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Riassunto disability studies. formazione primaria roma tre
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli studi culturali sulla disabilità hanno messo in discussione un termine che non sembrava problematico: la disabilità. Un tentativo di schematizzazione degli studi delle disabilità è stato compiuto da Davide Pfeiffer editore del “Disability Studies Quarterly”, rivista americana di riferimento. Si possono individuare almeno 9 versioni del paradigma della disabilità:
delle persone disabili sono diritti civili. Le persone disabili non devono essere viste come appartenenti ad una categoria protetta con prerogative speciali perché ciò distrugge ogni idea di equità. Devono ricevere uguale protezione e adeguati servizi. Agli anni '60 risalgono i primi testi di autori disabili. Hunt è il padre fondatore dello studio critico della disabilità in Inghilterra e ha posto le basi del modello sociale della disabilità. Per l'autore le persone disabili pongono una sfida ai valori della società occidentale. Una distinzione importante riguarda le parole impairment, che è la condizione in cui si trova la persona e disabilità, che è il vincolo che questa si trova a subire a causa di un'organizzazione del sociale. Vic Finkelstein viene considerato il fondatore del modello sociale della disabilità, secondo cui la disabilità è un problema legato alle sventure private degli individui. Il lavoro dell'autore è stato fondamentale per lo sviluppo del Disability Studies inglesi. Mike Oliver è un altro autore cardine che si è proposto di esporre il modello sociale della disabilità. Per Oliver è necessario fare un'analisi dell'evoluzione storica della gestione sociale delle problematiche legate alla disabilità. Sostiene che non sono stati compiuti dei tentativi in questa direzione e solo Finkelstein è riuscito a cogliere il passaggio dalla società agricola alla società industriale, in cui la richiesta di manodopera efficiente e capace di reggere l'aumento dei ritmi produttivi esclude l'accesso al reddito a chi non è in grado di adeguarvisi portando, quindi, all'esclusione progressiva delle persone disabili dal lavoro e dalla partecipazione alla vita sociale attiva. → Questa emarginazione finisce per indurre a considerare le persone disabili come un problema sociale e educativo. In quanto disabile l'individuo può essere oggetto di ulteriori discriminazioni, in base al genere, etnia e sessualità. I Disability Studies inglesi si sono sviluppati intorno al modello sociale della disabilità come “oppressione sociale”. Anche negli USA, autori disabili si sono legati ai movimenti per le emancipazioni delle persone disbili e al movimento per la vita indipendente noti come “minority group” o “oppressed minority”. Il crescere delle aspettative di vita nel mondo industrializzato ha evidenziato come la disabilità più diffusa sia legata all'invecchiamento e alle patologie ad esso correlate. Il movimento per la vita indipendente afferma il diritto di ogni persona a determinare, attraverso la propria scelta, le proprie condizioni di vita. I principi che caratterizzano la filosofia di questo movimento sono 4:
confronti della disabilità a causa del gran numero di mutilati di guerra. Il senso di colpa e l'obbligo morale portano la società a investire sul versante della riabilitazione: il problema che si presenta è quello di riportare all'origine la condizione dei mutilati e ciò avviene grazie all'investimento sul concetto di protesi che viene applicato anche agli incidenti sul lavoro. In questa dimensione si definisce la natura lessicale di handicap e la sua problematicità che rimandava da una parte a una condizione deficitaria interna alla persona, dall'altra parte rimanda ad un'azione ostacolante esterna. L'ICIDH-1 (International Classification of Impairments, Disabilities, and Handicaps) definisce menomazione , come perdita o anormalità, disabilità , come limitazione o perdita delle capacità, e handicap , come condizione conseguente a una menomazione o a una disabilità che impedisce l'adempimento del ruolo normale per il soggetto. Questi termini rappresentavano un nuovo vocabolario, ma con un'impostazione generale che viene criticata. L'obiettivo delle critiche era quello di spostare la prospettiva dell'individuale all'inadeguatezza del sistema sociale, alle barriere fisiche e sociale e alla sua incapacità di adattarsi e modificarsi in relazione alle singole persone. Si assiste, quindi, ad una fase di ridenominazione che tendono a spostare l'attenzione sull'influenza dei fattori sociali. Attraverso l'ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) le correnti bio-mediche e quella sociale arrivano ad una nuova classificazione in cui il funzionamento della persona viene visto nella sua interazione fra la condizione di salute e i fattori contestuali, ovvero fattori ambientali e personali ( modello bio-psico-sociale ). In questa prospettiva la disabilità viene definita come “la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e ambientali che rappresentano le circostanze in cui un individuo vive. A causa di questa relazione, ambienti diversi possono avere un impatto diverso sullo stesso individuo con una certa condizione di salute”. Il vocabolario dell'ICF è stato completato con l'aggiunta di nuovi termini, ma la nuova classificazione è stata criticata in quanto compaiono parole che appertongono all'ambito medico. La prospettiva socio-culturale delle denominazioni sui processi di esclusione e stigmatizzazione ha una forte centralità in quanto le relazioni sociali diventano elementi costitutivi dell'identità. Nella società occidentale la disabilità e il danneggiamento del corpo vengono vissuti come contrasto a un ideale di bello. Secondo Goffman è possibile individure 3 tipologie di stigma alle quali si associano le etichettature:
