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Riassunti per argomenti di diritto processuale Penale.
Tipologia: Appunti
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Nella sua accezione ampia (111, comma 2, Cost.) cosa significa contraddittorio?
quindi un giudice che rispetta la separazione delle funzioni in un sistema in cui ognuno svolge il proprio ruolo senza travalicare quello altrui.
spetta a tale giudice quindi la competenza per i reati più gravi, per quei reati che suscitano maggiore interesse sociale e per i quali sono necessarie conoscenze di fatto più che tecniche. la ratio di ciò sta proprio nella composizione mista del giudice. sono espressamente preclusi alla competenza della corte di assise quei reati più frequenti per evitare di ingolfarla. e inooltre è preclusa la competenza per i reati previsti dal d.p.r. 309/90 in materia di stupefacenti, materia che richiede conoscenze tecniche per eccellenza. in base al criterio qualitativo rientrano nella competenza della corte di assise i reati di omicidio preterintenzionale, aiuto al suicidio, omicidio del consenziente, ogni delitto doloso da cui è derivata la morte, genocidio, contro la personalità dello stato.
reati previsti dai commi precedenti che come vedremo effettuano delle deroghe a questo primo comma. la competenza spetta al giudice del luogo in cui si è consumato il reato. per consumazione si intende il luogo in cui è avvenuta la condotta illecita, azione od omissione. il secondo comma riguarda i reati da cui è provocata la morte. la competenza spetta al giudice del luogo in cui è avvenuta l'azione od omissione, la condotta e non la morte. la ratio di tale regola sta nel fatto che la scena del crimine in realtà può non coincidere con il luogo di morte. il terzo comma riguarda il reato permanente in cui l'offesa al bene giuridico viene effettuata in modo continuo, in questo caso è competente il giudice del luogo in cui ha avuto inizio la condotta. questo per evitare che vengano presi in considerazione diversi luoghi. il quarto comma riguarda il tentativo. è competente il giudice del luogo in cui si è verificato l'ultimo atto teso a commettere il delitto. nei casi in cui risulta difficile applicare le norme dell'art. 8 , intervengono le regole suppletive dell'art. 9. al primo comma si afferma che è competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione od omissione. se non è possibile neanche individuare questo allora rileva il giudice del luogo di residenza dell'imputato. se non è possibile stabilire anche questo allora è competente il giudice del luogo in cui c'è l'ufficio del PM che per primo a provveduto a iscrivere la notizia di reato nel registro delle notizie di reato.
competenza funzionale altro tipo di competenza è quella funzionale, essa riguarda lo svolgimento delle funzioni in un unico processo. chi svolge funzione di gip, non può svolgere funzione di gu o di giudice del dibattimento e così via. allo stesso modo gli atti e i provvedimenti che può emettere il giudice del dibattimento non possono essere emessi da un gip o da un gup. ogni fase ha il suo giudice, ogni fase ha i suoi atti.
citazioni, delle comunicazioni e delle notificazioni di cui dichiara la nullità.
Art.420-quinquies Assenza e allontanamento volontario dell'imputato [151] (codice procedura penale)
Art.428 Impugnazione della sentenza di non luogo a procedere (codice procedura penale)
Art.431 Fascicolo per il dibattimento [159] (codice procedura penale)
direttive non è corretto nel rapporto tra PM e polizia giudiziaria, ma è comunque valido dal punto di vista processuale e può essere usato come elemento di prova. Secondo l'Art.370 il PM svolge personalmente l'attività. Nella pratica però difficilmente la compie da solo e quindi delega la polizia. Può inoltre delegare interrogatori di indagati o confronti con testimoni, ma il limite è che la persona si trovi in stato di libertà, altrimenti la delega non si può fare. In caso di delega, l'atto segue le regole dettate dal PM, come se lo avesse fatto lui; se all'interrogatorio procede il PM, il difensore può essere avvisato ma la sua presenza non è necessaria; se invece l'interrogatorio è delegato alla polizia, qui la presenza del difensore è necessaria. Possono coesistere direttive e deleghe: il PM può fissare un obiettivo di indagine e lasciare la discrezionalità alla polizia, ma può al tempo stesso delegare atti alla stessa polizia. Queste sono attività che possono coesistere all'interno della stessa indagine. Una volta però che il PM ha assunto la direzione delle indagini, dovrà essere sempre informato dalla polizia che fa attività integrativa o parallela. Nel caso in cui ci sia un fatto di reato, la qualificazione giuridica e l'attribuibilità del fatto ad una persona determinata, si può richiedere il rinvio a giudizio; se manca uno dei 3 elementi si deve richiedere per forza l'archiviazione. INDAGINI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA: dopo aver acquisito la notizia di reato e averla comunicata al P.M., la P.G., prima ancora che il P.M. assuma la direzione delle indagini, compie di propria iniziativa atti di indagine preliminare (art. 348 c.p.p.) quali:
