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Questo testo introduttivo esplora la storia e le caratteristiche del diritto internazionale, dai suoi soggetti principali (stati, organizzazioni internazionali, movimenti di liberazione nazionale, individui e ong) alle sue origini e ai suoi sviluppi successivi. Il documento illustra il sistema internazionale, i rapporti tra i paesi occidentali e il 'mondo esterno', i regimi di capitolazioni e colonialismo, e le nuove tendenze del xx e xxi secolo.
Tipologia: Sintesi del corso
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CAPITOLI 1- All’interno dell’ordinamento giuridico internazionale i soggetti principali sono gli Stati, entità sovrane e indipendenti. A questi si affiancano altri soggetti tra cui: le organizzazioni internazionali, i movimenti di liberazione nazionale (MLN), gli individui ed infine le Organizzazione non governative (ONG). L’origine della società internazionale si fa risalire intorno al 16° secolo, in particolare intorno alla pace di Westfalia del 1648. Data convenzionale di affermazione del moderno Stato nazionale. Nacque, da qui, un sistema internazionale basato su una pluralità di stati “ superiorem no recognoscens ”, cioè stati che non riconoscevano un’autorità ad essi superiori. Inizialmente i membri più attivi e importanti del sistema internazionale furono gli Stati europei, cui si affiancarono, nel 1783 gli Stati Uniti e, agli inizi del 1800 anche i paesi latinoamericani. Per lungo tempo gli stati non europei si inchinarono alla superiorità dei paesi occidentali e finirono per accettare le regole da essi elaborate. L’occidente sviluppò due distinte tipologie di rapporti con il “mondo esterno”, a seconda che si trattassero di veri e propri Stati o di comunità prive di un’autorità centrale organizzata. Con i primi si utilizzava il sistema delle capitolazioni. Le capitolazioni erano accordi conclusi tra i paesi europei e alcuni Stati arabi e il Giappone, e servivano a disciplinare le condizioni di residenza degli europei sul territorio delle nazioni non europee. Tale regime ha tre aspetti principali. In primo luogo, faceva sì che gli europei costituissero una comunità giuridicamente separata da quella locale. In secondo luogo, in caso di controversie con un cittadino europeo, i cittadini dello stato straniero erano sottoposti ai tribunali europei e non a quelli locali. In fine era un regime che avvantaggiava gli europei in quanto era basato su un insieme di privilegi concessi ai cittadini che si trovavano in paesi extraeuropei. I secondi furono assoggettati al regime coloniale. Le comunità tribali avevano delle organizzazioni così diverse da quella europea che secondo la visione occidentale queste dovevano essere sottoposte ad una conquista completa. Gli europei colonizzarono prima le Americhe, nel 15° secolo. Nel 1700 il continente asiatico e, agli inizi del 1800 avviarono le conquiste coloniali in Africa. La situazione cambiò quando, l’emergere degli Stati Uniti pose un limite all’influenza e al potere degli Stati europei nel continente americano. Il nuovo indirizzo fu proclamato dal presidente Monroe, in una dottrina enunciata nel 1823. Secondo tale dottrina il continente americano non avrebbe più potuto essere oggetto di colonizzazione da parte delle potenze europee e gli stessi Stati Uniti si sarebbero astenuti dall’intervenire negli affari europei. Dal quel momento in poi furono avanzati dei tentativi di limitare il predominio delle grandi potenze europee attraverso norme internazionali o nazionali. Un esempio è rappresentato dalla “ clausola Calvo” , proposta dal giurista argentino Calvo.
Questa clausola, inserita nei contratti di concessione stipulati con stranieri, stabiliva che, in caso di controversie, lo straniero rinunciava alla protezione diplomatica del proprio stato di nazionalità e accettava di sottoporre tali controversie ad un tribunale locale. Un ulteriore esempio fu effettuato dal ministro degli Esteri argentino Drago, per il quale le grandi potenze non dovevano utilizzare la forza per recuperare crediti vantati dai loro cittadini nei confronti di stati più poveri. Agli inizi del ‘900 due avvenimenti importanti segnano l’inizio di una nuova epoca: La Prima guerra mondiale. Segno la “fine dell’era europea”. Al termine della guerra l’Europa non svolse più un ruolo decisivo nelle relazioni internazionali. Dopo il 1919 i vincitori della guerra decisero di creare un’organizzazione internazionale al fine di prevenire il verificarsi di ulteriori guerre. La Rivoluzione sovietica. La nascita dell’Unione Sovietica emerge come forza contrastante alle regole europee. Dopo la Seconda guerra mondiale la fisionomia della società internazionale cambiò radicalmente. I blocchi dominanti divennero due: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Sulle ceneri della Società delle Nazioni si prova a creare un altro sistema di sicurezza, un luogo in cui tutte le questioni possono essere trattate. Fu creata l’ONU, cui gli stati attribuirono il compito di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Nel 1970 i paesi emergenti cercano di promuovere un nuovo ordine economico internazionale, il NOEI, che aveva il compito di limitare lo sfruttamento delle risorse naturali dagli stati ex coloniali. Non riuscirono a crealo. Nel 1989/90 si ha la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Dagli anni ’80 ai primi anni 2000 si ebbe un periodo di relativa pace e sintonia. Emergono attori non statali, come i movimenti terroristici.
L’ordinamento internazionale è un ordinamento giuridico. Esso è basato sul principio di effettività , secondo il quale soltanto le pretese e le situazioni solidamente costituite nella realtà acquistano rilevanza giuridica. È un ordinamento che pone come obbiettivo l’universalità.