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Diritto Internazionale: Domande e Risposte, Esercizi di Diritto Internazionale

Una serie di domande e risposte relative a concetti chiave del diritto internazionale, come la soggettività internazionale dell'individuo, l'adattamento della consuetudine nel diritto interno italiano, l'esenzione dalla giurisdizione degli stati, le controversie internazionali, le fonti di terzo grado, il principio di autodeterminazione dei popoli, gli obblighi erga omnes, l'articolo 10 della costituzione e l'adattamento automatico, la zona economica esclusiva, il rango delle norme consuetudinarie, la protezione diplomatica, i mezzi pacifici per la soluzione di controversie, lo ius cogens, la giurisdizione della corte penale internazionale.

Tipologia: Esercizi

2023/2024

Caricato il 16/11/2024

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Domande fatte a diritto internazionale
4/06
1. La questione della soggettività internazionale dell'individuo
Nel diritto internazionale tradizionale l’individuo non è soggetto, ma oggetto di norme
internazionali, ad esempio nel caso degli stranieri il diritto internazionale prevede un
trattamento che conferisce agli stati la libertà di ammetterli od espellerli ma deve seguirne
degli obblighi: obbligo di non discriminazione, obbligo del minimo standard di trattamento,
obbligo di protezione. Il criterio che collega il cittadino allo stato, e che quindi lo fa godere di
pieni diritti, è la cittadinanza, le cui modalità di acquisizione e perdita le decide lo stato
stesso.
(aggiungere cose)
2. l'adattamento della consuetudine nel diritto interno italiano
Nel contesto italiano le norme internazionali sono applicate nel diritto interno tramite
adattamento. Questo adattamento è definito procedimento ordinario, ovvero la
riformulazione della norma internazionale in una legge. Questo procedimento viene regolato
nell’art.10 della costituzione, definito “trasformatore permanente”, perché nel momento che
si forma una consuetudine essa entra a far parte automaticamente dell’ordinamento italiano,
senza che ci sia un procedimento ad hoc da mettere in atto.
3. l'esenzione dalla giurisdizione degli stati
Ogni Stato gode di un’immunità dalla giurisdizione civile e dalle misure di esecuzione degli
altri Stati. L’immunità sussiste solo se l’atto statale rientra nell’ambito della funzione di
governo. Anche in caso di violazione dello ius cogens e definizione come crimine
internazionale l’immunità persiste, si può condannare l’individuo responsabile dell’atto ma
non lo Stato.
(aggiungere approfondimenti)
4. Le controversie internazionali nozione, nascita e termine
- Nozione: La controversia internazionale sorge quando c’è una situazione di contrasto
fra la pretesa di un soggetto e la resistenza dell’altro in relazione ad un conflitto di
interessi.
- Nascita: Il riconoscimento della controversia internazionale come soggetto del DI
nasce per la prima volta nel 1899 alla Convenzione dell’AIA, in quel caso viene
istituita la Corte permanente dell’arbitrato. Sono nati diversi organi negli anni ma tutta
via non esiste ancora un sistema generale di soluzione perciò ogni stato è libero di
utilizzare i mezzi che reputa più idonei.
- Termine: La CIG ha però riconosciuto l’obbligo di risolvere le controversie
internazionali con mezzi pacifici in modo che pace e sicurezza internazionale non
vengano messe in discussione, questa nozione è derivata dalla sentenza del 27
giugno 1986 nel caso delle Attività militari e paramilitari in Nicaragua e contro il
Nicaragua. Gli stati interessati devono astenersi nel corso della controversia per non
aggravare ancora di più la situazione e devono preventivamente evitare, con
comportamenti idonei, che ogni possibile conflitto o disaccordo diventi controversia
vera e propria.