cinque giorni prima dell’udienza gli interessati possono presentare memorie presso la cancelleria del giudice. L’imputato e il condannato in stato di detenzione hanno diritto di essere sentiti, se ne fanno richiesta e purché siano detenuti nello stesso luogo ove ha sede il giudice; in caso di loro legittimo impedimento l’udienza deve essere rinviata a pena di nullità. Se, invece, l’imputato o il condannato sono detenuti in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice, alla loro audizione deve procedere, a pena di nullità, il magistrato di sorveglianza prima che abbia luogo l’udienza in camera di consiglio. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata alla parte, ai difensori e alle altre parti interessate. Avverso tale provvedimento le parti possono proporre ricorso per cassazione. Salvo che il giudice non disponga diversamente, il ricorso non sospende l’esecuzione dell’ordinanza. Una precisazione: l'art. 127 c.p.p. è il modello dei procedimenti in camera di consiglio; questo vuol dire che al singolo istituto le norme contemplate dal predetto articolo non è detto che si applichino nella loro interezza. Ad esempio, rispetto all'udienza di convalida, le disposizioni dell'art. 127 c.p.p. operano in quanto compatibili o non espressamente derogate. Se Le viene chiesto di illustrare lo svolgimento dell'udienza preliminare , deve cominciare subito a parlare della costituzione delle parti (art. 420)...della discussione (art. 421)...e di tutti gli altri aspetti che riguardano l'argomento. Se Le viene chiesto di parlare dei provvedimenti del giudice al termine dell'udienza preliminare, dovrà illustrare le due possibilità previste dall'art. 424... Cerchi di seguire il mio consiglio....studi sul manuale, ma segua sempre il codice...lì troverà tutte le risposte. Astensione pubblico ministero leggere articolo legga l'art. 53 che rinvia all'art. 36 comma 1 lett.a) b) d) e). Buono studio. Per una maggiore precisazione.
L'esame incrociato è disciplinato dall'art. 498 c.p.p. e si compone di tre momenti: l'esame ,il controesame e il riesame. Le tre fasi hanno in comune la caratteristica del rapporto diretto tra parte esaminatrice e fonte, rapporto che si traduce nel fatto che le domande vengono poste direttamente dal difensore senza intermediazione del giudice che svolge solo una funzione di controllo di legalità dell'esame e può intervenire in determinate situazioni o partecipare attivamente nei limiti descritti dall'art. 506 c.p.p. Il primo momento è dedicato all'esame diretto condotto dalla parte che ha richiesto l'ammissione della prova ed è finalizzato alla ricostruzione del fatto secondo l'ipotesi sponsorizzata dalla parte che lo ha richiesto. Successivamente, le parti diverse da quella che ha chiesto la prova possono effettuare il controesame che ha, tra l'altro, la funzione di verificare l'attendibilità della fonte dichiarativa ( art. 498 comma 2 c.p.p. ). E' una fase eventuale e serve a fornire una spiegazione dei fatti alternativa rispetto a quella emersa durante
l'esame del teste, dimostrando che questo ha riferito, intenzionalmente o meno, fatti e circostanze errate. La finalità del controesame è duplice. Da un lato mira a far dichiarare al testimone un fatto diverso o contrario a quello emerso durante l'esame diretto e, dall'altro, a dimostrare la scarsa credibilità del teste stesso. Sono ammesse le domande suggestive (non consentite nell'esame diretto) perché il loro scopo è quello di saggiare la capacità del teste di dare risposte sincere e legate ai ricordi e alle proprie conoscenze personali o di metabolizzare il contenuto delle domande facendolo proprio come se fosse frutto di un personale ricordo o di una personale conoscenza. Infine la parte che ha chiesto la prova può rivolgere, completando l'esame, altre domande alla fonte. Quest'ultima fase è il riesame ed è eventuale e finalizzata al recupero della originaria sequenza dei fatti e della credibilità della persona esaminata. DURATA INDAGINI PRELIMINARI