si sono formati due filoni:
  • Un primo, che sostiene la necessità di creazione di un capo autonomo del codice penale, che affronti la specificità del reato commesso tramite il nuovo medium e che porti ad un intervento legislativo ex novo che abbono per oggetto un bene giuridico telematico
  • Un altro orientamento sostiene che i beni giudici che l'ordinamento deve tutelare siano i medesimi rispetto a quelli già individuati e disciplinati quando la rete internet non esisteva Il reato di diffamazione online in Italia non ha avuto ancora una formulazione ma viene descritto come chiunque cominciando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o la multa a euro 1032. Più complessa appare l'applicazione delle aggravanti previste espressamente per il mezzo della stampa o della radiotelevisione in quanto l'art 13 della 47/48 non può ritenersi applicabile. Ciò, naturalmente, non implica che nei confronti dell'autore di una dichiarazione diffamatoria venga meno una generica responsabilità penale. Esistono tre forme di commissione attraverso la rete:
  • Nel primo caso, quando l'espressione lesiva sia contenuta in un messaggio e-mail, si delinea il delitto di ingiuria. Se il soggetto leso nella propria reputazione, invece, non è tra i destinatari, affinché il reato di diffamazione si profila è necessario che il messaggio sia invitato ad almeno due persone, anche se in momenti differenti
  • Altrettanto relativistica è l'ipotesi in cui ciò accada in un sito web
  • In un caso di diffamazione tramite newsgroup la corte di Cassazione ha determinato il luogo del danno nel caso in cui si richieda il risarcimento del danno derivante da diffamazione commessa online PARAGRAFO 6 Per quanto riguarda l'ambito della responsabilità civile , l'art 2043 del codice civile recita: qualunque fatto doloso o colposo obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Tale articolo può essere combinato all'art 185 del codice penale che recita: Ogni reato obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che debbono rispondere per fatto di lui. Rispetto alla norma del codice civile va detto che il fatto può essere:
  • Colposo: è esclusa l'intenzionalità; l'evento che cagiona il danno è dovuto a negligenza, imprudenza ovvero all'inosservanza di leggi e regolamenti
  • Doloso: si congiura quando l'evento dolo è previsto e voluto e si distingue in: ◦ Dolo generico quando c'è la mera volontà di arrecare un danno ◦ Dolo specifico quando sono presenti elementi specifici di intenzionalità e di frode Il danno può essere:
  • Patrimoniale il danno incide direttamente sulla sfera patrimoniale del soggetto e può essere dissentito in: ◦ Danno emergente che porta ad una diminuzione patrimoniale rispetto alla situazione antecedente il danno ◦ Lucro cessante che porta ad un mancato guadagno in conseguenza della lesione subita
  • Extrapatrimoniale si intende un ingiusto perturbamento dell'animo della vittima Perché si configuri la responsabilità civile, è però necessario che tra il fatto illecito e il danno

ingiusto intercorra un nesso di casualità. Per quanto riguarda il campo del giornalismo l'art 11 della legge sulla stampa prescrive che, oltre all'autore della pubblicazione e al direttore, sono obbligati in solido il proprietario della testata e l'editore (quando non siano coincidenti). Per quanto riguarda l'attività giornalistica i potenziali illeciti sono:

  • Pregiudicare l'integrità morale, l'intimità e la sfera privata o l'identità personale Il terma relativo al risarcimento non è però del tutto lineare: a seconda del bene pregiudicato, è possibile distinguere differenti rimedi:
  • Per quanto riguarda l'ingiuria e la diffamazione i diritti in gioco sono il diritto all'integrità morale, all'onore e al decoro. In questo caso il diritto trova tutela in campo penale e in campo civile
  • Più frequente è che si tratti di un danno non patrimoniale: in questo caso si ricorre alla liquidazione del danno in via equitativo, cioè contemperando opposti interessi secondo la coscienza sociale così come interpretata dal giudice
  • Al di la del risarcire esiste anche la possibilità per il danneggiato di richiedere la reintegrazione in dorma specifica cioè l'eliminazione di quanto illecitamente compiuto o dal rifacimento di quando illecitamente disfatto ( diritto di rettifica ).