In Inghilterra i DS nascono intorno agli anni '70 con le rivendicazioni di persone con menomazione di tipo fisico. Il movimento degli attivisti disabili della UPIAS (Union of the Physically Impaired Against Segregation) comincia a rivoluzionare il modo in cui la disabilità è interpretata e vissuta. L'UPIAS è caratterizzata da una forte componente politica di stampo marxista che associa il movimento di liberazione delle persone disabili a quello di altri gruppi sociali oppressi come i neri, le donne, gli omosessuali e i poveri. La povertà è da intendersi come forma di limitazione alla partecipazione sociale, come assenza di pari opportunità, di possibilità di scegliere e decidere cosa fare della propria vita, una povertà che deriva da una condizione di dipendenza in cui le persone disabili, e altri gruppi sociali oppressi, sono costrette a vivere. Il movimento dei DS in Inghilterra mira a modificare le relazioni di potere esistenti per permettere un cambiamento totale della società in cui viviamo a vantaggio non soltanto delle persone disabili ma di tutte quelle persone
possono apportare per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone disabili. → Ciò che viene criticato del modello medico è lo sguardo concentrato sull'individuo e l'idea che ne scaturisce di disabilità come terribile evento capitato a un soggetto sfortunato. Una delle critiche maggiori mosse al modello sociale è stata quella secondo cui → esso tenda a dimenticare la condizione individuale e patologica della persona. → In realtà il modello sociale sceglie di focalizzare l'attenzione su questioni condivisibili da più individui (ossia la condizione di oppressione sociale). Ulteriori critiche al modello → hanno riguardato il fatto che non riesce a spiegare il fenomeno della disabilità nella sua completezza e complessità, in quanto è eccessivamente fondato su aspetti sociali e non è capace di fornire risposte concrete per la vita delle persone disabili. Negli anni '80 in Italia, la pedagogia speciale comincia a porre l'accento sulle conseguenze del contesto ambientale sulla vita delle persona disabile, tanto che la letteratura di quegli anni sceglie di utilizzare il termine “persone in situazione di handicap” al posto di “handicappate” per sottolineare l'interpretazione dell'handicap come una condizione di svantaggio sociale piuttosto che qualcosa di inerente alla persona. → Un tentativo di superare i limiti del modello sociale è stato fatto dalla Convenzione Internazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità. La Convenzione propone un approccio alla disabilità basato sui diritti. Ogni individuo possiede una serie di diritti, tra cui quello a un'istruzione di qualità, senza il bisogno di essere etichettato come diverso o facente parte di una minoranza che può essere ferita e bisognosa. I Disability Studies in Education → sono una disciplina di studio emergente nata negli USA e poi in Europa alla fine degli anni '90. I DSE utilizzano l'approccio culturale e ideologico e i metodi di ricerca propri come i DS applicandoli alla scuola e all'educazione. L'obiettivo → è far emergere come la disabilità sia interpretata in ambito educativo e come questa interpretazione possa determinare il mantenimento o meno di forme di discriminazione e di marginalizzazione. Lo scopo è quello di combattere ogni forma di esclusione in ambito scolastico rendendo la scuola e i sistemi educativi più inclusivi, non soltanto per le persone disabili ma per tutti coloro che sono stati esclusi dal processo di apprendimento poiché non rispondenti a quelli che sono i criteri riconosciuti dalla norma. I DSE si impegnano → a creare e a sostenere una scuola inclusiva e accessibile. Le persone disabili non sono l'oggetto di indagine, ma diventano attori del
processo di ricerca privilegendo nell'ambito della ricerca il modello partecipativo con la collaborazione tra persone disabili e non. Uno degli obiettivi fondamentali dell'approccio dei DSE è appunto → il cambiamento in senso inclusivo dei contesti scolastici. Molti autori rilevano come il processo di inclusione richieda un profondo cambiamento del modo di pensare. Infatti, i metodi pedagogici rischiano di essere inefficaci nelle mani di coloro che sono sostenitori di una serie di credenze che considerano alcuni studenti come svantaggiati. È necessario, quindi, un reale cambiamento di prospettiva culturale e ideologica. I DSE non negano l'esistenza di problematiche individuali e riconoscono il dovere di rispondere alle richieste delle persone disabili nel rispetto dei loro diritti. Ciò che i DSE intendono indagare è il significato che si da alle differenze biologiche e le diverse implicazioni pedagogiche che derivano dal modo in cui queste differenze sono intese. I DSE hanno sottolineato come l'educazione inclusiva non si rivolge unicamente agli alunni disabili che devono essere integrati nella scuola. L'inclusione scolastica mira a rendere inclusivi i contesti, a partire dalla struttura architettonica fino ad arrivare alle pratiche scolastiche, come la valutazione, il curricolo, gli approcci pedagogici, l'organizzazione scolastica. La disabilità non è qualcosa che riguarda il corpo e la mente, ma → è il risultato di strutture e atteggiamenti discriminatori. La prospettiva inclusiva sostenuta dai DSE può aiutare la ricerca pedagogica a indagare alcuni aspetti della scuola italiana → con il fine di offrire delle prospettive alternative e delle opportunità di analisi per il miglioramento del sistema educativo. È necessario puntare sulla formazione dei docenti e permettere alle scuole di riuscire a rispondere alle richieste di tutti gli alunni.
