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La storia del Disability Management
Tipologia: Sintesi del corso
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La storia della disabilità e di come questa venga percepita dalla società, è una lunga storia di esclusione e di diritti negati. Nonostante nel medioevo, per un breve periodo si diffuse un un atteggiamento pietistico e di rispetto, si era ancora lontani da un tentativo di inclusione nel tessuto sociale. Infatti chi non era in grado di partecipare con efficienza al progresso economico e sociale, veniva, e forse ancora oggi, viene visto come ostacolo, come oppositore da cui difendersi attraverso la pratica consueta dell’esclusione, non solo a livello sociale, di emarginazione, ma anche a livello fisico. Ancora una volta ci si difende dal disabile con l’unico metodo che la società del tempo conosceva: l’esclusione da tutte le pratiche sociali. In questo difficile e lungo cammino verso l’integrazione e l’inclusione avviene un passaggio molto importante; si passò dall’idea di voler aiutare il disabile per compassione a quella di diritto, in questo caso particolare, sancito dall’Articolo 38 della Costituzione secondo cui: “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale”. Il tema del lavoro legato alla disabilità è sempre stato uno dei temi di maggior rilievo. Si assiste ora a una svolta radicale: dal ruolo di “fardello”, di costo per la comunità, a quello di individuo produttivo, che contribuisce attivamente allo sviluppo e al benessere del paese e della sua società e cambia radicalmente non solo la percezione del disabile da parte degli altri, ma la sua stessa considerazione di sé (Giordani 1995). Si è da tempo affermata l’idea che il concetto di lavoro si colleghi a molti altri; come per esempio a quello di creatività, di realizzazione dei propri desideri e di soddisfacimento dei propri bisogni. Inoltre il lavoro è considerato fonte di rapporti sociali ed è forse il modo più evidente per combattere la discriminazione culturale e sociale. L'inserimento lavorativo delle persone con disabilità è un diritto riconosciuto e tutelato, ma nella maggior parte dei casi è tutt'altro che realizzato o rispettato. Esisto dunque reali difficoltà d'inserimento lavorativo dei giovani, e non solo, con disabilità. Dalle ricerche dell’ ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), infatti, emerge che gli ostacoli dell’inclusione lavorativa derivino da: percezioni e atteggiamenti negativi dei datori di lavoro, da atteggiamenti negativi da parte della famiglia, da difficoltà pratiche nello svolgere il lavoro, da scarsa fiducia e stima di sé e da difficoltà di produttività e di atteggiamenti discriminatori verso disabili mentali. Per quanto riguarda, per esempio, l'inserimento in azienda, sempre l’ ISFOL (2014) ha individuato le principali criticità riscontrate dai lavoratori disabili, che si possono suddividere in quattro categorie. La prima è legata ai limiti interni all'azienda stessa: tra questi la scarsa conoscenza delle patologie; la mancanza di formazione per accogliere la persona con disagio mentale o fisico e l’assenza di reti di sostegno per gestire questo disagio. La seconda è l'atteggiamento nei confronti del lavoratore, che
può manifestarsi in un comportamento troppo compassionevole, o di scarsa valorizzazione del soggetto, o di vigilanza eccessiva sul suo lavoro. La terza è legata alle motivazioni che spingono le assunzione che possono essere: pietismo, obbligo di legge o solidarietà. La quarta categoria invece coincide con i limiti che una persona disabile percepisce di avere: come l'ansia da prestazione, l'incapacità o la scarsa autostima. Inoltre ancora l’ISFOL fa una classifica delle maggiori difficoltà che l’azienda si trova ad affrontare nell’inserimento lavorativo delle perone con disabilità mentale. Al primo posto ci sono i "problemi di comportamento" del lavoratore, al secondo i suoi limiti produttivi, al terzo la necessità di supervisione. Con l’andare avanti però si sta cercando di individuare alcune possibili soluzioni al problema dell’inserimento lavorativo. Infatti si parla sempre più di una maggiore diffusione di informazioni, di collaborazione e supporto da parte della famiglia, di monitoraggio e valutazione che coinvolga azienda, lavoratori, famiglia, enti e comunità professionali affinché non si dimentichi che la persona portatrice di disabilità non sia un ostacolo ma bensì un individuo attivo per il paese e per la società.