  • Un altro rimedio è la pubblicazione della sentenza di condanna che può essere azionato indipendentemente dall'esercizio del diritto di rettifica
  • Un'altra forma di tutela che interviene quando la lesione al diritto non si è accorta consumata sono i rimedi cautelari il cui fine è quello di ottenere un provvedimento giudiziale che ordini a un terzo di astenersi da un comportamento; essa ha dunque un carattere preventivo atto ad impedire che l'evento dannoso abbia inizio o sia perpetuato
  • Infine un'altra forma di tutela è il sequestro che però deve avvenire secondo determinanti limiti descritti nell'art 21 Un punto cruciale per i danni per diffamazione è sicuramente la sentenza del Tribunale di Torino riguardo la giornalista di Annozero e la Rai nei confronti della Fiat. Durante questo processo fu analizzato un servizio su una competizione automobilistica tra vettura sportive, in cui l'auto del gruppo Fiat era risultata perdente. Il giudice concluse definendo il comportamento del giornalista come denigratorio, poiché spedita il valore di un'auto, parallelamente viene riconosciuta anche la responsabilità dell'emittente per non aver fornito alcuna dimostrazione di un'efficace controllo preventivo sul contenuto della trasmissione. Interessante è l'iter motivazione del Tribunale per la liquidazione del danno in quanto il tribunale richiama i quattro criteri equitativi di determinazione quali:
  • Mezzo dell'offesa in riferimento al numero di persone offese
  • Gravità dell'offesa
  • Personalità dell'offeso
  • Comportamento post-factum dell'offensore Ritiene il tribunale che il mezzo dell'offesa, in rapporto al numero di persone offese, sia il fattore che deve essere posto alla base della detestazione del danno non patrimoniale. Nel caso in esame il tribunale ritiene che l'azione sia composta da un numero enorme di persone e che la trasmissione abbia avuto un raggio d'offesa piuttosto vasto per la natura particolarmente pervasiva del mezzo. PARAGRAFO 7 Il segreto professionale consiste nell'obbligo di non divulgare informazioni aventi natura riservata ottenute nell'esercizio di una professione o di un ufficio e ha risvolti dal punto di vista giuridico, deontologico e certamente etico. L'art 622 del codice penale sostiene che chiunque lo rivela, senza giusta causa, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516. L'art 200 del codice di procedura penale al comma e dispone che Le disposizioni previste nei commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell'albo professionale; relativamente ai nomi delle persone dalle quali i meccanismi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell'esercizio

oltre al fatto che il giornalista non deve accettare favori che possano compromettere l'autonomia e non deve omettere particolari rilevanti ai fini della corretta ricostruzione dell'evento da parte del lettore. È sancito il principio di divieto di discriminazione per razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali ed è altresì tutelato il diritto alla riservatezza dei cittadini: è vietata dunque la pubblicazione di nomi di persone coinvolte in fatti di cronaca, se ciò mette in pericolo la loro incolumità. Viene introdotto anche il tema delle fonti affermando che il giornalista deve sempre verificare l'attendibilità e viene posto il principio della massima trasparenza delle fonti che sancisce che qualora una fonte richieda di rimanere riservata, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e informare il lettore di tale circostanza.