Le rappresentazioni sociali costituiscono dei processi di organizzazione e costruzione simbolica della realtà sulla base di specifiche dinamiche sociali e della posizione sociale dei soggetti che la producono. La dimensione sociale delle rappresentazioni poggia su 3 elementi:
con toni sentimentali riferendosi a queste persone come coraggiose, vittime o sfortunate. Alcune immagini, spesso oggetto di campagne di sensibilizzazione o raccolta fondi, sottolineano la tragedia della disabilità alimentando l'ossessione culturale della perfezione fisica. → Ciò rende difficili le interazioni sociali per chi non è in grado di conformarsi a questo stereotipo. A volte si descrive il disabile attraverso la raffigurazione del supercrip , → ovvero una persona molto attiva che, ad esempio, si mantiene in forma prendendo parte a sport faticosi e, sfruttando il proprio talento, supera la propria disabilità. Gli atteggiamenti sociali, i pregiudizi e gli stereotipi sono in parte responsabili dell'esistenza del supercrip. Le persone con disabilità vengono spesso viste come supereroi e ammirate per il loro corraggio e determinazione. Ciò deriva dalla convinzione che la vita con un deficit debba necessariamente essere orribile e insoddisfacente. La retorica della normalità → è la più diffusa e descrive la disabilità come una normale diversità con il tentativo di spostare l'attenzione sulla straordinarietà di una vita vissuta nonostante evidenti aspetti fisici e mentali. Il problema diventa non la persona con disabilità ma il modo in cui la normalità è costruita per creare il problema della persona disabile. Non è possibile pensare a un corpo disabile senza riferirsi a un corpo sano. → La disabilità si costituisce così in opposizione all'abilità. La disabilità è definita come → la limitazione o restizione alla possibilità di una vita normale, in conseguenza di un deficit relativo alla salute. Le retoriche della disabilità sono parte del processo di esclusione e oppressione. Le persone con disabilità sono rappresentate come differenti. Gli stereotipi della bellezza e della normalità hanno il compito di riconoscere la differenza e costruire il pregiudizio. Le persone disabili, in questo modo, non appaiono normali agli occhi delle persone non disabili e costruire spazi culturali di differenza diventa una strategia oppressiva. La disablità assume il carattere di eccezionalità anziché mostrarsi come una condizione e una parte dell'esperienza umana.