5. Fonti di terzo grado
Alcune fonti del diritto internazionale derivano dagli accordi e sono definite fonti di terzo
grado, (consuetudine fonte primaria e accordo fonte secondaria), e si basa sulla
maggioranza. Si sono sviluppate soprattutto nell’ambito delle organizzazioni internazionali e
possono attribuire una funzione normativa, ovvero creare nuovi atti vincolanti indirizzati agli
stati membri. Nel caso dell’UE questi atti vengono adottati quando si è raggiunta la
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Domande fatte a diritto internazionale 4/

  1. La questione della soggettività internazionale dell'individuo Nel diritto internazionale tradizionale l’individuo non è soggetto, ma oggetto di norme internazionali, ad esempio nel caso degli stranieri il diritto internazionale prevede un trattamento che conferisce agli stati la libertà di ammetterli od espellerli ma deve seguirne degli obblighi: obbligo di non discriminazione, obbligo del minimo standard di trattamento, obbligo di protezione. Il criterio che collega il cittadino allo stato, e che quindi lo fa godere di pieni diritti, è la cittadinanza, le cui modalità di acquisizione e perdita le decide lo stato stesso. (aggiungere cose)
  2. l'adattamento della consuetudine nel diritto interno italiano Nel contesto italiano le norme internazionali sono applicate nel diritto interno tramite adattamento. Questo adattamento è definito procedimento ordinario, ovvero la riformulazione della norma internazionale in una legge. Questo procedimento viene regolato nell’art.10 della costituzione, definito “trasformatore permanente”, perché nel momento che si forma una consuetudine essa entra a far parte automaticamente dell’ordinamento italiano, senza che ci sia un procedimento ad hoc da mettere in atto.
  3. l'esenzione dalla giurisdizione degli stati Ogni Stato gode di un’immunità dalla giurisdizione civile e dalle misure di esecuzione degli altri Stati. L’immunità sussiste solo se l’atto statale rientra nell’ambito della funzione di governo. Anche in caso di violazione dello ius cogens e definizione come crimine internazionale l’immunità persiste, si può condannare l’individuo responsabile dell’atto ma non lo Stato. (aggiungere approfondimenti)
  4. Le controversie internazionali nozione, nascita e termine
  • Nozione: La controversia internazionale sorge quando c’è una situazione di contrasto fra la pretesa di un soggetto e la resistenza dell’altro in relazione ad un conflitto di interessi.
  • Nascita: Il riconoscimento della controversia internazionale come soggetto del DI nasce per la prima volta nel 1899 alla Convenzione dell’AIA, in quel caso viene istituita la Corte permanente dell’arbitrato. Sono nati diversi organi negli anni ma tutta via non esiste ancora un sistema generale di soluzione perciò ogni stato è libero di utilizzare i mezzi che reputa più idonei.
  • Termine: La CIG ha però riconosciuto l’obbligo di risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in modo che pace e sicurezza internazionale non vengano messe in discussione, questa nozione è derivata dalla sentenza del 27 giugno 1986 nel caso delle Attività militari e paramilitari in Nicaragua e contro il Nicaragua. Gli stati interessati devono astenersi nel corso della controversia per non aggravare ancora di più la situazione e devono preventivamente evitare, con comportamenti idonei, che ogni possibile conflitto o disaccordo diventi controversia vera e propria.
  1. Fonti di terzo grado Alcune fonti del diritto internazionale derivano dagli accordi e sono definite fonti di terzo grado, (consuetudine fonte primaria e accordo fonte secondaria), e si basa sulla maggioranza. Si sono sviluppate soprattutto nell’ambito delle organizzazioni internazionali e possono attribuire una funzione normativa, ovvero creare nuovi atti vincolanti indirizzati agli stati membri. Nel caso dell’UE questi atti vengono adottati quando si è raggiunta la

maggioranza e andranno ad obbligare non solo gli stati che hanno votato a favore ma anche quelli contro.

  1. Principio di autodeterminazione dei popoli Il principio di autodeterminazione dei popoli è regolato nella Carta dell’ONU art.1 par 2 e parla del rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti dei popoli e del loro diritto di autodeterminazione. Inizialmente non era considerato un principio giuridico operativo ma si è evoluto con il tempo fino ad indicare il più ampio diritto di ciascun popolo di determinare il proprio status, in libertà da ogni interferenza esterna. Questo principio nasce soprattutto per gestire il fenomeno della decolonizzazione che ha preso piede dagli anni 50 in poi, i movimenti di liberazione nazionale sono gli enti esponenziali dei popoli in lotta per l’autodeterminazione. A livello giuridico viene adottato nel 1960 la dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi e popoli coloniali , nella quale veniva condannata la soggezione di un popolo ad una dominazione straniera e veniva considerata così una negazione dei diritti fondamentali della persona umana.