  • Nel 2005 è stata approvata la carta dell'informazione economica secondo cui il giornalista non può subordinare al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui sia venuto a conoscenza nell'ambito della propria attività professionale. Il giornalista è tenuto a rifiutare pagamenti, regali da privati o enti pubblici che possano in qualche modo condizionare il suo lavoro e la sua autonomia
  • Nel 2009 viene approvato il Decalogo di autodisciplina del giornalismo sportivo che definisce norme di comportamento per la categoria che assicurino una divulgazione corretta e rispettosa sia nei confronti del pubblico di tifosi sia nei confronti delle società e delle autorità sportive Di fondamentale importanza è anche l'introduzione della clausola di coscienza che riconosce la possibilità di richiedere la risoluzione del rapporto di lavoro senza perdere il diritto alle indennità di licenziamento in caso di sostanziale cambiamento dell'indirizzo politico del giornale. Un'altra novità è sicuramente l'introduzione della Carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa secondo cui il giornalista che opera negli uffici stampa opera in base a due principi: il diritto dei cittadini di essere informati e il diritto/dovere delle istituzioni pubbliche di informare. PARAGRAFO 9. L'art 25 della legge 675 promuoveva l'adozione di un codice deontologico da parte del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti sul trattamento dei dati effettuato dagli appartenenti alla categoria, riservando al Garante per la protezione dei dati personali di intervenire nella fase di formazione del codice stesso. il codice disciplina la delicata questione dell'utilizzo di informazioni nell'abito dell'esercizio del diritto di cronaca. Da un lato, per il giornalista sono previste deroghe, dall'altro il codice sera nuove disposizioni a favore dei cittadini, per bilanciare il favor riservato alla categoria. In merito ai dati sensibili il giornalista deve garantire che essi siano raccolti nell'interesse pubblico, evitando riferimenti a congiunti o altri soggetti non interessati ai fatti. È tutelato il diritto alla riservatezza delle persone malate, nonché il diritto alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche o sesso. PARAGRAFO 9. Entrata in vigore nel 2012, la Carta di Firenze afferma che l'informazione deve ispirarsi al rispetto dei principi e dei valori sui quali si radica la Carta costituzionale e bisogna controllare che per tutti i giornalisti venga ripartita un'equa retribuzione che permetta la regolarizzazione contrattuale a avviamento verso contratti a tempo indeterminato ed equi, che vengano correttamente applicate le norme contrattuali sui trattamenti economici. PARAGRAFO 10 La professione di giornalista non è rimasta esente dall'evoluzione di nuovi strumenti tecnologici atti a realizzare immagini e video. Si delinea così una nuova forma di informazione, quella del giornalismo partecipativo ( Citizen journalism ), termine con cui si vuole indicare la forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei cittadini-lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet. Parallelamente si sono sviluppate anche le fake new la cui caratteristica è una deliberata volontà di costruire una

notizia falsa e ingannevole con l'intento di disinformare o diffondere le cosiddette bufale. Il tema delle fake news ha portato anche ad un disegno di legge presentato al senato nel 2017, sulla scia della Germina che si è dotata di una legge di regolamentazione con l'obiettivo di responsabilizzare i gestori. Il testo prevedeva l'applicazione delle disposizioni ai servizi di social network operanti a scopo di lucro su piattaforme internet, individuando due diverse categorie di contenuti illeciti:

  • La prima configura alcuni gravi delitti contro la persona
  • La seconda contro la Repubblica Il provvedimento prevedeva la rimozione o il blocco del relativo acceso al contenuto e nel caso in cui la rimozione o blocco non avvenisse il social network incorreva in una sanzione da 500mila a 5 milioni di euro. CAPITOLO 4 PARAGRAFO 1 Dal 1954, data di avvio delle trasmissioni RAI, il diritto delle telecomunicazioni ha caratteristiche ben precise; già all'epoca era stata sancita la riserva statale per l'esercizio dell'attività radiotelegrafica e radioelettrica nonché l'autonomia della radiofonia e delle altre tecniche di comunicazione. Il regime fascista rafforzò il controllo statale non solo prescrivendo la presenza di quattro membri di nomina governativa nel Consiglio d'Amministrazione e promuovendo centri d'ascolto nelle realtà sia urbane che rurali, ma anche arrogandosi il diritto di interrompere le trasmissioni, comunicare proclami e