Le persone con disabilità sono espressione della diversità propria del genere umano. Il modello sociale della disabilità mette a fuoco la relazione individuo-ambiente, il contesto in cui la persona è inserita, identifica le
barriere sociali ed economiche e i comportamenti diffusi che portano all'esclusione delle persone disabili. La soluzione ai problemi legati alla disabilità passa non da un percorso di risanamento di una “deviazione dalla norma”, ma dalla rimozione di ciò che nega, alle persone con menomazioni, il pieno godimento delle pari opportunità. Secondo la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità → la disabilità è diventata una questione da affrontare per eliminare gli ostacoli alla piena partecipazione. Infatti, “La disabilità è il risultato dell'interazione tra le persone con menomazioni e le barriere, ambientali o derivanti dall'atteggiamento altrui, che ne impediscono la piena ed effettiva partecipazione in società su basi di eguaglianza con gli altri”. I diritti delle persone con disabilità, come quelli di qualunque altro cittadino, sono funzionali a un miglioramento delle qualità della vita. Il primo strumento da fornire ai soggetti disabili è la conoscenza e consapevolezza delle proprie capacità e dei propri diritti favorendo il processo di empowerment. → Empowerment significa: acquisizione di potere, capacità di gestione della propria esistenza e rafforzamento di se stessi. → Infatti, è fondamentale per le persone con disabilità che, diventando consapevoli dei propri diritti, acquisiscono la capacità di reagire in modo efficace a torti che altrimenti subirebbero passivamente. → Questo percorso di empowerment è molto importante sul piano esistenziale, in quanto consente di autotutelarsi ad essere meno dipendenti dagli altri. Un altro aspetto fondamentale riguarda → la consapevolezza sul fenomeno della disabilità che significa educare alla diversità le giovani generazioni in modo da eliminare pregiudizi, discriminazioni, paura del diverso e luoghi comuni. È necessario che le persone non disabili capiscano che la disabilità è una condizione umana al pari di tante altre e che non deve collegarsi ad un sentimento di pietà e compassione. → Infatti, sono le persone abili che devono essere portate a riflettere su ciò che rende altre persone escluse e impossibilitate di partecipare alla vita della comunità. È possibile rintracciare dei modelli che esprimono differenti modi di concepire l'intreccio tra il diritto e il fenomeno della disabilità. Le norme di assistenza → riguardano la tutela e si riferiscono alla concessione di privilegi alle singole categorie di persone con disabilità (non vedenti, invalidi civili, ecc..). Per ciascuna di queste categorie esistono soluzioni differnziate di tutela, ma queste forme di assistenza
fondamentali per giungere alle pari opportunità è che le persone con disabilità abbiano accesso alle stesse realtà a cui hanno accesso altre persone, così da garantire anche alle persone disabili di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli ambiti della vita. Gli ambiti nei quali la Convenzione apporta significative novità riguardano la valorizzazione della famiglia, il diritto di sposarsi, l'essere riconosciuti come individui sessualmente attivi, il diritto di esercitare la funzione di genitore. → È necessario informare le persone con disabilità dei servizi posti a tutela della salute sessuale e delle possibilità di ricevere supporto nel momento in cui si diviene genitori. Vanno predisposti dei servizi che consentano anche alle madri/padri con disabilità di rivestire il ruolo dei genitori. È possibile individuare varie specie di discrimanzioni:
I DS propongono di cambiare la società attuale per migliorare la qualità di vita e offrono di reinterpretare le strtture giuridiche esistenti individuando le criticità. I DS creano maggiore consapevolezza sulle questioni relative alla disabilità e stimolano la ricerca di soluzioni inclusive come diritto basilare di ogni essere umano.
Il concetto di inclusione e i DS condividono la volontà di porre fine ad ogni forma di segregazione e di esclusione sociale, istituzionale e educativa; la richiesta di cambiamento del sistema sociale esistente per permettere la partecipazione attiva e piena di tutte le persone; la creazione di contesti inclusivi in grado di rispondere a tutte le persone e alle loro differenze. Sono stati individuati 3 filoni di analisi e di ricerca che si differenziano per i punti focali di analisi. La prospettiva sociale → ha come elemento caratterizzante il riferimento al legame tra processi sociali, formativi, scolastici, dei servizi rivolti alla disabilità. I 3 processi integrativi di questo approccio sono: assimilativi, adattivi e di normalizzazione. L'assimilazione → è legata alle richieste adattive rivolte alla persona definita nella sua difficoltà di adattarsi alla vita quotidiana. Il principio di normalizzazione → indica un'azione che tende a rendere disponibili a tutte le persone che hanno incapacità o degli handicap delle condizioni di vita quotidiane che siano il più possibile le stesse a quelle che si presentano nella società. A seguito di alcune critiche mosse alla definizione di normalizzazione si decise di utilizzare l'espressione valorizzazione dei ruoli sociali dove il ruolo sociale viene inteso come un insieme di comportamenti, responsabilità e competenze conformi a un modello sociale. → La valorizzazione dei ruoli sociali tende a spiegare come si formano i ruoli sociali, come vengono attribuiti e come possono essere utilizzati per contrastare la svalorizzazione. → L'obiettivo è rendere possibile alle persone svalorizzate l'accesso ai ruoli socialmente valorizzati. Oliver critica la teoria della normalizzazione e la successiva modifica in quanto → afferma che non forniscono alcuna spiegazione dei motivi per cui le persone con disabilità sono marginalizzate e svalorizzate, né una soluzione adeguata per toglierle da tali condizioni. Emerge come nell'assimilazione sono in evidenzia i processi adattivi con un accento alle variabili individuali a scapito di quelle sociali, mentre nella
individuali a beneficio di tutti i bambini;
una categoria tutte quelle persone che vengono definite con lo stesso stato di bisogno. →Ne consegue un'organizzazione di servizi basata sulla specialità del bisogno e sulla sua gravità. Ciò sono causa di differenziazzione sociale. Nella prospettiva inclusiva →il tema della disabilità si intreccia a elementi sociali, culturali, educativi, formativi e politico-istituzionali e con l'esperienza di chi vive la disabilità.