  2. gli obblighi erga omnes Sono obblighi che uno stato assume nei confronti della comunità internazionale nel suo insieme, distinguendoli da quelli che uno stato assume nei confronti di un altro stato. Tali obblighi derivano da principi fondamentali come il divieto di aggressione e di genocidio. La violazione di una norma erga omnes comporta la commissione di un grave illecito internazionale nei confronti dell’intera comunità. Hanno una forza superiore a tutte le altre e non possono essere in alcun modo derogate da altri accordi o fonti.
  3. l'articolo 10 della costituzione e l'adattamento automatico “Vedi domanda 2”
  4. la zona economica esclusiva È un’area di 200 miglia marittime che parte dalla linea base del mare territoriale, nella ZEE si applicano alcune libertà dell’alto mare (navigaziome,sorvolo,etc), lo stato costiero nella ZEE gode dei diritti sovrano a fini esplorativi, di sfruttamento, di conservazione e gestione delle risorse naturali che si trovano nelle acque marine, a partire da dopo le 200 miglia inizia l’alto mare che appartiene all’alto mare (vedi domanda diritto del mare)
  5. Rango delle norme consuetudinarie Esistono una serie di norme consuetudinarie definite imperative e quindi sopra a tutte le altre/rango superiore. Si sentiva la necessità di riconoscere delle norme che andassero a tutelare dei valori essenziali quali l’autodeterminazione dei popoli/divieto di aggressione, genocidio, etc. La Cdv del 1969 a categorizzato le norme di rango superiore negli articoli 53 e 64. Le due categorie di norme consuetudinarie sono ius cogens ed erga omnes. 5/
  6. Protezione diplomatica La protezione diplomatica dei cittadini all’estero è la facoltà di uno Stato nazionale di agire contro un altro Stato se viene arrecato un danno ad un suo cittadino. Qual ora la vittima abbia esaurito le vie del ricorso, lo Stato nazionale potrà intervenire trasformando il reclamo da privato ad internazionale verso lo Stato che ha commesso l’illecito x ottenere la cessazione delle violazioni ed il risarcimento del danno.
  • C’è però una clausola che permette agli stati che hanno aderito allo statuto di sottrarsi ad essa per un periodo di 7 anni, rispetto ai crimini di guerra
  1. Le Peace keeping operations Sono operazioni che coinvolgono contingenti militari assegnati dagli stati membri per svolgere compiti di vigilanza, assistenza e mantenimento dell’ordine nelle zone di conflitto
  • Possono essere di natura imparziale, con il consenso delle parti coinvolte, o coercitive, imponendo la pace a soggetti che l’hanno violata
  • Il segretario generale delle Nazioni Unite è responsabile della pianificazione e conduzione di tali operazioni
  • I militari sono istruiti secondo i regolamenti ONU e devono rispettare i diritti internazionali umanitari
  1. Esenzione dalla giurisdizione degli agenti diplomatici L'immunità degli agenti diplomatici è un principio fondamentale del diritto internazionale codificato nella Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.
  • Gli agenti diplomatici sono immuni dalla giurisdizione civile e amministrativa del paese ospitante, ci sono però alcune eccezioni, come nel caso di azioni legate alla proprietà privata situata nel paese ospitante.
  • Sono immuni anche dalla giurisdizione penale. Ciò significa che non possono essere processati per reati penali nel paese in cui prestano servizio; tuttavia, il loro stato di origine può revocare questa immunità per permettere che vengano perseguiti per gravi crimini
  1. La soggettività delle organizzazioni internazionali Si riferisce alla loro capacità di essere considerati soggetti del diritto internazionale, con diritti e obblighi distinti.
  • Possono stipulare trattati con stati e altre organizzazioni internazionali
  • Possono adottare decisioni vincolanti x gli stati membri, regolamentare determinati settori (es OMS per questioni di salute pubblica) e imporre sanzioni o misure disciplinari
  • Godono di diritti e seguono obblighi derivanti dai trattati e dal diritto consuetudinario che le hanno istituite, ad esempio sono immuni giuridicamente nei confronti degli stati membri.
  • Possono stabilire relazioni diplomatiche con stati e altre organizzazioni internazionali
  1. Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati Il diritto dei trattati è un insieme di trattati, convenzioni, statuti e protocolli usati dagli Stati e dagli altri soggetti del diritto internazionale per stabilire le norme applicabili nei loro reciproci rapporti. Ha natura consuetudinaria ed è stato codificato dalla Convenzione di Vienna nel 19 69 ma ufficialmente entrato in vigore nel 1980. Contiene regole sulla formazione, validità ed estinzione dei trattati fra stati.
  2. Funzione consultiva della CIG É l’organo giurisdizionale delle Nazioni Unite. Ha una funzione definita consultiva per formulare pareri su qualsiasi questione giuridica a richiesta di quegli organi o enti che siano a ciò autorizzati.
  • Assemblea generale o Consiglio di sicurezza possono chiedere un parere su qualunque questione giuridica.
  • Gli altri organi delle Nazioni Unite e degli istituti specializzati possono chiedere pareri su questioni giuridiche che sorgano nell’ambito delle loro attività Il parere della Corte è facoltativo, quindi non è obbligata a pronunciarsi ove ritenga assenti le condizioni di ricevibilità della richiesta
  1. Misure ONU con uso di forza Il consiglio di sicurezza ONU ha l’autorità di adottare misure che includono l’uso della forza x mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. In alcuni casi queste attività si sono affiancate a interventi militari decisi in via unilaterali da gruppi di Stati operanti nelle organizzazioni internazionali come la NATO. Un esempio storico di una misura dell’ONU attraverso la forza coercitiva per il mantenimento della pace è quella riguardante la Guerra del Golfo, definita Risoluzione 678 che autorizzava gli stati membri a usare tutti i mezzi necessari per ripristinare la pace e la sicurezza nella regione dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq 6/
  2. Interpretazione trattati Gli stati contraenti sono “padroni” dei trattati da essi conclusi e spetta in primo luogo ad essi interpretarli, l’interpretazione è innanzitutto politica; quindi, non risponde per forza a criteri di natura giuridica. Vi è poi l’interpretazione giudiziaria, realizzata dai tribunali internazionali quando questi sono chiamati a risolvere controversie relative all’interpretazione e all’applicazione dei trattati. La Convenzione di Vienna negli articoli 31- 32 - 33 danno prevalenza a criteri oggettivi e soggettivi nell’interpretazione dei trattati.
  • Art 31: ricerca del significato letterale del testo: un trattato deve essere interpretato in buona fede seguendo il senso ordinario attribuito nel contesto (testo, preambolo, allegati, ogni accordo in rapporto col trattato concluso fra le parti in occasione della conclusione di esso). Oltre al contesto vanno intesi anche ogni accordo ulteriore e si dà rilevanza alla prassi seguita durante l’interpretazione del trattato. Vediamo quindi come vengono combinati diversi criteri, ordinati in base a considerazioni di logica e non secondo una scala gerarchica preordinata
  • Art 32: parla di mezzi complementari x l’interpretazione e hanno rilievo minore e si parla di lavori preparatori e circostanze nelle quali il trattato è stato concluso. Viene chiarito che il ricorso a questi due mezzi è fatto solo allo scopo di confermare il senso che risulta dall’applicazione dell’articolo 31
  • Art 33: riguarda l’interpretazione delle lingue. Esistono lingue ufficiali nelle organizzazioni internazionali e la traduzione di un trattato in un’altra lingua può portare problematicità. Anche in questo caso si tiene conto dell'oggetto e dello scopo del trattato stesso. Vediamo quindi come l’articolo di rilevanza è il 31 e gli altri due si possono definire così complementari ad esso.
  1. caso Assange É un esempio di consuetudine particolare regionale definito diritto d’asilo diplomatico. Tale diritto consiste, da un lato, nell’inviolabilità delle sedi diplomatiche straniere anche quando vi trovano rifugio individui ricercati dalla giustizia locale, e, dell’altro, nel consentire che queste persone possano lasciare il paese con il rilascio di un salvacondotto. Un caso emblematico è quello che riguarda il cittadino australiano Julian Assange, che nel 2 012 ha chiesto la protezione dell’Ecuador nei locali dell’ambasciata a Londra, adducendo il timore di persecuzione politica nel caso in cui fosse estradato negli Stati Uniti dove, per il caso Wiki leaks (diffusione di informazioni belliche segrete riguardanti le campagne militari in Iraq e Afghanistan) può esser perseguito per spionaggio e tradimento e rischia la pena capitale. Ad un certo punto però l’Ecuador decise di espellerlo dall’ambasciata, è stato catturato ed ora è sotto processo in UK
  • Nullità assoluta : prevista dall’articolo 69 della CDV. E riguarda che se un trattato la cui nullità sia stata accertata dalla Convenzione perde ogni effetto, riguarda cause molto gravi, sono insanabili e potranno anche essere invocate dopo molti anni. Le cause di nullità assoluta sono 3:
  1. Art.51: violenza esercitata su un rappresentante di uno Stato
  2. Art.52: trattato concluso con minaccia o uso della forza sullo Stato
  3. Art.53: nullità assoluta quando va in conflitto con lo ius cogens
  • Nullità relativa : si definisce relativa perché può essere anche una delle due parti che la invoca, le cause di nullità relativa previste sono 4: l’errore, il dolo, la corruzione e la violazione delle norme interne a) Errore: costituisce causa di nullità quando consiste in una falsa rappresentazione di un fatto o di una situazione che si supponeva invece esistente nel momento in cui il trattato è stato concluso “es. Errore di confine geografico” b) Dolo: diventa nullità quando lo Stato induce l’altro a stipulare l’accordo con un inganno e quindi commette condotta fraudolenta “falsa premessa, cattivo comportamento” c) Corruzione: consenso dello stato verso un altro attraverso corruzione (territoriale, politica, economica) d) Violazioni diritto interno: La violazione deve essere stata manifestata e deve aver riguardato una norma del suo diritto interno di fondamentale importanza
  1. cosa si intende per cause di esclusione dell'illecito nel diritto internazionale Esistono sei cause per la quale si esclude l’obbligo di tenere il comportamento prescritto: consenso, legittima difesa, contromisure, forza maggiore, pericolo, necessità. L’obbligo non viene annullato ma lo Stato ha una scusante x non adempierlo fintantoché esiste la giustificazione
  2. Consenso: Un comportamento illecito non è più illecito se l’altro Stato ha prestato il proprio consenso. Non può essere presunto ma deve risultare da atti chiari e precisi che ne circoscrivano l’ambito.
  3. Legittima difesa: consiste nell’azione obiettivamente illecita del soggetto, ma che cessa di essere tale in quanto diretta a respingere una violenza attuale ed ingiusta. Es. Di legittima difesa sono le reazioni armate unilaterali contro un'aggressione militare. La legittima difesa è stata codificata dall’art.51 della Carta dell’ONU, che vieta l’uso della forza se non sotto permesso del Consiglio di Sicurezza. Viene considerata anche la legittima difesa preventiva ovvero la reazione armata sferrata quando si ha la certezza di un imminente attacco militare “es. Guerra delle Falkland del 1982, si parla di legittima difesa preventiva dato che la GB ha invaso l’isola per cacciare l’occupazione argentina dopo che essi non se ne erano andati anche sotto ordine del Consiglio di Sicurezza
  4. Contromisure: il comportamento non viene definito illecito quando costituisce esercizio di autotutela. L’autotutela può concretarsi anche in atti coercitivi, e ha 3 caratteristiche a) Sono limitate ad attuazione temporanea, per dare possibilità che si prendano misure contro lo Stato responsabile b) Devono essere adottate per consentire il ripristino dell’adempimento degli obblighi in questione e devono essere proporzionate al danno subito c) Devono cessare se la questione viene deferita ad una corte internazionale autorizzata che prenderà decisioni vincolanti per entrambe le parti.
  1. Forza maggiore: l’illecito è escluso se si verifica un evento imprevisto, fuori il controllo dello Stato; che rende materialmente impossibile in quelle circostanze adempiere l’obbligo, la condotta non deve quindi presentare alcuna intenzionalità o essere frutto di una scelta consapevole.
  2. Necessità: l’adempimento dell’obbligo non diventa più necessario se imporrebbe sacrificare un interesse essenziale per lo stato obbligato. Occorre che vi sia una situazione così grave ed imminente che l’obbligato non abbia contribuito a causare e che non si possa evitare con le semplici procedure prescritte
  3. Pericolo: L’esclusione dall’obbligo diventa giustificato se l’autore in questione non ha altro modo possibile, in una situazione di estremo pericolo, per salvare la propria vita o quella di altre persone affidate alle sue cure
  4. che cosa si intende per patrimonio comune – res nullius Sono spazi che non possono essere oggetti di appropriazione da parte di altri stati, devono essere utilizzati esclusivamente per scopi pacifici e le risorse devono essere gestite e utilizzate per il bene di tutti i popoli. a) Divieto di appropriazione nazionale b) Destinazione a scopi pacifici c) Utilizzo nell’interesse dell’umanità x il progresso economico e scientifico d) Creazione di un trust – meccanismo internazionale volto ad assicurare la valorizzazione e la gestione razionale del patrimonio. Esempio di patrimonio comune è l’alto mare; secondo la convenzione di Montego Bay del 1982 l’alto mare è aperto a tutti gli Stati, le libertà sono: navigazione, sorvolo, posa di cavi e condotte sottomarini, costruzione di isole artificiali, pesca e ricerca scientifica. Secondo i trattati OST 1967 e l’Accordo sulla luna del 1979 anche il satellite naturale è patrimonio comune
  5. sentenza 238 la Corte costituzionale ha stabilito, da un lato, di non dover mettere in discussione l’autorevole interpretazione data dalla CIG alla norma internazionale consuetudinaria sull’immunità degli Stati e dall’altro lato che, così interpretata, tale norma non può fare parte dell’ordinamento italiano, perché contraria a principi costituzionali irrinunciabili, vale a dire il diritto a un rimedio giurisdizionale contro la violazione di diritti umani inviolabili (artt. 2 e 24 Cost.). Il diritto internazionale e il diritto dell’UE che dovessero andare contro le norme costituzionali fondamentali non verrebbero applicati (vedi controlimiti). Questa è stata la prima volta in cui una Corte costituzionale nazionale ha obiettato a una sentenza della CIG. Collegata strettamente al caso Ferrini.
  6. giurisdizione corte int.di giustizia La giurisdizione della Corte si estende, per ogni coppia di Stati che vi abbiano aderito, solo a quelle controversie sulle quali abbiano entrambi riconosciuto la competenza della Corte e che nessuna delle dichiarazioni dei due Stati abbia escluso attraverso un’apposita riserva. Questo ci dimostra come per ogni binomio di stati l’ambito della giurisdizione tende a variare. Es. L'Italia emana una dichiarazione unilaterale con cui riconosce la giurisdizione della Corte per una serie di materie, decidendo gli ambiti nei quali la Corte può pronunciarsi e la durata di questa giurisdizione; questa giurisdizione si stabilisce anche quando l’altro Stato con cui

Nel 1966 la CDI trasmetteva all’Assemblea generale il progetto finale della Convenzione, in 75 articoli. Fu convocata una Conferenza a Vienna con la partecipazione di 110 Stati, il testo fu adottato con 79 voti a favore, 19 di astensione e 1 contrario (Francia). L’art 2 definisce un trattato “un accordo internazionale concluso in forma scritta fra Stati e regolato dal diritto internazionale, incorporato in un unico strumento, o in due o più tra loro connessi, e qualunque sia la sua particolare denominazione”. La Convenzione si occupa solo degli accordi messi per iscritto, non si occupa quindi né di quelli taciti né di quelli orali e tantomeno dei cd gentlemen’s agreement , dato che dottrina, giurisprudenza e prassi consentono agli Stati di concludere accordi internazionali manifestando volontà diretta a stipulare accordi attraverso la parola.

  1. causa rebus sic stantibus Fa parte delle cause di estinzione dei trattati. L’art 62 della Convenzione di Vienna si riferisce al mutamento fondamentale delle circostanze, ovvero la clausola rebus sic stantibus (stando così le cose). Pur chiamandosi clausola molto spesso non è espressa nel trattato, perché di base non sono previsti cambiamenti, è più che altro considerata una norma consuetudinaria. Può essere evocato solo attraverso due condizioni:
  2. L’esistenza di tali circostanze deve essere stata base essenziale del consenso delle parti
  3. La cessazione di questo accordo non può comportare un appesantimento degli obblighi da eseguire. La clausola non può essere invocata da uno Stato che ha determinato lui stesso il cambiamento delle circostanze, e sono esenti dalla norma tutti i trattati che fissano un confine.
  4. I trattati con la successione di stati La convenzione di Vienna sulla successione degli Stati in materia di trattati del 1978 determina come l’applicabilità di un trattato può subire delle variazioni in base a determinate possibilità riguardante la successione degli stati. Lo strumento “principe” è l’accordo internazionale:
  • Accordi tra gli Stati successori che si ripartiscono oneri e vantaggi della successione
  • Accordi tra Stati successori e altri Stati, che determinano quali trattati sono mantenuti in vigore dopo la successione
  • Notificazioni di successione, con cui gli Stati successori dichiarano quali trattati dei predecessori intendono mantenere in vigore nei confronti degli Stati cui tali notificazioni sono indirizzate
  • Viene applicato anche il principio della mobilità delle frontiere dei trattati, Quando una parte del territorio di uno Stato predecessore diventa parte del territorio di uno Stato successore, i trattati del primo cessano di essere in vigore nei confronti del territorio al quale si riferiscono.
  • L’Art 34 della Convenzione prevede il principio della continuità dei trattati. Quando una o più parti del territorio di uno Stato si distaccano per formare uno o più nuovi Stati, ogni trattato in vigore alla data della successione fra Stati rispetto a quel territorio permane in vigore nei confronti di ognuno degli Stati successori. (caso Cecoslovacchia/JugoslaviaI
  • Uno stato di nuova indipendenza non è obbligato a mantenere in vigore, o a diventare parte di alcun trattato.
  1. elementi dell'illecito e conseguenze Gli elementi costitutivi del fatto illecito possono essere di due tipi : soggettivo e oggettivo
  • Elemento soggettivo: la condotta di un soggetto internazionale e si attribuisce allo Stato
  • Elemento oggettivo: l’illiceità di tale condotta e costituisce una violazione dell’obbligo internazionale dello stato Queste due nozioni hanno come riferimento più importante l’utilizzo dalla CIG. Nella decisione sul caso del Personale diplomatico consolare statunitense a Teheran, la Corte affermava la presenza di entrambi gli elementi e quindi condannò l'Iran accusandolo di violazione dei molteplici obblighi del diritto internazionale. A. Elemento soggettivo : può costituire elemento di illecito internazionale dello stato la condotta di un individuo che fa riferimento allo stato e ha agito nei limiti della competenza a lui attribuita o oltre essa in qualità di organo statale. Si parla anche di illecito omissivo quando soggetti, che non rappresentano organi statali, sono responsabili di un illecito e lo Stato in questione non adotta misure necessarie di protezione (caso Tellini 1923). Un altro problema è il grado di controllo che deve essere esercitato dallo Stato su individui e gruppi di individui che agiscono per conto dello Stato. Questo tipi di controllo si articola in due criteri:
  1. Controllo effettivo: l’individuo o l’organo deve poter controllare effettivamente quella situazione (caso nicaragua 1986, bosnia serbia 1948 e Dutchbat 2013)
  2. Controllo generale: sentenza del tribunale penale internazionale x la ex Jugoslavia sul caso Tadic: si trattava di violazioni gravi dei diritti umani, i giudici hanno affermato che il grado di controllo varia a seconda delle circostanze e non è richiesto che esso sia in ogni caso elevato B. Elemento oggettivo: illecità della condotta. Si definisce illecito quando la condotta che viene attribuita allo stato costituisce una violazione di un obbligo internazionale, la condotta per definirsi illecita deve ledere diritto altrui e sono state proposte varie classificazioni delle possibili condotte illecite:
  3. Illeciti bilaterali che derivano dalla violazione di obblighi verso un solo altro Stato
  4. Illeciti erga omnes partes conseguenti ad inadempimenti di obblighi nei confronti di un gruppo di stati parti ad accordi multilaterali da parte di uno stato appartenente agli stessi accordi
  5. Illeciti erga omnes derivanti dall’infrazione di obblighi consuetudinari nei confronti della comunità internazionale nel suo complesso
  • Illeciti omissivi (violazione obbligo di fare) vs illeciti commissivi (violazione obbligo di non fare)
  • Illeciti da semplice condotta vs illeciti di risultato
  • Illeciti da evento
  • Fatto illecito complesso
  1. Regime delle riserve Ogni trattato multilaterale disciplina autonomamente il regime delle riserve, è quindi alle regole specifiche contenute nei singoli trattati che occorre fare riferimento x determinare se esse sono ammissibili e in quali limiti -. La riserva è una manifestazione unilaterale di volontà resa da uno Stato dal momento in cui esprime la volontà di accettare un trattato multilaterale. É quindi uno strumento con la quale uno Stato dichiara in che modo vuole che quella parte di quel trattato venga applicato.
  • Dal 1993 si occupa di riserve la CDI (commissione del diritto internazionale) che ha adottato nel 2011 una “Guida pratica sulle riserve”.
  • La CDV riflette il principio dell’ammissibilità delle riserve e stabilisce che esse possono essere apposte al momento della firma o al momento in cui lo Stato esprime il consenso di obbligarsi, al momento della ratifica del trattato la riserva deve essere confermata formalmente dallo Stato che ne è autore, al momento in cui esso esprime
  • Possiede diritto di legislazione attivo o passivo in quanto accredita i propri agenti diplomatici (chiamati nunzi) presso gli stati e ne riceve
  • Le è riconosciuta in Italia l’immunità dalla giurisdizione, cioè non può essere assoggettata ai tribunali di un altro Stato.
  1. Formazione dei Trattati Si ha quando si determina la volontà di convergenza di due o più stati, ciascuno dei quali consente di esserne vincolato. Secondo la CDV ogni stato può decidere quale forma seguire x concludere il trattato, ma la prassi definisce due forme principali di stipulazione: forma solenne e forma semplificata Forma solenne: implica un procedimento caratterizzato da due fasi; negoziato e ratifica
  2. Negoziato: è l’incontro tra le parti, può essere bilaterale o multilaterale e può venir indetta una conferenza internazionale. Il Negoziato si conclude con l’adozione del progetto del trattato, segue poi la firma dei rappresentanti degli Stati. Dal momento della firma non ci può essere modifica
  3. Ratifica: Con la ratifica gli Stati rappresentano la volontà di obbligarsi sul piano internazionale in conformità al trattato. Il tempo tra firma e ratifica consente agli Stati di compiere le procedure costituzionali previste dai rispettivi diritti interni. Nel caso di un accordo bilaterale, vengono scambiate le ratifiche e da quel momento in poi il trattato entra in vigore; nel caso in cui si ha un accordo multilaterale si potrebbe prevedere che il trattato entri in vigore con un deposito: viene nominato un depositario delle ratifiche e quando si raggiunge il numero min di ratifiche, espresse nel trattato, l’accordo entrerà in vigore. Alla ratifica si applicano i concetti di approvazione , accettazione e adesione, l’adesione consente ad altri stati di unirsi in un tempo successivo al trattato tramite apposito deposito di adesione Forma semplificata: Nella forma semplificata non è prevista la fase di ratifica, il perfezionamento dei trattati si realizza già al termine dei negoziati con la firma dei rappresentanti. L’entrata in vigore è stabilita dalle clausole finali del trattato stesso, che possono stabilirne un termine iniziale d’efficacia (data precisa), oppure subordinare l’entrata in vigore al verificarsi di un evento futuro e incerto (condizione sospensiva), come il deposito di un n minimo di ratifiche, tipico dei trattati multilaterali.
  • Pieni Poteri : Gli organi di stato durante i procedimenti di stipulazione dei trattati hanno bisogno di una documentazione che accerta il possedimento dei pieni poteri
  • Treaty-making power: Starà a ciascuno stato valutare quale procedura è più idonea alla tutela dei suoi interessi e al rispetto dei vincoli posti dal diritto interno nel caso concreto. In italia è il pres. Della Repubblica che ratifica i trattati (art.87 cost.) previa autorizzazione delle camere, Art.80 indica proprio le 5 categorie in cui è prevista questa forma di “permesso”:
  • Trattati di natura politica
  • “” che implicano modificazioni di leggi (+ importante)
  • “” variazioni del territorio
  • “” oneri alle finanze
  • “” arbitrati o regolamenti giudiziari

Se d’accordo le camere mandano una legge di autorizzazione alla ratifica e il pres. Potrà ratificarlo. Questa legge prevede anche la piena esecuzione e adattamento del trattato al diritto interno.

  • Trattati relativi all’unione europea: Implicano il pieno trasferimento dei poteri sovrani dagli Stati ai membri dell’UE e prevedono norme di diritto applicabili direttamente negli ordinamenti interni (cd regolamenti). L’italia ha rinunciato ad alcuni suoi ambiti di competenza per investire sull’UE, l’ordinamento europeo ha un primato sul diritto italiano.
  • La pubblicazione dei trattati: L’art.102 della CNU dispone che ogni trattato internazionale deve essere registrato il prima possibile presso il Segretario delle Nazioni Unite e pubblicato a cura di quest’ultimo. Gli stati hanno comunque continuato a stipulare accordi segreti fra loro di natura militare e commerciale.