direttive, supervisionare i bollettini di informazione. Nel secondo dopo guerra si assiste ad una regolazione minuziosa per la stampa ma non si accenna nulla a riguardo dei mezzi di comunicazione di massa, quali cinema e radio, né alla televisione, e permane così un ritardo nell'affrontare i problemi relativi alla questione radiotelevisiva. Con il passare degli anni prende sempre più piede dunque la possibilità di un'emittente alternativa alla RAI tanto che nel 1974 si evidenziò la necessità di promulgare nel breve tempo una legge di riassetto del sistema televisivo idonea a soddisfare l'esigenza che la televisione potesse esprimere un maggiore pluralismo informativo. L'anno successivo il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni pur concedendo alla RAI, per altri sei anni, il servizio pubblico di diffusione radiofonia e televisiva circolare in esclusiva, riconobbe la possibilità di esercitare il servizio di radiodiffusione circolare non in esclusiva. La legge del 2000 sulla par condicio tentò di porre rimedio ad una realtà in cui il pluralismo esterno risulta ancora insufficiente a nudava comperato con il ricorso a forme di pluralismo intento atte ad assicurare parità di chances alle singole forze politiche rispetto alle suddette emittenti. Nel 2004 si assiste ad una forte incentivazione del sistema di trasmissione radiotelevisiva digitale terreste al fine di ampliare il numero delle frequenze disponibili e assumo dunque importanza due nuove figure:
  • Fornitore di contenuti ( content provider ), in possesso dell'autorizzazione a trasmettere i programmi
  • Operatore di rete ( networked provider ), che ha la licenza di diffonderli sulle frequenze Il Codice della radiotelevisione ha fatto convergere i due settori della radiotelevisione e delle telecomunicazioni ed ha condotto nel contesto digitale l'industria radiotelevisiva attraverso i processi di svita-over (la fase in cui coesistono i sitemi di trasmissione analogica e digitale) e di switch-off (la cessazione delle trasmissioni analogiche). PARAGRAFO 2 Nel 2010 venne emanata la legge Gasparri la quale apportò alcune modifiche:
  • La digitalizzazione dell'attività radiotelevisiva
  • Le reti di comunicazione elettrica diventano idonee a veicolare ogni sorta di contenuto
  • L'attività televisiva era un'attività economia di prestazione di servizi liberamente esercitabile da chiunque

sono agganciati una serie di vagoni:

  • La prima locomotiva rompe la finzione ideologico-giurdico-politica che rendeva l'attività televisiva qualcosa di diverso da tutte le altre attività e prende atto del fatto che le reti di comunicazione elettronica possono veicolare messaggi digitali di ogni genere
  • La seconda locomotiva è la previsione che la Direttiva si applichi a tutti i servizi, quale sia la loro piattaforma di trasmissione o di ricezione e ciò ha un effetto livellante rispetto a questi sistemi. La parificazione delle piattaforme ha una serie di effetti espansivi rispetto al pur innovato Testo Unico del 2005; in particolare attrae nella sfera della disciplina sia le trasmissioni satellitari che quelle via cavo, e tra queste ultime quelle che vengono veicolate dalla rete Internet PARAGRAFO 6 Attraverso l'adeguamento del Testo Unico della radiotelevisione esso diventa Testo unico dei servizi di media audiovisivi il quale nasce in larga parte dalla fusione della Legge Gasparri con quanto rimasto in vigore della preistorica L. 103/75 e la Legge Mammi. La legge Gasparri aveva previsto una ampia serie di norme di principio mirante ad assicurare una quanto più uniforme applicazione sul territorio nazionale. Il risultato finale è che mentre il T.U sembrava un soggetto con una testa grandissima, esso appare ora più proporzionato, anche se non privato di aspetti di principio innovativi, il più importante dei quali è la enunciazione esplicita dell'esigenza della protezione dei diritti d'autore e di proprietà intellettuale. PARAGRAFO 7 Le definizioni assumono un ruolo determinante perché fissano l'ambito di applicazione della complessiva normativa. Nel cado della Direttiva SMA, per un vero essa ha introdotto numerosi concetti nuovi, per altro verso essi sono stati inseriti in un ampio dizionario che era stato costruito dal legislatore italiano nel corso degli anni. La scelta fa prevalere la terminologia europea, anche per facilitare la parificazione in sede comunitaria. Questa uniformazione tuttavia ha comportato una minuziosa opera di taglia e incolla nel testo. Il risultato finisce per rendere particolarmente pesante il testo legislativo ed è prevedibile che sulla interpretazione si verificheranno le maggiori divergenze. PARAGRAFO 8 Uno degli elementi di maggiore novità della Direttiva è rappresentato dalla distinzione fra servizi lineari che si caratterizzano per la circostanza dell'inserimento in un palinsesto e per la fruizione simultanea da parte del pubblico e servizi non lineari che sono inseriti in un catalogo e fruiti in un momento scelto dall'utente. Il punto più critico riguarda l'applicazione della nozione di servizio non lineare giacché in linea di principio qualsiasi prodotto audiovisivo potrebbe rientrare nella definizione perché contenuto in un catalogo e fruibile nel momento scelto. Volendo riassumere le principali novità che il Decreto introduce esse sono:
  • Le informazioni sono prestatore del servizio
  • Il divieto di incitamento all'odio etnico, razziale, religioso
  • La fruibilità da parte di utenti con disabilità
  • Il rispetto delle finestre di programmazione cinematografica
  • Regole per la riconoscibilità ed i contenuti delle comunicazioni commerciali
  • Il divieto di pubblicità di alcolici, medicinali e prodotti del tabacco
  • Regole per la sponsorizzazione e l'inserimento dei prodotti L'interpretazione della nozione di servano non lineare diventerà dunque essenziale rispetto alle inevitabili e quasi quotidiane innovazioni tecnologiche e le nuove formule di offerta. Si delineano dunque tre ipotesi :
  • Servizi del tutto estranei alla categoria dei servizi di media audiovisivi
  • Servizi di media audiovisivi lineari
  • Servizi non lineari La distinzione fra servizi lineari e non lineari non corrisponde ad una distinzione fra servizi tradizionale ed evoluti; solo la modalità di fruizione fra la differenza: circolarità vs attivazione a richiesta. Inoltre, in entrambi i casi, è possibile configurare una trasmissione via internet. In definitiva si piò ritenere che servizio rilevante ai sensi della Direttiva SMA sia:
  • Qualsiasi contenuto audiovisivo, la cui collocazione non sia meramente incidentale, rappresentando quindi finalità principale del servizio medesimo
  • La cui prestazione sia diretta al pubblico
  • Che abbia connotazione commerciale
  • Che sia inserito in un insieme articolato, quale il palinsesto cronologico, nel caso dei servizi lineari, ovvero il catalogo, nel caso dei servizi non lineari PARAGRAFO 9 Le innovazioni più importanti hanno a che fare con i concetti di palinsesto e di responsabilità editoriale. La novità può essere apprezzata giustapponendola all'impianto originario del TU: vi sono tre soggetti:
  • L' operatore di rete è colui il quale allestisce la rete nei suoi vari segmenti per veicolare i contenuti
  • Il fornitore di contenuti è il tradizionale operatore televisivo con compiti in primo luogo editoriali
  • Il fornitore di servizi è un soggetto che o offre strumenti tecnici per fruire dei programmi, oppure fornisce servizi interattivi correlati alla fruizione dei programmi, ma diversi dai programmi stessi Dal confronto fra i due testi le definizioni di programma e di palinsesto sostanzialmente si equivalgono. Le differenze però sono di due tipi, una interna e l'altra esterna :
  • Quella esterna è quella di responsabilità editoriale nozione legata all'esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi sua sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico: la selezione, organizzazione e gestione del catalogo/palinsesto sembra costituire l'essenza della responsabilità editoriale. Laddove manchi l'elemento del controllo effettivo la disciplina arretra PARAGRAFO 10 La direttiva prevede che restino impregiudicati i diritti sulla proprietà intellettuale nella società dell'informazione e che vengono rispettate le finestre di programmazione delle opere cinematografiche. Il Decreto inserisce nel T.U un art 32 bis la cui effettività sarà tutta da verificare perché esso si indirizza ai fornitori di servizi media audiovisivi e, dunque, non risulta direttamente applicazione ai veri free ridere, i quali si trovano al di fuori di tale definizione. PARAGRAFO 11 I considerando enfatizzano il diritto delle emittenti di utilizzare brevi estratti nei programmi di informazione. La previsione collega la novità al fine di tutelare la libertà fondamentale di essere informati e per assicurare la piena e adeguata protezione degli interessi dei telespettatori. Di solito le immagini più importanti sono comunemente distribuite da agenzie che operano su scala mondiale e non conferiscono alcun diritto di esclusiva. È sufficiente pagare per averle. Gli unici eventi sui quali gravano diritti di esclusiva sono o musicali caratterizzati da una valenza modesta o sportivi che si caratterizzano per la loro unicità e per la loro forte deperibilità. PARAGRAFO 12 L'esigenza di tutela dei minori era una delle ragioni preminenti dell'intervento e influiva significativamente su tre aspetti: